Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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30/06/2014

Venezuela. Maduro chiede di voltare pagina e mettere fine allo scontro interno

Il presidente del Venezuela Bolivariano, Nicolos Maduro cercherà l’unità con coloro con cui ci sono state divergenze: “Chiedo di voltare pagina degli scontri e delle lettere”.

Durante l'atto di consegna del Premio Nazionale per il Giornalismo, realizzato presso il Palazzo di Miraflores, il Presidente Nicolás Maduro ha parlato di una possibile riunificazione con gli ex Ministri del processo rivoluzionario, coloro che hanno espresso pubblicamente alcune divergenze rispetto al suo Governo. Maduro ha citato un manuale scritto da Mao Tse Tung con l'obiettivo di individuare le contraddizioni che si generano all'interno di una società. “Bisogna rileggere quel manuale per mitigare le contraddizione che sono sorte tra di noi e per riuscire a fare un passo avanti nella riunificazione con alcuni compagni, senza ombra di dubbio dei rivoluzionari e dei chavisti, con i quali abbiamo avuto delle divergenze”. Ha aggiunto: “Qui nessuno è di troppo! Abbiamo bisogno di tutti e di tutte, in modo critico, con idee, con proposte, per costruire la lealtà collettiva nel nostro progetto!”. In seguito, in un altro evento svoltosi durante la serata, ha chiesto di “voltare la pagina degli scontri che si sono manifestati con lettere da una parte e dall'altra. Va bene! Noi abbiamo già detto quello che dovevamo dire. Siamo pronti. Ora, le nostre mani e le nostre braccia sono tese verso i nostri compagni”.

Durante il suo discorso di consegna al Premio Nazionale per il Giornalismo “Simón Bolívar”, davanti a numerosi lavoratori del settore delle comunicazioni, il Presidente venezuelano ha segnalato, in diretta radio-televisiva nazionale, che: “Ci è stato imposto un modello di comunicazione che aveva lo scopo di mantenere la società in una costante ansia, di destabilizzare il potere, di riportare il nostro popolo ad una condizione di pessimismo, di far perdere al nostro popolo la fiducia in se stesso, nella sua capacità di esercitare il potere e di costruire, dalla posizione di potere, una nuova società. Fino a qui arriva la guerra psicologica! Lo fanno per farci mancare la fiducia collettiva con cui invece possiamo costruire una nuova società e superare qualsiasi problema e difficoltà! Non ne avremo di problemi e difficoltà? Il problema può essere sociale, economico, politico”. Maduro ha aggiunto: “Come farà una società politica a non avere problemi politici? Ci sono conflitti dalla diversa natura, chiamati da alcuni teorici 'contraddizioni antagonistiche della società'. Anche Mao Tse Tung le chiamava così. Le 'contraddizioni all'interno del popolo', queste le parole esatte di Mao. Inoltre, il politico cinese ha redatto un manuale in cui indica come risolverle, una per una”.

“Bisogna rileggere quel manuale per trattare correttamente le contraddizioni nate tra di noi e, così, poter fare un passo in avanti nella riunificazione con alcuni compagni, senza ombra di dubbio dei rivoluzionari e dei chavisti, con cui abbiamo avuto delle divergenze”, ha specificato il Presidente, probabilmente riferendosi all'ex Ministro Jorge Giordani, il quale ha pubblicato una lettera, in seguito alla sua fuoriuscita dal Ministero, in cui mette a conoscenza di vari disaccordi nell'area economica durante la sua gestione, e ad altri che hanno dimostrato solidarietà a Giordani (tra cui Héctor Navarro, Víctor Álvarez e Ana Elisa Osorio).

“Invoco la riunificazione di tutto il popolo in base al Piano della Patria, agli ideali e all'eredità del Comandante Chávez, così da andare oltre i problemi e le parole che pronunciamo. Qui nessuno è di troppo! Abbiamo bisogno di tutti e di tutte, in modo critico, con idee, con proposte, per costruire la lealtà collettiva per il nostro progetto!”, ha sottolineato il capo di Stato, strappando un forte applauso per le sue parole. E tra le risate, ha chiesto, “Perché applaudite così tanto questa cosa?”.

“Voltare la pagina degli scontri e delle lettere”

In seguito, mentre stava rilasciando delle dichiarazioni alla Venezolana de Televisión, il Presidente ha ribadito che dall'1 al 15 luglio ci sarà una revisione esaustiva del governo nazionale, “analizzeremo una per una l'esecuzione dei bilanci, di tutti i ministeri, di tutti i progetti, di tutti gli obiettivi. Daremo una nuova articolazione al governo e al sistema di governo, così da farli funzionare con efficienza massima”. Ci vorranno quindici giorni “per esaminare tutto il Piano della Patria, gli obiettivi portati a termine, ciò che invece non lo è stato – e perché; e poi potremo dire al paese ciò che va cambiato”. Ha affermato che “la Rivoluzione deve rappresentare sempre un cambiamento e una nuova articolazione”.

“Ho chiesto anche di voltare la pagina degli scontri che si sono presentati attraverso lettere da una parte e dall'altra. Va bene! Noi abbiamo già detto quello che dovevamo dire. Siamo pronti. Ora, le nostre mani e le nostre braccia sono tese verso i nostri compagni. Dobbiamo continuare la nostra strada, il nostro cammino, e l'unificazione delle forze rivoluzionarie è l'aspetto più importante da difendere. Dobbiamo costruire una lealtà collettiva, grazie all'eredità del Comandante Chávez. Forti, inamovibili, con il progetto rivoluzionario, con il popolo del Venezuela che esige da noi massima lealtà e disciplina!”.

“Come ha detto Elías Jaua a Barquisimeto: Diamo il benvenuto alle proposte. Nelle proposte c'è sempre autocritica e critica; voglio esaminare il tutto, per fare autocritica di fronte al popolo e per farmi carico di tutte le cose negative e di tutto ciò che non è stato fatto, però voglio richiamare anche al lavoro. La critica e l'autocritica non devono essere usate per autoflagellarsi o per autodistruggersi, ma per avere più forza, più intraprendenza per superare i problemi, gli ostacoli e vedere il cammino davanti ai nostri occhi. Questa è la lezione del Comandante Chávez”.

da: http://albaciudad.org/wp/index.php/2014/06/maduro-conduciremos-las-contradicciones-para-reunificarnos-con-algunos-companeros-con-los-cuales-hemos-tenido-diferencias/

Traduzione di Violetta Nobili

Fonte

Tanta retorica nelle parole di Maduro, si attendono i fatti concreti.

27/06/2014

Venezuela.“Giordani avrebbe dovuto procedere in altra maniera?”

Continua l'aspro dibattito sulla situazione venezuelana mentre apprendiamo che Hector Navarro è stato espulso dal Psuv (Partito Socialista Unificato del Venezuela), il partito di governo nel Venezuela bolivariano. Qui sotto l'intervento di un altro dirigente, Eligio Damas.

*****

La maggior parte di quelli che hanno censurato Jorge Giordani l’hanno fatto dal punto di vista formale: che non era questo il momento opportuno, per via dei problemi dei quali è vittima il governo a causa dell’opposizione; le difficoltà generate dalle azioni di piazza e quelle derivate dalla seria "crisi economica" che attraversa il paese; le voci di golpe; che lui è responsabile delle cose che denuncia, ecc.

Le virgolette circa la crisi economica, le metto deliberatamente perché l’espressione l’ho presa da José Vicente Rangel, che l’ha usata nel suo programma della scorsa domenica 22 giugno. Vale a dire, non è mia, è di qualcuno che si è distinto e ha fatto molta attenzione a non apparire mai in atteggiamento critico nei confronti del governo, salvo in questioni secondarie della pubblica amministrazione.

