Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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05/11/2018

Sulla “compagna” cocaina

Non me ne vogliate ma penso che il problema sia più serio di quanto si pensi. E vi chiedo scusa se ci ritorno ma molti sottovalutano il tema. Se la cocaina entra dentro i nostri spazi, dentro i collettivi, dentro le nostre relazioni finisce nel tempo per prevalere politicamente.

Prevalere perché diventa una compagna che ritrovi nei concerti, nel prima e dopo serata. Di lei non se ne parla mai troppo nelle assemblee perché qualcuno c’è più o meno amico, perché lei poi non è che fa i danni dell’eroina.

Finisce così, per essere una di noi, e alla fine conosce tutti. Perché con lei si ragiona bene, ci si diverte e a volte ci porta anche a fare delle grandi intuizioni.

A volte mette insieme anche i peggio fascisti del quartiere con i migliori compagni, e li tiene buoni amici, perché alla fine sai che c’è? Che se alzi troppo il livello rischi di metterti contro molti dei nostri e dei loro. E così, pippata dopo pippata, si diventa un po come tutti gli altri.

Ed anche i nostri posti a pensarci bene rischiano di diventare come tutti gli altri posti dove lei alla fine prevale. Prevale perché ci mette l’uno contro l’altro, isolandoci come se non bastasse la vita di merda che questo sistema ci costringe a fare tra richiesta di prestazioni ed ansia sociale. Noi possiamo perdere le battaglie, ma non possiamo permetterci di smettere di farci le domande che sono necessarie.

Chi si avvantaggia dal traffico di cocaina?

Cosa sta provocando e cosa ha provocato nelle strade la diffusione di questa sostanza? Domandarselo è il miglior modo per trovare le risposte politiche.

*****

Il tema è ovviamente enorme e in materia si possono trovare decine di testi molto chiarificatori sul legame tra diffusione delle droghe pesanti e dissoluzione dei movimenti collettivi di protesta. Per chi, fortunatamente, è molto giovane consigliamo intanto alcune letture, che ricostruiscono la prima grande offensiva imperiale contro i movimenti:

L'Operazione Blue Moon

L'Operazione Blue Moon - La guerra non ortodossa in Italia

Operazione Blue Moon - Eroina di Stato in nome della "pace sociale"

Fonte

07/10/2018

La droga come spettacolo: alcuni spunti a partire da “Fare di tutta l’erba un fascio” di A. Kaveh

Nell’interessantissimo libro “Fare di tutta l’erba un fascio” (ed. Sensibili alle foglie) del compagno Afshin Kaveh, viene dibattuto un tema, quello della droga, spesso discusso attraverso logiche binarie: proibizionismo, antiproibizionismo, legalizzazione, penalizzazione; queste dicotomie però non ci aiutano a comprendere il ruolo che la droga assume all’interno della nostra società. Partendo dal suo stato di merce, seguendo una coerente lettura marxista e situazionista, possiamo comprendere che essa non è meramente un oggetto inerte, ma è intrecciata nei rapporti sociali di produzione che la imbrigliano e la rendono una merce spettacolare tra le tante, in quell’immensa accumulazione di merci che caratterizza il modo di produzione capitalistico. Essa si nutre, prende forma a partire dai miti, dalle narrazioni che la rendono appetibile, candidandola a soddisfare un bisogno, non importa se sorto “dallo stomaco o dalla fantasia”. Elemento arcano è la merce, svelarne le sue logiche è compito ingrato e difficoltoso, ma necessario se si vuole portare una critica coerente alla sua struttura e alla società dalla cui logica prende forma. Vi è un potere immaginifico nella merce, di seduzione, che sorge dall’attribuzione di valore di cui essa è oggetto, in cui l’immaginario e gli status simbol che incarna hanno un ruolo preponderante; il suo ruolo è quello di un feticcio che rende gli uomini che l’hanno prodotta attraverso il loro lavoro materiale e simbolico degli spettatori passivi, che finiscono per esserne sovrastati e consumati.

