Martedì 6 aprile una giuria federale della California ha inflitto una multa di 168 milioni di dollari al gruppo israeliano NSO per aver dirottato i server di Whatsapp allo scopo di hackerare gli utenti della piattaforma di chat di proprietà di Meta per conto di agenzie di spionaggio straniere. La NSO è conosciuta per aver sviluppato lo spyware “Pegasus” ed averlo fornito a diversi governi per spiare i propri oppositori politici.
La sentenza è la conclusione di una battaglia durata sei anni tra la società statunitense dei social media e l’azienda di sorveglianza israeliana.
La causa intentata da WhatsApp, presentata nel 2019 è stata seguita attentamente sia dai concorrenti di NSO nel settore delle tecnologie di sorveglianza sia dai sostenitori dei diritti umani critici nei confronti del settore.
Tra il 2018 e il 2020, la NSO ha addebitato ai suoi clienti governativi europei un “prezzo standard” di 7 milioni di dollari per l’utilizzo della sua piattaforma per hackerare 15 dispositivi diversi contemporaneamente.
Il Jerusalem Post riferisce che Sarit Bizinsky, vicepresidente delle operazioni commerciali globali di NSO, ha affermato che la possibilità di hackerare un telefono al di fuori del Paese del cliente era un’opzione aggiuntiva con un costo del valore di circa 1 o 2 milioni di dollari.
Secondo Tamir Gazneli, vicepresidente della ricerca e sviluppo di NSO, tra il 2018 e il 2020 l’azienda produttrice di spyware è riuscita ad accedere in modo incontrollato a migliaia di dispositivi.
Stando ai documenti prodotti dal tribunale californiano, sia la CIA che l’FBI hanno versato complessivamente alla israeliana NSO circa 7,6 milioni di dollari.
I precedenti rapporti tra le agenzie e la società israeliana di spyware erano stati precedentemente rivelati dal New York Times, il quale affermava che la CIA aveva finanziato l’acquisto dello spyware NSO da parte di Gibuti e che l’ufficio lo aveva poi acquistato per testarlo.
Stando a quanto affermato dagli avvocati di Meta, la causa in corso contro la NSO non ha però impedito all’azienda di spyware di continuare ad abusare dell’infrastruttura di WhatsApp.
La “NSO ha ripetutamente preso di mira i querelanti, i loro server e i loro client mobili anche dopo l’avvio di questa causa”, si legge nel documento presentato dai legali.
L’istanza mira a ottenere un’ingiunzione permanente contro NSO, che secondo l’organizzazione “rappresenta una minaccia significativa di danno continuo e potenziale” per Meta, la sua piattaforma ma soprattutto per i suoi utenti.
Secondo il quotidiano britannico The Guardian, molti dettagli sugli obiettivi e sui clienti dell’azienda di spyware rimangono sconosciuti, in parte perché l’azienda si è rifiutata di consegnare le prove.
Nella sua sentenza di dicembre, il giudice distrettuale Phyllis Hamilton aveva accusato NSO di aver “ripetutamente omesso di produrre prove rilevanti e di non aver obbedito agli ordini del tribunale in merito a tali prove”. The Guardian ha riportato l’anno scorso che funzionari israeliani avevano sequestrato documenti a NSO nel tentativo di impedire che i fascicoli arrivassero ai tribunali statunitensi.
“Tutto questo caso è avvolto da un’enorme segretezza”, ha detto Hamilton durante il processo. “Ci sono così tante cose che non si sanno”.
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08/05/2025
23/07/2021
Giornalisti e oppositori sorvegliati con software israeliano
«Fatti estremamente scioccanti», li definisce il portavoce del governo francese Gabriel Attal riferendosi alla trentina di giornalisti transalpini di Le Monde, Canard Enchaine, Figaro, Afp e altri ancora, spiati da servizi di intelligence marocchini tramite il software Pegasus della società israeliana NSO.
Se ne parla da anni. Solo ora Parigi, e in senso più ampio l’Ue, scoprono l’insidia rappresentata da Pegasus, il software che la NSO vende, con l’autorizzazione delle autorità israeliane, in giro per il mondo a governi e regimi per spiare giornalisti, uomini politici, oppositori e attivisti dei diritti umani.