Però pochi, per non dire nessuno, hanno fatto riferimento in modo specifico alle questioni di fondo sulle quali l’ex ministro della pianificazione vuole richiamare l’attenzione. Persino Eleazar Díaz Rangel, di solito molto discreto, ha reclamato serie proteste procedurali e persino la censura contro l’autore del celebre documento che ora ci occupa senza alludere alla sua essenza.

Le difficoltà o intrecci nelle gestioni economiche, l’amministrazione delle valute estere, come la lotta al dollaro parallelo sono di vecchia data ed è cosa dubbia che si possa qualificare Giordani come l’unico responsabile di questa cosa, essendo stato lui quello che ha denunciato il drenaggio di oltre 25 miliardi di dollari, della cui lista dei beneficiari, truffatori e complici ormai nessuno vuole ricordarsi. Solo Víctor Alvarez ha parlato con ponderatezza e sensatezza della gestione economica, come del controllo del cambio, che riconosce come causa importante degli squilibri ed avverte che la sostituzione di Giordani non genererebbe di per sé, come alcuni vogliono far vedere, la messa in funzione di una nuova macchina o mentalità per uscire dalla "crisi" (uso un’altra volta le virgolette) che stiamo subendo.

È cosa singolare che la ditta statunitense d’investimento di capitale Merrill Lynch, di molto poca ponderazione di fronte al governo del comandante Chávez e tutti quelli progressisti, sia comparsa applaudendo alla caduta dell’ala marxista radicale, secondo le sue parole, dal governo del venezuelano. Come pure ha fatto tutta la destra del Venezuela.

Penso, al contrario della maggior parte che si è espressa su differenti mass media circa la vicenda Giordani, che può essere ben positivo il procedere di questa vicenda. Ho ascoltato da un cronista radio favorevole al chavismo, che Fernando Soto Rojas, su richiesta di qualcuno sul tema, ha risposto che già la discussione era sul tavolo. È proprio questo che vedo di positivo: il fatto che l’ex ministro delle finanze abbia rotto alcune regole che poche volte funzionano. Il che non vuol dire che riconosciamo come valide le responsabilità che il denunciante potrebbe voler assegnare al presidente Maduro.

Considero che la crisi economica alla quale fa riferimento José Vicente, tanto che lui stesso ha fatto riferimento ad alcune cifre di Hinterlaces che parlano di recupero, chiede una revisione di tutta la strategia per correggere o ripetere quello che si consideri per accelerare quel processo che annuncia l’impresa dell’inchiesta. Ciò è necessario e impone al partito, a tutti i suoi livelli, la discussione del tema fino all’arrivo del congresso. Sono contento che il nominato giornalista, anche se in maniera tanto misurata, abbia contribuito a che veramente prendiamo coscienza di una crisi che va più in là della guerra economica e delle carenze, degli accaparratori e degli speculatori, affinché possiamo affrontarla nella sua giusta dimensione.

È stata una pratica viziosa l’eludere ogni discussione su argomenti di importanza come la gestione del partito, il suo rapporto con il governo e la guida della società verso il socialismo, mettendo l’accento sulla rottura dalla dipendenza dalla rendita petrolifera che passa per grandi investimenti riproduttivi in termini quantificabili e la formazione di una nuova cultura sulla base del lavoro creatore. Inoltre, gli argomenti di routine, come quello che siamo di fronte a un processo elettorale e i più recenti relazionati alle proteste e i tentativi di golpe di Stato, per lo meno temporaneamente superati, non sembrano appropriati per eludere una discussione tanto importante come richiede il documento Giordani.

È curioso come pure Eleazar Díaz Rangel si avvale dei medesimi argomenti per qualificare Giordani come inopportuno ed imprudente, che pure se lo fosse, ha messo sul tavolo un dibattito necessario che se no fatalmente sarebbe destinato a produrre danni e spaccature. Chissà (perché non pensarla così) che, abbordando i problemi che reclamano attenzione, il processo rivoluzionario ne esca rafforzato e chiaro nei compiti da intraprendere. Ricordiamo che le discussioni delle cose relative alla costruzione del socialismo non sono cose private di una cupola, di una confraternita nascosta, come neppure istanza di un solo partito, bensì competono primariamente al costruttore: il popolo tutto.

Pensando a tutto questo, come al ripetuto argomento secondo il quale: va bene, hai ragione, ma non è questo il momento opportuno, crediamo che, come ha detto Fernando Soto, messo di fatto come tema di fondo sul tappeto, per dirlo con un luogo comune molto apprezzato, il procedere in questo senso di Giordani, in ogni caso, è meglio che se avesse taciuto o riposto il suo dissenso, rancore, risentimento o come si voglia chiamarlo, nel baule dei ricordi.

Fonte

26/06/2014

Partito Comunista del Venezuela: La lettera di Giordani è l'opportunità per aprire un dibattito necessario di fronte al popolo

O si avanza verso una prospettiva socialista o verso un'opzione diversa di conciliazione e consegna del processo al grande capitale. Queste sono le opzioni che vediamo al punto dove siamo. Oggi si pone la necessità di discuterle apertamente.

Caracas, 23 giugno 2014, Tribuna Popular TP - L'Ufficio Politico del Partito Comunista del Venezuela (PCV) ha dichiarato che il documento rilasciato dall'ex Ministro Jorge Giordani nei giorni scorsi è un contributo e un'opportunità per aprire un dibattito nazionale di fronte al popolo venezuelano, che permetta sulla base della verità scientifica, di chiarire la direzione del processo bolivariano, i successi, gli errori e le strade per progredire nella prospettiva del socialismo.

Così ha annunciato Oscar Figuera, Segretario Generale del PCV, stabilendo la posizione sul documento dal titolo "Testimonianza e responsabilità davanti alla storia", firmato dal professor Jorge Giordani.

"Il Partito Comunista del Venezuela non si unisce al coro che, unilateralmente e senza analisi, squalifica le opinioni del professor Giordani, questa è la prima cosa che abbiamo da dire" dichiara Figuera.

"Né ci uniamo al coro che le considera in sé come la verità totale" ha aggiunto il dirigente comunista.

Il PCV assume questo documento come un contributo necessario al dibattito nazionale. "Consideriamo che sia una opportunità per discutere sulla situazione politica, economica, sociale, sugli strumenti del processo politico e sociale venezuelano e che questa opportunità, prima di squalificarla, dobbiamo coglierla", ha sottolineato.

La direzione del Gallo Rosso ha chiesto una risposta alle diverse interrogazioni ed esposizioni che segnala il documento dell'ex ministro, prima di inibirlo.

Figuera, ha realizzato una forte critica al contenuto del documento del professor Giordani, segnalando che manca di senso autocritico visto che è stata la figura trascendente nei governi (Chavez e Maduro) in questi 15 anni di processo bolivariano.

Dibattito Nazionale di fronte al Popolo venezuelano.

In molti dei passaggi del documento, il PCV ha segnalato che può o non può esser d'accordo. "Leggendo il documento del professor Giordani, troviamo che molte delle cose esposte, il Partito Comunista le va dicendo da anni, anche col Presidente Chavez presente", invitando a leggere Tribuna Popular che è il giornale del Comitato Centrale del Partito. "Lì trovate qual è la nostra opinione sull'economia, la direzione collettiva", ha aggiunto.

Il PCV ha elencato alcuni degli elementi che coincidono col documento ed i livelli di proposte che ha realizzato nel corso degli anni.

