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giovedì 31 luglio 2014

Sopravviverà Putin? Analisi e desiderio nei pensatoi Usa


Il titolo in inglese è essenziale e micidiale: «Can Putin Survive?». Ce la farà Putin a sopravvivere? Si fa intendere che sta rischiando se non proprio la pelle, certamente la posizione di potere. «There is a general view that Vladimir Putin governs the Russian Federation as a dictator, that he has defeated and intimidated his opponents and that he has marshaled a powerful threat to surrounding countries». E’ un dittatore, una minaccia per i vicini o non lo è? Se a chiederselo è George Friedman su Stratfor è opportuno leggere. Non sarà il punto di vista della Casa Bianca o del Dipartimento di Stato o della Cia, ma lo è di una fetta di “think tank” americane molto vicine alle istituzioni citate prima. George Friedman è il presidente di Stratfor, società leader nel campo dell’intelligence globale. Pensate che Friedman è l’autore che prevede i principali eventi e le sfide che metteranno alla prova l’America e i suoi presidenti nel corso del decennio che verrà sul The New York Time. Da averne paura, da prendere con le molle ciò che scrive, ma certamente da leggerlo con estrema attenzione. Certamente lo starà facendo Putin e il suo entourage di ex spie del vecchio KGB, l’attuale FSB.

Quesito di partenza, Putin è così cattivo come sembra? Si parte dall’Ucraina che sembra essere il catalizzatore di tutti gli attuali interessi geostrategici americani. Bignami per distratti: l’Ucraina è di vitale importanza per la Russia come un cuscinetto contro l’Occidente e come percorso per la fornitura di energia per l’Europa. Poi Friedman divaga sui predecessori di Putin, sino all’alcolista Eltsin, con una osservazione interessante sul Kosovo. La Russia si alleò con i serbi ma quando la guerra aerea non riuscì a forzare la capitolazione di Belgrado, i russi negoziarono un accordo con la NATO per entrare e amministrare il Kosovo. Detto altrimenti, Eltsin vendette Belgrado per poi farsi tagliar fuori dal Kosovo. Umiliazione dell’orgoglio russo ed economia allo sfascio. La cacciata di Eltsin e il potere a Putin nascono da questo. Putin ha risposto. Interessi nazionali russi sempre e comunque. Ci sono le zampine-one della CIA e - memento storico - dei mercenari di Otpor da Belgrado. Dal Kosovo e dall’Ucraina la diffidenza di Putin. La ‘rivoluzione arancione’ alla fine mangia se stessa e Mosca esibisce a Kiev la nuova efficienza dell’esercito russo nell’invasione della Georgia.


Con gli Stati Uniti ancora impantanati in Iraq e in Afghanistan è cosa facile. L’amministrazione Usa - analisi di Friedman - con Obama e Hillary Clinton provano a ripristinare relazioni come ai “vecchi tempi”. Ma Putin non ci sta e la sfida continua. Siria: i russi appaiono decisivi e capaci e gli Stati Uniti indecisi e inetti. In Europa la sempre maggior dipendenza energetica dal Cremlino. Ma la trappola per Putin scatta nell’Ucraina bis. La ricostruzione di Friedman è storicamente discutibile ma essenziale. La Crimea da sempre russa non merita molte parole. Registra il fatto che il governo di Kiev è gestito dai consiglieri occidentali, e che i russi controllano solo piccole parti dell’Ucraina nel triangolo da Donetsk a Lugansk a Severodonetsk e una dozzina di città. Putin che cerca di dividere gli Stati Uniti dall’Europa e Obama che cerca di portare la Nato sui confini russi. Per Friedman l’incidente della Malaysia Airlines è cruciale per gettare discredito, quali che siano i fatti. E Putin, da zar che usa spietatamente il potere vincendo, ora parrebbe incapace di sostenere una insurrezione definita ‘senza speranza’. Buco clamoroso di analisi, la crisi politica ucraina e il prossimo inverno.

Friedman, per dare sostanza alla sua tifoseria poco analitica, si appella alla storia. A gufare contro il non simpaticissimo Putin. Nikita Kruscev, umiliato nella crisi dei missili cubani che, tornato dalle vacanze nell’ottobre del 1964 si trova sostituito dal suo protetto, Leonid Breznev. Orgoglio russo e pregiudizio. Una battuta d’arresto negli affari esteri e ripetuti fallimenti economici avevano deciso su Krusciov. La situazione economica della Russia non è neanche lontanamente catastrofica come lo era sotto Krusciov o Eltsin, ma l’embargo occidentale pesa, anche se il bilancio finale su chi pagherà il prezzo più alto è ancora da verificare. Ma intanto - analisi Usa-Stratfor - Putin rischia pur senza il sovietico Politburo. E già si disegnano posizioni e nomi di amici-coltello attorno a Putin in difficoltà. Secondo Friedman il ministro della Difesa Shoigu e il sindaco di Mosca Sobyanin sono i più popolari. In una lotta in stile sovietico il Capo di Stato Maggiore Ivanov e il capo del consiglio di sicurezza Patryushev sarebbero i contendenti. Un Putin in difficoltà sarà più o meno aggressivo? Friedman tace. Pensiero flash: Lenin fu durissimo, Stalin fu molto peggio. Tra Kissinger e Friedman?

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