Guardando alle proteste degli agricoltori polacchi (ma, nei mesi scorsi, si erano mossi anche quelli ungheresi, slovacchi, ecc.) contro l’esportazione del grano ucraino, come quelle che si sono rinnovate in questi giorni, ad esempio alla stazione-merci polacca di Medyka, dove i manifestanti hanno riversato sui binari il grano di due dei 40 vagoni merci ucraini in sosta, è il caso di rammentare anche un altro aspetto della faccenda.
La questione non è nuova, ma di tanto in tanto vale la pena di tornarci, per non lasciare troppo in ombra i materialissimi interessi che non si celano per nulla dietro gli apostolici “difesa della democrazia contro la dittatura”, “salvaguardia dei valori europeisti” o “lotta della civiltà contro l’inciviltà”.
Sul fronte ucraino delle dispute interimperialiste, si combatte una guerra USA-NATO-UE per l’indebolimento (o l’annientamento) strategico di un pericoloso rivale sullo scacchiere mondiale, come passo preliminare nella prospettiva dell’assalto al principale concorrente planetario dell’imperialismo nordamericano. Questo, in generale. Ma, in terra ucraina, si combatte anche a difesa della sacra proprietà privata (essenzialmente straniera) su ciò che rimane di quelle che erano state un tempo le punte avanzate dello sviluppo sovietico, sia in campo industriale, che agricolo, proprio in Ucraina.
Le famose “terre nere” ucraine, che costituiscono circa 1/3 di tutte le terre nere mondiali, la loro privatizzazione, il loro accaparramento da parte di grossi latifondisti (non solo ucraini) e soprattutto da parte dei colossi mondiali dell’agroalimentare, rappresentano una parte non secondaria della lotta per il controllo sull’Ucraina.
Nel tracciare alcuni esiti del decennio intercorso dal majdan del 2013-2014 a oggi, il politologo ucraino Rostislav Ishchenko ricorda che nel 2013, alla vigilia del golpe, il debito estero ucraino era di 73 miliardi di dollari, quasi la metà di quei 140 miliardi di debito, che oggi costituiscono l’85% del suo PIL.
Di contro, è dimezzato l’export, anche perché è andato praticamente in fumo il “sogno” di sostituire gli scambi con la Russia con quelli verso l’agognata “Europa”. In compenso, è cresciuto di dieci volte “l’export” di persone, in fuga dalle condizioni sociali disastrose; e altri milioni lasceranno il paese alla fine della guerra.
Questo il quadro complessivo; al cui interno spicca la realtà di oltre la metà della terra ucraina coltivabile finita in mano ai giganti agrari USA, che da tempo avevano allungato le mani sulle ricche terre nere, ma non avevano avuto fretta (la legge non lo consentiva ancora) di comprarsele e si limitavano ad affittarle per cifre miserevoli.
Quindi, dopo che nel 2016 era stata tolta la moratoria sulla compravendita di terre, nel 2021 era entrata in vigore la legge che consente la vendita di terreni agricoli, pur con una sospensione fino al 2024: in ogni occasione, World Bank e FMI hanno avuto la loro parte nel “convincere” Kiev; anzi, secondo la russa Kommersant, la svolta del 2020, con il relativo disegno di legge alla Rada, era stata «quasi la condizione chiave per l’ennesima tranche di finanziamenti dal FMI».
Così che 17 milioni di ettari (oggi probabilmente già molti di più, anche se le cifre scarseggiano) di fertilissime terre nere ucraine finivano in mano a Cargill, Dupont, Monsanto, colossi sui mercati mondiali di cereali, sementi e prodotti agrochimici. Dunque, a voler essere proprio compassionevoli, suscitano appena clemenza quelle “campagne” (vere o false che siano) caritatevoli in giro per l’Italia a «sostegno dei piccoli agricoltori in Ucraina».
In ogni caso, senza aspettare i pruriti della Rada, quei colossi mondiali avevano da tempo fatto rotta sull’Ucraina. Già nel 2015, il sito ucraino Ekologija pravo ljudina lanciava l’allarme su compagnie transnazionali, in primo luogo Monsanto (produttrice del famigerato “agente orange” della guerra in Vietnam e di pesticidi che in vari casi hanno provocato morie di api.
Oggi è proprietà della Bayer), produttrici di OGM in Ucraina e sul governo che lo consentiva quale «originale compensazione alle organizzazioni creditizie internazionali e alla loro “carità”». Monsanto si vanta da sempre di essere stata «la prima impresa straniera ad aver sottoscritto un accordo per la fornitura di fertilizzanti» all’Ucraina, già alla vigilia della fine dell’URSS.
Come mai l’Ucraina, detenendo terre nere, fertilissime di per sé, aveva bisogno di tale intervento, ci si potrebbe ingenuamente chiedere? Secondo uno studio della californiana Oakland University – “Walking on the West Side. The World Bank and the IMF in the Ukraine Conflict” – sulla situazione finanziaria ucraina, l’arrivo nel paese di multinazionali che avrebbero prodotto OMG era una delle condizioni poste da BM e FMI per il prestito a Kiev di 17 miliardi di dollari.
Ora, parlando di majdan e del golpe contro Viktor Janukovic, è il caso di ricordare il suo passo indietro sull’accordo di associazione alla UE, tra i cui termini figurava l’art. 404, con un paragrafo secondo cui entrambe le parti avrebbero cooperato all’impiego della biotecnologia nel settore agricolo; laddove, all’epoca, l’Ucraina proibiva ancora gli OGM.
I ricercatori della Oakland citavano uno studio della banca d’investimento “Piper Jeffrey” che, tra l’altro, recitava: «L’Ucraina, e più in generale l’Europa orientale, è tra i mercati in crescita più promettenti sia per il colosso delle macchine agricole Deere, che per i produttori di sementi Monsanto e Dupont».
Quindi, con majdan in pieno svolgimento, sei delle più grandi associazioni agricole ucraine chiedevano alla Rada di legalizzare l’uso di sementi OGM. L’allora Ministro dello sviluppo economico Aivaras Abromavicius (uno dei tre ministri “americani” del governo Jatsenjuk), dichiarava:
«Ci sono imprese che vedono prospettive in Ucraina. Un buon esempio è l’azienda americana Monsanto, uno dei maggiori produttori mondiali di sementi di mais. Hanno appena cominciato a costruire a Žitomir un impianto del valore di 250 milioni di dollari». E i dollari, si sa, hanno la proprietà di rimanere anche attaccati alle mani di chi li tocchi.
