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07/02/2023

Palestina - La nuova generazione della resistenza

Si parla poco, di quel che succede in Palestina sotto l’occupazione israeliana, e si parla ancora meno dei giovani palestinesi, che da quasi un anno e mezzo, portano una nuova Intifada, diversa da tutti le precedenti. Sono giovani che hanno deciso di difendere le loro città dalle incursioni quotidiane dell’esercito israeliano e dai coloni estremisti a Gerusalemme e sulla tomba di Abramo, ad Al-Khalil, come in altri città e villaggi palestinesi.

Dopo 18 mesi, si potrebbe dare un carattere a questa rivolta! Forse si, con il rischio di sbagliare analisi, per la stessa natura movimentata di questa rivolta. È una rivolta autonoma senza una leadership unificata, senza leader simbolo.

È la rivolta di una generazione in risposta alle tragiche condizioni vissute dal popolo palestinese nella terra occupata. Nessuno si aspettava che accadesse.

Piuttosto, si aspettava che le masse di Gaza si ribellassero contro la divisione, il blocco e contro la chiusura dei valichi, e hanno cercato di spiegarlo con il fatto che le condizioni di vita in Cisgiordania sono più stabili e più beate in termini di economia (pace economica).

Questa tendenza è stata guidata dall’amministrazione civile dell’occupazione, dagli europei e da molti liberali palestinesi. La nuova generazione palestinese, come la descrive Oraib Al Rantawi, il direttore di Alquds centro di ricerche politiche, “non è la generazione post-Oslo, come alcuni amano chiamarla, ma piuttosto nello specifico, è la generazione che è cresciuta libera dai “disegni” di Tony Blair, l’inviato del Quartetto Internazionale in Palestina, e dal generale Keith Dayton, l’autore della dottrina del “nuovo uomo palestinese” che ha supervisionato la ricostruzione e la ristrutturazione dei servizi di sicurezza palestinesi.

Queste due figure britanniche e americane sono state incaricate di progettare la scena palestinese sulla scia della seconda Intifada e dopo il martirio di Yasser Arafat, e sono riuscite a rimodellare un’intera generazione di Cisgiordani per circa quindici anni, fino al punto che abbiamo quasi temuto che la Cisgiordania avesse perso ogni sua capacità di ulteriore rabbia e indignazione”
.

Al Rantawi aggiunge, “il generale Dayton nella sua testimonianza davanti al Congresso, ha definito il “nuovo uomo palestinese” in modo succinto e significativo: una generazione che vede Hamas, Jihad e le Brigate dei martiri di al-Aqsa come nemici e considera Israele un alleato o un probabile alleato in formazione”.

È la generazione che Tony Blair ha incatenato con i vincoli di un’economia di consumo e di un sistema bancario, fino a quando i suoi membri sono diventati prigionieri del fardello di cambiali e assegni posticipati. Le persone che soffrono sotto il loro giogo non lancerebbero una pietra contro gli israeliani nè si muoverebbero per resistere al cancro degli insediamenti coloniali striscianti che si sono diffusi in quegli anni come una vile erbaccia.

L’attuale rivolta non è affiliata a un’organizzazione, a una fazione, all’OLP o ai movimenti islamici. Sebbene le idee dell’OLP e le idee dei movimenti islamici costituiscano il background intellettuale dei combattenti, ma non ne determinano l’identità.

E ogni volta che un combattente esce per una operazione, di uno specifico colore organizzativo, vi aderiscono decine di persone che ne differiscono per impulso intellettuale.

L’attuale Intifada non ha finanziamenti politici e, sebbene alcuni partiti politici stiano cercando di recuperare e trasferire alcuni fondi in Cisgiordania, non raggiungono il livello di controllo dei finanziamenti e delle tendenze.

Le Brigate Jenin, che sono le pioniere dell’attuale rivolta e titolari del brevetto in questo campo, sono un’esperienza unica e straordinaria in sé.

Si compongono quotidianamente e scelgono i migliori strumenti e il formato multimediale più appropriato, da sole sono riuscita a trasformare l’atto di resistenza in una guerriglia di logoramento contro l’occupazione.

