Anche a questo giro mi trovo a scrivere parole già sostenute 12 e poi 24 mesi fa ecc.
L'esistenza è sempre più sfibrante, i tempi di vita sempre più ridotti, quindi di musica se ne ascolta poca e quasi sempre male: in cuffia sui mezzi pubblici, piuttosto che in pausa al lavoro, strappando letteralmente con le unghie e i denti qualche istante di raccoglimento per se stessi e il proprio gusto, nei confronti di un mondo sempre più invadente con la propria superficiale sciatteria.
Comunque, lo scorso anno auspicai un 2019 che la mandasse meglio e tutto sommato così è stato. Ovviamente le novità, in senso anagrafico di pubblicazione, sono state quasi del tutto assenti dai miei palinsesti, a dimostrazione della china ormai irreversibile in cui versa la musica non solo come arte, ma anche come intrattenimento di qualità – e al mondo del cinema butta pure peggio con l'espandersi della pestilenza Netflix e dello stuolo di youtuber prezzolati che non parlano d'altro pur senza essere in grado di farlo –.
La nuova uscita dei 12 mesi appena trascorsi che ricordo con maggior piacere è quella dei redivivi Sacred Reich, probabilmente gli unici tra gli zombie resuscitatati dopo un quarto di secolo d'oblio a mettere insieme un disco contenente quattro idee assemblate con cognizione di causa. Chapeau a loro dunque.
Un gradino appena sotto, esclusivamente perchè verso di loro ripongo aspettative piuttosto elevate, i Die Krupps dell'ultimo e penultimo disco, che si confermano un ritorno assolutamente necessario per l'industrial.
Discreto anche l'ennesimo prodotto degli Overkill, che nonostante una cadenza di pubblicazione biennale e 40 anni di attività sul groppone, riescono sempre – I Hear Black a parte – a cacciare sul mercato dischi ascoltabili. Ovviamente nulla di più, ma la pochezza del mercato in cui s'inseriscono indubbiamente li aiuta a risaltare oltre i propri meriti oggettivi.
Il resto di quello che ho apprezzato è tutta roba che ha dai 25 anni in su con una considerevole quota di revival, su cui certamente influiscono gli anni che si ammucchiano sulla mia schiena. Nell'ordine:
- Billy Idol - Rebel Yell;
- Motorhead - Overkill;
- Iron Maiden con l'omonimo e Killer (l'omonimo in particolare si è imposto a quasi 20 anni dalla prima volta in cui l'ho ascoltato, come uno tra i dischi heavy metal più belli; forse, in assoluto il migliore);
- Benediction - Killing Music (che continuo a considerare una delle migliori uscite death metal old school di sempre);
- Vari recuperi thrash e death metal con presenza preponderante di Testament, Sepultura, Sodom, Pestilence, Atheist e Death;
- i Sonic Youth di Daydream nation che sono probabilmente il livello più alto dell'indie rock statunitense.
Sul tetto del mondo invece quattro nomi soltanto:
- i Doors a cui sono finalmente riuscito a dedicarmi a modo;
- i Morphine autori a me sconosciuti di un esordio assolutamente eccezionale che consiglierei anche ai sordi;
- gli X, che mi hanno lasciato basito come non succedeva da troppo tempo, perchè non sono solo musica ma la descrizione in anticipo di 30 anni del mondo d'oggi;
- i Velvet Underground che nel 1967 misero su disco i canoni stilistici del 75% della musica venuta dopo di loro.
Con un certo rammarico mi tocca scrivere che difficilmente il 2020 sarà capace di ripetersi a questi livelli, ma non è mai detta...
Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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31/12/2019
14/03/2019
12/03/2019
11/04/2017
10/04/2017
05/11/2013
08/02/2013
05/02/2013
29/01/2012
10/06/2011
01/06/2011
22/12/2010
L'insostenbile deumanizzazione dell'essere.
Nelle rare occasioni in cui non so come occupare il tempo (in futuro credo mi capiterà spesso), mi diletto a trovare risposte a quesiti dal senso impalpabile, oppure di poco conto.
Di recente, la questione che più ha tenuto banco nei discorsi con me stesso ha riguardato il "perché mi piace il death metal".
Ho impiegato parecchio a tirare fuori un ragionamento a sostegno della mia passione, soprattutto in un periodo in cui mi sento particolarmente legato al punk e al thrash per motivi prevalentemente riguardanti la contestazione sociale che, di questi tempi, m'infiamma più di quanto non sia mai successo.
