Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
Visualizzazione post con etichetta Selex Elsag. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Selex Elsag. Mostra tutti i post

08/05/2016

Pericolo radar per le popolazioni di dodici centri italiani

Le emissioni elettromagnetiche del radar Fadr (Fixed air defense radar) RAT 31-DL prodotto da Selex Sistemi Integrati (gruppo Leonardo-Finmeccanica), operativo in dodici installazioni dell’Aeronautica militare italiana, è pericoloso per la salute dell’uomo. A denunciarlo in un esposto presentato alla Procura della Repubblica di Macerata, cinque residenti di Potenza Picena, il comune che ospita la 114^ Squadriglia radar remota e uno dei RAT 31-DL dell’Aeronautica militare.

All’esposto è allegato un dossier di oltre 500 pagine comprensivo degli studi sugli effetti biologici dovuti alle esposizioni ai campi elettromagnetici del radar, dei pareri di autorevoli esperti tra cui anche quello del Comitato tecnico che ha operato nell’inchiesta sui radar del poligono sardo di Salto di Quirra, dei documenti “circa l’inadeguatezza dei metodi di calcolo delle emissioni finora adottati dalle istituzioni per la tutela della salute pubblica e le possibili omissioni degli organi di controllo competenti”. In Procura è stato depositato anche il testo della risoluzione adottata da una ventina di studiosi di fama internazionale a conclusione del convegno medico-scientifico dal titolo Radar, radiofrequenze e rischi per la salute, organizzato il 20 aprile 2015 a Potenza Picena dall’ICEMS (International Commission for Electromagnetic Safety) e da alcune associazioni della società civile locali.

“Abbiamo messo in luce diverse scoperte scientifiche riguardanti il radar situato a Potenza Picena”, scrissero allora i docenti universitari e gli esperti partecipanti al convegno (tra essi i professori Massimo Scalia, Henry Lai, Livio Giuliani, Fiorenzo Marinelli, ecc.). “C’è un’alterazione della vitalità cellulare in cellule in coltura esposte al segnale radar in condizioni controllate (in una cella Tem), con l’attivazione dell’apoptosi per esposizioni di breve termine e con l’attivazione del segnale di sopravvivenza per cellule esposte per 48 ore; le cellule messe in coltura nelle case di Potenza Picena sotto il raggio del radar presentano le stesse alterazioni di quelle in vitro; in queste cellule esposte è avvenuta una metilazione del DNA che può essere responsabile del danno genetico sul lungo termine anche per bassi livelli di esposizione; lo studio epidemiologico relative al periodo 1986-1991 mostra un aumento significativo del rischio di tumore (1.6) e di infarto/ictus (1.4)”. In considerazione delle gravi evidenze riscontrate, l’équipe scientifica dell’ICEMS concluse “di sentirsi moralmente impegnata a dichiarare che il radar di Potenza Picena non può essere considerato sicuro per la popolazione e che dovrebbe essere spento o rimosso”.

Di parere diverso, come sempre, le autorità civili e militari locali. Il 27 aprile scorso, infatti, il tavolo di lavoro coordinato dal Prefetto di Macerata e composto da “esperti” nominati dall’Aeronautica militare, dal Comune di Potenza Picena, dall’azienda sanitaria maceratese e da ARPAM (Azienda della Regione Marche per la protezione ambientale) ha presentato un rapporto in cui si sostiene che le emissioni elettromagnetiche del radar di Selex-Finmeccanica sono al di sotto dei limiti di legge previsti e che di conseguenza non sono stati registrati effetti sulla salute delle popolazioni che vivono intorno alla installazione della 114^ Squadriglia Ami. “Da diversi anni controlliamo le emissioni a Potenza Picena: i valori sono nella norma e non ci sono incidenze di mortalità in relazione alle onde emesse dal radar”, ha dichiarato il direttore scientifico dell’ARPAM di Macerata, Gianni Corvatta.

Il radar Fadr RAT 31-DL è entrato in funzione a Potenza Picena il 1° agosto del 2013 ed è collegato operativamente con il Gruppo riporto e controllo difesa aerea di Poggio Renatico (Ferrara) e il 22° Gruppo Radar dell’Aeronautica militare di Licola (Napoli). Gli altri undici impianti Fadr RAT 31-DL sono stati installati presso il Comando per le operazioni aeree di Poggio Renatico, la 112^ Squadriglia Radar Remota di Mortara (Pavia), il centro di telecomunicazioni dell’Aeronautica di Borgo Sabotino (Latina), la 115^ Squadriglia Radar Remota di Capo Mele (Savona), la 121^ Squadriglia di Poggio Ballone (Grosseto), la 131^ Squadriglia di Jacotenente (Foggia), la 132^ Squadriglia di Crotone, il 13° Gruppo Radar di Lame di Concordia (Venezia), la 134^ Squadriglia di Lampedusa, la 136^ Squadriglia  di Otranto, la 137^ Squadriglia di Mezzogregorio (Siracusa) e il 35° GRAM di Marsala-Perino. L’Aeronautica ha nelle proprie disponibilità pure due radar RAT 31 configurati nella versione mobile (DADR - Deployable Air Defence Radar).

“Il sistema Fadr ha eccellenti capacità di scoprire e tracciare i segnali radio a bassa frequenza di aerei e missili, può supportare diverse funzioni come la difesa da missili anti-radiazione e da contromisure elettroniche”, spiegano i manager di Selex-Finmeccanica. “In Italia il Fadr consente di controllare anche la presenza di missili balistici e di comunicare con gli altri punti di controllo nazionali e della NATO”. Le informazioni sulle caratteristiche tecniche e di funzionamento del sistema radar sono quasi tutte coperte da segreto militare. La brochure di Selex ES rivela solo che il Fixed Air Defence Radar opera in banda D e ha una portata sino a 470 km di distanza e 30 km in altezza, una potenza media irradiante di 2,5 kW  e una potenza dell’impulso irradiato di 84 kW. L’antenna opera in una frequenza compresa tra 1,2 e 1,4 GHz (L-band), all’interno dello spettro delle cosiddette “microonde”.

