Oggi ci sarà il vertice di maggioranza che segnerà il primo passo verso l’approvazione della prossima finanziaria. Sono tanti i temi sul piatto, innanzitutto l’aggiustamento del debito richiesto dalla UE, dopo l’apertura della procedura di infrazione qualche mese fa: 10 miliardi di tagli l’anno, per sette anni.
I governi che si sono succeduti negli ultimi anni hanno tagliato ovunque e tutto il possibile, perciò ormai qualsiasi altra sforbiciata può significare il collasso dei servizi pubblici. È quello che può accadere alla sanità, che già verrà spacchettata con l’autonomia differenziata, lasciando definitivamente il campo ai profitti privati nel settore.
Il ministro della Salute Schillaci ha promesso nuove risorse per la valorizzazione del personale, anche se sembra difficile visti i vincoli che il governo dovrà rispettare. Soprattutto considerato il fatto che il famigerato decreto sulle liste d’attesa è da poco passato quasi a costo zero, con fondi irrisori o recuperati da soldi già stanziati.
Eppure, tale è la parola di Schillaci, e allora il presidente della FNOMCeO, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, Filippo Anelli, ha rilanciato sulla questione, chiedendo 10 miliardi per i professionisti della salute. Insomma, la stessa cifra che Bruxelles chiede invece di tagliare.
Questi soldi, sulla sanità, il governo non li metterà mai. E se troverà qualcosa da dare al settore probabilmente sarà più interessato a fare in modo che siano utili a fissare una volta per tutte i Livelli Essenziali di Prestazioni, finanziariamente impraticabili ora come ora, piuttosto che per assunzioni o altre misure del genere.
Questo anche Anelli lo sa, ma è normale che una categoria spinga sulla tutela dei propri interessi quando Palazzo Chigi dovrà definire le prossime previsioni di spesa di un triennio circa. Quello che è interessante è l’insieme di motivazioni e di dati che Anelli associa alle sue dichiarazioni, utili anche per farsi un’idea delle condizioni del Servizio Sanitario Nazionale.
In gioco, infatti, c’è la sua sopravvivenza, come da anni viene denunciato da più parti, e in particolare dai rapporti della Fondazione Gimbe. I numeri che Anelli riporta, ripresi dal rapporto congiunto tra la sua Federazione e il Censis pubblicato lo scorso mese, palesano una condizione critica e la coscienza che ne hanno i cittadini.
“Per l’87,2% dei cittadini”, dice Anelli, “è prioritario migliorare le condizioni di lavoro e le retribuzioni dei medici, proprio perché li considerano la risorsa più importante della sanità”.
“Per il 92,5% occorre assumere subito medici e infermieri nel Servizio sanitario, anche per dare un taglio rapido alle liste di attesa, mentre l’84,5% è convinto che avere troppi medici con contratti temporanei indebolisce la sanità”.
“Numeri, questi, che fanno il paio con un recente sondaggio condotto dall’Istituto Piepoli: per il 90% dei cittadini, la sanità deve essere una priorità del Governo nella Finanziaria. Per il 37%, merita addirittura il primo posto”.
Non mancano poi i dati su chi rinuncia a curarsi, perché ormai è diventato troppo costoso. Anelli ha ricordato che “sono 4 milioni e mezzo, secondo gli ultimi dati Istat, i cittadini che rinunciano alle cure: l’equivalente degli abitanti dell’Emilia-Romagna. Se non agiamo subito, a breve diventeranno oltre il doppio, tanti quanti i dieci milioni che popolano la Lombardia”.
Un messaggio allarmante, che anticipa la riflessione di Anelli sulla logica secondo la quale il nostro SSN dovrebbe funzionare: “quasi il 92% [dei cittadini] considera la sanità per tutti quale motivo di orgoglio per il Paese e distintività a livello internazionale”.
E infine, la conclusione sulle speranze disattese dopo la pandemia: “l’83,6% dichiara esplicitamente che, dopo l’esperienza traumatica del Covid, si aspettava molte più risorse e un impegno più intenso per potenziare la sanità”.
In poche parole, al di là delle richieste sul personale, non c’è più una voce nel paese che non sappia che la sanità pubblica è stata martoriata per anni, fino al collasso. I cittadini sono stufi, e voglio un cambio di rotta... che non potrà però venire di certo da uno dei governi più ligi di sempre ai diktat europei.
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12/12/2020
Il non detto della Brexit
Il non detto quale sarebbe? Che i costi della Brexit li pagherà l'Italia attarverso l'imposizione del MES? Dio santo la mancanza di chiarezza...
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Il fermento nell’industria finanziaria di Londra a causa della pandemia sembra che stia solo peggiorando.
Questo perché la Gran Bretagna sta entrando nel suo ultimo mese del periodo di transizione della Brexit senza un accordo sui servizi finanziari, secondo Bloomberg. Ciò significa che molte imprese finanziarie londinesi potrebbero uscire dal Paese in favore dell’Unione Europea.
Piattaforme commerciali di Londra come Turchese Europe, Cboe Europa e Aquis Exchange stanno allestendo sedi ad Amsterdam come ′′parte dei loro piani di Brexit senza accordi”, rileva il rapporto.
Goldman Sachs ha presentato una petizione ai regolatori francesi per permettergli di aprire a Parigi la sua piattaforma azionaria SIGMA X Europe, a partire da gennaio.
Aquis ha già una presenza a Parigi, essendo entrato con più di 1.700 azioni europee in questi mesi. Alcune altre aziende hanno costruito avamposti in luoghi come Dublino, dove possono assicurarsi di poter servire i propri clienti.
Più di 300 membri degli staff di JP Morgan e Goldman Sachs si trasferiranno nelle città continentali. Goldman sposterà circa 60 miliardi di dollari in attività e JP Morgan trasferirà circa 230 miliardi di dollari a Francoforte.
Il gruppo sta anche incoraggiando l’euro swaps di Londra per trasferirsi in Europa.
Ernst & Young prevede che solo il 10% delle aziende stabilirà o amplierà operazioni nel Regno Unito, visto il nuovo ambiente. In un recente rapporto ha notato come gli 1,6 miliardi di dollari che si sono già trasferiti dal Regno Unito "potrebbero essere solo l’inizio".
Alasdair Haynes, direttore esecutivo dell’Aquis, ha detto semplicemente "′La città di Londra è stata lanciata ai leoni".
David Howson presidente di Cboe Europe ha commentato: "Ci aspettiamo un big bang su gennaio. L‘industria finanziaria non ha mai dovuto spostare così tanto flusso durante la notte".
Mentre i servizi finanziari della città di Londra non si avvicinano alla chiusura totale, lo spostamento è di dimensioni sismiche. Ma la lingua inglese della città e il suo sistema legale continuano a renderla una casa amichevole di molte aziende.
Inoltre, un accordo sui servizi finanziari dell’ultimo minuto non è ancora fuori discussione.
Tuttavia lo stato d’animo a Londra non è dei migliori. Il Lord Mayor di Londra William Russell ha affermato che "C'è un senso di frustrazione. È deludente".
Questo ha a che fare con l’insistenza del MES per l’Italia.
Chi ha fatto l’Italia per salvare se stesso ora ha l’occasione di distruggere l’Italia sempre per salvare se stesso. Non distruggeranno l’Unione Europea, distruggeranno l’Italia.
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