Questo avveniva nel 2014, quando si parlava anche dell’impianto della Monsanto a Vinnitsa e degli accordi con le autorità locali per l’assegnazione del terreno: all’epoca, “solo” in affitto, dato che le lobby stavano ancora lavorando alle leggi sulla compravendita. Dieci anni fa, dunque, Monsanto era ancora dedita a convincere i contadini ucraini a cederle in affitto i terreni più appetitosi.
Le stime del 2013 indicavano che Monsanto occupava già circa il 20% del mercato ucraino delle sementi di mais, che sarebbe arrivato al 30% con l’avvio dell’impianto di Vinnitsa. In quell’anno, nonostante l’assenza di dati esatti su quanta terra Monsanto stesse già coltivando nel paese, l’Associazione granaria ucraina parlava di 6.500 ettari di ibridazione in 11 regioni. Una miseria, si dirà.
Ma ancora la Oakland University rilevava che «L’alta posta in gioco riguarda il controllo del vasto settore agricolo ucraino, il terzo maggiore esportatore di cereali al mondo e il quinto maggiore esportatore di grano... Negli ultimi anni, le società straniere hanno acquisito più di 1,6 milioni di ettari di territorio ucraino». E si era ancora agli inizi.
Nell’agosto 2022, quando le grida euroatlantiche sull’esportazione del grano ucraino cominciavano a farsi più acute, l’agenzia russa Regnum scriveva che, per cercare di raccapezzarsi nella questione, era il caso di partire dalla morte, nel luglio di quell’anno, dell’oligarca Aleksej Vadaturskij, uno dei più forti latifondisti ucraini, proprietario della maggiore impresa logistica granaria ucraina, la Nibulon, il cui contratto per la fornitura all’Egitto di 240.000 tonnellate di frumento era stato annullato dall’acquirente all’ultimo momento. Chissà perché e chissà su pressione di chi.
Le voci secondo cui dietro Vadaturskij ci fossero investitori stranieri si erano infittite quando, nel 2012, Nibulon era stata l’unica impresa ucraina a ottenere parte di quei 125 milioni di dollari di credito stanziati in parte dalla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo e in parte da UniCredit Bank, BNP Paribas, Societe Generale, ING Bank, Hambros Bank.
È il caso di ricordare che, secondo la legge del 2021, fino al 2024 solo i cittadini ucraini avrebbero potuto acquistare terre, seguiti poi dalle persone giuridiche, ma non dagli stranieri; nulla però impediva alle società straniere di possedere quote di terreni (fino a 100 ettari) attraverso ditte-ombra.
C’era inoltre una clausola per cui l’acquisto di terre poteva esser fatto anche da cittadini o imprese straniere che le stessero affittando da almeno tre anni: di questi, in Ucraina, ce ne erano più che abbastanza, e tra l’altro affittavano terre non da tre anni, ma già da qualche decennio. Si tratta anche di imprese registrate come persone giuridiche ucraine, ma “ricche” di capitali euroatlantici, di cui in realtà sono dirette filiali.
E i piccoli e medi agricoltori affittavano volentieri i propri appezzamenti a cifre semplicemente misere per le tasche di colossi quali Monsanto, Dupont, compagnie saudite, o la francese AgroGénéretion, ecc. Ma non solo esse. Sempre nel pieno di majdan, ancora presidente Viktor Janukovic, Giulietto Chiesa aveva parlato di terre, in cinque regioni ucraine, prese in affitto per 50 anni, con diritto di proroga, dalla anglo-olandese Shell e dall’americana Chevron, interessate non all’agricoltura, ma all’estrazione di gas di scisto.
Alla fine del 2019, quei “bolscevichi” della BBC Ukraina affermavano che su oltre 60 milioni di ettari di terreno in tutto il paese, oltre il 70% (42,7 mln) sono a destinazione agricola, di cui un buon 40% costituito da terre nere. Dieci milioni di ha erano di proprietà statale; 31 milioni di proprietà privata, di cui circa 28 milioni divisi in 7 milioni di quote private, a fronte di oltre 25 milioni tra proprietari di terreni e diretti coltivatori di essi. Dunque, secondo dati ufficiali ucraini, tra il 2015 e il 2017, nonostante fosse in vigore la moratoria, 9 transazioni su 10 avevano riguardato proprio terreni coltivabili: per ¾ si trattava di affitto e per 1/5 di trasferimenti per eredità.
Più vicino ai nostri giorni, a maggio 2022, era la Australian National Review a tornare sul tema, scrivendo che Cargill, Dupont e Monsanto, (per inciso: tutte da tempo molto attive anche in Russia) avevano acquistato, in consorzio, 17 milioni di ha (su un totale di quei 42 milioni di cui sopra) di terre coltivabili ucraine, pari ai territori di Grecia e Olanda prese insieme e più delle terre coltivate italiane (16,7 mln di ha).
Un altro 5% di quei 42 mln di ha era stato acquistato da persone giuridiche facenti capo alla Cina: secondo The Wall Street Journal, si trattava del 10%. Tra i principali azionisti delle tre consorziate figurano holding finanziarie quali Vanguard, Blackstone e Blackrock, ognuna delle quali gestisce asset per trilioni di dollari in tutto il mondo.
D’altronde, anche prima della creazione del citato consorzio Cargill-Dupont-Monsanto, si erano già stabilite in Ucraina varie altre imprese agroindustriali: l’americana NCH Capital, le tedesche ADM Germany, KWS, Bayer e BASF, la Saudi Arabian Agricultural and Livestock Investment Company (SALIC). Ma, almeno fino al 2022, le posizioni di comando erano ancora occupate dal triumvirato yankee.
E ciò si è realizzato e si realizza con accordi più o meno temporanei con oligarchi-latifondisti ucraini – alcuni di essi: Jurij Kosjuk (PrJSC MHP), Andrej Verevskij (Kernel), Oleg Bakhmatjuk (UkrLandFarming) il citato Aleksej Vadaturskij, e non può mancare Rinat Akhmetov, le cui attività spaziano in ogni settore – in attesa del passaggio delle imprese ucraine a società miste e, in seguito, totalmente straniere.