A Borgo Sabotino, dopo l’entrata in funzione del Fadr RAT 31-DL presso il locale centro radar dell’Aeronautica militare, i residenti hanno denunciato l’insorgenza di anomale interferenze che impediscono il buon funzionamento degli strumenti elettronici d’utilizzo quotidiano. Con un’interrogazione parlamentare presentata il 6 febbraio 2014, alcuni senatori del Movimento 5 Stelle (primo firmatario Giuseppe Vacciano, passato poi al Gruppo Misto) hanno chiesto ai ministri della Difesa e della Salute “se siano a conoscenza dei problemi registrati a Borgo Sabotino e del corretto svolgimento degli atti e fatti che abbiano portato all’istallazione di antenne e apparecchiature simili, sia del grado dell’affidabilità di tale procedimento e dell’impianto funzionante per la salute dei cittadini residenti”. La risposta della ministra Roberta Pinotti è del 24 novembre 2014. “Una volta completate le installazioni del nuovo radar, allo scopo di tutelare la salute e la sicurezza dei luoghi di lavoro e degli abitanti delle zone limitrofe, verrà effettuata una campagna di misurazione dei campi elettromagnetici a cura del Centro Interforze Studi e Applicazioni Militari (CISAM), come sempre avviene in caso di installazione di nuovi sistemi radianti (sistemi trasmissivi e radar)”, scrive Pinotti. “Precedenti misurazioni effettuate dal CISAM presso enti in cui è installato il medesimo radar RAT-31DL hanno evidenziato valori di campo elettromagnetici inferiori ai valori di azione previsti per i lavoratori dall’articolo 208 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e, per quanto riguardar la popolazione all’esterno del sedime, inferiore ai valori previsti dalle linee guida della International Commission on Non Ionizing Radiation Protection (ICNIRP)”. Controlli cioè solo dopo l’accensione dei radar e comunque affidati sempre e solo a un centro – il CISAM di San Piero a Grado, Pisa – già Centro per le Applicazioni Militari dell’Energia Nucleare CAMEN – appartenente al Comando logistico della Marina militare.

A partire del dicembre 2014, proprio a Borgo Sabatino la 4^ Brigata Telecomunicazioni e Sistemi per la difesa aerea e l’Assistenza al volo di Borgo Piave (Latina) e l’azienda Selex ES hanno avviato una serie di test per verificare le potenzialità del sistema radar Fadr RAT 31-DL nell’“identificazione e il tracciamento dei detriti spaziali”. Le attività sperimentali sono state effettuate su mandato della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in vista della costituzione di un consorzio per la sorveglianza e monitoraggio dello spazio, nell’ambito dello Space Surveillance and Tracking Framework Programme, il programma finanziato dalla Commissione europea finalizzato alla raccolta e al coordinamento di tutte le informazioni radar e ottiche disponibili fra le nazioni partecipanti per “ridurre il rischio di collisioni fra sistemi orbitali efficienti e satelliti dismessi o i detriti spaziali che costituiscono un pericolo per i numerosi sistemi satellitari e spaziali indispensabili al funzionamento dei servizi strategici (navigazione aerea, telerilevamento, meteorologia, ecc.) e di comunicazione (TV, telefonia, ecc.)”.

Fonte

19/02/2016

Iperdroni, Killer Robot e Super-Umani per le guerre globali del XXI secolo

“Il campo di battaglia del futuro sarà popolato da un numero inferiore di esseri umani. Quelli sul campo di battaglia, però, avranno capacità fisiche e mentali superiori: avranno una migliore percezione dell’ambiente e saranno più forti, intelligenti e potenti. Combatteranno fianco a fianco ai Killer Cacciatori Automatizzati di vario genere”. Così scrivono il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti e l’US Army Research Lab, il laboratorio di ricerca scientifica dell’esercito Usa, nel report Visualizing the Tactical Ground Battlefield in the Year 2050 (pubblicato il 25 luglio 2015) che prefigura le modalità di conduzione della guerra terrestre entro la metà del XXI secolo. Battaglie che saranno combattute da robot assassini e Super-Umani, “macchine da guerra spaventose ed inarrestabili, corazzate e dotate di armi laser…”. Mostruosi non esseri viventi (o quasi) capaci però di distruggere ogni essere vivente, armati di leeches (letteralmente sanguisughe), “velivoli senza pilota che saranno lanciati dall’operatore verso una fonte di energia…”.

La iperdronizzazione delle guerre future è perseguita anche dalla Marina e dall’Aeronautica militare: quest’ultima, in particolare, ha predisposto da anni un cronogramma che fissa il 2048 come l’anno in cui i conflitti saranno automatizzati al 100% e gli ordini di attacco giungeranno da un network di computer e sistemi di intelligenza artificiale, satelliti, terminali di telecomunicazione, velivoli senza pilota e armi nucleari, assolutamente indipendente dal controllo umano. Entro i prossimi cinque anni, l’US Air Force diverrà già la più grande forza da combattimento UAV (unmanned aerial vehicle) del pianeta. Oltre tre miliardi di dollari d’investimenti per dotarsi di ben 17 squadroni di superdroni da dislocare prevalentemente nella basi aeree di Beale (California), Davis-Monthan (Arizona), Pearl Harbor (Honolulu) e Langley Newport (Virginia).

La progettazione e sperimentazione di micidiali sistemi di distruzione di massa e robot killer procede inarrestabile in tutto il mondo, mentre le dottrine strategiche si uniformano allo scopo di estromettere prima possibile i militari in carne ed ossa dalle catene decisionali in tempo di guerra. Le armi letali del tutto automatizzate sono definite in termine tecnico-militare “LAR” (Lethal Autonomous Robotics). “Se utilizzati, i LAR possono avere conseguenze di enorme portata sui valori della società, soprattutto quelli riguardanti la protezione della vita, e sulla stabilità e la sicurezza internazionale”, ha denunciato il Consiglio per i Diritti Umani dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite in un rapporto speciale pubblicato il 9 aprile 2013. “Essi non possono essere programmati per rispettare le leggi umanitarie internazionali e gli standard di protezione della vita previsti dalle norme sui diritti umani. La loro installazione non comporta solo il potenziamento dei tipi di armi usate, ma anche un cambio nell’identità di quelli che li usano. Con i LAR, la distinzione tra armi e combattenti rischia di divenire indistinto”, aggiunge il report Onu. “Raccomandiamo agli Stati membri di stabilire una moratoria nazionale sulla sperimentazione, produzione, assemblaggio, trasferimento, acquisizione, installazione e uso dei Lethal Autonomous Robotics, perlomeno sino a quando non venga concordato a livello internazionale un quadro di riferimento giuridico sul loro futuro”. Ovviamente l’appello non è stato accolto da nessun paese.

