Il 14 maggio Enel, Ansaldo Energia e Leonardo hanno ufficializzato la nascita di Nuclitalia, società a responsabilità limitata che si occuperà dello studio delle nuove frontiere del nucleare e delle opportunità di mercato collegate. Enel sarà l’azionista di maggioranza, con il 51% delle quote, seguita da Ansaldo al 39% e Leonardo al 10%.
Lo stesso giorno di questo annuncio, al question time della Camera, Giorgia Meloni ha ricordato che l’iter per l’approvazione della delega al governo sul tema del ritorno all’energia atomica prosegue. Anzi, la presidente del Consiglio ha sottolineato che, quando la misura approderà in Parlamento, conta “trasversalmente sul contributo di tutte le forze politiche”.
Infatti, lo sviluppo di una filiera nucleare è una prospettiva condivisa da tutte le compagini che sostengono il progetto unioneuropeista, proprio perché risponde alle esigenze e agli interessi strategici che emergono in questa fase della competizione globale. L’attenzione posta sull’atomo deriva dalle opportunità che esso offre rispetto ai nodi dell’autonomia energetica e militare europea.
È dunque dentro questa cornice strategica che va compreso il ritorno al nucleare, che infatti viene spinto attraverso una direzione quasi diretta degli apparati statali. Bisogna ricordare che il maggiore azionista di Enel e di Leonardo è il ministero dell’Economia (23,6% e 30,2%, rispettivamente), mentre di Ansaldo è la Cassa Depositi e Prestiti, a sua volta per oltre l’80% controllata dal dicastero citato.
Insomma, la questione nucleare è un’operazione tutta politica, per quanto possa essere ammantata di aspirazioni ‘verdi’ o di promesse sulla riduzione dei costi dell’energia. Quello che interessa alle classi dirigenti europee, in questo momento, è mettere in moto un settore che può offrire importanti sbocchi competitivi, soprattutto se si considerano i possibili impieghi dual use.
La promozione di una ricerca civile sempre più piegata ai risvolti militari è resa plasticamente dal fatto che a presiedere il Consiglio di Amministrazione di Nuclitalia sarà Ferruccio Resta, ex rettore del Politecnico di Milano e già presidente della Fondazione Politecnico di Milano e della Fondazione Bruno Kessler, importante centro ricerche di Trento.
Esaminando ora gli aspetti più strettamente legati ai nodi economici e della ricerca, si legge nel comunicato rilasciato da Nuclitalia che la società si occuperà di “valutare i design più innovativi e maturi del nuovo nucleare sostenibile, con un focus iniziale sugli small modular reactor (Smr) raffreddati ad acqua”.
Ricordiamo che gli Smr, così come il nucleare di quarta generazione, esistono solo in quanto tecnologie in via di sviluppo: non parliamo, dunque, di impianti di prossima realizzazione. Si parla, almeno in una prima fase, dello studio delle opzioni più interessanti per il sistema italiano e dell’accrescimento di capacità industriali del settore, a sostegno di progetti già esistenti o da concludere in futuro.
Ad esempio, tra le attività più interessanti ci sono quelle della Newcleo, con sede in Francia ma fondata dal fisico italiano Stefano Buono: la sua impresa ha già stretto un accordo con Enel riguardante il nucleare di quarta generazione. Ansaldo Energia, invece, collabora con la Edf francese e con la statunitense Westinghouse sia sui reattori modulari e la quarta generazione, sia sulla fusione nucleare.
Infine, va ricordato che Ansaldo sta sviluppando il reattore Alfred, che è stato inserito anche nel programma European Industrial Alliance on Small Modular Reactors della Commissione Europea. A ribadire l’interesse continentale dell’iniziativa italiana.
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20/04/2023
Genova - Gli operai Ansaldo contestano il sindaco Bucci
Non se l’aspettava proprio ma sono stati fischi e contestazione questa mattina nello stabilimento Ansaldo Energia nei confronti del sindaco di Genova Marco Bucci durante la commemorazione del 25 aprile.
Un nutrito gruppo di operai dell’Ansaldo non l’ha mandata a dire: “Vai a casa”, “fascista”, “Ansaldo non ti vuole” e, secondo il giornale locale Genova 24, il sindaco ha faticato a portare avanti il suo intervento fra i fischi.
Lo scorso autunno, nell’ambito delle proteste e delle manifestazioni gli operai dell’Ansaldo avevano occupato l’aeroporto di Genova e il sindaco li aveva definiti “teppisti”, e probabilmente gli operai non glielo hanno perdonato.
Un gruppo di lavoratori ha srotolato uno striscione contro il sindaco “Bucci: i teppisti non ti stanno ad ascoltare” e poi slogan come: “Torna nella Repubblica di Salò”. “Chiedici scusa”.
“Potete anche contestare ma dobbiamo lavorare tutti insieme – ha provato a dire il sindaco dal palco – dobbiamo essere tutti alleati e tutti lavoriamo per lo stesso obiettivo”. “Tu non c’eri” gli ha urlato qualcuno e il sindaco ha aggiunto: “Il nemico sta fuori da questa fabbrica, il nemico sono i mercati ed è lì che dobbiamo vincere”.
Fonte
Un nutrito gruppo di operai dell’Ansaldo non l’ha mandata a dire: “Vai a casa”, “fascista”, “Ansaldo non ti vuole” e, secondo il giornale locale Genova 24, il sindaco ha faticato a portare avanti il suo intervento fra i fischi.
Lo scorso autunno, nell’ambito delle proteste e delle manifestazioni gli operai dell’Ansaldo avevano occupato l’aeroporto di Genova e il sindaco li aveva definiti “teppisti”, e probabilmente gli operai non glielo hanno perdonato.
Un gruppo di lavoratori ha srotolato uno striscione contro il sindaco “Bucci: i teppisti non ti stanno ad ascoltare” e poi slogan come: “Torna nella Repubblica di Salò”. “Chiedici scusa”.
“Potete anche contestare ma dobbiamo lavorare tutti insieme – ha provato a dire il sindaco dal palco – dobbiamo essere tutti alleati e tutti lavoriamo per lo stesso obiettivo”. “Tu non c’eri” gli ha urlato qualcuno e il sindaco ha aggiunto: “Il nemico sta fuori da questa fabbrica, il nemico sono i mercati ed è lì che dobbiamo vincere”.
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11/03/2023
Accordo tra “campioni europei” per riportare il nucleare in Italia
Quattro dei cosiddetti campioni industriali europei – Ansaldo Energia, Ansaldo Nucleare, e le francesi Edf ed Edison – hanno annunciato una lettera d’intenti con l’obiettivo immediato di “valorizzare le competenze della filiera nucleare italiana”, di cui proprio Ansaldo Nucleare è un esponente di primo piano, per sostenere lo sviluppo dei progetti del nuovo nucleare della multinazionale francese Edf.
Eppure già ad ottobre ilSole24Ore segnalava che per la francese Edf il 2022 è stato un annus horribilis, con oltre metà dei 56 reattori nucleari bloccati per manutenzione o “corrosione” e le tariffe bloccate dallo Stato, tanto che “sta per chiudere il bilancio peggiore della storia, con una perdita che si annuncia shock”.
Questi grandi gruppi industriali puntano a ricavarsi un ruolo centrale nell’inserimento del nucleare all’interno della transizione energetica in Italia. Ovviamente tenendo conto “delle crescenti esigenze di sicurezza e indipendenza energetica del sistema elettrico italiano”.
“L’energia nucleare – si legge nella lettera di intenti dei quattro gruppi industriali – è una delle fonti di generazione con le minori emissioni di CO2, che assicura un ridotto consumo di suolo rispetto alla potenza elettrica installata e consente un’ottimale programmabilità della produzione”.
L’offensiva per il ritorno del nucleare in Italia punta sui cosiddetti small modular reactor, reattori nucleari a fissione di piccole dimensioni che, secondo le quattro aziende, possiedono “caratteristiche di sicurezza molto elevate, richiedono investimenti contenuti e possono essere utilizzati per produrre energia elettrica e termica, rispondendo in modo versatile alle esigenze del sistema elettrico e dei territori” sostengono all’Edf.
