Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
Visualizzazione post con etichetta Pame. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Pame. Mostra tutti i post

19/11/2020

Grecia - La polizia attacca la manifestazione antimperialista

USB esprime la propria solidarietà al PAME e chiede il rilascio di tutti gli arrestati alla manifestazione antimperialista ad Atene attaccata dalla polizia. Di seguito il comunicato del PAME.

*****

La grande manifestazione del popolo di Atene, dei sindacati, delle organizzazioni del popolo contro l’intervento imperialista e le guerre, contro la NATO-USA, in onore della rivolta del 1973 contro la Dittatura è stata attaccata brutalmente dalla polizia senza che questa fosse stata provocata.

La manifestazione, organizzata con tutte le misure di sicurezza e di salute, è stata violentemente attaccata dalla polizia con cannoni ad acqua, prodotti chimici, gas lacrimogeni, granate stordenti.

La polizia ha attaccato i deputati del KKE (Partito comunista greco), i leader sindacali e ha arrestato molti quadri del PAME.

Il governo ha responsabilità enormi e criminali. Oggi è stato dimostrato che la pandemia era solo un pretesto, perché i primi a ignorare le misure di protezione sono stati il governo, lo Stato e la polizia.

Chiediamo il rilascio di tutti gli arrestati.

Rafforziamo la lotta per la nostra salute, la nostra vita, i nostri diritti.

Fonte

12/12/2019

Grecia - Manifestazione dei medici attaccata dalla polizia



Il sindacato PAME denuncia il brutale attacco del governo di destra di Neo Democratia alla manifestazione di medici, che stavano protestando contro la privatizzazione dell’assistenza sanitaria.

Mercoledì, durante una protesta della Federazione dei Medici ospedalieri pubblici contro un “evento” per promuovere la privatizzazione del servizio sanitario nazionale, il governo ha lanciato un attacco violento con la polizia antisommossa e l’uso di sostanze chimiche contro i medici e gli operatori sanitari.

Nel loro attacco, i poliziotti hanno ferito medici, operatori sanitari e lavoratori, al solo scopo fine di difendere una politica che privatizza l’assistenza sanitaria e la trasforma in una merce.

Nonostante queste violente tattiche del governo, i militanti medici e gli altri operatori sanitari hanno rotto le linee della polizia antisommossa e impedito l’evento.

Il PAME e i sindacati di classe sono al fianco dei dottori che stanno lottando per difendere l’assistenza pubblica gratuita per tutti.

La salute è un bene sociale. Non permetteremo che venga privatizzata.

Fonte

14/07/2018

Internazionalismo di classe. Autogrill ritira un licenziamento in Grecia dopo i presìdi in Italia


La lotta paga, l’internazionalismo di classe vince, i nostri compagni del PAME ci hanno comunicato che il licenziamento fatto dall’azienda Autogrill all’interno dell’aeroporto di Atene è stato ritirato. Grazie alla lotta dei lavoratori greci e al sostegno di USB.

Nella giornata del 16 giugno e nei giorni successivi la nostra organizzazione ha fatto presidi e volantinaggi davanti a varie sedi di Autogrill, questa lotta congiunta ha portato l’azienda a tornare sui suoi passi e il delegato del PAME è stato reintegrato.

Il Pame ha ringraziato l’Unione Sindacale di Base per la solidarietà e il sostegno, la stessa manifestata a livello europeo nel caso della protesta contro Leroy Merlin, che ha visto le strutture dei sindacati di classe sostenere la lotta di USB nei propri paesi. Un’altra prova che uniti siamo imbattibili, che l’organizzazione e l’azione collettiva sono determinanti.

Fonte

31/05/2018

La Grecia si è fermata per lo sciopero generale. La partita non è chiusa


Migliaia di persone sono scese in piazza in Grecia per lo sciopero generale indetto dai sindacati per protestare contro le misure di austerity del governo Tsipras decise con un nuovo ciclo di riforme legate al terzo piano di salvataggio del Paese.