Una possibile strada per disallinearsi dalla droga e dalle sue rappresentazioni è quella di cogliere il suo carattere di merce spettacolare e capire che la sua funzione all’interno della società è di fatto in linea con la logica di performance e con le routine che caratterizzano l’alienazione del tempo di lavoro come del tempo libero, ormai entrambi colonizzati dal consumo di sostanze. Come suggerisce l’autore vi è infatti una drogofilia nella società, i suoi meccanismi ci inducono al suo consumo per i più disparati scopi: per rimanere prestanti e performativi vi è una vasta gamma di eccitanti, anfetamine, smart drugs; per eliminare ogni intoppo nella vita lavorativa e personale si fa un uso massiccio di antibiotici; per affrontare la vita sociale vi è quel collante universale e inibitorio che è l’alcool; come antistress quotidiano ci si può rifugiare nel fumo di sigarette, per non parlare dell’universo degli psicofarmaci. Dall’altro lato vi è una drogofobia che si incarna negli apparati repressivi e legislativi, cosi come in quelli morali, che ci suggeriscono quali droghe dobbiamo assumere e quali no, e avviano poi tutti i percorsi che stabiliscono cosa deve essere normale e cosa deve essere invece patologico, cosi come quale droga è lecita e invece quale non lo è. Ci troviamo perciò di fronte ad una società che da un lato incentiva il consumo di sostanze e dall’altro perseguita chi le consuma.

Viene inoltre affrontata l’annosa questione del mercato della droga, attraverso un excursus storico, dalla storia dell’oppio e le sue guerre condotte dalla Gran Bretagna in nome di Adam Smith e del libero scambio contro i tentavi di regolazione del consumo di oppiacei da parte dell’Impero Cinese, passando per la commercializzazione dell’eroina da parte della Bayern, che fu diffusa inizialmente come farmaco, poi sostituita dall’aspirina e usata nel trattamento della morfinomania, aiutandoci a capire quanto sia assurdo immaginarsi un mercato illegale separato da quello legale, e quanto piuttosto occorra invece rendersi conto della loro contiguità. Non viene scordato nemmeno l’uso repressivo, rispetto ai movimenti politici, che venne fatto della stessa eroina, in Italia con l’operazione Blue Moon e negli Stati Uniti con l’operazione Chaos: ovvero la deliberata messa in circolazione, con l’avvallo dei servizi, di ingenti quantità di sostanze volte a decapitare la spinta propulsiva delle organizzazioni politiche del post-sessantotto.

Le dicotomie con cui viene trattata abitualmente l’analisi della droga risultano perciò in conclusione fallaci, e si rivelano essere due lati della stessa medaglia. Solo le armi della critica e la prassi possono aiutarci a sciogliere questi nodi, non isolando una merce, certo del tutto particolare, dalle logiche di sistema che l’hanno prodotta.

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13/01/2018

Operazione Bluemoon - Eroina di Stato

Rinverdire la memoria non fa mai male. Specie in tempi in cui lo Stato fa finta di essere “duro” con la criminalità. Questo documentario inquadra una realtà assai diversa, quella in cui lo Stato ha fatto amplissimo ricorso alla criminalità e al traffico di droga per stroncare movimenti che mettevano in discussione il dominio del capitale.

Un pezzo della guerra psicologica, dentro la guerra fredda, all’opposizione sociale più radicale. Una tesi da sempre denunciata, almeno nel suo carattere oggettivo, dai movimenti extraparlamentari alla fine degli anni ’70, che trova alcune conferme anche all’ipotesi del coinvolgimento organizzativo e diretto dei servizi segreti occidentali, qualche testimonianza e qualche riscontro oltre a un illustre e accreditato precedente: l’operazione COINTELPRO che la CIA condusse contro le Pantere Nere e che prevedeva l’immissione massiccia di eroina nei loro quartieri di radicamento per demotivare e annichilire la loro base di reclutamento (documenti disponibili perchè a differenza che in Italia i documenti dei servizi americani vengono desecretati dopo un tot di anni).



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30/12/2016

Operazione Bluemoon. Eroina di Stato

Italia - Anni '70, disinformazione e criminalizzazione pubblica del tossicodipendente, screditamento sociale della generazione di giovani alternativi/antagonisti che faceva uso di sostanze, contrasto poliziesco alle droghe leggere e diffusione strategica dell'eroina, convertendo al suo consumo specifico centinaia di migliaia di persone, riducendo gli altri consumi e poi togliendo prima l'anfetamina e poi la morfina dal mercato (in un tempo in cui non c'erano nemmeno sostanze per affrontare le tossicodipendenze da eroina).