“Non è ben chiaro quale sia il “nuovo nucleare” cui si fa riferimento nell’accordo” – scrive la pagina web Greenreport – “perché le tecnologie cui si accenna sono in realtà discusse già da decenni: gli European pressurized water reactor (Epr) e gli Small modular reactor (Smr)“.
“Per il nostro Paese, dove il nucleare è stato bloccato dal referendum del 1987, c’è un crescente numero di politici ed esperti che stimola una riflessione sul tema”, sottolinea ilSole24Ore. Anche Greenreport rileva che “non sorprende la scelta di approfondire il ruolo del nuovo nucleare nella transizione energetica in Italia, dato che la maggioranza politica che sostiene il Governo Meloni si è espressa più volte a favore”.
L’intesa firmata dalle quattro aziende sarà oggetto di accordi vincolanti che le stesse parti intendono definire a breve. Ne consegue che il loro pressing sul governo, in particolare quello italiano, crescerà esponenzialmente per imporre in Italia – il nucleare – quello che la maggioranza della società ha respinto per ben due volte e con ben due referendum (1987 e 2011).
Ma il vento filo-nucleare sta tornando a spirare fregandosene degli esiti delle consultazioni popolari in materia.
Occorre infatti rammentare che la scorsa settimana a Stoccolma, c’è stato un vertice di undici Paesi europei (Francia, Finlandia, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Slovacchia, Bulgaria, Croazia, Slovenia, Repubblica Ceca e Ungheria), i quali hanno riaffermato congiuntamente la loro volontà di “rafforzare la cooperazione tra i settori nucleari nazionali e di utilizzare l’energia nucleare tra i tanti strumenti che ci permetteranno di raggiungere gli obiettivi climatici, grazie alla generazione di potenza e per garantire la sicurezza di approvvigionamento elettrico ed energetico”.
“L’obiettivo – secondo il ministro dell’Energia francese – è di creare l’alleanza nucleare e di lanciare un segnale forte nei vari negoziati europei“. Il nucleare rientra tra gli investimenti che la Commissione europea ritiene compatibili con le transizioni ecologica ed energetica e sono note le posizioni contrarie a questa eventualità, tra le altre, di Austria, Germania e Spagna. Al vertice di Stoccolma non ha partecipato l’Italia.
Intanto anche l’Eni si è data da fare ma sul terreno della fusione. Ha firmato infatti un accordo di cooperazione con la statunitense CFS (Commonwealth Fusion Systems), per accelerare l’industrializzazione dell’energia da fusione.
Eni ha investito per la prima volta in CFS nel 2018 e ne è diventata azionista strategico – spiega Milano Finanza – ma l’accordo appena siglato a Boston rafforza la partnership tra le due società, intorno ad una serie di progetti per lo sviluppo e distribuzione dell’energia da fusione su scala industriale.
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Eppure già ad ottobre ilSole24Ore segnalava che per la francese Edf il 2022 è stato un annus horribilis, con oltre metà dei 56 reattori nucleari bloccati per manutenzione o “corrosione” e le tariffe bloccate dallo Stato, tanto che “sta per chiudere il bilancio peggiore della storia, con una perdita che si annuncia shock”.
Questi grandi gruppi industriali puntano a ricavarsi un ruolo centrale nell’inserimento del nucleare all’interno della transizione energetica in Italia. Ovviamente tenendo conto “delle crescenti esigenze di sicurezza e indipendenza energetica del sistema elettrico italiano”.
“L’energia nucleare – si legge nella lettera di intenti dei quattro gruppi industriali – è una delle fonti di generazione con le minori emissioni di CO2, che assicura un ridotto consumo di suolo rispetto alla potenza elettrica installata e consente un’ottimale programmabilità della produzione”.
L’offensiva per il ritorno del nucleare in Italia punta sui cosiddetti small modular reactor, reattori nucleari a fissione di piccole dimensioni che, secondo le quattro aziende, possiedono “caratteristiche di sicurezza molto elevate, richiedono investimenti contenuti e possono essere utilizzati per produrre energia elettrica e termica, rispondendo in modo versatile alle esigenze del sistema elettrico e dei territori” sostengono all’Edf.
“Non è ben chiaro quale sia il “nuovo nucleare” cui si fa riferimento nell’accordo” – scrive la pagina web Greenreport – “perché le tecnologie cui si accenna sono in realtà discusse già da decenni: gli European pressurized water reactor (Epr) e gli Small modular reactor (Smr)“.
“Per il nostro Paese, dove il nucleare è stato bloccato dal referendum del 1987, c’è un crescente numero di politici ed esperti che stimola una riflessione sul tema”, sottolinea ilSole24Ore. Anche Greenreport rileva che “non sorprende la scelta di approfondire il ruolo del nuovo nucleare nella transizione energetica in Italia, dato che la maggioranza politica che sostiene il Governo Meloni si è espressa più volte a favore”.
L’intesa firmata dalle quattro aziende sarà oggetto di accordi vincolanti che le stesse parti intendono definire a breve. Ne consegue che il loro pressing sul governo, in particolare quello italiano, crescerà esponenzialmente per imporre in Italia – il nucleare – quello che la maggioranza della società ha respinto per ben due volte e con ben due referendum (1987 e 2011).
Ma il vento filo-nucleare sta tornando a spirare fregandosene degli esiti delle consultazioni popolari in materia.
Occorre infatti rammentare che la scorsa settimana a Stoccolma, c’è stato un vertice di undici Paesi europei (Francia, Finlandia, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Slovacchia, Bulgaria, Croazia, Slovenia, Repubblica Ceca e Ungheria), i quali hanno riaffermato congiuntamente la loro volontà di “rafforzare la cooperazione tra i settori nucleari nazionali e di utilizzare l’energia nucleare tra i tanti strumenti che ci permetteranno di raggiungere gli obiettivi climatici, grazie alla generazione di potenza e per garantire la sicurezza di approvvigionamento elettrico ed energetico”.
“L’obiettivo – secondo il ministro dell’Energia francese – è di creare l’alleanza nucleare e di lanciare un segnale forte nei vari negoziati europei“. Il nucleare rientra tra gli investimenti che la Commissione europea ritiene compatibili con le transizioni ecologica ed energetica e sono note le posizioni contrarie a questa eventualità, tra le altre, di Austria, Germania e Spagna. Al vertice di Stoccolma non ha partecipato l’Italia.
Intanto anche l’Eni si è data da fare ma sul terreno della fusione. Ha firmato infatti un accordo di cooperazione con la statunitense CFS (Commonwealth Fusion Systems), per accelerare l’industrializzazione dell’energia da fusione.
Eni ha investito per la prima volta in CFS nel 2018 e ne è diventata azionista strategico – spiega Milano Finanza – ma l’accordo appena siglato a Boston rafforza la partnership tra le due società, intorno ad una serie di progetti per lo sviluppo e distribuzione dell’energia da fusione su scala industriale.
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15/10/2022
Ansaldo Energia. Cdp promette la ricapitalizzazione, sciopero sospeso
“Abbiamo strappato un grande pareggio“, Federico Grondona, coordinatore dell’rsu di Ansaldo Energia, alla fine di un giovedì tesissimo, con l’occupazione dell’aeroporto di Genova e la prospettiva di un fine settimana ancora più duro, lo dice come se quel pareggio fosse una vittoria e in parte lo è.
“Quando si gioca una partita bisogna tenere conto delle condizioni del campo, dell’avversario, della situazione generale – ha scandito al microfono – e oggi abbiamo strappato un pareggio, un grandissimo pareggio”.
Lo sciopero di domani è sospeso, l’aeroporto di Genova torna “libero” dopo una giornata di occupazione, e domani, venerdì 14 ottobre, assemblea in fabbrica ma al momento è scongiurata l’ipotesi di una terza giornata di caldissima protesta, da parte dei metalmeccanici di Ansaldo Energia.
