Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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13/02/2026

Piccoli Epstein proliferano... in Israele

Riferisce la testata Jerusalem Post, che di certo non può essere classificata come media dell’opposizione “radicale”, che tale Itai Levy è stato condannato per “attività sessuali non consensuali con minori”. Se a qualcuno viene da sorridere pensando alla formula “attività sessuali non consensuali” in rapporto con la minorità è bene che sappia subito che i “minori” in questione comprendono anche bambini di 4 anni. Quattro anni.

Itali Levy ha confessato e si è dichiarato colpevole per quattro capi d’accusa separati di violenza sessuale su minore, nonché per atti indecenti su minore e violazione della privacy.

Ma Itai Levy non è soltanto un pedofilo violentatore qualsiasi, ma l’amministratore delegato dell’azienda di cybersecurity Kernelios, uno dei fiori all’occhiello della tecnologia israeliana in materia di cybersicurezza.

La Kernelios si vantava e si vanta ancora di aver formato il Cyber ​​Command Knowledge Center, un “centro impegnato a formare la futura generazione di esperti di sicurezza informatica del settore, offrendo loro la possibilità di imparare dai principali esperti israeliani, ponendo la massima enfasi sulla formazione pratica nei vari argomenti”.

Non si tratta soltanto di formazione professionale, evidentemente, visto che “La visione dei fondatori è quella di formare studenti che in seguito fungeranno da centro di conoscenza della sicurezza informatica nelle rispettive organizzazioni”. 

Per “rispettive organizzazioni” si deve necessariamente intendere sia società che Stati, in cui gli “ex studenti” potranno comodamente fare da “basisti” per l’acquisizione di ogni tipo di dato utile per la “casa madre”.

Non è del resto ignota la formazione dei principali membri della società, in cui possiamo trovare ex consulenti del ministero degli esteri, ex ufficiale dell’intelligence ed ex capi della polizia israeliana, nonché esperti di lungo corso in “operazioni di intelligence, gestione delle minacce e sviluppo”.

Sulla “stranezza” per cui confluiscono nelle stesse persone ricchezza, tecnologie da intelligence, pedofilia, disturbi psichici gravissimi, violenza e disprezzo per gli altri esseri umani... vi lasciamo fare le vostre considerazioni. Però, ad occhio, il suprematismo razziale (magari giustificato con chiacchiere sulla religione o la storia) dovrebbe avere un ruolo centrale.

Se voi foste al vertice dello Stato, vi fidereste ad assegnare contratti in materia di cybersicurezza a gente del genere?

P.s. L’Italia l’ha ovviamente già fatto, con Check Point Software Technologies, CyberArk, Palo Alto Networks, Rafael Advanced Defense Systems e naturalmente la ben nota Elbit Systems.

Fonte

15/04/2019

Ratzinger: è tutta colpa del ’68... e di Voltaire

Se io non son notaio, La colpa è di Voltaire;
Se sono un vagabondo, La colpa è di Rousseau.

Così canta Gavroche sulle barricate dei Miserabili, prima di essere ucciso dalle pallottole dei soldati mandati a schiacciare la rivolta. Victor Hugo mette in bocca al ragazzino del popolo la canzonatura di quella che era la frase ricorrente di tutti i reazionari di allora, soprattutto di quelli clericali, contro la Rivoluzione Francese e la sua eredità di liberazione: è tutta colpa di Voltaire, dell’Illuminismo, del libero pensiero.

Attualizzando quello slogan reazionario di duecento anni fa, il Papa Emerito Ratzinger ha motivato il suo attacco alla chiesa ed al mondo attuale con "è tutta colpa del '68".

A mio parere bisogna cogliere l’aspetto più generale del manifesto politico di Benedetto XVI, che va oltre lo scontro di potere in atto nella Chiesa Cattolica attorno al pontificato di Papa Bergoglio. La questione della pedofilia a me pare un pretesto, tanto è manifestamente falsa nei fatti la tesi di Ratzinger secondo la quale essa sarebbe frutto della liberalizzazioni e dei costumi della rivoluzione del 1968. Falsa perché tanti episodi che oggi vengono alla luce sono ben precedenti nel tempo e formano una lunga catena di storie terribili, ad una delle quali faceva riferimento anche Gramsci nei suoi Quaderni dal carcere.

La questione della pedofilia è un pretesto ed in fondo anche il riferimento al 1968 come fonte di ogni male lo è, perché ciò che davvero interessa a Ratzinger è mettere in discussione il Concilio Vaticano II promosso da Giovanni XXIII, soprattutto per l’effetto da esso prodotto di avvicinare la Chiesa ai problemi, ai conflitti e alla evoluzione sociale e politica del mondo. Quando Ratzinger condanna ciò che egli chiama il relativismo dei valori e delle idee, in realtà metta in discussione la decisione, come sappiamo parziale e ben contraddittoria, della chiesa giovannea di entrare nella società attuale e nelle sue contraddizioni. Ratzinger, come i suoi predecessori reazionari nemici della Rivoluzione Francese, rimpiange la società medioevale nella quale era la Chiesa ad ordinare la società e a determinarne i valori, valori non negoziabili egli afferma.