I droni-killer protagonisti delle sanguinose incursioni Usa nei principali scacchieri di guerra internazionali sono i “Predator”. Nonostante siano dotati di sofisticatissime tecnologie di telerilevamento, essi non sono in grado di distinguere i “combattenti” nemici dalla popolazione inerme. Dall’autunno del 2012 alcuni di questi droni dell’US Air Force vengono ospitato nella stazione aeronavale siciliana di Sigonella, sulla base di un’autorizzazione top secret del Ministero della difesa italiano. Anche l’Aeronautica militare italiana, prima in tutta Europa, ha acquistato i “Predator” statunitensi; l’1 marzo 2002, nella base aerea di Amendola (Foggia), è stato costituito il 28° Gruppo Ami per condurre le operazioni aeree con i velivoli teleguidati. Il battesimo di fuoco dei droni italiani è avvenuto in Iraq nel gennaio 2005, nell’ambito della missione “Antica Babilonia”. Nel maggio 2007 i Predator sono stati trasferiti pure nella base di Herat, sede del Comando regionale interforze per le operazioni in Afghanistan. Nel corso delle operazioni belliche contro la Libia di Gheddafi della primavera-estate 2011, i velivoli a pilotaggio remoto dell’Aeronautica italiana hanno avuto un ruolo chiave nelle operazioni d’intelligence della coalizione internazionale a guida Usa. Negli ultimi due anni due velivoli-spia sono stati schierati a Gibuti, Corno d’Africa, nell’ambito della missione antipirateria dell’Unione Europea “Atalanta”, mentre nello scalo aereo di Kuwait City sono stati rischierati due droni appositamente riconfigurati per operare con la coalizione internazionale anti-Isis in Iraq e Siria. Sino ad oggi ai “Predator” sono state assegnate solo missioni d’intelligence e riconoscimento; lo scorso anno, però, l’Italia ha ottenuto dal Congresso degli Stati Uniti l’autorizzazione ad armare i propri droni con 156 missili AGM-114R2 Hellfire II prodotti da Lockheed Martin, 20 GBU-12 (bombe a guida laser), 30 GBU-38 JDAM ed altri sistemi d’arma. L’Italia sarà così uno dei primi paesi Nato a disporre di spietati droni-killer e il primo teatro operativo potrebbe già essere nei prossimi mesi quello libico.

Nel campo dei velivoli senza pilota, l’Italia si è conquistata una leadership in ambito internazionale. Nei piani delle forze armate Usa e Nato, la base di Sigonella è destinata a fare da vera e propria capitale mondiale dei droni, cioè un centro d’eccellenza per il comando, il controllo, la manutenzione delle flotte di UAV chiamati a condurre i futuri conflitti globali. Oltre ai “Predator”, dall’ottobre 2010 Sigonella ospita pure tre-quattro aeromobili teleguidati da osservazione e sorveglianza RQ-4B “Global Hawk” dell’US Air Force. Alla iperdronizzazione delle guerre si preparano pure i paesi membri dell’Alleanza Atlantica. Entro la fine del 2016 sarà pienamente operativo il programma denominato Alliance Ground Surveillance (AGS) che punta a potenziare le capacità d’intelligence, sorveglianza e riconoscimento della Nato nel Mediterraneo, nei Balcani, in Africa e in Medio Oriente. Il sistema AGS verterà su una componente aerea basata su cinque velivoli a controllo remoto “Global Hawk” versione Block 40, che saranno installati anch’essi a Sigonella. Nella stazione siciliana, dove nei prossimi mesi giungeranno 800 militari dei paesi Nato, funzionerà il centro di coordinamento e controllo dell’AGS in cooperazione con i “Global Hawk” Usa. Sigonella è stata prescelta infine come base operativa avanzata del sistema aereo senza pilota (UAS) MQ-4C Triton, anch’esso basato sulla piattaforma del “Global Hawk” acquistati dalla Marina militare Usa.

Le società Piaggio Aereo Industries e Selex Es (Finmeccanica) utilizzano dal novembre 2013 la base del 37° Stormo dell’Aeronautica militare di Trapani Birgi per i test di volo del dimostratore P.1HH DEMO, il nuovo aereo a pilotaggio remoto “HammerHead” (Squalo Martello) che sarà consegnato all’Italia nei primi mesi del 2016. In Sardegna, l’aeroporto di Decimomannu e il grande poligono militare di Perdasdefogu (Ogliastra) sono stati utilizzati invece per sperimentare il prototipo di robot-killer volante nEUROn, l’aereo senza pilota da combattimento coprodotto da Italia, Francia, Svezia, Spagna, Svizzera e Grecia. Il nEUROn è il primo aereo europeo a pilotaggio remoto dotato di materiali con accentuate caratteristiche stealth che gli consentiranno di penetrare nello spazio aereo nemico senza essere individuato dai radar e operare a tutti gli effetti come una spietata macchina-killer per colpire e uccidere a distanza grazie agli ordigni di precisione per gli attacchi aria-suolo a guida laser da 250 kg. Al programma nEUROn partecipa in qualità di capofila con una quota del 50% il consorzio francese composto da Dassault Aviation, Thales e EADS-France; ci sono poi l’italiana Alenia Aermacchi (Finmeccanica), la svedese SAAB, la spagnola EADS-CASA, la greca EAB e la svizzera RUAG.

La pazza corsa ai droni e ai robot killer è innanzitutto il più grande affare della storia del complesso militare-industriale e finanziario transnazionale.

Fonte

18/09/2015

Bahrein - Il confine tra interessi e diritti umani

di Francesca La Bella

Con una dichiarazione congiunta presso la Commissione Diritti Umani delle Nazioni Unite, 32 Paesi mondiali hanno espresso la loro preoccupazione per lo stato della tutela dei diritti umani in Bahrein. Secondo il portavoce del gruppo, l’ambasciatore svizzero Alexandre Fasel, nonostante alcune piccole migliorie introdotte di recente come la nomina di un difensore civico o la creazione di una commissione per i diritti dei detenuti, nel piccolo Paese del Golfo esisterebbe un grave deficit di tutela per quanto riguarda i diritti fondamentali: violazioni sistematiche della libertà di opinione e di associazione; mancata garanzia di giusto processo; condizioni di detenzione inadeguate; detenzione di minori per reati di opinione o di piazza; segnalazione di casi di tortura e di trattamenti degradanti non penalmente perseguiti.

A questi dati si aggiungano quelli forniti in questi anni da agenzie internazionali e organizzazioni interne al Paese. I report sullo stato dei diritti in Bahrein parlano di arresti arbitrari, di discriminazioni della popolazione sciita, di violenze e torture dentro e fuori dalle carceri. Dal 2011 circa 90 sono stati i morti accertati negli scontri e centinaia gli arrestati, molti partiti sono stati messi fuori legge e leader politici di rilievo sono stati condannati per incitazione della violenza e sovvertimento dell’ordine. Da molto tempo, associazioni e forze di opposizione interne denunciano questa situazione e la presa di posizione internazionale potrebbe dar loro nuova forza a fronte di un panorama d’area poco propizio.

A questo proposito, infatti, è necessario sottolineare come le dinamiche interne al Bahrein siano strettamente collegate a quelle dei vicini d’area, Arabia Saudita in primis. In questo senso, è significativo che, mentre a livello internazionale si discute sullo stato dei diritti bahreiniti, il re del Bahrein Hamad bin Isa Al-Khalifa venga accolto in Arabia Saudita dal re Salman bin Abdel Aziz e che durante la visita venga ribadita la vicinanza e la cooperazione tra i due Paesi. Fin dalle prime manifestazioni contro il Governo nel 2011, l’appoggio saudita alla corona bahreinita è stato uno dei fattori che maggiormente ha garantito solidità del potere centrale a fronte della crescita di movimenti di opposizione e della partecipazione popolare alle proteste.

