L’influenza sionista in America Latina e nei Caraibi è sempre maggiore. Ciò non è dovuto solo all’apertura di possibilità per le relazioni politiche, economiche e militari, che “Israele” è riuscito a realizzare con l’aiuto del suo socio fondamentale, gli Stati Uniti, ma anche a un’audace manovra di pressione e cooptazione di leader e alti funzionari in vari paesi.
Ogni comunità ebraica lavora instancabilmente su queste persone, facendo lobbying, instaurando relazioni di interesse e, in alcuni casi, “facendo pressione su coloro che non si rendono conto dell’importanza che ‘Israele’ riveste nel mondo”, come affermato da un dirigente di un’organizzazione sionista in Colombia.
Il caso di maggior rilevanza della presenza israeliana in America Latina è l’Argentina, che ha acquisito un’importanza vitale per l’espansionismo sionista. Sebbene in Argentina l’adesione al pensiero di Theodor Herzl (il creatore della dottrina sionista) sia sempre stata elevata all’interno della comunità ebraica, negli ultimi anni questa si è intensificata, sia attraverso una piena adesione, sia tramite un’imposizione quasi mafiosa nei confronti di coloro che non si sottomettono ai dettami di organizzazioni dichiaratamente filo-israeliane.
Dal 2023, con l’arrivo al potere di Javier Milei, il rapporto tra Argentina e “Israele” ha compiuto un salto di qualità epocale. Milei si vanta di essere “il primo e più importante presidente sionista” del continente e ha stretto legami profondi con “Tel Aviv”, applaudendo senza vergogna le azioni genocidarie del governo Netanyahu e recandosi ripetutamente in “Israele” per stipulare ogni genere di accordi commerciali, militari e di intelligence.
Non è un caso che molti analisti considerino Buenos Aires, in Argentina, una seconda “Tel Aviv”, dove l’ambasciata e le entità della “comunità” ebraica svolgono un ruolo decisivo nell’attuazione delle strategie del governo argentino, tanto quanto, se non di più, di quello che è il rapporto di Milei con gli USA.
Il culmine dei gesti simbolici in tal senso è stato il giuramento di fedeltà, pronunciato sulla Torah, dell’ex ministro degli Esteri Gerardo Werthein. Oltre ai ripetuti acquisti di armi e agli scambi di istruttori, iniziati pienamente quando l’ex ministra della Sicurezza Patricia Bullrich si è recata a “Tel Aviv”, ha indossato l’uniforme dell’esercito di occupazione e si è esercitata al tiro con ufficiali israeliani, si aggiungono le varie operazioni promosse dall’imprenditore Mario Montoto della Camera di Commercio argentino-israeliana.
Tra le iniziative più recenti di entrambi i governi spicca la firma e l’attuazione degli “Accordi di Isacco” per approfondire la cooperazione in materia di difesa, intelligence e sicurezza, non solo per l’Argentina ma per il resto del continente. Non è un caso che “Israele” abbia designato Buenos Aires come suo centro operativo regionale.
Questi “accordi” sono simili agli “Accordi di Abramo” che “Israele” ha imposto ai paesi del Medio Oriente che non solo hanno “normalizzato” le loro relazioni con l’entità sionista, ma continuano anche, in mezzo ai massacri contro la popolazione civile palestinese e libanese, a vendere o acquistare armi e ogni genere di rifornimenti al governo Netanyahu.
Un altro elemento da considerare riguardo all’espansionismo sionista in Argentina è la presenza della compagnia idrica statale israeliana Mekorot, arrivata nel paese grazie ad accordi vergognosi firmati dall’ex ministro “progressista” Wado de Pedro (durante l’amministrazione di Alberto e Cristina Fernández). Ora, grazie alla servile collaborazione dei governatori, questa azienda sionista di punta si è istituzionalizzata in tutto il paese.
Un altro aspetto da considerare quando si discute della presenza sionista in Argentina è la lenta ma costante incursione di coloni-soldati israeliani in Patagonia, che ha già suscitato allarme diffuso nella regione. Naturalmente, il loro insediamento in questo territorio ha il via libera del governo sionista-fascista di Milei e la palese complicità sia dei governatori filogovernativi che dell'“opposizione” peronista.
Tra gli sviluppi più recenti e gravi in tal senso vi è l’apertura di un consolato israeliano a Ushuaia, che coprirà tre punti geostrategici: la Terra del Fuoco, l’Antartide argentina e le Isole Malvine.
La compagnia israeliana Navitas Petroleum è presente da tempo nelle Isole Malvine, dove guida lo sfruttamento petrolifero attraverso il progetto Sea Lion (Leone Marino), in collaborazione con la società britannica Rockhopper Exploration. Il progetto si trova a circa 220 km a nord delle isole, con l’intenzione di iniziare le trivellazioni e l’estrazione commerciale di petrolio greggio intorno al 2028.
