Mentre Al-Jolani e soci cercano il sostegno internazionale dell’Unione Europea, trovando diverse voci all’interno dell’avventurista compagine europea pronte ad assecondarli, il loro controllo del paese risulta sempre precario, inducendoli a cercare diversivi.
L’ultimo è il tentativo di suscitare a tutti i costi una risposta armata di Hezbollah, prendendo di mira villaggi sciiti di confine; lo scopo evidente è farne scaturire una controrisposta diplomatica internazionale da parte dei paesi del Golfo e dell’Occidente che intensifichi ancora una volta la pressione sull’organizzazione sciita, distraendo l’attenzione dai problemi interni alla Siria, compreso il tentativo di genocidio in corso contro gli Alawiti.
Sul fronte meridionale, invece, come purtroppo prevedibile, i tentativi d’infiltrazione da parte dell’occupazione sionista stanno riuscendo a dividere la comunità drusa di Sweida, all’interno della quale alcuni esponenti di rilevo spingono per normalizzare i rapporti con l’occupazione, mentre altri aprono maggiormente alle autorità di HTS.
La balcanizzazione del paese si concretizza sempre di più.
Ecco due articoli di Al-Akbar a riguardo.
L’ultimo è il tentativo di suscitare a tutti i costi una risposta armata di Hezbollah, prendendo di mira villaggi sciiti di confine; lo scopo evidente è farne scaturire una controrisposta diplomatica internazionale da parte dei paesi del Golfo e dell’Occidente che intensifichi ancora una volta la pressione sull’organizzazione sciita, distraendo l’attenzione dai problemi interni alla Siria, compreso il tentativo di genocidio in corso contro gli Alawiti.
Sul fronte meridionale, invece, come purtroppo prevedibile, i tentativi d’infiltrazione da parte dell’occupazione sionista stanno riuscendo a dividere la comunità drusa di Sweida, all’interno della quale alcuni esponenti di rilevo spingono per normalizzare i rapporti con l’occupazione, mentre altri aprono maggiormente alle autorità di HTS.
La balcanizzazione del paese si concretizza sempre di più.
Ecco due articoli di Al-Akbar a riguardo.
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Tensioni crescenti al confine tra Libano e Siria: implicazioni politiche e di sicurezza
Tensioni crescenti al confine tra Libano e Siria: implicazioni politiche e di sicurezza
Mentre crescono le tensioni lungo il confine tra Libano e Siria, la nuova amministrazione siriana ha intensificato la sua retorica contro Hezbollah, accusando il gruppo di “diffondere il caos” nella regione. Ciò avviene in seguito all’uccisione di tre miliziani siriani, infiltratisi nel territorio libanese per scontrarsi con i pastori ad Al-Qasr, nella Bekaa settentrionale.
Il Ministero della Difesa siriano ha rilasciato una dichiarazione in cui accusa Hezbollah di aver rapito ed ucciso “tre soldati dell’esercito siriano” vicino alla diga di Zeita, nella parte occidentale di Homs, avvertendo che Damasco avrebbe preso “tutte le misure necessarie” in risposta a quella che ha definito una “pericolosa escalation” da parte di Hezbollah.
Tuttavia, l’ufficio stampa di Hezbollah ha negato qualsiasi coinvolgimento, ribadendo che il gruppo non ha “alcuna connessione con gli eventi che si verificano all’interno del territorio siriano”.
Nonostante le comunicazioni aperte tra l’esercito libanese e i funzionari siriani, le tensioni sono rapidamente aumentate. Le forze armate siriane hanno risposto con artiglieria indiscriminata e razzi, prendendo di mira le città di Al-Mushrifa, Mazraat Beit Al-Tashm, la periferia di Hawsh Al-Sayyid Ali e i villaggi di Qanatif e Al-Qasr. Gli attacchi hanno causato l’uccisione di un bambino, il ferimento di altri quattro e hanno innescato lo sfollamento, con i residenti fuggivano verso Hermel.
In risposta, l’esercito libanese ha rafforzato le sue posizioni lungo il confine e ha iniziato a monitorare i movimenti dei militanti sul lato siriano con droni di sorveglianza. Tuttavia, dopo che le città e i villaggi libanesi sono stati attaccati dal territorio siriano, l’esercito ha reagito prendendo di mira le fonti di fuoco usando “armi appropriate”, rafforzando il suo dispiegamento e ripristinando la sicurezza nell’area.
L’esercito ha anche condotto un’intensa comunicazione notturna con la parte siriana per de-escalare la situazione e ha consegnato i tre corpi. Sono in corso discussioni tra l’esercito libanese e le autorità siriane per mantenere la stabilità lungo il confine.
Nel frattempo, fonti a Damasco hanno indicato che “figure all’interno della nuova leadership siriana stanno spingendo per uno scontro con il Libano, usando Hezbollah come pretesto, per consolidare il sostegno interno fra crescente instabilità, rapimenti e assassinii”.