Dopo ore di attesa e di lotta, con anche qualche tafferuglio tra i manifestanti e la polizia, e con i passeggeri dell’aeroporto allo sbando – da Roma è arrivata una nota firmata da Cassa depositi e prestiti, la società controllata dal ministero del Tesoro che a sua volta detiene la maggioranza delle azioni di Ansaldo Energia. Una nota che è stata ritenuta “soddisfacente” dai sindacati.
Nello statement, Cassa depositi e prestiti conferma come la “società stia definendo con i soci e le banche finanziatrici la manovra finanziaria necessaria a garantirne l’implementazione” e “si stanno valutando tutte le iniziative di intervento possibili, ivi compresa la ricapitalizzazione della società eventualmente con il concorso di altri soggetti”.
“A tale scopo – conclude la nota che si rivolge così ai lavoratori, come ieri – è cruciale la collaborazione da parte di tutti per assicurare il regolare svolgimento dell’attività aziendale e preservare la reputazione ed il potenziale commerciale che Ansaldo ha in Italia e all’estero”.
“Dopo la vergognosa lettera di ieri e a seguito delle iniziative sindacali e dell’opera di sensibilizzazione a 360 gradi e alla pressione messa in campo, anche tramite le Istituzioni, nei confronti di Cassa Depositi e Prestiti, è arrivata nel tardo pomeriggio la risposta di CDP che finalmente tiene conto della ricapitalizzazione, della strategicità di Ansaldo Energia e del necessario rilancio”, così il segretario generale Cisl Liguria Luca Maestripieri e il segretario generale Fim Cisl Liguria Christian Venzano.
E concludono: “A seguito di questo si concludono le iniziative di sciopero, ma deve essere chiaro a tutte le parti coinvolte che questo è solo il primo tassello della messa in sicurezza e del rilancio di Ansaldo Energia di cui la diretta conseguenza deve essere la sicurezza dell’occupazione dei dipendenti e delle dipendenti diretti e dell’indotto. Dalle parole bisogna passare molto velocemente a fatti che siano tangibili e verificabili”.
Fonte
“Quando si gioca una partita bisogna tenere conto delle condizioni del campo, dell’avversario, della situazione generale – ha scandito al microfono – e oggi abbiamo strappato un pareggio, un grandissimo pareggio”.
Lo sciopero di domani è sospeso, l’aeroporto di Genova torna “libero” dopo una giornata di occupazione, e domani, venerdì 14 ottobre, assemblea in fabbrica ma al momento è scongiurata l’ipotesi di una terza giornata di caldissima protesta, da parte dei metalmeccanici di Ansaldo Energia.
Dopo ore di attesa e di lotta, con anche qualche tafferuglio tra i manifestanti e la polizia, e con i passeggeri dell’aeroporto allo sbando – da Roma è arrivata una nota firmata da Cassa depositi e prestiti, la società controllata dal ministero del Tesoro che a sua volta detiene la maggioranza delle azioni di Ansaldo Energia. Una nota che è stata ritenuta “soddisfacente” dai sindacati.
Nello statement, Cassa depositi e prestiti conferma come la “società stia definendo con i soci e le banche finanziatrici la manovra finanziaria necessaria a garantirne l’implementazione” e “si stanno valutando tutte le iniziative di intervento possibili, ivi compresa la ricapitalizzazione della società eventualmente con il concorso di altri soggetti”.
“A tale scopo – conclude la nota che si rivolge così ai lavoratori, come ieri – è cruciale la collaborazione da parte di tutti per assicurare il regolare svolgimento dell’attività aziendale e preservare la reputazione ed il potenziale commerciale che Ansaldo ha in Italia e all’estero”.
“Dopo la vergognosa lettera di ieri e a seguito delle iniziative sindacali e dell’opera di sensibilizzazione a 360 gradi e alla pressione messa in campo, anche tramite le Istituzioni, nei confronti di Cassa Depositi e Prestiti, è arrivata nel tardo pomeriggio la risposta di CDP che finalmente tiene conto della ricapitalizzazione, della strategicità di Ansaldo Energia e del necessario rilancio”, così il segretario generale Cisl Liguria Luca Maestripieri e il segretario generale Fim Cisl Liguria Christian Venzano.
E concludono: “A seguito di questo si concludono le iniziative di sciopero, ma deve essere chiaro a tutte le parti coinvolte che questo è solo il primo tassello della messa in sicurezza e del rilancio di Ansaldo Energia di cui la diretta conseguenza deve essere la sicurezza dell’occupazione dei dipendenti e delle dipendenti diretti e dell’indotto. Dalle parole bisogna passare molto velocemente a fatti che siano tangibili e verificabili”.
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13/10/2022
Genova. Scontro in Prefettura, oggi sciopero e corteo Ansaldo
Fumata nera in Prefettura questa mattina sulla vertenza Ansaldo energia. I sindacati, proprio in seguito alla convocazione del prefetto Renato Franceschelli, avevano sospeso lo sciopero e il corteo già indetto per questa mattina, ma l’incontro non sarebbe stato positivo.
“Ci aspettavamo poco – ammette il segretario della Fiom genovese Stefano Bonazzi – ma abbiamo sentito ancora meno. Il prefetto ci ha detto che Cdp ha deliberato una ricapitalizzazione da 36 milioni di euro, ma si tratta in realtà di una vecchia ricapitalizzazione dove doveva essere deliberata un’ultima tranche, mentre sul futuro non ci è stato al momento detto assolutamente nulla”.
Per domani mattina i sindacati hanno convocato un’assemblea per riferire dell’incontro di oggi e “insieme decideremo le forme e le modalità di lotta”, spiega il segretario della Fiom. L’appuntamento è alle portineria centrale alle 8:15: a seguire sciopero e corteo.
“L’incontro è andato malissimo – rincara il coordinatore dell’rsu di Ansaldo Energia Federico Grondona – perché siccome la liquidità minima di Aen è al momento sotto di 36 milioni, Cassa depositi e prestiti ha fatto sapere che ci metterà solo quelli, che in pratica sono gli stipendi ma si tratta fra l’altro di soldi che erano dovuti fin dalla ricapitalizzazione del 2019. E fra l’altro sarebbero stati 50 milioni e non 36″.
I sindacati si aspettavano “almeno una lettera di impegno da parte di Cdp che sancisse la strategicità di Ansaldo energia e la volontà di ricapitalizzare nel breve periodo, invece niente di tutto questo. Per questo domani saremo in piazza e sarà lotta dura“.
Se la linea di Fiom e Fim è compatta, un po’ di polemica intersindacale la solleva la Uilm: “La Uilm non si aspettava grandi cose in assenza di un governo, nonostante ciò abbiamo ricevuto alcune rassicurazioni che si traducono in 50 milioni per appianare debiti (36 milioni per la liquidità aziendale). Cassa depositi e prestiti non lascerà sola Ansaldo Energia perché è un asset strategico".
”Non mi aspettavo nessuna soluzione immediata, sarebbe sciocco senza un governo in carica, ma ci è stato comunicato dal Prefetto l’impegno di Cassa e depositi e prestiti sulla ricapitalizzazione non appena ci sarà l’azionista di riferimento – spiega Antonio Apa, Coordinatore regionale Uilm – Occorre un governo perché la vertenza Ansaldo deve assumere una dimensione nazionale. E poi, vorrei smontare una bufala: non è vero che i lavoratori non percepiranno stipendio a fine ottobre. I nostri problemi si chiamano carenza di ordini, avere un piano industriale credibile e un’ organizzazione del lavoro che fa acqua da tutte le parti”.
Domani la Uilm parteciperà all’assemblea indetta per i lavoratori, in quella sede lascerà libera scelta ai lavoratori di aderire o meno allo sciopero. “La Uilm non si fa dettare la linea da nessuno: vogliamo un incontro appena possibile con Cassa depositi e prestiti e il ministero sviluppo economico. Poi ci sarà la battaglia per la salvaguardia industriale e occupazionale“, chiude Apa.
