Il passaggio di Gianni Lemmetti alla giunta romana di Virginia Raggi pone alcuni elementi di lettura che, provenendo da Livorno, possono essere utili anche nella capitale. Qualche passaggio, meno noto alle cronache nazionali, può aiutare a inquadrarli. Prima di tutto, quando la stampa mainstream calò in Toscana, subito dopo la vittoria di Nogarin, alla ricerca del titolo a effetto, come sempre, poco si curò di quanto era accaduto. Infatti la vittoria di Nogarin era qualcosa di ben diverso da quella di Pizzarotti, per composizione politica e fatti accaduti. Nogarin aveva certo ottenuto il 19 per cento al primo turno delle elezioni del 2014, come Pizzarotti, ma a differenza di Parma non pescò al secondo turno in un elettorato d’opinione o comunque politicamente fluido.
La vittoria di Nogarin fu infatti l’effetto di una reale e pubblica convergenza che permise, visibilmente e pubblicamente, al Movimento 5 stelle di presentarsi al ballottaggio del 2014 non con un patrimonio del 19 per cento, quello ottenuto nelle urne, ma con quello, frutto di una convergenza, del 41 (contro il 39 del centrosinistra che si trovò improvvisamente secondo). I fatti, a chi li conosce, sono abbastanza noti. Tra il primo e il secondo turno delle amministrative di tre anni fa le due liste civiche e di sinistra presenti sul territorio appoggiarono pubblicamente Nogarin. Questo dopo una riunione, tenutasi nella periferia livornese, dove per l’appoggio a Nogarin fu chiesta, e ottenuta, l’assenza di Grillo nella fase calda elettorale. Grillo era ritenuto un elemento divisivo e semplificatorio allo stesso tempo: le elezioni dovevano essere un fatto locale, giocate su dinamiche locali. Lo stesso Nogarin, come ricordano i presenti, alla riunione decisiva chiese aiuto per governare una città fermandosi a dinamiche, ed esigenze di governo, tutte locali.
Nogarin, arrivato in politica da pochissimo tempo, a differenza di Pizzarotti, si trovava così a capitalizzare il riflesso elettorale di oltre un decennio di seria opposizione territoriale al centrosinistra su molteplici temi. Opposizione fatta da movimenti, collettivi, comitati, occupazioni, sindacati di base etc.
Cosa è accaduto subito dopo la vittoria di Nogarin, che ha portato grillini e sinistra ognuno per la propria strada, meriterebbe un capitolo a parte. Ma qui il punto sono i fatti da leggere in un contesto nazionale. Poche settimane dopo la vittoria, e la rarefazione della presenza del mainstream mediatico nazionale (con le sue modalità di rappresentazione da società dell’avanspettacolo), Grillo si presentò a Livorno a festeggiare il risultato elettorale.
Lemmetti diventò invece assessore al bilancio nell’agosto del 2014, dopo un paio di mesi di difficili trattative all’interno del M5S, a grillizzazione compiuta della vittoria livornese. In poche parole, un tipo di assessore da normalizzazione grillina, con le proprie idee di tenuta del bilancio, lontano da movimenti e sindacati. E per “normalizzazione” si intende non solo verso l’esterno ma anche all’interno. Prima della stabilizzazione della posizione di Lemmetti in giunta – ricordiamo è arrivato due mesi dopo la vittoria di Nogarin – i “livelli” di governo del Movimento 5 stelle erano: meetup, gruppo consiliare, giunta, sindaco. Spesso in una confusione, e in una sovrapposizione, di ruoli piuttosto forte. Con i meetup capaci di silurare, tra l’altro immeritatamente, un assessore in 24 ore o di fare le verifiche dei mandati degli assessori. Oppure col gruppo consiliare in grado di opporsi dialetticamente verso giunta e sindaco.
Quando Lemmetti è andato via, passando a Roma, l’assessora che è subentrata è stata nominata nottetempo. Col resto dei soggetti prima citati semplicemente spiazzati. Lemmetti è così attore e prodotto, assieme, di una normalizzazione, e di una verticalizzazione dei livelli di decisione, interna ed esterna al Movimento 5 stelle locale. Il fatto che sia stato scelto per Roma, con la complessa situazione della capitale, fa pensare che Lemmetti possa essere usato anche nel Lazio, tenendo conto di un contesto ben diverso, per queste funzioni. Vista la benedizione dei vertici M5S sul suo operato e visto, anche, che a Roma è stato preceduto – ad Acea – dall’avvocato Lanzalone, che a Livorno è stato consulente dell’amministrazione sulla delicata vicenda del concordato preventivo di Aamps (la municipalizzata dei rifiuti).
