Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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30/11/2025
100mila persone in piazza mandano un avviso di garanzia al governo
La gente che si era mobilitata a settembre e ottobre riempiendo le piazze per la Palestina non è tornata a casa, al contrario ha rilanciato con due giorni di mobilitazione che hanno indicato come target il governo Meloni per le sue scelte sul riarmo e le spese militari, i bassi salari e il collasso dei servizi pubblici e la complicità con Israele nel genocidio dei palestinesi.
Se qualcuno voleva trovare una opposizione politica e sociale al governo degna di questo nome, l’ha potuta verificare nello sciopero generale di venerdi e nella manifestazione di ieri pomeriggio con le decine di migliaia di persone che hanno manifestato per le strade di Roma da Porta San Paolo fino a gremire Piazza San Giovanni.
Le fotografie scattate da ogni angolazione durante il corteo e nella piazza finale testimoniano di una mobilitazione di massa pienamente riuscita. L’USB parla di centomila persone e anche questa volta la cifra non sembra andare lontano dalla realtà che abbiamo visto.
La preoccupazione che le telecamere spente su Gaza o la rassegnazione sul ritmo di marcia del governo sulla guerra, il riarmo e le misure antisociali avessero rimandato a casa le persone è svanita mano a mano che il corteo si componeva in tutta la sua potenza. Nel paese c’è un pezzo di società attivo e attivato che attraversa i posti di lavoro come i territori, le scuole come le università e che intende dare battaglia su una piattaforma in cui “tutto si tiene insieme”.
Vedere migliaia di bandiere delle organizzazioni dei lavoratori come USB sventolare insieme a quelle palestinesi, delle organizzazioni studentesche Osa e Cambiare Rotta e di Potere al Popolo, delle tante reti sociali che si sono definite come “equipaggi di terra” della Flotilla come dell’Arci, restituiva non solo un colpo d’occhio straordinario ma anche l’idea di un blocco sociale che tende a riconoscersi e convergere su contenuti avanzati e ben sintonizzati sulle priorità di una agenda politica complessiva.
Alla testa del corteo e sul camion che ospitava interventi e musica era possibile vedere insieme portuali, vigili del fuoco, attivisti e personalità come Greta Thunberg, Francesca Albanese, Thiago Avila, Moni Ovadia che hanno dato il loro supporto allo sciopero di venerdì e alla manifestazione di ieri. Un momento emozionante è stato quando all’inizio del corteo l’amplificazione ha diffuso il brano che Roger Waters ha realizzato appositamente per questi due giorni di mobilitazione. Un silenzio quasi irreale che ha coinvolto migliaia e migliaia di persone.
Altrettanto emozionanti gli interventi finale dal palco mentre la piazza si riempiva. Francesca Albanese, operai dell’Ilva, portuali genovesi, rappresentanti palestinesi, Guido Lutrario di USB, i due portavoce di Potere al Popolo Giuliano Granato e Marta Collot con un intervento “a mezzi”, Greta Thunberg, Vincenzo Fullone, i vigili del fuoco, gli studenti, hanno aggiunto valore ai molti interventi che dal camion hanno accompagnato passo passo il corteo fino alla conclusione in Piazza San Giovanni.
A Milano, contemporaneamente alla manifestazione di Roma diverse migliaia di persone, partite da piazza XXIV Maggio ha attraversato la città fino a Piazza Duomo in occasione della Giornata internazionale di solidarietà col popolo palestinese.
Fonte
01/08/2018
Perchè il Pd e la Cgil non sono un argine al razzismo dilagante nel paese
Negli ultimi giorni assistiamo a una rapida escalation di azioni razziste estremamente preoccupanti, i fatti di cronaca si conoscono: dal brutale linciaggio ad Aprilia fino all’aggressione dell’atleta Daisy Osakue, queste vicende rappresentano un inasprimento dentro a una scia di lungo periodo non ancora esauritasi ma che, al contrario, può svilupparsi in scenari ancora più violenti come l’uso sistematico della “giustizia fai da te” o addirittura in pogrom.
L’attuale governo giallo-verde minimizza la crescente ondata razzista producendo cosi la legittimità sostanziale di queste azioni e contemporaneamente mantenendo il tema “emergenza migranti” al centro del dibattito politico distogliendo così l’attenzione dai reali problemi che affliggono le fasce popolari che vivono in questo paese.