Le fonti hanno suggerito che la nuova amministrazione cerca un accordo di sicurezza libanese-siriano sotto la sponsorizzazione internazionale, riecheggiando i passati sforzi sostenuti da Stati Uniti e Israele per espandere la giurisdizione delle forze internazionali all’intero confine orientale del Libano; una mossa, quest’ultima che ha innescato crescenti preoccupazioni politiche e di sicurezza in Libano.
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I drusi di Sweyda divisi sulla nuova leadership siriana
I drusi di Sweyda divisi sulla nuova leadership siriana
Hayan Darwish
Le tensioni a Sweyda stanno aumentando dopo che il leader spirituale druso Sheikh Hikmat al-Hijri ha condannato la dichiarazione costituzionale firmata da Ahmad al-Sharaa, che gli garantisce un’autorità incondizionata sulla Siria per cinque anni.
In un video, al-Hijri ha denunciato il nuovo governo come “estremista e ricercato a livello internazionale”, avvertendo: “Siamo a un bivio: o esistiamo o smettiamo di esistere”. Ha accusato le fazioni che si impegnano con Damasco di “vendere il sangue e la dignità del loro popolo sulla costa”, esponendo una crescente frattura all’interno della comunità drusa.
Fonti druse a Suwayda hanno detto ad Al-Akhbar che al-Hijri in precedenza aveva mantenuto stretti legami con tutte le fazioni della provincia, ma le tensioni sono aumentate dopo che alcuni leader hanno cercato di normalizzare le relazioni con il governo siriano. “Non c’è spazio per l’appeasement”, ha dichiarato al-Hijri, sottolineando che “gli interessi drusi vengono prima”.
La sua posizione è stata vista come una sfida diretta ai leader della fazione Yahya al-Hajjar e Laith al-Balous, entrambi tra i primi ad entrare a Damasco dopo la caduta di Bashar al-Assad. Sabato, i sostenitori di al-Hijri si sono riuniti a Darat Qanawat, dove hanno ribadito che “i drusi sono uomini di pace e non possono essere separati dal tessuto siriano”.
Più tardi, nella piazza Dignity di Sweyda, hanno protestato contro Al-Sharaa e il governatore Mustafa Bakour, chiedendone la rimozione. I dimostranti hanno sostituito la bandiera dell’edificio provinciale con lo striscione del Tawhid druso, per poi vedere i sostenitori di Hajjar e Balous strapparla e issare un’altra volta la nuova bandiera di stato.
Domenica, i dimostranti hanno portato cartelli che condannavano la dichiarazione costituzionale come “una via verso la dittatura religiosa” e denunciavano “l’uccisione di massa degli alawiti sulla costa”.
La leadership drusa si divide su Israele e la nuova amministrazione siriana
La fazione dei Mountain Lions, che si allinea con al-Hijri, si è impegnata a difendere Sweyda dall’interferenza del nuovo governo siriano. “Ogni tentativo di interferire in Sweyda avrà gravi conseguenze”, ha detto ad Al-Akhbar il leader della fazione Tariq al-Mutawash, descrivendo la posizione di al-Hijri come “una posizione per la dignità siriana a cui nessun druso dovrebbe opporsi”.
Nel frattempo, fonti vicine ad al-Hijri e agli alti prelati drusi Sheikh Yusuf Jarbou e Sheikh Hammoud Hannawi hanno detto ad Al-Akhbar che, sebbene condividano l’obiettivo di al-Hijri di proteggere la comunità drusa, differiscono sulla strategia. “Siamo d’accordo sulla salvaguardia del nostro popolo, ma dobbiamo evitare inutili scontri”, ha affermato una fonte vicina a Jarbou. Tutti e tre i religiosi sostengono un “governo civile pluralistico”, ma le loro posizioni divergono su questioni chiave.
Una delle principali linee di frattura è la loro posizione su “Israele”. Al-Hijri ha preso provvedimenti per normalizzare i legami con l’occupazione israeliana, approvando una recente visita di 60 drusi siriani al santuario di Nabi Shu’ayb nella Palestina occupata e accettando gli aiuti umanitari in seguito rivendicati da “Israele”.
Al contrario, Jarbou ha rifiutato qualsiasi impegno e fonti confermano che ha reciso i legami con il leader druso legato a Israele, Mowaffaq Tarif, dopo la caduta di Assad. In un’intervista con Sky News, Jarbou ha espresso “apertura” verso il governo di Al-Sharaa, ma ha chiarito che la “mancanza di fiducia” in esso è “legata al suo background religioso”, chiedendo “uno stato civile e una costituzione che protegga i diritti di tutti”. Ha inoltre criticato la dichiarazione costituzionale, affermando che “non realizza le aspirazioni del popolo siriano, che rimane monocromatico”.
Nel frattempo, Hannawi ha respinto le richieste di disarmo, insistendo: “Le armi sono per l’autodifesa, non per l’aggressione”. Ha aggiunto: “Non siamo ancora pronti a consegnarle, ma è una posizione temporanea”.
Fonte
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