La Fossa dei Leoni è diventata un modello avanzato per la difesa delle città, e il popolo palestinese ha vissuto settimane di ansia e paura per gli uomini della tana. Dove l’occupazione ha usato tutta la sua potenza militare, di sicurezza, mediatica e politica per eliminare la tana dei leoni. Tuttavia, Al-Areen è sopravvissuto a un massacro che l’occupazione aveva pianificato, beneficiando dell’esperienza delle brigate di Jenin, in modo che non sia più un facile bersaglio per l’occupazione.

Ciò che l’occupazione teme di più di questa generazione, sono le operazioni di rabbia individuale portate avanti da giovani uomini che hanno deciso di sacrificarsi per la causa nazionale.

Uday al-Tamimi ha dato un duro esempio, seguito da decine di giovani cercando di ripetere questa esperienza di successo, e l’ultimo di loro è stato Khairy Alqam.

È una generazione che non è ancora stata risucchiata nella spirale economica o prigioniera del sistema bancario con i suoi prestiti, piani di pagamento e cambiali. È una generazione liberata dai vincoli, dalle illusioni, dalle promesse e dalla corruzione, è una generazione liberata da considerazioni e bandiere di fazione e organizzazione, e che invece si aggrappa alla parola d’ordine “unità in campo”, lontano da fazioni e conflitti.

Questa generazione non nutre rancore nei confronti delle fazioni esistenti, ma svolge ruoli che compensano la loro carenza e riempiono il vuoto. Le fazioni sono diventate bersagli noti della vendetta israeliana, ma notiamo che in molti casi i membri di questa generazione non hanno “precedenti” di sicurezza o penali, sono persone normali, quasi mai schedati dalle autorità israeliane.

La generazione che va a combattere ai posti di blocco, che affronta l’esercito e i coloni, e difende le città e campi profughi, che ha prodotto la Fossa dei Leoni, le Brigate Jenin e le Brigate Balata, che si arma di coltelli, pistole e pietre, e che compie azioni eroiche. Ancora più importante, godono di un’ampia ed entusiasta base di sostegno popolare che esalta i loro attivisti e martiri al livello di icone.

Questi giovani sono un segno distintivo della fase palestinese e il prodotto di uno stato di creatività popolare spontanea e improvvisata. Attualmente stanno plasmando le caratteristiche di una fase strategica palestinese dettata dalla nuova fase strategica israeliana che prende di mira il popolo palestinese, i cui titoli e le caratteristiche distintive includono l’intensificare l’aggressione, l’espansione degli insediamenti, la diffusione del razzismo e del fascismo.

Resta la domanda più importante: chi alimenta il desiderio di compiere operazioni individuali tra i giovani palestinesi? Penso che ciò che garantisce la continuazione della rivolta ora, oltre alla lotta contro l’occupazione, è la quantità di provocazioni trasmesse dai media ebraici e la quantità di razzismo e odio pronunciati da membri e ministri sionisti della Knesset, che chiudono le finestre della speranza di fronte a un’intera generazione che difende il suo diritto alla libertà.

L’autore della prossima operazione non ha bisogno di essere reclutato, né ha bisogno di una cintura esplosiva. Gli basta ascoltare la televisione israeliana e ascoltare le dichiarazioni dell’amministrazione americana in merito all’affare del secolo e l’eresia della religione di Abramo, per uscire il più veloce possibile e attuare la prossima operazione/attentato.

Quanto tempo ci vorrà ancora perché i leader israeliani escano allo scoperto e ammettano il loro fallimento nel sopprimere l’attuale rivolta o la volontà del popolo palestinese a liberarsi di questa becera occupazione?

Fonte

15/11/2022

“La Fossa dei Leoni”: la nuova resistenza armata palestinese

La notte del 25 ottobre Israele ha lanciato un raid su larga scala a Nablus – il più grande nelle settimane che l’hanno preceduto – uccidendo 5 palestinesi, inclusi 3 membri della Fossa dei Leoni, (Areen Al-Ousoud) il neo-nato gruppo della Resistenza palestinese nei territori Occupati della Cisgiordania.