Questo “gioco” ha come primo effetto quello di permette all’esecutivo di mettere in ombra i temi sul quale hanno fondato gran parte del proprio successo elettorale, pensiamo solo all’abolizione della legge Fornero o al reddito di cittadinanza, che anzi vengono smontati giorno dopo giorno dal Ministro dell’economia Tria, per di più si ottiene anche un secondo effetto: il variegato arcipelago del “mondo della sinistra”, quell’insieme di sigle come PD, CGIL, ARCI, LEU e via andando, si ricompone con la scusa di costruire un argine all’imbarbarimento della società.
Un tentativo maldestro di ricostruirsi una verginità in chiara funzione elettorale che però non ha nulla a che vedere con un’ipotesi di cambiamento, anche solo progressista, della realtà.
Il PD in particolare, oltre ad ospitare al proprio interno personaggi come Minniti e Orlando, ha anche la faccia tosta di chiamare mobilitazioni contro il razzismo a distanza di pochi giorni dopo l’aver votato compatti (proprio insieme alla Lega) un provvedimento per assegnare motovedette e sostegno alla marina (sarebbe più corretto parlare di milizia) libica.
Ma non ci interessa qui fare un lungo elenco delle responsabilità di ogni singola sigla sopracitata, ci importa invece evidenziare la funzione di degradazione delle condizioni di vita delle classi subalterne che hanno prodotto sostenendo le politiche dell’Unione Europea che per essere competitiva necessita di ristrutturarsi continuamente schiacciando sotto di sé diritti, salari e dignità dei lavoratori e delle lavoratrici, senza distinzione di colore della pelle.
Questa macelleria sociale è la reale causa dell’impoverimento generale che stiamo vivendo, e sul quale soffiano i razzisti (utili idioti) di turno mistificando la responsabilità della pauperizzazione verso chi sta più in basso, fomentando la guerra tra poveri. Stiamo parlando di due facce della stessa moneta, perché dal PD alla Lega l’elemento in comune è l’inviolabilità dei vincoli imposti a livello sovranazionale, i pugni sbattuti sul tavolo di Bruxelles da Renzi o Salvini rimangono pura propaganda distante dalla realtà delle politiche portate avanti.
L’autunno che ci aspetta dovrà tenere presente questi elementi non più rimovibili per chiunque si ponga la necessità di un cambio di passo, in questo senso la manifestazione del 16 giugno scorso a Roma ha molto da insegnarci su cosa significhi una prospettiva diversa, così come già avevamo appreso dalla piazza di Macerata del 10 febbraio che era stata boicottata proprio dalle forze che ora invocano il “fronte repubblicano”.
Sostenere e costruire un'organizzazione politica autonoma, supporto al sindacalismo di classe che non scende a compromessi, ribaltare il discorso del padrone che ci divide e ci mette gli uni contro gli altri. Questi sono gli strumenti per arginare e respingere il razzismo!
Fonte
L’attuale governo giallo-verde minimizza la crescente ondata razzista producendo cosi la legittimità sostanziale di queste azioni e contemporaneamente mantenendo il tema “emergenza migranti” al centro del dibattito politico distogliendo così l’attenzione dai reali problemi che affliggono le fasce popolari che vivono in questo paese.
Questo “gioco” ha come primo effetto quello di permette all’esecutivo di mettere in ombra i temi sul quale hanno fondato gran parte del proprio successo elettorale, pensiamo solo all’abolizione della legge Fornero o al reddito di cittadinanza, che anzi vengono smontati giorno dopo giorno dal Ministro dell’economia Tria, per di più si ottiene anche un secondo effetto: il variegato arcipelago del “mondo della sinistra”, quell’insieme di sigle come PD, CGIL, ARCI, LEU e via andando, si ricompone con la scusa di costruire un argine all’imbarbarimento della società.
Un tentativo maldestro di ricostruirsi una verginità in chiara funzione elettorale che però non ha nulla a che vedere con un’ipotesi di cambiamento, anche solo progressista, della realtà.
Il PD in particolare, oltre ad ospitare al proprio interno personaggi come Minniti e Orlando, ha anche la faccia tosta di chiamare mobilitazioni contro il razzismo a distanza di pochi giorni dopo l’aver votato compatti (proprio insieme alla Lega) un provvedimento per assegnare motovedette e sostegno alla marina (sarebbe più corretto parlare di milizia) libica.
Ma non ci interessa qui fare un lungo elenco delle responsabilità di ogni singola sigla sopracitata, ci importa invece evidenziare la funzione di degradazione delle condizioni di vita delle classi subalterne che hanno prodotto sostenendo le politiche dell’Unione Europea che per essere competitiva necessita di ristrutturarsi continuamente schiacciando sotto di sé diritti, salari e dignità dei lavoratori e delle lavoratrici, senza distinzione di colore della pelle.
