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24/07/2026

Israele continua ad espandere l’influenza sionista in tutta l’America Latina

L’influenza sionista in America Latina e nei Caraibi è sempre maggiore. Ciò non è dovuto solo all’apertura di possibilità per le relazioni politiche, economiche e militari, che “Israele” è riuscito a realizzare con l’aiuto del suo socio fondamentale, gli Stati Uniti, ma anche a un’audace manovra di pressione e cooptazione di leader e alti funzionari in vari paesi.

Ogni comunità ebraica lavora instancabilmente su queste persone, facendo lobbying, instaurando relazioni di interesse e, in alcuni casi, “facendo pressione su coloro che non si rendono conto dell’importanza che ‘Israele’ riveste nel mondo”, come affermato da un dirigente di un’organizzazione sionista in Colombia.

Il caso di maggior rilevanza della presenza israeliana in America Latina è l’Argentina, che ha acquisito un’importanza vitale per l’espansionismo sionista. Sebbene in Argentina l’adesione al pensiero di Theodor Herzl (il creatore della dottrina sionista) sia sempre stata elevata all’interno della comunità ebraica, negli ultimi anni questa si è intensificata, sia attraverso una piena adesione, sia tramite un’imposizione quasi mafiosa nei confronti di coloro che non si sottomettono ai dettami di organizzazioni dichiaratamente filo-israeliane.

Dal 2023, con l’arrivo al potere di Javier Milei, il rapporto tra Argentina e “Israele” ha compiuto un salto di qualità epocale. Milei si vanta di essere “il primo e più importante presidente sionista” del continente e ha stretto legami profondi con “Tel Aviv”, applaudendo senza vergogna le azioni genocidarie del governo Netanyahu e recandosi ripetutamente in “Israele” per stipulare ogni genere di accordi commerciali, militari e di intelligence.

Non è un caso che molti analisti considerino Buenos Aires, in Argentina, una seconda “Tel Aviv”, dove l’ambasciata e le entità della “comunità” ebraica svolgono un ruolo decisivo nell’attuazione delle strategie del governo argentino, tanto quanto, se non di più, di quello che è il rapporto di Milei con gli USA.

Il culmine dei gesti simbolici in tal senso è stato il giuramento di fedeltà, pronunciato sulla Torah, dell’ex ministro degli Esteri Gerardo Werthein. Oltre ai ripetuti acquisti di armi e agli scambi di istruttori, iniziati pienamente quando l’ex ministra della Sicurezza Patricia Bullrich si è recata a “Tel Aviv”, ha indossato l’uniforme dell’esercito di occupazione e si è esercitata al tiro con ufficiali israeliani, si aggiungono le varie operazioni promosse dall’imprenditore Mario Montoto della Camera di Commercio argentino-israeliana.

Tra le iniziative più recenti di entrambi i governi spicca la firma e l’attuazione degli “Accordi di Isacco” per approfondire la cooperazione in materia di difesa, intelligence e sicurezza, non solo per l’Argentina ma per il resto del continente. Non è un caso che “Israele” abbia designato Buenos Aires come suo centro operativo regionale.

Questi “accordi” sono simili agli “Accordi di Abramo” che “Israele” ha imposto ai paesi del Medio Oriente che non solo hanno “normalizzato” le loro relazioni con l’entità sionista, ma continuano anche, in mezzo ai massacri contro la popolazione civile palestinese e libanese, a vendere o acquistare armi e ogni genere di rifornimenti al governo Netanyahu.

Un altro elemento da considerare riguardo all’espansionismo sionista in Argentina è la presenza della compagnia idrica statale israeliana Mekorot, arrivata nel paese grazie ad accordi vergognosi firmati dall’ex ministro “progressista” Wado de Pedro (durante l’amministrazione di Alberto e Cristina Fernández). Ora, grazie alla servile collaborazione dei governatori, questa azienda sionista di punta si è istituzionalizzata in tutto il paese.

