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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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29/06/2026

L’avanzata globale della repressione antisindacale

L’aumento di cinque punti percentuali delle violazioni alla libertà d’espressione e di riunione, di sei punti dei casi di aggressione violenta e di tre punti degli attacchi alle libertà civili, in particolare fermi ed arresti, contro lavoratori, lavoratrici e sindacalisti è quanto denuncia la Confederazione Sindacale Internazionale (CSI – ITUC) nel suo Indice Globale dei Diritti 2026.

Pubblicato per la prima volta nel 2014, il rapporto annuale della CSI analizza la situazione dei diritti sindacali e del lavoro in 151 nazioni. Tre sono le tendenze emerse nell’analisi dello scorso anno: la persecuzione di dirigenti sindacali, l’uso di sistemi di vigilanza per controllare il personale e tracciare le attività sindacali e la mancata consultazione dei rappresentanti dei lavoratori nei processi di riforma delle legislazioni sul lavoro.

Europa ed Americhe hanno registrato la loro peggiore media di punteggio per nazione dalla prima pubblicazione dell’Indice Globale dei Diritti. Nel caso delle Americhe è passata da 3,68 a 3,72 rispetto allo scorso anno, dove la categoria 5+ indica che i diritti non sono garantiti a causa della “distruzione dello stato di diritto”, 5 che i diritti non sono garantiti, 4 che ci sono violazioni sistematiche dei diritti, 3 che tali violazioni sono abituali, 2 che le violazioni sono ripetute e 1 che sono sporadiche.

Asia Occidentale e Africa Settentrionale si confermano in cima alla lista nera assoluta delle regioni con la peggiore media di punteggio per nazione (4,68), seguiti da Asia Orientale (4,08) e Africa (3,91). In netto deterioramento e prossima alla categoria di “violazione abituale dei diritti” l’Europa, con un punteggio di 2,80.

I dieci Paesi in cui lavoratori, lavoratrici e sindacalisti soffrono maggiormente la violazione dei propri diritti sono Argentina, Bielorussia, Ecuador, Egitto, eSwatini (Swaziland), Myanmar, Nigeria, Panama, Tunisia e Turchia. Il turbocapitalismo di Javier Milei e José Raúl Mulino fanno entrare per la prima volta l’Argentina e Panama nella lista nera. Osservati speciali per l’aumento delle violazioni rispetto all’anno precedente Filippine, Guinea-Bissau, Israele, Liberia, Moldavia, USA e Zimbabwe.

Le principali violazioni colpiscono il diritto di sciopero, che non viene garantito nell’87% delle nazioni osservate, il diritto alla negoziazione collettiva (80%), alla libertà di associazione e organizzazione (75%), all’accesso alla giustizia (72%). Per quanto riguarda la libertà d’espressione e di assemblea, il rapporto evidenzia chiare violazioni nella metà delle nazioni, un dato che è raddoppiato nell’ultimo anno, mentre nel 32% di esse sono state segnalate aggressioni e atti di violenza contro lavoratori organizzati, includendo l’omicidio in almeno quattro Paesi, tra cui Colombia e Messico. Fermi e arresti di lavoratori, lavoratrici e sindacalisti vengono denunciati nelle metà (75) delle nazioni osservate. 

In generale, la condotta antisindacale e repressiva e le inadempienze e violazioni delle leggi che regolano il lavoro sono cresciute globalmente rispetto all’anno precedente, con particolare intensità nei Paesi in cui governano forze politiche ultraconservatrici e autoritarie, che promuovono modelli basati sulla radicalizzazione delle dottrine di libero mercato, con relativa riduzione dello Stato, deregolamentazione e precarizzazione del mercato del lavoro, aumento dell’esternalizzazione (outsourcing), smantellamento delle tutele e il progressivo calo di rappresentanza e potere contrattuale delle organizzazioni dei lavoratori. Tutti fenomeni che favoriscono la precarietà, l’informalità e lo sfruttamento della manodopera, specialmente quella migrante, ridotta in condizioni di semischiavitù. Segnalata anche la complicità con la criminalità organizzata e la politica corrotta.  

“C’è un’avanzata preoccupante delle destre sia in America Latina che nel mondo e ciò implica un inasprimento del modello neoliberista, con una maggiore privatizzazione dei servizi pubblici ed esternalizzazione del lavoro, licenziamenti di massa, precarizzazione e flessibilizzazione dei posti di lavoro, che conducono inevitabilmente a una limitazione crescente dell’agire sindacale”, spiega a Pagine Esteri, Fernando Espinales, presidente dello storico sindacato honduregno Stibys.

