Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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23/06/2021

Note metalmeccaniche (con Adil nel cuore)

In queste ore, in molte fabbriche meccaniche dell’ Emilia Romagna, sta maturando uno scenario politicamente interessante ed emotivamente coinvolgente. In decine di aziende – solo nel modenese almeno una cinquantina di tutte le dimensioni – le Rsu stanno proclamando ore di sciopero “in memoria di Adil e contro lo squadrismo padronale”.

Non sono scioperi totalmente spontanei, le strutture Fiom di territorio hanno spinto sui delegati: ma l’adesione di questi ultimi è stata pronta e rapida. E questo in misura superiore alle aspettative, considerando lo scenario inedito: Adil non solo era attivista di un organizzazione “concorrente” in forte polemica con la CGIL, ma apparteneva anche ad un segmento produttivo, almeno apparentemente, non in stretta relazione con il profilo tipico dell’iscritto/delegato metalmeccanico emiliano.

Evidentemente l’impatto della tragedia è stato così profondo, da spiazzare schemi mentali, posizionamenti ed abitudini consolidate. La figura di Adil è stata riconosciuta con naturalezza parte di un medesimo schieramento di classe e di questi tempi non era un esito scontato.

Nel territorio modenese hanno promosso ore di sciopero le grandi aziende – vedi Ferrari e tutto il gruppo ex-Fiat – come le medie e le piccole; diverse rappresentanze di fabbrica hanno prodotto comunicati di segno politicamente avanzato.

Comunque, la gravissima vicenda novarese è stata giocoforza posta al centro dell’attenzione e della discussione in moltissimi stabilimenti, tra assemblee improvvisate e capannelli in sala mensa.

Certo, proclamare lo sciopero ed essere sicuri della sua buona riuscita, sono due cose molto diverse. La categoria, dal punto di vista del conflitto, è ferma sostanzialmente al 2016.

Anche l’ultimo contratto nazionale con Federmeccanica è stato appena rinnovato “spendendo” solo 4 ore di sciopero (zero ore per il rinnovo Unionmeccanica). Quindi nessuno oggi ha il polso per capire quale sarà l’adesione reale alle fermate.

Non esiste più alcun legame sentimentale dei metalmeccanici con il “loro” storico sindacato di riferimento, l’epoca in cui bastava fare un fischio per trovarsi i lavoratori davanti ai cancelli: quel legame si è consumato negli anni della pacificazione coatta e non si riattiva con una semplice chiamata allo sciopero, dopo che per un lunghissimo periodo le polveri della mobilitazione sono state sapientemente bagnate.

Però già vedere in tante bacheche sindacali il nome di Adil e le ragioni del suo mondo, impugnate con sincera partecipazione dalle rappresentanze storiche della classe operaia emiliana, è un segnale da cogliere, comprendere e valorizzare.

La tragedia di Biandrate evoca comunque una serie di considerazioni, a monte e a valle dell’evento luttuoso. Il fatto che ci meravigliamo della convocazione diffusa degli scioperi, rende la misura dell’arretratezza in cui siamo caduti tutti noi, che in qualche modo ci riconosciamo dentro le diverse espressioni del movimento operaio organizzato.

In altri tempi sarebbe stato un passaggio scontato e la mobilitazione non avrebbe coinvolto solo le fabbriche più sindacalizzate, ma avrebbe avuto un eco civile e di massa.

Inoltre, la presunta “estraneità” delle figure come Adil rispetto alla composizione operaia più tradizionale, a guardare bene è solo un illusione ottica.

Basta studiare la forza di penetrazione con cui, dentro il tessuto produttivo italiano – al di là della nuova oggettiva co-centralità della logistica, che proprio negli hub di questi territori è lampante – la logica degli appalti “interni” e dello spezzettamento delle filiere, è passata ovunque in forme devastanti.

Nella maggior parte delle grandi aziende meccaniche, le fasi di stoccaggio, movimentazione ed altri processi, sono state già da anni assegnate in appalto a cooperative o finte RSL eterodirette dalle proprietà. E il sindacato assai raramente è riuscito a contrastare questi processi, agitando la parola d’ordine della contrattazione di sito o della reinternalizzazione.

Nel modenese si segnalano alcune vertenze importanti in tal senso, ma sempre con la caratterizzazione della “vertenza-pilota”, mai con l’approccio sistematico della campagna a tappeto.

Quindi il tema logistica, anche nell’immaginario operaio, non è più in alcun modo riconducibile “a quel mondo là” – quello dei facchini, dei rider e “dei pacchi”: è già elemento centrale di disarticolazione del corpo di classe, fin dentro i reparti degli insediamenti più consolidati – quelli che conservano ancora qualche residuo margine di garanzia salariale o contrattuale.

Ma non solo di disarticolazione, si tratta: anche di prossimità fisica e sociale.

In che senso “prossimità”? Lo capiamo mediante qualche riflessione sulle figure sociali del lavoro, nel “nuovo triangolo industriale” veneto-lombardo emiliano.