Questa macelleria sociale è la reale causa dell’impoverimento generale che stiamo vivendo, e sul quale soffiano i razzisti (utili idioti) di turno mistificando la responsabilità della pauperizzazione verso chi sta più in basso, fomentando la guerra tra poveri. Stiamo parlando di due facce della stessa moneta, perché dal PD alla Lega l’elemento in comune è l’inviolabilità dei vincoli imposti a livello sovranazionale, i pugni sbattuti sul tavolo di Bruxelles da Renzi o Salvini rimangono pura propaganda distante dalla realtà delle politiche portate avanti.
L’autunno che ci aspetta dovrà tenere presente questi elementi non più rimovibili per chiunque si ponga la necessità di un cambio di passo, in questo senso la manifestazione del 16 giugno scorso a Roma ha molto da insegnarci su cosa significhi una prospettiva diversa, così come già avevamo appreso dalla piazza di Macerata del 10 febbraio che era stata boicottata proprio dalle forze che ora invocano il “fronte repubblicano”.
Sostenere e costruire un'organizzazione politica autonoma, supporto al sindacalismo di classe che non scende a compromessi, ribaltare il discorso del padrone che ci divide e ci mette gli uni contro gli altri. Questi sono gli strumenti per arginare e respingere il razzismo!
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23/02/2018
Antifascismo. Perchè non saremo in piazza a Roma il 24 febbraio
Le compagne e i compagni di Eurostop non saranno in piazza a Roma sabato 24 febbraio nella manifestazione antifascista convocata da Anpi, Arci, Cgil e altre venti associazioni e partiti.
La manifestazione di sabato riprende l’appello “Mai più fascismi” presentato il 1 febbraio, ma soprattutto nasce come iniziativa “riparatrice” dopo la vergognosa ritirata di molte delle organizzazioni aderenti dalla manifestazione antifascista di Macerata lo scorso 10 febbraio di fronte al divieto opposto dal ministro degli interni Minniti.
Non sfugge a nessuno che la manifestazione di sabato verrà apertamente utilizzata dal Pd e da Liberi e Uguali per la propria campagna elettorale e per legittimare se stessi come baluardo contro le destre. Con una enorme contraddizione: il loro governo è esattamente quello che ha come ministro degli Interni quel Minniti che aveva vietato la manifestazione antifascista a Macerata e che è stato costretto a fare marcia indietro dalla impetuosa risposta emersa in tutto il paese.
Questa contraddizione non è rimovibile, anche perché la linea seguita dal governo e dal sistema mediatico affine al Pd è stata proprio quella di sdoganare e utilizzare i gruppi neofascisti e il pericolo della destra in funzione di un recupero di consensi elettorali in caduta libera.
Non solo. Negli anni precedenti è emerso, anche clamorosamente il livello di copertura e legittimazione degli apparati dello Stato verso i gruppi neofascisti riqualificati come “bravi ragazzi impegnati nel sociale”. Nei mesi precedenti abbiamo invece assistito ad una operazione tesa ad amplificare il ruolo delle organizzazioni neofasciste in rapporto al disagio sociale. Una equazione che serviva a dimostrare come il disagio sociale delle periferie potesse esprimersi politicamente solo attraverso la destra, alimentando le tensioni sociali e razziali. In questo modo il Pd poteva presentarsi come il garante della tenuta sociale e democratica del paese, nonostante le sue evidenti responsabilità proprio nel peggioramento delle condizioni di vita dei settori popolari.
Questa operazione però è saltata con l’entrata in campo, imprevista e poi osteggiata spudoratamente, di Potere al Popolo che l’equazione disagio sociale/fascisti come unica espressione politica, l’ha completamente rovesciata, cercando proprio di ridare rappresentanza politica alle esigenze popolari e alle contraddizioni sociali prodotte da decenni di misure lacrime e sangue imposte dall’Unione Europea e dai diktat liberisti.
La nostra campagna elettorale si sta concentrando proprio nei quartieri popolari delle periferie per affermare questa prospettiva e contendere metro a metro lo spazio “politico” che il potere vorrebbe consegnare ai fascisti. E’ con questo spirito e in questo senso che rivendichiamo e pratichiamo l’antifascismo militante.
L’operazione progettata dal Pd, dai suoi apparati governativi e mediatici ha dovuto così rettificare il tiro di corsa, reintroducendo la tesi degli “opposti estremismi” di destra e di sinistra come minaccia alla democrazia e alla stabilità. Una chiave di lettura che è diventato anche un assist a Berlusconi secondo cui la minaccia sono solo gli antifascisti.