Rapporti di ong internazionali, rivelazioni, denunce, neppure il caso del giornalista dissidente Jamal Khashoggi, ucciso nel 2018 dall’intelligence saudita grazie anche a informazioni raccolte con Pegagus, hanno scosso le «democrazie occidentali». Si è dovuto attendere l’inchiesta pubblicata su 16 testate tra cui Le Monde, The Guardian, The Washington Post e Süddeutsche Zeitung per provocare una reazione vera.
La NSO si proclama innocente. «Vendiamo i nostri prodotti solo a governi riconosciuti, con un processo che abbiamo descritto in piena trasparenza» ha scritto in un comunicato, ripetendo la versione ben nota che «la nostra tecnologia previene atti di terrorismo, pedofilia, traffico di stupefacenti e aiuta nella ricerca di persone scomparse. La nostra società salva vite umane».
In breve, la NSO si considera una sorta di ente benefico al servizio dell’umanità nella lotta contro il male e non una azienda che ha trovato il modo per realizzare fatturati da centinaia di milioni di dollari all’anno. E nega che Pegasus abbia dato una mano agli agenti sauditi per rintracciare e seguire i movimenti di Jamal Khashoggi.
«NSO ha già dichiarato in passato – prosegue il comunicato – che la sua tecnologia non ha alcun legame con la terribile uccisione del giornalista Khashoggi. Quelle affermazioni si sono rivelate infondate».
Solo un ingenuo può credere che quelle delle NSO siano delle normali attività commerciali se non addirittura un sostegno tecnologico decisivo per la cattura di qualche narcotrafficante e di alcuni pedofili.
L’azienda con sede a Herzliya, a nord di Tel Aviv, è stata fondata nel 2010 da Niv Carmi, Shalev Hulio e Omri Lavie, tutti ex componenti dell’unità 8200 delle forze armate israeliane incaricata di sorvegliare i telefoni cellulari e le comunicazioni in rete dei palestinesi.
Informazioni, spesso sulla vita privata, che secondo alcune denunce e le rivelazioni fatte qualche anno fa da componenti dell’unità 8200, sono utilizzate per costringere i sorvegliati a lavorare come informatori per i servizi di sicurezza israeliani.
Occorre impegnarsi parecchio per credere che Carmi, Hulio e Lavie e gli altri dirigenti della NSO non siano consapevoli che Pegasus è stato usato in prevalenza come strumento non per sorvegliare i criminali ma i difensori dei diritti umani, oppositori, giornalisti, dissidenti e tutti coloro che danno fastidio a regimi autoritari in giro per il mondo.
E fa comodo anche a qualche leader europeo, come l’ungherese Viktor Orbán.
D’altronde le stesse autorità israeliane considerano Pegasus un’«arma» e in quanto tale deve ottenere una autorizzazione governativa prima di essere venduta ai determinati paesi.
In ogni caso la NSO non ha mai affrontato restrizioni particolari e continua le sue attività.
Sono 50mila nel mondo le utenze telefoniche controllate da Pegasus che ha facilitato violazioni dei diritti umani e su scala massiccia. La ong ForbiddenStories e 80 giornalisti di 17 mezzi d’informazione di 10 paesi, con l’assistenza tecnica di Amnesty International, hanno dato vita al Pegasus Project per denunciare a livello globale quanto lo spyware israeliano della NSO Group sia un’arma a disposizione di governi che vogliono ridurre al silenzio i giornalisti, attaccare gli attivisti e stroncare il dissenso.
L’indagine ha identificato possibili clienti della NSO Group in 11 Stati: Arabia Saudita, Azerbaigian, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, India, Kazakistan, Marocco, Messico, Ruanda, Togo e Ungheria.
«La NSO sostiene che il suo spyware venga usato solo per indagare legalmente su criminalità e terrorismo, ma è evidente che la sua tecnologia facilita sistematiche violazioni dei diritti umani. Afferma di agire legalmente, mentre in realtà fa profitti attraverso tali violazioni», spiega Agnés Callamard, segretaria generale di Amnesty.
I fatti parlano chiaro. Pegasus quando s’installa subdolamente sul telefono della vittima consente di accedere ai messaggi, ai contenuti media, alle mail, al microfono, alla telecamera, alle chiamate e ai contatti.
L’ideale contro gli oppositori e gli attivisti dei diritti umani.