La vecchia classe operaia della grande/media industria italiana – aziende a forte vocazione esportatrice, disposte a usare le risorse di questa fase storica per ristrutturarsi e insediarsi meglio in qualche linea di fornitura sovranazionale – è destinata nell’immediato futuro a frenetiche dinamiche di ricambio tecnico-generazionale.

Le fabbriche sono piene di operai 50/60enni, abbastanza professionalizzati, sindacalizzati ma fortemente delusi e di difficile mobilitazione.

I giovani che li sostituiranno sono figure tecniche, ben scolarizzate, forza lavoro più flessibile nella gestione delle macchine integrate dai linguaggi digitali, con qualche aspettativa di carriera, pienamente sottoposti ai meccanismi di fidelizzazione delle aziende (tirocini formativi, apprendistato, corsi interni, anche di tipo motivazional-ideologico).

Nel 1969 una generazione di ragazzi uscite dalle scuole tecniche entrò in fabbrica – in ruoli non operai – e sposò le lotte dell’operaio massa che esprimevano egemonia, sopra e oltre le ragioni della carriera o delle gerarchie funzionali.

Oggi sarebbe folle aspettarsi qualcosa di simile. Però, dentro i cancelli delle aziende, sotto i medesimi capannoni, si stanno sedimentando i nodi di una nuova “operaietà”, precaria, povera, poco fedele e più disponibile alla lotta, quella appunto degli appalti interni.

L’incontro potrà avvenire solo se le RSU assumeranno la ricomposizione di sito, come il primo elemento del proprio agire sindacale: interinali e appalti interni devono essere assunti dentro ogni processo decisionale o di mobilitazione – e questo deve diventare il primo terreno di pratica sindacale dentro ogni azienda.

Forse la morte di Adil – al di là degli elementi autoconsolatori che, umanamente, poniamo a margine delle tragedie – contribuirà a superare quelle linee di faglia tra figure e condizioni operaie, che il capitalismo fittiziamente ha prodotto in questi anni.

La Fiom emiliana, sotto la spinta dell’adesione dei suoi quadri di fabbrica, si è decisa a proclamare, come organizzazione regionale, due ore di sciopero per il 23/06. Anche questo è un segnale positivo che non va sottovalutato: le lotte esprimono egemonia, aprono contraddizioni e costringono tutti allo schieramento.

Peccato solo che Landini, qua e là, tra una dichiarazione costernata e l’altra, continui a infilare il tema della “legge sulla rappresentanza” (l’ha chiesta praticamente a tutti i presidenti del consiglio, da Letta in avanti).

Una volta questa parola d’ordine serviva ad evitare che la Fiom venisse messa in un angolo dagli accordi separati; adesso potrebbe significare altro: discipliniamo con forza di legge la rappresentanza ed evitiamo le spinte “irresponsabili” dal basso, di cui il sindacato confederale, oggi, nelle sue illusioni neo-concertative, non sente affatto il bisogno.

Fonte

19/06/2021

Adil, Luana e gli altri... Padroni assassini, governo complice

A Biandrate di Novara, davanti ad un magazzino Lidl, il compagno Adil Belakhdim operaio e sindacalista del Si Cobas padre di due figli, è stato barbaramente assassinato da un camionista crumiro, che lo ha investito col suo mezzo durante lo sciopero. Abdil era in lotta assieme a tutti i lavoratori della logistica, per lo sciopero nazionale proclamato unitariamente, superando consolidate divisioni, dal SiCobas, dalla USB e da tutti i sindacati di base.

La mobilitazione era stata decisa proprio come risposta allo squadrismo criminale che aveva aggredito lavoratori in sciopero davanti ai magazzini FedEx-TNT di Lodi e alla Texprint di Prato.

I lavoratori della logistica, i facchini che fanno funzionare e guadagnare una delle attività oggi più lucrose, la distribuzione capillare delle merci, ovunque si stanno battendo per conquistare condizioni di lavoro e salari dignitosi.

Devono vedersela con un sistema meticoloso e criminale di sfruttamento, organizzato con una catena di appalti e subappalti, che parte dalle grandi multinazionali miliardarie che arriva alle cooperative di caporalato.

Un sistema di sfruttamento brutale e banditesco, che reagisce alle sacrosante rivendicazioni dei lavoratori con la violenza dei licenziamenti, delle persecuzioni e delle liste nere per gli attivisti, con l’aggressione fisica diretta da parte di bande di picchiatori assoldati e anche con l’omicidio, come è avvenuto pochi anni fa con il sindacalista USB Abd el Salam e ora con quello del SiCobas Adil.

Quanto accaduto a Novara non è un incidente, come invece cercheranno di minimizzare il potere ed i mass media, ma la conseguenza di una sempre più diffusa criminalità imprenditoriale che, grazie alle comprensione ed al sostegno del sistema politico, si sente autorizzata a violare ogni regola e diritto pur di conseguire i propri sporchi profitti. Fino all’assassinio.