Secondo il coordinatore ucraino del progetto Land Matrix, Mikhail Amosov, nel 2020 oltre 50 investitori stranieri controllavano le terre ucraine: le agroholding stavano acquisendo intere aziende o affittando terreni a prezzi stracciati.
Lo schema è semplice: non sono i non-residenti ad acquistare le terre, ma aziende agricole ucraine, che se le erano accalappiate sin dagli anni ’90. E, a detta degli osservatori, il processo si è notevolmente accelerato dopo il 2022, grazie anche al precipitare dei prezzi dei terreni a causa della guerra: un ettaro di terra coltivabile non va oltre i 2.500 dollari e, vicino alle zone di guerra, scende a mille dollari. In Italia, per dire, a seconda delle regioni, si va da 15.000 a oltre 40.000 euro a ettaro.
Per concludere. Circa un anno fa, Ukraina.ru scriveva che la totalità delle terre nere ucraine era valutata approssimativamente intorno ai 500 miliardi di dollari. Cosa ha ricevuto in cambio l’Ucraina dalla vendita di larga parte di esse? Anche se ne avesse ricavato 1/10 di quella cifra, si è trattato di crediti che dovranno essere profumatamente ripagati dalle generazioni a venire.
Se ora si torna per un attimo a tutto il clamore sollevato attorno alla passata questione dell’esportazione di 20 milioni di tonnellate di grano ucraino, si può guardare la cosa da un’altra prospettiva. All’apparenza, si trattava e si tratta di grano ucraino; in realtà americano, o comunque straniero.
Dunque, quando oggi si proclamano le encicliche sulla battaglia europeista a difesa della libera terra ucraina, è forse il caso di ricordare a chi appartenga quella terra.
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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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10/07/2021
Gli studi sul glifosato in Europa non sono affidabili
Il glifosato è il pesticida più utilizzato al mondo. L’esposizione a erbicidi a base di glifosato è stata collegata ad alcuni tipi di cancro, nonché a effetti negativi sullo sviluppo e sul sistema ormonale.
Prima di proprietà della Monsanto e poi della Bayer, in Europa il prodotto è conosciuto come Roundup e ne è stato autorizzato l’uso fino a dicembre 2022. Sulla sua letalità, lo scomparso prof. Roberto Suozzi aveva scritto ampiamente sul nostro giornale.
Nel 2018, un Tribunale di San Francisco condannò la Monsanto a versare ad un giardiniere invalidato dall’uso di glifosato 289 milioni di dollari di risarcimento danni, di cui 250 a titolo di “danni punitivi” (ridotti in appello a 39, per un risarcimento finale di 78 milioni).
La sentenza del sig. Johnson ha creato un precedente, ripreso da altri provvedimenti analoghi in risposta a migliaia di azioni legali di persone in condizioni più o meno simili a quelle del giardiniere californiano. A finire nel mirino dei risarcimenti è stata la multinazionale tedesca Bayer, che nel frattempo aveva acquisito la multinazionale Usa.
La Bayer, acquisendo la Monsanto nel 2018 (pagata 63 miliardi di dollari) pensava di aver fatto l’affare del secolo. Non solo, in qualche modo la Commissione europea che prima aveva stoppato l’uso del glifosato della Monsanto in Europa, “curiosamente” cambiò opinione quando la proprietà passò nelle mani della tedesca Bayer, giungendo ad autorizzarne l’uso per quindici anni, poi ridotti a cinque su pressioni delle associazioni ambientaliste.
La scadenza dell’autorizzazione europea è fissata per dicembre 2022 e già sono in corso le grandi manovre per rinnovarla.
Ma intanto la Bayer ha dovuto raggiungere, con le vittime che avevano denunciato i danni del glifosato, un pagamento risarcitorio tra gli 8,8 e i 9,6 miliardi. Mentre altri 1,25 miliardi sono destinati a un’intesa per coprire future denunce e a finanziare studi sui rischi associati al glifosato.
Nel marzo 2019 una sentenza della Corte di giustizia europea affermava che l’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) avrebbe dovuto pubblicare tutti gli studi (segreti) sui rischi di cancro provocato dal glifosato.
L’Ong SumOfUs ha richiesto all’EFSA 54 studi di genotossicità e ha avviato un’azione di finanziamento pubblico per poter pagare scienziati indipendenti per lo screening di questi studi.
Adesso è stato reso pubblico uno studio denominato “Evaluation of the scientific quality of studies concerning genotoxic properties of glyphosate” condotto da Armen Nersesyan e Siegfried Knasmueller, due noti esperti di genotossicità, dell’Institute of Cancer Research della Medizinische Univerität Wien.
Secondo questo studio “Non meno di 34 dei 53 studi di genotossicità finanziati dall’industria utilizzati per l’attuale autorizzazione dell’Ue del glifosato sono stati identificati come “non affidabili”, a causa di sostanziali deviazioni dalle linee guida per i test dell’OCSE, che potrebbero compromettere la sensibilità e la precisione del sistema di prova. Per quanto riguarda il resto dei 53 studi, 17 erano “parzialmente affidabili” e solo 2 studi “affidabili” da un punto di vista metodologico”.
Sono in molti a chiedere all’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) di tenere conto di queste nuove scoperte nella nuova procedura di autorizzazione del glifosato. I risultati appaiono molto preoccupanti dal punto di vista ambientale e sanitario.
La Commissione Europea e gli Stati membri si stanno preparando per rivedere l’attuale autorizzazione al glifosato, in scadenza il 15 dicembre 2022. E le multinazionali che lo producono e lo vendono stanno premendo pesantemente per rinnovarla.
Fonte
Prima di proprietà della Monsanto e poi della Bayer, in Europa il prodotto è conosciuto come Roundup e ne è stato autorizzato l’uso fino a dicembre 2022. Sulla sua letalità, lo scomparso prof. Roberto Suozzi aveva scritto ampiamente sul nostro giornale.
Nel 2018, un Tribunale di San Francisco condannò la Monsanto a versare ad un giardiniere invalidato dall’uso di glifosato 289 milioni di dollari di risarcimento danni, di cui 250 a titolo di “danni punitivi” (ridotti in appello a 39, per un risarcimento finale di 78 milioni).
La sentenza del sig. Johnson ha creato un precedente, ripreso da altri provvedimenti analoghi in risposta a migliaia di azioni legali di persone in condizioni più o meno simili a quelle del giardiniere californiano. A finire nel mirino dei risarcimenti è stata la multinazionale tedesca Bayer, che nel frattempo aveva acquisito la multinazionale Usa.