Un pezzo della guerra psicologica, dentro la guerra fredda, all'opposizione sociale più radicale. Una tesi da sempre denunciata, almeno nel suo carattere oggettivo, dai movimenti extraparlamentari alla fine degli anni '70, che trova alcune conferme anche all'ipotesi del coinvolgimento organizzativo e diretto dei servizi segreti occidentali, qualche testimonianza e qualche riscontro oltre a un illustre e accreditato precedente: l'operazione COINTELPRO che la CIA condusse contro le Pantere Nere e che prevedeva l'immissione massiccia di eroina nei loro quartieri di radicamento per demotivare e annichilire la loro base di reclutamento (documenti disponibili perchè a differenza che in Italia i documenti dei servizi americani vengono desecretati dopo un tot di anni).

Una strategia raffinata che naturalmente non inventa il fenomeno culturale e sociale del consumo di sostanze psicotrope, ma lo coglie pienamente e cerca di enfatizzarlo, direzionarlo e utilizzarlo in chiave consumistica e autodistruttiva per una generazione "troppo ribelle".
Quello che l'epica di Gomorra non ci racconta...

(Alfonso De Vito)

Sull'operazione Bluemoon vedi anche: qui




07/03/2016

Operazione Bluemoon: eroina di Stato in nome della “pace sociale”

Pubblichiamo in anteprima, con autorizzazione dell’autore, che ringraziamo, uno stralcio inedito della seconda edizione del libro Full Time Blues. Un diario cronaca degli anni Settanta, di Antonio Festival, in cui si discute dei dati emersi recentemente sui retroscena dell’inondazione di eroina che colpì l’Italia, e gli USA, alla fine degli anni Settanta.

Ciao Tonì... ‬È da qualche mese che mi vedo spesso con Tonino‭ ‘‬A Perzeca.‭ ‬Ha preso casa giusto‭ ‬200‭ ‬metri più su della mia.‭ ‬Fortunatamente anche lui,‭ ‬a botta d’astinenze,‭ ‬comunità andate perse e patimenti,‭ ‬è riuscito ad uscire dal tunnel della roba.

Il passato a volte è appena dietro l’angolo,‭ ‬a parte i ricordi che vanno e vengono,‭ ‬gli amici ancora persi non sono pochi.‭ ‬L’ultimo ad andare via è stato Felice della zona porto.‭ ‬Giusto un paio di giorni prima che uscisse la‭ ‬1°‭ ‬Edizione di questo testo‭; ‬35‭ ‬anni di eroina,‭ ‬35‭ ‬anni di strada,‭ ‬solitudine e disperazione.

Tonì‭... ‬hai saputo dell’ultima novità venuta fuori dallo‭ ‬specchio magico‭? ‬La valanga di polvere bianca che ci travolse in quegli anni ha un nome:‭ ‬operazione BLUEMOON.‭ ‬La notizia è ufficiale‭; ‬Rai Storia ha dedicato alla vicenda l’intera puntata del‭ ‬25/06/2013.‭

Andiamo per gradi:‭ ‬agli inizi dei‭ ’‬70,‭ ‬partono le prime inchieste e i primi servizi giornalistici sulle droghe e il mondo giovanile‭… ‬ci siano o meno,‭ ‬bisogna darne notizia per screditare-diffamare il movimento in ascesa.‭ ‬Una vicenda in particolare sembra segnare l’inizio della strategia.‭

21‭ ‬Marzo‭ ‬1970.‭ ‬In un barcone ormeggiato sul Tevere,‭ ‬dove da qualche mese si riuniscono giovani per ballare e socializzare,‭ ‬fa irruzione un reparto del Nucleo Antidroga dei C.C.‭ ‬diretto da un capitano del S.I.D.‭ ‬Risultato:‭ ‬90‭ ‬ragazzi fermati,‭ ‬perquisiti e denunciati per uso e possesso di droga.‭
Apriti cielo.‭ ‬Il giorno dopo è tutto un accavallarsi di titoli di giornali,‭ ‬tra cui spicca‭ ‬Il Tempo per solerzia e immaginazione:‭ ‬trovati‭ ½ ‬kg di hashish,‭ ‬siringhe usate e ciurme di ragazzi sotto l’effetto di droghe.

