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31/03/2025

L’Ucraina costretta a scegliere tra Usa e “Europa”

In una intervista al Financial Times Giorgia Meloni ha liquidato come “infantile” e “superficiale” l’idea che l’Italia debba scegliere tra Stati Uniti ed Europa.

Sarà, ma intanto qualcun altro, già ora, sembra proprio costretto a scegliere tra i due soggetti, ed anche molto rapidamente. Si vede che la faglia atlantica si va allargando molto velocemente, stirando fino alla lacerazione chi prova a tenere i piedi in troppe scarpe.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato venerdì che l’Ucraina non accetterà alcun accordo con gli Stati Uniti sui minerali che possa compromettere il suo percorso di adesione all’Unione Europea.

“La Costituzione dell’Ucraina stabilisce chiaramente che la nostra direzione è verso l’UE... Ci sono riforme molto importanti e passi corrispondenti da compiere”, ha detto Zelensky durante una conferenza stampa a Kiev venerdì sera. “Niente che possa mettere in pericolo... l’adesione dell’Ucraina all’UE può essere accettato”.

In effetti, obbedendo allo scopo per cui esistono, ossia andare a vedere cosa c’è scritto negli accordi di carattere economico, Bloomberg e il Financial Times hanno riportato la nuova proposta di Washington a Kiev sullo sfruttamento delle risorse minerarie, che concederebbe agli Stati Uniti l’accesso a petrolio, gas e minerali ucraini attraverso un fondo d’investimento congiunto, dividendo i ricavi tra i due paesi.

In pratica, una vera e propria “invasione” dell’Ucraina da parte statunitense, realizzata acquisendo di default la metà delle entrate minerarie del paese, peraltro una delle poche risorse – insieme al grano – che potranno garantire una futura ricostruzione non dipendente solo dagli aiuti o dai prestiti esteri.

Zelensky ha confermato che Kiev ha ricevuto ufficialmente una nuova bozza dell’accordo da Washington, contenente “molte nuove disposizioni non discusse in precedenza” e “alcuni aspetti già respinti da entrambe le parti”, secondo i media ucraini. Si deve notare lo stile “israeliano” dell’amministrazione Usa, che prima stringe un accordo e poi cambia unilateralmente le condizioni a proprio favore...

E visto che da sola la junta di Kiev non sarebbe in grado di opporsi al diktat della Casa Bianca, ecco entrare in campo l’“altro forno” del sostegno alla guerra, l’Unione Europea.

La Commissione Europea valuterà il testo, che potrebbe garantire un trattamento preferenziale alle aziende americane, una volta che ci sarà un “accordo concreto, nero su bianco”, ha detto venerdì Paula Pinho, portavoce capo della Commissione.

“Un tale accordo dovrebbe essere esaminato nell’ottica delle relazioni tra Ucraina e UE, in particolare per quanto riguarda i negoziati di adesione”, ha aggiunto Pinho.

Evidente il cul de sac in cui si è infilato Zelenskij con la sua linea molto cinematografica ma per nulla realistica (“guerra fino alla vittoria, nessuna trattativa con la Russia”).

Se straccia il contratto con Trump si condanna a perder molto se non tutto dell’apporto Usa (basta pensare all’intelligence satellitare...), se lo conferma perde il sostegno dell’Unione Europea – o per lo meno dei “volenterosi” – che sono gli unici pazzi a condividere la sua linea.

Un capolavoro, no?

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