Nel mirino in questi giorni in Honduras c’è il servizio elettrico nazionale, che il governo ultraconservatore del pupillo di Trump, Nasry Asfura, sta cercando di privatizzare dividendo in tre parti l’azienda pubblica ENEE. Una manovra che segue l’approvazione di una legge che introduce e regola il “lavoro a tempo parziale”, una riedizione peggiorata della famigerata legge sull’impiego a ore, abrogata nel 2022 sotto l’impulso del governo di Xiomara Castro.

“Soprattutto nel settore pubblico hanno già licenziato migliaia di persone e decapitato i vertici dei principali sindacati, mentre la promozione di terziarizzazione, appalti e subappalti nel settore privato ha l’obiettivo di distruggere o indebolire il più possibile qualsiasi forma di rappresentanza dei lavoratori”, avverte Espinales.  

Nelle Americhe, oltre ai già citati casi di Argentina, Ecuador e Panama, troviamo anche Colombia, Guatemala e Honduras tra le nazioni in cui i diritti non sono garantiti, mentre Costa Rica, El Salvador, Perù e Stati Uniti d’America si posizionano solo un gradino più in basso, tra quelle in cui la violazione dei diritti è sistematica.

In Argentina, che nell’Indice Globale dei Diritti della CSI crolla dalla categoria 3 alla 5 in soli due anni, la riforma del lavoro promossa contro venti e maree da Javier Milei ha vulnerato pesantemente i diritti individuali e collettivi di lavoratori e lavoratrici, ma anche di pensionati e studenti. Estensione della giornata lavorativa e dei periodi di prova, facilitazione dei licenziamenti, limitazioni nel pagamento degli straordinari, dei diritti di fine rapporto e del diritto di sciopero, con la conseguente diminuzione del potere contrattuale dei sindacati. La protesta nelle piazze contro le riforme e la crisi economica e sociale è stata più volte repressa con decine di feriti e centinaia di arresti. “Dal su arrivo alla presidenza nel 2023, il presidente Milei, di estrema destra, si è messo alla testa di un programma radicalmente antisindacale, minando i diritti fondamentali dei lavoratori, le libertà civili e l’attività sindacale”, segnala il documento.

A Panama le proteste contro la legge 462, imposta dal presidente Mulino e che eleva l’età pensionabile, privatizza servizi essenziali e trasferisce fondi statali alle banche private, sono state sistematicamente represse ed è stato dichiarato lo stato d’emergenza in alcune regioni. Parallelamente sono iniziate una serie di rappresaglie contro il movimento sindacale e i lavoratori pubblici, specialmente del settore educativo, che protestavano anche contro il rilancio dell’attività estrattiva e il protocollo firmato tra Panama e Stati Uniti per favorire una maggiore presenza militare nordamericana nel Paese. Un’ondata di licenziamenti ha investito il personale docente. 

Più di 5 mila lavoratori delle piantagioni di banane della brasiliana Chiquita Brands (Cutrale-Safra), in maggioranza appartenenti all’etnia Ngäbe-Buglé, sono stati licenziati in tronco per avere partecipato a uno sciopero nella zona di Bocas del Toro. I principali dirigenti del sindacato bananero Sitraibana sono stati arrestati. Anche lo storico e combattivo sindacato della costruzione Suntracs ha subito una persecuzione feroce. I suoi dirigenti sono stati prima accusati di riciclaggio di denaro e poi colpiti da mandato di cattura, obbligandoli all’esilio. Al sindacato sono stati bloccati i conti correnti bancari e limitato l’accesso ai depositi delle quote sindacali e sono fioccate minacce di scioglimento forzato. Più di 700 tesserati sono stati arrestati o multati e più di 80 sono ancora in carcere. 

“Fin dall’inizio, Mulino ha detto chiaramente che avrebbe governato per favorire l’impresa privata ed è quello che sta facendo. I sindacati e le organizzazioni sociali sono invece ostacoli e nemici da combattere e annientare. Infatti ha represso le proteste e perseguitato organizzazioni e dirigenti con carcere e licenziamenti”, spiega a Pagine Esteri, Ismael Marín, dirigente sindacale del settore bevande (Sticp-Fuclat).

