Presentazione


Aggregatore d'analisi, opinioni, fatti e (non troppo di rado) musica.
Cerco

21/11/2012

Il vero volto degli aiuti

Venerdì scorso (9/11), a L’Ultima Parola, vi ho mostrato come in maniera evidente e incontrovertibile si possa affermare che dietro al “grande sogno degli Stati Uniti d’Europa” ci siano in realtà le lobby statunitensi, delle quali Mario Monti ha rappresentato a lungo – e ancora rappresenta? – gli interessi [Vedi: Per quale squadra sta giocando, Monti, la nostra partita?].
Gli Stati Uniti sono diventati il centro economico e politico del mondo occidentale dopo la devastazione prodotta dalla prima guerra mondiale. Mentre le fabbriche e le infrastrutture europee, fino ad allora invincibile locomotore del progresso e della produzione planetaria, venivano rase al suolo, l'America poteva coltivare indisturbata i suoi interessi e, con la scusa di erogare prestiti ai paesi del vecchio continente in guerra, indebitarli, acquisendo peso politico determinante nelle successive trattative di pace, con tutta la riorganizzazione che ne conseguì. Era cento anni fa. Con la seconda guerra mondiale le cose sarebbero peggiorate: l’influenza degli Stati Uniti d’America in Europa sarebbe diventata totale. L’Italia, uscendo dalla guerra come Paese sconfitto, subì una invasione in pieno stile. In Sicilia, grazie agli accordi storicamente acclarati tra la mafia locale e quella italo-americana per facilitare lo sbarco, la mafia prese il potere. De Gasperi fu chiamato in America e ricevette istruzioni per estromettere dal Governo le forze di sinistra (i socialisti e i comunisti, che fino ad allora avevano giocato un ruolo centrale). La campagna elettorale della Democrazia Cristiana venne finanziata massicciamente dalla Casa Bianca: vinsero con il 48,5%. Cambiammo per sempre.

Oggi Monia Benini aggiunge un tassello, mostrando come anche dietro al Piano Marshall, il pacchetto di aiuti per la ripartenza dell'Europa dopo la seconda guerra mondiale, ci fosse in realtà un grande, immenso regalo alle lobby internazionali.

LA MENZOGNA DEGLI "AIUTI"

di Monia Benini, Teste Libere

 Recentemente in Grecia è stato imposto un nuovo pacchetto di misure, drammaticamente pesanti, per poter ottenere in cambio una tranche di 31,5 miliardi di aiuti dalla troika, ovvero Fondo Monetario Internazionale, Commissione Europea e Banca Centrale Europea. Si tratta di tagli, di licenziamenti, di provvedimenti retroattivi su salari, stipendi e pensioni, oltre all’innalzamento a 67 anni dell’età pensionabile.

Nel marzo di quest’anno, la Grecia aveva già ricevuto aiuti della troika per un importo di 130 miliardi di euro. Ma c’è qualcosa che non va, anzi direi che è proprio tutto sbagliato, tutto folle. A partire dal termine. Si ostinano a chiamarli aiuti, ma sono tutt’altra cosa. Si tratta di prestiti, da dover restituire con relativi interessi. Ad esempio, rispetto ai 130 miliardi ottenuti in aiuto, la Grecia dovrà restituire nell’arco di 20 anni ben 274 miliardi di euro, ovvero oltre il doppio! Ma non solo, di questi 130 miliardi, il 52% è andato alle banche internazionali, il 23% è tornato alla BCE, il 20% è andato alle banche private greche e solamente il 5% è andato nelle casse dello Stato greco che dovrà rifondere tutti i 274 miliardi. E questo sarebbe l’aiuto? E’ un atto di killeraggio verso i cittadini greci! Ma attenzione, si tratta degli stessi aiuti ai quali dovrebbe far ricorso la Spagna; degli stessi aiuti, nascosti sotto la sigla del MES (il Meccanismo Europeo di Stabilità), o di qualche altra diavoleria che ci spacceranno come salva-Stati, ma che in realtà altro non è se non un salva banche.