Lo stop di 24 ore ha bloccato diversi settori: molti voli sono rimasti a terra, fermi il trasporto urbano, i treni e i traghetti per le isole, proprio nei giorni in cui inizia la stagione turistica. Manifestazioni di protesta ci sono state non solo ad Atene, anche nelle principali città come Salonicco, Patrasso. Iraklion. Al porto del Pireo, privatizzato e acquisito dalla Cosco, lo sciopero proseguirà altri due giorni, fino a domani. Molte e ovunque le bandiere del Pame, il combattivo sindacato di classe greco.

Visibili molti cartelli con su scritto: “No!”, “Hanno annientato le nostre vite!”, “Loro (rivolto ai politici, ndr) ci hanno divorato”. In otto anni, la Grecia è stata intrappolata dai prestiti obbligati per 260 miliardi di euro, come forma “di salvataggio” imposta dalla troika (Ue, Bce, Fmi). In cambio ha dovuto applicare misure di austerità selvaggia che hanno portato a licenziamenti, aumenti delle tasse, privatizzazioni, durissimi tagli alle pensioni. Misure insopportabili per tante famiglie greche finite sul lastrico.

Dopo una prima fase di opposizione alla troika, il primo ministro Tsipras, nel 2015, ha capitolato – nonostante il No popolare nel referendum contro il memorandum della troika – ed ha aderito all’attuale piano di “salvataggio internazionale della Grecia, che scade il prossimo agosto. Lo scorso anno il governo, di sinistra, ha ceduto alle richieste della Troika con ulteriori tagli alle pensioni, aumenti delle tasse nel 2019 e 2020, limitazione del diritto di sciopero. In particolare quest’ultima misura viene duramente contestata dal Pame che l’ha posta al centro dello sciopero generale di mercoledì 30 maggio.

Fonte

24/05/2018

Grecia. Il 30 maggio sarà sciopero generale

Mercoledì 16 maggio, la Segreteria dell’Attica del PAME ha convocato un’assemblea dei sindacati di Atene per la preparazione dello sciopero generale nazionale del 30 maggio. La Segreteria ha sottolineato:
“Nello sciopero del 30 maggio, dobbiamo alzare la bandiera dei nostri bisogni. Rivendichiamo la soddisfazione dei bisogni contemporanei della classe operaia e del popolo. Dobbiamo avanzare nell’azione comune della classe operaia e degli strati popolari...

Per la riuscita dello sciopero e della mobilitazione del 30 maggio, dobbiamo lavorare il più ampiamente possibile su tre condizioni di base all’interno della classe operaia e della base:

Primo: abbiamo la piena responsabilità di rivelare il carattere delle misure anti-operaie e dello sviluppo capitalista promesso dal governo SYRIZA – ANEL e dalle associazioni dei grandi gruppi imprenditoriali. Impedire i loro piani volti a indurre ampi settori dei lavoratori e degli strati popolari a sostenere gli obiettivi del capitale. Combattere decisamente l’argomento del male minore e del clima di compiacimento che è un veleno per il popolo...

Secondo: questa discussione deve essere aperta ampiamente all’interno della classe lavoratrice, nei luoghi di lavoro. Noi sindacati qui riuniti in accordo con chi converge su queste posizioni, dobbiamo organizzare bene la discussione, rivelando non solo le politiche del governo e dei gruppi imprenditoriali, ma anche gli sforzi compiuti dai sindacati controllati dal governo e dai capitalisti, per promuovere questa politica all’interno della classe operaia.

I membri di GSEE e ADEDY-ETUC in Grecia – hanno enormi responsabilità per la condizione del movimento sindacale, per il fatto che tra la gran parte degli operai viene coltivata la tesi del male minore, dell'“inefficacia della lotta”. Il loro “raduno” del 1° maggio ad Atene, con meno di 90 persone, in contrasto con le decine di migliaia di lavoratori che hanno partecipato alla manifestazione del PAME, dimostra che non hanno alcun consenso tra i lavoratori come difensori dei diritti dei lavoratori...

