“Mister Bond! Lei compare con la tediosa inevitabilità di una stagione non amata”, sospirava il maniaco di turno, Hugo Drax, all’agente 007. Mai citazione cinefila è sembrata meglio adattarsi al guazzabuglio in cui sono andati ad autoimpantanarsi MI5-6 e governo di Londra, con il caso dell’ex agente russo Sergej Skripal e da cui cercano di venir fuori riproponendo, a un anno esatto di distanza, la litania sulle “prigioni segrete per LGBT in Cecenia”.
Andandosi a spegnere, per consunzione propria, la sceneggiata del presunto avvelenamento (ma già ieri la figlia della spia passata all’Occidente ha dichiarato di sentirsi sempre meglio) con il gas A234, prodotto non si sa dove e portato non si sa come, è dunque il caso di distogliere l’attenzione dalla figuraccia con qualcosa che, comunque, i media buonisti possano addebitare a un’area riconducibile alla Federazione Russa. Ora che non conducono più, come 25 anni fa, una “guerra di liberazione” contro “l’aggressione di Mosca”; ora che non possono più esser dipinti quali “combattenti indipendentisti e per la libertà religiosa”, ma, anzi, vengono trasformati essi stessi in persecutori dei “sentimenti islamici” – la perifrasi con cui vengono presentati i terroristi islamisti quando gli attentati, invece che in Occidente, li commettono nel Caucaso – ai ceceni si deve pur addebitare qualche nefandezza che faccia inorridire le anime belle degli ambienti cosiddetti “rosé”.
Meglio ignorare i ripetuti attacchi portati e rivendicati dallo Stato Islamico in Cecenia ancora nel 2017 e nel 2016, con centinaia di morti e feriti e concentrarsi invece sulla “sensibilità” occidentale per le “prigioni segrete”, tra le quali ultime, per carità, non sia mai che qualche distratto giornalista si lasci sfuggire di quelle in cui i neonazisti ucraini torturano i prigionieri comunisti e i miliziani delle Repubbliche popolari del Donbass.
Dunque, come agli inizi di aprile 2017 – giusto il tempo concesso a Repubblica per amplificare la campagna, in modo che qualche preoccupato dem ne potesse parlare il 25 Aprile (!) – anche ad aprile 2018, con la primavera rispuntano le famose “prigioni segrete” in Cecenia: lo assicura l’Indipendent. Ad accompagnare l’organo di Sua maestà, ancora una volta, la russa Novaja Gazeta, sostenuta da “organizzazioni non governative”, le quali avrebbero “scoperto” tali prigioni segrete. Lo stesso Indipendent, per la verità, sembra volerci andare un po’ cauto, scrivendo che tali organizzazioni non hanno esattamente scoperto, bensì “sono giunte alla conclusione che non meno di 36 persone hanno sofferto nelle prigioni segrete... La polizia ha fermato circa cento gay in Cecenia”.
Così che, anche quest’anno, il leader ceceno Ramzan Kadyrov si vedrà costretto a replicare, come un anno fa:
“Mezzo mondo affoga nel sangue della vostra democrazia. Tutte le vostre istituzioni per i diritti umani non sono che un’apoteosi di ipocrisia. Se davvero “non sono indifferenti”, allora è meglio che guardino all’interno del loro paese”; e, da figlio di quella Cecenia che in Occidente si compatisce soltanto per ricordare la deportazione dei collaborazionisti nazisti, aveva aggiunto “L’altissimo ha creato uomini, donne, animali; dove è scritto che ci si dovrebbe sposare con un gatto? Noi non comprendiamo queste cose non tradizionali”.