La Bayer, acquisendo la Monsanto nel 2018 (pagata 63 miliardi di dollari) pensava di aver fatto l’affare del secolo. Non solo, in qualche modo la Commissione europea che prima aveva stoppato l’uso del glifosato della Monsanto in Europa, “curiosamente” cambiò opinione quando la proprietà passò nelle mani della tedesca Bayer, giungendo ad autorizzarne l’uso per quindici anni, poi ridotti a cinque su pressioni delle associazioni ambientaliste.
La scadenza dell’autorizzazione europea è fissata per dicembre 2022 e già sono in corso le grandi manovre per rinnovarla.
Ma intanto la Bayer ha dovuto raggiungere, con le vittime che avevano denunciato i danni del glifosato, un pagamento risarcitorio tra gli 8,8 e i 9,6 miliardi. Mentre altri 1,25 miliardi sono destinati a un’intesa per coprire future denunce e a finanziare studi sui rischi associati al glifosato.
Nel marzo 2019 una sentenza della Corte di giustizia europea affermava che l’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) avrebbe dovuto pubblicare tutti gli studi (segreti) sui rischi di cancro provocato dal glifosato.
L’Ong SumOfUs ha richiesto all’EFSA 54 studi di genotossicità e ha avviato un’azione di finanziamento pubblico per poter pagare scienziati indipendenti per lo screening di questi studi.
Adesso è stato reso pubblico uno studio denominato “Evaluation of the scientific quality of studies concerning genotoxic properties of glyphosate” condotto da Armen Nersesyan e Siegfried Knasmueller, due noti esperti di genotossicità, dell’Institute of Cancer Research della Medizinische Univerität Wien.
Secondo questo studio “Non meno di 34 dei 53 studi di genotossicità finanziati dall’industria utilizzati per l’attuale autorizzazione dell’Ue del glifosato sono stati identificati come “non affidabili”, a causa di sostanziali deviazioni dalle linee guida per i test dell’OCSE, che potrebbero compromettere la sensibilità e la precisione del sistema di prova. Per quanto riguarda il resto dei 53 studi, 17 erano “parzialmente affidabili” e solo 2 studi “affidabili” da un punto di vista metodologico”.
Sono in molti a chiedere all’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) di tenere conto di queste nuove scoperte nella nuova procedura di autorizzazione del glifosato. I risultati appaiono molto preoccupanti dal punto di vista ambientale e sanitario.
La Commissione Europea e gli Stati membri si stanno preparando per rivedere l’attuale autorizzazione al glifosato, in scadenza il 15 dicembre 2022. E le multinazionali che lo producono e lo vendono stanno premendo pesantemente per rinnovarla.
Fonte
26/06/2020
Glifosato. Doppio regime per la Bayer tra Usa e Ue
La multinazionale chimico-farmaceutico tedesca Bayer ha reso noto di aver raggiunto un accordo con i querelanti per chiudere le cause in corso negli Stati Uniti relative all’erbicida glifosato.
La questione del glifosato si è aperta dopo l’acquisizione della statunitense Monsanto da parte della Bayer nel 2018. Il diserbante, noto come Roundup, veniva prodotto e venduto diffusamente dalla multinazionale statunitense ed erano state avviate diverse class action contro di essa.
I querelanti ritengono che l’erbicida sia responsabile dei loro tumori, mentre la Bayer, che nega ogni nesso di causalità, ha già perso diverse cause relative al glifosato.
Secondo quanto riferisce il quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, la Bayer si è impegnata a versare fino a 9,6 miliardi di dollari, mentre altri 1,25 miliardi di dollari saranno resi disponibili a tutti i futuri querelanti.
L’accordo non chiude però tutte le cause in corso negli Usa contro la Bayer per il glifosato. Vi sono ancora 30 mila casi in cui gli avvocati devono ancora concordare un’intesa. Secondo Bayer, l’accordo avrebbe chiuso i tre quarti di tutti i procedimenti relativi al glifosato, mentre vi sono 125 mila azioni legali intentate e non ancora avviate.
Recentemente, l’azienda aveva reso noto che le cause aperte per il glifosato erano 50 mila. Secondo l’amministratore delegato di Bayer, Werner Baumann, l’accordo “risolve la maggior parte delle cause legali in corso e stabilisce un chiaro meccanismo per affrontare i rischi di possibili controversie future”. Inoltre, l’intesa “ha senso dal punto di vista economico, rispetto ai notevoli rischi finanziari di una disputa legale di vecchia data e ai relativi effetti negativi sulla reputazione e l’attività” del conglomerato industriale.
In Europa la questione del divieto d’utilizzo del glifosato è spaventosamente contraddittoria. Prima – quando era Monsanto – era vietato, poi quando è diventato Bayer, è stato “sdoganato”.
Il primo ottobre del 2019, la Corte di Giustizia Ue ha riaperto il caso sulla base della causa presentata dal Tribunale penale di Foix (Francia) dopo la protesta dei “Mietitori volontari anti ogm dell’Ariège”.
Il gruppo ambientalista era stato accusato di aver danneggiato dei bidoni di Roundup, contenente glifosato, nella città di Pamiers. Da qui è seguita la domanda di chiarimenti alla Corte Ue da parte della giustizia francese sulla validità della normativa europea inerente l’utilizzo dell’erbicida.
Ma il risultato della corte europea è stato quantomeno sconcertante: “Non sussiste alcun elemento capace d’inficiare la liceità dell’uso del glifosato”.
Prodotto dalla Monsanto e introdotto nel 1974, dalla sua immissione nel mercato con il nome di “Roundup”, ne sono state spruzzate sui campi milioni di tonnellate. Si tratta di un prodotto economico e semplice da utilizzare.
Nel 2015, l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc), che fa parte dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), inserisce il glifosato nella lista delle sostanze “probabilmente cancerogene”, quindi nel gruppo 2A.
Ma a novembre del 2015 l’agenzia europea EFSA pubblica una valutazione del glifosato che contrasta con la conclusione della IARC: il glifosato non sarebbe genotossico (vale a dire non danneggerebbe il DNA) e non rappresenterebbe un rischio di indurre nell’uomo il cancro.