“Il governo deve intervenire in tempi molto brevi. Stiamo parlando di un’eccellenza dell’industria non solo ligure ma anche italiana che deve essere valorizzata sempre più nell’ottica della transizione ecologica” dichiarano il Consigliere Armando Sanna e il Senatore Lorenzo Basso che domani parteciperanno al nuovo sciopero indetto dai sindacati.
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22/09/2022
Ansaldo Energia, lavoratori in assemblea e poi in corteo
Genova. È arrivato sotto la Prefettura il corteo dei lavoratori di Ansaldo Energia partito stamattina al termine di un’assemblea che ha fatto il punto su una situazione definita disastrosa dall’RSU. Un migliaio sono scesi in piazza per chiedere un impegno concreto dell’esecutivo che attraverso il MEF è azionista di maggioranza dell’azienda:
“Chiederemo al Prefetto di uscire con un documento in cui si impegna con il governo a risolvere la situazione” spiega Federico Grondona, RSU FIOM. E alla domanda se le elezioni e i tempi tecnici per formare il nuovo governo non possono causare un rallentamento della vertenza risponde: “Ci risulta che in Italia un governo al momento ci sia, così come esiste Cassa Depositi e Prestiti ed entrambi devono fare delle scelte in tempi brevi”.
Il nodo secondo sindacati e lavoratori sta oltre che nella ricapitalizzazione, nello sblocco di alcune commesse per la riconversione a gas di altrettante centrali a carbone. A breve il prefetto Renato Franceschelli riceverà una delegazione di lavoratori.
Via Roma è chiusa al momento.
Grondona ha definito la situazione “disastrosa sia dal punto di vista finanziario sia soprattutto dei carichi di lavoro”. Il problema, spiega Grondona, è che “l’azienda non riesce a prendere il lavoro e sarà un bagno di sangue senza commesse per il 2023. Il governo deve intervenire, non pagheremo noi il conto”.
Per l’RSU “il management si deve svegliare e andare a prendere commesse in giro per il mondo”. L’evoluzione, in caso contrario, sarà inevitabilmente la cassa integrazione: “Non credo che ci tengano lì a giocare a carte. Andremo dal prefetto a dire che il governo deve intervenire in tempi molto brevi, ossia ricapitalizzare e sbloccare quelle commesse con Enel o con Terna che sono state bloccate per politica energetica. La situazione è molto brutta anche per il contesto internazionale, ma noi lotteremo sino alla fine”.
“Non permetteremo che siano i lavoratori l’agnello sacrificale di scelte politiche e di strategie aziendali sbagliate” ha scritto in una nota l’RSU dopo l’incontro di ieri in Confindustria.
Il primo vero incontro “franco”, così l’ha definito la FIOM genovese, ha fatto emergere numeri sconfortanti: zero commesse e 200 mila ore di scarico di lavoro previste che potranno quindi coinvolgere fino a un terzo dei lavoratori dello stabilimento. “Si tratta di numeri pesanti − ha commentato il segretario della FIOM genovese Stefano Bonazzi − e sono quelli previsti fino a marzo. Poi, se non arriveranno commesse, saranno destinati a peggiorare”.
Le scelte di cui ha parlato l’RSU sono una combinazione letale. Ansaldo Energia, lo ha confermato il management, aveva già firmato con Enel tre importanti commesse: le centrali a carbone di Brindisi, Civitavecchia e La Casella da riconvertire a gas. Commesse “poi fermate dal governo per scelte di politica energetica a cui bisogna aggiungere le commesse firmate (linea generatori) per il mercato russo poi stoppate dal governo per le sanzioni” sottolinea a sua volta l’RSU.
Nessuna novità neppure sulla ricapitalizzazione da parte di Cassa Depositi e Prestiti. Per questo è intenzione di sindacati e RSU chiedere al governo “in quanto azionista di impegnarsi in scelte di politica industriale che facciano ripartire il mercato di Ansaldo Energia” spiega ancora il segretario della Fiom.
Sono questi i temi che vengono affrontati questa mattina. Al corteo si sono unite rappresentanze di lavoratori delle altre aziende industriali genovesi. In tutto in piazza ci sono circa mille lavoratori.
Fonte
“Chiederemo al Prefetto di uscire con un documento in cui si impegna con il governo a risolvere la situazione” spiega Federico Grondona, RSU FIOM. E alla domanda se le elezioni e i tempi tecnici per formare il nuovo governo non possono causare un rallentamento della vertenza risponde: “Ci risulta che in Italia un governo al momento ci sia, così come esiste Cassa Depositi e Prestiti ed entrambi devono fare delle scelte in tempi brevi”.
Il nodo secondo sindacati e lavoratori sta oltre che nella ricapitalizzazione, nello sblocco di alcune commesse per la riconversione a gas di altrettante centrali a carbone. A breve il prefetto Renato Franceschelli riceverà una delegazione di lavoratori.
Via Roma è chiusa al momento.
Grondona ha definito la situazione “disastrosa sia dal punto di vista finanziario sia soprattutto dei carichi di lavoro”. Il problema, spiega Grondona, è che “l’azienda non riesce a prendere il lavoro e sarà un bagno di sangue senza commesse per il 2023. Il governo deve intervenire, non pagheremo noi il conto”.
Per l’RSU “il management si deve svegliare e andare a prendere commesse in giro per il mondo”. L’evoluzione, in caso contrario, sarà inevitabilmente la cassa integrazione: “Non credo che ci tengano lì a giocare a carte. Andremo dal prefetto a dire che il governo deve intervenire in tempi molto brevi, ossia ricapitalizzare e sbloccare quelle commesse con Enel o con Terna che sono state bloccate per politica energetica. La situazione è molto brutta anche per il contesto internazionale, ma noi lotteremo sino alla fine”.
“Non permetteremo che siano i lavoratori l’agnello sacrificale di scelte politiche e di strategie aziendali sbagliate” ha scritto in una nota l’RSU dopo l’incontro di ieri in Confindustria.
Il primo vero incontro “franco”, così l’ha definito la FIOM genovese, ha fatto emergere numeri sconfortanti: zero commesse e 200 mila ore di scarico di lavoro previste che potranno quindi coinvolgere fino a un terzo dei lavoratori dello stabilimento. “Si tratta di numeri pesanti − ha commentato il segretario della FIOM genovese Stefano Bonazzi − e sono quelli previsti fino a marzo. Poi, se non arriveranno commesse, saranno destinati a peggiorare”.
Le scelte di cui ha parlato l’RSU sono una combinazione letale. Ansaldo Energia, lo ha confermato il management, aveva già firmato con Enel tre importanti commesse: le centrali a carbone di Brindisi, Civitavecchia e La Casella da riconvertire a gas. Commesse “poi fermate dal governo per scelte di politica energetica a cui bisogna aggiungere le commesse firmate (linea generatori) per il mercato russo poi stoppate dal governo per le sanzioni” sottolinea a sua volta l’RSU.
Nessuna novità neppure sulla ricapitalizzazione da parte di Cassa Depositi e Prestiti. Per questo è intenzione di sindacati e RSU chiedere al governo “in quanto azionista di impegnarsi in scelte di politica industriale che facciano ripartire il mercato di Ansaldo Energia” spiega ancora il segretario della Fiom.
Sono questi i temi che vengono affrontati questa mattina. Al corteo si sono unite rappresentanze di lavoratori delle altre aziende industriali genovesi. In tutto in piazza ci sono circa mille lavoratori.
Fonte
12/02/2013
Arrestato Giuseppe Orsi, presidente di Finmeccanica
Il Presidente di
Finmeccanica Giuseppe Orsi è stato arrestato. L'ordinanza è stata
firmata dal Gip di Busto Arsizio ed eseguita dai Carabinieri. Ai
domiciliari invece l'amministratore delegato di Agusta Westland Bruno Spagnolini.
L'inchiesta sembrava riguardare una serie di tangenti pagate per "agevolare" affari in Svizzera e Brasile. Poi le precisazioni nelle accuse. Le autorità di polizia elvetica starebbe anche eseguendo due arresti a Lugano. Si tratta dei due intermediari dell'affare Finmeccanica con il governo indiano, Guido Haschke e il suo socio Carlo Gerosa. Al centro delle indagini c'è la vendita di 12 elicotteri AgustaWestland al governo indiano.
