Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
Visualizzazione post con etichetta Disastro sanitario. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Disastro sanitario. Mostra tutti i post

08/06/2020

Perché puntare il dito contro Fontana

Il punto non è che la Giunta regionale della Lombardia sia stata inefficiente, ma che abbia agito nell’ambito di una logica politica che ha deliberatamente fatto a pezzi la Sanità pubblica, ha finanziato quella privata con oltre il 30% delle risorse pubbliche, e che, per favorire i privati, ha desertificato la medicina di base.

Il punto è che fedele a questa linea di condotta, la Giunta Fontana ha portato la regione alla catastrofe sanitaria, e non rendendosene conto, ha tentato di gestire la drammatica situazione con alterigia, retorica e fallimentari coup de theatre, come il flop dell’ospedalone nei padiglioni del Portello o la strage del Pio Albergo Trivulzio.

Coerentemente alla logica per cui il profitto è tutto, le associazioni degli industriali hanno coadiuvato le scelte della Regione: non sono state mai chiuse del tutto le fabbriche del bresciano e della bergamasca.

Come dice Guglielmo Forges Davanzati: “In sostanza, la malattia italiana consiste nell’avere una bassa domanda interna non compensata da una dinamica della domanda estera di importo sufficiente. La crisi sanitaria – e le guerre commerciali in atto – ovviamente amplifica questo fenomeno, giacché riduce le esportazioni nette. Va poi aggiunto che parte delle nostre esportazioni non sono altro che vendita di prodotti intermedi alla Germania o ai Paesi satelliti, così che la nostra crescita finisce per dipendere anche dagli ordinativi che arrivano dal nord d’Europa (*).”

La polemica se toccasse alla regione o al Governo prendere la decisioni di istituire “zone rosse” è una porcheria degna della più sfacciata propaganda, tanto più che Fontana ha simulato fin da principio una pantomima secessionista, come a dimostrare la superiorità organizzativa della Lega nei confronti di Roma pigrona.

Addirittura, si sono pervicacemente convocate conferenze stampa in competizione oraria con quelle della Protezione civile, che si sono poi dimostrate il palcoscenico della prodezze matematiche dell’assessore Gallera.

Dunque, Fontana è stato efficiente nel perseguire una politica sanitaria sbagliata, nell’essere completamente succube alle volontà delle aziende che volevano consegnare le commesse – per paura di perdere fatturato e ordini, che sono venute prima della salute degli operai e delle loro famiglie, e dei loro vicini – ligio alla consegna della propaganda antigovernativa, che è stata la perniciosa linea di condotta della Lega di Salvini, di cui Fontana si sente perfettamente organico, dimenticando che un presidente di Regione rappresenta la Stato, non la leadership di un partito.

Una delle cose più nauseanti dell’emergenza Covid-19 è stata l’invenzione della categoria politica dei “Governatori del centrodestra”.

La strage avvenuta nelle Rsa, il numero di morti a casa, tra atroci sofferenze, perché non c’erano posti letto, sono reati di cui Fontana forse risponderà davanti ai giudici. Dovrebbe farlo anche davanti alla sua coscienza, ma questo è un problema – e che problema! – tutto suo.

Ma il fatto è che la gestione dell’emergenza ha messo a nudo non solo che il famoso “modello Lombardia” era un bluff, un trucco per spillare soldi sulla salute dei cittadini, e riceverne dalle casse della Regione, ma che tutta la Sanità pubblica italiana ha subìto da anni l’attacco delle privatizzazioni non solo delle prestazioni, ma anche del personale medico e paramedico, reso precario.

Quando muoiono insieme pazienti, medici e infermieri significa che il sistema da sbagliato passa a criminale.

Ecco allora che puntare il dito contro la Giunta Fontana è accusare quella classe dirigente che in Italia ha gestito la privatizzazione della Sanità pubblica, è accusare le politiche neoliberiste, che hanno tagliato welfare, schiacciato i salari, fatto a pezzi i diritti, prodotto disoccupazione e lavoro nero, è accusare l’imprenditoria italiana per l’ingorda miopia.

L’uscita dalla pandemia è in realtà l’ingresso in una nuova durissima crisi economica. “L’economia italiana – dice ancora Guglielmo Forges Davanzati – arriva alla pandemia del coronavirus già in recessione e soprattutto in una traiettoria di declino che data almeno dalla svolta dei primi anni novanta. Si tratta di un arco temporale lungo, caratterizzato da una continua caduta della domanda interna e del tasso di crescita della produttività del lavoro. E si tratta di una stagione caratterizzata dalla sostanziale assenza di politiche industriali e dalla fiducia nelle privatizzazioni e nella deregolamentazione dei mercati, in particolare del mercato del lavoro.”

