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mercoledì 23 luglio 2014

La fretta (e le paure) di Renzi

L'ira di Renzi: riforme subito o elezioni... E lo si può capire. Renzi sa benissimo che o fa le riforme “istituzionali” o le riforme “strutturali” non può portarle a termine. Quindi o riforme o morte. Ovvero o fa le riforme o gli fanno fare la fine di Berlusconi.

Certo non subito. L’impatto di una caduta della presidenza europea per quanto formale possa essere il ruolo è pur sempre un segnale che l’Europa non può permettersi. E quindi le spinte che gli giungono dall’Europa che conta sono sempre più stringenti e minacciose. O fai le riforme istituzionali che ti consentiranno di avere la forza per fare poi quelle strutturali o vai a casa.

Berlusconi, al di la delle balle che si (ci) raccontano, è salito sul colle con la coda fra le gambe e nonostante avesse resistito, l’Europa lo ha costretto a portare a casa ciò che gli avevano imposto. E’ bastato toccare la sua “roba”  (una caduta delle sue azioni in borsa precipitosa) per condurlo a più miti consigli.

Con Renzi è ancora più facile. Gli fanno fare il farfallone, il raccontaballe, lo spaccone, come avevano consentito a Berlusconi di fare il puttaniere, chiamare la Merkel la “culona”, fare le corna e raccontare barzellette. Lo sopportavano e lo facevano fare pur di fargli raggiungere gli obbiettivi. Lo stesso fanno fare a Renzi, raccontare balle, dire il tutto e il suo contrario, fargli chiedere “flessibilità” e deroghe al patto di stabilità salvo poi dargli bacchettate sulle mani.

Peccati veniali, peccatucci, forse necessarie per farlo rimanere in sella. Ma per le riforme no. Non si scherza. Sei mesi ha di tempo. E poi la resa dei conti.

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