Il leader del gruppo, il 31enne Wadee al-Hawah è stato assassinato a casa propria, mentre altri combattenti tra cui il 27enne Mishal Baghdadi, si trovavano nell’abitazione durante la lunga incursione.

Il blitz israeliano non è che l’ultimo di una serie di incursioni che prendono di mira i combattenti palestinesi dal giugno 2021.

A marzo di quest’anno dopo una serie di attacchi portati avanti da palestinesi in Israele che sono costati la vita a 19 persone, lo Stato sionista ha scatenato l’operazione “Rompere l’Onda” (Break The Wave in inglese) tesa a colpire il fenomeno della montante resistenza armata, prendendo di mira in particolare Nablus e Jenin.

L’assedio di tre giorni alla striscia di Gaza ad Agosto, che è costato la vita a 49 palestinesi, era parte di questa campagna.

La Fossa dei Leoni è un fenomeno che ha avuto esempi simili in altre città come le Jenin Brigade del settembre del 2021 affiliate alla Palestinian Islamic Jihad della Striscia di Gaza, o le Nablus Brigades emerse a Nablus nel Maggio del 2022.

“Siamo un gruppo, e non una organizzazione. Chiunque voglia resistere all’occupazione è il benvenuto” dichiara un combattente della Fossa dei Leoni ad Al Jazeera in una recente intervista, specificando che le armi che usano se le sono procurate autonomamente.

L’incremento delle azioni di resistenza armata contro l’occupante sionista è un sintomo delle capacità del gruppo che gode di un solido consenso popolare com’è emerso dopo l’omicidio di Ibrahim al-Nabulsi, con la partecipazione massiccia al suo funerale, le proteste e gli scioperi generali stimolati proprio dalle richieste del gruppo.

Amos Harel, analista del quotidiano israeliano Haaretz ha recentemente affermato: “il suo amplissimo sostegno nelle strade palestinesi conferma che quello che noi vediamo è un fenomeno popolare significativo che è in crescita e che non sarà facilmente soppresso nel prossimo futuro”.

La Fossa dei Leoni sembra essere una risposta armata all’impasse dell’ANP – che ha cercato di cooptarli senza successo – e alle infruttuose lotte intestine tra organizzazioni palestinesi.

La ripresa dell’attività armata sembra essere la risposta da parte di giovani combattenti, la maggior parte tra i 18 ed i 25 anni, ad una situazione che si andata deteriorando nei Territori Occupati senza che il processo di Pace avanzasse in alcun modo.

Israele ha iniziato nuovamente la politica di “uccisioni mirate” come dimostra l’assassinio di Tamer Kilani, un comandante del gruppo, avvenuto pochi giorni prima del raid di fine ottobre a Nablus, con una detonazione non rivendicata dall’entità sionista che ha fatto esplodere una moto in prossimità del combattente.

Kilani era un membro del Fronte Popolare della Liberazione della Palestina (FPLP), storica organizzazione di sinistra palestinese, segno dell’ampio spettro politico che anima il gruppo.

La resistenza armata sembra riprendere piede in differenti città palestinesi con l’emergere di nuovi gruppi, come le Balata Brigades sorte in un campo profughi a Nablus, o di azioni come a Gerusalemme Est o Hebron.

Un ufficiale di Fatah di Nablus così ha commentato ad Al Jazeeera: “La fiducia dei combattenti non è scossa. Più giovani Israele uccide, maggiori sono coloro che vogliono unirsi alla resistenza”.

È chiaro che il quadro politico è cambiato con le recenti elezioni israeliane che porteranno un governo in cui l’estrema destra sionista farà probabilmente la parte del leone.

Itman Ben- Gvir, probabile futuro ministro, uno degli esponenti di spicco di Sionismo Religioso, la coalizione di estrema destra che ha appoggiato Benyamin Netanyahu uscito vincitore dalle elezioni del 1° Novembre – con 64 seggi su 120 – ha chiesto che venissero inasprite le condizioni dei prigionieri palestinesi nelle carceri sioniste poco dopo l’esito delle elezioni ed ha recentemente partecipato ad una giornata di ricordo in onore di Meir Kahane, fondatore dell’organizzazione suprematista e terroristica Kach Party.