Nel 2017, il Guardian ha scoperto che molte pagine del rapporto dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) per la valutazione dei rischi dell’uso del glifosato, erano sono state copiate dalla richiesta di rinnovo dell’autorizzazione da parte delle aziende che lo producono.
Poi nel 2018, la proprietà e la vendita del Roundup passa da Monsanto a Bayer, cioè da una multinazionale statunitense ad una tedesca. E in Europa per la vendita del Roundup si aprono porte prime chiuse o socchiuse.
A poco più di due anni di distanza dalla decisione sul rinnovo dell’autorizzazione Ue all’erbicida più diffuso al mondo – ma sotto accusa per la potenziale cancerogenicità – gli stati europei si sono mossi decisamente in ordine sparso in vista della sua possibile messa al bando nel 2022, quando scadrà il permesso dimezzato a cinque anni per favorire un compromesso l’agricoltura sarebbe rimasta di fatto senza alternative.
In Italia, il Decreto del 9 agosto 2016 del Ministero della Salute non mette al bando i prodotti fitosanitari contenenti la sostanza attiva glifosato. Semplicemente, ne modifica le condizioni d’impiego. Ad oggi, le limitazioni sull’uso dell’erbicida Roundup riguardano:
- l’uso non agricolo su suoli che presentano una percentuale di sabbia superiore all’80%, nelle aree vulnerabili, nelle zone di rispetto e nelle aree frequentate dalla popolazione quali parchi, giardini, campi sportivi e aree ricreative, cortili e aree verdi all’interno di plessi scolastici, aree gioco per bambini e aree adiacenti alle strutture sanitarie;
- l’uso in antecedente la raccolta teso solo a ottimizzare il raccolto o la trebbiatura.
Per tutti gli altri casi, invece, i prodotti fitosanitari contenenti il potente erbicida continuano a essere autorizzati e ampiamente utilizzati.
Fonte
La questione del glifosato si è aperta dopo l’acquisizione della statunitense Monsanto da parte della Bayer nel 2018. Il diserbante, noto come Roundup, veniva prodotto e venduto diffusamente dalla multinazionale statunitense ed erano state avviate diverse class action contro di essa.
I querelanti ritengono che l’erbicida sia responsabile dei loro tumori, mentre la Bayer, che nega ogni nesso di causalità, ha già perso diverse cause relative al glifosato.
Secondo quanto riferisce il quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, la Bayer si è impegnata a versare fino a 9,6 miliardi di dollari, mentre altri 1,25 miliardi di dollari saranno resi disponibili a tutti i futuri querelanti.
L’accordo non chiude però tutte le cause in corso negli Usa contro la Bayer per il glifosato. Vi sono ancora 30 mila casi in cui gli avvocati devono ancora concordare un’intesa. Secondo Bayer, l’accordo avrebbe chiuso i tre quarti di tutti i procedimenti relativi al glifosato, mentre vi sono 125 mila azioni legali intentate e non ancora avviate.
Recentemente, l’azienda aveva reso noto che le cause aperte per il glifosato erano 50 mila. Secondo l’amministratore delegato di Bayer, Werner Baumann, l’accordo “risolve la maggior parte delle cause legali in corso e stabilisce un chiaro meccanismo per affrontare i rischi di possibili controversie future”. Inoltre, l’intesa “ha senso dal punto di vista economico, rispetto ai notevoli rischi finanziari di una disputa legale di vecchia data e ai relativi effetti negativi sulla reputazione e l’attività” del conglomerato industriale.
In Europa la questione del divieto d’utilizzo del glifosato è spaventosamente contraddittoria. Prima – quando era Monsanto – era vietato, poi quando è diventato Bayer, è stato “sdoganato”.
Il primo ottobre del 2019, la Corte di Giustizia Ue ha riaperto il caso sulla base della causa presentata dal Tribunale penale di Foix (Francia) dopo la protesta dei “Mietitori volontari anti ogm dell’Ariège”.
Il gruppo ambientalista era stato accusato di aver danneggiato dei bidoni di Roundup, contenente glifosato, nella città di Pamiers. Da qui è seguita la domanda di chiarimenti alla Corte Ue da parte della giustizia francese sulla validità della normativa europea inerente l’utilizzo dell’erbicida.
Ma il risultato della corte europea è stato quantomeno sconcertante: “Non sussiste alcun elemento capace d’inficiare la liceità dell’uso del glifosato”.
Prodotto dalla Monsanto e introdotto nel 1974, dalla sua immissione nel mercato con il nome di “Roundup”, ne sono state spruzzate sui campi milioni di tonnellate. Si tratta di un prodotto economico e semplice da utilizzare.
Nel 2015, l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc), che fa parte dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), inserisce il glifosato nella lista delle sostanze “probabilmente cancerogene”, quindi nel gruppo 2A.
Ma a novembre del 2015 l’agenzia europea EFSA pubblica una valutazione del glifosato che contrasta con la conclusione della IARC: il glifosato non sarebbe genotossico (vale a dire non danneggerebbe il DNA) e non rappresenterebbe un rischio di indurre nell’uomo il cancro.
Nel 2017, il Guardian ha scoperto che molte pagine del rapporto dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) per la valutazione dei rischi dell’uso del glifosato, erano sono state copiate dalla richiesta di rinnovo dell’autorizzazione da parte delle aziende che lo producono.
Poi nel 2018, la proprietà e la vendita del Roundup passa da Monsanto a Bayer, cioè da una multinazionale statunitense ad una tedesca. E in Europa per la vendita del Roundup si aprono porte prime chiuse o socchiuse.
A poco più di due anni di distanza dalla decisione sul rinnovo dell’autorizzazione Ue all’erbicida più diffuso al mondo – ma sotto accusa per la potenziale cancerogenicità – gli stati europei si sono mossi decisamente in ordine sparso in vista della sua possibile messa al bando nel 2022, quando scadrà il permesso dimezzato a cinque anni per favorire un compromesso l’agricoltura sarebbe rimasta di fatto senza alternative.
In Italia, il Decreto del 9 agosto 2016 del Ministero della Salute non mette al bando i prodotti fitosanitari contenenti la sostanza attiva glifosato. Semplicemente, ne modifica le condizioni d’impiego. Ad oggi, le limitazioni sull’uso dell’erbicida Roundup riguardano:
- l’uso non agricolo su suoli che presentano una percentuale di sabbia superiore all’80%, nelle aree vulnerabili, nelle zone di rispetto e nelle aree frequentate dalla popolazione quali parchi, giardini, campi sportivi e aree ricreative, cortili e aree verdi all’interno di plessi scolastici, aree gioco per bambini e aree adiacenti alle strutture sanitarie;
- l’uso in antecedente la raccolta teso solo a ottimizzare il raccolto o la trebbiatura.
