Il primo ministro britannico Johnson ha affermato che il successo (relativo) del suo paese nei vaccini è frutto dell’avidità del capitalismo. Naturalmente subito dopo ha corretto e si è scusato, come quando un anno fa aveva dichiarato che il suo popolo doveva prepararsi a perdere i propri cari e accettarlo.
In realtà, ora come allora, Johnson ha spifferato brutalmente ciò che le classi dirigenti fanno senza dire, anzi nascondendosi tra ipocrite affermazioni di segno opposto. L’Europa e gli Stati Uniti del capitalismo liberale (cioè avido) hanno già avuto più di un milione e mezzo di morti, sacrificando agli affari ed al profitto tutte le loro generazioni più anziane, in una eugenetica generazionale e sociale che da noi continua anche con i vaccini.
Vaccini che, secondo Johnson e C., sarebbero invece proprio il risultato della ricerca del massimo profitto, come ha anche affermato a La7 un giornalista del Corriere dello Sport, rispondendo a Marta Collot. “Il profitto dà salute”, questa è la sostanza condivisa e più o meno brutalmente esplicitata dalle classi dirigenti europea e statunitense, con il coro di sostegno dei mass media.
In realtà niente mostra la criminale stupidità del capitalismo come la pandemia Covid e le vicenda dei vaccini. La scelta di non chiudere le fabbriche e tutte le grandi attività, e di chiamare “lockdown” il lavoro obbligatorio senza possibilità di istruzione, cultura, divertimento e socialità in presenza, è stata presentata soprattutto dall’estrema destra come dittatura sanitaria. In realtà è la dittatura dei grandi affari e del PIL sulla sanità e sulla salute.
A differenza della Cina e di tutti quei paesi che hanno chiuso sul serio quando e dove serviva, Europa e Stati Uniti hanno chiuso in ritardo e a metà e così hanno conseguito una strage. Che non ha neppur evitato la crisi economica, come testimonia la più capitalista delle regioni italiane, la Lombardia con i suoi trenta, forse quarantamila morti, mentre si accumula il disastro per interi settori. E ora in Cina c’è la ripresa, in Europa no.
Vabbè, diranno i liberali a questo punto, “il capitalismo avido occidentale avrà anche sbagliato su lockdown, tamponi e tracciamento, ma l’ha azzeccata sui vaccini”. “Siamo un diesel”, ha detto Macron, “partiamo dopo, ma arriviamo”.
A parte il fatto che quel “dopo” vuol dire decine di migliaia di morti che avrebbero potuto essere evitati, la realtà non è quella della propaganda.
È vero infatti che la Gran Bretagna, Israele e gli USA si sono accaparrati gran parte dei vaccini di BigPharma, contando anche sulla dabbenaggine euro-atlantica di Ursula von der Leyen, Draghi e compagnia.
Ma è altrettanto vero che l’avidità che sta permettendo di vaccinarsi ai cittadini di alcuni dei paesi più ricchi, lo sta impedendo ai miliardi dei paesi più poveri. Che continueranno ad ammalarsi di un coronavirus che potrà dar libero sfogo alle sue varianti, e così tornare ad infettare anche i paesi più ricchi, che saranno così puniti per non aver voluto condividere i brevetti.
Se c’è un momento nel quale l’avidità capitalista ha mostrato non solo la sua infame immoralità, ma la sua inefficienza, è proprio quello attuale.
E quando la piccola Cuba socialista, che con gli stessi abitanti della Lombardia ha avuto un centesimo di morti, nonostante sessant’anni di blocco avrà il suo vaccino pubblico, che si aggiungerà a quello cinese e russo, sarà ancora più chiaro che i cultori del capitalismo liberale (cioè avido) non solo sono partecipi della sua barbarie, ma anche della sua stupidità.