Un altro aspetto da considerare quando si discute della presenza sionista in Argentina è la lenta ma costante incursione di coloni-soldati israeliani in Patagonia, che ha già suscitato allarme diffuso nella regione. Naturalmente, il loro insediamento in questo territorio ha il via libera del governo sionista-fascista di Milei e la palese complicità sia dei governatori filogovernativi che dell'“opposizione” peronista.

Tra gli sviluppi più recenti e gravi in tal senso vi è l’apertura di un consolato israeliano a Ushuaia, che coprirà tre punti geostrategici: la Terra del Fuoco, l’Antartide argentina e le Isole Malvine.

La compagnia israeliana Navitas Petroleum è presente da tempo nelle Isole Malvine, dove guida lo sfruttamento petrolifero attraverso il progetto Sea Lion (Leone Marino), in collaborazione con la società britannica Rockhopper Exploration. Il progetto si trova a circa 220 km a nord delle isole, con l’intenzione di iniziare le trivellazioni e l’estrazione commerciale di petrolio greggio intorno al 2028.

I paesi confinanti con l’Argentina non sono da meno nei loro rapporti con l’entità sionista. Nel caso del Paraguay, sotto l’amministrazione del presidente di estrema destra Santiago Peña, il paese ha mantenuto una posizione di totale sottomissione a “Israele”, trasferendo ufficialmente la propria ambasciata a Gerusalemme.

Per quanto riguarda gli accordi bilaterali, entrambi i paesi hanno formalizzato la cooperazione in aree strategiche come la difesa, la diplomazia e l’intelligenza artificiale, nonché programmi di scambio tecnico per una gestione efficiente delle risorse idriche e per lo sviluppo del Chaco paraguaiano.

In termini di scambi commerciali: esistono importanti accordi che hanno dato impulso a settori chiave come l’esportazione di carne paraguaiana verso il mercato israeliano, oltre a borse di studio e tirocini annuali per professionisti paraguaiani che desiderano formarsi in “Israele” nei settori dell’innovazione e della medicina.

Nel settore militare e di polizia, consulenti israeliani frequentano la nazione guaranì offrendo corsi di formazione che culminano in viaggi nei territori palestinesi occupati per consentire agli ufficiali dell’esercito di partecipare a esercitazioni a fuoco reali.

Da parte sua, la società idrica Mekorot è coinvolta in progetti tecnici e infrastrutturali in Paraguay dal 2014. Il suo progetto più importante si è concentrato sulla costruzione di un impianto di trattamento a Piquete Cué, Limpio (con un costo stimato di 228 milioni di dollari) per fornire acqua potabile a Limpio, San Lorenzo, Luque e Mariano Roque Alonso.

Per quanto riguarda il Cile, l’attuale governo del nazifascista José Antonio Kast sta pianificando nuovi meccanismi di cooperazione con “Israele” in materia di sicurezza, difesa e intelligence. Di recente, l’ambasciatore cileno a “Tel Aviv”, Gabriel Zaliasnik, ha incontrato il vice consigliere del Consiglio di Sicurezza Nazionale israeliano, Joseph Draznin, e il Ministro per la Diásora e la Lotta all’Antisemitismo, Amichail Chikli, con i quali ha esaminato le linee di collaborazione strategica, oltre agli scambi tecnologici e militari proposti da Draznin.

L’incontro con Chikli ha riguardato potenziali programmi di addestramento “in risposta a minacce alla sicurezza, violenze mirate ed emergenze in caso di disordini interni o disastri”. È stato inoltre posto l’accento sulle iniziative relative alla lotta all’antisemitismo, lo slogan che il sionismo ripete in tutto il mondo per esercitare una censura totale su qualsiasi critica alle sue azioni genocidarie contro la Palestina e il mondo arabo e persiano in generale.

Nel caso della Bolivia, dove i governi del Movimento Al Socialismo (MAS) avevano preso la coraggiosa posizione di interrompere le relazioni con “Israele” e offrire pieno sostegno al popolo e alla Resistenza Palestinese, tutto ha preso una piega regressiva con l’arrivo al potere di Rodrigo Paz.

