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17/11/2025

Italia - Due anni alla svolta nucleare della Marina. Fincantieri in testa

La Direzione Nazionale degli Armamenti della Difesa, e nello specifico la Divisione “Propulsione ed energia” degli Armamenti navali, ha dato i tempi entro cui la Marina militare vuole raggiungere una svolta nucleare: due anni, stando a un avviso pubblicato il 13 novembre. Non parliamo di testate atomiche, ma di sistemi di propulsione navale.

Il ministero della Difesa apre una consultazione per cercare le aziende capaci di inserirsi nella costruzione di questa nuova filiera bellica. È proprio a questo scopo che è stato pubblicato il recente avviso, che ha come argomento lo studio “degli impatti nei diversi domini dell’impiego della propulsione nucleare a bordo delle unità di superficie e subacquee”.

Sono in particolare due le piattaforme navali per le quali la Difesa chiede che vengano effettuate “considerazioni relative ad impianti, materiali, tabelle d’armamento e siti di costruzione e manutenzione”: le navi da trasporto LHD, con funzioni anche anfibie, e i sottomarini U212NFS. Entrambi i modelli sono in lavorazione nei cantieri Fincantieri del Muggiano, accanto a La Spezia.

Fincantieri è la “design authority” con la quale, chiunque si sarà presentato alla scadenza dei 30 giorni successivi alla pubblicazione dell’avviso, collaborerà secondo un contratto di due anni del valore di quasi 3 milioni di euro. È facile immaginare che almeno alcuni di questi nomi rientreranno nel progetto generale: la controllata di Fincantieri Cetena, Ansaldo Nucleare, Rina Services e Università degli Studi di Genova.

Sono queste le realtà che sono coinvolte nello sviluppo di reattori di piccole dimensioni per impiego navale denominato progetto Minerva (“Marinizzazione di impianto nucleare per l’energia di bordo di vascelli armati”), parte del Piano nazionale della ricerca militare. Non si può non sottolineare la gravità del coinvolgimento di un ateneo pubblico nello sviluppo di armamenti, un tipo di rapporti contro cui migliaia di studenti si sono battuti negli ultimi mesi.

Minerva è indirizzato anche allo sviluppo di una portaerei a propulsione nucleare. Questa prospettiva era stata già annunciata da Enrico Credendino, capo di Stato Maggiore della Marina. La tendenza alla guerra, il riarmo e la trasformazione verso un’economia di guerra si intreccia sempre più evidentemente con la capacità di proiezione italiana verso il Mediterraneo allargato, per la quale la marina ha un peso fondamentale.

Andando maggiormente nel dettaglio della consultazione: “lo studio dovrà considerare l’impiego di reattori nucleari a fissione di ultima generazione (3+ e 4)”. Proprio quelle tecnologie su cui ha intenzione di lavorare anche Nuclitalia, la società nata dallo sforzo congiunto di Enel, Leonardo e Ansaldo Energia – controllata da Ansaldo Energia – qualche mese fa.

Appare dunque evidente la nuova “alleanza” imprenditoriale che sta prendendo piede intorno al ritorno al nucleare: spacciata come se fosse un’alternativa green per garantirsi autonomia energetica (anche il rifornimento di uranio potrebbe essere motivo di ulteriori dipendenze, se non di ulteriori conflitti), la ricerca sull’atomo è in realtà un settore strategico per adeguare il riarmo europeo – e in questo caso il comparto italiano – al livello della competizione globale.

Un’ultima nota, per concludere. Accanto agli studi di fattibilità di questa svolta, la Difesa richiede anche di lavorare a tutto il contorno, fatto degli stabilimenti dove costruire il reattore e integrarlo con la produzione navale, e l’adeguamento complementare delle infrastrutture portuali. Già oggi assistiamo alla trasformazione dual use di molte strutture civili, e bisogna immaginarsi che avverrà ancora di più in futuro.

Ma c’è di più. Non solo è evidente che i processi produttivi sono sempre più rimodellati verso un’economia di guerra, ma bisogna avere chiaro che la sensibilità delle tecnologie nucleari è tale da imporre una netta espansione della militarizzazione dei territori, intorno a tutta la filiera che potrebbe derivare da queste nuove opzioni di propulsione nucleare.