- Una nuova politica economica popolare rivoluzionaria

- Una nuova politica del lavoro del governo.

- La direzione collettiva del processo rivoluzionario.

- Sviluppo delle forze produttive, che fu chiesto al presidente Chavez e fu una delle principali richieste fatte a Nicolas Maduro quando il PCV ha deciso di appoggiare la sua candidatura (marzo 2013).

- Il ruolo della partecipazione e del controllo dei lavoratori e lavoratrici e del movimento popolare nella gestione del governo in tutti gli ambiti.

"Vogliamo rendere chiaro nel dibattito di oggi che è necessario sviluppare le forze produttive in Venezuela. E poi con quale contenuto. Con le mani libere del Capitale? Sfruttando ed espropriando il plusvalore ai lavoratori e alle lavoratrici. O con la partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici ad un processo di controllo sociale che meriti l'approvazione della Legge Speciale dei Consigli Socialisti dei Lavoratori, che riconosca il potere politico alla classe nei luoghi di lavoro?" si è chiesto Figuera.

"Questi sono i temi del dibattito. Per questo diciamo che questo documento del professor Giordani è un'opportunità per discutere intorno all'approfondimento del processo politico e sociale venezuelano che ci permette di accumulare forza affinché davvero si progredisca verso una prospettiva socialista o verso un'opzione diversa di conciliazione e consegna del processo al grande capitale. Queste sono le opzioni che vediamo al punto in cui siamo. Oggi si pone la necessità di discuterle apertamente"

Figuera ha aggiunto: "Oggi si pone la necessità che l'alto comando del processo dica al popolo la verità su ciò che sta accadendo e dalla verità di ciò che sta accadendo, apra un grande dibattito nazionale necessario e di fronte al paese, per correggere quello che deve essere corretto".

Il PCV ha ribadito le dichiarazioni e le proposte che sono state sviluppate, i cui dettagli si trovano nel video della conferenza stampa.

Una delle preoccupazione che il PCV ha segnalato di fronte alle reazioni del governo e di altri settori rispetto all'uscita e alla critica al professor Giordani, è che "il branco dell'opposizione l'applaude con furore", ricordando il dirigente comunista tedesco August Bebel, che prima di un discorso al Reichstag (il parlamento tedesco) all'inizio del secolo scorso, venne applaudito dall'oligarchia "ed il compagno si domandò: Che hai detto vecchio Bebel, che la canaglia ti applaude?".

Di fronte alla reazione del branco reazionario Figuera ha indicato al governo per rispondergli che è necessario un riavvicinamento di tutte le forze "ed una attuazione dialetticamente rivoluzionaria che implica l'apertura dei dibattiti necessari".

Il dibattito che pone il PCV non è solo nelle quattro mura delle forze che sostengono il processo, ma "un dibattito di fronte al paese, che ci permetta di ottenere con l'ampia partecipazione democratica del nostro popolo, di definire le grandi linee di quello che deve essere uno sviluppo autonomo, indipendente e sovrano della patria bolivariana ", ha indicato Figuera.

La verità scientifica.

Il Partito Comunista ha chiamato al dibattito con la verità. Figuera ha definito questa verità come "la Verità Scientifica della realtà venezuelana attuale nel suo sviluppo politico, economico e sociale".

"Vuol dire fare un bilancio che ci permetta di riconoscere le grandi conquiste, sociali e politiche, raggiunte in questo processo nazionale liberatore e bolivariano, come l'ha qualificato il Presidente Hugo Rafael Chavez Frias. E da tale valutazione, individuare anche dove vi sono state omissioni, lacune o errori", ha segnalato il deputato Figuera.

Figuera ha detto che questo comporta la valutazione di fin dove il soggetto politico dirigente ha cambiato o no il suo carattere di soggetto rivoluzionario. "Coloro che nel '98 hanno assunto col Presidente Chavez la conduzione di questo processo, sono rimasti soggetti sociali rivoluzionari? Alcuni o alcune di essi si sono arricchiti, si sono corrotti? E se sì, devono continuare ad essere soggetti dirigenti del processo?" Si è chiesto, notando che anche questo bisogna valutarlo.

Il PCV è stato enfatico nel segnalare che se si vuole avanzare nella direzione del socialismo, bisogna riconoscere il soggetto storico di questo processo.

"Se è così, allora, non è corretto continuare ad aver paura, terrore per la creazione dei Consigli Socialisti dei Lavoratori e Lavoratrici. Poiché si creano e si approvano tutti i consigli, ma non quelli dei lavoratori e delle lavoratrici. Perché? Se i lavoratori e le lavoratrici sono il soggetto storico della rivoluzione nella prospettiva socialista? Se noi ci denominiamo socialisti, perché non riconosciamo potere a questo settore fondamentale della società, se veramente vogliamo avanzare in quel senso? Se vogliamo avanzare verso il Socialismo, perché non costruiamo processi produttivi, dove si liquidano i meccanismi di direzione capitalista di "Ordine e Comando" e si costruiscono in forma collettiva di partecipazione dei lavoratori, delle lavoratrici, del movimento popolare e del governo stesso
nella gestione di queste istituzioni"? domanda Figuera.

"Perché, se vogliamo davvero avanzare verso il socialismo, dobbiamo continuare a consegnare dollari ai capitalisti che speculano con quei dollari dissanguando il paese e colpendo l'economia nazionale?", ha aggiunto.

"Perché se davvero vogliamo avanzare verso il socialismo, oltre la distribuzione individuale della terra che lo Stato recupera, non costruiamo grandi progetti collettivi, non per passare dal latifondo al mini-fondo, ma per passare a grandi imprese collettive con la partecipazione dei lavoratori e contadini, comprendendo che la grande produzione collettiva può rappresentare il grande salto di qualità allo sviluppo nazionale".

"Se noi vogliamo progredire verso il socialismo dobbiamo ottenere che i processi di distribuzione dei prodotti necessari per il nostro popolo si sviluppino non in base a criteri burocratici, ma sotto il controllo sociale dei Consigli dei Lavoratori e dei Consigli Comunali, articolato con lo Stato" ha sottolineato.

"E' tutto qui. Questo è il dibattito che stiamo proponendo", ha detto Oscar Figuera, concludendo.

Fonte

25/06/2014

Cosa sta accadendo in Venezuela? Contro la manipolazione dell’informazione. Lettera aperta di Hector Navarro

Héctor Navarro Díaz ha fatto parte del gruppo storico chavista, è stato per tredici anni ministro dell'Energia e poi ministro dell'Educazione Superiore, è un dirigente del Psuv

Qui di seguito il testo della lettera aperta diffusa da Hector Navarro, ex ministro e dirigente del Psuv.

*****

Amici socialisti: come sapete normalmente non scrivo su questo mezzo. Ma mi sento obbligato a causa del tema che state trattando e della persona di cui si tratta.

In primo luogo, me l’ha appena confermato Jorge Giordani, lui non ha scritto e non scriverà assolutamente niente di più che la sua lettera che ha redatto con l’obiettivo di portare davanti al popolo e vale a dire, davanti a tutti noi, l’enorme preoccupazione che lo ha colto da più di un anno, in rapporto a diverse situazioni che si stavano producendo e alcune delle quali lui segnala nella famosa missiva.

Sono a diretta conoscenza degli sforzi di Giordani per ottenere di essere ricevuto dal Presidente con l’obiettivo di presentargli molti problemi e azioni da intraprendere. Alcuni di tali problemi è riuscito a presentarli, con la soluzione proposta, in un numero importante di punti che sono stati semplicemente mandati indietro, dopo mesi, dal presidente, con una firma e l’annotazione “differito” (tutti con la stessa data di differimento), ma senza un commento, raccomandazione, osservazione...