Fonte
Se ne parla da anni. Solo ora Parigi, e in senso più ampio l’Ue, scoprono l’insidia rappresentata da Pegasus, il software che la NSO vende, con l’autorizzazione delle autorità israeliane, in giro per il mondo a governi e regimi per spiare giornalisti, uomini politici, oppositori e attivisti dei diritti umani.
Rapporti di ong internazionali, rivelazioni, denunce, neppure il caso del giornalista dissidente Jamal Khashoggi, ucciso nel 2018 dall’intelligence saudita grazie anche a informazioni raccolte con Pegagus, hanno scosso le «democrazie occidentali». Si è dovuto attendere l’inchiesta pubblicata su 16 testate tra cui Le Monde, The Guardian, The Washington Post e Süddeutsche Zeitung per provocare una reazione vera.
La NSO si proclama innocente. «Vendiamo i nostri prodotti solo a governi riconosciuti, con un processo che abbiamo descritto in piena trasparenza» ha scritto in un comunicato, ripetendo la versione ben nota che «la nostra tecnologia previene atti di terrorismo, pedofilia, traffico di stupefacenti e aiuta nella ricerca di persone scomparse. La nostra società salva vite umane».
In breve, la NSO si considera una sorta di ente benefico al servizio dell’umanità nella lotta contro il male e non una azienda che ha trovato il modo per realizzare fatturati da centinaia di milioni di dollari all’anno. E nega che Pegasus abbia dato una mano agli agenti sauditi per rintracciare e seguire i movimenti di Jamal Khashoggi.
«NSO ha già dichiarato in passato – prosegue il comunicato – che la sua tecnologia non ha alcun legame con la terribile uccisione del giornalista Khashoggi. Quelle affermazioni si sono rivelate infondate».
Solo un ingenuo può credere che quelle delle NSO siano delle normali attività commerciali se non addirittura un sostegno tecnologico decisivo per la cattura di qualche narcotrafficante e di alcuni pedofili.
L’azienda con sede a Herzliya, a nord di Tel Aviv, è stata fondata nel 2010 da Niv Carmi, Shalev Hulio e Omri Lavie, tutti ex componenti dell’unità 8200 delle forze armate israeliane incaricata di sorvegliare i telefoni cellulari e le comunicazioni in rete dei palestinesi.
Informazioni, spesso sulla vita privata, che secondo alcune denunce e le rivelazioni fatte qualche anno fa da componenti dell’unità 8200, sono utilizzate per costringere i sorvegliati a lavorare come informatori per i servizi di sicurezza israeliani.
Occorre impegnarsi parecchio per credere che Carmi, Hulio e Lavie e gli altri dirigenti della NSO non siano consapevoli che Pegasus è stato usato in prevalenza come strumento non per sorvegliare i criminali ma i difensori dei diritti umani, oppositori, giornalisti, dissidenti e tutti coloro che danno fastidio a regimi autoritari in giro per il mondo.
E fa comodo anche a qualche leader europeo, come l’ungherese Viktor Orbán.
D’altronde le stesse autorità israeliane considerano Pegasus un’«arma» e in quanto tale deve ottenere una autorizzazione governativa prima di essere venduta ai determinati paesi.
In ogni caso la NSO non ha mai affrontato restrizioni particolari e continua le sue attività.
Sono 50mila nel mondo le utenze telefoniche controllate da Pegasus che ha facilitato violazioni dei diritti umani e su scala massiccia. La ong ForbiddenStories e 80 giornalisti di 17 mezzi d’informazione di 10 paesi, con l’assistenza tecnica di Amnesty International, hanno dato vita al Pegasus Project per denunciare a livello globale quanto lo spyware israeliano della NSO Group sia un’arma a disposizione di governi che vogliono ridurre al silenzio i giornalisti, attaccare gli attivisti e stroncare il dissenso.
L’indagine ha identificato possibili clienti della NSO Group in 11 Stati: Arabia Saudita, Azerbaigian, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, India, Kazakistan, Marocco, Messico, Ruanda, Togo e Ungheria.
«La NSO sostiene che il suo spyware venga usato solo per indagare legalmente su criminalità e terrorismo, ma è evidente che la sua tecnologia facilita sistematiche violazioni dei diritti umani. Afferma di agire legalmente, mentre in realtà fa profitti attraverso tali violazioni», spiega Agnés Callamard, segretaria generale di Amnesty.