E, con lo stesso ritmo della rivoluzione terrestre attorno al sole con cui ricompaiono le prigioni di Grozny e Argun, anche a Ottawa rispunta quest’anno il caso del nonno ucraino dell’attuale Ministr(a) degli esteri canadese, Chrystia Freeland, nipote dell’ex filohitleriano dell’UPA ucraino Mikhajlo Khomjak. Non sapendo a cosa aggrapparsi per giustificare l’espulsione dei diplomatici russi dal paese, il Primo ministro Justin Trudeau ha dichiarato che la misura è stata presa in risposta alla “campagna calunniatoria” lanciata lo scorso anno da Mosca contro la Freeland. All’epoca, la nipote (così come farebbe in Italia una qualunque altra nipote di tal nonno...) aveva parlato del nonno come di un eroe, che combatté “per il ritorno dell’Ucraina alla libertà e alla democrazia”: sottinteso, contro l’oppressione sovietica.
Un racconto di “libertà” e amor di patria, smentito da una giornalista ucraina che aveva rivelato come nonno Khomjak, passato in Polonia, fosse stato nominato, direttamente da Hans Frank (governatore hitleriano della Polonia) direttore di Notizie di Cracovia, giornale che acclamava olocausto e regime nazista. Non fa differenza che la rivista The Globe and Mail avesse dato notizia di come, nel 1996, la stessa Freeland avesse scritto del proprio nonno quale propagandista filonazista di Notizie di Cracovia. Quando è la nipote, a scriverne, la propaganda nazista è indice di “libertà e democrazia”! Importante, ora, è aver trovato il “giusto” pretesto per un’azione contro il Cremlino.
Il resto viene presto dimenticato dai media che contano.
Fonte
Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
Visualizzazione post con etichetta Caso Skripal. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Caso Skripal. Mostra tutti i post
06/04/2018
L’escalation contro la Russia: una manovra della “perfida Albione” contro l’UE
Ben undici paesi europei non hanno aderito all’appello della Gran Bretagna per effettuare sanzioni diplomatiche contro la Russia, misure che hanno portato all’espulsione di diplomatici russi da vari paesi (tra cui l’Italia) e alla conseguente ritorsione di Mosca. Il motivo? Politico sicuramente, ma anche perché Londra non è riuscita a produrre prove concrete delle responsabilità della Russia nel caso Skripal.
L’ex alto diplomatico britannico Craig Murray, nel suo blog riferisce che gli scienziati di Porton Down non sono in grado di identificare il gas nervino come di fabbricazione russa e sono invece irritati per la pressione che gli è stata imposta per dichiararlo. Il dottor Stephen Davies, dell’ospedale che ha esaminato i due pazienti – l’ex agente Skrypal e sua figlia Yulia – ha detto che “nessuna persona è stata colpita dal gas nervino”. Il giornale britannico The Guardian ha effettuato una inchiesta piuttosto dettagliato che smentisce le notizie diffuse dal governo di Londra.
Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Grecia, Irlanda, Slovacchia, Slovenia, Portogallo, Malta, Lussemburgo, hanno risposto quindi letteralmente picche all’appello di Gran Bretagna e Stati Uniti, in molti casi chiedendo che venissero dimostrate le prove per accuse così gravi rivolte alla Russia.
Mosca ha accolto questa presa di distanze di undici paesi europei dall’escalation anglo-statunitense quasi con filosofia: “Noi capiamo l’inumana pressione sui partner Nato e Ue” ma “i paesi che si sono arresi a queste pressioni hanno commesso un enorme errore” ha detto la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova. “I paesi che non si sono uniti a questa azione, hanno dimostrato responsabilità” mentre la cacciata dei diplomatici (due quelli espulsi dall’Italia) viene giudicata da Mosca come un atto di forte ostilità.
Il governo decaduto dell’Italia – Gentiloni – si è invece assunto la grave responsabilità dell’espulsione di due diplomatici russi prendendo per buona la indimostrata – e forse indimostrabile – versione britannica, ma si si è detto pronto a continuare la strada del dialogo con Mosca confermando la solita politica ambigua e subalterna che vede l’Italia cercare di “stare con tutti” ma fino a un certo punto, confermando un deficit di credibilità in politica estera.