I paesi confinanti con l’Argentina non sono da meno nei loro rapporti con l’entità sionista. Nel caso del Paraguay, sotto l’amministrazione del presidente di estrema destra Santiago Peña, il paese ha mantenuto una posizione di totale sottomissione a “Israele”, trasferendo ufficialmente la propria ambasciata a Gerusalemme.
Per quanto riguarda gli accordi bilaterali, entrambi i paesi hanno formalizzato la cooperazione in aree strategiche come la difesa, la diplomazia e l’intelligenza artificiale, nonché programmi di scambio tecnico per una gestione efficiente delle risorse idriche e per lo sviluppo del Chaco paraguaiano.
In termini di scambi commerciali: esistono importanti accordi che hanno dato impulso a settori chiave come l’esportazione di carne paraguaiana verso il mercato israeliano, oltre a borse di studio e tirocini annuali per professionisti paraguaiani che desiderano formarsi in “Israele” nei settori dell’innovazione e della medicina.
Nel settore militare e di polizia, consulenti israeliani frequentano la nazione guaranì offrendo corsi di formazione che culminano in viaggi nei territori palestinesi occupati per consentire agli ufficiali dell’esercito di partecipare a esercitazioni a fuoco reali.
Da parte sua, la società idrica Mekorot è coinvolta in progetti tecnici e infrastrutturali in Paraguay dal 2014. Il suo progetto più importante si è concentrato sulla costruzione di un impianto di trattamento a Piquete Cué, Limpio (con un costo stimato di 228 milioni di dollari) per fornire acqua potabile a Limpio, San Lorenzo, Luque e Mariano Roque Alonso.
Per quanto riguarda il Cile, l’attuale governo del nazifascista José Antonio Kast sta pianificando nuovi meccanismi di cooperazione con “Israele” in materia di sicurezza, difesa e intelligence. Di recente, l’ambasciatore cileno a “Tel Aviv”, Gabriel Zaliasnik, ha incontrato il vice consigliere del Consiglio di Sicurezza Nazionale israeliano, Joseph Draznin, e il Ministro per la Diásora e la Lotta all’Antisemitismo, Amichail Chikli, con i quali ha esaminato le linee di collaborazione strategica, oltre agli scambi tecnologici e militari proposti da Draznin.
L’incontro con Chikli ha riguardato potenziali programmi di addestramento “in risposta a minacce alla sicurezza, violenze mirate ed emergenze in caso di disordini interni o disastri”. È stato inoltre posto l’accento sulle iniziative relative alla lotta all’antisemitismo, lo slogan che il sionismo ripete in tutto il mondo per esercitare una censura totale su qualsiasi critica alle sue azioni genocidarie contro la Palestina e il mondo arabo e persiano in generale.
Nel caso della Bolivia, dove i governi del Movimento Al Socialismo (MAS) avevano preso la coraggiosa posizione di interrompere le relazioni con “Israele” e offrire pieno sostegno al popolo e alla Resistenza Palestinese, tutto ha preso una piega regressiva con l’arrivo al potere di Rodrigo Paz.
Con la funzione di nuova marionetta dell’impero statunitense nella regione, Paz non solo ha immediatamente ristabilito le relazioni diplomatiche con l’entità sionista, ma ha anche avviato iniziative di cooperazione bilaterale in ambito commerciale e politico-militare, come fanno tutti i paesi che si sottomettono all’influenza sionista.
Inoltre, è stato deciso di eliminare l’obbligo del visto per i turisti israeliani e di portare avanti progetti nel settore delle tecnologie idriche, con il reinserimento, ancora una volta, della società statale israeliana Mekorot.
Da parte sua, Panama ha storicamente sostenuto “Israele”, essendo uno dei pochi paesi latinoamericani a non riconoscere lo Stato di Palestina. Inoltre, i due paesi condividono un trattato di libero scambio (TLC) in vigore dal 2020 e mantengono relazioni commerciali, tecnologiche e militari, inclusa la condivisione di sofisticati strumenti di intelligence.
Nel maggio 2026, i due governi hanno firmato un memorandum d’intesa per il trasferimento di conoscenze e l’attuazione di progetti tecnologici, agricoli e di gestione delle risorse idriche. Panama e “Israele” collaborano inoltre attraverso l’Agenzia di Cooperazione Internazionale per lo Sviluppo di “Israele” (MASHAV), formando centinaia di professionisti panamensi.
Il documento è stato firmato dal Ministro degli Esteri panamense Javier Martínez-Acha e dall’Ambasciatrice israeliana a Panama, Mattanya Cohen, la quale ha affermato che questo accordo è un o dei risultati diretti della visita del Presidente di “Israele” Isaac Herzog, avvenuta il 6 maggio, la sua prima visita a Panama da quando è entrato in carica.