I fatti parlano chiaro. Pegasus quando s’installa subdolamente sul telefono della vittima consente di accedere ai messaggi, ai contenuti media, alle mail, al microfono, alla telecamera, alle chiamate e ai contatti.
L’ideale contro gli oppositori e gli attivisti dei diritti umani.
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22/07/2021
Pegasus: nulla da nascondere?
Era domenica sera e io ero seduto davanti al mio computer alla ricerca di magliette a tema “nerd“. Fa davvero molto caldo in questo periodo nella perfida Albione. Mentre mi apprestavo a prendere nota dei prezzi – sempre sempre troppo care, dannazione – mi arrivava dal Guardian una notifica.
Ma questa volta non si parlava del biondone Boris alla ricerca di cose inopportune da fare al momento inopportuno, ma di qualcos’altro. Il titolo dell’articolo si riferiva a qualcosa chiamato Pegasus. Ma dove l’avevo letto già quel nome?
Ecco dove l’avevo letto. Era il lontano 2015 e Wikileaks pubblicava uno dei suoi leak più celebri. Si chiamava SpyFiles e conteneva più di un milione di email provenienti dal gruppo italiano HackingTeam che, nel lontano 2013, discuteva di questo tool venduto dalla NSO e chiamato, appunto, Pegasus (qui)
Tecnicamente viene piazzato sul device un programma chiamato in gergo “agente” che al tempo stesso scansiona, estrae e trasmette i dati provenienti dall’attaccato all’attaccante.
Ma quel 2015 ci regalava un’altra cosa straordinaria: un manuale d’uso che descriveva il suo funzionamento. Leggerlo, per come era strutturato, per come interagisce, per come funziona nel suo complesso e nella sua (apparente) semplicità, lascia letteralmente senza parole.
Innanzi tutto si presenta esplicitamente come una “soluzione di cyber intelligence per estrarre qualsiasi tipo d’informazione da un device mobile”. Nelle parole della NSO il tool è stato sviluppato da “veterani dei servizi d’intelligence per fornire ai governi un nuovo modo per intercettare le comunicazioni, in un mondo dove la sfida si svolge dinamicamente nei campi di battaglia cibernetici”.
Per sommi capi vediamo cosa è in grado di fare:
– accesso remoto a informazioni come contatti, chiamate telefoniche, password etc.;
– capacità d’intercettazione di chiamate voip – skype, viber, whatsapp, etc. – in tempo reale;
– capacità di bypassare la crittografia SSL;
– capacità di tracciamento in tempo reale della posizione gps;
– autodistruzione nel caso di rischio di esposizione;
– disponibile per android, ios, blackberry e persino symbian;
Ci sono vari layer su cui il sistema opera. Il primo, e forse quello fondamentale, è quello del target dove opera l’agente immagazzinando dati e ritrasmettendoli. Il secondo è composto da una rete WAN – wide area network – con al suo interno un nodo che anonimizza il traffico. Il terzo è ovviamente quello del customer che da remoto controlla, monitora, comanda, ricerca e gestisce le informazioni.
Poiché, inoltre, il sistema produce una quantità sterminata di dati, viene richiesto da parte del customer l’installazione di hardware dedicato, con un cabinet così composto: 10T di storage, 5 server, 1 web server, 3 switche, 1 sistema di backup, 1 router e, bontà loro, 1 sistema UPS per le prevenire le cadute di corrente elettrica.
Una volta installata tutta questa architettura informatica, per il monitoraggio attivo viene fornita una interfaccia grafica per la ricerca delle parole chiave, l’ascolto delle chiamate, la geolocalizzazione e molto altro. Ho deciso, mi hanno convinto: domani ne compro uno. Chissà se lo vendono su ebay...
Le analisi di Lookout
Nel report e nella conferenza che si tenne al BlackHat di Londra nel 2016, Lookout spiega alcune cose interessanti.
Pegasus non è l’unica applicazione e NSO non è l’unica azienda capace di fare questo genere di cose. Aziende come FinFisher o l’italianissima HackingTeam hanno produzioni e scopi molto simili. Pegasus però, a differenza delle altre, raggiunge un sistema di sofisticazione molto più alto.
La ragione per la quale è considerato il migliore spyware in circolazione è la sua capacità di attaccare il kernel in maniera silente e di agire istantaneamente sulle applicazioni installate di uso più comune. Nel corso degli anni molte sono state le patch applicate da Android, IOS e da applicazioni come WhatsApp o Skype.