La novità è che la risposta non si cerca più nell’austerity, come è avvenuto con la crisi del 2008. Ma i consistenti finanziamenti pubblici annunciati non possono rimanere nella mani di chi ha condotto l’economia e la società di nuovo in un baratro.

Il protagonismo delle istanze della base della società, cioè della classe lavoratrice, del precariato, delle donne, dei giovani disoccupati o malpagati, ma anche le intelligenze della ricerca scientifica, dell’ambientalismo, della creatività sono condizioni essenziali per svoltare la lunga gelida stagione del liberismo.

Va organizzata e dispiegata una forte iniziativa politica per spingere a una corretta, lungimirante distribuzione dei finanziamenti pubblici promessi.

Mentre puntiamo il dito contro i responsabili, dobbiamo ricucire l’ordito di una nuova prospettiva economica e sociale, il tessuto di una nuova visione della politica.

Note:
(*) G. Forges Davanzati, Il rilancio della domanda interna per uscire dalla recessione, “Nuovo Quotidiano di Puglia”, 6 giugno 2020.

Fonte

22/05/2020

Il tragico fallimento della sanità lombarda

Niente dovrà più essere come prima. La pandemia ha messo a nudo il fallimento politico del modello sanitario della Lombardia. La decantata “eccellenza” ha portato con sé migliaia di morti e il triste primato di essere in pole position nel mondo in relazione a decessi e infettati. Come si è arrivati a questo punto?

L’inizio è da ascriversi al condannato Formigoni, che ha “regnato” sulla regione dal 1995 al 2013. La legge De Lorenzo del 1992 ha aziendalizzato la sanità pubblica e Formigoni ne ha “approfittato”.

Sussidiarietà, competizione, libertà di scelta, eccellenza sono stati i mantra della sua filosofia. La conseguenza più diretta è stata favorire in maniera sfacciata la sanità privata.

Chi non ricorda L’IEO (Istituto Oncologico Europeo), fondato nel 1994 da Enrico Cuccia e da Veronesi, arrivato vicino al fallimento e salvato dall’accreditamento concesso all’ultimo momento dalla Regione Lombardia?

Altro esempio il S. Raffaele, ingrandito a dismisura in spregio alle leggi che proteggono l’ambiente e le aree vincolate a verde, oppure le inchieste per truffa ai danni del SSN.

Questo politica è continuata con Maroni fino ad approdare a Fontana. Un business continuo in cui l’80% del bilancio regionale è costituito dalla sanità. La regione riceve 17 miliardi di contributi statali dei quali oltre 7 miliardi vanno alle strutture private.

Viene attuata una riforma regionale che prevede un sistema centralizzato e razionalizzato funzionale a un maggiore equiparamento pubblico-privato con funzioni giuridiche paritetiche (vedi il fallimento delle proposte per la gestione dei malati cronici).

Il risultato di questa onnipotenza porta a uno scontro frontale anche con l’Ordine dei medici, gestore primario della medicina territoriale convenzionata. Il tutto si concretizza con la richiesta della regionalizzazione differenziata, un colpo di stato nello Stato.

In un continuum viene emessa una legge regionale che prevede l’accorpamento di strutture pubbliche ospedaliere e territoriali e una delibera del 2017 che prevede la chiusura di ospedali pubblici con costruzione di uno nuovo (2×1) di minori dimensioni, ma moderno, efficiente e costruito con soldi pubblici, ma a gestione privatistica.

In tal senso va la proposta di chiudere a Milano gli ospedali S.Carlo e S.Paolo con una perdita secca di 300 posti letto.

Ancor peggio, vengono chiusi in continuazione presidi territoriali pubblici, mentre nascono come funghi laboratori privati che offrono prestazioni dal costo poco superiore, ma con una risposta diagnostica dimezzata nel tempo.

Ultima chicca. Una delibera del maggio 2019 premia i manager “che tengono sotto controllo gli ordinativi dei laboratori“. In pratica, si incentiva a tagliare centinaia di migliaia di euro ai laboratori di Milano, Brescia, Lodi, le zone che oggi sono tra le più colpite dall’epidemia.

La chicca è rappresentata dal fatto che questa delibera è stata approvata anche dall'”opposizione”, il che significa che è passata all’unanimità.

Che fare? Cosa proporre? Commissariare la giunta è il minimo che si possa pretendere in conseguenza delle scelte politiche, ideologiche e come tali strutturali attuate dalla giunta Fontana in una lunga continuità con le precedenti.

In questo siamo confortati dalle direttive costituzionali degli articoli 117 e 120 con relativi commi.

Infine, nel 2006, è stato promulgato un regolamento di comportamento sanitario articolato che prevede un accentramento di potere al Primo Ministro in caso di inadempienze regionali.

Fonte