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26/05/2022

Le autorità ucraine “imbufalite” con il New York Times

Non è andato giù all’establishment ucraino l’editoriale del New York Times dello scorso 19 maggio, secondo cui “La guerra in Ucraina si sta complicando e l’America non è pronta”.

Nell’editoriale, il New York Times sostiene che è troppo pericoloso presumere che l’Ucraina possa vincere la guerra, sottolineando che “la Russia è troppo forte”, che l’Ucraina dovrebbe fare un “doloroso compromesso” e cedere alcuni territori alla Russia.

Gli Stati Uniti, insomma, devono capire l’inutilità e smettere di “provocare” la Russia, scrive il NYT. In sintesi l’Ucraina perderà comunque, smettete di aiutarla in modo che la guerra finisca prima.

Per il New York Times, “gli Stati Uniti stanno cercando di contribuire a porre fine a questo conflitto attraverso una soluzione che consenta un’Ucraina sovrana e una qualche relazione tra Stati Uniti e Russia? Oppure gli Stati Uniti stanno cercando di indebolire definitivamente la Russia? L’obiettivo dell’amministrazione si è spostato sulla destabilizzazione di Putin o sulla sua rimozione? Gli Stati Uniti intendono ritenere Putin responsabile come criminale di guerra? Oppure l’obiettivo è cercare di evitare una guerra più ampia – e se sì, come raggiungerlo?”

Senza chiarezza su queste domande, secondo l’editoriale del New York Times, “la Casa Bianca non solo rischia di perdere l’interesse degli americani a sostenere gli ucraini – che continuano a perdere vite e mezzi di sostentamento – ma mette anche a rischio la pace e la sicurezza a lungo termine nel continente europeo”.

È dura la risposta delle autorità ucraine affidate ad un editoriale del giornale ucraino in lingua inglese Kyev Indipendent, secondo il quale l’editoriale del NYT cerca di far passare l’acquiescenza e il tradimento dei valori del mondo libero come un ragionamento pragmatico.

Secondo il media ucraino “La vittoria dell’Ucraina nella guerra con la Russia non è ‘irrealistica’ e nemmeno ‘improbabile’. Se vogliamo che il mondo sia come lo conosciamo, la vittoria dell’Ucraina è l’unica opzione possibile. E il sostegno finanziario e militare dell’Occidente all’Ucraina è l’unico modo per stabilire ‘la pace e la sicurezza a lungo termine nel continente europeo’ per la quale il comitato editoriale del New York Times fa il tifo”.

Secondo il Kyev Indipendent “qualsiasi concessione alla Russia ora porterà a una nuova guerra prima o poi, mentre gli ucraini bloccati in qualsiasi regione occupata dalla Russia saranno torturati, violentati o uccisi. Il New York Times sta pubblicando una storia dopo l’altra sull’inferno in cui la Russia fa vivere i civili ucraini nei territori occupati.

Nel frattempo, il suo comitato editoriale suggerisce che l’Ucraina dovrebbe cedere territori alla Russia, dove senza dubbio si verificheranno altre atrocità. L’acquiescenza non è la voce della ragione. È paura e miopia che non farà altro che peggiorare le cose, come abbiamo visto troppe volte in passato”
.

Il media ucraino, come da copione, allarga la sfera delle questioni facendo propria la narrazione ufficiale statunitense sulle minacce all’ordine internazionale, tirando in ballo anche la Cina appena finita sotto le minacce di Biden: “Dire agli Stati Uniti e alla NATO di chiedere all’Ucraina di sacrificarsi per l’illusoria speranza di ‘pace e sicurezza a lungo termine nel continente europeo’ equivale a esortarli a cedere Taiwan alla Cina. È come distogliere lo sguardo dagli stupri, dalle torture e da quello che sembra essere un genocidio pianificato dai russi in Ucraina e dai cinesi nello Xinjiang”, scrive il KI.

Infine il media ucraino ribadisce la chiave di lettura fornita in questi mesi dall’intelligence britannica, secondo cui “L’esercito russo è debole, la sua struttura di comando è abissale e può benissimo perdere la guerra contro le forze ucraine, più piccole ma molto più motivate, disposte a difendere le loro case, le loro famiglie e il loro Paese fino all’ultimo respiro... Seguire i consigli del New York Times porterà a più guerra, più distruzione e a un onere più pesante per il popolo americano nel lungo periodo”.

Eppure anche su questo sono i fatti, più che le veline dell’intelligence britannica o le comprensibili necessità della propaganda ucraina, a disegnare sul campo una realtà dell’andamento bellico ben diversa.

In buona sostanza, nell’aspro dibattito a distanza tra il giornale ucraino e il New York Times, ci troviamo di fronte ai nodi centrali della guerra in corso e soprattutto della sua soluzione.

Le autorità ucraine puntano ad una vittoria militare contro la Russia sobillate – ed anche illuse – da un fronte oltranzista rappresentato dall’amministrazione Usa (o da parte di essa), Gran Bretagna, Polonia e Repubbliche Baltiche, ma anche dalla Von der Leyen.

Dall’altra parte ci sono alcuni governi europei e gran parte del mondo che, facendo ampio ricorso al pragmatismo, vorrebbero evitare di illudere l’Ucraina dal proseguire una devastante e sanguinosa guerra che non può vincere e porre le basi per un cessate il fuoco e una soluzione negoziata del conflitto.

Uno scenario doloroso? Sicuramente, ma anche la povera Serbia è stata costretta a cedere il Kosovo a forza di devastanti bombardamenti della Nato, e la famigerata “comunità internazionale” – tranne la Russia – allora non si era affatto indignata né commossa.

Con questi scheletri nell’armadio la credibilità dell’Occidente nella guerra ideologica contro la Russia sull’Ucraina continua a perdere pezzi ormai da tempo.

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