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martedì 29 luglio 2014

Gaza - Notte di sangue


Anche stanotte i palestinesi di Gaza non hanno chiuso occhio. Almeno 26 morti e 241 feriti negli attacchi israeliani via terra, aria e mare. La fine del conflitto sembra, però, ancora lontana dopo le parole pronunciate ieri dal Premier israeliano Netanyahu secondo cui la campagna militare potrebbe “durare a lungo”. A fargli eco è stato il Ministro della Difesa Ya’alon che ha detto di voler allargare l’offensiva.

Ieri è stata l’ennesima giornata di morte nella Striscia: 44 vittime a cui vanno aggiunti i 12 cadaveri ritrovati sotto le macerie dai soccorritori. Secondo i dati forniti dal portavoce del Ministro della Salute di Gaza, Ashraf al-Qidri, in 21 giorni di combattimento sono stati uccisi 1.088 palestinesi (251 bambini). Di questi, circa il 90% è rappresentato da civili. I feriti sono 6.470. Un bilancio provvisorio perché i raid e i colpi di artiglieria continuano incessantemente.

A Gaza nessun luogo è sicuro, perfino un parco giochi per bambini può diventare teatro di un massacro. Così è stato nel campo profughi di al-Shati dove 10 persone (8 bambini) sono state assassinate da un raid aereo israeliano. Tel Aviv ha accusato la Jihad islamica per la strage. Tuttavia, testimoni oculari e le indagini della polizia di Gaza hanno confermato che a compiere l’attacco è stato lo stato ebraico.

Continua – anche se in misura minore – il lancio di razzi palestinesi verso il territorio israeliano. Le sirene sono risuonate nelle cittadine confinanti con la Striscia, ma l’ allarme rosso si è sentito anche nella zona del Gush Dan (zona al centro d’Israele dove vi è anche Tel Aviv). L’esercito israeliano ha annunciato ieri la morte di altri 4 soldati israeliani. Sale così a 43 il bilancio dei militari di Tel Aviv morti dall’inizio dell’offensiva “Bordo protettivo”.

Accanto ai morti e i feriti, vi sono i 200.000 rifugiati palestinesi ammassati nelle strutture dell’Unrwa perché hanno dovuto lasciare le loro abitazioni. Questo numero, però, non tiene conto di tutti coloro che hanno abbandonato le loro case, ma che, trovando riparo presso parenti e familiari, non rientrano nelle statistiche ufficiali. Ai già tanti rifugiati potrebbero aggiungersi presto anche parte dei 400.000 gazawi del nord che hanno ricevuto ieri da Israele via sms ordini di evacuazione dell’area. Avvertimenti che sanno di beffa essendo la Striscia ermeticamente chiusa da Israele e dall’Egitto.

Sul piano diplomatico una fonte in Cisgiordania ha rivelato all’AFP che il Presidente palestinese Abbas ha formato una delegazione palestinese – con rappresentanti anche di Hamas e della Jihad islamica – che incontrerà i leader egiziani per discutere dell’attacco israeliano su Gaza. L’obiettivo è quello di giungere ad una tregua che possa soddisfare le richieste dei palestinesi.

Più o meno nelle stesse ore il Presidente Usa Barack Obama ha telefonato a Netanyahu chiedendogli un “cessate il fuoco immediato, incondizionato e umanitario”. Il suo invito era stato preceduto qualche ora prima da una medesima richiesta del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

La richiesta di Obama sembra aver infastidito i leader israeliani secondo cui una tregua è realizzabile solo se viene smilitarizzata la Striscia. Proposta inaccettabile per i gruppi armati palestinesi che chiedono innanzitutto la fine dell’assedio.

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