I sauditi non sono, però, gli unici partner della corona del Bahrein. E’ notizia di pochi giorni fa di una nuova commessa per l’italiana Finmeccanica-Selex Es di oltre 50 milioni di euro per l'ammodernamento di sei unità navali della Royal Bahrein Naval Force. Questo non sarebbe, però, il primo contratto tra l’azienda italiana e il governo di Manama. In passato, Selex Es avrebbe, infatti, fornito sistemi radar di sorveglianza per l’aviazione civile e per la Bahrein Air Force. Alla luce di questo fatto, spicca ancor di più la mancata adesione italiana alla denuncia dello stato dei diritti Bahreiniti. A tal proposito Human Rights Watch, esprimendo plauso per la dichiarazione e aderendo all’appello per l’invio in Bahrein del commissario speciale delle Nazioni Unite sulla tortura, avrebbe sottolineato con delusione come Paesi come la Spagna e l’Italia abbiano scelto di dare priorità alla politica anziché ai diritti.

Nonostante si tratti di un piccolo Paese, gli interessi in campo trascendono, dunque, dalle dinamiche interne andando ad investire questioni più ampie. In tal senso è utile ricordare che anche in Bahrein trova espressione la più ampia contrapposizione tra Arabia Saudita e Iran. La pervasività del problema è tale che domenica scorsa la portavoce del ministero degli Esteri iraniano Marzieh Afkham ha affermato che il governo del Bahrein alzerebbe il livello di tensione nel Paese accusando l’Iran di sostenere e armare le opposizioni. A fronte di questo contesto, la possibile soluzione delle questioni interne e la liberazione dei molti prigionieri politici ospitati nelle prigioni del Regno sembra ancora molto lontana.

Fonte

14/05/2015

Turchia alla guerra in Kurdistan con le armi Finmeccanica

Le forze armate turche hanno schierato due elicotteri d’attacco e riconoscimento T129 nella base aerea di Siirt, nella regione sudorientale del paese, per concorrere alle operazioni di guerra contro la resistenza kurda che dal 1984 ad oggi hanno causato la morte di più di 40.000 persone, in buona parte donne, bambini e uomini non combattenti. Secondo quanto riferito dal portavoce delle forze armate turche, i due elicotteri sono destinati ad intervenire anche nelle province confinanti di Sirnak, Hakkari e Van. La sanguinosa offensiva militare turca in atto in Kurdistan è confermata dall’Ufficio stampa delle Forze di difesa del popolo kurdo (HPG). L’HPG ha fornito una lista degli interventi dell’aviazione turca nelle zone controllate dalla guerriglia. In particolare, dal 1° maggio si susseguono i voli di ricognizione sull’area di Xakurke, Suke, Haftanin, Gare e Metina. “I soldati turchi hanno anche lanciato dei colpi di mortaio a Martyr Rahime, nel distretto di Yüksekova di Hakkari”, denunciano le Forze di difesa del popolo kurdo. “Sempre il 1° maggio i soldati della postazione militare di Bilican hanno effettuato imboscate nella zona tra Deve Masiya e Tepe Munzur, al confine con la regione di Zap, e un bombardamento è stato effettuato dagli stessi soldati turchi verso le aree di Kepe Miriska e Talisa. Intense attività militari sono in corso a Cukurca, nel distretto di Hakkari e nei pressi di Şırnak”.

Parlano anche italiano i nuovi sistemi di guerra impiegati in Kurdistan. Gli elicotteri d’attacco T129 sono stati prodotti in Turchia dalle Tusas Turkish Aerospace Industries (TAI) su licenza della società italo-britannica AgustaWestland, interamente controllata dal gruppo Finmeccanica. Il T129 Atak Advanded Attack and Tactical Reconnaissance Helicopter è un bimotore realizzato a partire del modello AW129, l’elicottero Agusta acquistato dalle forze armate di numerosi paesi Nato ed extra-Nato. Aerotrasportabile con i velivoli cargo C-130 “Hercules”, il T129 italo-turco ha un’autonomia di volo di tre ore e una velocità di punta di 269 km/h e dispone di sistemi e sensori di nuova generazione per la guerra elettronica e il controllo di fuoco che consentono al velivolo di eseguire missioni diverse: sorveglianza e ricognizione armata, attacco al suolo di precisione, scorta, soppressione delle difese aeree nemiche.

Gli elicotteri utilizzati contro i combattenti kurdi sono stati armati con i missili Hellfire e Spike-ER, rispettivamente di produzione statunitense ed israeliana, e con i nuovi missili anticarro a lungo raggio UMTAS sviluppati dall’azienda turca Roketsan e i cui prototipi sono stati assemblati in Italia e Turchia. Oltre a due contenitori per il lancio sino ad otto missili, i T129 possono essere equipaggiati a seconda della missione anche con un mix di razzi guidati e non, missili aria-aria per autoprotezione, due pods con mitragliatrici da 12.7mm e 20 mm con una capacità di 500 colpi.

L’accordo tra AgustaWestland e TAI per la fornitura alle forze armate turche di 60 elicotteri d’attacco T129 per un valore di 3,3 miliardi di dollari risale al 2007. Il memorandum tra le due aziende prevedeva che lo sviluppo, l’integrazione, l’assemblaggio degli elicotteri fossero effettuati in Turchia; i sistemi di acquisizione obiettivi, navigazione, comunicazione, computer e guerra elettronica sono stati integrati invece da AgustaWestland negli stabilimenti di Vergiate (Varese). Il programma T129 ha visto la partecipazione anche di due aziende elettroniche del gruppo Finmeccanica, SELEX Galileo e SELEX Communications (oggi confluite in SELEX ES). Il team industriale ha compreso infine il gruppo turco Aselsan in qualità di fornitore degli apparati avionici e di missione. La consegna del primo elicottero T129 alle forze armate di Ankara è avvenuta nell’aprile 2014.