E' l'ennesimo colpo durissimo contro un altro pilastro dell'industria italiana - particolarmente delicato, in quanto è il cuore della produzione bellica nazionale - abbandonato a suo tempo in mano a personaggi che hanno avuto occhio più per gli interessi personali e la fedeltà politica (alla destra berlusconiana e leghista) che non all'integrità di un gruppo ai vertici dell'"innovazione tecnologica".
Già nei giorni scorsi si era avuto forte sentore di imminenti sviluppi, anche perché una vicenda di questa importanza entra direttamente nella campagna elettorale.
In un post pubblicato sul suo sito, il candidato premier di Rivoluzione civile, Antonio Ingroia, aveva in qualche misura anticipato che la vicenda di Finmeccanica (impresa pubblica, ma in mano alla destra) era l'equivalente di MontePaschi (banca privatizzata, con forte presenza del Pd, oltre che del Pdl, dell'Opus Dei e della massoneria):
"Finmeccanica, la più grande azienda industriale italiana pubblica, rischia di diventare un nuovo caso MPS. La vicenda è semplice: l'Amministratore delegato, Giuseppe Orsi, è sotto inchiesta per vicende gravissime nell'esercizio delle sue funzioni. La società è indebitata e vuole disfarsi delle attività civili (treni, energia, segnalamento e sistemi di trasporto)". "L'Amministratore delegato ha più volte comunicato al mercato la volontà di incassare 1 miliardo di euro per ridurre le perdite, vendendo i gioielli di famiglia. In questi giorni sta accelerando la vendita di Ansaldo Energia privando così l' Italia di un patrimonio tecnologico e produttivo. Ci chiediamo perché l' Ad di Finmeccanica voglia vendere a tutti i costi prima delle elezioni?
Perché insiste nel vendere al maggiore concorrente tedesco con drammatiche conseguenze su Genova e sull'Italia? Perché non esiste un bando internazionale di gara con criteri trasparenti sul piano industriale, occupazionale, di ricerca, innovazione produttiva e potenziamento sui mercati del marchio Ansaldo? Ci chiediamo ancora quali rapporti vi siano tra l' Amministratore delegato e la Siemens.
Speriamo che la magistratura e la Corte dei Conti, già informata, intervengano in tempo e non quando i buoi saranno fuori dalla stalla. Qui c'è in gioco il futuro industriale e l'autonomia italiana. Per questo, chiediamo a Monti di fare almeno una cosa buona e cioè fermare la svendita di un'impresa che ha generato e sta generando enormi profitti, creata in cinquant'anni dal saper fare degli ingegneri, dei lavoratori e dei ricercatori italiani".
Come si è visto, la "cosa buona" non è stata fatta da Monti, ma dalla magistratura. L'azienda è di fatto in questo momento "decapitata" nel management - che andrà ovviamente e prontamente sostituito - e quindi la vendita del ramo civile alla Siemens è praticamente annullata.
Le tappe delle inchieste che hanno portato agli arresti nella cronologia che riprendiamo da La Stampa:
28 maggio 2010
Quasi due anni fa si comincia a parlare di un'indagine che riguarda Finmeccanica e il suo presunto utilizzo di fondi neri per agevolare alcune commesse o riciclare denaro. L'indagine è in carico alla procura di Roma, e parte dalla cosiddetta inchiesta "Broker", il caso di riciclaggio per il quale furono arrestati, tra gli altri, l'allora senatore Pdl Nicola Di Girolamo e l'ex ad di Fastweb Silvio Scaglia. L'inchiesta gira attorno al ruolo di Gennaro Mokbel, un imprenditore romano - sostenitore di Di Girolamo - che avrebbe fatto da anello di congiunzione tra la 'ndrangheta e le società di telecomunicazioni. L'ipotesi di reato consisterebbe nell'aver occultato all'estero ingenti quantità di denaro, da utilizzare come tangenti allo scopo di ottenere commesse e appalti. Questi soldi sarebbero stati accantonati grazie ad alcune società fantasma, una di queste intestata alla moglie dello stesso Guarguaglini.
Nella serata del 28 maggio, la procura di Roma smentisce che le indagini su Gennaro Mokbel abbiano coinvolto società del gruppo Finmeccanica, il suo presidente Pierfrancesco Guarguaglini o la moglie Marina Grossi. «Le attività rogatoriali [...] a Singapore e Hong Kong sono state svolte nell'ambito del procedimento [...] nei confronti di Mokbel Gennaro e di alcuni degli altri indagati nello stesso procedimento (su Fastweb e Telekom Sparkle, ndr) e non hanno avuto ad oggetto il gruppo Finmccanica».
8 luglio 2010
I carabinieri del Ros arrestano Lorenzo Cola, 44 anni, nella veste di consulente di Finmeccanica, con l'accusa di concorso in riciclaggio aggravato. Al manager, consulente personale del presidente e amministratore delegato di Finmeccanica, Pierfrancesco Guarguaglini, e della moglie e amministratore delegato di Selex, Marina Grossi, la procura contesta il riciclaggio di sette milioni e mezzo di euro versati dal gruppo di Gennaro Mokbel (coinvolto nella megafrode da due miliardi di euro Fastweb e Telecom Italia Sparkle) per l'acquisto del 51 per cento della società Digint srl.
26 novembre 2010
La Guardia di Finanza e i Carabinieri del Ros eseguono alcune perquisizioni in aziende legate a Finmeccanica e nella sede di via Salaria all'Enav. Nel mirino del procuratore aggiunto di Roma, Giancarlo Capaldo e del pm Paolo Ielo, i bilanci di alcune società e il sistema degli appalti per accertare la sussistenza di episodi di corruzione e di frode fiscale. Nell'inchiesta sono state notificate una decina di comunicazioni giudiziarie. Tra queste persone raggiunte dal provvedimento il presidente dell'Enav, Luigi Martini, l'amministratore delegato Guido Pugliesi e Marina Grassi (moglie del presidente della Finmeccanica Pierfrancesco Guarguaglini) presidente di Selex, una delle società collegate all'Enav. L'inchiesta sull'Enav si intreccia anche con quella su Finmeccanica, indagine questa che verte su una presunta attività di riciclaggio che ruota attorno all'acquisizione della società Digint da parte di Gennaro Mokbel. In particolare su Enav la Procura di Roma ha aperto due fascicoli ed entrambi configurano l'ipotesi di falso in bilancio.
21 luglio 2011
Pier Francesco Guarguaglini è ufficialmente indagato per frode fiscale e false fatturazioni. Dopo un anno di lavoro istruttorio, l'inchiesta della Procura di Roma sui fondi neri di Finmeccanica travolge con un'ipotesi di reato il suo presidente, il manager che ha sin qui posato da sopravvissuto alla tempesta giudiziaria che ha investito la holding. E che, il 4 aprile 2011, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha confermato al vertice del colosso degli armamenti.
Novembre 2011
Nell'inchiesta sui fondi utilizzati illegalmente - secondo l'accusa - dalla società Enav è stato arrestato (ai domiciliari) l'amministratore delegato Guido Pugliesi e altri dirigenti dell'azienda.
Maggio 2011
Giuseppe Orsi è nominato Amministratore Delegato di Finmeccanica Spa, carica a cui si aggiunge quella di Presidente da dicembre 2011 con le dimissioni di Guarguaglini coinvolto dallo scandalo su presunti appalti e fondi neri.
Dicembre 2011
Pier Francesco Guarguaglini, indagato dalla Procura di Roma per frode fiscale e false fatturazioni per operazioni inesistenti, nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti assegnati dall'Enav a Selec, viene rimosso dalla presidenza e dal CdA il primo dicembre 2011 con una buona uscita di 4 milioni di euro.