Esattamente come in passato, nelle piazze abbiamo assistito ad un evidente doppio standard. Le manganellate degli apparati di Minniti fioccano solo contro i manifestanti di sinistra e antifascisti, mai contro i fascisti (nel fermare la marcia di Forza Nuova a Macerata contro “i bravi ragazzi italiani” non si è alzato un solo manganello ma c’è stato solo contenimento). Qualche volta, come a Pavia, abbiamo visto gli agenti caricare fianco a fianco ai fascisti.
I fascisti di Forza Nuova riescono ad entrare comodamente negli studi televisivi del La7 nonostante ci fossero in studio Renzi e D’Alema. Qualche anno fa i fascisti di Casa Pound fecero una indisturbata incursione notturna dentro la Rai.
Di tutto questo non c’è e non ci poteva essere traccia nella manifestazione di sabato 24 febbraio a Roma. Questa manifestazione, così come è venuta configurandosi dopo Macerata, sarà una occasione solo per il Pd e in misura minore per Liberi e Uguali. A nostro avviso commettono un errore i compagni che vi partecipano e bene ha fatto Potere al Popolo a non aderirvi.
Fonte
La manifestazione di sabato riprende l’appello “Mai più fascismi” presentato il 1 febbraio, ma soprattutto nasce come iniziativa “riparatrice” dopo la vergognosa ritirata di molte delle organizzazioni aderenti dalla manifestazione antifascista di Macerata lo scorso 10 febbraio di fronte al divieto opposto dal ministro degli interni Minniti.
Non sfugge a nessuno che la manifestazione di sabato verrà apertamente utilizzata dal Pd e da Liberi e Uguali per la propria campagna elettorale e per legittimare se stessi come baluardo contro le destre. Con una enorme contraddizione: il loro governo è esattamente quello che ha come ministro degli Interni quel Minniti che aveva vietato la manifestazione antifascista a Macerata e che è stato costretto a fare marcia indietro dalla impetuosa risposta emersa in tutto il paese.
Questa contraddizione non è rimovibile, anche perché la linea seguita dal governo e dal sistema mediatico affine al Pd è stata proprio quella di sdoganare e utilizzare i gruppi neofascisti e il pericolo della destra in funzione di un recupero di consensi elettorali in caduta libera.
Non solo. Negli anni precedenti è emerso, anche clamorosamente il livello di copertura e legittimazione degli apparati dello Stato verso i gruppi neofascisti riqualificati come “bravi ragazzi impegnati nel sociale”. Nei mesi precedenti abbiamo invece assistito ad una operazione tesa ad amplificare il ruolo delle organizzazioni neofasciste in rapporto al disagio sociale. Una equazione che serviva a dimostrare come il disagio sociale delle periferie potesse esprimersi politicamente solo attraverso la destra, alimentando le tensioni sociali e razziali. In questo modo il Pd poteva presentarsi come il garante della tenuta sociale e democratica del paese, nonostante le sue evidenti responsabilità proprio nel peggioramento delle condizioni di vita dei settori popolari.
Questa operazione però è saltata con l’entrata in campo, imprevista e poi osteggiata spudoratamente, di Potere al Popolo che l’equazione disagio sociale/fascisti come unica espressione politica, l’ha completamente rovesciata, cercando proprio di ridare rappresentanza politica alle esigenze popolari e alle contraddizioni sociali prodotte da decenni di misure lacrime e sangue imposte dall’Unione Europea e dai diktat liberisti.
La nostra campagna elettorale si sta concentrando proprio nei quartieri popolari delle periferie per affermare questa prospettiva e contendere metro a metro lo spazio “politico” che il potere vorrebbe consegnare ai fascisti. E’ con questo spirito e in questo senso che rivendichiamo e pratichiamo l’antifascismo militante.
L’operazione progettata dal Pd, dai suoi apparati governativi e mediatici ha dovuto così rettificare il tiro di corsa, reintroducendo la tesi degli “opposti estremismi” di destra e di sinistra come minaccia alla democrazia e alla stabilità. Una chiave di lettura che è diventato anche un assist a Berlusconi secondo cui la minaccia sono solo gli antifascisti.
Esattamente come in passato, nelle piazze abbiamo assistito ad un evidente doppio standard. Le manganellate degli apparati di Minniti fioccano solo contro i manifestanti di sinistra e antifascisti, mai contro i fascisti (nel fermare la marcia di Forza Nuova a Macerata contro “i bravi ragazzi italiani” non si è alzato un solo manganello ma c’è stato solo contenimento). Qualche volta, come a Pavia, abbiamo visto gli agenti caricare fianco a fianco ai fascisti.
I fascisti di Forza Nuova riescono ad entrare comodamente negli studi televisivi del La7 nonostante ci fossero in studio Renzi e D’Alema. Qualche anno fa i fascisti di Casa Pound fecero una indisturbata incursione notturna dentro la Rai.