È opportuno sottolineare che la comunità ebraica panamense costituisce una potente forza di pressione, motivo per cui l’attuale presidente, José Raúl Mulino, mantiene stretti legami con la sua dirigenza.
L’ambasciata di “Israele” a Panama attribuisce inoltre al Paese centroamericano un contributo “storico” alla creazione dell’Aeronautica militare israeliana, che da quel momento in poi ha contribuito a ciò che accade da decenni: i continui bombardamenti contro la popolazione civile palestinese, estendendo questi attacchi aerei a Libano, Iran, Siria, Yemen e a tutti i Paesi che osano opporsi all’imperialismo sionista.
Per quanto riguarda l’America Centrale, Guatemala e “Israele” mantengono una relazione diplomatica, storica e commerciale estremamente stretta. Il Guatemala è stato il primo Paese a riconoscere ufficialmente lo “Stato di Israele” e il secondo a votare a favore della sua creazione alle Nazioni Unite nel 1947.
Questa alleanza è formalizzata da un Trattato di Libero Commercio (TLC) in vigore dal 2024. L’ambasciatore guatemalteco Jorge García Granados ha svolto un ruolo decisivo nella creazione di “Israele”, e alcune strade dell’entità sionista portano il suo nome in suo onore. Inoltre, il Guatemala è stato il secondo Paese al mondo (dopo gli USA) a trasferire la propria ambasciata a Gerusalemme nel 2018.
Nel marzo 2024 è entrato in vigore in Guatemala un Accordo di Libero Scambio che ha incrementato le esportazioni agricole e la cooperazione in ambito tecnologico, di sicurezza informatica e di addestramento militare.
È importante sottolineare la forte influenza del sionismo cristiano in Guatemala, un’affinità in gran parte alimentata dalle comunità evangeliche, che consolida il Paese centroamericano, insieme a USA e all’Argentina attuale, come uno dei Paesi più filo-israeliani al mondo.
Questo nonostante il fatto che “Israele” sia fortemente coinvolto con il governo militare del Guatemala, soprattutto dopo che il presidente statunitense Jimmy Carter tagliò la maggior parte degli aiuti militari statunitensi al Guatemala nel 1977 a causa delle sue note violazioni dei diritti umani.
A quel tempo, “Israele” sostituì con entusiasmo gli Stati Uniti, diventando il principale fornitore di armi del Guatemala. Nel 1980, l’esercito fu completamente riequipaggiato con fucili Galil (di fabbricazione israeliana) al costo di sei milioni di dollari, armi che furono utilizzate per perpetrare un vero e proprio genocidio nel paese centroamericano.
Tra tutte le atrocità commesse dall’entità sionista in Guatemala, un esempio doloroso e impunito spicca: il 6 dicembre 1982, commando addestrati da “Israele” rasero completamente al suolo il villaggio di Dos Erres dopo aver sparato, torturato e violentato più di duecento abitanti.
Secondo una equipe investigativa delle Nazioni Unite: “Tutte le prove balistiche recuperate corrispondevano a frammenti di proiettili di armi da fuoco e bossoli di fucili Galil fabbricati in Israele”.
Il generale Benedicto Lucas García, capo di Stato Maggiore dell’esercito guatemalteco responsabile dei raid genocidi, ha ringraziato Israele per “la consulenza e il trasferimento di tecnologia elettronica” durante la cerimonia di inaugurazione della Scuola di Trasmissioni ed Elettronica dell’esercito guatemalteco.
Per quanto riguarda El Salvador, un altro Paese che negli anni ’70 e ’80 ha ricevuto armi e consulenza militare da Israele per perpetrare un altro genocidio contro la propria popolazione, le attuali relazioni del governo di Nayib Bukele sono più che strette, a dimostrazione del sostegno del Paese centroamericano a “Israele” nei forum internazionali e della sua attiva promozione del turismo religioso.
A tal proposito, recentemente, delegazioni salvadoregne hanno partecipato a forum, come il congresso “Terra della Fede Viva, El Salvador 2026”, per rafforzare il settore del turismo religioso in collaborazione con il Ministero del Turismo di “Israele”.
L’attuale dittatore, Bukele, ha sempre mantenuto stretti rapporti con “Israele”, anche durante il suo mandato come sindaco della capitale salvadoregna per il FMLN. Durante il suo primo viaggio a Tel Aviv, lui, di origine palestinese, si è compiaciuto di esprimere ammirazione per la “democrazia israeliana” e di affermare che sua moglie era di origine ebraica sefardita.
In quell’occasione, espresse la sua “felicità” di visitare il Paese, che da 76 anni conduce operazioni di sterminio contro il popolo palestinese, e fu fotografato mentre pregava al Muro del Pianto o visitava Yad Vashem, il memoriale dell’Olocausto di “Israele”.
Successivamente, dopo la sua vittoria presidenziale nel 2019, condivise un’altra immagine di sé allo stesso Muro e, nello stesso anno, annunciò una donazione di tre milioni di dollari alla Fondazione Gerusalemme, che promuove lo sviluppo nella capitale di “Israele”.