Al di là di qualche ipocrisia di linguaggio lo schema del Papa Emerito è semplicissimo: i valori cristiani sono verità assolute e come tali valgono anche per la società e la politica. Alla cui evoluzione la Chiesa non può adattarsi, ma deve al contrario essere sempre superiore. O imponendo il proprio punto di vista, o accettando l’opposizione ed il martirio, che Ratzinger evoca come scelta necessaria del vero credente che voglia testimoniare la sua fede in una società avversa. L’integralismo religioso, straordinariamente simile al fondamentalismo islamico, di Benedetto XVI, può anche ricorrere ad un critica alla società attuale, al dominio assoluto del mercato e degli affari. Ma non per questo critica il capitalismo in quanto tale. Ciò che viene messo in discussione è il fatto che il mercato sostituisca Dio nel definire la correttezza dell’ordine sociale. Quando nel Medio Evo i contadini si domandavano perché i nobili vivessero nel lusso mentre loro morivano di fame, era la Chiesa ufficiale a spiegare che questo era l’ordine del mondo voluto da Dio. Oggi il potere usa il mercato: è la globalizzazione che ti fa perdere il lavoro figliolo e tu non può farci niente. È questa spodestamento della Chiesa dalla funzione ordinatrice della società che Ratzinger rifiuta, non la società e le sue ingiustizie in quanto tali.

Per questo condanna il '68. Cioè una periodo di rivoluzione sociale e di rivoluzione dei costumi profondamente intrecciate tra loro. Ratzinger non è solo nemico della libertà sessuale, ma anche di Don Milani e di Lettera ad una professoressa, il libro più diffuso nelle assemblee studentesche di quegli anni. Ratzinger sta con quella parte della Chiesa che nel '68 condannò i preti operai, che presero parte alle grandi lotte dei lavoratori di allora. Il Papa Emerito respinge la teologia della liberazione e l’insegnamento e il sacrificio di padre Camilo Torres nella lotta dei popoli del terzo mondo contro colonialismo ed imperialismo.

Tutto il grande moto di emancipazione mondiale che ruota attorno al '68 viene rifiutato da Ratzinger. Ed in esso in particolare c’è il rifiuto del femminismo e della liberazione della donna.

Non fu però la Chiesa di Ratzinger a fermare il '68, ma la restaurazione capitalista, la vittoria del liberismo e della globalizzazione contro il socialismo. E come tutte le restaurazioni, anche quella capitalista iniziata alla fine degli anni '70 non poté semplicemente portare indietro le lancette dell’orologio. Così il capitalismo liberista, mentre distruggeva con violenza diritti e conquiste sociali, non faceva lo stesso con quelli civili. Il pontificato anticomunista di Giovanni Paolo II raccoglieva così il suo successo politico assieme alla sua sconfitta sul piano dei valori e proprio nelle società capitalistiche che aveva aiutato a trionfare.

Buona parte della sinistra occidentale fece propria questa divaricazione tra diritti sociali e civili e abbandonò al mercato la questione sociale, rifugiandosi nella tutela dei diritti che il mercato lasciavo sopravvivere. E così con la crisi economica la destra reazionaria ha trovato lo spazio per riaffermare il proprio punto di vista in mezzo alle classi popolari: non è il capitalismo ad avervi ridotte allo stato attuale, ma la troppa licenza nei costumi, l’abbandono da parte della società della sacra trinità di Dio, Patria e Famiglia.

Paradossalmente l’interesse che suscita il manifesto di Ratzinger è proprio dovuto alla evoluzione politica, cioè a ciò che avviene nel mondo qui ed ora. Il congresso mondiale delle famiglie a Verona è il retroterra materiale del Papa Emerito, Salvini e Gandolfini sono gli alfieri laici delle sue idee. Al di là del loro valore nella dottrina religiosa, il sostegno che le tesi di Ratzinger oggi possono raccogliere appartiene soprattutto alle condizioni del nostro mondo materiale. Quelle tesi infatti rispecchiano, rappresentano e legittimano il ritorno in campo della destra reazionaria nelle società occidentali.

La separazione tra diritti civili e diritti sociali ha riaperto le porte alla destra reazionaria, che usa la crisi sociale non per difendere il popolo, come vuol far credere, ma per mettere in discussione le conquiste civili e le libertà, che odia con tutta l’anima. D’altra parte il capitalismo liberale, che ha conservato alcuni diritti civili, mostra sempre più chiaramente la contraddizione tra la sopravvivenza formale di questi diritti e la loro negazione sostanziale con il dilagare della povertà e delle diseguaglianze sociali. Insomma la realtà sta progressivamente rivelando che diritti civili e diritti sociali si sostengono assieme, oppure, magari in tempi differenti, vengono meno assieme.

