A quasi un mese dall’inizio dell’offensiva della coalizione
anti-Houthi in Yemen, cominciano a farsi sentire le critiche che le
organizzazioni umanitarie rivolgono all’Arabia Saudita, leader delle
operazioni aeree contro i ribelli sciiti, per la mancata protezione nei
confronti della popolazione civile. I caccia di Riyadh hanno infatti
colpito sabato scorso un magazzino gestito da Oxfam nella provincia di
Saadah, storica roccaforte degli Houthi, distruggendo tutti gli aiuti
umanitari e il materiale che l’organizzazione usa nei progetti di acqua
potabile portati avanti ormai da alcuni anni nonostante Oxfam avesse
comunicato alla coalizione le proprie coordinate e dato “informazioni
dettagliate” sui propri centri logistici.
“Questo è un oltraggio assoluto – ha dichiarato Grace Ommer,
direttrice di Oxfam in Yemen – soprattutto se si considera che abbiamo
condiviso informazioni dettagliate con la coalizione sulle sedi dei
nostri uffici e impianti di stoccaggio. Il contenuto del magazzino non
aveva alcun valore militare: c’erano solo aiuti umanitari associati al
nostro lavoro precedente a Saadah, e cioè portare acqua pulita a
migliaia di famiglie”. Saadah è una delle province più povere
del paese, simbolo palese di quell’esclusione che gli Houthi avevano
denunciato con l’occupazione di Sanaa lo scorso settembre, chiedendo di
essere integrati nei processi decisionali del Paese.
Il programma per l’acqua di Oxfam, grazie ai fondi di Unione Europea e
del Governo svizzero, ha costruito reti idriche per portare acqua
pulita a 70 mila persone che vivono nelle comunità rurali della
provincia di Saadah. Prima dell’inizio dell’offensiva saudita, le stime
delle organizzazioni internazionali parlavano di circa 10 milioni di
persone senza accesso all’acqua. A quasi un mese dall’inizio
della guerra, i dati diffusi dalla Fao parlano di circa 16 milioni di
yemeniti in necessità umanitaria e senza accesso all’acqua potabile, tra
cui 4,8 milioni in situazione di emergenza, mentre sarebbero circa 100
mila le persone già fuggite dal Paese.
Riyadh è stata molto criticata dalle organizzazioni internazionali
all’inizio dell’offensiva per il blocco navale imposto allo Yemen che,
seppur mirato al blocco delle armi destinate ai ribelli Houthi, colpiva
soprattutto i carichi di aiuti umanitari che arrivavano nel Paese.
Inoltre l’Arabia Saudita, pur avendo promesso di coprire interamente i
costi della copertura umanitaria in Yemen (circa 274 milioni di
dollari), continua a colpire infrastrutture vitali e zone residenziali
sostenendo che gli Houthi “vi nascondano le armi” – come ha
dichiarato il portavoce della coalizione generale Ahmed Asseri – pur
dichiarando pubblicamente che “gli obiettivi vengono scelti per evitare
vittime civili”.
Intanto la conta dei morti in Yemen sta rapidamente crescendo, con i
bombardamenti della coalizione che si sovrappongono agli scontri tra
milizie tribali e Houthi innescati quasi in ogni angolo del Paese. Al 14
aprile scorso, secondo l’Alto Commissariato Onu per i diritti umani, i combattimenti in Yemen avevano ucciso almeno 364 civili, tra cui almeno 84 bambini.
Nella notte tra venerdì e sabato le vittime erano state circa 50. Le
violazioni dei diritti umani e delle convenzioni della guerra si contano
da tutti le parti e neanche gli ospedali vengono risparmiati dagli
scontri tra ribelli sciiti, esercito regolare e milizie tribali.
Nessuna delle parti sembra voler cedere. Riyadh ha rifiutato
l’invito del segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon a interrompere i
raid come parte di un piano iraniano per un cessate il fuoco immediato
di tutte le fazioni. L'”odiatissima” Repubblica islamica ha
avuto per Riyadh parole molto dure, accusando la coalizione di condurre
una “provocatoria campagna aerea militare” che prende di mira
“indiscriminatamente zone residenziali, tra cui dei campi profughi,
uccidendo e ferendo civili innocenti, in particolare donne e bambini”.
Non mollano la presa neanche i ribelli Houthi, che per bocca del
loro leader Abdulmalek al-Houthi hanno fatto sapere che non si
arrenderanno mai davanti a “quest’aggressione selvaggia”.
“L’Arabia Saudita – ha detto il leader della guerriglia sciita in un
messaggio televisivo, insistendo sul fatto che l’Iran non ha “nessuna
influenza” in Yemen – non ha alcun diritto di interferire negli affari
di un paese vicino. Il problema politico è un affare interno e spetta a
noi a definire il nostro futuro”.
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