Pegasus, in sostanza, funziona così:
– Stage1: un codice javascript nascosto analizza l’intero contenuto del device e lancia un rce – comando eseguito da remoto. È in sostanza un exploit che si basa, normalmente, sulle vulnerabilità del sistema operativo e del kernel che state utilizzando.
– Stage2: una volta acquisito il sistema, il codice di Pegasus viene effettivamente installato. Comincia repentinamente la modifica del codice interno del device e delle sue applicazioni.
– Stage3: le applicazioni appena modificate cominciano a fare il loro lavoro e trasmettono le informazioni alla sorgente. Il device è definitivamente compromesso.
Cosa sappiamo di NSO
Citizenlab, una associazione no profit composta da giornalisti e ricercatori con base a Toronto, da anni si occupa di tematiche legate alla sicurezza informatica. Uno degli argomenti che, nel corso del tempo, ha trattato con più assiduità, è stata proprio questa famigerata NSO, e il suo coinvolgimento in operazioni più o meno lecite che l’hanno portata alla ribalta della cronaca.
Uno degli scandali più noti riguarda il famoso exploit a WhatsApp che permetteva, senza alcuna interazione “manuale” da parte dell’utente, d’infettare il target con una semplice notifica push, un messaggio, o una chiamata anche non risposta.
La vulnerabilità CVE-2019-3568 è stata poi successivamente “patchata” da WhatsApp con un aggiornamento, ma questo non vuol dire che una situazione simile non si possa più ripetere.
NSO è un’azienda fondata da alcuni esperti in cybersecurity, con sede principale in Israele, che si occupa specificamente di produrre “best-in-class technology” – tecnologia di alto livello – per aiutare agenzie governative a prevenire e lottare il crimine e il terrorismo.
Questo negli intenti, però. La realtà è invece che il loro business si basa, come tutte le aziende peraltro, su chi decida di acquistare i suoi servizi e prodotti. Business is business in fondo, se non fosse però che qui stiamo parlando, potenzialmente, della vita e della privacy di privati cittadini.
La loro posizione è chiara da tempo. In uno scambio di email fra CitizenLab e NSO impariamo quel che segue:
– affermano di non far politica;
– affermano di tenere in seria considerazione il rispetto dei diritti umani;
– affermano di fornire prodotti soltanto ad agenzie “verificate”;
– affermano di non avere accesso ai dati dei loro clienti.
Se Pinocchio avesse le ali, sarebbe sicuramente un F-35.
Lo scoop di ForbiddenStories
Negli scorsi anni il consorzio giornalistico ForbiddenStories, nato pochi mesi dopo la strage di Charlie Hebdo, è entrato in possesso di un materiale unico. Un leak, forse il più importante dell’anno. Più di 50.000 numeri di telefono controllati e spiati attraverso Pegasus per più di 3 anni. La mole di dati era immensa e il lavoro da fare probabilmente inestimabile.
Così ForbiddenStories decide di coinvolgere altri giornalisti e altri gruppi per analizzare i dati, in modo da avere un controllo granulare sulle informazioni estratte. È così che nasce il Pegasus Project, un progetto giornalistico al quale partecipano più di 80 reporter e 17 associazioni sparse per il mondo.
In questo straordinario progetto, Amnesty International si occupa di fare la cosa più importante e forse più difficile di tutte: l’analisi forense spiegando nel dettaglio la tecnica utilizzata. La prova delle prove insomma, per non permettere a nessuno di poter dire “vi siete sbagliati” o “siete dei dilettanti”.
Si scopre quindi che l’asserzione “Pegasus non lascia tracce della sua presenza” è parzialmente falsa. Non solo lascia tracce, ma a una analisi dettagliata si può visualizzare come, cosa, e in che in modo ha operato per modificare, ricevere e inviare dati dal target attaccato.
Amnesty inoltre fornisce un toolkit chiamato MVT, rilasciato su Github in Mozilla Public License, che permette di fare una analisi forense direttamente sul proprio smartphone Android. E se non bastasse fornisce una lista di domini e link compromessi da NSO, sempre su GitHub, sempre disponibili pubblicamente.
