Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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21/05/2023

Dal “Saloon” del libro a quello nella società

Il fatto è semplice, la reazione neanche un po’. Ma proprio per questo risulta rivelatrice di una subcultura politica. Immancabilmente reazionaria.

Cominciamo dai fatti.

Al Salone del Libro di Torino la ministra alla Famiglia Eugenia Roccella è stata contestata dagli attivisti di Extinction Rebellion e dalle femministe di Non una di Meno al grido di «sul mio corpo decido io» e «fuori lo Stato dalle mie mutande», in riferimento al diritto all’aborto.

Alcuni si sono distesi a terra, altre di sono tolte le magliette mostrando sull’addome la scritta ‘Aborto libero’ e ‘Ru426 in ogni ospedale’ (è noto che il diritto all’aborto viene di fatto svuotato da molti ostacoli “amministrativi” assolutamente speciosi).

Appena ha iniziato a parlare del suo libro gli attivisti hanno dato il via alle proteste fino a quando Roccella ha chiesto un confronto pubblico, invitando chi protestava a spiegare le proprie ragioni. Una portavoce è quindi salita sul palco per leggere un comunicato.

Poteva finire lì e probabilmente non sarebbe successo altro.

La ministra però ci ha tenuto controproporre la propria visione del mondo, evitando accuratamente i temi che contrappongono i movimenti delle donne e questo governo, preferendo ricorrere strumentalmente al solito tema che NON è al centro della discussione: «Lottate contro l’utero in affitto insieme a noi, contro la mercificazione del corpo delle donne, lottate contro un mercato razzista dove i figli delle donne nere costano meno di quelle bianche».

Una frase che che di fatto ammette la pratica dell’”utero in affitto” ma finge di indignarsi perché i “prezzi di mercato” penalizzano le donne non-bianche (è risaputo che la “domanda solvibile” di figli nati da altre donne viene quasi esclusivamente dalle classi molto benestanti dell’Occidente neoliberista ed euro-atlantico, in genere “bianchi e cristiani”).

Il direttore del Salone del Libro uscente, lo scrittore Nicola Lagioia, nel tentativo di gestire con un po’ di diplomazia la situazione che si era venuta a creare, ha parlato di “contestazione legittima in democrazia” e ha invitato le due parti a trovare un modo di dialogare tra loro.

Non gli è andata benissimo. La deputata di Fratelli d’Italia, Augusta Montaruli. Lo ha quasi fisicamente aggredito urlandogli a più riprese: «Vergognati, come fai a dire che questa è una contestazione legittima con tutti i soldi che pigli?».

Peccato che la signora Montaruli sia però l’ultima a poter pontificare sugli emolumenti altrui derivanti da un incarico pubblico (ammesso e niente affatto concesso che il prendere un buon assegno come direttore del Salone obblighi a schierarsi con il governo contro dei manifestanti).

La deputata Montaruli è stata infatti costretta a dimettersi dalla carica di sottosegretaria all’università (!?), a febbraio, in seguito alla condanna definitiva a un anno e sei mesi per peculato nel processo ‘Rimborsopoli’ della Regione Piemonte. Evidentemente “i soldi” costituiscono l’alfa e l’omega del suo immaginario...

Ma anche la reazione della ministra Roccella – a contestazione finita, con le attiviste portate via di peso dalla polizia – va almeno un attimo soppesata. “Mi ha colpito, e sinceramente mi addolora, che delle donne abbiano impedito ad altre donne di parlare, presentando un libro che parla molto di donne e di femminismo, e che avrebbe stupito quelle ragazze, se lo avessero letto”.

Lasciamo da parte il legittimo ma ininfluente desiderio di vendere più copie (un ministro e deputato guadagna in un mese certamente molto di più di quanto potrà ricevere come diritti di autore), ed anche la “posa” vittimista.

Il cuore dell’argomento è infatti “donne che hanno impedito ad altre donne di parlare”.

Vediamo queste donne in contrapposizione.

Da un lato una ministra (spalleggiata da una deputata, protetta da una scorta di polizia...), che praticamente può parlare in ogni dove per 24 ore al giorno. Intanto “con gli atti”, in quanto ministro, con cui prende decisioni che incidono sulla vita di tutti e tutte. E poi con dichiarazioni, interviste, presenze a forum, dibattiti, cerimonie, inaugurazioni, ecc.

Dall’altro attiviste che da anni o decenni portano avanti rivendicazioni che nessun governo – né di “controsinistra” né tanto meno di destra – ha mai preso seriamente in considerazione. Donne (e uomini) che non hanno letteralmente voce pubblica, al massimo una pagina social da cui parlare alla propria “bolla”.