Un altro Paese che non è da meno nell’esprimere le sue “ottime relazioni” con un governo come quello di Netanyahu, composto da criminali contro l’umanità, è il Costa Rica. I suoi legami si sono intensificati dopo la firma di un Trattato di Libero Commercio (TLC) che elimina il 90% dei dazi doganali e mira a incentivare settori come la tecnologia agricola, i dispositivi medici e l’agricoltura. Inoltre, il governo costaricano sta procedendo con il trasferimento della propria ambasciata a Gerusalemme.
Con l’arrivo al potere della presidente di estrema destra Laura Fernández Delgado, il processo di subordinazione del Costa Rica a Tel Aviv si è intensificato, soprattutto dopo l’incontro del maggio 2026 in cui Fernández ha promesso al presidente israeliano Herzog, responsabile del genocidio, la sua intenzione di elevare lo status della missione diplomatica costaricana a Gerusalemme a quello di ambasciata.
Infine, vale la pena notare che, in una nuova offensiva sionista contro l’America Latina e i Caraibi, i recenti eventi legati al doppio terremoto in Venezuela hanno permesso al governo israeliano di inviare una missione di “soccorso”, diretta e monitorata dal nuovo ambasciatore sionista in Messico, Yoed Magen, con il supporto del rabbino della comunità ebraica locale, Yitzhak Cohen.
Approfittando così della difficile situazione in Venezuela, due missioni di “soccorso” dei coloni e di specialisti militari sionisti del Comando del Fronte Interno delle Forze di Difesa di “Israele” sono giunte a Caracas. Queste missioni, insieme a funzionari del Ministero degli Affari Esteri, hanno svolto numerose attività. Alcuni erano impegnati in operazioni di “salvataggio”, mentre altri – personale militare e diplomatico – si concentravano sul rafforzamento dei legami tra i due Paesi.
È importante ricordare che “Israele” e il Venezuela non intrattengono relazioni diplomatiche da quando l’allora presidente Hugo Chávez interruppe i rapporti con il governo sionista all’inizio del 2009, in segno di protesta contro la criminale Operazione Piombo Fuso contro il popolo palestinese. Chávez rafforzò anche le relazioni con l’Iran, una politica proseguita sotto la presidenza di Nicolás Maduro, ora sequestrato dagli USA.
In questo modo, la delegazione israeliana ha cercato di attenuare le accuse di genocidio e altre pratiche criminali perpetrate giorno dopo giorno, ora dopo ora, contro palestinesi, libanesi e, recentemente, anche contro iraniani. Si tratta di un regime abituato a uccidere senza pietà, come ha fatto con le ragazze della scuola iraniana di Minab, o con le decine di migliaia di bambini nella Palestina occupata.
Tuttavia, in queste tragiche circostanze in Venezuela, hanno ricevuto, come è accaduto a tutti i soccorritori di vari paesi, il premio “Eroi del Venezuela”, conferito loro dalla Presidente ad interim Delcy Rodríguez, con la quale si sono incontrati.
Come si evince da questa sintetica panoramica, “Israele”, attraverso la sua diplomazia politico-militare, non si ferma mai e continua ad espandere l’influenza del sionismo e della sua dottrina di morte in tutto il continente.
Naturalmente, sfrutta la strada aperta dai governi di estrema destra e fascistoidi che attualmente controllano diversi paesi, ma si infiltra anche nei governi progressisti, sfruttando contraddizioni interne o evidenti debolezze.
Nell’ambito delle sue campagne di cooptazione, Israele è già riuscito a imporre, in numerosi Paesi, persino a livello di progetto di legge, la definizione ufficiale di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), secondo la quale “antisemitismo e antisionismo” sono la stessa cosa, consentendo così ai governi filo-sionisti di reprimere qualsiasi espressione di critica nei confronti delle atrocità israeliane. Questo sta già accadendo in America Latina e in Europa.
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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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24/07/2026
Israele continua ad espandere l’influenza sionista in tutta l’America Latina
19/04/2020
Paraguay - Cronaca di un’insurrezione popolare annunciata
Il 7 marzo 2020, il Ministero della Salute conferma il primo caso di COVID-19 in Paraguay, riguardante un paziente proveniente dall’Ecuador. Oggi, data 16 aprile, sono stati confermati 199 casi, 8 in fin di vita, 5 ricoverati gravi, 30 casi in miglioramento e un totale di 4612 tamponi effettuati. Oggi è stato realizzato il numero più alto di tamponi e vi sono 25 nuovi casi.