Nei sei mesi successivi sui giornali si contano‭ ‬10.000‭ ‬articoli su droga,‭ ‬capelloni e affini,‭ ‬pari al numero degli articoli usciti,‭ ‬sullo stesso argomento,‭ ‬negli ultimi‭ ‬7‭ ‬anni.‭

Alcuni mesi dopo,‭ ‬tra la notte del‭ ‬7‭ ‬e‭ ‬8‭ ‬dicembre,‭ ‬parte il colpo di stato di Valerio Borghese,‭ ‬poi rientrato per ordini superiori.

Il proclama che il nuovo duce avrebbe dovuto trasmettere alla radio,‭ ‬in caso di vittoria,‭ ‬oltre l’annuncio e l’apologia del nuovo governo,‭ ‬includeva anche un appello alla riscossa morale degli italiani‭ ‬ridotti a popolo di drogati,‭ ‬devastati dagli stupefacenti e dal comunismo.‭

Con il tempo,‭ ‬poi viene fuori che la vicenda‭ ‬giovani‭ ‬drogati sul Tevere era tutta una bufala.‭ ‬Nel barcone era stato trovato solo un mozzicone di spinello con pochi residui di hashish.‭ ‬In ogni modo,‭ ‬chi aveva organizzato il piano era riuscito nell’impresa:‭ ‬servire al Borghese,‭ ‬su di un piatto d’argento,‭ ‬le motivazioni per i suoi proclami inquisitori.‭

I mesi passano.‭ ‬Nonostante la repressione poliziesca,‭ ‬le continue diffamazioni dei media verso il mondo dei capelloni,‭ ‬qualche golpista che continua ad affannarsi nel tentativo di equiparare l’Italia alla Grecia e qualche strage da attribuire ai soliti sovversivi‭… ‬il movimento,‭ ‬la contestazione continuano a crescere.‭ ‬Che fare‭? ‬Parte nei dettagli l’operazione BLUEMOON.‭

Dallo screditare si passa all’annichilire,‭ ‬al distruggere l’avversario.‭ ‬Attraverso malavitosi grossisti d’eroina con protezioni in alto loco,‭ ‬intelligence travestita da freak con contatti a destra e manca e‭ ‬fasci allettati dall’idea di prendere due piccioni con una fava‭ (‬far fuori quanti più capelloni possibili e mettere su un giro economico non da poco‭)‬,‭ ‬parte,‭ ‬in Italia,‭ ‬come era successo negli USA‭ ‬alcuni anni prima,‭ ‬la penetrazione e la diffusione di droghe pesanti all’interno dei movimenti di contestazione per portarli alla decadenza,‭ ‬all‭’“‬individualismo‭”‬,‭ ‬all’estinzione.

La scena madre si svolge in Francia,‭ ‬monti Volsgi,‭ ‬autunno‭ ‬1972.‭ ‬La riunione supersegreta è descritta da un ex agente dei Servizi Interni Difesa:‭ ‬“Prendono parte agenti americani,‭ ‬italiani,‭ ‬portoghesi,‭ ‬francesi e perfino del blocco sovietico.‭ (‬n.d.a.‭ ‬per scambiarsi tattiche e strategie,‭ ‬si va oltre qualsiasi cortina‭)‬.‭ ‬L’argomento è‭ ‬(…) le opposizioni‭; ‬cosa fare per prevenirle,‭ ‬per conoscerle a fondo.‭ ‬Come limitare i danni che potrebbero arrecare agli equilibri statuali del momento.‭ ‬Come regolamentarle e disciplinarle attraverso l’introduzione regolata,‭ ‬non per legge,‭ ‬ma da accordi di‭ ‬intelligence,‭ ‬di sostanze stupefacenti.‭ ‬Sostanze da destinare ai giovani per diminuire la capacità di resistenza psicologica nei confronti di chi deteneva la gestione del paese.‭ ‬(…) Bisogna togliere l’idea che i servizi segreti siano fondati su uno spirito cavalleresco,‭ ‬i servizi sono fondati sul principio che il nemico va eliminato.‭ ‬(…) la domanda che ci siamo posti è questa:‭ ‬in che misura,‭ ‬con quali mezzi e chi avrebbe poi dato concreta realizzazione ad un piano di diffusione‭? ‬Sicuramente chi distribuiva doveva avere un ritorno economico ed essere assolutamente inconsapevole del‭ ‬perché della distribuzione.‭ ‬(…) un’ipotesi già collaudata da tempo.‭