La terza condizione di base riguarda l’organizzazione il più ampia possibile di una campagna all’interno della classe lavoratrice basata sulle rivendicazioni che oggi possono bloccare, anche temporaneamente, alcune delle conseguenze negative della politica anti-popolare...

Il 30 maggio deve essere il giorno in cui il nostro popolo nel suo complesso protesti contro la politica del governo e dei gruppi monopolistici...

Allo stesso tempo, dobbiamo combattere contro il coinvolgimento della Grecia nei piani imperialisti e nelle contraddizioni che stanno sviluppandosi nella regione più ampia da parte della NATO, dell’UE, della Russia e delle altre potenze imperialiste. Per combattere contro le basi e la presenza di forze militari greche fuori dai confini del paese...

Al centro delle nostre rivendicazioni ci sono i bisogni e gli interessi della classe operaia e degli strati popolari. Sono rivendicazioni in contrapposizione alla strategia del capitale e dell’UE, contrarie alla politica del governo.

Su questo terreno e attraverso il rafforzamento della nostra azione comune, si svilupperà una vera alleanza sociale tra coloro che sono colpiti dalla politica della barbarie capitalista e dei gruppi monopolistici. Su questo terreno matureranno le rivendicazioni che colpiscono alla radice questo sistema di ingiustizia e sfruttamento, che genera guerre e profughi”.
Fonte

12/11/2015

La Grecia oggi si ferma contro i memorandum antipopolari. E' sciopero generale

La Grecia oggi si ferma e scende nuovamente in piazza contro le misure di austerità adottate dal governo Tsipras e imposte dall'Unione Europea. Sia  Confederazione generale dei lavoratori della Grecia (Gsee che rappresenta il settore privato) che la Federazione sindacale Adedy (dei dipendenti pubblici ), e ovviamente il combattivo sindacato PAME, hanno indetto uno sciopero generale di 24 ore per protestare contro le misure di austerità e le controriforme che il governo greco sta portando avanti per rispettare l'accordo con la Troika di Bruxelles e i cosiddetti creditori internazionali. Gli ospedali garantiranno il servizio con personale ridotto mentre il trasporto pubblico si fermerà interrompendo il servizio della metropolitana di Atene, della ferrovia suburbana di Proastiakos e in tutta la rete ferroviaria nazionale. I musei e siti archeologici in tutto il paese resteranno chiusi. Lo sciopero è stato indetto in segno di protesta contro la riforma delle pensioni, le modifiche al diritto del lavoro e i vessatori interventi del governo pretesi dai creditori della Grecia e dalla Troika.

Fino a questo momento gli appuntamenti di piazza per lo sciopero organizzati dal PAME riguardano 50 città della Grecia e una manifestazione centrale ad Atene. Otto lavoratori della General Recycling sono stati arrestati dalla polizia greca, che ha aggredito un manifestazione sindacale in corso presso la sede dell'azienda nella città di Ioannina. La manifestazione convocata dal PAME, il sindacato di classe ellenico, era stata convocata contro il taglio dei salari e i licenziamenti decisi dall'azienda.

La polizia ha aggredito i picchetti operai con estrema violenza, facendo ricorso a gas urticanti e bastonando indiscriminatamente, sul terreno sono rimasti diversi feriti tra questi un lavoratore è stato ricoverato in condizione molto serie.

Anche il governo Syriza, come i precedenti, ricorre senza troppi problemi alla magistratura e alla polizia per imporre licenziamenti e politiche economiche draconiane. Nell'ultimo periodo, quasi quotidianamente si registrano notizie di aggressioni e di arresti di lavoratori e sindacalisti da parte della polizia, a cui si accompagnano gli attacchi squadristici dei fascisti di Alba Dorata nei confronti di militanti della sinistra di classe e di immigrati. E' il clima pesante determinato dalla crisi economica e dall'UE quello che pesa sul popolo e sui lavoratori greci.

In questo scenario lo sciopero generale del 12 novembre chiamato dal PAME si attesta come punto principale di resistenza alle politiche dell'UE e del governo Syriza e tiene aperta la strada della prospettiva di classe alternativa e contrapposta al polo imperialista rappresentato dall'UE.

