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23/03/2015

Bologna. Migliaia contro le mafie e i mulini a vento

Secondo gli organizzatori della giornata di Libera ieri a Bologna c’erano 200mila persone tra associazioni, partiti, sindacati, gruppi religiosi (tantissimi scout), a sfilare per le vie del centro contro le mafie. Nessuna richiesta, nessuna rivendicazione: il popolo contro la mafia, per la pace (sociale) e della gente perben(ista)e è sceso in piazza per colorare le strade, piu che per rivendicare un percorso di cambiamento reale. Dal palco don Ciotti definisce corruzione e mafia come facce della stessa medaglia e afferma che “c’è chi non vuole una legge chiara contro la corruzione”. Don Ciotti continua, chiedendo di non strumentalizzare Libera, affermando che “ogni lotta per la giustizia sociale ci vedrà al fianco di chi ci mette la faccia”.

Ci chiediamo dove sia Libera quando nei palazzi del governo si votano leggi e appalti a favore dei grandi costruttori e delle società private, per la costruzione di grandi opere in cui la partecipazione mafiosa è stata oltremodo smascherata, o quando le istituzioni svendono il proprio patrimonio pubblico e distruggono l’edilizia popolare per favorire il mercato dell’affitto "a prezzi di mercato", o ancora quando si votano leggi che radono al suolo ogni forma di tutela del lavoro. Ci chiediamo dove sia Libera, perché nei movimenti sociali che lottano contro tutto ciò e per un'idea concreta di giustizia sociale le parole di Don Ciotti purtroppo non arrivano così altisonanti, ne si vedono le masse di gente scesa in piazza ieri nel capoluogo emiliano.

In piazza a Bologna, accanto al popolo anti-mafia e all'esercito di scout che Renzi l'anno scorso ha salutato dal parco di S. Rossore, c’era piu di qualche paradosso. C’era ad esempio il sindaco Merola, rappresentante del PD cittadino e regionale, partito che in Emilia Romagna è stato recentemente colpito da noti scandali di corruzione e abuso d’ufficio (con l’ex-sindaco Delbono ed l’ex-presidente Errani) ma oggetto d’indagine anche nell’inchiesta Aemilia (la maxi operazione della 'ndrangheta emiliana).

C’era la Coop, struttura economica del sistema Pd regionale, con il suo ruolo corporativista e monopolista all’avanguardia nell’istituzionalizzazione di rapporti lavorativi al ribasso.

C’era la CGIL, che non più di un anno fa, assieme a Libera e all'ARCI, scriveva "sotto dettatura" del PD un vergognoso comunicato contro la lotta dei lavoratori della logistica e le rivendicazioni dei facchini della Granarolo organizzati dal SI COBAS. In quel comunicato si faceva appello alla necessità di mantenere "la rabbia e le legittime rivendicazioni all’interno del conflitto democratico, previsto anche dalla nostra Costituzione, senza che da esso debordino, sfociando in violenza, sopraffazione e minacce", lanciando un assist all'azienda contro i lavoratori che difendono il proprio salario e lottano per delle condizioni di lavoro dignitose.

La piazza di ieri rappresentava una coalizione di forze politiche, associazionistiche, culturali e sindacali di molti colori ma dall’odore un po' stantio. Una giornata che ha sicuramente avuto successo, ma non ha di certo contribuito a fare alcuna chiarezza né sulla giustizia sociale, né tanto meno sulla lotta alla corruzione. È così che le belle parole di don Ciotti che accusano tutti senza accusare nessuno, che agita le folle a battagliare contro i mulini a vento, senza accorgersi che il nemico c’è, esiste e sta proprio in mezzo a noi.

Un’accusa senza accusati che diventa una generica autoassoluzione, nonostante la sincera partecipazione di tanti e tante a questo tipo di eventi che purtroppo non scalfiscono di un millimetro un sistema basato sulla corruzione - quella illegale e quella legalizzata - che pure afferma di voler contrastare.

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