Con la funzione di nuova marionetta dell’impero statunitense nella regione, Paz non solo ha immediatamente ristabilito le relazioni diplomatiche con l’entità sionista, ma ha anche avviato iniziative di cooperazione bilaterale in ambito commerciale e politico-militare, come fanno tutti i paesi che si sottomettono all’influenza sionista.

Inoltre, è stato deciso di eliminare l’obbligo del visto per i turisti israeliani e di portare avanti progetti nel settore delle tecnologie idriche, con il reinserimento, ancora una volta, della società statale israeliana Mekorot.

Da parte sua, Panama ha storicamente sostenuto “Israele”, essendo uno dei pochi paesi latinoamericani a non riconoscere lo Stato di Palestina. Inoltre, i due paesi condividono un trattato di libero scambio (TLC) in vigore dal 2020 e mantengono relazioni commerciali, tecnologiche e militari, inclusa la condivisione di sofisticati strumenti di intelligence.

Nel maggio 2026, i due governi hanno firmato un memorandum d’intesa per il trasferimento di conoscenze e l’attuazione di progetti tecnologici, agricoli e di gestione delle risorse idriche. Panama e “Israele” collaborano inoltre attraverso l’Agenzia di Cooperazione Internazionale per lo Sviluppo di “Israele” (MASHAV), formando centinaia di professionisti panamensi.

Il documento è stato firmato dal Ministro degli Esteri panamense Javier Martínez-Acha e dall’Ambasciatrice israeliana a Panama, Mattanya Cohen, la quale ha affermato che questo accordo è un o dei risultati diretti della visita del Presidente di “Israele” Isaac Herzog, avvenuta il 6 maggio, la sua prima visita a Panama da quando è entrato in carica.

È opportuno sottolineare che la comunità ebraica panamense costituisce una potente forza di pressione, motivo per cui l’attuale presidente, José Raúl Mulino, mantiene stretti legami con la sua dirigenza.

L’ambasciata di “Israele” a Panama attribuisce inoltre al Paese centroamericano un contributo “storico” alla creazione dell’Aeronautica militare israeliana, che da quel momento in poi ha contribuito a ciò che accade da decenni: i continui bombardamenti contro la popolazione civile palestinese, estendendo questi attacchi aerei a Libano, Iran, Siria, Yemen e a tutti i Paesi che osano opporsi all’imperialismo sionista.

Per quanto riguarda l’America Centrale, Guatemala e “Israele” mantengono una relazione diplomatica, storica e commerciale estremamente stretta. Il Guatemala è stato il primo Paese a riconoscere ufficialmente lo “Stato di Israele” e il secondo a votare a favore della sua creazione alle Nazioni Unite nel 1947.

Questa alleanza è formalizzata da un Trattato di Libero Commercio (TLC) in vigore dal 2024. L’ambasciatore guatemalteco Jorge García Granados ha svolto un ruolo decisivo nella creazione di “Israele”, e alcune strade dell’entità sionista portano il suo nome in suo onore. Inoltre, il Guatemala è stato il secondo Paese al mondo (dopo gli USA) a trasferire la propria ambasciata a Gerusalemme nel 2018.

Nel marzo 2024 è entrato in vigore in Guatemala un Accordo di Libero Scambio che ha incrementato le esportazioni agricole e la cooperazione in ambito tecnologico, di sicurezza informatica e di addestramento militare.

È importante sottolineare la forte influenza del sionismo cristiano in Guatemala, un’affinità in gran parte alimentata dalle comunità evangeliche, che consolida il Paese centroamericano, insieme a USA e all’Argentina attuale, come uno dei Paesi più filo-israeliani al mondo.

Questo nonostante il fatto che “Israele” sia fortemente coinvolto con il governo militare del Guatemala, soprattutto dopo che il presidente statunitense Jimmy Carter tagliò la maggior parte degli aiuti militari statunitensi al Guatemala nel 1977 a causa delle sue note violazioni dei diritti umani.