Prima i nuovi contagi non superavano i 13 casi al giorno, ciò dimostra la mancata conoscenza del numero reale di infetti nella popolazione; nonostante il governo abbia imposto una severa quarantena, la curva dei contagi non è scesa, anzi sta aumentando. Ciò mette a dura prova uno dei peggiori sistemi sanitari di tutta l’America Latina, reduce da anni di saccheggio e tagli, il cui personale sanitario lavora in condizioni di precariato e si sta ancora riprendendo da una delle più grandi epidemie di dengue (una infezione tropicale causata dal virus Dengue, la malattia è trasmessa da zanzare del genere Aedes, in particolar modo la specie Aedes aegypti) che ha colpito il paese. Giusto qualche mese fa i medici occupavano le strade di Asunción per rivendicare i propri diritti, salari migliori e una pensione dignitosa. Oggi sentire la stampa meschina e capitalista chiamarli “eroi”, fregandosene delle pessime condizioni in cui lavorano, dà quasi disgusto.
È importante ricordare, in questo mare di corruzione impunita, e in una società con scarsa memoria, che uno dei principali responsabili della messa in atto di una quarantena preventiva in Paraguay è stato il Dottor Guillermo Sequera, direttore della Vigilanza Sanitaria, il quale si è distinto per le sue dichiarazioni riguardanti l’università e la sanità pubblica e gratuita. Tali dichiarazioni hanno immediatamente risvegliato la destra rabbiosa e sanguinaria, la quale non ha esitato a etichettarlo come comunista, facendo così rivivere il fantasma lasciato dall’ultima dittatura militare nel paese.
L’inesistente capacità di risposta sanitaria di fronte a uno scenario apocalittico, pone il Dottor Guillermo Sequera come protagonista principale dell'emergenza scavalcando lo stesso Ministro della Salute e il capo di Stato Esteban Mario Abdo Benitez.
Prima della fine di marzo, in tutto il Paraguay il sistema sanitario pubblico aveva a disposizione solo 20 posti in terapia intensiva con respiratori adatti al COVID-19. Dopo aver ricevuto uno scandaloso finanziamento di 1600 milioni di dollari, il governo ha annunciato l’abilitazione di 300 nuovi posti in terapia intensiva e la costruzione di un padiglione speciale all’interno dell’Ospedale Nazionale di Itagua per curare gli infetti. E come c’era da aspettarsi, a pochi giorni dall’inizio dei lavori l’opera è stata sospesa per mancanza di fondi. Le misure di protezione e controllo sanitario hanno mostrato il volto più fascista delle forze pubbliche, criminalizzando l’inosservanza delle misure sanitarie solo al settore più vulnerabile della popolazione, rendendo virali video che mostrano la repressione e violazione dei diritti umani da parte di militari e polizia.
Dall'altra parte vi è invece un minore controllo delle frontiere, principalmente dell’aeroporto Silvio Pettirossi di Asunción, dove il virus è entrato liberamente in Paraguay, in quanto la chiusura totale delle frontiere è avvenuta solo il 24 marzo, 14 giorni dopo l’inizio della quarantena. Infatti tutti coloro che sono arrivati in Paraguay nell’arco di quelle due settimane hanno semplicemente ricevuto indicazioni su come compiere la quarantena a casa propria, senza un vero e proprio monitoraggio da parte delle autorità sanitarie.
Tale il caso della oggi destituita senatrice del partito liberale, l'evangelica Maria Eugenia Bajac de Penner, la quale non ha rispettato la quarantena dopo il suo ritorno dal Perù, dove aveva partecipato ad un incontro antiabortista della chiesa evangelica. Le conseguenze sono state non solo uno scandalo per quanto riguarda l’utilizzo di fondi pubblici per tale viaggio, ma anche il fatto che la senatrice è risultata positiva al test per il COVID-19, infettando e mettendo in pericolo tutto il suo entourage. L’episodio più triste di questa storia senza fine di politici corrotti e fanatismo religioso è che uno dei morti è stato proprio l’autista della senatrice.
La sanità pubblica in Paraguay è in terapia intensiva.
Dati e statistiche del Ministero della Salute Pubblica e Benessere Sociale, Paraguay.
Fonte
Prima i nuovi contagi non superavano i 13 casi al giorno, ciò dimostra la mancata conoscenza del numero reale di infetti nella popolazione; nonostante il governo abbia imposto una severa quarantena, la curva dei contagi non è scesa, anzi sta aumentando. Ciò mette a dura prova uno dei peggiori sistemi sanitari di tutta l’America Latina, reduce da anni di saccheggio e tagli, il cui personale sanitario lavora in condizioni di precariato e si sta ancora riprendendo da una delle più grandi epidemie di dengue (una infezione tropicale causata dal virus Dengue, la malattia è trasmessa da zanzare del genere Aedes, in particolar modo la specie Aedes aegypti) che ha colpito il paese. Giusto qualche mese fa i medici occupavano le strade di Asunción per rivendicare i propri diritti, salari migliori e una pensione dignitosa. Oggi sentire la stampa meschina e capitalista chiamarli “eroi”, fregandosene delle pessime condizioni in cui lavorano, dà quasi disgusto.