“La solida collaborazione tra AgustaWestland e la Turchia risale ai primi anni ‘70, quando Agusta si aggiudicò i primi appalti per la fornitura di diversi modelli di elicottero quali gli AB204, AB205 e AB206 per un quantitativo di circa 150 unità”, riporta una nota stampa del gruppo Finmeccanica. “A questi elicotteri hanno fatto seguito 18 AB212 per la Marina Militare turca negli anni ‘80 e 15 AB412EP SAR per la Guardia Costiera negli anni ’90”. Tra elicotteri da guerra o per fini commerciali, AgustaWestland ha già venduto in Turchia più di 260 velivoli. Otre al bimotore d’attacco T129, con le aziende partner di TAI e Aselsan è stato progettato e prodotto pure il prototipo di un elicottero multiruolo medio (il TUHP 149), capace di trasportare fino a 18 soldati equipaggiati e armamenti come missili o bombe per l’attacco al suolo e mitragliatrici M134D ad alto volume di fuoco. Questo elicottero è rapidamente riconfigurabile anche per missioni di supporto tattico logistico e di fuoco, SAR (search and rescue), operazioni speciali, ricognizione, sorveglianza, evacuazione feriti. Nel giugno 2014 AgustaWestland ha sottoscritto pure un memorandum di collaborazione con l’azienda elettronica Havelsan per la commercializzazione e la vendita congiunta dei propri prodotti da guerra e la gestione di attività complementari in campo addestrativo.

“Per Finmeccanica la Turchia rappresenta soprattutto un partner industriale anziché un semplice mercato potenziale”, spiegano i manager del colosso militare-industriale italiano. “Nel corso degli anni, la stretta collaborazione tra le società del gruppo e le loro controparti turche ha portato a una solida partnership industriale che si estende ai settori della difesa e della sicurezza. Le attività spaziano da elicotteri per applicazioni militari e commerciali a velivoli da addestramento e pattugliatori marittimi, radar (sia per il controllo del traffico, sia per la difesa aerea), sistemi per le comunicazioni, sistemi satellitari di osservazione della terra, sistemi navali”. Oggi Finmeccanica opera in Turchia attraverso una propria sede di rappresentanza ad Ankara; esistono poi gli uffici commerciali di AgustaWestland, Alenia Aeronautica, Ansaldo STS e SELEX Komunikasyon A.S., società controllata da SELEX Communications (una sede ad Ankara, una filiale a Istanbul e 75 dipendenti), operativa principalmente nei settori delle comunicazioni militari, avioniche e professionali.

Nel campo delle telecomunicazioni e dell’intelligence, le società controllate da Finmeccanica operano in Turchia dai primi anni ‘70. Nello specifico SELEX Galileo ha cooperato con la Marina militare turca nell’ambito di alcuni programmi di potenziamento dei radar navali e ancora oggi continua a fornire ad essa logistica e supporto. Sempre SELEX ha inoltre fornito i suoi radar avionici di sorveglianza agli elicotteri della Marina e della Guardia Costiera.  Nel 2006 l’azienda italiana si è aggiudicata un importante contratto per la fornitura di una ventina di radar di navigazione SPN 730-LPI - Low Probability of Intercep (a bassa probabilità di intercettazione). Lo stabilimento turco SELEX di Gölbası-Ankara, tra il 1990 e il 1997 ha prodotto e consegnato migliaia di radio HF e sistemi per applicazioni terrestri, navali e aeree. SELEX Turchia ha partecipato alla realizzazione della nuova piattaforma Software Defined Radio di Aselsan e ai più importanti programmi navali turchi (Genesis, Coast Guard e New Type Patrol Boats). Nel 2010 SELEX Sistemi Integrati ha ottenuto una commessa di 25 milioni di euro dal Sottosegretariato degli Affari marittimi turco per la fornitura di un sistema VTMS (Vessel Traffic Management System) per la gestione del traffico marittimo, con un centro nazionale ad Ankara, tre centri regionali (a Izmit sul mar di Marmara, Mersin sulla costa sudorientale e Izmir lungo la costa centro occidentale) e 24 siti sensori dotati del nuovo radar Lyra 50. L’azienda elettronica italiana ha pure venduto alcuni radar terrestri per la difesa aerea e il rilevamento di missili balistici e otto radar long range di difesa aerea, 7 RAT31DL e un RAT31S come parte del network di difesa aerea NADGE NATO. Oggi il gruppo SELEX ES collabora con le industrie turche nei settori radio ed elettro-ottici, dei velivoli a pilotaggio remoto (UAV), delle guerre elettroniche e dei sistemi di controllo a fuoco. Assicura la fornitura dei sistemi per il programma AEW&C (Airborne Early Warning and Control) e la manutenzione delle installazioni per le comunicazioni V/UHF. Nel giugno scorso, infine, SELEX Es ha siglato un contratto del valore di 12 milioni di euro con la Nato Support Agency (Nspa) per l’ammodernamento di tre radar tridimensionali Rat31 Dl per la difesa aerea, onde allinearli agli standard NATO e renderli ancora più “resistenti” alle contromisure elettroniche.

Nel settore aeronautico, il gruppo Finmeccanica ha firmato recentemente con la Marina militare turca un contratto del valore di 218 milioni di dollari per la fornitura di due aerei da trasporto personale e materiali ATR 72-600 e sei da pattugliamento marittimo TMPA. Progettati da Alenia Aeronautica, i velivoli sono prodotti in Italia negli stabilimenti di Napoli Capodichino e ad Akinci in Turchia dalle industrie TAI. La versione da trasporto è già stata consegnata alle forze armate turche, mentre i pattugliatori saranno operativi solo a partire del febbraio 2017, mentre la loro consegna si concluderà nel 2018. Alenia Aermacchi curerà invece l’integrazione del sistema di missione Thales AMASCOS sui nuovi pattugliatori nonché la formazione dei piloti turchi presso il proprio Centro addestramento di Torino-Caselle. Le missioni operative dei TMPA includeranno anche la ricerca e l’identificazione navale, il pattugliamento delle zone economiche esclusive (incluse le aree di pesca e le piattaforme petrolifere off shore), la lotto ai traffici di droga e alla pirateria; la guerra antisottomarini.

Nel settore spaziale, la società Telespazio (controllata al 67% da Finmeccanica e per il restante 33% dalla francese Thales) ha vinto a fine 2008 la gara bandita dal Ministero della difesa turco per la realizzazione e il lancio del sistema satellitare Göktürk per l’osservazione terrestre. La commessa per un valore superiore ai 250 milioni di euro ha previsto pure la fornitura di sensori ottici ad alta risoluzione e di un centro d’integrazione e di prova per i satelliti in Turchia, nonché la realizzazione di una stazione di comando e controllo terrestre del sistema satellitare ad Ankara. “Il programma Göktürk mira a soddisfare le esigenze di acquisizione immagini delle Forze Armate turche a scopi d’intelligence militare in tutte le regioni mondiali senza alcuna restrizione geografica”, spiegano i manager di Telespazio. L’8 maggio scorso Thales Alenia Space, Telespazio e Ssm hanno annunciato che il satellite è stato spedito al Centro di Integrazione di Ankara per iniziare i test ambientali.