16 aprile 2012
Dopo la chiusura indagini per un presunto giro di false fatture, l'ex ad di Selex Marina Grossi, moglie dell'ex presidente di Finmeccanica Pierfrancesco Guarguaglini, rischia un'altra richiesta di rinvio a giudizio, nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti Enav. E con lei altre cinque persone oltre a tre società, queste ultime come soggetti giuridici. I pm romani hanno chiuso anche il filone relativo alla corruzione di un membro del cda di Enav, Ilario Floresta, e notificato a tutti gli indagati l'avviso di chiusura indagini, l'atto, cioè che anticipa la richiesta di processo. Sotto processo, oltre a Grossi e Floresta, rischiano di finire anche vecchie conoscenze degli inquirenti: Tommaso Di Lernia, titolare della Print Sistem, Marco Iannilli, commercialista, Lorenzo Cola, ex consulente esterno di Finmeccanica e titolare della "Arc Trade", Manlio Fiore, ex direttore commerciale di Selex, e le società Selex, Arc Trade e Print Sistem. A tutti, per fatti avvenuti tra il 2009 ed il 2010, è contestato il concorso in corruzione. Quello chiuso dai pm è il secondo filone di indagine dell'ampia inchiesta sugli appalti Enav.
23 aprile 2012
Alcuni documenti di una società fiduciaria svizzera di Finmeccanica proverebbero l'esistenza di un sistema di tangenti per ottenere commesse e per finanziare la politica italiana, che potrebbe aver coinvolto anche la Lega Nord. Si parla di almeno 10 milioni di euro che secondo Lorenzo Borgogni, ex capo delle relazioni istituzionali di Finmeccanica e ora testimone nell'inchiesta, sarebbero stati anche "utilizzati per soddisfare le esigenze dei partiti e in particolare quelle del Carroccio".
24 aprile 2012
Indagato il presidente e l'amministratore delegato di Finmeccanica Orsi.
Fonte
L'inchiesta sembrava riguardare una serie di tangenti pagate per "agevolare" affari in Svizzera e Brasile. Poi le precisazioni nelle accuse. Le autorità di polizia elvetica starebbe anche eseguendo due arresti a Lugano. Si tratta dei due intermediari dell'affare Finmeccanica con il governo indiano, Guido Haschke e il suo socio Carlo Gerosa. Al centro delle indagini c'è la vendita di 12 elicotteri AgustaWestland al governo indiano.
E' l'ennesimo colpo durissimo contro un altro pilastro dell'industria italiana - particolarmente delicato, in quanto è il cuore della produzione bellica nazionale - abbandonato a suo tempo in mano a personaggi che hanno avuto occhio più per gli interessi personali e la fedeltà politica (alla destra berlusconiana e leghista) che non all'integrità di un gruppo ai vertici dell'"innovazione tecnologica".
Già nei giorni scorsi si era avuto forte sentore di imminenti sviluppi, anche perché una vicenda di questa importanza entra direttamente nella campagna elettorale.
In un post pubblicato sul suo sito, il candidato premier di Rivoluzione civile, Antonio Ingroia, aveva in qualche misura anticipato che la vicenda di Finmeccanica (impresa pubblica, ma in mano alla destra) era l'equivalente di MontePaschi (banca privatizzata, con forte presenza del Pd, oltre che del Pdl, dell'Opus Dei e della massoneria):
"Finmeccanica, la più grande azienda industriale italiana pubblica, rischia di diventare un nuovo caso MPS. La vicenda è semplice: l'Amministratore delegato, Giuseppe Orsi, è sotto inchiesta per vicende gravissime nell'esercizio delle sue funzioni. La società è indebitata e vuole disfarsi delle attività civili (treni, energia, segnalamento e sistemi di trasporto)". "L'Amministratore delegato ha più volte comunicato al mercato la volontà di incassare 1 miliardo di euro per ridurre le perdite, vendendo i gioielli di famiglia. In questi giorni sta accelerando la vendita di Ansaldo Energia privando così l' Italia di un patrimonio tecnologico e produttivo. Ci chiediamo perché l' Ad di Finmeccanica voglia vendere a tutti i costi prima delle elezioni?
Perché insiste nel vendere al maggiore concorrente tedesco con drammatiche conseguenze su Genova e sull'Italia? Perché non esiste un bando internazionale di gara con criteri trasparenti sul piano industriale, occupazionale, di ricerca, innovazione produttiva e potenziamento sui mercati del marchio Ansaldo? Ci chiediamo ancora quali rapporti vi siano tra l' Amministratore delegato e la Siemens.
Speriamo che la magistratura e la Corte dei Conti, già informata, intervengano in tempo e non quando i buoi saranno fuori dalla stalla. Qui c'è in gioco il futuro industriale e l'autonomia italiana. Per questo, chiediamo a Monti di fare almeno una cosa buona e cioè fermare la svendita di un'impresa che ha generato e sta generando enormi profitti, creata in cinquant'anni dal saper fare degli ingegneri, dei lavoratori e dei ricercatori italiani".
Come si è visto, la "cosa buona" non è stata fatta da Monti, ma dalla magistratura. L'azienda è di fatto in questo momento "decapitata" nel management - che andrà ovviamente e prontamente sostituito - e quindi la vendita del ramo civile alla Siemens è praticamente annullata.
Le tappe delle inchieste che hanno portato agli arresti nella cronologia che riprendiamo da La Stampa:
28 maggio 2010
Quasi due anni fa si comincia a parlare di un'indagine che riguarda Finmeccanica e il suo presunto utilizzo di fondi neri per agevolare alcune commesse o riciclare denaro. L'indagine è in carico alla procura di Roma, e parte dalla cosiddetta inchiesta "Broker", il caso di riciclaggio per il quale furono arrestati, tra gli altri, l'allora senatore Pdl Nicola Di Girolamo e l'ex ad di Fastweb Silvio Scaglia. L'inchiesta gira attorno al ruolo di Gennaro Mokbel, un imprenditore romano - sostenitore di Di Girolamo - che avrebbe fatto da anello di congiunzione tra la 'ndrangheta e le società di telecomunicazioni. L'ipotesi di reato consisterebbe nell'aver occultato all'estero ingenti quantità di denaro, da utilizzare come tangenti allo scopo di ottenere commesse e appalti. Questi soldi sarebbero stati accantonati grazie ad alcune società fantasma, una di queste intestata alla moglie dello stesso Guarguaglini.
Nella serata del 28 maggio, la procura di Roma smentisce che le indagini su Gennaro Mokbel abbiano coinvolto società del gruppo Finmeccanica, il suo presidente Pierfrancesco Guarguaglini o la moglie Marina Grossi. «Le attività rogatoriali [...] a Singapore e Hong Kong sono state svolte nell'ambito del procedimento [...] nei confronti di Mokbel Gennaro e di alcuni degli altri indagati nello stesso procedimento (su Fastweb e Telekom Sparkle, ndr) e non hanno avuto ad oggetto il gruppo Finmccanica».
8 luglio 2010
I carabinieri del Ros arrestano Lorenzo Cola, 44 anni, nella veste di consulente di Finmeccanica, con l'accusa di concorso in riciclaggio aggravato. Al manager, consulente personale del presidente e amministratore delegato di Finmeccanica, Pierfrancesco Guarguaglini, e della moglie e amministratore delegato di Selex, Marina Grossi, la procura contesta il riciclaggio di sette milioni e mezzo di euro versati dal gruppo di Gennaro Mokbel (coinvolto nella megafrode da due miliardi di euro Fastweb e Telecom Italia Sparkle) per l'acquisto del 51 per cento della società Digint srl.
26 novembre 2010
La Guardia di Finanza e i Carabinieri del Ros eseguono alcune perquisizioni in aziende legate a Finmeccanica e nella sede di via Salaria all'Enav. Nel mirino del procuratore aggiunto di Roma, Giancarlo Capaldo e del pm Paolo Ielo, i bilanci di alcune società e il sistema degli appalti per accertare la sussistenza di episodi di corruzione e di frode fiscale. Nell'inchiesta sono state notificate una decina di comunicazioni giudiziarie. Tra queste persone raggiunte dal provvedimento il presidente dell'Enav, Luigi Martini, l'amministratore delegato Guido Pugliesi e Marina Grassi (moglie del presidente della Finmeccanica Pierfrancesco Guarguaglini) presidente di Selex, una delle società collegate all'Enav. L'inchiesta sull'Enav si intreccia anche con quella su Finmeccanica, indagine questa che verte su una presunta attività di riciclaggio che ruota attorno all'acquisizione della società Digint da parte di Gennaro Mokbel. In particolare su Enav la Procura di Roma ha aperto due fascicoli ed entrambi configurano l'ipotesi di falso in bilancio.