Il parere di Snowden su NSO
In una intervista rilasciata al Guardian, Edward Snowden si lascia andare ad alcune affermazioni che fanno davvero riflettere:
Rispetto al numero di telefoni intercettati, rispetto ai governi fino a ora coinvolti, le informazioni trapelate son davvero poche gocce in un oceano. Il modello che ForbiddenStories e il network che compone il Pegasus Project utilizzano è differente da quello che adottava Wikileaks.
Per ora infatti hanno deciso di rilasciare solo poche informazioni, ben documentate, tenendo da parte i dati sensibili dei target coinvolti. Un approccio molto più giornalistico, molto più attento alla privacy di chi, la privacy, se l’è vista già violata. Di sicuro sappiamo che:
– i telefoni dei parenti e di alcuni amici del giornalista Jamal Khashoggi sono stati infettati da Pegasus pochi giorni prima del suo omicidio. Il governo dell’Arabia Saudita sembra essere coinvolto nello scandalo.
– Il telefono della principessa Haya, ex moglie dell’emiro di Dubai, è stato infettato per anni da Pegasus e controllato anche dopo il suo trasferimento a Londra. Il governo di Dubai sembra essere coinvolto.
– Il telefono del fondatore di Telegram, una applicazione end-to-end encrypted simile a WhatsApp, Pavel Durov, è stato tenuto sotto controllo da Pegasus. Non è chiaro chi abbia ordinato il controllo.
– Nella lista, salta fuori il nome del presidente francese Emmanuel Macron, quello dell’ex presidente dell’Unione Europea Romano Prodi e quello di altri politici internazionali.
E poi, forse quello che, per chi fa informazione, davvero fa paura:
– quasi 200 giornalisti in tutto il mondo sono stati tracciati dal tool della NSO.
Il live stream in arrivo
Martedì 27 Luglio 2021 alle ore 20:00 BST, il consorzio ha organizzato un live stream dove Paul Lewis e Stephanie Kirchgaessner del Guardian e Agnès Callamard, segretario generale di Amnesty International, parleranno del leak ricevuto e delle informazioni in esso contenute. Sarà molto interessante partecipare alla conferenza (anche se da remoto), e capire...
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Ma questa volta non si parlava del biondone Boris alla ricerca di cose inopportune da fare al momento inopportuno, ma di qualcos’altro. Il titolo dell’articolo si riferiva a qualcosa chiamato Pegasus. Ma dove l’avevo letto già quel nome?
Ecco dove l’avevo letto. Era il lontano 2015 e Wikileaks pubblicava uno dei suoi leak più celebri. Si chiamava SpyFiles e conteneva più di un milione di email provenienti dal gruppo italiano HackingTeam che, nel lontano 2013, discuteva di questo tool venduto dalla NSO e chiamato, appunto, Pegasus (qui)
Pegasus è prodotto da NSO, una azienda israeliana. Non ne sono sicuro ma sembra che al momento funzioni soltanto su Blackberry (ha un sistema di propagazione molto potente) ed ha un prezzo alto.Secondo le analisi fatte dalla azienda Lookout nel 2015, questo tool era in grado d’installarsi senza alcuna interazione da parte dell’utente, magari attraverso una notifica push, d’interagire col device e di non lasciare alcuna traccia della sua esistenza.
Tecnicamente viene piazzato sul device un programma chiamato in gergo “agente” che al tempo stesso scansiona, estrae e trasmette i dati provenienti dall’attaccato all’attaccante.
Ma quel 2015 ci regalava un’altra cosa straordinaria: un manuale d’uso che descriveva il suo funzionamento. Leggerlo, per come era strutturato, per come interagisce, per come funziona nel suo complesso e nella sua (apparente) semplicità, lascia letteralmente senza parole.
Innanzi tutto si presenta esplicitamente come una “soluzione di cyber intelligence per estrarre qualsiasi tipo d’informazione da un device mobile”. Nelle parole della NSO il tool è stato sviluppato da “veterani dei servizi d’intelligence per fornire ai governi un nuovo modo per intercettare le comunicazioni, in un mondo dove la sfida si svolge dinamicamente nei campi di battaglia cibernetici”.