Oto Melara, altra azienda leader di Finmeccanica, ha firmato nel dicembre 2007 un contratto di 53 milioni di euro con i cantieri navali Daersan per la fornitura alla Marina turca di 16 coppie di cannoni navali da 40/70 mm, da installare a bordo dei pattugliatori di 57 metri di lunghezza in via d’acquisizione, più altre 4 coppie di cannoni per le unità della Guardia costiera nazionale. Nell’ambito del programma di sviluppo delle corvette di classe MILGEM, nel settembre 2009 Oto Melara ha siglato un contratto per la fornitura dei cannoni da 76/62. Attraverso il Consorzio EUROSAM, la società produttrice di sistemi missilistici avanzati MBDA (controllata da EADS e BAE Systems al 75% e da Finmeccanica per il restante 25%) si è candidata alla realizzazione del Turkish Long Range Air and Missile Defence Systems, il nuovo sistema di “difesa” contro i missili balistici di teatro delle forze armate turche. Inizialmente il contratto era stato aggiudicato a un consorzio cinese, ma la minaccia proferita dal comando NATO d’interrompere i collegamenti tra le sue reti digitali e quelle militari turche ha convinto Ankara ad annullare la gara. Una delegazione del Dipartimento per l’industria della difesa turco ha così avviato i negoziati con le aziende del consorzio Eurosam per consentire l’ingresso delle aziende nazionali Roketsan, Havelsan e Aselsan nella produzione del sistema antimissile e nello sviluppo del missile Aster 30 (la commessa ha un valore superiore ai 3 miliardi di dollari).

La partnership tra le industrie belliche italiane e quelle turche è seguita e favorita passo passo dalle rispettive autorità di governo. Il 23 e 24 marzo scorsi ad Ankara si è tenuto l’incontro denominato “Defence and Aerospace Industry Day” a cui hanno partecipato numerosi esponenti del mondo della politica, militare e dell’industria aerospaziale di Italia e Turchia. “A rappresentare il nostro paese è intervenuto il sottosegretario di Stato alla difesa, on. Gioacchino Alfano”, riporta una nota del ministero. “​La due giorni del Defence and Aerospace Industry Day è stata dedicata alla cooperazione nei settori della difesa e dell’alta tecnologia, facendo seguito alla Letter of Intent firmata in Italia nel 2012 tra i due Paesi. Il Sottosegretario, nei vari incontri, ha posto in evidenza i comuni interessi nello scacchiere internazionale e il comune impegno alla difesa reciproca”.

Fonte

26/10/2014

Falchi italiani precipitano in Congo

Ennesima figuraccia in terra d’Africa per i droni di produzione italiana. Il 20 ottobre scorso un velivolo senza pilota “Falco” delle forze di peacekeeping delle Nazioni Unite è precipitato in una regione orientale della Repubblica democratica del Congo. “Il drone, per ragioni sino ad ora ignote, è precipitato al suolo in un’area disabitata e senza provocare alcun danno, a tre chilometri a nord della città di Goma, dopo essere decollato dall’aeroporto locale”, ha riferito Charles-Antoine Bambara, portavoce di MONUSCO, la missione militare Onu in Congo. Realizzato da ES Selex - gruppo Finmeccanica - negli stabilimenti di Ronchi dei Legionari (Gorizia), il “Falco” era uno dei cinque velivoli senza piloti ordinati nel luglio 2013 dalle Nazioni Unite per rafforzare le capacità operative dei reparti schierati al confine orientale della Repubblica Democratica del Congo con il Ruanda e l’Uganda. La consegna dei droni (il cui valore è superiore ai 50 milioni di euro) era stata avviata a metà dicembre e si era conclusa lo scorso aprile. I cinque “Falco” sono giunti in Congo a bordo dei velivoli cargo C130J “Hercules” della 46^ Brigata aera dell’Aeronautica militare italiana di Pisa, dopo scali tecnici a Luxor, Egitto e Nairobi, Kenya.

Azionati dal personale tecnico di Selex presente nello scalo aereo di Goma, i droni hanno un raggio di azione di 250 km e un’autonomia superiore alle 12 ore di volo; possono trasportare carichi differenti tra cui, in particolare, sensori radar ad alta risoluzione che consentono di individuare obiettivi in tempo reale e a notevole distanza. Il “Falco” è stato progettato per operare in qualsiasi condizione meteorologica e per un’ampia serie di missioni. Tra le sue capacità figurano il decollo e l’atterraggio corti completamente automatici, il volo e la navigazione diurna e notturna ed una stazione di controllo a terra realizzata secondo i requisiti previsti dalla Nato, che permettono di pianificare e ridefinire i compiti operativi e la condivisione dei dati.

Nel rapporto in cui sono analizzate le “positive” performance dei “Falco” italiani in Congo, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite riferisce che i droni-spia sono utilizzati particolarmente nella regione orientale del North Kivu per “monitorare” i movimenti dei gruppi armati antigovernativi e gli spostamenti delle popolazioni civili. “Sin dalla loro entrata in funzione, questi sistemi aerei hanno assicurato a MONUSCO una fonte d’informazioni controllate e appropriate per supportare gli sforzi del contingente militare nel settore dell’intelligence, della sorveglianza e del riconoscimento, contro le attività illegali dei gruppi armati”, ha dichiarato Hervé Ladsous, responsabile Onu per le operazioni di peacekeeping. “Oltre a effettuare missioni di sorveglianza nella giungla, i “Falco” hanno assistito un convoglio del World Food Program che portava aiuti alimentari in territori minacciati dai ribelli”. In un’occasione, il 5 maggio 2014, i droni sono stati impiegati per il salvataggio dei passeggeri di un’imbarcazione naufragata nel lago Kivu. L’avvistamento dei naufraghi da parte di un “Falco” consentì al personale di MONUSCO di salvare 14 persone, ma altri 11 passeggeri furono dati dispersi.

Quello del 20 ottobre non è l’unico incidente accaduto nella Repubblica Democratica del Congo ai velivoli di Selex-Finmeccanica. A gennaio un altro “Falco” è precipitato a poca distanza dalla pista dell’aeroporto di Goma. Secondo le forze armate congolesi, il drone al rientro da una missione avrebbe completamente mancato la pista d’atterraggio, andando a schiantarsi al suolo. Anche in quel caso l’incidente non ha provocato vittime o feriti ma il velivolo è rimasto completamente distrutto a seguito dell’impatto. Probabile causa dell’incidente un “problema tecnico” agli apparati di bordo.