È così tanto il potere concesso agli imprenditori, assicura Marín, che si sentono in diritto di decidere se rispettare o meno i contratti collettivi e individuali, la legislazione sul lavoro, le convenzioni che Panama ha firmato a livello internazionale.

“L’unico modo per sopravvivere a questo miserabile governo, diretto dall’oligarchia con il consenso di Washington, e alla sua condotta antisindacale, è non abbassando la testa”.

Non diversa la situazione in Ecuador dove l’ultra liberista Daniel Noboa, membro di una delle famiglie più ricche e potenti del Paese, ha promosso una riforma del Codice del lavoro che flessibilizza le condizioni e i contratti, precarizza il mercato, prolunga l’orario di lavoro, impone nuovi requisiti per la registrazione dei dirigenti e l’iscrizione delle organizzazioni sindacali, modifica i requisiti per la firma e i rinnovi contrattuali e attiva meccanismi per una loro “revisione d’ufficio”.

Il rapporto della CSI segnala inoltre la promulgazione di una legge che consente la sorveglianza senza mandato, nonché l’intercettazione delle comunicazioni e la raccolta di dati privati, tipificando “le minacce” in modo sufficientemente ampio da criminalizzare le proteste sociali e l’attività sindacale. La nuova legge impone inoltre alle più di 13 mila organizzazioni sociali, tra cui i sindacati, di divulgare informazioni personali sui propri membri, pena lo scioglimento.

“Stiamo assistendo a un’erosione globale dei principi democratici, finanziata dai ricchi e portata avanti da leader politici autoritari e di estrema destra. Praticamente un colpo di stato dei multimilionari contro la democrazia. Le rivendicazioni dei lavoratori e delle lavoratrici, che dovrebbero costituire la base della democrazia, sono zittite e si constata una maggiore concentrazione di ricchezza e di potere in mano a un pugno di persone”, sintetizza il rapporto della CSI.  

Per l’organizzazione sindacale internazionale “le libertà e i diritti da cui le persone dipendono per mantenere standard di vita dignitose e condizioni di lavoro eque, sono sotto attacco da parte di una piccola minoranza focalizzata sull’accumulo di ricchezza e potere. Numerosi miliardari in tutto il mondo stanno colludendo con leader politici, spesso di destra o di estrema destra, per consolidare il potere e eliminare diritti”

Nel mirino ci sono i sindacati in quanto i lavoratori e le lavoratrici che rappresentano sono la base dei sistemi democratici e ciò che stanno difendendo sono i pilastri fondamentali della democrazia, della prosperità e della libertà. “Le tattiche variano, ma lo scopo di chi tira le fila è lo stesso: consolidare il potere e mettere a tacere la voce dei lavoratori. In questo senso – conclude la CSI – la solidarietà diventa l’unico modo che può guidare i lavoratori a superare questo colpo di stato contro la democrazia per garantire un futuro benefico a tutti e non solo per pochi potenti”.

Fonte 

08/12/2023

Israele - Il sindacato Histadrut si allinea alla militarizzazione del paese

Il sindacato israeliano Histadrut ha diffuso una nota in cui chiede che i funzionari e i lavoratori pubblici che facciano “qualsiasi dichiarazione/azione/sostegno alle organizzazioni terroristiche di funzionari pubblici contro lo Stato di Israele” vengano rimossi.

È doveroso ricordare che l’israeliano Histadrut è lo stesso sindacato che nel 2021 – durante l’ennesima operazione di bombardamenti a tappeto contro i palestinesi di Gaza – aveva inviato una nota di protesta contro i portuali italiani al Consolato italiano a seguito la mobilitazione dei lavoratori nei porti di Genova, Livorno, Napoli, Ravenna per impedire il carico e lo scarico di armi alle navi israeliane negli scali portuali del nostro paese.

In quella che viene presentata come “l’unica democrazia del Medio Oriente”, evidentemente, è impossibile esercitare ogni diritto di critica verso le politiche colonialiste e di massacro contro il popolo palestinese, pena la perdita del lavoro incoraggiata, in questo caso, dallo stesso sindacato.

Nonostante l’Histadrut nei mesi scorsi abbia anche promosso scioperi e mobilitazioni contro le leggi autoritarie del governo Netanyahu, occorre affermare che questa posizione altro non è che l’ennesima dimostrazione di quanto dietro la falsa retorica della “democrazia” dello Stato israeliano si nasconda una realtà fatta di stragi, apartheid e morte per i palestinesi. Un “doppio standard” che a quanto pare vale in tutti i campi...

