La Beretta è una fabbrica che esporta armi in tutto il mondo. Oggi i movimenti pacifisti giustamente pongono la necessità della riconversione civile dell’industria militare. Invece con il riarmo NATO e UE sta avvenendo esattamente il contrario, è l’industria di pace che viene riconvertita in strumento di guerra. Ovviamente la Beretta, multinazionale familiare sempre più potente a Brescia e in Italia, va a nozze con la politica guerrafondaia che dilaga. Così la Festa Patronale a Gardone diventa Festa di Stato.
Le Frecce tricolori percorrono l’azzurro della Valtrompia, mentre Giorgia Meloni scende dall’alto dei cieli e atterra in elicottero militare a Gardone per omaggiare la famiglia Beretta e dare testimonianza dell’imperialismo straccione che anima il governo.
È la festa di chi vuole innalzare al 5% del PIL la spesa per le armi, ed è festa grande per la famiglia Beretta. Il 5% non è più soltanto uno slogan: al vertice NATO dell’Aja del giugno 2025 i governi alleati hanno assunto l’impegno di portare entro il 2035 la spesa annuale per la difesa e la sicurezza al 5% del PIL, con almeno il 3,5% destinato alle esigenze militari fondamentali e fino all’1,5% ad altre spese connesse a difesa e sicurezza.
Una vecchia canzone operaia – “Santa Caterina dei Pastai” – prendeva in giro una festa aziendale organizzata dal padrone di una fabbrichetta, festa poi pagata dagli stessi operai con una trattenuta sulla busta paga.
La Festa di Stato per la Beretta non la pagano direttamente gli operai dell’azienda, ma la paghiamo tutti noi. Perché i soldi in più per le armi sono soldi in meno per la sanità, la scuola e i servizi sociali. Perché se Beretta esporta più armi, vuol dire che ci sono più guerre nel Mondo.
E qui viene da chiedersi che cosa abbia fatto davvero, in questi quasi quattro anni, il governo guidato da Giorgia Meloni sul piano economico-sociale. L’ opposizione dei salotti televisivi racconta spesso una Meloni che non avrebbe fatto quasi nulla. Non è vero. Ha fatto un sacco di cose, e tutte in una determinata direzione, quella auspicata da gente come i Beretta.
Il 4 settembre 2026 il governo Meloni ha trionfalmente celebrato il primato di longevità di un esecutivo non solo della storia della Repubblica, ma anche dell’intera storia dell’Italia unita (dal 1861 ad oggi), ove si eccettui quello di Mussolini Duce degli Italiani, da lei considerato del resto uno dei più grandi statisti di tutti i tempi e quindi ineguagliabile.
E allora guardiamo alle battaglie che il governo ha combattuto. Il centrosinistra aveva presentato in Parlamento un disegno di legge per l’introduzione di un salario minimo legale di 9 euro lordi l’ora. Proposta, peraltro, molto cauta. Ma il governo ha immediatamente alzato le barricate e scelto una strada diversa, affidandosi alla “valorizzazione della contrattazione collettiva” e al principio della “retribuzione proporzionata e sufficiente”. Cioè – all’atto pratico – se CGILCISLUIL firmano un rinnovo contrattuale di categoria che preveda una retribuzione a 6 euro lordi l’ora, quello diventa il “salario giusto”.
Anche sui congedi parentali il confronto è istruttivo. Le proposte parlamentari dell’opposizione chiedevano un rafforzamento della tutela per entrambi i genitori a parità di retribuzione; il governo ha solo aumentato l’indennità per alcuni periodi di congedo, arrivando nel 2024 a due mesi indennizzati all’80% in determinate condizioni, mentre la misura in generale resta comunque regolata entro i limiti di prima.
E quanto alla sicurezza nei luoghi di lavoro la legge delega del 2023 ha previsto espressamente la “semplificazione, il coordinamento e la programmazione dei controlli sulle imprese”, cioè, tanto per dirne una, preavvisi con settimane di anticipo agli “imprenditori” prima delle ispezioni nelle aziende. Di introduzione del reato di omicidio sul posto di lavoro neanche a parlarne, ovviamente.
Tutto questo per tacere del reddito di cittadinanza abolito e della legge Fornero addirittura peggiorata.
Poi c’è il grande capitolo del riarmo. Mentre si discuteva di salari, servizi e condizioni di lavoro, l’Italia partecipava alla scelta NATO di portare – come abbiamo detto – la spesa per la difesa fino al 5% del PIL entro il 2035.
A questo punto allora vale la pena guardare anche a chi ha contribuito economicamente alla crescita del partito della Presidente del Consiglio.
Nei soli anni 2022 e 2023 Fratelli d’Italia ha ricevuto complessivamente 8.207.582 euro di “erogazioni liberali” da persone fisiche e persone giuridiche (imprese e aziende): 4.225.614 euro nel 2022 e 3.981.968 euro nel 2023. Una cifra mostruosa.
Sono gli anni della conquista del potere da parte dei postfascisti e del consolidamento del governo Meloni. Il dato resta lì, nero su bianco: in due anni, oltre otto milioni di euro arrivati al partito da privati, imprese e aziende che attendevano evidentemente che Meloni facesse le cose che abbiamo descritto sopra. E Meloni le ha fatte tutte, comprese le strette repressive contro manifestazioni e proteste.
No, uno Stato che rispetti l’articolo 11 della Costituzione non dovrebbe spendere risorse pubbliche per festeggiare un’azienda di armi, per di più privata.
A Gardone invece hanno fatto Santa Caterina delle Armi.
E viene da pensare che, mentre i lavoratori invocano invano salari dignitosi, maggiori diritti e maggiore sicurezza, mentre la sanità e la scuola aspettano risorse, l’industria degli armamenti può contare su un’altra prospettiva: quella di un enorme aumento della spesa militare.
Allora, guardando ai milioni raccolti da Fratelli d’Italia negli anni decisivi 2022-2023 viene spontanea una domanda: se questo era ciò che i finanziatori si aspettavano dalla politica di Giorgia Meloni, quanto è costato e quanto ha reso il loro investimento? Senza dubbio chi l’ha pagata ha fatto un ottimo affare.
Fonte
Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
Visualizzazione post con etichetta Beretta. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Beretta. Mostra tutti i post
20/09/2026
Santa Caterina delle armi
Iscriviti a:
Post (Atom)