Se le accuse contro la Russia vengono ritenute false o non provate allora ogni ritorsione sul personale diplomatico appare ridicola perché arbitraria o, peggio, determinata esclusivamente dalla volontà di non scontentare i gli “azionisti di maggioranza” della Nato e della Ue.
Secondo l’esperto strategico Gianandrea Gaiani, “Londra e Washington intendono inoltre spingere l’acceleratore sul confronto con la Russia, dai confini Orientali della Nato alla Siria, anche per indurre gli europei ad aumentare le spese militari, dipingendone la pericolosità militare nonostante le forze della Nato siano oltre dieci volte più numerose e le spese militari russe ammontino a un quindicesimo di quelle dell’Alleanza Atlantica”. Su Analisi Difesa, Gaiani sottolinea come “è apparsa chiara la volontà di Usa e Gran Bretagna (con il supporto di alcuni partner europei) di impedire la saldatura tra una Ue super potenza industriale ed economica e una Russia super potenza energetica... Se si osserva la Storia balza agli occhi che gli anglo-americani sono intervenuti pesantemente ogni qualvolta sul Vecchio Continente stava per affermarsi una super potenza”.
Un ragionamento questo non dissimile da quello dell’editoriale del quotidiano economico Milano Finanza (Guido Salerno Aletta) secondo cui “La Gran Bretagna ha dunque tutto l’interesse ad enfatizzare i tanti motivi latenti di conflitto con la Russia, che originano dal suo continuo tentativo di espandere l’area di influenza, per chiedere la solidarietà Atlantica: così facendo, rimette in fila gli alleati di sempre sul piano geopolitico e militare, evitando fughe in avanti da parte dell’Unione. Anche Donald Trump segue la medesima logica di allineamento: più di una volta ha rimproverato gli alleati europei di non spendere abbastanza per la difesa nell’ambito della Nato”.
Ed anche le conclusioni di Milano Finanza appaiono realistiche ed inquietanti “Il pericolo ora è che si saldino le tensioni economiche alimentate nei confronti della Cina con quelle militari e geopolitiche innescate nei confronti della Russia. La miccia del Medioriente è accesa. E’ appena primavera, e già si prevede una calda estate”.
In molti si domandano il perché di tutte queste continue e crescenti tensioni internazionali, spesso, come abbiamo visto, del tutto pretestuose come il caso Skripal. La risposta di un osservatore lungimirante come Alberto Negri è che “ci voleva una nuova guerra fredda perché gli Stati Uniti e la Nato sono usciti strategicamente a pezzi dal confronto con Mosca, in particolare proprio in quel conflitto al terrorismo iniziato nel 2001 dopo le Torri Gemelle”. Ovvero l’inizio del piano inclinato su cui stiamo scivolando.
Fonti. The Guardian 16/3/2018; Analisi Difesa 2/4/18; Milano Finanza 29/2/2018
Fonte
L’ex alto diplomatico britannico Craig Murray, nel suo blog riferisce che gli scienziati di Porton Down non sono in grado di identificare il gas nervino come di fabbricazione russa e sono invece irritati per la pressione che gli è stata imposta per dichiararlo. Il dottor Stephen Davies, dell’ospedale che ha esaminato i due pazienti – l’ex agente Skrypal e sua figlia Yulia – ha detto che “nessuna persona è stata colpita dal gas nervino”. Il giornale britannico The Guardian ha effettuato una inchiesta piuttosto dettagliato che smentisce le notizie diffuse dal governo di Londra.
Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Grecia, Irlanda, Slovacchia, Slovenia, Portogallo, Malta, Lussemburgo, hanno risposto quindi letteralmente picche all’appello di Gran Bretagna e Stati Uniti, in molti casi chiedendo che venissero dimostrate le prove per accuse così gravi rivolte alla Russia.