21 luglio 2011
Pier Francesco Guarguaglini è ufficialmente indagato per frode fiscale e false fatturazioni. Dopo un anno di lavoro istruttorio, l'inchiesta della Procura di Roma sui fondi neri di Finmeccanica travolge con un'ipotesi di reato il suo presidente, il manager che ha sin qui posato da sopravvissuto alla tempesta giudiziaria che ha investito la holding. E che, il 4 aprile 2011, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha confermato al vertice del colosso degli armamenti.
Novembre 2011
Nell'inchiesta sui fondi utilizzati illegalmente - secondo l'accusa - dalla società Enav è stato arrestato (ai domiciliari) l'amministratore delegato Guido Pugliesi e altri dirigenti dell'azienda.
Maggio 2011
Giuseppe Orsi è nominato Amministratore Delegato di Finmeccanica Spa, carica a cui si aggiunge quella di Presidente da dicembre 2011 con le dimissioni di Guarguaglini coinvolto dallo scandalo su presunti appalti e fondi neri.
Dicembre 2011
Pier Francesco Guarguaglini, indagato dalla Procura di Roma per frode fiscale e false fatturazioni per operazioni inesistenti, nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti assegnati dall'Enav a Selec, viene rimosso dalla presidenza e dal CdA il primo dicembre 2011 con una buona uscita di 4 milioni di euro.
16 aprile 2012
Dopo la chiusura indagini per un presunto giro di false fatture, l'ex ad di Selex Marina Grossi, moglie dell'ex presidente di Finmeccanica Pierfrancesco Guarguaglini, rischia un'altra richiesta di rinvio a giudizio, nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti Enav. E con lei altre cinque persone oltre a tre società, queste ultime come soggetti giuridici. I pm romani hanno chiuso anche il filone relativo alla corruzione di un membro del cda di Enav, Ilario Floresta, e notificato a tutti gli indagati l'avviso di chiusura indagini, l'atto, cioè che anticipa la richiesta di processo. Sotto processo, oltre a Grossi e Floresta, rischiano di finire anche vecchie conoscenze degli inquirenti: Tommaso Di Lernia, titolare della Print Sistem, Marco Iannilli, commercialista, Lorenzo Cola, ex consulente esterno di Finmeccanica e titolare della "Arc Trade", Manlio Fiore, ex direttore commerciale di Selex, e le società Selex, Arc Trade e Print Sistem. A tutti, per fatti avvenuti tra il 2009 ed il 2010, è contestato il concorso in corruzione. Quello chiuso dai pm è il secondo filone di indagine dell'ampia inchiesta sugli appalti Enav.
23 aprile 2012
Alcuni documenti di una società fiduciaria svizzera di Finmeccanica proverebbero l'esistenza di un sistema di tangenti per ottenere commesse e per finanziare la politica italiana, che potrebbe aver coinvolto anche la Lega Nord. Si parla di almeno 10 milioni di euro che secondo Lorenzo Borgogni, ex capo delle relazioni istituzionali di Finmeccanica e ora testimone nell'inchiesta, sarebbero stati anche "utilizzati per soddisfare le esigenze dei partiti e in particolare quelle del Carroccio".
24 aprile 2012
Indagato il presidente e l'amministratore delegato di Finmeccanica Orsi.
Fonte
22/11/2011
Peggio di Tangentopoli
Si allarga lo scandalo che ha colpito l'Enav. L'inchiesta, che ha portato all'arresto dell'a.d. Guido Pugliesi, rischia di travolgere anche Finmeccanica. Posizione critica per il Presidente Guarguaglini e per la moglie Marina Grossi (a.d. di Selex Sistemi Integrati), entrambi indagati, che potrebbero esser costretti a lasciare i rispettivi incarichi.
Cosa ne pensa del caso Enav?
"La vicenda Enav è in pieno svolgimento e secondo me dobbiamo tenerci pronti per sviluppi anche clamorosi, perché a questo punto pare, almeno da quello che riferisce Borgogni, che siano coinvolti politici di sinistra, centro e destra.
Bisogna tenere presente che la vicenda Enav è uno sviluppo del filone su cui indaga la procura di Napoli da tanto tempo, per il quale era stato chiesto l'arresto di Milanese, quindi da Finmeccanica poi si arriva alla controllata Enav. Da quello che sembra di capire, dovrebbe essere un'inchiesta esplosiva, forse da Tangentopoli in poi arriviamo veramente al nodo della corruzione complessiva.
I politici tirati in ballo non sono più gente di seconda fila, ma si parla di La Russa, Giovanardi, Letta, Romani . Sono nomi di primo piano, ex Ministri, gente collocata ai vertici della politica e quindi a questo punto forse siamo davanti veramente al nodo della corruzione post Tangentopoli."
La corruzione è il male più grave del nostro Paese?
"Sicuramente, insieme all'evasione è il male che tiene al collo l'economia italiana. Debellarla mi sembra piuttosto complicato, le inchieste giudiziarie non bastano perché come vediamo nasce un'inchiesta relativa a una vicenda, e poi se ne scoprono altre 20 di corruzione. Ci vuole una riforma complessiva del paese, non può essere strettamente affidata a questo governo di tecnici, è la famosa questione morale che ritorna ciclicamente. Abbiamo vissuto la vicenda Penati che è ancora peraltro in corso e fa tremare i polsi perché a questo punto non ci sono più i buoni e i cattivi a livello politico, diciamo che tutto diventa una melma nella quale è difficile mettere le mani.
Come si risolvono in Italia la corruzione e la questione dell'evasione fiscale? Da una parte ci sono i magistrati che lavorano, ma secondo me avranno molto, molto da fare ancora in futuro su questo aspetto, dall'altra ci vuole una politica che intervenga direttamente, ma non com'è stato fatto finora: quello che è emerso a livello di evasione è sempre pochissimo, se pensiamo che l'evasione ha toccato il 30% nel nostro paese, vuole dire che su 10 di noi 7 pagano le tasse e sono in genere lavoratori dipendenti, e gli altri no."
La crisi ha aiutato la corruzione?
"Indubbiamente la crisi incide molto, perché aumenta la corruzione e rimescola le carte della politica. Ci vorrebbe un uomo nuovo, un politico però fuori dai giochi e mi sembra che è difficile vederne, mi viene in mente soltanto Vendola perché è l'unico che è fuori in questo momento dai giochi parlamentari, ma per il resto se aspettiamo che la politica si autoriformi e i politici si autoriformino possiamo aspettare secoli, e non ci possiamo affidare soltanto alla Magistratura. Purtroppo l'abbiamo visto, lì è stato un colpo di maglio alla corruzione, ma nel giro di pochissimi anni la corruzione è ricominciata a livelli addirittura superiori. Tangentopoli è stata soprattutto una questione di finanziamento ai partiti, qui andiamo oltre, qui probabilmente ci sono anche arricchimenti personali. Perfino la Lega che si faceva vanto di essere un partito con le mani pulite, quello che voleva far fuori i corrotti, ha votato contro l'arresto di Milanese, quindi di fatto purtroppo sono tutti implicati."
C'è differenza fra corruzione politica e corruzione mafiosa?