A quel tempo, “Israele” sostituì con entusiasmo gli Stati Uniti, diventando il principale fornitore di armi del Guatemala. Nel 1980, l’esercito fu completamente riequipaggiato con fucili Galil (di fabbricazione israeliana) al costo di sei milioni di dollari, armi che furono utilizzate per perpetrare un vero e proprio genocidio nel paese centroamericano.

Tra tutte le atrocità commesse dall’entità sionista in Guatemala, un esempio doloroso e impunito spicca: il 6 dicembre 1982, commando addestrati da “Israele” rasero completamente al suolo il villaggio di Dos Erres dopo aver sparato, torturato e violentato più di duecento abitanti.

Secondo una equipe investigativa delle Nazioni Unite: “Tutte le prove balistiche recuperate corrispondevano a frammenti di proiettili di armi da fuoco e bossoli di fucili Galil fabbricati in Israele”.

Il generale Benedicto Lucas García, capo di Stato Maggiore dell’esercito guatemalteco responsabile dei raid genocidi, ha ringraziato Israele per “la consulenza e il trasferimento di tecnologia elettronica” durante la cerimonia di inaugurazione della Scuola di Trasmissioni ed Elettronica dell’esercito guatemalteco.

Per quanto riguarda El Salvador, un altro Paese che negli anni ’70 e ’80 ha ricevuto armi e consulenza militare da Israele per perpetrare un altro genocidio contro la propria popolazione, le attuali relazioni del governo di Nayib Bukele sono più che strette, a dimostrazione del sostegno del Paese centroamericano a “Israele” nei forum internazionali e della sua attiva promozione del turismo religioso.

A tal proposito, recentemente, delegazioni salvadoregne hanno partecipato a forum, come il congresso “Terra della Fede Viva, El Salvador 2026”, per rafforzare il settore del turismo religioso in collaborazione con il Ministero del Turismo di “Israele”.

L’attuale dittatore, Bukele, ha sempre mantenuto stretti rapporti con “Israele”, anche durante il suo mandato come sindaco della capitale salvadoregna per il FMLN. Durante il suo primo viaggio a Tel Aviv, lui, di origine palestinese, si è compiaciuto di esprimere ammirazione per la “democrazia israeliana” e di affermare che sua moglie era di origine ebraica sefardita.

In quell’occasione, espresse la sua “felicità” di visitare il Paese, che da 76 anni conduce operazioni di sterminio contro il popolo palestinese, e fu fotografato mentre pregava al Muro del Pianto o visitava Yad Vashem, il memoriale dell’Olocausto di “Israele”.

Successivamente, dopo la sua vittoria presidenziale nel 2019, condivise un’altra immagine di sé allo stesso Muro e, nello stesso anno, annunciò una donazione di tre milioni di dollari alla Fondazione Gerusalemme, che promuove lo sviluppo nella capitale di “Israele”.

Un altro Paese che non è da meno nell’esprimere le sue “ottime relazioni” con un governo come quello di Netanyahu, composto da criminali contro l’umanità, è il Costa Rica. I suoi legami si sono intensificati dopo la firma di un Trattato di Libero Commercio (TLC) che elimina il 90% dei dazi doganali e mira a incentivare settori come la tecnologia agricola, i dispositivi medici e l’agricoltura. Inoltre, il governo costaricano sta procedendo con il trasferimento della propria ambasciata a Gerusalemme.

Con l’arrivo al potere della presidente di estrema destra Laura Fernández Delgado, il processo di subordinazione del Costa Rica a Tel Aviv si è intensificato, soprattutto dopo l’incontro del maggio 2026 in cui Fernández ha promesso al presidente israeliano Herzog, responsabile del genocidio, la sua intenzione di elevare lo status della missione diplomatica costaricana a Gerusalemme a quello di ambasciata.