Il 14 febbraio 2013 (notare che ancora non era deceduto il Comandante Chávez), Jorge Giordani è stato nella Direzione Nazionale del PSUV e, secondo i nostri appunti, ha esposto lì varie tematiche che ora presenta nella sua lettera. Risultato: Silenzio assoluto. Lì sorge la domanda: qual è il dovere di un rivoluzionario quando esaurisce tutte le strade per allertare sui problemi che stanno mettendo in pericolo lo stesso corso della rivoluzione e quelli che hanno la responsabilità di ascoltare e agire non ascoltano? Davvero può essere qualificato come traditore chi agisce così? Credo che dobbiamo fare un atto di profonda riflessione.

È traditore Giordani perché, per esempio, ha denunciato l’assegnazione di dollari a imprese valigetta e ha proposto azioni per impedire che questo continuasse ad accadere? O sono traditori, anche se non si dice, quelli che hanno assegnato i dollari di cui oggi hanno bisogno gli Ospedali, o che sono necessari per la produzione e per soddisfare le necessità del popolo? Credo che stiamo sviando l’attenzione da quello che è veramente importante.

Non ci sarà risposta alle denunce di Giordani? Ci accontenteremo di additarlo come traditore e di conseguenza non discuteremo la denuncia sulla presenza del “gruppo francese” e ciò che si stava negoziando alle spalle degli interessi della repubblica?

Credo che sia nostro dovere esigere quelle risposte come pure quelle relative alla lista delle imprese che traggono beneficio dalla consegna dei dollari.

Un’ultima riflessione: perché la destra finanziaria, tanto nazionale quanto internazionale, che sono nel tempo coloro che traggono beneficio quando i paesi sbagliano le loro politiche sovrane in materia economica, stanno applaudendo all’uscita di Jorge Giordani?

Credo che sia nostro compito discutere ciò che è sostanziale e credo che il Presidente deve, ha bisogno, di riflettere di fronte a tutti noi, agire in coerenza con la responsabilità di Statista che ha ed assumere quell’enorme sfida, che sarebbe anche di enorme nobiltà, di rivendicare il Compagno Jorge Giordani, non tanto per il suo nome, piuttosto noto, amato dal popolo, ricordato in molte situazioni difficili che ha dovuto affrontare insieme a Chávez senza titubanze, a differenza di molti altri che non solo non sono stati definiti traditori ma addirittura premiati, quanto piuttosto per rispondere alle molteplici domande che sorgono dalla denuncia.

La Rivoluzione si rafforza con la verità, con la sincerità, con la trasparenza. Quelle sono qualità dei rivoluzionari.

Fonte

23/06/2014

Che sta succedendo in Venezuela? Un documento rivelatore dell'ex ministro Jorge Giordani

Qui di seguito il documento reso pubblico dall'ex ministro dell'economia del Venezuela Jorge A. Giordani, uno dei massimi esponenti della componente marxista del governo bolivariano.

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Testimonianza e responsabilità davanti alla storia

Mi vedo obbligato per ragioni di coscienza a rendere pubblico questo documento in cui espongo una serie di considerazioni rispetto all’assolvimento del mio dovere come militante della causa del socialismo e la sua relazione con ciò che sono stati i miei ultimi atti come servitore pubblico. Essendo stato Ministro per tanto tempo è mio dovere rendere conto al paese.

La mia attiva partecipazione nella rivoluzione bolivariana è stata accompagnata da periodiche pubblicazioni di riassunto delle attività e responsabilità che ho assunto sotto il mandato del Presidente Chávez. Sommate al costante esercizio di proposte e valutazioni che facevano parte del lavoro dei Ministri con il nostro Comandante. Ponendo fine alla mia partecipazione Ministeriale, aggiungerò alle mie testimonianze scritte, sopra menzionate, un’esposizione delle circostanze in cui si è svolto il mio lavoro dalla partenza per l’Avana del Comandante nella sua ultima crisi di salute fino ad oggi, quando progressivamente si profilano i contorni di una nuova proposta, in gestazione, la cui matrice concettuale sta per essere chiarita.

Simbologia di una relazione

Come prima considerazione devo rendere chiaro il cammino percorso congiuntamente con il Comandante Chávez, dal primo momento in cui ci siamo conosciuti nel Carcere di Yare, il 26 marzo del 1993. A tale scopo, racconto in allegato il nostro incontro iniziale e i sentimenti di rispetto che mi hanno legato a questa persona che è stata capace di immolarsi con e per il popolo venezuelano.[1] Durante quasi due decenni di permanente collaborazione come veri compagni di viaggio, abbiamo instaurato un intenso legame di carattere ideologico, personale e programmatico, avendo sempre riconosciuto in lui le doti di guida del popolo, con posizioni dalle quali abbiamo potuto condividere un rapporto di permanente rispetto, tenendo conto delle differenze tra i due modi di percepire l’esistenza umana, e il modo in cui doveva o poteva essere costruito un cambiamento sociale profondo e radicale in Venezuela, orientato, dopo la sua dichiarazione, come percorso e disegno di una società socialista. Sono emerse differenze nel corso del tempo, la prima con l’abbandono del governo da parte mia dopo il Colpo di Stato dell’aprile del 2002, o con le dimissioni che ho presentato nel dicembre del 2007 a seguito di forti discrepanze concettuali e di comprensione rispetto a un problema sul quale ci si stava confrontando, ma tali disaccordi non sono mai stati d’ostacolo per il mantenimento dei legami d’affetto, rispetto e piena collaborazione, nel riconoscimento dei ruoli che a ciascuno sono toccati in questo processo degli ultimi vent’anni, prima del suo decesso, il 5 marzo del 2013.

Come leader di questo processo bolivariano, come compagno di viaggio, come amico, sempre ha avuto il primo posto tra noi la ricerca di un mondo migliore, più giusto per la maggioranza del popolo venezuelano, al di là delle nostre frontiere, che si incontrasse con l’utopia del sogno bolivariano, della Patria Grande per la quale fecero ogni sforzo e persino diedero la vita, come pure ha fatto lo stesso Comandante Chávez. Uno stile di collaborazione che ha dato ampli risultati, nel contesto della nostra permanente collaborazione per la costruzione del Progetto Nazionale "Simón Bolívar", è stato l’elaborazione di proposte, sia teoriche che pratiche, nel disegno dei modelli e delle mappe, tattiche e strategiche, che orientassero il popolo venezuelano in termini di programmi e piani per concretizzare i suoi giusti desideri di sviluppo. Là sono i tanti esempi di documenti pubblici ed altro, che la storia si farà carico di far conoscere, che sono il risultato dell’azione generosa di tante persone, sotto la guida del Comandante Chávez e i contributi che sono stati dati in quella direzione programmatica. Documenti che hanno avuto un primo importante incontro nella cosiddetta "Agenda Alternativa Bolivariana" presentata a luglio del 1996, come documento che ha permesso di elaborare successivamente i programmi di governo e i piani della Nazione, in un percorso che si è concluso con l’ultima elaborazione del Programma della Patria, presentato all’elettorato per la candidatura per la sua rielezione come Presidente della Repubblica l’11 giugno del 2012.

All’inizio del 2013 ho consegnato all’allora Vicepresidente Maduro un documento preparato su richiesta del Presidente Chávez, che affermava quanto concordato con lui come programma d’azione per il nuovo periodo presidenziale. Iniziava con una sintesi di quanto ottenuto e una strategia d’azione, che copio:

"Orientamento della politica economica pubblica all’inizio di un nuovo periodo presidenziale".

