La vicenda del palazzo occupato Spin Time a Roma, è emblematica di come la rendita immobiliare rappresenti un serio problema per lo sviluppo economico e sociale di questo paese.
Un paio di anni fa, un ottimo libro – Prigionieri del mattone – ha analizzato sistematicamente tutte i danni, sia in alto che in basso, che la predominanza della rendita immobiliare rappresenta per lo sviluppo economico e sociale del paese. Di più, il fatto che più della metà della ricchezza privata del paese sia costituito da rendita immobiliare ne rappresenta un vero e proprio ostacolo in termini di ascensore sociale, mobilità, crescita demografica e possibilità di gestione dell’urbanistica delle città.
Ultima notizia a confermare tale scenario, in ordine di tempo, è che la trattativa tra il Comune di Roma e i proprietari dell’edificio – ex Inpdap, cartolarizzato e comprato dallo Stato da uno dei tanti fondi privati nati e prosperati proprio sulle vendite di beni pubblici – è naufragata nel tardo pomeriggio di ieri.
Il sindaco Gualtieri parla di “un no irrevocabile” ricevuto dalla società Investire Sgr e si dice “molto amareggiato” per “una comunità che ha saputo integrarsi nel quartiere e integrare persone fragili” e che ora “è un peccato disperdere”.
In termini formali sarebbe come mettere la parola fine per Spin Time e la sua esperienza sociale e abitativa, che tredici anni fa portò all’occupazione dell’immobile ex Inpdap abbandonato da tempo ma situato in una zona centrale di Roma e dunque appetibilissima per ogni forma di speculazione immobiliare.
Per la “proprietà” dell’edificio “non ci sono le condizioni di legalità e sicurezza per consentire l’utilizzo dell’immobile”. Afferma che rimane la disponibilità a proseguire la collaborazione con l’amministrazione comunale per arrivare alla cessione dell’immobile in tempi brevi ma nessuna apertura sul rientro degli occupanti, nonostante secondo Gualtieri l’offerta del Comune fosse “la migliore possibile” perché “noi ci impegnavamo in modo vincolante a comprare l’immobile al prezzo dell’Agenzia delle Entrate e a pagare l’affitto durante i primi mesi”.
Dunque un immobile comprato a prezzi di svendita nel quadro delle cartolarizzazioni Scip messe in campo nei primissimi anni Duemila dal governo Berlusconi (ministro Tremonti all’economia, ndr), sarebbe oggi stato riacquistato da un soggetto pubblico (il Comune di Roma) ma ai prezzi di mercato del 2026.
Eppure di fronte alla protervia della “proprietà” dell’edificio – il fondo Investire SGR – neanche il Sindaco sembra poter fare qualcosa per far rientrare le famiglie che da giorni sono in mezzo alla strada e colpite dall’ondata di calore che arroventa le città. È bene saperlo, prendere atto e comprendere che con questa protervia – sostenuta in modo vergognoso dalla destra – che dovremo fare i conti nei prossimi mesi.
È utile rammentare che la cartolarizzazione dei beni pubblici – immobili soprattutto – fu una vera e propria operazione finanziaria che ha premiato le banche e la rendita immobiliare e l’ha portata ai massimi livelli di appropriazione dei beni pubblici.
Per gestire la cartolarizzazione degli immobili pubblici venne infatti costituita la SCIP S.r.l. (Società Cartolarizzazione Immobili Pubblici), una società di diritto con sede in Lussemburgo con un capitale sociale di appena 10 mila euro, detenuto in parti uguali da due fondazioni olandesi “gemelle” (la “Stichting Thesaurum” e la “Stichting Palatium”, costituite ad Amsterdam il 5 novembre 2001 e amministrate da un trust fund olandese, la “TMF Management BV”). Amministratore unico della società un cittadino britannico, il dott. Gordon E. C. Burrows.