Le Organizzazioni palestinesi sembrano aver ritrovato grazie alla mediazione algerina una nuova unità, ridando un ruolo di primo piano all’OLP.

Cosa non trascurabile, la questione palestinese è stata rimessa dalla stessa Algeria al centro del recente vertice della Lega Araba, in una sorta di tentativo di ricostituire mutatis mutandis quel “fronte del rifiuto” nei confronti degli Stati arabi che, con i cosiddetti Accordi di Abramo, hanno normalizzato le proprie relazioni diplomatiche con Israele (Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Marocco e Sudan).

Con queste premesse è chiaro che la resistenza palestinese, e la necessità di sostenerla senza se e senza ma, tornerà ad essere al centro dell’agenda politica anche nel nostro paese.

Abbiamo tradotto questa inchiesta di “The Cradle” sulla Fossa dei Leoni, ripreso dal sito di contro-informazione in lingua francese “Investig’acion”.

Buona Lettura

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La Fossa dei Leoni: la nuova resistenza in Cisgiordania diffonde la paura in Israele

Una nuova fazione di resistenza palestinese, la Fossa dei Leoni, è emersa a Nablus e sta ridefinendo le regole di lotta contro l’occupazione israeliana.

L’11 ottobre, uomini armati palestinesi hanno ucciso un soldato israeliano vicino all’insediamento ebraico illegale di Shavei Shomron, a ovest della città di Nablus, nella Cisgiordania occupata. Lo stesso giorno, alla periferia della città, uomini mascherati hanno aperto il fuoco contro altri quattro obiettivi israeliani.

In tutto, si dice che cinque operazioni siano state condotte in un solo giorno dalla nuova fazione di resistenza nota come Fossa dei Leoni (Areen Al-Ousoud), che ne ha rivendicato gli attacchi.

Domenica, secondo quanto riportato dai media israeliani, si è tenuto in Israele un insolito incontro di alto livello sulla sicurezza, alla vigilia di una festa nazionale. Tra i partecipanti c’erano il Primo Ministro Yair Lapid, il Vice Primo Ministro Naftali Bennett, il Ministro della Difesa Benny Gantz, il Presidente del Consiglio di Sicurezza Nazionale Eyal Hulata, il Capo del Mossad David Barnea, il Capo dello Shin Bet Ronen Bar e il Capo dell’Intelligence Militare Aharon Haliva.

Lo scopo dell’incontro era quello di discutere il nuovo fenomeno di resistenza in Cisgiordania, la Tana del Leone, che secondo Haaretz rappresenta un “grande problema” per lo Stato di Israele. All’inizio dello stesso giorno, il Ministero della Difesa israeliano ha negato i permessi di ingresso a 164 palestinesi che si presume siano parenti o stretti collaboratori della Tana dei Leoni.

Chi sono questi attivisti?

Cosa sappiamo attualmente della Fossa dei Leoni, un’organizzazione di resistenza della Cisgiordania che il Ministro della Difesa Gantz ammette essere una sfida alla sicurezza israeliana e ha ripetutamente invitato l’Autorità Palestinese (AP) a limitare la sua espansione.

Il primo nucleo di questa organizzazione si è formato lo scorso febbraio a Nablus, quando le forze di sicurezza israeliane hanno assassinato Muhammad al-Dakhil, Ashraf Mubaslat e Adham Mabrouka, tutti e tre membri della Brigata dei Martiri di Al-Aqsa, il braccio militare del movimento Fatah.

I tre uomini erano amici di Jamil al-Amouri, un leader delle Brigate Al-Quds, il braccio militare della Jihad islamica palestinese (JIP), e uno dei fondatori delle Brigate Jenin, che è stato assassinato dalle forze israeliane all’inizio di giugno 2021.

Per rappresaglia, il trio, insieme a Ibrahim al-Nabulsi, si è impegnato in una serie di operazioni di tiro contro i posti di blocco dell’esercito di occupazione in città. La mancanza di sostegno da parte di Fatah, di cui facevano parte, li ha spinti a cercare aiuto da altre fazioni, in particolare Hamas e il JIP, che hanno fornito loro supporto materiale e logistico.