Per sommi capi vediamo cosa è in grado di fare:
– accesso remoto a informazioni come contatti, chiamate telefoniche, password etc.;
– capacità d’intercettazione di chiamate voip – skype, viber, whatsapp, etc. – in tempo reale;
– capacità di bypassare la crittografia SSL;
– capacità di tracciamento in tempo reale della posizione gps;
– autodistruzione nel caso di rischio di esposizione;
– disponibile per android, ios, blackberry e persino symbian;
Ci sono vari layer su cui il sistema opera. Il primo, e forse quello fondamentale, è quello del target dove opera l’agente immagazzinando dati e ritrasmettendoli. Il secondo è composto da una rete WAN – wide area network – con al suo interno un nodo che anonimizza il traffico. Il terzo è ovviamente quello del customer che da remoto controlla, monitora, comanda, ricerca e gestisce le informazioni.
Poiché, inoltre, il sistema produce una quantità sterminata di dati, viene richiesto da parte del customer l’installazione di hardware dedicato, con un cabinet così composto: 10T di storage, 5 server, 1 web server, 3 switche, 1 sistema di backup, 1 router e, bontà loro, 1 sistema UPS per le prevenire le cadute di corrente elettrica.
Una volta installata tutta questa architettura informatica, per il monitoraggio attivo viene fornita una interfaccia grafica per la ricerca delle parole chiave, l’ascolto delle chiamate, la geolocalizzazione e molto altro. Ho deciso, mi hanno convinto: domani ne compro uno. Chissà se lo vendono su ebay...
Le analisi di Lookout
Nel report e nella conferenza che si tenne al BlackHat di Londra nel 2016, Lookout spiega alcune cose interessanti.
Pegasus non è l’unica applicazione e NSO non è l’unica azienda capace di fare questo genere di cose. Aziende come FinFisher o l’italianissima HackingTeam hanno produzioni e scopi molto simili. Pegasus però, a differenza delle altre, raggiunge un sistema di sofisticazione molto più alto.
La ragione per la quale è considerato il migliore spyware in circolazione è la sua capacità di attaccare il kernel in maniera silente e di agire istantaneamente sulle applicazioni installate di uso più comune. Nel corso degli anni molte sono state le patch applicate da Android, IOS e da applicazioni come WhatsApp o Skype.
Pegasus, in sostanza, funziona così:
– Stage1: un codice javascript nascosto analizza l’intero contenuto del device e lancia un rce – comando eseguito da remoto. È in sostanza un exploit che si basa, normalmente, sulle vulnerabilità del sistema operativo e del kernel che state utilizzando.
– Stage2: una volta acquisito il sistema, il codice di Pegasus viene effettivamente installato. Comincia repentinamente la modifica del codice interno del device e delle sue applicazioni.
– Stage3: le applicazioni appena modificate cominciano a fare il loro lavoro e trasmettono le informazioni alla sorgente. Il device è definitivamente compromesso.
Cosa sappiamo di NSO
Citizenlab, una associazione no profit composta da giornalisti e ricercatori con base a Toronto, da anni si occupa di tematiche legate alla sicurezza informatica. Uno degli argomenti che, nel corso del tempo, ha trattato con più assiduità, è stata proprio questa famigerata NSO, e il suo coinvolgimento in operazioni più o meno lecite che l’hanno portata alla ribalta della cronaca.
Uno degli scandali più noti riguarda il famoso exploit a WhatsApp che permetteva, senza alcuna interazione “manuale” da parte dell’utente, d’infettare il target con una semplice notifica push, un messaggio, o una chiamata anche non risposta.
La vulnerabilità CVE-2019-3568 è stata poi successivamente “patchata” da WhatsApp con un aggiornamento, ma questo non vuol dire che una situazione simile non si possa più ripetere.
NSO è un’azienda fondata da alcuni esperti in cybersecurity, con sede principale in Israele, che si occupa specificamente di produrre “best-in-class technology” – tecnologia di alto livello – per aiutare agenzie governative a prevenire e lottare il crimine e il terrorismo.
Questo negli intenti, però. La realtà è invece che il loro business si basa, come tutte le aziende peraltro, su chi decida di acquistare i suoi servizi e prodotti. Business is business in fondo, se non fosse però che qui stiamo parlando, potenzialmente, della vita e della privacy di privati cittadini.
La loro posizione è chiara da tempo. In uno scambio di email fra CitizenLab e NSO impariamo quel che segue:
– affermano di non far politica;
– affermano di tenere in seria considerazione il rispetto dei diritti umani;
– affermano di fornire prodotti soltanto ad agenzie “verificate”;
– affermano di non avere accesso ai dati dei loro clienti.