Per tutti gli altri casi, invece, i prodotti fitosanitari contenenti il potente erbicida continuano a essere autorizzati e ampiamente utilizzati.
Fonte
13/08/2018
Condanna Monsanto: a picco le azioni della Bayer, e potrebbero arrivare altre sentenze
Ogni tanto qualche buona notizia arriva, dal fronte dell’impari lotta tra la tutela dei diritti e l’obbligo di massimizzare il profitto. Una battaglia che è sempre più complicato combattere in un mondo a capitalismo avanzato dove sembrano sul punto di crollare tutti i presidi di welfare e di protezione dei più deboli.
Si può leggere così la sentenza di due giorni fa emessa da un giudice di S.Francisco che condanna la Monsanto – multinazionale di biotecnologie agrarie di recente acquisita dalla Bayer – a risarcire un giardiniere che si è ammalato di cancro in seguito all’esposizione prolungata ad un erbicida.
Il Tribunale ha ordinato un risarcimento di 289 milioni di dollari nei confronti di Dewayne Johnson, il giardiniere quarantaseienne che nel 2014 si è ammalato di linfoma. Resosi conto che la sua malattia poteva essere collegata all’utilizzo dell’erbicida commercializzato dalla Monsanto, l’uomo ha sporto denuncia. Il primo risultato è arrivato due giorni fa: per il tribunale di S. Francisco la causa della malattia è proprio l’utilizzo del prodotto e sopratutto l’assenza di adeguate avvertenze circa la sua pericolosità.
L’elemento di cancerogenicità individuato tra i componenti del prodotto è il glifosato, utilizzato da anni come diserbante e recentemente inserito dallo IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) tra nell’elenco dei “probabili cangerogeni” per l’uomo.
Inutile sottolineare cosa può rappresentare questa sentenza: un incredibile precedente, l’apripista ad una lunga serie di cause e sentenze simili che darebbero il via ad un effetto domino di enormi proporzioni.
Solo negli USA sono circa cinquemila le cause in corso che vertono sulla pericolosità del glifosato, e valutando la quantificazione che il tribunale di S.Francisco ha attribuito al danno prodotto dalla Monsanto (289 milioni di dollari, appunto) è abbastanza facile immaginare cosa potrebbe avvenire se anche solo il 10% dei processi andassero come sta andando quello di S.Francisco.
La questione è di enorme portata, perchè non riguarda solo la Monsanto, già di per sé una importante multinazionale. La reale protagonista della vicenda è la Bayer, ancora più importante colosso farmaceutico tedesco che ha comprato Monsanto, mettendo sul piatto oltre 60 miliardi di dollari.
Entrambi i management (Monsanto e Bayer) hanno immediatamente annunciato che procederanno ad un ricorso nei confronti della sentenza, affrettandosi a dichiarare che il giudice si è sbagliato e che il glifosato non è realmente pericoloso per la salute umana.
Ma il mercato ha reagito, e questa mattina il titolo Bayer ha registrato una perdita del 10% sulla Borsa di Francoforte.
Vicenda da seguire con attenzione, perchè se regge la sentenza, la questione potrebbe farsi ancora più interessante.
Fonte
Si può leggere così la sentenza di due giorni fa emessa da un giudice di S.Francisco che condanna la Monsanto – multinazionale di biotecnologie agrarie di recente acquisita dalla Bayer – a risarcire un giardiniere che si è ammalato di cancro in seguito all’esposizione prolungata ad un erbicida.
Il Tribunale ha ordinato un risarcimento di 289 milioni di dollari nei confronti di Dewayne Johnson, il giardiniere quarantaseienne che nel 2014 si è ammalato di linfoma. Resosi conto che la sua malattia poteva essere collegata all’utilizzo dell’erbicida commercializzato dalla Monsanto, l’uomo ha sporto denuncia. Il primo risultato è arrivato due giorni fa: per il tribunale di S. Francisco la causa della malattia è proprio l’utilizzo del prodotto e sopratutto l’assenza di adeguate avvertenze circa la sua pericolosità.
L’elemento di cancerogenicità individuato tra i componenti del prodotto è il glifosato, utilizzato da anni come diserbante e recentemente inserito dallo IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) tra nell’elenco dei “probabili cangerogeni” per l’uomo.
Inutile sottolineare cosa può rappresentare questa sentenza: un incredibile precedente, l’apripista ad una lunga serie di cause e sentenze simili che darebbero il via ad un effetto domino di enormi proporzioni.
Solo negli USA sono circa cinquemila le cause in corso che vertono sulla pericolosità del glifosato, e valutando la quantificazione che il tribunale di S.Francisco ha attribuito al danno prodotto dalla Monsanto (289 milioni di dollari, appunto) è abbastanza facile immaginare cosa potrebbe avvenire se anche solo il 10% dei processi andassero come sta andando quello di S.Francisco.
La questione è di enorme portata, perchè non riguarda solo la Monsanto, già di per sé una importante multinazionale. La reale protagonista della vicenda è la Bayer, ancora più importante colosso farmaceutico tedesco che ha comprato Monsanto, mettendo sul piatto oltre 60 miliardi di dollari.
Entrambi i management (Monsanto e Bayer) hanno immediatamente annunciato che procederanno ad un ricorso nei confronti della sentenza, affrettandosi a dichiarare che il giudice si è sbagliato e che il glifosato non è realmente pericoloso per la salute umana.
Ma il mercato ha reagito, e questa mattina il titolo Bayer ha registrato una perdita del 10% sulla Borsa di Francoforte.
Vicenda da seguire con attenzione, perchè se regge la sentenza, la questione potrebbe farsi ancora più interessante.
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08/12/2017
L’Unione Europea dei veleni e delle multinazionali. Il caso del glifosato
Alla fine di novembre, la multinazionale tedesca Bayer, che nel 2016 si era fusa con la statunitense Monsanto e che produce il glifosato, è riuscita ad ottenerne l’autorizzazione all’uso in agricoltura ed in altri settori da parte della #CommissioneEuropea per altri cinque lunghi anni.