Di tutto questo non c’è e non ci poteva essere traccia nella manifestazione di sabato 24 febbraio a Roma. Questa manifestazione, così come è venuta configurandosi dopo Macerata, sarà una occasione solo per il Pd e in misura minore per Liberi e Uguali. A nostro avviso commettono un errore i compagni che vi partecipano e bene ha fatto Potere al Popolo a non aderirvi.
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09/02/2018
Il disegno anticostituzionale di Minniti può saltare
Alla fine Marco Minniti potrebbe scoprire di aver esagerato, tramutando così il suo sogno trionfale in un insuccesso penoso.
Il divieto a manifestare imposto alla città di Macerata è irricevibile per una marea di ragioni, che sono diventate evidenti anche a sepolcri imbiancati improvvisamente messi di fronte al rischio di sparire. Ma andiamo con ordine.
Minniti pensava di poter procedere nel solito modo:
a) chiamo il sindaco – anche lui del Partito Democratico, il che facilita le cose – e gli chiedo di fare un appello a evitare manifestazioni;
b) chiamo Cgil, Anpi, Libera e Arci – tutti promotori della manifestazione di sabato e con larghe zone di “contatto” con il Pd – e gli chiedo di ritirare l’appello a scendere in piazza; per essere sicuro di ottenere il risultato aggiungo che “Se le forze politiche si rifiuteranno di rinviare le manifestazioni, ci penserà il Viminale a vietarle”;
c) a quel punto gli unici antifascisti che arriveranno a Macerata saranno quelli privi di “copertura politico-istituzionale” – Potere al Popolo, centri sociali, collettivi studenteschi, sindacati di base come l’Usb, ecc – e io potrò procedere a là Cossiga, mettendo in campo un po’ di incappucciati da black bloc e far scaricare dalla polizia valanghe di mazzate, denunce, daspo e fogli di via;
d) in questo modo dimostro di “avere polso”, mi faccio una campagna elettorale sontuosa senza spendere un euro – casualmente Minniti è stato candidato nelle Marche e proprio in quella zona – e prendo voti dal centro e dalla destra.
Il piano era ambizioso e parecchio anti-costituzionale, perché vietare “tutte le manifestazioni” significa di fatto equiparare le adunate fasciste (prima Casapound e poi Forza Nuova) e le manifestazioni in difesa della Costituzione antifascista (che en passant prevede anche lo scioglimento di quelle organizzazioni). Un ministro della Repubblica dovrebbe invece impedire le prime e proteggere le seconde.
La polizia agli ordini di Minniti, in questi giorni, ha però fatto l’esatto contrario:
a) ha protetto la pseudo conferenza stampa dei mazzieri di Casapound a Macerata, scortandoli in una “passeggiata” che è risultata a tutti gli effetti un (piccolo) corteo implicitamente autorizzato;
b) a Pavia poliziotti e fascisti hanno “caricato” insieme, fianco a fianco, gli antifascisti (le bandiere rumene che si vedono nel filmato sono quelle con i simboli della “guardia di ferro” del collaborazionista nazista Codreanu, non certo vessilli di Ps);
c) a Macerata, ieri sera, ha permesso a una striminzita pattuglia di Forza Nuova di inscenare la sua gazzarra senza muovere un dito, tollerando i saluti fascisti e le stronzate al megafono, limitandosi solo a impedire loro l’arrivo nella piazza centrale; ma senza usare neanche un briciolo della “forza” che è solita mettere in campo contro i movimenti di sinistra (i titoli dei giornali mentono, basta guardare i video).
Diciamo, in sintesi, che il ministro Minniti non ha inteso far rispettare neanche la sua pretesa “equidistanza” – già incostituzionale – ma ha lasciato campo semi-libero ai soli fascisti, mentre non lesina minacce contro i compagni. Non è una novità, è una porcata abituale...
Un comportamento così scoperto sarebbe passato inosservato in altri periodi, ma non in campagna elettorale. Molte forze democratiche, sociali e/o politiche, hanno confermato la propria volontà di partecipare comunque alla manifestazione.