Nella operazione SCIP 1 gli enti previdenziali (Inps, Inpdap etc.) cedettero 27.512 immobili (27.250 residenziali e 262 commerciali), con un valore stimato di 5,1 miliardi di euro e un prezzo di offerta rideterminato però in 3,8 miliardi per effetto degli sconti previsti dalla legge.
Nel 2002 parte l’operazione SCIP 2, definita dal ministro Tremonti “la più grande cartolarizzazione immobiliare fatta da uno Stato europeo”.
Con questa operazione sette enti previdenziali e lo Stato cedono alla SCIP S.r.l. 62.880 unità immobiliari (53.241 residenziali e 9.639 commerciali), con un valore di mercato pari a 10 miliardi di euro e un prezzo di offerta di 7,8 miliardi.
Ma l’operazione SCIP 2 va meno bene di quanto previsto e viene liquidata pochi anni dopo.
I risultati ci dicono che tranne le casse dello Stato, con le cartolarizzazioni ci hanno guadagnato soprattutto le banche (che hanno costituito appositamente i fondi SGR), gli investitori finanziari, gli immobiliaristi, le agenzie di rating, gli studi legali, in alcuni casi gli ex inquilini delle case degli enti previdenziali diventati proprietari.
Con le operazioni di cartolarizzazione una buona parte del patrimonio immobiliare pubblico (nel caso degli enti previdenziali, pagato dai contributi dei lavoratori) è stato venduto, con elevatissimi costi di gestione. I benefici per il pubblico, visti i presupposti, si sono rivelati inferiori alle previsioni iniziali e utilizzati per “fare cassa” e riempire i buchi del debito pubblico.
La liquidazione delle operazioni SCIP peggiorerà anche i conti pubblici dal 2009 per 1,7 miliardi di euro. Paradossalmente si tratta di soldi che serviranno agli enti previdenziali – e al Mef – per rientrare in possesso degli immobili messi in vendita e rimborsare i prestiti in scadenza.
Adesso la città di Roma – ma emblematicamente tutte le aree metropolitane alla prese con la questione abitativa e urbanistica – si trova di fronte ad una contraddizione insanabile se non rompendo le uova da qualche parte.
Da un lato ci sono centinaia di persone in mezzo alla strada, in emergenza abitativa e sanitaria a causa delle alte temperature, le quali formalmente hanno forzato la “legalità” in base ad un bisogno materiale occupando tredici anni fa un edificio inutilizzato ma con una “proprietà” riconosciuta ad un fondo speculativo immobiliare tramite le cartolarizzazioni. Dall’altra, appunto, un fondo immobiliare SGR che guadagna speculando sulle differenze di prezzo nell’acquisto e nella vendita, soprattutto per gli immobili in zone di pregio. Una cosa analoga, sempre a Roma, l’avevamo vista negli anni scorsi con la svendita di tutti gli immobili di pregio della Provincia ad un fondo SGR gestito da Bnp-Paribas.
Quindi intorno al palazzo dello Spin Time c’è una aperta contraddizione tra legalità e giustizia sociale, tra proprietà privata e interessi collettivi, si tratta di visioni della società, valori e interessi materiali che entrano in collisione tra loro.
Il fatto che per decenni si sia riconosciuta la priorità alla rendita speculativa immobiliare e l’intoccabilità della proprietà privata anche quando contrasta con gli interessi collettivi, hanno reso le città delle prede per gli squali della finanza, italiani ed internazionali, hanno fatto schizzare in alto gli affitti di abitazioni ed esercizi commerciali, mettono gente in mezzo alla strada ma lasciano degradare migliaia di case vuote, desertificano interi quartieri e ne stravolgono con la gentrificazione altri.
È dunque proprio nelle aree metropolitane che va fatto saltare il meccanismo perverso della rendita immobiliare. Esattamente come ne scriveva in modo eccellente Engels sulla “questione delle abitazioni” quasi centocinquanta anni fa e come fanno materialmente i movimenti sociali che occupano e riutilizzano a fini sociali e abitativi gli edifici lasciati inutilizzati dalla rendita immobiliare, suscitando però l’isteria del governo, della destra e dei suoi clienti.
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