Mosca ha accolto questa presa di distanze di undici paesi europei dall’escalation anglo-statunitense quasi con filosofia: “Noi capiamo l’inumana pressione sui partner Nato e Ue” ma “i paesi che si sono arresi a queste pressioni hanno commesso un enorme errore” ha detto la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova. “I paesi che non si sono uniti a questa azione, hanno dimostrato responsabilità” mentre la cacciata dei diplomatici (due quelli espulsi dall’Italia) viene giudicata da Mosca come un atto di forte ostilità.
Il governo decaduto dell’Italia – Gentiloni – si è invece assunto la grave responsabilità dell’espulsione di due diplomatici russi prendendo per buona la indimostrata – e forse indimostrabile – versione britannica, ma si si è detto pronto a continuare la strada del dialogo con Mosca confermando la solita politica ambigua e subalterna che vede l’Italia cercare di “stare con tutti” ma fino a un certo punto, confermando un deficit di credibilità in politica estera.
Se le accuse contro la Russia vengono ritenute false o non provate allora ogni ritorsione sul personale diplomatico appare ridicola perché arbitraria o, peggio, determinata esclusivamente dalla volontà di non scontentare i gli “azionisti di maggioranza” della Nato e della Ue.
Secondo l’esperto strategico Gianandrea Gaiani, “Londra e Washington intendono inoltre spingere l’acceleratore sul confronto con la Russia, dai confini Orientali della Nato alla Siria, anche per indurre gli europei ad aumentare le spese militari, dipingendone la pericolosità militare nonostante le forze della Nato siano oltre dieci volte più numerose e le spese militari russe ammontino a un quindicesimo di quelle dell’Alleanza Atlantica”. Su Analisi Difesa, Gaiani sottolinea come “è apparsa chiara la volontà di Usa e Gran Bretagna (con il supporto di alcuni partner europei) di impedire la saldatura tra una Ue super potenza industriale ed economica e una Russia super potenza energetica... Se si osserva la Storia balza agli occhi che gli anglo-americani sono intervenuti pesantemente ogni qualvolta sul Vecchio Continente stava per affermarsi una super potenza”.
Un ragionamento questo non dissimile da quello dell’editoriale del quotidiano economico Milano Finanza (Guido Salerno Aletta) secondo cui “La Gran Bretagna ha dunque tutto l’interesse ad enfatizzare i tanti motivi latenti di conflitto con la Russia, che originano dal suo continuo tentativo di espandere l’area di influenza, per chiedere la solidarietà Atlantica: così facendo, rimette in fila gli alleati di sempre sul piano geopolitico e militare, evitando fughe in avanti da parte dell’Unione. Anche Donald Trump segue la medesima logica di allineamento: più di una volta ha rimproverato gli alleati europei di non spendere abbastanza per la difesa nell’ambito della Nato”.
Ed anche le conclusioni di Milano Finanza appaiono realistiche ed inquietanti “Il pericolo ora è che si saldino le tensioni economiche alimentate nei confronti della Cina con quelle militari e geopolitiche innescate nei confronti della Russia. La miccia del Medioriente è accesa. E’ appena primavera, e già si prevede una calda estate”.
In molti si domandano il perché di tutte queste continue e crescenti tensioni internazionali, spesso, come abbiamo visto, del tutto pretestuose come il caso Skripal. La risposta di un osservatore lungimirante come Alberto Negri è che “ci voleva una nuova guerra fredda perché gli Stati Uniti e la Nato sono usciti strategicamente a pezzi dal confronto con Mosca, in particolare proprio in quel conflitto al terrorismo iniziato nel 2001 dopo le Torri Gemelle”. Ovvero l’inizio del piano inclinato su cui stiamo scivolando.
Fonti. The Guardian 16/3/2018; Analisi Difesa 2/4/18; Milano Finanza 29/2/2018
Fonte
Iscriviti a:
Post (Atom)