Qui di seguito un comunicato di Unità Popolare sullo sciopero generale di oggi:

Tutti e tutte in sciopero generale il 12 novembre, contro l’austerità e i Memorandum organizziamo le lotte di massa e unitarie

Comunicato di Unità Popolare

Il governo Syriza – Anel, con l’applicazione delle misure del terzo Memorandum e il voto sulle azioni prioritarie, prosegue adesso nell’applicazione di un uragano di misure contro la classe operaia e gli strati popolari più poveri.

Il rapporto della Commissione dei «Saggi» per il sistema della sicurezza sociale, costituisce un autentico manifesto thatcheriano dal virulento carattere antisociale, sostenendo lo smantellamento integrale della sicurezza sociale, la soppressione delle pensioni, e l’estrema pauperizzazione dei pensionati. Il governo riserva alla Commissione dei «Saggi» il ruolo di battistrada per la distruzione delle pensioni e dei diritti della sicurezza sociale, promossa da questa commissione e concordata con la troika nel quadro del terzo Memorandum.

La rapina fiscale continua a livelli mai raggiunti prima, le riduzioni dei salari e delle pensioni, indotte dalla nuova griglia, la soppressione dei contratti collettivi e i nuovi attacchi in arrivo per ridurre a zero i diritti dei lavoratori e i diritti sindacali, ecco la realtà e il futuro che questi preparano.

Sanità pubblica e istruzione vanno a pezzi. I posti vacanti nelle scuole di tutta la Grecia non vengono coperti; negli ospedali pubblici numerosi reparti si ritrovano senza medici, senza personale infermieristico; gli ospedali sono minacciati di chiusura. I porti, gli aeroporti, l’energia, l’acqua sono svenduti, così come immensi terreni dello Stato. Gli espropri, comprese le prime case, saranno una realtà dopo la cessione dei «prestiti in rosso» agli speculatori internazionali.

Anche l’anemica promessa del governo di «addolcire» le pesanti misure del memorandum con contromisure sociali, sta ormai crollando. Niente misure compensatorie per l’IVA al 23% per l’insegnamento privato, né per coprire i 5 euro del ticket di accesso all’ospedale. Il governo non ha soluzioni né misure compensatorie per attenuare la miseria del popolo, perché non ha alcuna intenzione di entrare in conflitto con i creditori, l’UE e il capitale nazionale, che impongono le politiche memorandarie.

Le sole misure suscettibili di rompere l’austerità delle politiche dei memorandum sono: la tassazione della ricchezza, la nazionalizzazione delle banche e la rinazionalizzazione degli organismi e imprese pubbliche che sono state privatizzate, la cessazione dei pagamenti ai creditori, l’annullamento del debito e l’uscita dall’eurozona.

Allora disporremmo della liquidità necessaria per salvare le casse dell’assicurazione malattia e delle pensioni, ridurre la disoccupazione, finanziare l’istruzione e la sanità pubbliche.

Con le nostre lotte possiamo fermarli. Il successo dello sciopero generale del 12 novembre deve diventare un impegno di tutti.

Unità Popolare è presente, e continuerà ad esserlo in modo dinamico, nelle lotte del popolo e dei lavoratori, ora come in futuro, sforzandosi di contribuire al loro coordinamento e alla loro intensificazione, come anche alla creazione di un nuovo fronte di lotte operaie per rovesciare l’austerità e le politiche memorandarie.

No alla riduzione delle pensioni e all’innalzamento dell’età minima pensionabile. Per un sistema di sicurezza sociale pubblico, universale, solidale e ridistributivo per tutti
   
Aumento del finanziamento pubblico nei settori dell’istruzione e della sanità. Copertura immediata dei bisogni sui posti vacanti con l’assunzione delle persone titolari
   
No alla privatizzazione dei porti, degli aeroporti, e dei beni pubblici
   
No alle imposte medioevali, e alla rapina fiscale contro gli strati popolari, soppressione dell’imposta fondiaria unica (ENFIA), ristabilimento del livello minimo d’imposta sui redditi a 12.000 euro all’anno per persona
   
Nessuna casa, nessuna abitazione in mano ai banchieri. Annullamento dei debiti delle famiglie popolari.
   