Un‭’‬ipotesi fatta di ostracismo verso chi fuma erba,‭ ‬ma di protezione per chi dispensa droghe pesanti all’ingrosso tra i movimenti giovanili.‭

Un‭’‬ipotesi che vede in Italia il numero dei tossici schedati aumentare da‭ ‬10.000‭ ‬nel‭ ‘‬76‭ ‬a‭ ‬270.000‭ ‬nell‭’‬80-‭’‬81.‭

Un‭’‬ipotesi che vede poliziotti perire in strani incidenti stradali mentre svolgono indagini su trafficanti internazionali legati a servizi segreti stranieri,‭ ‬o che vengono destituiti dalla sera alla mattina solo per aver fatto dei grossi sequestri di eroina.

Un‭’‬ipotesi che porta mille morti l’anno tra overdose,‭ ‬suicidi e malattie legate all’uso delle sostanze‭; ‬che vede scoppiare nell‭’‬80,‭ ‬a Napoli,‭ ‬tumulti tra tossici e personale medico all’ospedale Cardarelli e subito dopo all’ospedale Cotugno.‭ ‬Ospedale diventato nel giro di qualche mese un lazzaretto per tossici e malati di epatite.‭ ‬Il quarto piano è l’inferno‭… ‬le condizioni in cui vengono trattati non sono delle migliori.‭ ‬In alcuni casi,‭ ‬pur di farsi sentire,‭ ‬i ricoverati arrivano ad incendiare materassi e suppellettili.‭ ‬In risposta,‭ ‬nel giro di qualche giorno,‭ ‬compaiono porte sbarrate e presidi di guardie giurate agli ingressi dei reparti.‭

Un‭’‬ipotesi‭ ‬che vede comparire,‭ ‬verso la fine degli‭’‬80,‭ ‬sempre a Napoli,‭ ‬nel fossato del Maschio Angioino,‭ ‬dove di mattina vive il mercato dei fiori,‭ ‬il nostro zoo di Berlino.‭ ‬Notte inoltrata‭… ‬giovani tossici offrono prestazioni sessuali ad anziani signori.‭ ‬Ci si apparta sul posto,‭ ‬nell’auto del cliente‭; ‬dietro un angolo dei bastioni‭ ‬o dietro qualche baracca che funge da negozio di fiori la mattina.‭

Si scopre l’acqua calda‭; ‬che la roba non fosse arrivata per opera dello spirito santo si sapeva,‭ ‬il movimento lo sapeva.‭

Oggi abbiamo la conferma definitiva,‭ ‬anche se tardi‭… ‬almeno per loro,‭ ‬per i vecchi genitori scomparsi,‭ ‬per i nonni ed i parenti trapassati da decenni e per tutti quelli che vissero anni in apprensione per i loro cari.‭ ‬Intere famiglie allo sbando,‭ ‬che si muovevano disperate tra ospedali,‭ ‬questure-carceri e lenzuola fradice di sudore e piscio.‭

Tutta una schiera di persone andata via con l’angoscia ed il senso di colpa per non aver saputo comprendere‭ “‬mancanze affettive‭”‬,‭ “‬fragilità caratteriali‭”‬,‭ “‬drammi infantili‭” ‬e cazzate simili,‭ ‬sparate a raffica,‭ ‬come da programma,‭ ‬dalle prime comunità terapeutiche e dai primi centri di assistenza per i tossicodipendenti.‭ ‬Il‭ ‬Business recupera-addomestica prendeva piede.‭

Tutti protesi a salvare il tossico,‭ ‬facendo nel contempo soldi a palate,‭ ‬per rieducarlo e farne un bravo ed ossequioso cittadino,‭ ‬rispettoso delle gerarchie e delle regole sociali,‭ ‬contento finalmente di poter mangiare/spalare merda fino alla fine dei suoi giorni‭… ‬come tutti gli altri.