Uno sguardo all’indietro ci permette di identificare tre grandi obiettivi che si è proposto ed ha raggiunto il nostro processo rivoluzionario.

1) Togliere dallo stato d’abbandono importanti gruppi sprovvisti degli strumenti per superare gravi privazioni materiali, culturali, di partecipazione che li affliggono. Non è sembrato etico al Governo non mobilitare e trasferire a quei gruppi risorse tante volte rimandate e cercare di soddisfarli con promesse per il futuro.

2) Smontare il meccanismo di potere che avevano installato i gruppi esterni ed interni e che aveva permesso di gestire a loro favore lo Stato e, tra gli altri obiettivi, di sfruttare in forte misura i profitti del petrolio. È possibile illustrarlo con il recupero di PDVSA, delle concessioni petrolifere, della Banca Centrale, del controllo del Commercio Estero, della terra in possesso del latifondo e delle comunicazioni pubbliche. Allineare le FANB agli interessi popolari e dotarle di capacità effettiva per difendere gli interessi del paese di fronte agli interessi esteri.

3) Creare un apparato pubblico che nella produzione domini i settori chiave della struttura produttiva, come i prodotti base, l’esportazione dei minerali, punti chiave dell’approvvigionamento popolare. Rafforzare poco a poco le capacità del settore pubblico nella sua funzione di pianificazione ed esecuzione dell’investimento produttivo, nella gestione delle imprese pubbliche e nella formulazione e messa in atto di programmi e politiche pubbliche disegnate per costruire una nuova organizzazione sociale.

Il cammino per smantellare e ricostruire è arduo. La costruzione del socialismo ha sempre storicamente costituito una notevole sfida. Sul nostro cammino abbiamo dovuto affrontare un Colpo di Stato, un sabotaggio petrolifero e un ambiente estero ostile.

In questo cammino del processo bolivariano era cruciale superare la sfida del 7 ottobre del 2012, come pure le elezioni del 16 dicembre di quello stesso anno. Si trattava del consolidamento del potere politico come obiettivo essenziale per la forza della rivoluzione e per l’apertura di una nuova tappa del processo. Il superamento si è ottenuto con un grande sacrificio e con uno sforzo economico e finanziario che ha portato l’accesso e l’uso delle risorse a livelli estremi che richiedevano una revisione per garantire la sostenibilità della trasformazione economica e sociale.

Bisogna citare:

1) Ingenti risorse dedicate alla Previdenza Sociale.
2) Migliorare la qualità della vita della maggioranza dei venezuelani tramite la spesa del settore pubblico.
3) Importanti sovvenzioni a servizi pubblici di prima necessità (alimentazione, elettricità, combustibili, acqua, trasporto, beni di consumo di massa, servizi per l’abitare).
4) Ottenere l’accesso alle risorse necessarie con un aumento sostanzioso dell’indebitamento di PDVSA e un indebitamento interno del Governo Centrale, e con indebitamento estero moderato.
6) Mantenere il tasso di cambio che ha favorito le importazioni ed ha ridotto le esportazioni, ormai limitate all’economia privata.
7) Sovvenzione le imprese pubbliche con grandi deficit operativi per ottenere a breve scadenza impiego e salari per coloro che vi lavorano.

Il Presidente ci ha chiamato a rivedere la nostra azione, superando le inefficienze, e facendo i sacrifici che siano necessari per stabilizzare il funzionamento della società su basi solide.

Pilastri della costruzione del governo bolivariano durante il governo del Presidente Chávez.

Uno dei pilastri nella costruzione del governo bolivariano è l’unione civico militare, che si sviluppa in modo chiaro a partire dall’esplosione popolare di febbraio del 1989, in cui il popolo è uscito nelle strade indifeso ed è stato massacrato, e le ribellioni militari di febbraio e novembre del 1992, in cui giovani militari hanno impugnato le armi senza un appoggio popolare. Questa formula dell’unione del popolo e della sua Forza Armata, deve prevalere nel tempo, se non si vuole tornare indietro ai tempi della Quarta Repubblica. La confluenza tra popolo disarmato che tenta di far valere i suoi diritti e l’organizzazione armata del popolo incapsulata per lungo tempo, quella della Quarta Repubblica nelle caserme, si è andata modificando durante questi ultimi decenni, successivi al grido popolare di febbraio del 1989, e alle ribellioni militari di febbraio e novembre del 1992. Quell’unione, che deve essere duratura nel tempo quale condizione necessaria, insieme all’eredità del Comandante Chávez, il generarsi di una leadership politica collettiva che unisce le basi del popolo e la Fuerza Armada Nacional Bolivariana; Quell’unione professata, praticata e coltivata fino alla fine dal Comandante Chávez, deve essere mantenuta se si vuole preservare l’indipendenza nazionale, la lotta contro l’imperialismo nordamericano e la cospirazione di quei settori sudditi di detto impero, e, infine, per il sogno di conquistare la Patria Grande per il quale hanno lottato e sono morti i nostri Liberatori. Il delicato equilibrio nel rapporto, ottenuto dal Comandante Chávez e la sua capacità di guida, gli permettevano di far prevalere il convincimento attraverso l’insegnamento popolare prima che per decisione autoritaria.

Altro elemento che ha funzionato come pilastro portante del governo bolivariano, è stato il rapporto tra il Capo del Governo e i suoi Ministri, assorbiti in una dinamica che ha dovuto passare prima per un Colpo di Stato, nell’aprile del 2002, e poi per un sabotaggio petrolifero con ingenti perdite umane e materiali, avendo dovuto scontrarsi con una burocrazia che gestiva il campo degli idrocarburi come uno Stato dentro lo Stato, e che si era accaparrata una forte quantità di risorse provenienti dalla rendita petrolifera, calcolata tra il 15 e il 17%, che nessuno produce e che tutti vogliono captare. Questo pilastro della struttura economica nazionale continua ad essere, e sarà ancora per un certo tempo, il fattore dirimente dell’uso della rendita e della sua distribuzione che ha raggiunto una quantità dedicata all’investimento sociale calcolata in circa 650 mila milioni di dollari, per il periodo 1999-2013.

Un terzo elemento di quei pilastri è costituito dalla permanente valutazione strategica che è stata mantenuta con il Comandante Chávez, durante tutto il suo governo nelle sue differenti tappe e tempi diversi. Combinare la tattica e lo specifico delle situazioni di governo con la visione di maggior orizzonte temporale è stata una costante nelle relazioni e nell’analisi del governo bolivariano insieme al quale abbiamo lavorato al fianco del Presidente Chávez, il cui coinvolgimento nell’elaborazione è sempre stato di stimolo per noi che dovevamo soddisfare le sue continue esigenze e obiettivi. Bastava osservare la sua dedizione assoluta al lavoro, alla lettura, alla critica, al processo di innovazione e creazione, tanto che ha trascurato la sua salute per arrivare a una dedizione totale e assoluta nell’impegno che aveva assunto fin da molto giovane al tempo in cui era cadetto o sportivo a tempo pieno. Nulla d’importante sfuggiva al suo interessamento e allo scambio di opinioni con i suoi Ministri e principali collaboratori. Non chiedeva, esigeva opinioni e proposte, e come tali le commentava!