L’Anpi nazionale ha innestato una parzialissima marcia indietro, invitando il ministro a non vietare la piazza antifascista:
“L’Anpi nazionale ha deciso di accogliere l’appello del sindaco di Macerata per senso di responsabilità e per sensibilità nei confronti della comunità cittadina. E’ stata una scelta sofferta, ma ponderata e libera. Altra cosa è il divieto di tutte le manifestazioni, che metterebbe di fatto sullo stesso piano quelle fasciste e quelle antifasciste. Per di più, vietare la manifestazione prevista a Macerata per domani, che comunque sarà partecipata, comporterebbe con ogni probabilità tensioni e incidenti. Proprio ciò che il sindaco voleva evitare con il suo appello”. Da cui fa discendere l’invito alle “autorità competenti ad autorizzare la manifestazione di domani e contestualmente invita tutti coloro che vi parteciperanno a far sì che essa si svolga in modo assolutamente pacifico”.Persino gli ex compari di partito di Minniti – Grasso, Bersani, Speranza, Fassina, ecc – hanno cominciato a bofonchiare qualcosa in dissenso con il Viminale.
Diciamo che si sono accorti che restando zitti avrebbero regalato al ministro – e al Pd – il monopolio del dibattito politico intorno ai fatti di Macerata e quindi si sono mossi (appena appena, per carità) per ritagliarsi un proprio spazio differenziale. Qualcuno ha anche assicurato la propria partecipazione alla manifestazione. Vogliamo prenderli sul serio e li invitiamo a farlo davvero, sventolando davanti ai cordoni di polizia i tesserini da parlamentare in carica, a protezione dei manifestanti.
In ogni caso, noi manifesteremo.
*****
Qui di seguito la nota emanata dalle realtà di movimento delle Marche:
“Ringrazio Anpi, Cgil, Libera, Arci e le altre associazioni per avere rinviato la manifestazione del 10 febbraio raccogliendo l’appello del sindaco di Macerata. Hanno fatto un atto di amore verso la comunità. Mi auguro che anche le altre organizzazioni che hanno fatto richiesta di svolgimento manifestazioni accolgano la richiesta del sindaco. Se risponderanno positivamente sarà dimostrazione di responsabilità da parte loro, se così non fosse ci penserà il ministero dell’Interno a impedire che si faccia la manifestazione». (Marco Minniti).
Queste sono le incredibili e gravissime parole del Ministro dell’Interno. È opportuno brevemente riepilogare gli accadimenti delle ultimi folli ore.
Le realtà di movimento delle Marche nel volgere di poche ore, dopo il gravissimo attentato di sabato hanno indetto la manifestazione nazionale che si terrà a Macerata sabato 10 febbraio. Già nel presidio spontaneo tenutosi nel pomeriggio del 4 febbraio la manifestazione è stata annunciata e messa a disposizione di chiunque condividesse la necessità urgente di scendere in piazza dietro lo slogan semplice e chiaro “contro ogni fascismo contro ogni razzismo”.
Il lancio della manifestazione si è immediatamente diffuso determinando larghissime adesioni in tutta Italia e persino dall’estero. Nonostante questa larghissima e immediata risposta la CGIL, per ragioni di posizionamento e opportunismi puramente interni all’organizzazione non solo ha deciso di non partecipare aderendo all’invito del Sindaco ad annullare ogni manifestazione, ma ha anche avviato una gravissima operazione di boicottaggio facendo circolare la notizia falsa che la manifestazione era stata annullata! Le scelte della CGIL sono state, purtroppo, condivise anche dai vertici di ANPI, LIBERA e ARCI.
Nonostante ciò, tanti attivisti di base, sezioni e circoli territoriali di queste organizzazioni hanno espresso la volontà di non abbandonare la piazza di Macerata e di essere, comunque, presenti.
In questo contesto, cogliendo l’occasione creata ad hoc dal sindaco di Macerata e dalle organizzazioni non a caso ringraziate da Minniti per la loro collaborazione, si è inserita l’intimidazione del Ministro dell’Interno e la scelta tutta politica di vietare la manifestazione. Si tratta di una evidente sospensione della democrazia nel nostro Paese, della brusca materializzazione di un fascismo che nelle strade si esprime con le pistole e nelle istituzioni con l’imposizione autoritaria del silenzio. Il divieto dopo una tentata strage fascista di esprimere liberamente e pacificamente la propria indignazione, è un atto che non ha precedenti nella storia della Repubblica. Questo divieto è inaccettabile. L’equiparazione fascismo e antifascismo, razzismo e antirazzismo è inaccettabile. Per questo ribadiamo con fermezza che andremo comunque in piazza per ripristinare l’agibilità democratica e riaffermare quanto sarà scritto nello striscione di apertura del corteo “movimenti contro ogni fascismo ogni razzismo“. Invitiamo quindi a non farsi intimidire dal clima creato ad arte dal Ministero dell’Interno e a raggiungere Macerata per una grande manifestazione popolare. Non è il tempo di stare a casa. Non basta esprimersi sui social. Sono in gioco le nostre libertà fondamentali.