Ma già a settembre l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), competente a valutare i rischi per la salute, aveva dato il proprio assenso all’uso del glifosato copiando pari pari il dossier presentato da Monsanto. Dal confronto tra la richiesta di rinnovo dell’autorizzazione che Monsanto aveva presentato nel maggio 2012 per conto della Glyphosate Task Force (un consorzio di oltre 20 aziende che commercializzano prodotti a base di glifosato in Europa) e la relazione dell’EFSA è emerso, infatti, che le sezioni del rapporto dell’EFSA che riesaminavano gli studi pubblicati sul potenziale impatto del glifosato sulla salute umana sono stati copiati di sana pianta dal dossier presentato da Monsanto. Peraltro, le 100 pagine copiate di peso sono proprio quelle relative alle sezioni più controverse: quelle sulla potenziale genotossicità, la cancerogenicità e la tossicità riproduttiva del glifosato.
La stessa Commissione Europea, tuttavia, ad agosto di quest’anno era stata costretta ad aprire un’indagine su quella repentina fusione tra la tedesca Bayer e la statunitense Monsanto a seguito del parere negativo dell’Antitrust comunitario che aveva ritenuto il nuovo colosso, nato in seguito ad una maxifusione da 59 miliardi di dollari, “dannoso per la concorrenza” nei settori interessati.
Ecco, è questo il punto che merita tutta la nostra attenzione: la Commissione interviene puntualmente se solo esiste il sospetto di una minima lesione di uno dei princìpi cardini della UE, cioè , la “concorrenza”, ovvero, il cosiddetto “libero mercato”. Quando invece c’è in gioco la tutela ed il diritto alla salute delle persone, in ambito comunitario, le cose vanno assai diversamente.
Ma innanzitutto, cos’è il glifosato? È un diserbante non selettivo, cioè, una molecola che elimina tutte le erbe infestanti, in uso dal 1974, e che è oggi l’erbicida più utilizzato in agricoltura, al mondo, perchè molto economico ed il più semplice da utilizzare. La Monsanto ha scoperto la sua azione come erbicida ad ampio spettro nel 1994 e lo ha, pertanto, brevettato e commercializzato con il nome di “Roundup”. Da allora l’uso del glifosato è aumentato globalmente di 15 volte. Dal 2001 il brevetto è scaduto, e il glifosato viene utilizzato da molte aziende nella formulazione di diserbanti utilizzati soprattutto in agricoltura.
Nel 2015, un gruppo di esperti dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) di Lione ha reso pubblici i risultati dell’indagine sugli effetti che il glifosato produce sugli esseri umani e sugli animali. In esito a quell’analisi, lo IARC ha deciso di inserire il glifosato nella lista delle sostanze “probabilmente cancerogene” (categoria 2A). Inoltre, gli studi epidemiologici sulla possibile attività del glifosato negli esseri umani hanno segnalato un aumento del rischio di linfomi non-Hodgkin tra gli agricoltori che ne fanno uso e gli studi di laboratorio in cellule isolate hanno dimostrato che la sostanza provoca danni genetici e stress ossidativo.
Come ampiamente documentato in un articolo del Prof. Roberto Suozzi, pubblicato su questo giornale il 16 febbraio 2017, un recentissimo studio condotto dagli scienziati del King College di Londra, i cui esiti sono stati resi noti il 9 gennaio 2017, ha dimostrato che, sperimentalmente nei ratti, a un dosaggio bassissimo, il glifosato provoca una steatosi epatica: cioè un fegato grasso su base non-alcolica (NAFLD). Questa situazione non solo può portare alla cirrosi epatica, ma può indurre anche altre patologie tra cui quelle cardiovascolari, come infarti e ictus. Si tratta del primo studio che dimostra, in maniera inequivocabile, il collegamento tra glifosato e gravi malattie.
Eppure sul glifosato, lo scorso settembre l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) non ci ha pensato due volte ad approvarne l’uso copiando pari pari il dossier presentato da Monsanto proprio sulle questioni più controverse. E non è bastato nemmeno quell’importante studio degli scienziati del King College di Londra a fermare la #CommissioneEuropea che a fine novembre ha votato a favore dell’autorizzazione all’uso del glifosato con il voto decisivo della Germania. Quella stessa Germania che nelle precedenti votazioni si era sempre astenuta ma che, a dicembre, per mezzo del suo ministro Schmdit, ha dato il suo voto positivo risultato determinante al rinnovo dell’autorizzazione. Certo, la cancelliera Angela Merkel si è subito affrettata a smentire l’operato del suo ministro dichiarando che “questa non era la decisione del governo” e, tuttavia, si è ben guardata dal chiederne le dimissioni.
E la salute dei cittadini comunitari? Se ne riparla fra 5 anni. Manco fosse la “concorrenza”.
Fonte
Ma già a settembre l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), competente a valutare i rischi per la salute, aveva dato il proprio assenso all’uso del glifosato copiando pari pari il dossier presentato da Monsanto. Dal confronto tra la richiesta di rinnovo dell’autorizzazione che Monsanto aveva presentato nel maggio 2012 per conto della Glyphosate Task Force (un consorzio di oltre 20 aziende che commercializzano prodotti a base di glifosato in Europa) e la relazione dell’EFSA è emerso, infatti, che le sezioni del rapporto dell’EFSA che riesaminavano gli studi pubblicati sul potenziale impatto del glifosato sulla salute umana sono stati copiati di sana pianta dal dossier presentato da Monsanto. Peraltro, le 100 pagine copiate di peso sono proprio quelle relative alle sezioni più controverse: quelle sulla potenziale genotossicità, la cancerogenicità e la tossicità riproduttiva del glifosato.
La stessa Commissione Europea, tuttavia, ad agosto di quest’anno era stata costretta ad aprire un’indagine su quella repentina fusione tra la tedesca Bayer e la statunitense Monsanto a seguito del parere negativo dell’Antitrust comunitario che aveva ritenuto il nuovo colosso, nato in seguito ad una maxifusione da 59 miliardi di dollari, “dannoso per la concorrenza” nei settori interessati.
Ecco, è questo il punto che merita tutta la nostra attenzione: la Commissione interviene puntualmente se solo esiste il sospetto di una minima lesione di uno dei princìpi cardini della UE, cioè , la “concorrenza”, ovvero, il cosiddetto “libero mercato”. Quando invece c’è in gioco la tutela ed il diritto alla salute delle persone, in ambito comunitario, le cose vanno assai diversamente.