Un quarto elemento, si riferisce alla correzione degli squilibri e alle lezioni d’esperienza considerate durante tutti questi 15 anni di governo. Con un linguaggio chiaro e sincero, davanti al popolo venezuelano, il Comandante Chávez è stato capace di proporre in maniera diretta e asciutta i problemi e le difficoltà che si presentavano al paese, la sincerità delle sue posizioni, la crudezza dell’osservazione dei momenti difficili, insieme alla verifica dell’uso limitato delle risorse che ha permesso di avanzare e consolidare il pagamento del debito sociale e la difesa dei diritti dei più bisognosi tra la popolazione venezuelana. Sono stato accanto a lui in politiche difficili e ho potuto palpare il suo coraggio nell’affrontare le sfide, com’è stata per esempio la politica degli anni 2009-2012, che ha adeguato la spesa alle risorse petrolifere. Il Comandante Chávez non evadeva, risolveva.

Come quinto pilastro è necessario menzionare la preparazione dell’ultima campagna elettorale del 7 ottobre, il prima e il dopo della stessa e quello che ci si stava giocando con essa di fronte all’attacco dei gruppi fascisti del paese e ai loro alleati del governo nordamericano, che in fondo non possono permettere che questo processo politico sociale abbia successo e, pertanto, cercano di destabilizzarlo dall’interno, e cercano, contemporaneamente, anche di isolare il governo bolivariano a livello mondiale.

Infine, in ultimo, ma non di minore importanza, si trova il protagonismo profondo e sincero del popolo venezuelano nelle decisioni del governo, in modo tale da confermare la necessità di raggiungere un processo radicale di trasformazione politica, sociale, economica e culturale. Di fronte alla crisi del capitalismo attuale, si deve adottare qualsiasi strategia tranne quella difensiva, che finirebbe per mettere a rischio il futuro del nostro paese.

La crisi di salute del Presidente Chávez

I primi sintomi di rottura che hanno condotto alla situazione attuale, con la natura e il modo di prendere decisioni, si sono cominciate a manifestare nella misura in cui la salute del Presidente è andata a poco a poco peggiorando. L’assenza di un contatto diretto con la sua persona, e le permanenti mediazioni attraverso alcuni in particolare, hanno reso sempre più distante il prendere le decisioni, il loro contenuto e il tempo per metterle in pratica. L’assenza del Presidente Chávez e le scarse riunioni essenziali del Consiglio dei Ministri mi ha condotto all’elaborazione di una serie di documenti che allertavano circa lo stato della situazione, la portata dei problemi che si affrontavano e le soluzioni da prendere. Mi è toccato, durante il suo soggiorno a L’Avana, elaborare e far arrivare un documento al Presidente Chávez a seguito dell’aumento dell’indebitamento del paese in moneta straniera, che è stato positivamente preso in considerazione, paralizzando un meccanismo perverso di ottenimento di risorse che venivano dilapidate attraverso un meccanismo di ottenimento delle divise denominato SITME. [2]

Un secondo documento è stato preparato come risultato dell’unica riunione che si è potuta tenere con il Presidente Chávez come Consiglio dei Ministri il 20 ottobre del 2012. [3] Come riflesso delle affermazioni del Presidente Chávez e come chiusura del ciclo precedente, ho presentato un documento che non è stato possibile consegnargli direttamente a causa del drammatico annuncio della recrudescenza della sua malattia e della necessità di sottoporsi a un nuovo intervento a L’Avana. Detto documento l’ho consegnato a Nicolás Maduro, il 9 gennaio del 2013, mostrandogli la necessità di assumere la gravità della situazione esposta e le misure che si stavano prendendo in considerazione dopo il trionfo elettorale del 7 ottobre del 2012. I paragrafi precedentemente citati corrispondono alle prime due pagine di quel documento. [4]

Con la consegna del suddetto documento a Nicolás Maduro, all’epoca avente funzione di Vice Presidente Esecutivo nominato dal Comandante Chávez per adempiere in sua vece agli atti necessari come candidato, si sono cominciate a osservare modifiche alla direzione del processo bolivariano, alla praticabilità economico-finanziaria immediata per effetto della crescente dipendenza dalle entrate petrolifere, alla crescita delle responsabilità del governo nell’aumento della burocrazia e i giusti impegni nei confronti dei pensionati, l’impossibilità di continuare a mantenere livelli d’inflazione che, all’epoca, ancora si mantenevano sotto il 20%, tendenza sopra la quale dovevano essere prese misure, il problema strutturale dell’agricoltura e dell’elettricità, dei prezzi relativi e il rapporto tra crescita e inflazione.

È stata anche presentata la necessità di costruire una leadership politica collettiva per far fronte alla relativa assenza del Presidente Chávez e delle sue preoccupanti condizioni di salute, già annunciate da lui stesso nel suo discorso dell’8 dicembre. L’urgenza di una maggiore e più profonda integrazione del settore militare con il popolo venezuelano, il pericolo di cercare di imitare il comportamento del Comandante Chávez nella politica di comunicazione, il misconoscimento del fattore economico sovrapposto alla volontà politica, le decisioni non consultate con l’equipe economico finanziaria che tendevano a creare un nuovo stile di governo, l’ingerenza di una consulenza francese che nulla aveva a che vedere con la situazione che viveva il paese, le nomine fatte in CADIVI cambiando le misure precedentemente suggerite in riunioni a tale scopo, il cercare di modificare il processo di aggiudicazione in corso senza un fondamento razionale, la delega della responsabilità economica prima della data delle elezioni del 14 aprile dopo la morte del Presidente Chávez il 5 marzo del 2013.

Tutto questo è stato preceduto dalla richiesta di un documento chiesto dal Comandante Chávez nel suo letto di malato che si è potuto terminare in bozza il 2 marzo del 2013, documento che è stato discusso con Nicolás Maduro e una equipe di Ministri e che gli è stato consegnato il 2 marzo del 2013. [5]

Ovviamente questo documento il Comandante Chávez non ha potuto conoscerlo, sia per il progressivo peggioramento delle sue condizioni di salute, sia per il tempo che ha richiesto la sua elaborazione, rimanendo il documento in questione come riferimento per l’azione di governo una volta che si fosse proceduto alle nuove elezioni presidenziali tenutesi il 14 aprile del 2013. Purtroppo le cose hanno cominciato a prendere una nuova direzione con la scomparsa fisica del Comandante Chávez e il comportamento delle istituzioni che si trovavano sotto il suo controllo come PDVSA e la BCV, hanno cominciato a comparire segni d’indipendenza che si aggravavano con la caduta dei contributi al fisco, frutto del comportamento indipendente del governo centrale del PDVSA guidato dai suoi interessi e problemi particolari, mentre si prendevano anche decisioni di spesa pubblica aliene dal controllo del budget. Questioni queste che hanno aggravato la situazione finanziaria del paese sottoposto ad una campagna destabilizzatrice interna e di isolamento estero.

Con la campagna elettorale in piena esecuzione si sono cominciati a notare elementi molto differenti dalla solidità della leadership del Presidente Chávez, mostrando debolezze e differenze notevoli nell’esecuzione, nei risultati ottenuti favorevoli al processo bolivariano, ma non sono stati sottoposti a una severa e critica analisi né da parte del governo né da parte delle organizzazioni politiche e sociali che hanno affiancato la domanda di appoggio a Nicolás Maduro. Questo atteggiamento acritico in una situazione politica sempre più complicata, che affronta un’opposizione politica di netto carattere fascistoide, con notevole ingerenza di fattori estranei al processo bolivariano in costruzione, non hanno fatto altro che aumentare gli attacchi ai dirigenti rivoluzionari, inclusa la stessa figura del Presidente eletto che è stato sottoposto ad una campagna di discredito personale e politico. Tutto ciò fa parte della grave congiuntura che vive il Venezuela dopo la scomparsa fisica del Comandante Chávez, senza dubbio difficilmente rimpiazzabile e meno ancora copiabile nel suo stile di originalità e dedizione verso il popolo venezuelano. La conservazione e lo sviluppo della “eredità di Chávez” si presenta come un patrimonio del processo di cambiamento e costruzione di una società socialista per il Venezuela. Detta eredità non può essere confiscata a nome dello stesso Chávez né si può pretendere che l’attuale Presidente ne sia l’unico destinatario e delegato.