Per questo il rifiuto del processo reazionario al '68 intentato da Ratzinger non si può fermare a respingerne gli aspetti più superficiali, relativi ai costumi della società. Questo rifiuto deve andare oltre e cogliere le ineguaglianze sociali, la base materiale da cui scaturisce questo attacco reazionario alle libertà civili. Come ha affermato il movimento femminista mondiale di Non Una Di Meno, la lotta per i diritti e per la liberazione della donna mette consapevolmente in discussione il capitalismo.

È importante che un pensiero organicamente reazionario e oscurantista come quello di Ratzinger venga esposto, perché la lotta contro di esso conduce inevitabilmente a quella contro la restaurazione capitalista dopo il ‘68.

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12/04/2019

L’emerito Ratzinger...

Ratzinger ha assestato un bel colpo a Bergoglio.

Ha pubblicato un documento che sta mettendo il silenziatore sia all’Osservatore Romano, organo di stampa della Santa Sede, sia all’Avvenire, organo di stampa della Conferenza Episcopale Italiana.

Non ci stupiremmo se adesso gli Emeriti diventassero due.

Ratzinger ha ricoperto il ruolo di Prefetto per la Congregazione della dottrina della fede per molti lustri fino a quando non è diventato Papa, ed è responsabile per aver coperto le denunce di pedofilia clericale che arrivavano da tutto il pianeta.

Non dimentichiamo che Ratzinger, qualche settimana prima del Conclave, era stato convocato davanti ad una Corte distrettuale del Texas per rispondere delle coperture che aveva dato agli stupratori seriali clericali, e l’elezione non poteva avere tempismo più calzante perché fece scattare l’immunità diplomatica e il processo fu archiviato.

La mole di scandali che comunque era emersa durante il suo pontificato, aveva fatto crollare le donazioni e i lasciti verso questa casta di mantenuti, e occorreva correre subito ai ripari.

Ratzinger dunque era stato licenziato per far posto ad un affabulatore migliore di lui, capace di far risalire i conti delle casse vaticane.

Bergoglio, in effetti, appena eletto, ha messo in moto la più performante slot machine della fede, ovvero il giubileo, e stando alle lamentele degli albergatori, deve essere stato un bel business esentasse per agenzie di viaggio, alberghi e ostelli del clero, che hanno intercettato quasi interamente il flusso dei pellegrini.

Nonostante le indiscusse capacità comunicative, Bergoglio ha avuto responsabilità dirette per la copertura di preti stupratori, come McCarrick promosso nonostante i crimini commessi e poi licenziato per lo scandalo che ne è seguito, Zanchetta di cui ha respinto le dimissioni, Pell promosso suo stretto collaboratore pur sapendo che era accusato di aver stuprato.

Insomma per Bergoglio la pedofilia non è un crimine da perseguire, ma un ostacolo alle performance del marketing religioso.

Quando è stato attaccato da Burke e Viganò, ma anche da Brandmüller, ha pensato bene di rispondere agli attacchi dei clan rivali organizzando un summit sulla pedofilia, che si è rivelata una buffonata circense nella quale sono state spese parole di circostanza tanto inutili quanto deludenti per tutte le vittime che ancora speravano in un cambiamento di rotta.

Nessun serio contrasto a questo crimine osceno, che continua ad essere ancora una potente arma di sottomissione di massa.

Bergoglio ha chiuso il summit preannunciando una nuova legge che è stata pubblicata sul bollettino ufficiale Vaticano il 29 marzo 2019.

La lettura del testo conferma che è una sublime pagliacciata: le norme emanate valgono solo per gli stupri commessi all’interno delle mura vaticane, dunque una legge che vale solamente per i 44 ettari di territorio di quel pericoloso staterello.

Tornando al documento di Ratzinger, ha aspettato che Bergoglio facesse un passo falso con la legge farlocca per rivelare ciò che l’ultimo degli anticlericali sa da sempre, ovvero che secondo la dottrina cattolica, la pedofilia clericale è sempre stata ritenuta “lecita e conveniente” se non addirittura “giusta”, e che “garantire il diritto degli accusati fino a rendere le condanne impossibili” è stata la regola aurea della chiesa cattolica apostolica romana.

Ratzinger ha mal digerito di aver dovuto rinunciare al regno per aver fatto ciò che in Vaticano avevano pianificato che facesse, ma non vuole più pagare da solo.

Ora dovrà pagare pegno anche il Regnante che lo ha sostituito, il quale con la sua legge antipedofilia può darla a bere ai fedeli ma non a chi ha maneggiato così abilmente le denunce di questo crimine per decenni e che per questo è stato demansionato con il titolo di Emerito.

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