Lo scorso martedì una cittadina turca, Rumeysa Ozturk, è stata arrestata a Sommerville, nel Massachusetts, mentre si recava a un evento per la conclusione del mese di Ramadan. La trentenne è una dottoranda della TUFTS University, uno dei più importanti atenei del New England, e il Dipartimento per la Sicurezza Interna degli Stati Uniti (DHS) afferma che abbia “intrapreso attività a sostegno di Hamas”.
Tuttavia, come ha fatto presente alla CNN il suo avvocato, non è stata ancora presentata alcuna accusa formale. Sembra che la vicenda di Ozturk stia seguendo lo stesso copione di quella di Mahmoud Khalil, imprigionato all’inizio di marzo. In questo momento, entrambi si trovano in una struttura dell’Immigration and Customs Enforcement in Louisiana.
Le condizioni in cui sono tenuti sono criminali, e mostrano la misura della millantata civiltà occidentale. Altrettanto preoccupanti sono le modalità con cui Ozturk è stata prelevata dalle forze dell’ordine: sei agenti in borghese hanno circondato la donna, uno di questi l’ha presa per un braccio, mentre solo in quel momento hanno mostrato i distintivi, coprendosi però il volto.
Sembra di racconta un’operazione speciale da ‘teste di cuoio’ per la cattura di un pericoloso mafioso o un intervento finalizzato a sventare un atto terroristico. Proprio questo vogliono suggerire le forze di sicurezza: John Miller, analista della CNN, ha chiesto al DHS come mai di queste modalità, e il DHS ha risposto che è per proteggere i poliziotti dai “simpatizzanti dei terroristi”.
Parliamo di un’accademica, quasi alla fine del proprio percorso dottorale, che a quanto pare ha avuto come unica colpa quella di scrivere un articolo di critica sul genocidio perpetrato dagli israeliani. Infatti, il Segretario di Stato Marco Rubio, chiamato a rispondere ad alcune domande sul caso, ha affermato che la donna fosse coinvolta nelle proteste studentesche contro le operazioni militari israeliane a Gaza, senza portare prove.
Tolto il fatto che poter esprimere il proprio dissenso in piazza è la cartina tornasole dello stato di salute di una democrazia – che lascia a desiderare anche su questa sponda dell’Atlantico – l’atto davvero scatenante di tutta la vicenda sembra essere l’aver co-firmato un editoriale sul giornale dell’università, nel marzo 2024, in cui criticava i vertici dell’ateneo e i crimini israeliani.
Ozturk è l’ennesima vittima delle misure che l’amministrazione Trump sta adottando da una parte per rispettare le sue promesse elettorali riguardo al pugno duro da usare nei confronti degli immigrati, dall’altra per compiacere la lobby sionista che influenza profondamente sia il partito repubblicano sia il partito democratico.
Nei campus statunitensi si assiste a una pesante repressione degli studenti che hanno partecipato ed animato le proteste per la rottura del sostegno a Israele e dei legami degli atenei con il complesso militare-industriale. Proteste che hanno raggiunto un livello di diffusione e di coscienza politica che ha preoccupato alcuni dei settori più reazionari della società stelle-e-strisce.
Affibbiando l’accusa di terrorismo con estrema facilità e usando la stringente normativa statunitense sull’immigrazione, il secondo mandato Trump si sta caratterizzando per una vera e propria caccia alle streghe. Lo stesso Rubio ha confermato che i visti per studio revocati “potrebbero essere più di 300 a questo punto”.
Il governo turco sta monitorando il caso, mentre sono già partite le proteste di piazza in solidarietà di Ozturk, chiedendone la liberazione.
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