Dopo l’assassinio di Nabulsi il 9 agosto 2022, lui e gli altri divennero icone nazionali per il pubblico palestinese e si unirono alla lunga lista di martiri celebrati a Nablus. Il ricercatore politico Majd Dargham ha spiegato a The Cradle che “Nablus ha uno status speciale, in relazione all’Autorità Palestinese e al movimento Fatah, che non permette ad altre organizzazioni di essere attive all’interno delle sue mura”.

Poiché la Brigata Nablus delle Brigate Al-Quds aveva poche possibilità di successo, era necessario formare nuove organizzazioni non partigiane, composte principalmente da combattenti di Fatah. Così è nata la Tana del Leone, che in breve tempo si è sviluppata in un’organizzazione multi-fazionale dominata dai membri di Fatah.

Il leader parla

Il leader della Fossa dei Leoni, che ha parlato con The Cradle in condizione di anonimato, ha insistito sul fatto che la sua organizzazione è stata “creata per la resistenza. Rinunciamo all’affiliazione di partito e lavoriamo in unità per Dio e per la nazione e tendiamo la mano a ogni membro di qualsiasi fazione che voglia impegnarsi con noi al di là della sua affiliazione di partito“.

Il mese scorso, le operazioni militari della resistenza palestinese in Cisgiordania hanno causato la morte di quattro soldati israeliani e sono stati segnalati circa 800 scontri.

In un articolo di Haaretz intitolato “I Leoni di Nablus sono diventati un grosso problema per Israele e l’Autorità Palestinese“, gli autori, Yaniv Kubovich e Jack Khoury, affermano che il problema principale è che la maggior parte dei suoi membri appartiene a Fatah e proviene da famiglie di spicco di Nablus.

Questo mette l’Autorità palestinese in una situazione imbarazzante, perché qualsiasi operazione delle forze di sicurezza palestinesi sostenute da Israele significherà che l’Autorità palestinese si darà la zappa sui piedi e distruggerà ciò che resta della sua legittimità tra Fatah e i suoi sostenitori.

Pur riconoscendo che “la situazione in Cisgiordania è molto delicata“, Gantz ha affermato in un comunicato stampa che l’eliminazione della Tana del Leone, il cui numero non supera i 30 giovani, è “possibile“.

Tuttavia, il leader del gruppo ha risposto dicendo a The Cradle che “Gantz sarà molto presto sorpreso di vedere quanti ne abbiamo, come lavoriamo e quanto lontano possiamo andare“.

Secondo Dergham, la popolarità della Fossa dei Leoni non è limitata alla città vecchia di Nablus, ma la sua influenza si estende a tutte le zone della Cisgiordania e della Striscia di Gaza.

Ha aggiunto: “Ibrahim al-Nabulsi, Muhammad al-Azizi, Abboud Sobh e altri sono diventati delle icone. Chiunque li attacchi o arresti i loro amici sarà visto come un agente di sicurezza dell’occupazione e questo è ciò che l’Autorità (palestinese) non può tollerare”.

“Tenete le vostre armi“

Poco prima del suo assassinio, Ibrahim al-Nabulsi aveva lasciato un messaggio in arabo semplice in cui diceva: “Per rispetto all’onore delle vostre famiglie, tenete le armi“.

Queste parole sono state la carta fondante della Tana del Leone, che è apparsa per la prima volta il 2 settembre in occasione di una cerimonia di omaggio ai combattenti martiri Muhammad al-Azizi e Abd Al-Rahman Subh, uccisi dalle forze israeliane durante un raid militare a Nablus il 24 luglio.

Vestiti di tutto nero, completamente mascherati e con le armi tenute alte e contro la spalla destra, i membri della Tana dei Leoni hanno marciato per le strade e i vicoli della città vecchia di Nablus, osservati da centinaia di persone.

Uno degli uomini mascherati ha recitato lo statuto del gruppo, in cui proclama che la Fossaa dei Leoni è “un fenomeno di resistenza continua che deriva dalla sua unità sul terreno e dalle radici della rivoluzione passata“.