E che perciò, come in ogni società umana, fin dalla notte dei tempi, usano la propria voce fisica quando finalmente riescono ad avere davanti un rappresentate del potere (uomo o donna non fa davvero differenza). E quindi urlano, fischiano, battono le mani. Fino a coprire il volume degli altoparlanti usati dal potente di turno.

Il quale – come ha fatto la Roccella – si offende grandemente e grida alla “lesa democrazia”. Rivelando così cosa intenda davvero con la parola “democrazia”: il proprio diritto a comandare e “voi dovete solo tacere”.

Arrivati a sedere su certe poltrone in virtù di obbedienze, quasi sempre senza alcun particolare “merito” pregresso, scarsi quanto ad argomentazioni e competenze, gli esponenti di tutta la “classe politica” presente possono sperare di imporsi nelle menti della popolazione soltanto se hanno il monopolio del “parlare”. Qualsiasi contraddittorio ne può infatti facilmente svelare l’inconsistenza...

C’è da augurarsi che che tutti i rappresentanti di questo ed altri governi, così come ognuno di quelli che siede in questo parlamento, si trovi sempre più spesso davanti a gruppi che li contestano usando gli strumenti che hanno. Gruppi che, speriamo, diventeranno in breve tempo folle.

C’è una guerra alle porte, oltre che diritti individuali violati. Non è “sano”, per un paese, avere gente come questa nelle posizioni chiave.

Fonte

20/02/2023

Torino - Vigilante punta la pistola contro manifestanti pacifisti

C’è molta gente fuori di testa, tra chi veste una divisa. Sarà il clima di guerra, sarà l’ideologia fascistoide che da sempre accompagna i patiti del genere, ma si moltiplicano gli episodi che confermano questo impazzimento diffuso tra chi gira oltretutto armato “per lavoro”.

A Torino, nel corso dell’occupazione simbolica dell’androne della sede Rai da parte degli attivisti di Extinction Rebellion, uno dei vigilantes privati di guardia all’ingresso ha trovato la sua occasione per una pessima imitazione dei “giustizieri” d’Oltreoceano.

In un video reso pubblico dagli ambientalisti stessi, si vedono alcuni ragazzi tentare di introdursi nell’edificio, tra cui uno con la schiena contro un divisorio del passaggio, bloccato lì da uno degli addetti alla sicurezza, che estrae la pistola mentre gli intima: «Tu devi stare fermo».

Vale la pena ricordare che i vigilantes privati non hanno alcun potere di fermo o di arresto nei confronti di qualsiasi cittadino, a meno che non si stia chiaramente consumando un atto di violenza grave nei confronti del “bene” (immobile o altro) affidato alla loro custodia.

Pertanto l’atto di estrarre la pistola, puntarla contro qualcuno, procedere all’aggressione fisica di un pacifico manifestante si configura come un reato grave. Che in un paese normale dovrebbe portare al suo arresto e al licenziamento, per chiara incapacità di valutare le situazioni. Cosa che un ad uomo armato non si può consentire.

Nella loro ingenuità politica, gli attivisti hanno – sì – pubblicato la foto dell’aggressione, ma hanno signorilmente oscurato il volto di quel forsennato (vicini di casa e familiari dei suoi eventuali figli avrebbe invece potuto essere messi sull’avviso) e garantito che non procederanno alla sua denuncia.

Un errore, per quanto ancora rimediabile. Il prossimo vigilante potrebbe sentirsi autorizzato a far peggio...

Qui di seguito la nota diramata da Extinction Rebellion Italia.


*****

Negli ultimi mesi molte contestazioni pacifiche in Italia, incluse quelle di Extinction Rebellion, sono state dipinte come violente e pericolose.

Questo clima teso e conflittuale si è manifestato in vari modi, uno di questi è capitato ieri mattina: tre gruppi di attiviste di Extinction Rebellion hanno occupato le sedi delle principali aziende mediatiche di Torino.

Quella che era un’azione assolutamente non violenta ha però incontrato momenti di tensione: una guardia giurata della Rai ha atterrato e minacciato con una pistola uno degli attivisti coinvolti, che è successivamente rimasto immobile, in silenzio e con le mani alzate per diversi minuti.

Nonostante l’illegittimità del gesto non ci sarà una denuncia. Proprio perché si riconosce come sia prettamente legato a un contesto di criminalizzazione del dissenso.

La tensione che si sta creando nella nostra società va risolta in maniera pacifica costruendo il cambiamento di cui abbiamo disperato bisogno.

Fonte