Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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26/06/2020

Covid-19 - Nuovo focolaio tra i lavoratori della logistica nel bolognese

“Ne abbiamo uno in una comunità e un altro in un’azienda”, poi la precisazione: “Nessun focolaio a Casalecchio”. Sono queste le parole di 4 giorni fa dell'assessore regionale alla sanità Raffaele Donini in conferenza stampa all'ospedale S. Orsola, parlando di due nuovi focolai emergenti nel bolognese.

Ieri i casi positivi al covid identificati sono saliti a 64, tra i dipendenti della Brt (ex Bartolini) e i loro familiari. Ma tra sintomatici, asintomatici, ricoverati (fino a ieri “soltanto” 2) e persone potenzialmente infette, sono quasi 200 le persone che sono o saranno messe in isolamento domiciliare.

Numeri in evoluzione, come siamo tristemente abituati a sentire, ma subito il direttore dell'Auls di Bologna si è affettato a dire che i lavoratori “hanno contattato tardivamente il medico”. “Le regole, in magazzino, non venivano rispettate in modo sistematico. Abbiamo notato che, qualche volta, le persone non usavano la mascherina e non rispettavano la distanza di sicurezza di un metro. Non è che non venisse usata la mascherina in generale, ma veniva usata in modo saltuario, quindi non in modo corretto”, continua Pandolfi.

Se questo sia un modo per spezzare una lancia in favore delle responsabilità dell’azienda, altrettanto si dovrebbe fare in favore dei lavoratori, la cui unica colpa è quella di lavorare in uno dei settori a più alto sfruttamento del lavoro.

Turni di lavoro sottopagati, condizioni di sicurezza nei magazzini della logistica, ricatti continui per mantenere un posto di lavoro precario e subappaltato. Sono queste le condizioni in cui i lavoratori sono costretti a scegliere tra il salario e la salute.

Evidentemente, se i casi risalgono nei luoghi di lavoro, qualcosa nel sistema continua a non funzionare...

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11/03/2020

Bartolini, Fca, Ikea. Scioperi spontanei. La sicurezza prima del profitto

Hanno cominciato ieri i lavoratori della logistica della Bartolini, poi al secondo turno gli operai della Fca di Pomigliano, ed ancora i lavoratori dell’Ikea del più grande magazzino in Italia, quello di Piacenza.

Nelle grandi concentrazioni operaie della produzione e della distribuzione, i lavoratori hanno deciso di fermarsi con scioperi spontanei davanti alla stridente contraddizione di provvedimenti contro l’emergenza coronavirus che dicono “state a casa” ma escludono da questa misura chi deve andare al lavoro “assembrandosi” nei reparti o nei magazzini e quindi vanificando le precauzioni invocate come necessarie.

L’Usb in queste ore ha rilanciato l’appello “Sos Salute, Occupazione, Salario” a fermare il lavoro lì dove non necessario alla vita quotidiana della collettività ma funzionale solo al profitto privato dei padroni.



Dal canto suo per la Confindustria il contenimento dell’epidemia di coronavirus non può far passare in secondo piano l’esigenza di continuare a lavorare e produrre e rivendica il fatto di aver imposto finora questo suo interesse nelle scelte adottate dal governo.

Daremo conto in tempo reale delle realtà operaie che si stanno fermando dando una indicazione generale a tutto il paese. Una indicazione decisiva nell’emergenza di oggi ma soprattutto sullo scenario economico e sociale che ci attende nel dopo emergenza.

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