Ha aggiunto che “l’arroganza dell’occupazione impone a noi, combattenti della resistenza, battaglie rinnovate di cui l’occupazione non poteva immaginare la portata, soprattutto perché questa resistenza organizzata e autogestita è in grado di rinnovare il sangue nelle vene della resistenza ogni giorno, in molte forme e metodi“.

Ha anche ricordato ai suoi compagni “di non abbandonare le armi in nessuna circostanza e di dirigerle contro l’occupazione, i suoi coloni e coloro che collaborano con il nemico“. Ha invitato i loro fratelli nei servizi di sicurezza dell’Autorità palestinese “a unirsi a noi e a rivolgere le loro armi esclusivamente contro l’occupazione“.

La popolarità della truppa

Il 19 settembre, i servizi di sicurezza della PA hanno arrestato un membro di Hamas, Musab Shtayyeh, che è anche uno dei leader della Tana dei Leoni. In risposta, l’organizzazione ha invitato a manifestazioni e scontri con la polizia palestinese.

Dopo due giorni di tensione e proteste, l’organizzazione ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che “la lotta interna serve solo all’occupazione e le nostre armi saranno dirette solo contro il nemico“. La calma è tornata in città e da allora la Fossa dei Leoni ha compiuto decine di attacchi alle auto dei coloni e ai posti di blocco militari israeliani.

Come risultato della crescente popolarità dell’organizzazione in tutta la Cisgiordania, diverse fazioni palestinesi hanno cercato di rivendicare l’affiliazione con la Tana dei Leoni, spingendo l’organizzazione di resistenza a rilasciare dichiarazioni in cui afferma di agire in modo indipendente. Il leader della Tana del Leone spiega a The Cradle: “I membri di Qassam, Saraya [Brigate Al-Quds] e Fatah che operano all’interno del Pit sono coinvolti in un quadro nazionale e non rappresentano in alcun modo i loro partiti“.

“Siamo tutti fratelli. Quando le proteste per l’arresto di Musab Shtayyeh stavano per trasformarsi in un conflitto, abbiamo scelto di porvi fine, per concentrarci sull’occupante“, ha spiegato.

Il Canale 13 in lingua ebraica, che descrive il gruppo come una “organizzazione terroristica“, ammette che, “in meno di un anno, la Fossa dei Leoni si è trasformata da un’organizzazione oscura in una che ha più influenza di qualsiasi fazione palestinese conosciuta, e minaccia la sicurezza degli israeliani e la stabilità dell’Autorità Palestinese“.

Rivendicare il territorio

Una fonte della resistenza palestinese a Nablus conferma a The Cradle che la Tana del Leone ha effettivamente amplificato la resistenza in Cisgiordania, passando dagli scontri alle incursioni e ai raid militari casuali, fino alle operazioni organizzate contro le forze di occupazione come collettivo.

Le recenti operazioni hanno dimostrato che stanno lavorando secondo una strategia ben collaudata, basata sulla distruzione di qualsiasi possibilità di ordine che le truppe di occupazione e i coloni cercano di imporre alle città della Cisgiordania.

Tuttavia, il leader della Fossa si aspetta giorni difficili a Nablus, la roccaforte dell’organizzazione. Oltre a una grande campagna di sicurezza che le forze israeliane potrebbero lanciare contro la città in qualsiasi momento per eliminare l’infrastruttura dell’organizzazione, l’Autorità Palestinese, nella sua sudditanza, sta facendo grandi sforzi per contenere l’organizzazione.

Recentemente, l’AP si è offerta di cooptare i membri della Fossa dei Leoni nei suoi servizi di sicurezza, in cambio di una garanzia israeliana che non sarebbero stati perseguiti. Il leader dell’organizzazione ha risposto: “Abbiamo rifiutato tutte le proposte. Non sfrutteremo il sangue dei martiri per il nostro vantaggio personale”.

Secondo gli osservatori, la nuova fazione della resistenza è progredita a tal punto da aver superato la fase del possibile contenimento o dell’eliminazione, e i prossimi giorni vedranno la sua espansione in varie città e campi della Cisgiordania.

Fonte