LE REALTÀ DI MOVIMENTO DELLE MARCHE
Fonte
08/02/2018
Minniti, il miglior amico dei fascisti
Ancora una volta, il miglior amico dei fascisti si è dimostrato Marco Minniti. E con lui tutto il Pd.
In un paese democratico, con una Costituzione antifascista elaborata a partire da lutti inenarrabili (dittatura, guerra, bombardamenti a tappeto delle città) e da una Resistenza tra le più forti d’Europa, una “tentata strage aggravata dalla motivazione razzista” da parte di un fascista armato richiede una risposta decisa.
Una risposta in termini di repressione diretta, certamente, con l’arresto immediato dello stragista e l’avvio del procedimento giudiziario relativo; e fin qui nulla da dire.
Ma soprattutto richiede una risposta di massa, che funzioni come riferimento politico-culturale chiaro e deciso per una popolazione sottoposta a un bombardamento di fatti negativi (l’austerità aggrava la crisi impoverendo una quantità crescente di figure sociali) e dunque scossa nelle sue certezze esistenziali.
Giustamente, dunque, molte forze politiche e sociali – a partire dall’associazione dei partigiani – avevano promosso una manifestazione popolare da tenere sabato 10 a Macerata, nelle strade in cui il fascioleghista Traini aveva cercato la strage.
In un paese democratico questo è il minimo. La normalità piena sarebbe il rendere effettivo il divieto di riorganizzazione del partito fascista previsto dalla Costituzione, sciogliendo tutte le organizzazioni che apertamente si rifanno a simboli, slogan, obiettivi propri del fascismo. Ma sappiamo che l’ipocrisia istituzionale, su questo fronte, fa orecchie da mercante fin dal momento dell’approvazione della stessa Carta Costituzionale.
In queste ore sta però avvenendo qualcosa di molto peggio.
Il cosiddetto “appello a sospendere tutte le manifestazioni” da parte del sindaco Pd di Macerata, Romano Carancini, era già una vergogna chiaramente concordata col governo Minniti-Gentiloni. Non è un mistero che Minniti sia candidato alle elezioni proprio in quel territorio, e che dunque sia altamente sospettabile di star esercitando i poteri di ministro in sostegno di una personalissima campagna elettorale.
A questa vergogna si è aggiunta quella di Anpi, Cgil, Arci e Libera, che hanno incredibilmente ritirato la loro adesione alla manifestazione antifascista, limitandosi – in cambio – a pretendere “che Macerata non diventi un luogo di attiva presenza neofascista”.
Per oggi era infatti stata annunciata una “fiaccolata” da parte di Forza Nuova, che ha peraltro appoggiato apertamente il mancato stragista offrendosi anche di pagarne le spese legali. Vedremo se almeno questo sfregio sarà risparmiato a una città che non lo merita affatto. Ma c’è da dubitarne, visto che ieri pomeriggio in città è stata consentita una “conferenza stampa” ai picchiatori di Casapound, con tanto di “passeggiata” scortata dalla polizia.
Come sempre, il ministro dell’interno uscente, Marco Minniti, ha colto al balzo l’occasione per vietare... la manifestazione antifascista! Una provocazione che si somma a quella dei fascisti, di fatto, anche perché la polizia nelle stesse ore – a Pavia – procedeva a cariche nei confronti degli antifascisti insieme agli squadristi radunati in una piazza della città.
Nessuno può parlare di semplici “coincidenze”, perché un corpo militare dello Stato non agisce a casaccio, ma in base a precise indicazioni provenienti per via gerarchica. Dal ministro dell’interno, in ultima istanza.
In questa situazione, mantenere l’impegno a manifestare a Macerata è un dovere politico. E quindi invitiamo tutti gli antifascisti a partecipare, evitando ovviamente qualsiasi provocazione inventata per rovesciare sulla parte sana del paese il dispositivo di criminalizzazione.
Condividiamo dunque in pieno la nota stampa rilasciata in queste ore da Viola Carofalo, portavoce nazionale di Potere al Popolo:
In un paese democratico, con una Costituzione antifascista elaborata a partire da lutti inenarrabili (dittatura, guerra, bombardamenti a tappeto delle città) e da una Resistenza tra le più forti d’Europa, una “tentata strage aggravata dalla motivazione razzista” da parte di un fascista armato richiede una risposta decisa.
Una risposta in termini di repressione diretta, certamente, con l’arresto immediato dello stragista e l’avvio del procedimento giudiziario relativo; e fin qui nulla da dire.