Infine, vale la pena notare che, in una nuova offensiva sionista contro l’America Latina e i Caraibi, i recenti eventi legati al doppio terremoto in Venezuela hanno permesso al governo israeliano di inviare una missione di “soccorso”, diretta e monitorata dal nuovo ambasciatore sionista in Messico, Yoed Magen, con il supporto del rabbino della comunità ebraica locale, Yitzhak Cohen.

Approfittando così della difficile situazione in Venezuela, due missioni di “soccorso” dei coloni e di specialisti militari sionisti del Comando del Fronte Interno delle Forze di Difesa di “Israele” sono giunte a Caracas. Queste missioni, insieme a funzionari del Ministero degli Affari Esteri, hanno svolto numerose attività. Alcuni erano impegnati in operazioni di “salvataggio”, mentre altri – personale militare e diplomatico – si concentravano sul rafforzamento dei legami tra i due Paesi.

È importante ricordare che “Israele” e il Venezuela non intrattengono relazioni diplomatiche da quando l’allora presidente Hugo Chávez interruppe i rapporti con il governo sionista all’inizio del 2009, in segno di protesta contro la criminale Operazione Piombo Fuso contro il popolo palestinese. Chávez rafforzò anche le relazioni con l’Iran, una politica proseguita sotto la presidenza di Nicolás Maduro, ora sequestrato dagli USA.

In questo modo, la delegazione israeliana ha cercato di attenuare le accuse di genocidio e altre pratiche criminali perpetrate giorno dopo giorno, ora dopo ora, contro palestinesi, libanesi e, recentemente, anche contro iraniani. Si tratta di un regime abituato a uccidere senza pietà, come ha fatto con le ragazze della scuola iraniana di Minab, o con le decine di migliaia di bambini nella Palestina occupata.

Tuttavia, in queste tragiche circostanze in Venezuela, hanno ricevuto, come è accaduto a tutti i soccorritori di vari paesi, il premio “Eroi del Venezuela”, conferito loro dalla Presidente ad interim Delcy Rodríguez, con la quale si sono incontrati.

Come si evince da questa sintetica panoramica, “Israele”, attraverso la sua diplomazia politico-militare, non si ferma mai e continua ad espandere l’influenza del sionismo e della sua dottrina di morte in tutto il continente.

Naturalmente, sfrutta la strada aperta dai governi di estrema destra e fascistoidi che attualmente controllano diversi paesi, ma si infiltra anche nei governi progressisti, sfruttando contraddizioni interne o evidenti debolezze.

Nell’ambito delle sue campagne di cooptazione, Israele è già riuscito a imporre, in numerosi Paesi, persino a livello di progetto di legge, la definizione ufficiale di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), secondo la quale “antisemitismo e antisionismo” sono la stessa cosa, consentendo così ai governi filo-sionisti di reprimere qualsiasi espressione di critica nei confronti delle atrocità israeliane. Questo sta già accadendo in America Latina e in Europa.

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22/06/2014

Samba e martello: Malitalia

L’italico popolo ha preso la sconfitta contro il Costa Rica con più ironia di quanto fosse lecito aspettarsi. Soltanto la Rai persevera nella sua severa analisi della sconfitta: volti tirati, espressioni da Torquemada, atmosfera da caccia alle streghe.

