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domenica 25 novembre 2012

Terremoto


A volte, i cerchi si chiudono.

Ieri "commentavo" con queste parole Fata Morgana. Oggi riparto da quella frase, buttata li sull'onda dell'emozione, per scrivere di Terremoto un disco che nella mia vita copre un cerchio che ha abbondantemente superato le 365 croci, scoperto per caso grazie a una concatenazione di video su YouTube seguita a un'appassionata discussione sulla musica intrattenuta con la mente che ha dato parecchio spessore al taglio sonoro di questo blog.
Ai tempi (e conoscendomi tutto sommato per cause scontate) fu Maudit a rapirmi e a monopolizzare la mia attenzione verso i Litfiba. Di li a poche settimane, però, esplose una bruciante passione per i Negrita (che ancor non m'abbandona) che mise in ombra il mio interesse per la formazione fiorentina. Di tanto in tanto ascoltavo ancora 17 RE, Litfiba 3 o qualche brano sparso della produzione anni '90 del gruppo, ma senza particolare soluzione di continuità.
Succede poi che, in un momento emotivamente molto intenso, l'ascolto cade sulla citata Fata Morgana e la scintilla sì riaccende. Terremoto si piazza instancabilmente in cuffia a ogni ora del giorno, escluse le parentesi di servizio, diventa l'ossigeno delle mie giornate, a volte quasi motivo di sopravvivenza quotidiana. Sabato scorso approdo, dopo mesi d'inerzia, a Feltrinelli, e trovandolo sullo scaffale a prezzo di saldo lo porto a casa senza indugi.
Anni fa difficilmente mi capitava di cementare la mia attenzione in modo così morboso su un unico album, poi il tempo e i fatti della vita mi hanno fatto virare verso ascolti meno bibliografici e più personali, tagliati sul bisogno emotivo del momento e che spesso il momento lo trascendono entrando a pieno diritto tra i miei capisaldi.
E' esattamente il caso di Terremoto, un disco che come scrivevo inizialmente chiude il cerchio, perché in ogni brano fa rivivere momenti, situazioni e persone che hanno segnato la mia memoria.

In Dimmi il nome e Maudit trovo tutto lo sdegno e il gusto di sentirmi ancora incazzato personalmente verso questo mondo e tutte le persone che mi fanno vomitare.

Su Fata Morgana trovo il contrasto tra le notti trascorse lontano dal mondo calpestando i selciati dei vicoli genovesi e quelle in cui il mio passo calcava i saliscendi del centro perugino, dove una donna speciale mi condusse alla scoperta del confine che dall'infinito vola dentro di me, donando nuovo ritmo a un cuore che lentamente si stava spegnendo.
Questo è senza dubbio il brano che emotivamente e in modo simultaneo mi da più sollievo e dolore, è davvero una perla per come si sposa perfettamente coi miei sentimenti.

In Soldi mi sento fiero di non far parte di quei figli del boom che hanno perso l'immunità al contagio della liquidità.
In Firenze sogna trovo la descrizione perfetta di quella città ladra che ho amato la prima volta e detestato l'ultima (Renzi mortacci tua!!!).
Su Dinosauro ritrovo il gusto vergognosamente sadico (e tutto mio) con cui gioisco ogni qual volta (sempre troppo di rado) qualche vacca sacra dell'assetto politico - economico ci lascia la pelle.
Su Il mistero di Giulia... parecchia malinconia...
In Terremoto, trovo tutto lo smarrimento della società di questi anni di crisi, che è incazzata ma non a sufficienza e soprattutto senza basi programmatiche solide in particolare tra i più giovani.

Dopo Dinosauro ho volutamente saltato un brano perché il pezzo è di caratura tale da meritarsi uno spazio tutto suo. Prima guardia viene generalmente descritta come la ballata antimilitarista per eccellenza, si tratta di un giudizio estremamente riduttivo, perché qui i Litfiba sono riusciti a mettere in musica il significato umano più profondo di cui è impregnato Il deserto dei Tartari di Buzzati.
Amo ogni aspetto dell'interpretazione infusa dal gruppo in questo pezzo, ma sono particolarmente legato al solo di Renzulli che parte al minuto 3:32 e mi scaraventa in faccia tutta la malinconia che mi colpì leggendo questo passo del citato romanzo:
Gravava oramai nella sala il sentimento della notte, quando le paure escono dai decrepiti muri e l'infelicità si fa dolce, quando l'anima batte orgogliosa le ali sopra l'umanità addormentata.

Prima di chiudere col clip di Prima guardia (madonna i tempi di TMC2...) mi spendo nella banalità di consigliare caldamente l'acquisto di questo album anche a quelli che col rock e la musica pesa non ci azzeccano nulla, perché questo è prima di tutto un disco di sentimento che s'adatta agli anfratti dell'anima come pochi altri.
Ascoltatelo e vivetelo, portatelo con voi negli ambienti che vi hanno segnato, può essere che ritroviate qualcosa di dimenticato o scopriate dettagli nuovi un tempo ignorati.


Trasforma il tuo fucile in un gesto più civile!

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