Se Pinocchio avesse le ali, sarebbe sicuramente un F-35.
Lo scoop di ForbiddenStories
Negli scorsi anni il consorzio giornalistico ForbiddenStories, nato pochi mesi dopo la strage di Charlie Hebdo, è entrato in possesso di un materiale unico. Un leak, forse il più importante dell’anno. Più di 50.000 numeri di telefono controllati e spiati attraverso Pegasus per più di 3 anni. La mole di dati era immensa e il lavoro da fare probabilmente inestimabile.
Così ForbiddenStories decide di coinvolgere altri giornalisti e altri gruppi per analizzare i dati, in modo da avere un controllo granulare sulle informazioni estratte. È così che nasce il Pegasus Project, un progetto giornalistico al quale partecipano più di 80 reporter e 17 associazioni sparse per il mondo.
In questo straordinario progetto, Amnesty International si occupa di fare la cosa più importante e forse più difficile di tutte: l’analisi forense spiegando nel dettaglio la tecnica utilizzata. La prova delle prove insomma, per non permettere a nessuno di poter dire “vi siete sbagliati” o “siete dei dilettanti”.
Si scopre quindi che l’asserzione “Pegasus non lascia tracce della sua presenza” è parzialmente falsa. Non solo lascia tracce, ma a una analisi dettagliata si può visualizzare come, cosa, e in che in modo ha operato per modificare, ricevere e inviare dati dal target attaccato.
Amnesty inoltre fornisce un toolkit chiamato MVT, rilasciato su Github in Mozilla Public License, che permette di fare una analisi forense direttamente sul proprio smartphone Android. E se non bastasse fornisce una lista di domini e link compromessi da NSO, sempre su GitHub, sempre disponibili pubblicamente.
Il parere di Snowden su NSO
In una intervista rilasciata al Guardian, Edward Snowden si lascia andare ad alcune affermazioni che fanno davvero riflettere:
Quello che ci ha rivelato il progetto Pegasus è l’esistenza di un settore dove l’unico prodotto sono i vettori d’infezione. Questi non sono tool di sicurezza, non forniscono alcun tipo di protezione, alcun tipo di profilassi. Questo settore non fornisce vaccini ma soltanto virus.Cosa sappiamo fino a ora
Rispetto al numero di telefoni intercettati, rispetto ai governi fino a ora coinvolti, le informazioni trapelate son davvero poche gocce in un oceano. Il modello che ForbiddenStories e il network che compone il Pegasus Project utilizzano è differente da quello che adottava Wikileaks.
Per ora infatti hanno deciso di rilasciare solo poche informazioni, ben documentate, tenendo da parte i dati sensibili dei target coinvolti. Un approccio molto più giornalistico, molto più attento alla privacy di chi, la privacy, se l’è vista già violata. Di sicuro sappiamo che:
– i telefoni dei parenti e di alcuni amici del giornalista Jamal Khashoggi sono stati infettati da Pegasus pochi giorni prima del suo omicidio. Il governo dell’Arabia Saudita sembra essere coinvolto nello scandalo.
– Il telefono della principessa Haya, ex moglie dell’emiro di Dubai, è stato infettato per anni da Pegasus e controllato anche dopo il suo trasferimento a Londra. Il governo di Dubai sembra essere coinvolto.
– Il telefono del fondatore di Telegram, una applicazione end-to-end encrypted simile a WhatsApp, Pavel Durov, è stato tenuto sotto controllo da Pegasus. Non è chiaro chi abbia ordinato il controllo.
– Nella lista, salta fuori il nome del presidente francese Emmanuel Macron, quello dell’ex presidente dell’Unione Europea Romano Prodi e quello di altri politici internazionali.
E poi, forse quello che, per chi fa informazione, davvero fa paura:
– quasi 200 giornalisti in tutto il mondo sono stati tracciati dal tool della NSO.
Il live stream in arrivo
Martedì 27 Luglio 2021 alle ore 20:00 BST, il consorzio ha organizzato un live stream dove Paul Lewis e Stephanie Kirchgaessner del Guardian e Agnès Callamard, segretario generale di Amnesty International, parleranno del leak ricevuto e delle informazioni in esso contenute. Sarà molto interessante partecipare alla conferenza (anche se da remoto), e capire...
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