L’acquisto dei droni italiani da parte delle Nazioni Unite era stata oggetto di polemica a New York nell’agosto 2013. In particolare, Inner City Press aveva denunciato l’inappropriata affidabilità e sicurezza dei “Falco”. “Questi droni sono stati al centro di gravi incidenti, dal Pakistan al Galles”, riportò l’agenzia stampa. “Lo scorso anno un SG Falco - Selex dell’Aeronautica militare pakistana è precipitato dopo il via dalla base aerea di Mureed durante una prova di volo a causa di problemi tecnici, a qualche chilometro di distanza dal distretto di Mianwali in Punjab. In precedenza, un altro aereo-spia Falco era precipitato nel Galles occidentale, dopo essere decollato dal centro di sperimentazione UAV di Parc Aberporth, vicino l’aeroporto di Ceredigion”. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu preferì non commentare quanto pubblicato e confermò la commessa dei cinque “Falco” per MONUSCO. Il 29 maggio 2014, in occasione della Giornata mondiale dei Caschi Blu, il dipartimento delle Nazioni Unite per le missioni di peacekeeping utilizzò l’immagine del drone italiano per il poster ufficiale dell’evento. “Il mondo ha di fronte nuove minacce e il peacekeeping dell’Onu si sta evolvendo per farvi fronte”, si legge nel comunicato ufficiale. “Per questo si sta studiando come farsi aiutare da tecnologia e innovazione, come nel caso dei droni non armati, per avere successo in ambienti sempre più difficili e con un buon rapporto tra costi e benefici”. Un mese prima era stata l’ambasciatrice statunitense alle Nazioni Unite, Samantha Power, a enfatizzare l’uso delle nuove tecnologie “come i droni attualmente dislocati con la missione MONUSCO in Congo” nella “lotta contro i nuovi genocidi”.
Nonostante l’assai discutibile esito dei Falco in Congo, a luglio il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha reso noto che pure i caschi blu della missione MINUSMA in Mali saranno dotati di quattro velivoli teleguidati di Selex. I Falco saranno schierati nelle basi di Gao e Timbuctù dove già operano elicotteri da guerra francesi e olandesi e saranno gestiti per tre anni da una società privata che curerà anche la manutenzione e l’elaborazione delle immagini raccolte a beneficio di MINUSMA. Ma presto l’Onu potrebbe acquistarne altri da schierare in Costa d’Avorio, Darfur, Sud Sudan e Centrafrica.

Fonte

Si schiantano a terra però si continuano a comprare, curioso.

22/11/2011

Peggio di Tangentopoli

Si allarga lo scandalo che ha colpito l'Enav. L'inchiesta, che ha portato all'arresto dell'a.d. Guido Pugliesi, rischia di travolgere anche Finmeccanica. Posizione critica per il Presidente Guarguaglini e per la moglie Marina Grossi (a.d. di Selex Sistemi Integrati), entrambi indagati, che potrebbero esser costretti a lasciare i rispettivi incarichi.

Cosa ne pensa del caso Enav?

"La vicenda Enav è in pieno svolgimento e secondo me dobbiamo tenerci pronti per sviluppi anche clamorosi, perché a questo punto pare, almeno da quello che riferisce Borgogni, che siano coinvolti politici di sinistra, centro e destra.
Bisogna tenere presente che la vicenda Enav è uno sviluppo del filone su cui indaga la procura di Napoli da tanto tempo, per il quale era stato chiesto l'arresto di Milanese, quindi da Finmeccanica poi si arriva alla controllata Enav. Da quello che sembra di capire, dovrebbe essere un'inchiesta esplosiva, forse da Tangentopoli in poi arriviamo veramente al nodo della corruzione complessiva.
I politici tirati in ballo non sono più gente di seconda fila, ma si parla di La Russa, Giovanardi, Letta, Romani . Sono nomi di primo piano, ex Ministri, gente collocata ai vertici della politica e quindi a questo punto forse siamo davanti veramente al nodo della corruzione post Tangentopoli."

La corruzione è il male più grave del nostro Paese?

"Sicuramente, insieme all'evasione è il male che tiene al collo l'economia italiana. Debellarla mi sembra piuttosto complicato, le inchieste giudiziarie non bastano perché come vediamo nasce un'inchiesta relativa a una vicenda, e poi se ne scoprono altre 20 di corruzione. Ci vuole una riforma complessiva del paese, non può essere strettamente affidata a questo governo di tecnici, è la famosa questione morale che ritorna ciclicamente. Abbiamo vissuto la vicenda Penati che è ancora peraltro in corso e fa tremare i polsi perché a questo punto non ci sono più i buoni e i cattivi a livello politico, diciamo che tutto diventa una melma nella quale è difficile mettere le mani.
Come si risolvono in Italia la corruzione e la questione dell'evasione fiscale? Da una parte ci sono i magistrati che lavorano, ma secondo me avranno molto, molto da fare ancora in futuro su questo aspetto, dall'altra ci vuole una politica che intervenga direttamente, ma non com'è stato fatto finora: quello che è emerso a livello di evasione è sempre pochissimo, se pensiamo che l'evasione ha toccato il 30% nel nostro paese, vuole dire che su 10 di noi 7 pagano le tasse e sono in genere lavoratori dipendenti, e gli altri no."

La crisi ha aiutato la corruzione?

"Indubbiamente la crisi incide molto, perché aumenta la corruzione e rimescola le carte della politica. Ci vorrebbe un uomo nuovo, un politico però fuori dai giochi e mi sembra che è difficile vederne, mi viene in mente soltanto Vendola perché è l'unico che è fuori in questo momento dai giochi parlamentari, ma per il resto se aspettiamo che la politica si autoriformi e i politici si autoriformino possiamo aspettare secoli, e non ci possiamo affidare soltanto alla Magistratura. Purtroppo l'abbiamo visto, lì è stato un colpo di maglio alla corruzione, ma nel giro di pochissimi anni la corruzione è ricominciata a livelli addirittura superiori. Tangentopoli è stata soprattutto una questione di finanziamento ai partiti, qui andiamo oltre, qui probabilmente ci sono anche arricchimenti personali. Perfino la Lega che si faceva vanto di essere un partito con le mani pulite, quello che voleva far fuori i corrotti, ha votato contro l'arresto di Milanese, quindi di fatto purtroppo sono tutti implicati."

C'è differenza fra corruzione politica e corruzione mafiosa?

"Sono fenomeni comunque distinti. Forse a un livello minimale, di Comuni, di Regioni, può esserci una relazione, ma a livello nazionale non abbiamo ancora politici armati, non abbiamo la violenza soprattutto. Il sistema dei favori però è lo stesso, faccio un favore a te, tu ne fai a me e soprattutto in questa storia della corruzione c'è la vecchia storia degli enti di Stato, quella che era la maxi tangente Enimont, la prima che mi viene in mente, oggi è la tangente Finmeccanica. Quest'ultima non è più un'azienda di Stato, è semplicemente un collettore di tangenti, di favori, di posti in Consiglio di Amministrazione, di presidenze, di amministratori delegati. La differenza sostanzialmente è questa, la politica pur sviluppando la stessa corruzione della criminalità, riesce, nonostante questo, a mantenere ancora la faccia pulita, sono tutti quanti eletti, anche se eletti con un sistema un po' balordo senza le preferenze, ma sono rappresentanti del popolo."