Il giusto spunto è arrivato dall'odierno ascolto di Killing Music. L'ultima uscita dei Benediction è un superbo concentrato di ciò che ha reso il death un genere seminale, la cui essenza sì condensa nella trasposizione in musica della de umanizzazione, ovvero quella condizione di ritorno violento alle radici più ferine dell'uomo, quelle che richiamano la concezione più ancestrale dell'esistenza, concepita come sopraffazione dell'avversario e in grado di divenire catalizzatore d'ogni ferocia albergante nell'animo umano.
L'ascolto di un buon disco death è, quindi, veicolo di sfogo di tutti quegli atti violenti che la società civile (giustamente) punirebbe in sede penale.
E' su queste considerazioni che, riallacciandomi alla questione revival affrontata in passato, sono soddisfatto di ciò che il death metal ha riproposto nell'ultimo decennio, sia a livello di ritorni e redenzioni, sia di nuove leve. Per quel che riguarda il primo gruppo, indubbiamente la parte del leone è stata fatta dalla scena europea che ha espresso un livello qualitativo di prim'ordine grazie soprattutto a una ritrovata verve del trio di Stoccolma (Dismember, Grave, Unleashed) oltre che degli Asphyx, dei già citati Benediction e degli Unanimated che hanno riportato ai dimenticati fasti il death "melodico", per fortuna inteso entro i canoni stilistici dei Dissection più ispirati. Meno esaltazione, invece, in terra americana, dove partirono benissimo gli Obituary salvo perdersi immediatamente a seguito dell'ennesimo allontanamento di West dal gruppo, consegnando il testimone alla "tenuta" di Malevolent Creation e Cannibal Corpse e alla resurrezione di Kam Lee, che ritengo autore, insieme ai Benediction, della migliore uscita discografica del decennio (all'interno del death s'intende). Un paio di pezzi per capirsi meglio sono d'obbligo.
Strano ma vero, anche sul fronte delle nuove leve si registra del buono, butto li qualche nome tanto per stuzzicare la curiosità di qualche profano: Tribulation, Maim, Dead Congregation (manco a farlo a posta sono tutti europei!).
Bene, ora torno a rollare con Rick Astley, madonna che video imbarazzante!
Di recente, la questione che più ha tenuto banco nei discorsi con me stesso ha riguardato il "perché mi piace il death metal".
Ho impiegato parecchio a tirare fuori un ragionamento a sostegno della mia passione, soprattutto in un periodo in cui mi sento particolarmente legato al punk e al thrash per motivi prevalentemente riguardanti la contestazione sociale che, di questi tempi, m'infiamma più di quanto non sia mai successo.
Il giusto spunto è arrivato dall'odierno ascolto di Killing Music. L'ultima uscita dei Benediction è un superbo concentrato di ciò che ha reso il death un genere seminale, la cui essenza sì condensa nella trasposizione in musica della de umanizzazione, ovvero quella condizione di ritorno violento alle radici più ferine dell'uomo, quelle che richiamano la concezione più ancestrale dell'esistenza, concepita come sopraffazione dell'avversario e in grado di divenire catalizzatore d'ogni ferocia albergante nell'animo umano.
L'ascolto di un buon disco death è, quindi, veicolo di sfogo di tutti quegli atti violenti che la società civile (giustamente) punirebbe in sede penale.
E' su queste considerazioni che, riallacciandomi alla questione revival affrontata in passato, sono soddisfatto di ciò che il death metal ha riproposto nell'ultimo decennio, sia a livello di ritorni e redenzioni, sia di nuove leve. Per quel che riguarda il primo gruppo, indubbiamente la parte del leone è stata fatta dalla scena europea che ha espresso un livello qualitativo di prim'ordine grazie soprattutto a una ritrovata verve del trio di Stoccolma (Dismember, Grave, Unleashed) oltre che degli Asphyx, dei già citati Benediction e degli Unanimated che hanno riportato ai dimenticati fasti il death "melodico", per fortuna inteso entro i canoni stilistici dei Dissection più ispirati. Meno esaltazione, invece, in terra americana, dove partirono benissimo gli Obituary salvo perdersi immediatamente a seguito dell'ennesimo allontanamento di West dal gruppo, consegnando il testimone alla "tenuta" di Malevolent Creation e Cannibal Corpse e alla resurrezione di Kam Lee, che ritengo autore, insieme ai Benediction, della migliore uscita discografica del decennio (all'interno del death s'intende). Un paio di pezzi per capirsi meglio sono d'obbligo.
Strano ma vero, anche sul fronte delle nuove leve si registra del buono, butto li qualche nome tanto per stuzzicare la curiosità di qualche profano: Tribulation, Maim, Dead Congregation (manco a farlo a posta sono tutti europei!).
Bene, ora torno a rollare con Rick Astley, madonna che video imbarazzante!
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