La guerra ci entra in casa, una filiera di aziende, guidate innanzitutto da quelle attive nel comparto difesa, guidano questa militarizzazione, e lo fanno rispondendo alle esigenze strategiche di Bruxelles, che cerca di recuperare il terreno perso sul piano internazionale (e anche su quello industriale) con il bellicismo. Un circolo vizioso che va rotto prima che porti al disastro definitivo.

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19/05/2025

Nasce Nuclitalia, la società per il futuro nucleare dell’Italia

Il 14 maggio Enel, Ansaldo Energia e Leonardo hanno ufficializzato la nascita di Nuclitalia, società a responsabilità limitata che si occuperà dello studio delle nuove frontiere del nucleare e delle opportunità di mercato collegate. Enel sarà l’azionista di maggioranza, con il 51% delle quote, seguita da Ansaldo al 39% e Leonardo al 10%.

Lo stesso giorno di questo annuncio, al question time della Camera, Giorgia Meloni ha ricordato che l’iter per l’approvazione della delega al governo sul tema del ritorno all’energia atomica prosegue. Anzi, la presidente del Consiglio ha sottolineato che, quando la misura approderà in Parlamento, conta “trasversalmente sul contributo di tutte le forze politiche”.

Infatti, lo sviluppo di una filiera nucleare è una prospettiva condivisa da tutte le compagini che sostengono il progetto unioneuropeista, proprio perché risponde alle esigenze e agli interessi strategici che emergono in questa fase della competizione globale. L’attenzione posta sull’atomo deriva dalle opportunità che esso offre rispetto ai nodi dell’autonomia energetica e militare europea.

È dunque dentro questa cornice strategica che va compreso il ritorno al nucleare, che infatti viene spinto attraverso una direzione quasi diretta degli apparati statali. Bisogna ricordare che il maggiore azionista di Enel e di Leonardo è il ministero dell’Economia (23,6% e 30,2%, rispettivamente), mentre di Ansaldo è la Cassa Depositi e Prestiti, a sua volta per oltre l’80% controllata dal dicastero citato.

Insomma, la questione nucleare è un’operazione tutta politica, per quanto possa essere ammantata di aspirazioni ‘verdi’ o di promesse sulla riduzione dei costi dell’energia. Quello che interessa alle classi dirigenti europee, in questo momento, è mettere in moto un settore che può offrire importanti sbocchi competitivi, soprattutto se si considerano i possibili impieghi dual use.

La promozione di una ricerca civile sempre più piegata ai risvolti militari è resa plasticamente dal fatto che a presiedere il Consiglio di Amministrazione di Nuclitalia sarà Ferruccio Resta, ex rettore del Politecnico di Milano e già presidente della Fondazione Politecnico di Milano e della Fondazione Bruno Kessler, importante centro ricerche di Trento.

Esaminando ora gli aspetti più strettamente legati ai nodi economici e della ricerca, si legge nel comunicato rilasciato da Nuclitalia che la società si occuperà di “valutare i design più innovativi e maturi del nuovo nucleare sostenibile, con un focus iniziale sugli small modular reactor (Smr) raffreddati ad acqua”.

Ricordiamo che gli Smr, così come il nucleare di quarta generazione, esistono solo in quanto tecnologie in via di sviluppo: non parliamo, dunque, di impianti di prossima realizzazione. Si parla, almeno in una prima fase, dello studio delle opzioni più interessanti per il sistema italiano e dell’accrescimento di capacità industriali del settore, a sostegno di progetti già esistenti o da concludere in futuro.

Ad esempio, tra le attività più interessanti ci sono quelle della Newcleo, con sede in Francia ma fondata dal fisico italiano Stefano Buono: la sua impresa ha già stretto un accordo con Enel riguardante il nucleare di quarta generazione. Ansaldo Energia, invece, collabora con la Edf francese e con la statunitense Westinghouse sia sui reattori modulari e la quarta generazione, sia sulla fusione nucleare.

Infine, va ricordato che Ansaldo sta sviluppando il reattore Alfred, che è stato inserito anche nel programma European Industrial Alliance on Small Modular Reactors della Commissione Europea. A ribadire l’interesse continentale dell’iniziativa italiana.

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