Fonte

Scommettiamo che queste vicende diverranno un valido incentivo per mettere all'asta Finmeccanica?
Tanto chi doveva pappare ha pappato, le briciole si lasciano ai lavoratori, meglio se operai (vedi Ansaldo Energia).

20/11/2011

L'economia di guerra non conosce crisi.

Affari atlantici per Selex Elsag, la società del gruppo Finmeccanica specializzata nella progettazione e nello sviluppo dei sistemi di comunicazione per la difesa. Con un contratto che secondo il sito web specializzato Dedalonews sarebbe nell'ordine di decine di milioni di euro, Selex Elsag è stata chiamata a gestire l'ammodernamento dei centri di telecomunicazioni satellitari della NATO e delle infrastrutture collegate. Il contratto prevede una serie di attività che vanno dalla costruzione di una nuova installazione per le comunicazioni via satellite in Belgio, l'ammodernamento delle stazioni di terra ad antenna multipla di Kester (Belgio) e Lughezzano (Verona) e dei siti ad antenna singola di Oglaganasi (Turchia) e Atalanti (Grecia). I tecnici dell'azienda italiana cureranno inoltre la formazione e l'addestramento del personale militare dell'Alleanza atlantica presso la NATO Communications & Information Systems School di Borgo Piave, Latina. Gli interventi di Selex Elsag saranno coordinati dalla propria filiale di Basildon, in Gran Bretagna.

La società ha sede generale a Genova e si è affermata a livello internazionale nello sviluppo e nella fornitura di reti di comunicazione militari e di polizia per applicazioni terrestri, navali e satellitari. Selex Elsag è nata l'1 giugno 2011 dalla fusione tra le aziende Selex Communications ed Elsag Datamat. L'operazione è stata voluta dai manager di Finmeccanica per riorganizzare il settore dell'elettronica per la difesa in tre grandi poli strategici: oltre a quello delle telecomunicazioni satellitari di Selex Elsag, quello relativo ai grandi sistemi per la difesa e ai radar di superficie di Selex Sistemi Integrati e il polo per l'avionica e le componenti elettro-ottiche di Selex Galileo. A presiedere il gruppo genovese l'immancabile generale in pensione, Nazzareno Cardinali, già ispettore capo del Genio aeronautico.

Poco prima della fusione, Selex Communications ha firmato un altro importante contratto con l'Agenzia della NATO NACMA - NATO Air Command and Control System Management, del valore di circa 30 milioni di euro, per la fornitura e l'installazione di sistemi di comunicazione in diversi siti terrestri, nell'ambito della cosiddetta "Rete Link 16" che consentirà lo scambio di dati con vettori aerei a 29.000 piedi di altitudine nello spazio aereo europeo. Questi sistemi includono tra l'altro i terminali MIDS LVT (Multifunctional Information Distribution System Low Volume Terminal) e saranno consegnati a partire del 2012 a quattordici paesi NATO (Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Italia, Norvegia, Olanda, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Spagna, Turchia e Ungheria). "Il progetto contribuirà ad apportare dei miglioramenti di grande valore nel Sistema di difesa missilistica della NATO", ha commentato il general manager di NACMA, Gerhard van der Giet, in occasione della firma del contratto con l'azienda del gruppo Finmeccanica.

Altri importanti contratti in ambito militare sono stati sottoscritti da Selex Communications tra la fine del 2009 e i primi mesi del 2011. In particolare, la società dovrà fornire all'esercito italiano ventitré stazioni radio a banda larga per il Sistema automatizzato contro-aerei, destinate agli shelter di comando e controllo (C2) dei principali reparti di terra. Selex Elsag è stata poi selezionata dalle autorità scozzesi per fornire di sistemi di comunicazioni satellitari voce e dati a supporto delle attività di pubblica sicurezza nelle isole Shetland, Orkney e Lewis e nella città di Edimburgo.

Alla Marina militare britannica saranno invece consegnati i sistemi di comunicazione "Tetra" che supporteranno le comunicazioni tra le squadre d'aviazione e il personale imbarcato. I "Tetra" saranno montati a bordo delle due portaerei della classe Queen Elizabeth di circa 65.000 tonnellate e 280 metri di lunghezza che la Royal Navy varerà entro il 2018 e che saranno in grado di trasportare sino a 40 nuovi cacciabombardieri F-35 "Joint Striker Fighter", prodotti dal colosso USA Lockeed Martin. Quest'ultimo è partner di Selex dal 2005 nella produzione dei sistemi "Loam" per il rilevamento della presenza di ostacoli lungo la rotta di volo a bassa quota degli elicotteri da guerra UH-60 "Blackhawk" in dotazione a US Army.

Importanti commesse sono state acquisite dalla società genovese anche in paesi extra-NATO, primo fra tutti il Brasile. Selex Elsag sta sviluppando e ammodernando il sistema per le comunicazioni tattiche "SISTAC" dell'esercito brasiliano, prodotto una quindicina di anni fa da Marconi Communications (poi Selex Communications). Esso consiste in un network di comunicazioni digitale integrato, basato su shelter, in grado di fornire servizi voce e dati e di interfacciarsi anche con la rete telefonica e con i sistemi radio pubblici. Il SISTAC è utilizzato dal 1° Battaglione di Comunicazioni di Santo Angelo nello stato di Rio Grande do Sul in appoggio alla 3^ Divisione terrestre. La società del gruppo Finmeccanica è presente in Brasile dalla fine degli anni '90 attraverso la controllata Selex do Brasil, fornisce all'esercito altri sistemi per le comunicazioni tattiche e supporta le trasmissioni radio a corto raggio delle forze speciali dell'esercito e della marina militare. Un'altra controllata, Sirio Panel, collabora con il colosso industriale brasiliano "Embraer" nei principali programmi per velivoli militari e civili, fornendo pannelli di controllo e sistemi d'illuminazione.

L'azienda ha consolidato la propria presenza pure in Russia nel settore delle comunicazioni radio di pronto intervento e sicurezza. Qualche mese fa sono stati firmati contratti per un valore complessivo di circa 4,5 milioni di euro per la fornitura di apparati "Tetra" ai servizi speciali russi e alle autorità chiamate a "difendere" i Giochi Olimpici Invernali del 2014 a Sochi. A queste ultime Selex Communications aveva già fornito, nel corso del 2010, una cinquantina di stazioni radio con software di gestione per i servizi di telecomunicazione nella regione di Krasnodar e di altre aree della costa russa sul Mar Nero. Una boccata d'ossigeno in un momento di forte crisi per la holding Finmeccanica: l'ultimo consiglio d'amministrazione ha registrato 4,66 miliardi di euro d'indebitamento e una riduzione degli ordini del 21% nei primi nove mesi del 2011.

Fonte.