Tonino‭ ‘‬a Perzeca.‭ ‬Piezz‭ ‘‬e merd‭… ‬tutto torna,‭ ‬in quel periodo‭ (‬fine‭’‬70‭ ‬inizi‭’‬80‭) ‬ci si faceva dovunque:‭ ‬vicoli,‭ ‬piazze,‭ ‬a volte bastava una colonna,‭ ‬un’auto parcheggiata,‭ ‬persino negli autobus.‭ ‬Eravamo visibili a tutti,‭ ‬avevamo quasi la sensazione di essere in vetrina.‭ ‬Ci lasciavano strascicare per strada,‭ ‬creare assembramenti e risse fuori dalle farmacie,‭ ‬fare colletta dovunque in cerca di soldi,‭ ‬salvo poi metterci dentro per piccoli reati o picchiarci in pubblico solo per dimostrare che lo stato prendeva provvedimenti,‭ ‬che il‭ “‬male‭” ‬veniva contrastato‭… ‬piezz‭ ‘‬e merd.

Nell’eroina cadono in tanti‭; ‬dai compagni-studenti-freak dei‭ ’‬70‭ ‬il contagio passa ai ragazzi degli‭ ’‬80:‭ ‬giovani punk,‭ ‬ultime frange movimentiste,‭ ‬ragazzi di quartieri popolari e periferici,‭ ‬facendo una strage.‭ ‬Negli anni‭ ‘ ‬90‭ ‬l’eroina va in panchina,‭ ‬è il momento della coca e delle droghe sintetiche‭ ‬(…) la gente,‭ ‬la gioventù,‭ ‬finiti gli odi di classe,‭ ‬deve divertirsi.‭ ‬Un abbaglio che dura giusto il tempo di fare il giro del mondo tra un‭ ‬rave e l’altro.‭ ‬Con il nuovo millennio ritorna la roba,‭ ‬il‭ ‬no future per la maggior parte dei giovani è la realtà‭; ‬oltre che sedare stimoli di rivolta c’è da riempire esistenze vuote,‭ ‬senza avvenire,‭ ‬persone sempre più spesso consapevoli di essere il disavanzo sociale,‭ ‬quelli che‭ ‬non ce la possono fare.‭

Vedi anche:

http://glianni70.it/quando-i-fascisti-spacciavano-eroina/

http://glianni70.it/1977-eroina-e-rivoluzione-intervista-a-richard-ambrosini-lotta-continua/

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07/02/2015

Droga e moschetto, fascista perfetto. Arrestato ex Nar “pesante” con un chilo di cocaina


La Guardia di Finanza di Olbia ha fermato un sessantenne ed ha scoperto che aveva nell’auto un chilo di cocaina. Fatte le dovute identificazioni hanno scoperto che si trattava di Mauro Addis, 61 anni, originario di Carbonia, ma da anni residente a Milano. Un altro nome pesante nel mosaico neofascista italiano ed una nuova conferma dei solidissimi legami tra fascisti e traffico di droga nel nostro paese.

Addis è stato in carcere per omicidio durante la sua militanza nei Nar. Era stato condannato a 30 anni di carcere nei primi anni Ottanta e li stava scontando nel carcere milanese di Opera, quando - in regime di semilibertà - era stato nuovamente arrestato nel 1995. In quella occasione la polizia l’aveva bloccato su un’auto di cui aveva clonato la targa utilizzando quella che apparteneva a un magistrato milanese dell’antimafia. Secondo gli investigatori, stava preparando una attentato contro un altro magistrato milanese.

Dopo l’arresto del fascista Mauro Addis, la Guardia di Finanza ha poi intercettato e fermato nella serata un complice che si stava dando alla fuga. Si tratta di un cinquantottenne con modesti precedenti di polizia, originario della provincia di Cosenza e proveniente da Paderno Dugnano (Milano) che era arrivato a Olbia tre giorni fa. L'uomo è stato intercettato e sottoposto a fermo a bordo del traghetto diretto a Livorno, poco prima che la nave salpasse. Il fermato è stato messo a disposizione dell’Autorità Giudiziaria di Tempio. L'udienza di convalida si terrà il 6 febbraio.

Fascisti e traffico di droga. Arresti recenti, arresti eccellenti

L'arresto di Addis è l'ennesimo arresto pesante tra i fascisti per traffico di droga. A Capodanno, per esempio, Giuliano Castellino, noto neofascista romano, è stato fermato dalla polizia. Sotto la sella del suo scooter, almeno secondo quanto riporta il Corriere della Sera, nascondeva un etto di cocaina (“per uso personale” ha dichiarato). Castellino, è stato celebrato con rito abbreviato, ed ha riconosciuto – a discrezione del giudice - l’uso personale della droga, nonostante il quantitativo – se è vero quanto riferiscono varie fonti – fosse tutt'altro che modico.