In questi giorni in cui è ripresa con nuova violenza l’aggressione della striscia di Gaza, in una nota l’USB si stringe in solidarietà al popolo palestinese, “ribadendo il suo sostegno alla popolazione colpita da costanti bombardamenti, così come la ferma e totale condanna dell’operato dello stato israeliano”.

L’Usb nelle scorse settimane ha raccolto l’appello alla mobilitazione lanciato dai sindacati dei lavoratori palestinesi dando vita a iniziative di solidarietà con la Palestina ed anche di boicottaggio dell’economia israeliana, a cominciare dai porti e dagli aeroporti fino alle iniziative per il disinvestimento come quelle davanti ai supermercati della Carrefour.

Ma l’Usb, sindacato membro della Federazione Sindacale Mondiale (Wftu) sottolinea anche che l’Histadrut, è membro della ITUC-CSI, la “confederazione sindacale internazionale di cui fanno parte anche i sindacati confederali italiani e che non ha mai condannato il massacro del popolo palestinese e ha sempre mantenuto una posizione equidistante”.

Qui a fianco riproduciamo la nota originale diramata dall’ Histadrut.

Nel testo si afferma che “i dipendenti pubblici fanno parte del servizio pubblico dello Stato di Israele, sono obbligati a servire i cittadini e i residenti e ad agire fedelmente allo Stato. Pertanto durante la guerra ogni dichiarazione/azione/sostegno di funzionari pubblici alle organizzazioni terroristiche contro lo Stato di Israele (di cui esistano prove evidenti), si chiederà di agire per risolvere l’accordo e per la rimozione definitiva dal servizio”.

La nota è firmata dal presidente del sindacato dei dipendenti statali avv. Ofir Alkalai.

Fonte

11/12/2022

Luca Visentini, dalla Uil a capo dei sindacati gialli mondiali all’arresto per corruzione

Ascesa e rapida caduta del sindacalista amico degli emiri del Qatar.

Il neosegretario generale della Confederazione Sindacale Internazionale (ITUC), il sindacalista italiano della Uil Luca Visentini, è stato arrestato per corruzione dalla polizia belga, insieme all’ex europarlamentare del PD nonché sindacalista Cgil Antonio Panzeri – già rivale di Sergio Cofferati nella corsa alla leadership della confederazione – e alla vicepresidente del Parlamento europeo, la greca Eva Kaili (Pasok).

L’accusa per Visentini è che, in cambio di favori personali e denaro, nella sua qualità di massimo esponente dell’internazionale dei sindacati gialli, ha volutamente omesso di criticare e mettere in cattiva luce a livello internazionale il Qatar per i comportamenti lesivi dei diritti dei lavoratori nella costruzione degli stadi del mondiale di calcio.

Vale la pena ricordare che molti organismi internazionali hanno denunciato la morte di oltre 6.500 lavoratori di varie nazionalità, vittime di incidenti durante quei lavori. Una vera e propria strage di cui pochi media hanno parlato prima del campionato del mondo, e che è completamente scomparsa con il calcio di inizio.

Adesso questi omicidi si riaffacciano all’attenzione dopo le scellerate dichiarazioni dell’amministratore delegato di Qatar 2022, Nasser al Khater, che così ha commentato l’ennesima morte di un lavoratore: “La morte è una parte naturale della vita, sia al lavoro, sia nel sonno. Siamo nel bel mezzo di un Mondiale di successo e volete parlare di questo?”.

Visentini, prima di essere eletto Segretario generale dell’ITUC lo scorso 22 novembre a Melbourne, è stato per sette anni segretario generale della CES, la confederazione europea dei sindacati gialli a cui aderiscono, per l’Italia, Cgil Cisl Uil.

In questa sua veste ha sempre operato per consolidare l’esclusione dell’Unione Sindacale di Base da qualsiasi relazione istituzionale con gli organismi dell’Unione Europea ed ha avallato tutte le decisioni contro le lavoratrici e i lavoratori assunte nel tempo dal Parlamento e dalla Commissione Europea.

Seguiremo con attenzione gli sviluppi di questa ennesima squallida vicenda di corruzione che coinvolge, questa volta addirittura a livello internazionale la “creme” del sindacalismo giallo italiano, sempre più orgogliosamente convinti della nostra scelta di aderire alla Federazione Sindacale Mondiale, l’unica organizzazione internazionale combattiva e di classe.

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