L’omicidio di Adil si collega a quello di Luana massacrata in fabbrica a Prato, perché erano state eliminate le misure di sicurezza parer farla lavorare di più. Al ragazzo di sedici anni in fin di vita a Brescia perché mandato allo sbaraglio sopra un capannone durante l’alternanza scuola lavoro.

Alle vittime del Mottarone e della ex Ilva, ai lavoratori e ai cittadini le cui vite ogni giorno sono sacrificate nel nome degli affari e del raggiungimento del PIL.

La violenza criminale che colpisce i lavoratori della logistica, in gran parte migranti che subiscono la doppia oppressione del sistema di sfruttamento aziendale e della discriminazione e del razzismo istituzionale, è in realtà la punta emersa di una realtà che oramai coinvolge tutto il mondo del lavoro.

Ovunque dilaga il fascismo aziendale con il quale le imprese impongono ai lavoratori la rinuncia ai più elementari diritti costituzionali. Un operaio è stato licenziato da Arcelor Mittal per aver pubblicato su Facebook l’invito a vedere una fiction televisiva.

Ovunque nei luoghi di lavoro si sopprimono quei diritti umani per i quali l’ipocrisia borghese si commuove in paesi lontani che considera nemici. E quando tutto questo non basta, si uccide.

La criminalità assassina nel padronato italiano dilaga per la complicità del sistema politico e di governo. L’eliminazione dell’articolo 18 e la deregolamentazione di tutti i rapporti di lavoro, l’attacco ai contratti nazionali e la diffusione delle più barbare forme di precarietà autorizzate ed incentivate per legge.

E poi la campagna schiavista di Confindustria e politicanti contro i fannulloni del reddito di cittadinanza che rifiuterebbero di lavorare per paghe da fame. E più in generale” l’impresismo”, ultima degenerazione del liberismo, l’ideologia per cui impresa ed affari debbano essere al centro di tutto.

Chiamano tutto questo “progresso”, ma è il ritorno indietro al capitalismo di due secoli fa ed è così che i padroni si sentono autorizzati a fare tutto ciò che fanno.

A sua volta il governo Draghi continua ed accelera in questo retropercorso devastante, con lo sblocco dei licenziamenti, con ulteriori concessioni agli appalti selvaggi, con altra criminale flessibilità, con la semplificazione e la voluta assenza di controlli ed interventi a tutela delle condizioni e della vita di chi lavora.

Sì, Adil è vittima di un padronato assassino e della complicità con esso del sistema politico e del governo di una Repubblica che non è più fondata su lavoro, ma sullo sfruttamento.

Condividiamo con i familiari e con le compagne del SiCobas il dolore per Adil. E noi che siamo ancora vivi scendiamo in piazza e chiediamo conto dell’assassinio a tutti i responsabili.

Fonte

18/06/2021

Un altro lavoratore ammazzato per il profitto. È ora di lottare uniti!

Un altro sindacalista della logistica è stato ammazzato mentre manifestava durante lo sciopero generale del settore convocato da SiCobas, USB, Adl e altre organizzazioni del sindacalismo di base dopo l’aggressione alla Zampieri di Lodi.

Adil, coordinatore del SiCobas di Novara è stato volontariamente travolto da un camion che lo ha trascinato per molti metri ed è poi fuggito. La polizia lo ha però poi rintracciato.

La ferocia del capitale e del profitto fanno quindi un’altra vittima proprio nella logistica, il settore di punta del conflitto di classe nel nostro paese, dopo l’analogo omicidio che uccise nel 2016 il sindacalista USB Abd El Salam a Piacenza.

Nulla deve fermare la catena del valore, nulla deve ritardare le consegne e l’accumulazione, questo è il messaggio che arriva dai cancelli del deposito Lidl di Biandrate, Novara, questo il messaggio che il governo dell’unità nazionale, della totale sottomissione ai diktat dell’unione europea ci consegna.

Non ci si ferma neppure davanti ad un lavoratore che partecipa ad un picchetto in occasione di uno sciopero generale della categoria convocato proprio per contrastare e respingere la violenza padronale e rispondere all’aggressione da parte di guardiani prezzolati dal padrone nel Lodigiano solo qualche giorno fa e che ha mandato all’ospedale gravemente ferito un lavoratore che protestava contro i licenziamenti.

È evidente che è in corso un’escalation della risposta padronale e statuale alla ripresa del conflitto contro lo sfruttamento, le morti sul lavoro, il sistema degli appalti e della precarietà. Il nuovo attacco al diritto di sciopero proprio nel settore della logistica che stanno predisponendo in queste ore ne è una conferma definitiva.

A questa escalation va data una risposta di lotta generale determinata e unitaria.

USB, nell’esprimere la propria incondizionata solidarietà alla famiglia di Adil, al SiCobas e a tutti i lavoratori impegnati nelle lotte in corso invita tutti propri militanti e tutte le strutture a mobilitarsi immediatamente in tutto il Paese.

Unione Sindacale di Base

Fonte