È importante ricordare, in questo mare di corruzione impunita, e in una società con scarsa memoria, che uno dei principali responsabili della messa in atto di una quarantena preventiva in Paraguay è stato il Dottor Guillermo Sequera, direttore della Vigilanza Sanitaria, il quale si è distinto per le sue dichiarazioni riguardanti l’università e la sanità pubblica e gratuita. Tali dichiarazioni hanno immediatamente risvegliato la destra rabbiosa e sanguinaria, la quale non ha esitato a etichettarlo come comunista, facendo così rivivere il fantasma lasciato dall’ultima dittatura militare nel paese.
L’inesistente capacità di risposta sanitaria di fronte a uno scenario apocalittico, pone il Dottor Guillermo Sequera come protagonista principale dell'emergenza scavalcando lo stesso Ministro della Salute e il capo di Stato Esteban Mario Abdo Benitez.
Prima della fine di marzo, in tutto il Paraguay il sistema sanitario pubblico aveva a disposizione solo 20 posti in terapia intensiva con respiratori adatti al COVID-19. Dopo aver ricevuto uno scandaloso finanziamento di 1600 milioni di dollari, il governo ha annunciato l’abilitazione di 300 nuovi posti in terapia intensiva e la costruzione di un padiglione speciale all’interno dell’Ospedale Nazionale di Itagua per curare gli infetti. E come c’era da aspettarsi, a pochi giorni dall’inizio dei lavori l’opera è stata sospesa per mancanza di fondi. Le misure di protezione e controllo sanitario hanno mostrato il volto più fascista delle forze pubbliche, criminalizzando l’inosservanza delle misure sanitarie solo al settore più vulnerabile della popolazione, rendendo virali video che mostrano la repressione e violazione dei diritti umani da parte di militari e polizia.
Dall'altra parte vi è invece un minore controllo delle frontiere, principalmente dell’aeroporto Silvio Pettirossi di Asunción, dove il virus è entrato liberamente in Paraguay, in quanto la chiusura totale delle frontiere è avvenuta solo il 24 marzo, 14 giorni dopo l’inizio della quarantena. Infatti tutti coloro che sono arrivati in Paraguay nell’arco di quelle due settimane hanno semplicemente ricevuto indicazioni su come compiere la quarantena a casa propria, senza un vero e proprio monitoraggio da parte delle autorità sanitarie.
Tale il caso della oggi destituita senatrice del partito liberale, l'evangelica Maria Eugenia Bajac de Penner, la quale non ha rispettato la quarantena dopo il suo ritorno dal Perù, dove aveva partecipato ad un incontro antiabortista della chiesa evangelica. Le conseguenze sono state non solo uno scandalo per quanto riguarda l’utilizzo di fondi pubblici per tale viaggio, ma anche il fatto che la senatrice è risultata positiva al test per il COVID-19, infettando e mettendo in pericolo tutto il suo entourage. L’episodio più triste di questa storia senza fine di politici corrotti e fanatismo religioso è che uno dei morti è stato proprio l’autista della senatrice.
La sanità pubblica in Paraguay è in terapia intensiva.
Dati e statistiche del Ministero della Salute Pubblica e Benessere Sociale, Paraguay.
Fonte
28/08/2014
Paraguay: gli ogm strangolano i contadini e uccidono i bambini
Per la terza volta negli ultimi mesi è avvenuto un decesso all’interno dell’insediamento di Hubert Dure in Paraguay, a causa delle intensive fumigazioni dei campi di soia transgenica che circondano l'area. L'asentamiento – cioè l’occupazione di terre detenute da latifondisti da parte di contadini "sin tierra" – di Hubert Dure raggruppa circa 400 nuclei familiari organizzati nella Federaciòn Nacional Campesina (FNC), ha una superficie di 5000 ettari e si trova completamente circondato da coltivazioni di soja transgenica targata Monsanto e Syngenta. Nel mese di luglio erano decedute nella stessa località due bambine: Adela di 6 mesi e la sorella Adelaida di 3 anni, sempre a causa di gravi disfunzioni respiratorie. Lo scorso mercoledì 20 agosto è toccato invece a William Verdùn, neonato di solo 10 mesi, nato con una rara malattia che gli impediva ogni movimento e una normale crescita degli organi vitali.
L'introduzione delle sementi transgeniche è avvenuta nel paese illegalmente per mano dei grandi latifondisti già negli anni '90, fino ad ottenere in seguito riconoscimento istituzionale. Attualmente il Paraguay è il quarto produttore di soja transgenica al mondo, prodotto destinato all'esportazione e controllato dalle multinazionali per mano dei grandi latifondisti. Si è andata così progressivamente accrescendo la già forte concentrazione della proprietà della terra con la conseguente espulsione verso le città dei piccoli produttori, nonché la marginalizzazione dell'agricoltura destinata all'alimentazione, la deforestazione di regioni intere e l'inquinamento delle falde acquifere.