La persona Lemmetti è seria, su questo non ci sono dubbi. E sicuramente il Movimento 5 stelle romano, a costo di causare crisi a Livorno come sta accadendo, ha comunque bisogno della sua capacità di stabilizzazione, se riesce a farla valere. Vista dalla Toscana infatti, la sequenza di assessori al bilancio nel comune capitolino è sembrata anche un affare di chiacchiere e distintivo che saltano, di caratteri che evaporano di fronte al lato crudo della politica. Lemmetti, almeno in Toscana, ha dimostrato sul campo di non spaventarsi. Detto questo, il problema appare politico, non riguarda solo Roma o Livorno ma, cosa non da poco, l’idea di governo, e di governance visto che si parla di enti locali, del Movimento 5 stelle.
Lemmetti ha una mentalità da ala anarco-liberista, imbevuta nella concezione della restrizione del bilancio pubblico (non è mai entrato, ad esempio, in contrasto con il patto di stabilità). Le sue posizioni espresse pubblicamente in consiglio comunale contro l’economia keynesiana – leggi intervento pubblico nell’economia – valgono più di qualsiasi articolo scritto. Del resto i tagli al sociale a Livorno (e le proteste dei lavoratori del settore) contenuti nelle manovre di bilancio, per quanto i bilanci comunali siano sempre più col “pilota automatico” inserito dal governo, chiariscono ogni dubbio in materia.
Anche il concordato preventivo, oggetto di un complesso scontro a Roma sulla questione Atac, sulla municipalizzata dei rifiuti livornese ha bisogno di una precisazione. Ha effettivamente salvato una azienda mal messa, tenendola fuori per adesso dalla rete toscana delle aziende dei rifiuti pensata dal Pd, ma almeno a due condizioni precise. Aumentando, con criteri da flat tax, la tassazione sui rifiuti e concorrendo a intervenire – basta leggere la relazione del curatore del concordato preventivo – sul contenimento del costo del lavoro.
Sul rapporto di Lemmetti col sistema bancario, per la questione Aamps e Spil (la partecipata che gestisce un ampio patrimonio immobiliare), è stato detto molto, di diverso segno, e possiamo anche mettere il tutto tra parentesi. Tanto il complesso bancario-immobiliare e finanziario romano è così differente da quello livornese, per complessità e dimensioni, che i paragoni servono a poco.
Una cosa, però, va notata. L’uomo, nonostante sia stato “acquistato” dal Movimento 5 stelle romano, vista dalla Toscana, per una evidente carenza di “mediani interdittori a centrocampo”, è anche incline alla concertazione. Sulla stampa livornese, infatti, non è sfuggito lo scambio di complimenti pubblici, tra Lemmetti e il suo predecessore del PD (area Monte dei Paschi...), riguardo all’impianto di tenuta, passato e presente, dei conti pubblici. Questo, in fondo, per dire cosa: Roma acquista un uomo d’ordine, interno ed esterno, con una concezione anarco-liberista, in salsa austerity dei conti comunali, dei bilanci pubblici.
Il metodo – quello di trasferire persone senza considerare le esigenze delle autonomie locali – a Livorno messo in discussione nello stesso gruppo consiliare M5S, ci dice molto anche del significato politico di questa scelta.
In generale, e alla fine, cosa possiamo dire: quello che nel Movimento 5 Stelle tiene sul piano della opinione pubblica al momento elettorale (mettere insieme opzioni di destra e di sinistra) non tiene sul piano della materialità di governo, dei concreti interessi divergenti che si manifestano ad ogni passo. Si tratta di scegliere, spesso in condizioni di drammatica complessità, e la parabola politica di Lemmetti porta l’asse di queste scelte verso destra e verso un sistema di verticalizzazione delle decisioni.
Fonte
Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
Visualizzazione post con etichetta Giunta Nogarin. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Giunta Nogarin. Mostra tutti i post
30/08/2017
25/08/2017
L’assessore Lemmetti “trasferito alla Roma” su ordine della Raggi. Ecco perché
| Nella foto l’ex assessore Lemmetti con la maglia “Vistracaosulpetto”. Detto e fatto |
Partiamo subito con una considerazione. Per Livorno questo fatto non è positivo, perché qualunque cosa si possa pensare di Lemmetti, si parla di una figura forte dentro la giunta Nogarin e si parla dell’assessorato più importante che mancherà di continuità tecnica e politica per l’ennesimo “favore” o per l’ennesimo episodio di subordinazione a Genova e Roma. In mezzo al bando per la Newco di SPIL (vero crocevia di compromessi fra poteri livornesi), nel mezzo di un concordato come quello di Aamps (apripista in Italia sui concordati in continuità aziendali fatti da aziende pubbliche partecipate) e dopo aver annunciato il ricorso sui titoli tossici della LIRI (che gravano sulla nostra bolletta dell’acqua/gas), Lemmetti se ne va in una fase dove ci sono da prendere decisioni importanti che invece ricadranno su Valentina Montanelli, 31enne commercialista di Empoli, che oltre ad essere fra i revisori dei conti della LIRI, non ci pare sia calata nel profondo della lotta politica livornese. Ricordiamoci le difficoltà che gli assessori a 5 stelle hanno avuto i primi tempi, specialmente in ruoli chiave. Quindi Livorno, e temiamo anche Nogarin, non esce bene da questa storia.