Dopo la vittoria con l’Inghilterra, la strada pareva in discesa: benché avesse sconfitto l’Uruguay, il Costa Rica sembrava una mera formalità. Ne erano convinti un po’ tutti. Stavamo sereni. Poi. Poi abbiamo scoperto che quelli là correvano parecchio, molto più di noi, svagati nella convinzione che, tanto, prima o poi un gol glielo avremmo fatto. E invece hanno segnato loro. E noi siamo andati a sbattere per una quantità imbarazzante di volte nella loro difesa in linea, che ha messo in fuorigioco, uno per uno, tutti gli azzurri. Non è questione di tattica, di Balotelli, di due-punte-sono-meglio-che-una. No. È questione di testa, di convinzione, di prendere le cose alla leggera e uscirne storditi perché mentre noi cazzeggiavamo, gli altri giocavano a pallone. Le partite si vincono negli spogliatoi: la Juve di Conte, tanto per dirne una, è tutt’altro che uno squadrone, ma con le cosiddette piccole vince sempre. Il motivo è semplice, tutti entrano in campo con l’obiettivo di spezzare ogni speranza in meno di venti minuti. Di solito riesce, e non è solo una questione di condizione fisica: il Costa Rica rimane una squadra assolutamente non formidabile, sarebbe bastata un po’ di convinzione per vincere la partita. Invece. Invece gli azzurri hanno deciso di aspettare. Si sono mangiati un paio di gol. Poi ne hanno preso uno, a causa di una colossale dormita di tutta la difesa. A quel punto è arrivata la paura, non in campo – dove i giocatori continuavano a trotterellare sicuri che un gol sarebbe arrivato, prima o poi – ma in panchina, dove Prandelli ha optato per la soluzioni «cambi a cazzo di cane» per cercare di raddrizzare la partita. Niente di male, in fondo anche il fortissimo Brasile contro il Messico ha fatto una partita molto simile alla nostra, solo che il Messico non ha segnato. È un problema di supponenza e, se tanto dà tanto, dobbiamo solo chiedere cose semplici, tipo: perché anche quando il tempo stava per scadere nessuno ha cominciato a tirare da fuori area? Il tiki taka, come detto, non è morto, ma non è detto che sia sempre la cosa migliore da fare. A volte serve anche un po’ di irruenza, le mitiche ali che crossano al centro, la botta da 30 metri, i mischioni in area di rigore. L’Italia no, ha continuato a giochicchiare, nella vana speranza che prima o poi qualcuno sarebbe riuscito a trovare uno spazio nel muro umano eretto dal Costa Rica nella sua metà campo. Adesso resta l’Uruguay, partita che non va persa, pena andare a incontrare la Spagna. All’aeroporto. È un classico della nazionale italiana: perché fare le cose semplici e vincere con la Costa Rica quando puoi andare a giocarti tutto in una sfida all’ultimo sangue contro un avversario più che temibile?