A ottobre dello scorso anno era stato arrestato nei pressi di Guidonia un altro fascista, Franco Beccera, detto anche ”Franco il Nero”, già conosciuto negli ambienti del traffico di sostanze stupefacenti ma anche in quelli degli ultras della Lazio e dei gruppi di estrema destra. Durante la perquisizione della sua abitazione, secondo alcune fonti locali, Beccera si sarebbe dimostrato subito collaborativo e non avrebbe esitato a consegnare agli agenti circa 20 grammi di cocaina contenuti all’interno di un guanto da motociclista. Nell’abitazione è stato sequestrato anche un bilancino di precisione usato per la pesatura delle dosi.

A novembre del 2012, in una grossa operazione antidroga era finito in carcere Emanuele Macchi di Cellere, detto “Lele”, un altro fascista “pesante” ritenuto un “intellettuale di area”. Il pariolino Macchi Di Cellere, ex militante di Terza posizione e del Movimento Rivoluzionario Popolare (ennesimo tentativo di mettere in piedi un gruppo armato rosso-bruno) era stato arrestato a Genova dai carabinieri, al termine di una grossa operazione antidroga che ha portato al sequestro di 165 chili di cocaina arrivati da Santo Domingo (la stessa provenienza del colpaccio di chili e chili di cocaina rivenuti nel trolley della Dama Bianca, la bionda accompagnatrice di Berlusconi nei viaggi di stato). Di Cellere, nonostante fosse state beccato con 160 chili di cocaina (fosse capitato a chiunque altro avrebbero buttato via la chiave della cella), era stato invece posto quasi subito agli arresti domiciliari a Ostia. Luogo da cui era evaso facilmente per essere, però, ribeccato di nuovo in Costa Azzurra nel settembre del 2014. Proprio a Ostia, tra l'altro, era arruolato nel clan Fasciani con un altro fascista ex Nar, Alberto Picari, arrestato nel 2009 con il resto della banda nell'operazione antidroga denominata Los Moros.

A maggio del 2013, a Milano, nella stessa macchina vengono fermati dalla polizia Domenico Bosa, conosciuto come Mimmo Hammer, noto esponente dei neofascisti milanesi, e Salvatore Geraci. Entrambi sono personaggi noti alle autorità investigative. Domenico Bosa è stato più volte fermato assieme a Stefano Del Miglio e Giacomo Pedrazzoli, due neofascisti milanesi coinvolti nel 2004 nell’assalto armato al centro sociale Conchetta. Salvatore Geraci, invece, viene segnalato dalla polizia giudiziaria per essere “un pluripregiudicato per rapina, sequestro di persona, armi e droga”. I due vengono fermati in macchina, identificati e lasciati ripartire. Ma l'identificazione è il filo conduttore di un'inchiesta, anzi due, che hanno avuto sviluppi recenti e significativi nella conferma delle connessioni tra fascisti, criminalità organizzata e traffico di droga. La prima inchiesta, condotta dal Gico della Guardia di Finanza, è stata chiusa nel dicembre 2013, e certifica i rapporti tra Domenico Bosa (che però non è indagato nell'inchiesta) e il narcotrafficante montenegrino Milutin Todorovic. Quest'ultimo, a sua volta, è in contatto con la ‘ndrangheta del boss Pepè Flachi. La seconda inchiesta, chiusa invece il 24 marzo 2014, ha portato in carcere Dragomir Petrovic detto Draga, un malavitoso serbo già noto per la strage al ristorante La Strega di via Moncucco (1979). Dall’ordinanza d’arresto firmata dal gip Chiara Valori emergono, netti, i rapporti tra Draga e lo stesso Salvatore Geraci (l'uomo fermato in macchina insieme a Domenico Bosa) nel pianificare partite da centinaia di chili di droga. Le due inchieste hanno portato ad una ventina di arresti e squarciato il velo su una parte rilevante della nuova malavita milanese. Ma il traffico di armi e droga, anche in questo caso, si incrocia in più punti con gli ambienti neofascisti milanesi.