Presa di distanza nei rapporti con il nuovo Presidente

La presa di distanza nei rapporti con il Presidente eletto Nicolás Maduro, è iniziata in primo luogo con la mia protesta per l’interferenza di alcuni consulenti francesi nell’operazione del Ministero di Pianificazione e Finanze. [6] Nel documento denominato "Controffensiva economica" e in altri, si documenta in maniera dettagliata la crisi prodotta dall’asta di divise nel processo della creazione dell’Organo Superiore di Amministrazione delle Divise. L’atteggiamento assurdo dell’allora candidato alla Presidenza della Repubblica ha marcato il senso di una incomprensione del fatto economico, forse spossato dall’avanzare della campagna elettorale precedente il 14 aprile e la grave decisione di svincolarsi dalla direzione dell’economia nazionale, che stava attraversando momenti difficili e altamente complessi. Tutto ciò mi ha condotto a scrivere una "Lettera aperta" redatta pochi giorni prima delle elezioni del 14 aprile, [7] il cui testo era noto a poche persone che allertavo sulla gravità della situazione economica e politica del paese e le sue conseguenze a breve scadenza, come per esempio i mancati rifornimenti. Poi nelle elezioni il popolo venezuelano ha onorato la richiesta del presidente di nominarlo come possibile candidato in caso di discordia. Il popolo venezuelano ha pure adempito disciplinatamente alla richiesta formulata dal suo indiscutibile leader.

Nuove responsabilità

Il Presidente Nicolás Maduro in una celebrazione tenuta al Teatro "Teresa Carreño" ha annunciato la sua nuova equipe di governo il giorno 22 aprile del 2013. In detto gruppo ha definito la mia partecipazione come Ministro della Pianificazione e Vice presidente di Pianificazione Strategica. Nuove responsabilità con vecchi temi, ora in una congiuntura più complessa e complicata.

La nomina ricevuta significa una grande responsabilità attraverso la quale si potrebbe aggiornare il risultato e il significato dell’esperienza che si è tenuta dal 2 febbraio del 1999, quando è iniziato il governo bolivariano con il Comandante Chávez. A tale scopo si è preparato un documento che contiene una concettualizzazione dell’attività di pianificazione, [8] nel contesto dello Stato venezuelano nella sua fase attuale di sviluppo, sotto la prospettiva di una società che è orientata al socialismo.

Si considera la pianificazione come un’attività transustanziante, che deve contribuire come meccanismo ex ante all’ordinamento ed alla razionalizzazione della società venezuelana. Modello di accumulazione definito in cinque aspetti: il primo la modifica della base produttiva del paese cercando una maggiore democratizzazione del potere economico. Secondo: il cambiamento nel ruolo dello Stato, per ottenere che il processo di accumulazione si orienti verso alla soddisfazione delle necessità di base della popolazione e alla difesa della sovranità. Terzo. L’incorporazione di meccanismi di autogestione produttiva a livello collettivo. Quarto: l’utilizzo di una pianificazione democratica come meccanismo regolatore delle relazioni produttive. Quinto: l’ubicazione autonoma di questo paese di fronte all’internazionalizzazione del sistema capitalista. In quanto al modello di sviluppo, raggiungere una rivoluzione politica legata allo stabilirsi di nuove relazioni di potere che difenda gli interessi dei settori popolari e i piccoli e medi produttori della campagna e della città, in modo da stabilire un nuovo blocco egemone. [9]

Con l’inizio della nuova responsabilità si sono cominciate ad elaborare una serie di tesi in differenti aspetti importanti della realtà attuale e futura del paese, come: le esportazioni, il settore elettrico, il settore manifatturiero, la creazione della banca del Sud, i risultati della prima asta del SICAD, il bilancio energetico, la politica d’indebitamento, la cooperazione internazionale, i servizi pubblici, la produzione agroalimentare, le riserve internazionali, una proposta strategica per il MERCOSUR, le mete e i progetti del II piano di Sviluppo Economico e Sociale della Nazione. Proposte tutte queste e raccomandazioni che semplicemente sono state differite nella risposta scritta del presidente, malgrado l’urgenza e l’importanza di molte di esse.

In più, si sono aggiunte le attività di molti Ministeri come forma di materializzare l’attività transustanziatrice della pianificazione come dimostrazione palpabile del contenuto che si vuole dare all’attività, che sempre è stato un’attività realizzata con la partecipazione dello stesso Presidente Chávez, che le studiava, le analizzava e alla fine prendeva le decisioni che erano pertinenti.

Gestione del governo

Da quando il Presidente Maduro ha assunto l’incarico, ha subito annunciato il nuovo insieme di misure economiche. Sebbene l’atto di maggior impatto politico mediatico sembrò essere la svalutazione, il resto degli annunci, una enorme quantità di spese, mi ha fatto dubitare della misura in cui si era accettata la ristrutturazione congiunta che io gli avevo presentato. In questo ambiente confuso, una delle mie preoccupazioni centrali è stata quella di avanzare nella direzione di un processo di aggiustamento in un nuovo scenario marcato dall’incremento nucleare dell’efficienza e della lotta alla corruzione tanto chiaramente annunciato dal presidente Chávez prima e dopo della sua elezione.

Due fronti hanno occupato la mia preoccupazione. Il primo attaccare la corruzione frenandola con un nuovo controllo dei grandi fondi dello Stato. Il secondo introducendo nuovi meccanismi di gestione nella spesa pubblica che permettessero di ritornare a cause sostenibili nel tempo.

Per il primo fronte mi è stato possibile avanzare nella proposta di due misure associate a un grande fondo del paese, segnato dall’opinione degli agenti del Commercio estero come un fuoco di corruzione: il CADIVI e il suo meccanismo associato il SITME. Nicolás Maduro ha accolto in quell’ambito una delle 2 misure che gli ho proposto. La creazione di un Comitato che approverebbe i permessi d’uso delle divise ai prezzi privilegiati che lo Stato concedeva per le importazioni base per l’economia e il rimpiazzo del SITME da parte del SICAD. La seconda consistente nella mia nomina come autorità del CADIVI, per approfittare del peso del Ministero della Pianificazione e Finanze nell’instaurare un funzionamento trasparente. Misura questa che lui non ha accettato. Ha preferito una dispersione del comando.

Un potenziale nuovo comportamento nelle nomine neanche ho avuto l’opportunità di farla presente al presidente. Si trattava di effettuare le nomine di direzione nei grandi fondi finanziari del governo (FONDEN, Fondo Chino, Tesorería, Bco. Exterior, BIV), tenendo presente la necessità di rompere con la percezione di corruzione nella gestione di quei fondi. Mi sembrava necessario fare una riconta delle figure della rivoluzione che il paese considerasse simboli dell’impeccabilità della gestione dei fondi pubblici, non era necessario giudicare né vietare altri candidati. Era partire in modo positivo e sano.