La storia dei cosiddetti aiuti alle nazioni europee è di lunga data, ma dal punto di vista storico, il salvataggio più noto risale al 1948 con il Piano Marshall. Vediamo dunque di capire se ci sono meccanismi simili alla base degli aiuti di allora e di adesso. Il piano Marshall deve il nome all’allora segretario di Stato degli Stati Uniti, George Marshall, ed era un piano di aiuti concepito ufficialmente non solo per contrastare il blocco sovietico, ma anche per ricostruire un’area – l’Europa – devastata dalla guerra, rendere nuovamente prospero il Vecchio Continente, ammodernare l’industria e rimuovere le barriere al commercio.
“I bisogni dell’Europa per i prossimi 3 o 4 anni (cibo, materie prime, carburanti) sono molto più grandi rispetto alla capacità di acquisto e importazione da parte di questa zona, specie dagli Stati Uniti, e serve quindi un grande sforzo affinché non ci sia un totale deterioramento economico, sociale e politico. Il rimedio sta nel rompere il circolo vizioso e nel ripristinare la fiducia degli europei nella ripresa economica futura” .
Non è un discorso di oggi, bensì un estratto dal discorso tenuto da Marshall ad Harvard nel 1947. Da lì a poche settimane, gli Stati Uniti crearono le agenzie nazionali e le strutture internazionali necessarie per i negoziati per la concessione degli aiuti all’Europa. Il piano Marshall ha fornito una piccola percentuale di aiuti a fondo perduto, ma principalmente un cospicuo ammontare di prestiti (con relativi interessi) a lungo termine che consentirono agli stati europei di finanziare gli acquisti negli USA. La portata di questi prestiti è tracciabile, come nel caso dell’Irlanda, che ottenne circa 146 milioni di dollari in prestito attraverso il piano Marshall, ma solamente 18 milioni a fondo perduto. Nel 1969, a oltre 20 anni dall’inizio del salvataggio, l’Irlanda aveva un debito dovuto al piano Marshall di ben 31 milioni di sterline, su 50 milioni totali del debito estero irlandese. Dopo la seconda guerra mondiale, le nazioni europee avevano quasi completamente esaurito le proprie riserve di valuta estera, necessarie per importare le merci di cui vi era bisogno. Fra l’altro l’Italia era già stata invasa con lo sbarco alleato dalle Amlire, una moneta fatta negli Stati Uniti, che ci aveva già resi dipendenti dall’America. Ma per tornare al piano Marshall (attivo dal 1948 al 1951), questo rappresentò l’unico modo per poter ottenere in prestito quanto bastava per acquistare i beni di cui c’era bisogno dagli Stati Uniti, che poterono affermare una posizione di predominio in larga parte dell’Europa.

Il piano Marshall divenne quindi un utilissimo cavallo di Troia degli Stati Uniti per soggiogare l’economia e gli apparati produttivi europei. Fu lo stesso sottosegretario statunitense per gli affari economici Will Clayton a dichiarare i motivi profondi che si nascondevano dietro al piano Marshall: “Ammettiamolo apertamente,” disse in difesa dell'idea degli aiuti esteri “che abbiamo bisogno di mercati – grandi mercati – nei quali comprare e vendere.” In sostanza dunque l'intenzione non è di aiutare i paesi stranieri; è di ricompensare le multinazionali di casa che effettivamente ottengono i contanti mentre il governo acquista influenza politica all'estero.

Will Clayton pubblicizzò il Piano Marshall come il trionfo della "libera impresa" e un'altra sua dichiarazione, nell’ipotesi che il comunismo fosse arrivato in Europa, fu: “la situazione che affronteremmo in questo paese sarebbe molto grave, dovremmo riordinare e riadattare la nostra intera economia in questo paese se perdessimo il mercato europeo”. Successivamente il presidente Truman organizzò un nuovo ufficio – l'Amministrazione per la Cooperazione Economica (ECA) – per distribuire gli aiuti, composto dai vertici dei maggiori interessi industrial-corporativi che beneficiarono ampiamente del Piano.

Il piano Marshall giocò un ruolo fondamentale per la fondazione della Comunità Economica Europea, la CEE. Ben 13 miliardi di dollari furono concessi, in larghissima parte sotto forma di prestiti con interessi da restituire, ai paesi europei che si riunirono nell’organizzazione per la cooperazione economica europea, la OCEE, che divenne immediatamente il terreno per la creazione delle strutture che nel giro di pochi anni sarebbero state utilizzate dalla Comunità Economica Europea. La OCEE aveva il ruolo di allocare i prestiti statunitensi, mentre l’ECA – l’agenzia USA, composta dai rappresentanti dei maggiori interessi industriali corporativi a stelle e strisce – si occupò della vendita delle merci, che vennero quindi pagate in dollari. Più chiaramente, nel 1950 la OCEE fornì la cornice per le negoziazioni delle condizioni per l’area di libero commercio europeo e per istituire la CEE.

Ora, seguendo I vari passaggi di questi presunti aiuti – in realtà prestiti – del piano Marshall, risulta ancora più evidente il peccato originale di questa Europa, nata non solo sul pilastro essenziale degli scambi economici, ma anche per soddisfare le esigenze del mercato e degli interessi delle corporation statunitensi. A partire dal piano Marshall dunque, appare evidente come gli aiuti siano stati concessi non certo con intento di salvataggio dei paesi in difficoltà, bensì per soddisfare gli appetiti delle lobby a stelle e strisce.

E ancora oggi il meccanismo è lo stesso. La Grecia ce lo dimostra apertamente, con ciò che la Troika spaccia per aiuti: sono debiti pesantissimi da ripagare per finanziamenti concessi prevalentemente ai grandi gruppi bancari. E per ottenere questi aiuti ha dovuto cedere di tutto, e proprio alle grandi lobby internazionali: dalla gestione del sistema idrico, all’industria mineraria, a quella petrolifera, per non parlare di porti, aeroporti, infrastrutture, persino il sistema di difesa ellenico.

Sarebbe dunque il momento di imparare la lezione dalla storia, creando nuove relazioni con gli altri paesi europei e con i paesi al di fuori dell’Europa e degli Stati Uniti che possono creare una nuova rete di rapporti commerciali e geopolitici. E soprattutto, quando sentiamo parlare di aiuti dalla Banca Centrale Europea o dal Fondo Monetario Internazionale, non rincorriamo le sirene che ci spingono ad impiccarci con nuovi debiti. Si abbia il coraggio di guardare cosa c’è nella pancia del cavallo di Troia e di gridare: “No grazie! Non vogliamo essere aiutati!”.

Fonte

Nessun commento:

Posta un commento