Poi c’è la questione Lemmetti. Ci chiedono se è bravo, se è coraggioso e che idea di mondo e di bilancio abbia. Rispondiamo che se si vuole essere seri bisogna dare uno sguardo a 360 gradi sull’operato dell’assessore più “forte” della giunta Nogarin. Sicuramente la Raggi lo ha chiamato perché vuole tentare la strada dei concordati in continuità aziendale anche a Roma. Non per niente Lemmetti è il secondo dell’operazione AAMPS a finire a Roma. Il primo a operare il concordato AAMPS (l’azienda dei rifiuti, di cui il Comune è azionista al 100%) richiamato dalla Raggi è stato l’avvocato Lanzalone, ora presidente di ACEA a Roma.
Il concordato di AAMPS finirà nel 2022, ad oggi è difficile tirare le somme. Sicuramente non si è verificato il disastro che molti, strumentalmente, prevedevano, e sulla questione privatizzazioni e Retiambiente, la giunta Nogarin ad oggi ha resistito agli attacchi. Così come ha resistito all’attacco della multiutility Iren in ASA. Tutto bene dunque? In fase di rottura. In fase di costruzione un po’ meno visto che Lemmetti non è andato oltre a sperimentare il concordato in AAMPS. Per il resto ha giocato in difesa.
Ma come tutti i soggetti politici, sia il M5S che Lemmetti hanno i loro punti forti e i loro punti deboli. Fra i punti deboli di Lemmetti c’è sicuramente un’attenzione superficiale al lavoro ed al sociale, dove al di là dei proclami sul reddito di cittadinanza, non ha esitato a tagliare negli appalti, così come non ha esitato a mettere le mani nelle tasche dei livornesi su addizionali Irpef, Tasi e tagliandi per le auto. E così come non è certo persona indicata per operazioni di utilizzo del patrimonio pubblico a cui è stato molto affezionato soprattutto per fare cassa da eventuali alienazioni.
Insomma, in questa fase di profonda crisi degli enti locali, la storia triennale di Lemmetti ha luci ed ombre da analizzare con onestà senza lasciarsi prendere dal tifo per cui si ricorda una frase detta, una maglietta o una tassa e si evita un giudizio dettagliato. Ci sarebbe piaciuto giudicarlo, ad esempio, sul pericoloso crinale che sta prendendo la partecipata strategica SPIL dove il concordato in continuità non è passato e ora si rischia di mettere in mano aree pubbliche strategiche ai soliti privati. Per la cronaca, lui si definisce un non keynesiano. Non in senso positivo.
Poi il metodo. Siamo passati dai curriculum e dalle commissioni giudicanti al decisionismo fra pochi intimi. Non siamo certo qui a giudicare metodi altrui, conosciamo le insidie e le difficoltà della politica, ma ci pare un fatto importante commentare il metodo di “assunzione” della nuova assessora che probabilmente creerà qualche mal di pancia interno, specialmente fra coloro molto attenti alle procedure del Movimento. Oltre ai vari dibattiti su rappresentanza e vincolo di mandato. A distanza di 3 anni comunque ci pare un cambiamento molto grosso.
Infine un cavillo, perché per noi è tale. Lemmetti ha un avviso di garanzia per la questione AAMPS, in particolare sul bilancio e sull’assunzione dei precari. Niente di veramente grave e più che altro legato alla battaglia politico-giudiziaria scaturita in merito alle decisioni legate all’azienda dei rifiuti. Lo diciamo perché pensiamo che a livello politico un suo eventuale rinvio a giudizio in una città come Roma potrà essere amplificato rispetto a Livorno con il rischio di finire nel tritacarne.
Per tutto questo pensiamo che le sue dimissioni non facciano bene a Livorno, come immagine e come sostanza.
Redazione, 23 agosto 2017
Fonte
Iscriviti a:
Post (Atom)