I semi geneticamente modificati prodotti da Monsanto e altre multinazionali sono creati con la capacità di resistere a potenti erbicidi quali il glifosato, che non solo elimina le piante infestanti ma debilita e uccide altre forme vegetali incluse quelle coltivate dai contadini nei loro piccoli appezzamenti. E' stato provato che l'utilizzo intensivo di questi prodotti chimici è causa dell'aumento di malattie quali il cancro, difetti congeniti e infertilità per le popolazioni che ne vengono esposte.
In molti casi l'esposizione alle fumigazioni non è solo indiretta (per quanto possa esserlo una pioggia tossica diffusa a pochi metri dalla propria abitazione e del proprio terreno...): come più volte denunciato dalle organizzazioni contadine, i latifondisti arrivano perfino a fumigare i villaggi contadini per distruggerne le coltivazioni e costringerli ad abbandonare le proprie terre.
Nello stesso asentamiento, si legge in un comunicato, più di 33 persone denunciano gli stessi sintomi delle precedenti vittime e molte si trovano ricoverate negli ospedali della zona che sono comunque carenti della strumentazione e dei farmaci che devono essere reperiti nelle città con ingenti costi a carico dei ricoverati.
Gli abitanti avevano inoltre denunciato nelle scorse settimane la morte e la presenza di strani sintomi in centinaia di animali che fanno parte dell'economia e dell'alimentazione domestica.
La FNC ha inoltrato una richiesta alla Commissione dei Diritti Umani della Camera dei Deputati di Asunciòn chiedendo un’inchiesta urgente sul caso della morte delle due bambine e una lettera al Presidente della Repubblica dei genitori di William, senza ottenere risposta, come ricordato in una conferenza stampa nella capitale tenuta il 22 agosto scorso. Il tutto nel silenzio o in un clima di depistaggio aperto da parte dei media nazionali, complici di un sistema orientato all’esportazione della produzione agricola. Un sistema criminale che il capitale multinazionale ha imposto al paese e la classe dirigente di Asunciòn ha accettato di buon grado in cambio del mantenimento dei propri privilegi storici.
Il paese latinoamericano ha visto in questo primo anno di governo golpista un aumento della repressione dei movimenti sociali e dell'applicazione delle controriforme neoliberiste appoggiate dai padroni di casa nordamericani, al quale le varie organizzazioni popolari hanno dato una prima risposta chiara con le mobilitazioni unitarie del 15 agosto che hanno visto migliaia di persone mobilitarsi nella capitale e lanciare la costituzione del Congresso democratico del popolo, in cui si andrà a discutere una piattaforma unitaria di rivendicazioni e mobilitazioni.
Fonte
L'introduzione delle sementi transgeniche è avvenuta nel paese illegalmente per mano dei grandi latifondisti già negli anni '90, fino ad ottenere in seguito riconoscimento istituzionale. Attualmente il Paraguay è il quarto produttore di soja transgenica al mondo, prodotto destinato all'esportazione e controllato dalle multinazionali per mano dei grandi latifondisti. Si è andata così progressivamente accrescendo la già forte concentrazione della proprietà della terra con la conseguente espulsione verso le città dei piccoli produttori, nonché la marginalizzazione dell'agricoltura destinata all'alimentazione, la deforestazione di regioni intere e l'inquinamento delle falde acquifere.
I semi geneticamente modificati prodotti da Monsanto e altre multinazionali sono creati con la capacità di resistere a potenti erbicidi quali il glifosato, che non solo elimina le piante infestanti ma debilita e uccide altre forme vegetali incluse quelle coltivate dai contadini nei loro piccoli appezzamenti. E' stato provato che l'utilizzo intensivo di questi prodotti chimici è causa dell'aumento di malattie quali il cancro, difetti congeniti e infertilità per le popolazioni che ne vengono esposte.
In molti casi l'esposizione alle fumigazioni non è solo indiretta (per quanto possa esserlo una pioggia tossica diffusa a pochi metri dalla propria abitazione e del proprio terreno...): come più volte denunciato dalle organizzazioni contadine, i latifondisti arrivano perfino a fumigare i villaggi contadini per distruggerne le coltivazioni e costringerli ad abbandonare le proprie terre.
Nello stesso asentamiento, si legge in un comunicato, più di 33 persone denunciano gli stessi sintomi delle precedenti vittime e molte si trovano ricoverate negli ospedali della zona che sono comunque carenti della strumentazione e dei farmaci che devono essere reperiti nelle città con ingenti costi a carico dei ricoverati.
Gli abitanti avevano inoltre denunciato nelle scorse settimane la morte e la presenza di strani sintomi in centinaia di animali che fanno parte dell'economia e dell'alimentazione domestica.