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28/03/2021
26/03/2021
Brancaccio - L’avidità ci salva dal Covid? Il teorema di BoJo alla prova dei fatti
RAI radio uno – eresie – 26 marzo 2021 – Come un Gordon Gekko in versione macchiettistica, Boris Johnson ha dichiarato che il successo della campagna vaccinale britannica risiede nell’avidità che muove il capitalismo. Ma questa variante pandemica del vecchio teorema della mano invisibile è seccamente smentita dai fatti. Ricerca, test, produzione e distribuzione del vaccino britannico sono state realizzate con un enorme impiego di risorse statali e con l’intervento diretto di istituzioni pubbliche, mentre le parti della campagna affidate ai privati sono quelle che hanno finora più lasciato a desiderare. Bojo si è subito scusato, chiedendo di dimenticare quella frase infelice. Ma la sua sciocchezza andrebbe invece ricordata, come tipico esempio di una mistificante ideologia liberista contro cui è tempo di vaccinarsi. Come ogni venerdì su Rai radio uno, il commento dell’economista Emiliano Brancaccio dell’Università del Sannio.
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19/08/2019
Il problema di Hong Kong sembra essere l’avidità e non la democrazia
Una testimonianza sicuramente “non comunista” da Hong Kong – anzi, decisamente “capitalistica e competitiva” – che porta qualche elemento di conoscenza decisamente superiore al “precotto” monotematico di giornali e tv italiane, recitato esattamente con le stesse parole e perifrasi sia dai media di destra che da quelli “democratici”.
Buona lettura.
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di Dinesh Shahani - Chief Operating Officer presso Landmark Group, concept Shoemart International
È molto triste come questa protesta della democrazia a Hong Kong stia ora gravemente offuscando la reputazione della città.
Essendo residente permanente di Hong Kong, e avendo vissuto lì 15 anni prima, non riesco a capire la “lotta per la democrazia”.
Hong Kong non ha mai avuto la democrazia come territorio britannico, e nemmeno città simili, prosperose a livello mondiale, come Singapore o Dubai.
La prosperità di Hong Kong si basa sul fatto che la Cina ha fornito manodopera a basso costo per i mercati globali dagli anni ’70 e poi, dagli anni ’90, un enorme mercato per la finanza e le merci incanalate dai mercati mondiali attraverso Hong Kong in Cina.
E invece di aggiungere più valore alla crescita e allo sviluppo di Hong Kong, attraverso il talento e l’esperienza, ora stanno mordendo la mano del paese che ha alimentato la loro città.
Il problema più grande a Hong Kong, per i giovani, è il prezzo elevato delle case e un’adeguata opportunità di lavoro, che è in larga misura una creazione della stessa popolazione di Hong Kong.
La maggior parte dei cittadini di Hong Kong, negli ultimi 2-3 decenni, sono stati più attratti dai facili guadagni ricavati dalle speculazioni sulle proprietà e sulle scorte rispetto all’istruzione superiore, alle start-up, alla loro esperienza in Cina, ecc.
Queste abitudini speculative e di “gioco” hanno dato origine alle disparità di reddito, hanno sviluppato una cultura dell’avidità e in una certa misura un senso di “diritto acquisito”, piuttosto che crescita e sviluppo basati sullo sviluppo dei talenti.
L’attenzione dei manifestanti dovrebbe essere specifica contro il governo per l’accessibilità economica delle abitazioni e l’accesso all’istruzione superiore a basso costo, piuttosto che un movimento democratico molto generico. Entrambi questi obiettivi possono essere raggiunti con la giusta attenzione;
– lottare con il governo per liberare più terra per lo sviluppo (il 60% di HK è ancora parco nazionale);
– lottare per l’istruzione superiore a basso costo per abilitare meglio i giovani di Hong Kong a competere a livello globale.
La protesta, se mirata correttamente, può essere molto produttiva, ma l’attuale protesta è solo distruttiva, poiché alla fine la Cina dovrà avere un giro di vite dell’PLA per ripristinare l’ordine, che ridurrà ulteriormente il valore di Hong Kong per lo sviluppo della regione della Grande Cina.
L’economia di Hong Kong di oggi è meno del 5% del totale della Cina, contro circa il 20-30% di 2 decenni fa. HK ha bisogno della Cina più di quanto la Cina ha bisogno di HK nelle prossime generazioni.
Poiché la Cina fa meno affidamento su Hong Kong, e sono passati i giorni in cui si guadagnavano soldi facili e veloci a Hong Kong attraverso il commercio e la speculazione su proprietà/titoli, la gente di Hong Kong deve lavorare in modo più intelligente e più duro per sostenere l’alto costo della vita. E per questo la maggioranza deve essere più istruita, più qualificata o lavorare di più oltre confine in Cina.
Il problema di Hong Kong è l’avidità, non la democrazia!
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