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28/10/2012

La pista Iran-Contras

Nell'ambito delle ricerche per un libro su un periodo tragico della storia centramericana, un conflitto armato durato 30 anni fino al 1987, ho avuto accesso a documenti del governo Usa da poco declassificati. L'obiettivo è, con la prospettiva data dal quarto di secolo trascorso, di far conoscere i fatti legati all'affaire Iran-Contras e alla politica del presidente Ronald Reagan in quel periodo. L'affaire Iran-Contras ebbe luogo fra l'85 e l'86, attraverso la vendita illegale di armi all'Iran da parte di alti funzionari dell'amministrazione Reagan. Le armi erano state sequestrate dagli israeliani all'Olp e regalate agli Stati uniti che in parte le utilizzarono per finanziare segretamente la Contra, come si chiamava la resistenza armata al governo sandinista del Nicaragua, dal momento che esisteva una esplicita proibizione del Congresso Usa che impediva di usare fondi pubblici a questo scopo. Reagan appoggiava i Contras e voleva rovesciare con la forza il regime sandinista, che aveva sconfitto la dittatura di Anastasio Somoza nel '79. Così il conflitto oltrepassò i confini del Nicaragua e si propagò a tutto il Centramerica. L'allora direttore della Cia, William Casey, trovò il modo per prendersi gioco della proibizione del Congresso nella figura del tenente colonnello Oliver North, che diresse l'operazione segreta dall'Ufficio per la sicurezza nazionale della Casa bianca. North e il generale in pensione Richard Secord costituirono una società a Panama, la Udall Research Corporation, per coprire l'acquisto di un terreno e la costruzione di un aeroporto nella località costarricense di Potrero Grande, chiave di volta per l'apertura del cosiddetto Fronte sud in appoggio ai Contras. L'aeroporto fu costruito nei primi mesi dell'86. Il 17 marzo 1986, a quanto risulta dai registri della Casa bianca (documento 42), l'allora ministro per la sicurezza del Costa Rica, Benjamìn Piza, fu ricevuto da Reagan. All'incontro parteciparono anche North e Joe Fernández, l'uomo della Cia in Costa Rica, il quale poi testimoniò che Piza aveva chiesto la riunione e una fotografia con Reagan quale unica condizione per dare il suo assenso alla costruzione dell'aeroporto. North preparò per il presidente il seguente memorandum: «Il ministro Piza è stato l'uomo-chiave per aiutarci a organizzare il Fronte sud di opposizione ai sandinisti. E' intervenuto con il presidente della repubblica Monge in numerose occasioni e ha collaborato nello sviluppo di una base d'appoggio logistico dell'opposizione nicaraguense alle forze dispiegate nel nord del Costa Rica. (...) Per quanto il ministro Piza debba lasciare l'incarico nel maggio dell'86 quando s'insedierà il governo del presidente Arias, continuerà a giocare un ruolo importante nella politica e diplomazia costarricensi. Come tale, è una figura chiave per conservare l'appoggio alla nostra politica nella regione». Reagan così si rivolse a Piza: «L'ammiraglio Pondexter mi ha parlato del suo attaccamento alla causa della democrazia in Centramerica. (...) Confidiamo di poter godere del suo appoggio anche dopo maggio e che la resistenza democratica del Nicaragua continui ad avere quanto è necessario per trovare una via d'uscita democratica». Tutti così raggiunsero i loro obiettivi: Reagan consolidò il suo appoggio alla Contra, Piza ebbe la sua fotografia e North ebbe il suo aeroporto per poter aprire il Fronte sud. Ma ci fu anche un grande sconfitto: la sovranità del Costa Rica. Dopo quella riunione, Piza si incontrò con Secord. La ricostruzione di questo incontro risulta dalla testimonianza di Fernández, che accompagnò Piza. «Sono molto preoccupato - disse Piza - di quello che stiamo facendo per tenere segreta questa pista» (documento 40). Piza allora dettò un memorandum che la Udall Research Corporation gli avrebbe dovuto indirizzare (documento 39): «Dietro sua richiesta verbale, la Udall Research Corporation ha il piacere di mettere a disposizione del governo del Costa Rica un aerodromo nell'area di Potrero Grande. A nostro avviso quest'area è necessaria per la formazione della Guardia civile e come aerodromo d'emergenza alternativo». Il nuovo presidente del Costa Rica, Oscar Arias, aveva basato la sua campagna sulla necessità di pace per la regione e aveva affermato che l'aeroporto non si sarebbe più potuto utilizzare dopo l'insediamento del suo governo, l'8 maggio 1986. Precisamente l'8 maggio 1986 io assistetti all'insediamento di Arias come prossimo ministro delle risorse naturali, energia e miniere. La delegazione Usa era guidata dal vicepresidente George Bush e comprendeva Elliott Abrams, segretario di stato aggiunto per l'America latina. L'ambasciatore Lewis Tambs aveva già annunciato loro che Arias si opponeva all'utilizzo della pista di atterraggio. Allora Abrams disse: «Dovremo strizzargli i coglioni, mano dura con lui». Al momento Arias non seppe di questa frase, e del resto l'aeroporto continuò a essere usato, ma quando gli fu riferita ne proibì l'utilizzo: ordinò che fosse riempito di sacchi di sabbia e si scavassero buche lungo la pista. L'indebolimento di Ronald Reagan, dovuto alle rivelazioni sull'affaire Iran-Contras negli Stati uniti, aprì uno spazio politico che permise ai cinque presidenti centramericani la firma, il 7 agosto 1987, del Piano Arias per la pace, che mise fine ai tre decenni di conflitto regionale e valse al suo autore il premio Nobel per la pace di quell'anno.

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