Nel secondo fronte la proposta di una riduzione della spesa pubblica reale che accogliesse le priorità di difesa del potere d’acquisto dei settori sociali più vulnerabili e la correzione di errori e corruzioni, attraverso la via di una misura di assegnazione della spesa pubblica che si otterrebbe in maniera crescente invece di un programma di spese accompagnato da indicatori di risultato che avrebbero favorito una espansione graduale ponendo un freno alle spese che non corrispondessero con l’impegno per i risultati.

In quest’area non solo non si è approvato quanto proposto, ma si è iniziata una nuova ondata di grandi spese senza i requisiti disegnati, e con l’aggravante delle spese approvate dal “Governo della Strada”, decise senza studio precedente, improvvisate di fatto. La somma di queste spese non si è presentata come un tutto, salvo la necessità che l’Assemblea nazionale approvasse un massiccio ampliamento del budget pubblico.

La riconta presentata deve essere interpretata come un intento di rivivere nell’ambito di quelli che abbiamo partecipato al processo della rivoluzione bolivariana i meccanismi di confronto di idee e lavori congiunto sotto una direzione rispettata da tutti. È anche una forma di critica alla situazione attuale, identificando la misura in cui si separa da quanto costruito nei precedenti 20 anni.

È doloroso ed allarmante vedere una Presidenza che non trasmette leadership, e che sembra voler affermarsi nella ripetizione, senza la dovuta coerenza, delle affermazioni formulate dal Comandante Chávez, nella concessione di risorse massicce a tutti quelli che richiedono senza programma fiscale inquadrato in una pianificazione socialista che dia consistenza alle attività richiedenti. A volte la politica di fronte agli agenti privati è quanto meno confusa e le pressioni di quegli agenti sembrano aprire la strada alla reinstallazione di meccanismi finanziari capitalisti che soddisfino gli intenti di ricatturare la rendita petrolifera attraverso la via finanziaria. Alla luce di questi fatti sorge una chiara sensazione di vuoto di potere nella Presidenza della Repubblica, e il concentrarsi in altri centri di potere, distruggendo il compito di istituzioni come il Ministero delle Finanze e la Banca Centrale, e dando per fatto consumato l’indipendenza di PDVSA dal potere centrale.

In particolare, le sfide che genera l’appetito estero, e in particolare di quelli che combattono per guadagnare terreno nello sfruttamento del petrolio e nell’espansione della capacità produttiva del settore, questa ultima l’affare di maggior grandezza nella storia del paese, e nei prestiti in cui s’imbarca PDVSA, non si possono affrontare con una impresa pubblica autonoma, né con una politica estera non meditata e concordata in seno alle istituzioni politiche bolivariane.

Altrettanto succede con le sfide politiche interne, dove uno sforzo disperso e dispendioso di risorse non sembra essere la migliore forma di affrontare una opposizione crescentemente coordinata con i nemici esterni. L’improvvisazione di quadri senza esperienza e designazioni poco adeguate per la gestione dei grandi fondi dello Stato mette una battuta d’arresto all’unità dei quadri bolivariani.

Infine, in termini di elaborazione di alcuni documenti dobbiamo menzionare tra quelli alcuni richiesti dallo stesso Presidente Nicolás Maduro. Il primo relativo alla Mappa Strategica Internazionale[10] che è stato consegnato a suo tempo al Cancelliere della Repubblica, Elías Jaua Milano per essere sottoposto alla sua considerazione ed analisi. Il secondo documento si riferisce all’analisi strutturale dell’economia nazionale, con il nome di “Elementi per la costruzione di una Agenda Produttiva Socialista Bolivariana”.[11]

Inoltre si è elaborato un documento sulla congiuntura economica attuale denominato “Proposte per la congiuntura economica 2014”,[12] materiale che è stato consegnato al Presidente della Repubblica e ad alcuni ministri, e poi consegnato alla Commissione Centrale di Pianificazione. Questi ultimi documenti sono proposte sulla politica economica a breve scadenza, come di media scadenza relazionate con l’esecuzione del Piano della Patria 2013-2019. Nel caso della Mappa Internazionale, si continua ad applicare quei lavori iniziati a Yare e che continuano insieme con il Comandante Chávez, dopo l’uscita da quel recinto il 26 marzo del 1994.

Prima di concludere con questa testimonianza e assumere davanti alla storia di questo paese le responsabilità, che non ho mai evaso, ne evaderò mai, voglio riaffermare che continuerò a lottare per l’indipendenza del Venezuela e del continente latinoamericano e caraibico, con la stessa costanza con cui l’ho fatto da quando ho deciso di impugnare le armi contro la dittatura obbrobriosa di Trujillo, quando ero ancora studente d’ingegneria nell’Università Centrale del Venezuela, nel 1959, e in quel territorio dove sono nato, San Francisco de Macorís, luogo dove sono arrivati i miei genitori e mio fratello uscendo da un campo di concentramento in Francia, come esiliati, poiché mio padre aveva partecipato come degno membro della Brigata Internazionale Garibaldi in territorio iberico nella difesa degli ideali della Repubblica Spagnola.

Opto, in questo modo, per continuare ad assumermi responsabilità nella mia esistenza, come sempre l’ho fatto, lasciando questa testimonianza personale, ma quello che non posso fare è essere partecipe di altre circostanze e decisioni nelle quali non si è agito in accordo con la mia coscienza e quella delle mie più profonde convinzioni. Dopo la morte del Comandante Chávez, come espresso in questa nota, ho deciso di continuare a collaborare col governo, nel posto che mi è stato assegnato, mettendo sempre per iscritto alla dirigenza politica del processo, non solo le mie discrepanze, ma anche le proposte concrete, che neanche sono state commentate, ma che sono oggi avallo per il mio comportamento e la mia lealtà alla rivoluzione. In queste circostanze preferisco essere affezionato alla frase attribuita al grande scrittore universale José Saramago, "più divento vecchio e più divento libero, e più divento libero e più divento radicale”.

Note:
1 Vedere ¨Chávez, figura controversial y polémica¨. Pubblicado in Trilogía de lo Cotidiano. (Caracas. Editorial Vadell Hermanos. 2007). Tomo III. pp. 217-225. Inoltre vedere Impresiones de lo Cotidiano 2013.

2 Meccanismo creato una delle cui basi è consistita nell’indebitamento dello Stato venezuelano.

3 Hugo Chávez Frías. Golpe de Timón. Primer Consejo de Ministros del nuevo ciclo de la Revolución Bolivariana. (Caracas. Ministerio del Poder Popular para la Comunicación y la Información. Abril 2013). pp. 9-13.

4 Orientación de la política económica pública en el inicio de un nuevo período presidencial. Mimeo. Diciembre 2012.

5 Contraofensiva Económica. Mimeo. 02.03.2013.

6 Creación del Ministerio de Planificación y Finanzas. Razones y desarrollo. Folleto relativo a documentos de la actuación realizada. Vedere in particolare, la pubblicazione ¨Presupuestos y Memorias. 2010-2013.

7 Lettera Aperta. 14 aprile 2013.

8 De la Planificación imposible a la Improvisación permanente. Retos y desafíos del proceso bolivariano. Mimeo. Agosto 2013.

9 Vedere Jorge A. Giordani C. La transición venezolana al socialismo. (Caracas. Vadell Hermanos Editores. 2009). p. 22.

10 Mapa Estratégico Internacional. Balance de Poder Mundial. V2. Abril 2014.

11 Agenda Socialista Productiva Bolivariana. Agosto 2013.

12 Propuestas para la coyuntura económica 2014. Marzo 2014.


Traduzione di Rosa Maria Coppolino

Fonte

Tira una brutta aria in Venezuela, e l'attuale classe dirigente pare presa troppo alla sprovvista dalla perdita del leader carismatico.