Non c’è limite al ridicolo, non c’è limite al pericolo. Quando una gang di mafiosi arriva al vertice di una superpotenza può accadere di tutto. E troverà sempre un sacco di complici vermiformi pronti ad assecondarla.
Il mondo in questi giorni si è fermato a guardare quel che avveniva tra Venezuela e New York, con l’amministrazione Trump che ha scatenato un attacco informatico-spionistico-militare a Caracas per catturare il legittimo presidente del paese sudamericano, teatro di una rivoluzione bolivariana e antimperialista che faceva e fa soffrire gli Usa sia sotto l’aspetto politico che su quello delle risorse petrolifere.
L’accusa ufficiale, nel contorto linguaggio giustificazionista dell’attacco, bisognoso comunque di una parvenza di “legalità” (anche se la “giurisdizione” è decisamente arbitraria), era che Maduro in realtà stava a capo di una organizzazione di narcotrafficanti chiamata “Cartel de lo Soles”.
Non c’è bisogno che diciamo un’altra volta noi – citando centinaia di esperti e autorità antidroga internazionali – che quel “cartello” non esiste. Lo scrive nero su bianco, da ieri pomeriggio, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. Ossia il braccio giuridico di Trump che sostiene il ruolo dell’“accusa” nel processo-farsa contro Maduro.
Per quanto ridicolo possa apparire, questo “organo di giustizia”, ai suoi massimi livelli, ha deciso di rivedere il capo d’accusa ammettendo – implicitamente, certo, per non darsi una martellata da solo – che il “Cartello dei Soli” non è una vera organizzazione criminale. Ma una via di mezzo tra un “patronato” (come il Caf per fare la dichiarazione dei redditi?) e “un sistema clientelare”.
L’alternativa era ammettere che non è proprio mai esistito. Ma così anche l’ultimo straccio di giustificazione “finto-legale” veniva a cadere. E la liberazione di Maduro diventava quasi obbligatoria...
Scrive, comprensibilmente infuriato ma anche divertito Telesur – media bolivariano senza se e senza ma – che “La nuova versione dell’accusa – presentata al Tribunale Federale del Distretto Sud di New York – menziona il ‘Cartello de los Soles’ solo due volte, contro le 32 citazioni dell’accusa originale del 2020. La nuova versione smonta l’eufemismo che lo aveva reso titolo obbligatorio nei grandi media internazionali, i quali si erano avvalsi di presunte ‘fughe di informazioni’ provenienti da fonti legate ai servizi di intelligence statunitensi, in particolare DEA e CIA, veicolate attraverso giornalisti come Emili Blasco, corrispondente del quotidiano spagnolo ABC negli Stati Uniti, e che alimentarono i titoli di agenzie e multimedia internazionali”.
Media internazionali costretti ora a rivedere – ma solo in parte, sia chiaro – la propria “narrativa” sul rapimento del Presidente venezuelano. Anche perché il Dipartimento Usa mantiene l’accusa di narcotraffico, nonostante sia sparita “l’organizzazione” che doveva gestirlo. In pratica, ci dice il Dipartimento, è come se la droga viaggiasse per conto proprio – anche se il Venezuela non ne produce né la veicola, anzi... – e poi i profitti arrivassero per vie misteriose al povero Maduro che, a tempo perso, faceva il Presidente. Pardon, “il dittatore”...
Il New York Times, giusnto in possesso della nuova versione dell’accusa (qui di fianco il passaggio decisivo), non poteva non pubblicarlo. E quindi anche i peggiori media europei si son sentiti in dovere di riprenderlo. Prudentemente. È riuscito comunque a far peggio di tutti il monarca dei “fact check”, Enrico Mentana, evidentemente in imbarazzo su “come gestire la notizia”, che ha scelto di ignorarla completamente, continuando a straparlare secondo il vecchio copione.
Sta di fatto che la nuova formula d’accusa, invece di descrivere il “Cartel de los Soles” come un’organizzazione gerarchica dedita al narcotraffico, definisce il presunto fenomeno come una “cultura della corruzione” (in Italia non resterebbe un solo politico in libertà...) composta da alti funzionari civili e militari venezuelani che “proteggono e promuovono il traffico di droga”. Una definizione lontana da quella di un “cartello del narcotraffico” con la quale Donald Trump ha giustificato un dispiegamento militare senza precedenti nel Mar dei Caraibi, trasformato poi in un blocco alle esportazioni di petrolio venezuelano.
Ma soprattutto una formula che ora rende difficile continuare a sostenere l’accusa originaria e i suoi corollari...
La correzione assume rilevanza persino “processuale” – siamo nella farsa più penosa, lo sappiamo – perché, nel febbraio 2025, il Dipartimento del Tesoro e successivamente il Dipartimento di Stato designarono il “Cartel de lo Soles” addirittura come “Organizzazione Terroristica Straniera”. Ma nei rapporti tecnici della stessa Amministrazione per il Controllo delle Droghe (DEA), dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC) e dell’Unione Europea, nessuno menziona il gruppo nelle proprie valutazioni annuali sul traffico di droga.
Quei poveracci della DEA (l’equivalente antidroga della CIA), nella loro ‘Valutazione Nazionale della Minaccia delle Droghe 2025’, dettagliano con precisione le rotte del narcotraffico nelle Americhe, ma purtroppo non includevano il Venezuela come “paese di transito principale”, né menzionavano il “Cartello dei Soli” in alcuna sezione. Lo stesso vale per i rapporti dell’ONU e dell’Osservatorio Europeo sulle Droghe.
In definitiva: se solo qualche mese fa le agenzie Usa – e non solo loro – non consideravano affatto il Venezuela come “paese di transito” (neanche “di produzione”), e tanto meno Maduro come “narcoterrorista”, su quale base Trump ha deciso di attaccare? Il petrolio, certo, ma lo ha ammesso solo dopo...
Nonostante ciò, in questi giorni, i funzionari statunitensi, incluso il segretario di Stato Marco Rubio, hanno insistito pubblicamente nel trattare il “Cartello dei Soli” come una vera organizzazione. In un’intervista del 5 gennaio a Meet the Press, Rubio aveva affermato che “il suo leader, il leader di quel cartello, si trova ora sotto custodia statunitense”, riferendosi a Maduro.
Sulla carriera di Marco Rubio, però, ci sia consentito ricordare quanto scritto soltanto ieri.
Il processo-farsa rischia così di diventare un boomerang per Trump direttamente a casa sua. La “riscrittura” dell’accusa non mancherà di diventare un argomento potente nelle mani dell’avvocato che ha assunto la difesa di Maduro – Barry J. Pollack, noto fra l’altro per aver ottenuto la liberazione di Julian Assange – e che si trova di fronte il giudice federale Alvin K. Hellerstein, 92 anni.
Un giudice che ha guadagnato notorietà per la sua indipendenza giudiziaria, anche di fronte a governi potenti, tanto da emettere negli ultimi anni sentenze contrarie a decisioni dell’amministrazione Trump, come nei casi legati a Stormy Daniels e alla Legge sui Nemici Stranieri (e le espulsioni di massa dei migrati irregolari).
Il processo a Maduro è una farsa, ma – anche scontando la certezza che Trump se ne fregherà completamente della “sentenza”, se non dovesse piacergli – di sicuro diventerà un plot hollywoodiano degno di Chaplin.
Fonte


Nessun commento:
Posta un commento