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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

01/01/2026

Mattarella cancella la Resistenza

Abbiamo ascoltato e poi riletto il discorso di fine anno del due volte presidente della Repubblica, per essere sicuri di non aver capito male.

Alla fine ci siamo dovuti arrendere: la Resistenza – come parola, patrimonio storico, esperienza collettiva di liberazione, impegno e sacrificio popolare, riscatto di dignità di un Paese distrutto dal fascismo e dalla guerra in cui si era infilato – proprio non c’è.

Non compare né come termine, né come fondamento storico della Repubblica, né – appare evidente tra le righe e le assenze – come diritto degli oppressi e dei popoli.

La Repubblica viene invece “fatta nascere” dal referendum del 2 giugno 1946. Una votazione decisiva, certamente, ma che non avrebbe potuto neanche essere immaginata senza gli anni di opposizione repressa, sofferenza, rivolta, guerra civile e insieme contro l’invasore nazista ex-alleato, lotta all’oppressione e rinato protagonismo sociale.

Come se le forme dei regimi politici o il contenuto delle Carte Costituzionali, nella Storia, fossero decisi mettendo una croce su una scheda invece che nei rapporti di forza politici e sociali che scaturiscono alla fine di un conflitto. Come se la sacrosanta certificazione anche elettorale di quel rapporto di forza sostituisse l’intero processo storico che ha portato – finalmente – a poter liberamente decidere con il voto forme, poteri e contenuti della nuova istituzione statuale che lo incarna.

Siamo all’opposto di quel 1946. Siamo nel pieno di un processo di smantellamento della democrazia liberale e parlamentare, di delegittimazione del dissenso e dei diritti – sociali o politici che siano. E Mattarella ci mette del suo, estirpando dalla storia repubblicana il suo fondamento popolare e conflittuale, invece di denunciare questo processo.

Il resto è retorica d’occasione.

In primo luogo sulla pace, ridotta a “modo di pensare” – ideologia, insomma – anziché risoluzione dei contrasti materiali sul lungo periodo. Su Gaza in special modo, di cui si piange la “devastazione” tacendo sulle responsabilità genocide di Israele.

Poi sulle donne, celebrate in quanto finalmente “elettrici” ammesse al voto attivo e passivo – una conquista, certamente, ma omettendo di ricordare com’era diventata possibile.

Sulla Repubblica, burocraticamente disegnata come rito elettorale, trattati, nuove alleanze internazionali (Unione Europea e Nato), registrazione amministrativa di conquiste sociali pagate a prezzo altissimo e sottaciuto (la sanità pubblica, di cui sperimentiamo ormai ogni giorno la demolizione scientificamente programmata).

Fino all’offesa finale sui “giovani”, che finge di voler incitare al protagonismo sociale – “Qualcuno ... vi descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati: non rassegnatevi. Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna” – proprio mentre la cappa della repressione cala ogni giorno contro quanti, in questa ultima generazione, si muovono per fermare guerra, genocidio, sfruttamento, costrizione ad emigrare per cercare un futuro.

Una cappa plumbea che non risparmia ormai neanche i minorenni, che cominciano ad essere “preventivamente incarcerati” per presunti “reati” che neanche venivano registrati come tali fino a qualche anno fa.

“Sentitevi responsabili”, insomma, ma statevene in casa, non rompete le scatole a noi del potere. L’esatto contrario di quel che fece “la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna” salendo in montagna e combattendo il nazifascismo.

Ma già, la Resistenza non c’è mai stata, nel discorso di Mattarella... 

Per fortuna rinasce sempre, di generazione in generazione, perché “Quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa dovere”. E chi è davvero “responsabile”, prima o poi, se ne rende conto.

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