"Sono fenomeni comunque distinti. Forse a un livello minimale, di Comuni, di Regioni, può esserci una relazione, ma a livello nazionale non abbiamo ancora politici armati, non abbiamo la violenza soprattutto. Il sistema dei favori però è lo stesso, faccio un favore a te, tu ne fai a me e soprattutto in questa storia della corruzione c'è la vecchia storia degli enti di Stato, quella che era la maxi tangente Enimont, la prima che mi viene in mente, oggi è la tangente Finmeccanica. Quest'ultima non è più un'azienda di Stato, è semplicemente un collettore di tangenti, di favori, di posti in Consiglio di Amministrazione, di presidenze, di amministratori delegati. La differenza sostanzialmente è questa, la politica pur sviluppando la stessa corruzione della criminalità, riesce, nonostante questo, a mantenere ancora la faccia pulita, sono tutti quanti eletti, anche se eletti con un sistema un po' balordo senza le preferenze, ma sono rappresentanti del popolo."
Fonte
Scommettiamo che queste vicende diverranno un valido incentivo per mettere all'asta Finmeccanica?
Tanto chi doveva pappare ha pappato, le briciole si lasciano ai lavoratori, meglio se operai (vedi Ansaldo Energia).
Cosa ne pensa del caso Enav?
"La vicenda Enav è in pieno svolgimento e secondo me dobbiamo tenerci pronti per sviluppi anche clamorosi, perché a questo punto pare, almeno da quello che riferisce Borgogni, che siano coinvolti politici di sinistra, centro e destra.
Bisogna tenere presente che la vicenda Enav è uno sviluppo del filone su cui indaga la procura di Napoli da tanto tempo, per il quale era stato chiesto l'arresto di Milanese, quindi da Finmeccanica poi si arriva alla controllata Enav. Da quello che sembra di capire, dovrebbe essere un'inchiesta esplosiva, forse da Tangentopoli in poi arriviamo veramente al nodo della corruzione complessiva.
I politici tirati in ballo non sono più gente di seconda fila, ma si parla di La Russa, Giovanardi, Letta, Romani . Sono nomi di primo piano, ex Ministri, gente collocata ai vertici della politica e quindi a questo punto forse siamo davanti veramente al nodo della corruzione post Tangentopoli."
La corruzione è il male più grave del nostro Paese?
"Sicuramente, insieme all'evasione è il male che tiene al collo l'economia italiana. Debellarla mi sembra piuttosto complicato, le inchieste giudiziarie non bastano perché come vediamo nasce un'inchiesta relativa a una vicenda, e poi se ne scoprono altre 20 di corruzione. Ci vuole una riforma complessiva del paese, non può essere strettamente affidata a questo governo di tecnici, è la famosa questione morale che ritorna ciclicamente. Abbiamo vissuto la vicenda Penati che è ancora peraltro in corso e fa tremare i polsi perché a questo punto non ci sono più i buoni e i cattivi a livello politico, diciamo che tutto diventa una melma nella quale è difficile mettere le mani.
Come si risolvono in Italia la corruzione e la questione dell'evasione fiscale? Da una parte ci sono i magistrati che lavorano, ma secondo me avranno molto, molto da fare ancora in futuro su questo aspetto, dall'altra ci vuole una politica che intervenga direttamente, ma non com'è stato fatto finora: quello che è emerso a livello di evasione è sempre pochissimo, se pensiamo che l'evasione ha toccato il 30% nel nostro paese, vuole dire che su 10 di noi 7 pagano le tasse e sono in genere lavoratori dipendenti, e gli altri no."
La crisi ha aiutato la corruzione?
"Indubbiamente la crisi incide molto, perché aumenta la corruzione e rimescola le carte della politica. Ci vorrebbe un uomo nuovo, un politico però fuori dai giochi e mi sembra che è difficile vederne, mi viene in mente soltanto Vendola perché è l'unico che è fuori in questo momento dai giochi parlamentari, ma per il resto se aspettiamo che la politica si autoriformi e i politici si autoriformino possiamo aspettare secoli, e non ci possiamo affidare soltanto alla Magistratura. Purtroppo l'abbiamo visto, lì è stato un colpo di maglio alla corruzione, ma nel giro di pochissimi anni la corruzione è ricominciata a livelli addirittura superiori. Tangentopoli è stata soprattutto una questione di finanziamento ai partiti, qui andiamo oltre, qui probabilmente ci sono anche arricchimenti personali. Perfino la Lega che si faceva vanto di essere un partito con le mani pulite, quello che voleva far fuori i corrotti, ha votato contro l'arresto di Milanese, quindi di fatto purtroppo sono tutti implicati."
C'è differenza fra corruzione politica e corruzione mafiosa?
"Sono fenomeni comunque distinti. Forse a un livello minimale, di Comuni, di Regioni, può esserci una relazione, ma a livello nazionale non abbiamo ancora politici armati, non abbiamo la violenza soprattutto. Il sistema dei favori però è lo stesso, faccio un favore a te, tu ne fai a me e soprattutto in questa storia della corruzione c'è la vecchia storia degli enti di Stato, quella che era la maxi tangente Enimont, la prima che mi viene in mente, oggi è la tangente Finmeccanica. Quest'ultima non è più un'azienda di Stato, è semplicemente un collettore di tangenti, di favori, di posti in Consiglio di Amministrazione, di presidenze, di amministratori delegati. La differenza sostanzialmente è questa, la politica pur sviluppando la stessa corruzione della criminalità, riesce, nonostante questo, a mantenere ancora la faccia pulita, sono tutti quanti eletti, anche se eletti con un sistema un po' balordo senza le preferenze, ma sono rappresentanti del popolo."
Fonte
Scommettiamo che queste vicende diverranno un valido incentivo per mettere all'asta Finmeccanica?
Tanto chi doveva pappare ha pappato, le briciole si lasciano ai lavoratori, meglio se operai (vedi Ansaldo Energia).
21/11/2011
Ansaldo Energia ed STS al capolinea?
Questa mattina (18/11) i dipendenti di Ansaldo Energia hanno effettuato due
ore di sciopero. Circa un migliaio di lavoratori hanno sfilato in
corteo, partito dalla sede dell’azienda in corso Perrone e giunto
davanti alla sede di Ansaldo STS, dove sono stati accolti dai delegati
dell’azienda.
I dipendenti del Gruppo Finmeccanica sono preoccupati per le notizie
che si stanno susseguendo in questi giorni e hanno deciso di protestare
per mantenere alta l’attenzione su una realtà produttiva della quale né
la città, né il Paese possono fare a meno. I dipendenti del Gruppo
Finmeccanica settore trasporti (che a Genova coinvolge Ansaldo STS),
effettueranno uno sciopero unitario di 8 ore il giorno venerdì 25
novembre dove a Roma è prevista una manifestazione.
Per Francesco Grondona Segretario Generale Fiom Cgil Genova “Occorre chiarezza sulle prospettive del Gruppo Finmeccanica che a Genova coinvolge 5 mila dipendenti in aziende storiche come Ansaldo Energia, Ansaldo Sts, Elsag Datamat e Selex Communications. La Fiom Cgil non permetterà né svendite né processi industriali che impoveriscano il tessuto produttivo della città facendo al contempo pagare il prezzo ai lavoratori”.
Fonte.
La domanda sorge spontanea, perché paventare la svendita di due eccellenze italiane proprio nel momento in cui il settore dei trasporti e quello dell'energia potrebbero essere protagonisti di un rilancio in pompa magna dell'economia italiana?
Probabilmente chi ha occupato le poltrone di palazzo Chigi lo sa...
Per Francesco Grondona Segretario Generale Fiom Cgil Genova “Occorre chiarezza sulle prospettive del Gruppo Finmeccanica che a Genova coinvolge 5 mila dipendenti in aziende storiche come Ansaldo Energia, Ansaldo Sts, Elsag Datamat e Selex Communications. La Fiom Cgil non permetterà né svendite né processi industriali che impoveriscano il tessuto produttivo della città facendo al contempo pagare il prezzo ai lavoratori”.
Fonte.
La domanda sorge spontanea, perché paventare la svendita di due eccellenze italiane proprio nel momento in cui il settore dei trasporti e quello dell'energia potrebbero essere protagonisti di un rilancio in pompa magna dell'economia italiana?
Probabilmente chi ha occupato le poltrone di palazzo Chigi lo sa...
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