Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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21/07/2015

La rissa in famiglia: i rapporti perversi tra Casapound e Polizia in via del Casale di San Nicola


Il dirigente di piazza degli scontri di via del Casale di San Nicola, Adriano Lauro (nella foto a destra in camicia bianca), è un nome che potrebbe dire poco ai compagni più giovani. Per chi invece ha vissuto le tragiche giornate di Genova, questo nome è impresso indelebile nella memoria collettiva di una giornata, quella del 20 luglio 2001: “Bastardo! Lo hai ucciso tu, lo hai ucciso! Bastardo! Tu l’hai ucciso, col tuo sasso, pezzo di merda! Col tuo sasso l’hai ucciso! Prendetelo!”, gridava l’allora giovane vicequestore Adriano ad un manifestante in piazza Alimonda. Una piazza ormai svuotata di gente e in cui giaceva in una pozza di sangue, non coperto e attorniato da agenti di Polizia il corpo senza vita di Carlo. E quel grido, l’estremo insulto alla morte di Carlo Giuliani, è rimasto negli occhi e nelle orecchie di quella generazione, uno dei simboli di quelle drammatiche giornate. Ne ha fatta di strada Adriano Lauro, fino a diventare alto dirigente di Polizia. Ne ha fatta di strada anche il figlio (evitiamo di riportare il nome visto che il personaggio si sarebbe ritirato dalla vita politica), militante di Casapound almeno fino al 2013.

Ecco che venerdì i loro destini si sono incrociati. Non è il primo né l’unico caso di rapporti familiari perversi tra Casapound e apparati dello Stato. Ma certo, contribuisce in maniera decisiva a spiegare l’irrituale clemenza attuata dai reparti della celere agli ordini di Lauro proprio in via del Casale di San Nicola. Reparti sprovvisti di manganelli, per non dire dei lacrimogeni e di tutto il necessaire che in genere contraddistingue la repressione di piazza nei confronti delle manifestazioni di sinistra. Reparti guidati da un dirigente che si giustificava con i manifestanti del proprio dovere di resistere all’assalto al pullman di rifugiati politici, e che ai suoi blandi ordini rispondeva un reparto ancora meno voglioso di sgomberare l’assembramento. Scene incredibili e che hanno fatto il giro della rete lasciando stupefatti anche i più solerti difensori dell’ordine pubblico. Come dicevamo sabato, una vicenda interna allo stesso ceto sociale, che condivide gli stessi valori e lo stesso voto politico. Da oggi, possiamo dire tranquillamente, una simulazione di conflitto tra familiari, una simpatica sceneggiata in famiglia. Ora si spiega il significato del motto “assaltando rideremo”. Per forza, se dall’altra parte ci sono i tuoi genitori, la serenità d’animo è sempre un incentivo in più per le proprie marachelle.

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18/07/2015

Prima le villette a schiera poi i rifugiati: Casapound a difesa del padrone


Nel comprensorio di borghesissime villette a schiera di Casale San Nicola, orrendo neoquartiere abusivo dell’ultimo scampolo di borghesia evasora riuscita ad arricchirsi un attimo prima della crisi, stretto tra gli altri due borghesissimi quartieri di La Storta e L’Olgiata, il Comune di Roma ha deciso di ospitare temporaneamente alcuni rifugiati politici extracomunitari, persone in fuga dalle guerre che l’Occidente ha scatenato in giro per l’Africa e il Medioriente.

Questioni lontanissime dagli interessi di questa borghesia pezzente, se non che oggi il frutto di quelle scelte politiche sta ricadendo nel cuore della metropoli europea. Le aggressioni militari, da fastidioso cicaleccio giornalistico preserale, cominciano a spargere i propri miasmi fin dentro le case degli italiani, e questo non è tollerabile per questi berlusconiani della prima ora oggi traghettati nel leghismo razzista. Le nostre villette a schiera non si toccano.

A dar manforte alla protesta, già di per sé fascista senza bisogno dell’intervento esogeno, la presenza di Casapound, come sempre in prima fila quando si tratta di garantire il sacro diritto all’italianità della proprietà. E come sempre, l’atteggiamento della polizia in presenza del padronato nelle sue molteplici forme si fa più ossequioso, modesto, dialogante, irreprensibile.

Le esilaranti scene di ieri meritano una riflessione. Nella nostra ormai lunga esperienza di confronti con la polizia, mai abbiamo visto un dirigente di piazza sentirsi in dovere di giustificare una carica, scusandosi, mostrando le sue ferite a discolpa della carichetta più blanda che la storia recente del paese ricordi. Ma la scena in cui questo dirigente esorta il reparto a caricare e questo non lo segue, limitandosi ad avanzare incerto prendendo sediate e ombrellate in faccia senza muovere una mano, questa davvero è una presa per il culo. Dei vari modi in cui Casapound avrebbe potuto mascherare la sua contiguità con la polizia, quella messa in scena ieri è la più goffa da un decennio a questa parte. In realtà la sceneggiata prodotta ieri è il tipico caso di scontro interno allo stesso ceto sociale e allo stesso corpo elettorale.

Cittadini(?) di Casale San Nicola, polizia e Casapound condividono lo stesso tenore di vita, gli stessi sentimenti, gli stessi valori, lo stesso voto politico. Non c’era contraddizione ieri, sono un gioco delle parti che ha costretto controvoglia la polizia a fare la parte del cattivo, parte peraltro riuscita malissimo come si vede nei video. Un gioco delle parti al cui centro attendevano inerti e inermi un gruppetto di rifugiati dentro un pullman in attesa di poter accedere alla loro deportazione legalizzata. E nonostante l’ilarità generale suscitata dalle immagini, la scena del gruppetto di cittadini suv-muniti incarogniti contro quei migranti non può che suscitare repulsione.

Cerchiamo di non farle diventare abitudine.

Le case a Casale San Nicola


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