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18/04/2015

L'Iran propone il cessate il fuoco in Yemen

Un piano illustrato ieri dall’Iran a Ban Ki-moon prevede il cessate il fuoco e la fine immediata di tutti gli attacchi militari stranieri in Yemen, l’assistenza umanitaria e medica alla popolazione, la ripresa del dialogo, l’istituzione di un governo di unità nazionale.

Il ministro degli esteri di Teheran, Javad Zarif, nella lettera richiama l’attenzione della comunità internazionale sulla situazione “estremamente allarmante” in Yemen. “L’Iran – ha scritto – ribadisce che non esiste una soluzione militare a questo conflitto. L’unica maniera per ristabilire la pace e la stabilità è quello di permettere a tutte le parti yemenite di stabilire, senza alcuna ingerenza straniera, il loro governo di unità nazionale”.

Per Zarif “la situazione (in Yemen) è aggravata dalla recente provocatoria campagna aerea militare straniera”, parole riferite agli attacchi della coalizione a guida saudita. Le forze straniere, ha spiegato, prendono per lo più di mira le infrastrutture civili yemenite distruggendo anche ospedali, scuole, strade, industrie alimentari e centrali elettriche. “Hanno anche preso indiscriminatamente di mira zone residenziali, tra cui dei campi profughi, uccidendo e ferendo civili innocenti, in particolare donne e bambini”, ha sottolineato ancora Zarif, secondo il quale questa situazione si sta aggravando e la crisi umanitaria in Yemen sta raggiungendo dimensioni catastrofiche.

L’Iran ha lanciato attacchi durissimi all’Arabia Saudita negli ultimi giorni. Ieri il noto ayatollah Ali Movahedi Kermani ha affermato che i custodi dei luoghi santi di Mecca e Medina –  la casa reale al Saud – sono dei “traditori”. L’ayatollah Kermani ha fatto questa affermazione durante il suo sermone all’Università di Teheran dove ogni venerdì affluiscono migliaia di persone per la preghiera, e dove proprio le parole dell’imam riflettono gli ultimi orientamenti politici del clero e della Guida suprema Ali Khamenei. I sauditi, secondo Kermani, in Yemen “hanno iniziato una campagna militare contro un Paese musulmano, uno spargimento di sangue con 2.500 vittime”.

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