Tutti insieme organizziamo la resistenza. Tutti allo sciopero generale e alle manifestazioni del 12 novembre.

Fonte

06/11/2015

Diritto in sciopero? In Europa arriva “Kill the Bill”

Scioperare diventerà sempre più difficile e nei trasporti praticamente impossibile. In Italia? No in Europa. A fare da testa d'ariete sarà la Gran Bretagna ma l'Italia, da molti punti di vista, vede oggi una legislazione antisciopero già più restrittiva di quella britannica. “La Commissione Europea sta valutando se assumere la proposta di legge antisciopero britannica e farla diventare una direttiva europea vincolante per tutti gli stati membri dell'Unione Europea” è l'allarme lanciato ieri da Paola Palmieri della Usb alla conferenza sulla difesa del diritto di sciopero in Europa tenutasi ieri a Roma.

L'incontro è stato organizzato dalla Federazione Sindacale Mondiale (Fsm) che ha deciso di avviare coordinamenti di settore a livello europeo (due settimane fa si sono riuniti a Bruxelles i sindacati delle telecomunicazioni, oggi quelli dei trasporti). Alla conferenza hanno partecipato l'Usb (referente italiano della Fsm), il Pame della Grecia e la Cgt trasporti della Francia. I britannici della Rmt hanno inviato un interessante documento.

La discussione è cominciata proprio dallo studio effettuato da due docenti del King's College di Londra sulla proposta di legge antisciopero – la Trade Unions Bill – elaborata dal governo conservatore di Cameron e che la prossima primavera arriverà nel parlamento inglese per essere trasformata in legge. I sindacati britannici l'hanno definita “Kill the Bill”, cioè uccidi il diritto, in pratica la morte del sindacato così come l'abbiamo conosciuto.

Secondo lo studio dei due esperti, la proposta di legge dei conservatori inglesi, viola diverse convenzioni dell'Ilo (Organizzazione Internazionale del Lavoro) firmate e riconosciute da tutti i governi aderenti all'Onu. Sopratutto sulle soglie necessarie nei referendum per la convocazione dello sciopero, che le convenzioni internazionali dell'Ilo ritengono dover “essere ragionevoli” e non irraggiungibili come richiesto invece dal Trade Unions Bill, ma anche dalle proposte di legge antisciopero (da Ichino a Sacconi) che circolano in Italia e che andranno in discussione subito dopo l'approvazione della Legge di Stabilità. Non solo, la proposta di legge di Cameron autorizza anche le aziende ad affittare i lavoratori/crumiri per sostituire i lavoratori in sciopero e con un cavillo inquietante; infatti chi sciopera può essere sostituito “sia temporaneamente sia a tempo indefinito”, in pratica chi sciopera potrebbe trovare il suo posto di lavoro già occupato da un altro lavoratore alla fine dello sciopero e quindi essere licenziato. Infine è previsto un indurimento delle regole contro i picchetti.

Il rappresentante del Pame, il combattivo sindacato greco, ha sottolineato come nel settore dei trasporti lo sciopero sia decisivo perché questi sono un settore strategico dell'economia capitalista ed anche uno strumento concreto della solidarietà internazionalista tra i lavoratori (vedi il boicottaggio delle navi israeliane o dirette in Israele come sostegno alla resistenza palestinese).