A ottobre del 2008 i Carabinieri, hanno arrestato invece Angelo Manfrin, attivo in una rete di spaccio che aveva basi a Rovigo, Ferrara e Modena, oltre che a Verona, Padova e Milano. Angelo Manfrin, 64 anni, è un notissimo neofascista dei Nar, condannato nell'aprile 1990 dalla Corte d'Assise d'Appello di Venezia per associazione per delinquere, in concorso anche con Gilberto Cavallini, Giusva Fioravanti e Francesca Mambro. Ora è risultato essere l'organizzatore di un vasto traffico di droga destinata ai mercati veneto, emiliano e lombardo, nonché di una capillare rete distributiva con basi in vari città. Manfrin si avvaleva soprattutto della complicità di un altro personaggio, Roberto Frigato, anch’egli noto esponente della destra, ex Ordine Nuovo, recentemente – sembra – legato a Fiamma Tricolore.

Fascisti e spaccio di droga, una storia lunga

Dai verbali della Commissione parlamentare antimafia della XI legislatura, presieduta da Luciano Violante, il boss mafioso Tommaso Buscetta, nella dodicesima seduta della Commissione riferisce che il traffico di stupefacenti in Italia era iniziato solo nel 1978, benché fosse risaputa sin dalla relazione finale della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia in Sicilia, della VI legislatura, l’attività di narcotraffico della mafia siciliana strutturata da anni da Lucky Luciano in direzione degli gli Stati Uniti (la sola New York, negli anni '50, necessitava di almeno 100 kg di eroina al giorno, fornita ai Gambino dai clan palermitani). La crescita del traffico di droga, rispetto al contrabbando, secondo Buscetta, costituì una vera e propria rottura epocale del sistema dei valori della mafia tradizionale, che implicò anche i principi dell’affiliazione, portando alla luce le famiglie più grosse e numerose, quelle che potevano contare su più parenti emigrati all’estero ed in Italia.

Il 1978 rimane dunque un anno decisivo, uno spartiacque temporale per il boom della diffusione dell'eroina nel nostro paese strettamente connesso alla storia dei movimenti e del conflitto sociale. Ed è anche l'anno in cui a Milano vengono uccisi due compagni, Fausto e Iaio, che stavano proprio facendo inchiesta sui legami tra fascisti e spaccio di eroina, sulle finalità di questa convergenza di interessi e sulle coperture di cui usufruivano. L'anno prima, il 1977, un ampio e combattivo movimento si era diffuso in tutte le principali aree metropolitane contro la politica dei sacrifici e il governo del compromesso storico Dc-Pci. Decine di manifestazioni, scontri, morti nelle piazze, il comizio di Lama contestato all'università di Roma, i primi vagiti dei gruppi clandestini della sinistra. Contro quel movimento fu scatenata una controffensiva violenta in cui gli apparati dello Stato misero in campo tutto l'armamentario di cui disponevano, inclusi i gruppi neofascisti e malavitosi (non a caso a Roma sono gli anni della crescita della “Banda della Magliana”). Lo spaccio massiccio di eroina “a prezzi stracciati” nei quartieri popolari e nei settori giovanili è parte di questa controffensiva. L'idea era stata elaborata solo qualche anno prima. A rivelarlo è un fascista interrogato per la Strage di Brescia, Roberto Cavallaro. Arrestato ed inquisito dalla magistratura nell’ambito dell’indagine sul fallito golpe, riferì agli organi inquirenti che, nel 1972, mentre si trovava in addestramento in Francia, apprese dell’esistenza di una operazione segreta della CIA in Italia, denominata Blue Moon, con l’obiettivo della diffusione delle sostanze stupefacenti a base di oppiacei tra i giovani delle principali città italiane per sviluppare disgregazione sociale, con l’obiettivo di diffondere il consumo di droga negli ambienti sociali vicini all’area della contestazione studentesca, fiaccandone le velleità rivoluzionarie ed esaltandone gli istinti individualisti ed anarcoidi, come già era stato sperimentato con successo negli USA. L’operazione Blue Moon “era condotta in Italia dai servizi statunitensi utilizzando uomini e strutture che facevano capo alle rappresentanze ufficiali di quel paese in Italia.”

Insomma che i fascisti italiani vadano in giro a fare i verginelli appare decisamente fuori luogo. Hanno le mani in pasta con la criminalità organizzata a tutti i livelli e non solo nel traffico di stupefacenti (vedi l'inchiesta su mafia capitale). L'inchiesta prosegue. Lo dobbiamo a Fausto e Iaio.

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