La FNC ha inoltrato una richiesta alla Commissione dei Diritti Umani della Camera dei Deputati di Asunciòn chiedendo un’inchiesta urgente sul caso della morte delle due bambine e una lettera al Presidente della Repubblica dei genitori di William, senza ottenere risposta, come ricordato in una conferenza stampa nella capitale tenuta il 22 agosto scorso. Il tutto nel silenzio o in un clima di depistaggio aperto da parte dei media nazionali, complici di un sistema orientato all’esportazione della produzione agricola. Un sistema criminale che il capitale multinazionale ha imposto al paese e la classe dirigente di Asunciòn ha accettato di buon grado in cambio del mantenimento dei propri privilegi storici.
Il paese latinoamericano ha visto in questo primo anno di governo golpista un aumento della repressione dei movimenti sociali e dell'applicazione delle controriforme neoliberiste appoggiate dai padroni di casa nordamericani, al quale le varie organizzazioni popolari hanno dato una prima risposta chiara con le mobilitazioni unitarie del 15 agosto che hanno visto migliaia di persone mobilitarsi nella capitale e lanciare la costituzione del Congresso democratico del popolo, in cui si andrà a discutere una piattaforma unitaria di rivendicazioni e mobilitazioni.
Fonte
06/03/2014
La fabbrica del falso contro il "nemico" venezuelano
Da Washington a Roma, passando per Parigi e Berlino, l'ordine è stato impartito: andiamo verso un periodo di guerre, vanno costruiti adeguatamente "i nemici".
Sulla Russia, nella vicenda ucraina, ne abbiamo viste di tutti i colori, compreso il silenzio assoluto sul peso preponderante dei neonazisti nel nuovo "governo democratico" (sicuramente non passato per elezioni, quindi con qualche problemino sul piano formale).
Sul Venezuela sta ora montando una canea ben organizzata. Una sconosciuta "fotografa italiana" che collabora con un giornale locale di destra è stata elevata all'onore delle prime pagine grazie a un fermo di poche ore, senza botte né violenza alcuna.
Ora vi proponiamo qui un esempio di falsificazione, non perché sia rilevante la fonte (Il Journal è un sito online che porta come prima notizia, stamattina, "I dolci del carnevale", tra considerazione alquanto bislacche sulle notizie vere), ma per il metodo. Decisamente raffazzonato, approssimativo, ma "sicuro" perché in linea con "l'ordine" che gira nelle redazioni maggiori.
Nella foto di apertura si vede un gruppo di poliziotti armati, addirittura uno col fucile puntato verso una ragazza a terra. Titolo inequivocabile: "L’eccessiva violenza della repressione della polizia nelle proteste in Venezuela" seguito da un catenaccio ancora più esplicito: "Direttamente da Caracas, un giornalista di El Nacional e due ufficiali della Guardia Nazionale Bolivariana, mettono in guardia sulla troppa forza usata dalla stessa, nelle azioni di controllo delle manifestazioni di questi giorni nel paese".
Insomma: la polizia bolivariana mena senza motivo, al punto che due ufficiali della stessa fanno "i pentiti" e si (auto)criticano con il quotidiano di destra (sempre il Nacional, guarda caso).
L'immagine è però riferita al Paraguay e documenta la repressione delle proteste - di sinistra, ovviamente - in quel paese nel 2008 (sei anni fa) ed è stata peraltro utilizzata anche da altri giornali in riferimento alle proteste in Brasile l'anno scorso. Quindi: i media ufficiali usano allegramente immagini prese a caso da Internet per "confermare" il contenuto di articoli che altrimenti sarebbero solo parole.
Viviamo nella civiltà dell'immagine, che "parla" più dei discorsi. Persino "ultrasinistri" deboli nelle capacità critiche perdono l'orientamento davanti a una foto come questa: polizia da una parte, manifestanti inermi dall'altra. Cosa volete di più?
Noi vogliamo sempre sapere di quale piazza si parla; chi sta da una parte e chi dall'altra. Ricordiamo decine di esempi di "movimenti di destra" scagliati contro governi progressisti o rivoluzionari. Non solo i camionisti contro Allende, ma anche la "guerriglia" della Renamo contro il governo di Samora Machel; e la "contra" del Comandante Zero nel Nicaragua appena liberato dai Sandinisti. Guerre civili e imperialismo si intrecciano in cento maniere. Lo sforzo - nostro, da comunisti con la testa sveglia - è quello di distinguere, capire, conoscere. Perché la distinzione è la potenza dell'intelletto. Sempre. Abbiamo i nostri limiti, e quindi si può sbagliare, a volte. Lo si ammette e si cerca di stare più attenti. Ma mentire mai: la verità è rivoluzionaria.
Qui di seguito alcuni articoli del 2008, relativi alla repressione... in Paraguay. Con la stessa foto attribuita oggi al Venezuela. Basta guardare le date...
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