Ma soprattutto richiede una risposta di massa, che funzioni come riferimento politico-culturale chiaro e deciso per una popolazione sottoposta a un bombardamento di fatti negativi (l’austerità aggrava la crisi impoverendo una quantità crescente di figure sociali) e dunque scossa nelle sue certezze esistenziali.
Giustamente, dunque, molte forze politiche e sociali – a partire dall’associazione dei partigiani – avevano promosso una manifestazione popolare da tenere sabato 10 a Macerata, nelle strade in cui il fascioleghista Traini aveva cercato la strage.
In un paese democratico questo è il minimo. La normalità piena sarebbe il rendere effettivo il divieto di riorganizzazione del partito fascista previsto dalla Costituzione, sciogliendo tutte le organizzazioni che apertamente si rifanno a simboli, slogan, obiettivi propri del fascismo. Ma sappiamo che l’ipocrisia istituzionale, su questo fronte, fa orecchie da mercante fin dal momento dell’approvazione della stessa Carta Costituzionale.
In queste ore sta però avvenendo qualcosa di molto peggio.
Il cosiddetto “appello a sospendere tutte le manifestazioni” da parte del sindaco Pd di Macerata, Romano Carancini, era già una vergogna chiaramente concordata col governo Minniti-Gentiloni. Non è un mistero che Minniti sia candidato alle elezioni proprio in quel territorio, e che dunque sia altamente sospettabile di star esercitando i poteri di ministro in sostegno di una personalissima campagna elettorale.
A questa vergogna si è aggiunta quella di Anpi, Cgil, Arci e Libera, che hanno incredibilmente ritirato la loro adesione alla manifestazione antifascista, limitandosi – in cambio – a pretendere “che Macerata non diventi un luogo di attiva presenza neofascista”.
Per oggi era infatti stata annunciata una “fiaccolata” da parte di Forza Nuova, che ha peraltro appoggiato apertamente il mancato stragista offrendosi anche di pagarne le spese legali. Vedremo se almeno questo sfregio sarà risparmiato a una città che non lo merita affatto. Ma c’è da dubitarne, visto che ieri pomeriggio in città è stata consentita una “conferenza stampa” ai picchiatori di Casapound, con tanto di “passeggiata” scortata dalla polizia.
Come sempre, il ministro dell’interno uscente, Marco Minniti, ha colto al balzo l’occasione per vietare... la manifestazione antifascista! Una provocazione che si somma a quella dei fascisti, di fatto, anche perché la polizia nelle stesse ore – a Pavia – procedeva a cariche nei confronti degli antifascisti insieme agli squadristi radunati in una piazza della città.
Nessuno può parlare di semplici “coincidenze”, perché un corpo militare dello Stato non agisce a casaccio, ma in base a precise indicazioni provenienti per via gerarchica. Dal ministro dell’interno, in ultima istanza.
In questa situazione, mantenere l’impegno a manifestare a Macerata è un dovere politico. E quindi invitiamo tutti gli antifascisti a partecipare, evitando ovviamente qualsiasi provocazione inventata per rovesciare sulla parte sana del paese il dispositivo di criminalizzazione.
Condividiamo dunque in pieno la nota stampa rilasciata in queste ore da Viola Carofalo, portavoce nazionale di Potere al Popolo:
“Nelle ultime ore le segreterie di ANPI, ARCI, CGIL e LIBERA hanno sottoscritto una nota in cui si dice che la manifestazione organizzata a Macerata è stata sospesa.Fonte
Questa notizia è falsa. Sabato 10 Febbraio alle ore 15:30 partirà dalla stazione di Macerata una manifestazione antirazzista e antifascista, pacifica e di massa in risposta all’attentato terroristico avvenuto lo scorso sabato. Ci sembra assurdo che in questi giorni si sia data la possibilità a organizzazioni fasciste, xenofobe e anticostituzionali come Casapound e ForzaNuova di fare conferenze stampa e presidi a Macerata, quando invece si tenta di impedire una manifestazione a tutti quei comitati, organizzazioni, collettivi, realtà di base, uomini e donne, antifascisti e antifasciste che da sempre difendono la costituzione, la solidarietà, la convivenza civile. Noi riteniamo che ci debba necessariamente essere una risposta forte e unitaria contro la barbarie che avanza, contro le dichiarazioni e le politiche che da Minniti a Salvini stanno soltanto fomentando odio, terrore e guerra tra poveri. Riteniamo che chi in questo momento si appella all’equidistanza e alla moderazione sia complice della deriva fascista e xenofoba che sta investendo l’Italia e l’intera Europa. E’ il momento in cui decidere chiaramente da che parte stare. Lo scorso sabato sei persone sono state sparate a freddo mentre semplicemente camminavano per strada. Per favore, restiamo umani.”
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