In Grecia dal 2009 al 2014 ci sono stati 24 scioperi generali di 24 o 48 ore. Ci sono state lotte come nelle acciaierie, nell'igiene urbana, alla Coca Cola, in un grande call center, che sono durate mesi, ma in Grecia 99 scioperi su 100 vengono dichiarati illegittimi, spesso invocando la Legge sulla Emergenza Civile attraverso cui ad esempio i marittimi – ma anche gli insegnanti – sono stati precettati. I marittimi hanno disobbedito mentre i lavoratori della metropolitana di Atene, dove agiscono i sindacati collaborazionisti, hanno ceduto. La repressione contro i sindacati combattivi come il Pame è pesante. Ci sono 35 dirigenti del Pame arrestati per l'occupazione del Ministero del Lavoro. Nel 2015 ci sono stati almeno due processi a settimana per conflitti nel mondo del lavoro. Il sindacalista del Pame contrasta apertamente l'idea che lo sciopero sia uno strumento superato, ma sottolinea – giustamente – come gli scioperi vadano ormai preparati meglio, anche sul piano ideologico, tra i lavoratori. Il prossimo 12 novembre in Grecia è stato convocato un nuovo sciopero generale contro il memorandum firmato dal governo di Syriza, mentre sempre in Grecia lo sciopero dei marittimi, in corso da due giorni, ha visto il Pame decidere di prolungarlo di altri due giorni.

Il sindacalista della Cgt/trasporti francese, Mattieu è un macchinista della Rer, esordisce ricordando come i lavoratori della Air France siano diventati famosi perché “hanno strappato due camice di lusso”, riferendosi ai manager inseguiti dai dipendenti della compagnia aerea dopo aver annunciato 2900 licenziamenti. I lavoratori hanno rifiutato di lavorare gratuitamente due ore in più a settimana. “Si piange su due camice strappate e non si dice niente contro i 2900 licenziamenti”. Due giorni dopo, la polizia è andata ad arrestare a casa due delegati della Cgt dell'Air France. Oggi 10 delegati della Cgt sono sotto processo per aver strappato le camice dei manager.

Ci sono stati poi gli interventi dei delegati e dei sindacalisti italiani. Roberto Cortese, ferroviere della Usb Trasporti, ha segnalato la manipolazione dei mass media sugli scioperi: “Quando scioperano pochi lavoratori parlano di “agitazione sindacale”, quando scioperano tanti lavoratori lo definiscono “sciopero selvaggio”, questa campagna di demonizzazione serve a preparare il terreno alla legge antisciopero”. Sono poi intervenuti un ferroviere, con l'Usb impegnata nelle prossime elezioni sindacali della Rsu in ferrovia, e Rosario Maresco, autoferrotranviere di Napoli e delegato Usb che ha ricordato le tante esperienze di resistenza e conflitto nel settore dei trasporti. La Carovana delle Periferie, la coalizione sociale che ha sostenuto lo sciopero dei trasporti della Usb a Roma lo scorso 2 ottobre, ha invitato a lavorare per l'alleanza tra lavoratori dei trasporti e utenti/pendolari invitando tutti all'assemblea pubblica che si terrà venerdì 13 novembre alla stazione della ferrovia Roma-Lido (a Piramide) proprio per ricomporre gli obiettivi egli interessi sia di chi lavora sia di chi utilizza un trasporto pubblico portato attentamente al degrado per favorirne la privatizzazione. L'avvocato Carlo Guglielmi del Forum Diritti Lavoro ha sottolineato l'emergere di un “caso Roma” sia alla luce della blindatura prefettizia del governo della città sia rispetto al divieto di sciopero che dovrebbe agire durante i mesi del Giubileo così come avvenuto a Milano con l'Expo. Guglielmi ha poi invitato a partecipare all'incontro convocato dal Forum Diritti Lavoro su questi temi per il prossimo 12 novembre a Roma.

Pierapolo Leonardi, per l'esecutivo della Fsm ha concluso i lavori ripartendo della premessa. Le classi dominanti e l'Unione Europea intendono portare l'attacco ai diritti dei lavoratori in modo complessivo e autoritario, rafforzare il coordinamento sindacale e dei lavoratori nei vari paesi, resistere insieme e produrre conflitto è diventato ormai inevitabile e decisivo.

Ci permettiamo di segnalare che l'appuntamento del 21 novembre a Roma, con l'assemblea nazionale della Piattaforma sociale No Euro No Ue No Nato, per un verso dovrà mettere i piedi nel piatto anche su questi problemi, per un altro può offrire una sponda a tutti i sindacati conflittuali che non intendono piegare la testa di fronte ai diktat e alle direttive della Commissione Europea.

Fonte