Ma innanzitutto, cos’è il glifosato? È un diserbante non selettivo, cioè, una molecola che elimina tutte le erbe infestanti, in uso dal 1974, e che è oggi l’erbicida più utilizzato in agricoltura, al mondo, perchè molto economico ed il più semplice da utilizzare. La Monsanto ha scoperto la sua azione come erbicida ad ampio spettro nel 1994 e lo ha, pertanto, brevettato e commercializzato con il nome di “Roundup”. Da allora l’uso del glifosato è aumentato globalmente di 15 volte. Dal 2001 il brevetto è scaduto, e il glifosato viene utilizzato da molte aziende nella formulazione di diserbanti utilizzati soprattutto in agricoltura.
Nel 2015, un gruppo di esperti dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) di Lione ha reso pubblici i risultati dell’indagine sugli effetti che il glifosato produce sugli esseri umani e sugli animali. In esito a quell’analisi, lo IARC ha deciso di inserire il glifosato nella lista delle sostanze “probabilmente cancerogene” (categoria 2A). Inoltre, gli studi epidemiologici sulla possibile attività del glifosato negli esseri umani hanno segnalato un aumento del rischio di linfomi non-Hodgkin tra gli agricoltori che ne fanno uso e gli studi di laboratorio in cellule isolate hanno dimostrato che la sostanza provoca danni genetici e stress ossidativo.
Come ampiamente documentato in un articolo del Prof. Roberto Suozzi, pubblicato su questo giornale il 16 febbraio 2017, un recentissimo studio condotto dagli scienziati del King College di Londra, i cui esiti sono stati resi noti il 9 gennaio 2017, ha dimostrato che, sperimentalmente nei ratti, a un dosaggio bassissimo, il glifosato provoca una steatosi epatica: cioè un fegato grasso su base non-alcolica (NAFLD). Questa situazione non solo può portare alla cirrosi epatica, ma può indurre anche altre patologie tra cui quelle cardiovascolari, come infarti e ictus. Si tratta del primo studio che dimostra, in maniera inequivocabile, il collegamento tra glifosato e gravi malattie.
Eppure sul glifosato, lo scorso settembre l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) non ci ha pensato due volte ad approvarne l’uso copiando pari pari il dossier presentato da Monsanto proprio sulle questioni più controverse. E non è bastato nemmeno quell’importante studio degli scienziati del King College di Londra a fermare la #CommissioneEuropea che a fine novembre ha votato a favore dell’autorizzazione all’uso del glifosato con il voto decisivo della Germania. Quella stessa Germania che nelle precedenti votazioni si era sempre astenuta ma che, a dicembre, per mezzo del suo ministro Schmdit, ha dato il suo voto positivo risultato determinante al rinnovo dell’autorizzazione. Certo, la cancelliera Angela Merkel si è subito affrettata a smentire l’operato del suo ministro dichiarando che “questa non era la decisione del governo” e, tuttavia, si è ben guardata dal chiederne le dimissioni.
E la salute dei cittadini comunitari? Se ne riparla fra 5 anni. Manco fosse la “concorrenza”.
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30/11/2017
Veleni: Germania decisiva in Commissione Europea per autorizzare il Glifosato. La Bayer ringrazia
La Commissione Europea ha approvato l’autorizzazione all’uso del glifosato. Altri cinque anni, dunque, prima della messa al bando a partire dal 2022. Il Glifosato (in sigla C3H8NO5P) più correttamente definito Roundup, viene considerato un erbicida totale. Il maggiore produttore mondiale è la multinazionale statunitense Monsanto che però nel settembre 2016 è stata acquisita dalla multinazionale tedesca Bayer.
In Italia c’è il divieto di usarlo sul grano in pre-raccolta, diversamente da quanto avviene per quello straniero proveniente da Usa e Canada, dove – nella stessa fase produttiva – viene invece intensivamente impiegato per seccare e garantire artificialmente un livello proteico elevato. La rivista Nature ha pubblicato uno studio scientifico, condotto su ratti, che fa molta chiarezza sul Glifosato (Roundup) il quale provoca un aumento di incidenza di patologie del fegato e del rene in particolare. E’ uno studio molto importante, condotto per molto tempo, che sta provocando nella comunità scientifica grandi discussioni sull’uso dell’erbicida, del diserbante Roundup sulla salute umana. Su questo il nostro giornale ha già documentato ampiamente.
Gli scienziati del King College di Londra hanno dimostrato che, sperimentalmente nei ratti, a un dosaggio bassissimo, il Roundup provocava una steatosi epatica: cioè un fegato grasso su base non-alcolica (NAFLD). Questa situazione non solo può portare alla cirrosi epatica, ma può indurre anche altre patologie tra cui quelle cardiovascolari, come infarti e ictus. Questo è il primo studio che dimostra, in maniera inequivocabile, il collegamento tra Roundup e gravi malattie.
Per l’approvazione è stato determinante il parere positivo della Germania, che ha di fatto spostato l’equilibrio dei paesi della Ue riuniti per decidere. Impossibile non individuare il nesso tra questa posizione del governo tedesco – decisivo per la scelta della Commissione Europea – e il fatto che il maggior produttore mondiale di Glifosato sia adesso la multinazionale tedesca Bayer.
La maggioranza qualificata si espressa con 18 paesi a favore della proroga di cinque anni, 9 i paesi contrari (Italia, Francia, Belgio, Grecia, Ungheria, Cipro, Malta, Lussemburgo e Lettonia), 1 astenuto (Portogallo). La Germania, si era sempre astenuta negli scorsi tentativi nel Comitato permanente Ue di poter applicare il glifosato su piante, cibi e mangimi (Comitato Paff) facendo così mancare la maggioranza qualificata sia pro che contro la proposta della Commissione Europea. Questa volta si è invece espressa a favore. Per altri cinque anni la Monsanto potrà vendere il veleno con cui irrorare le coltivazioni, anche in una Europa dove a fare la differenza sono gli interessi di multinazionali come la tedesca Bayer.
Fonte
In Italia c’è il divieto di usarlo sul grano in pre-raccolta, diversamente da quanto avviene per quello straniero proveniente da Usa e Canada, dove – nella stessa fase produttiva – viene invece intensivamente impiegato per seccare e garantire artificialmente un livello proteico elevato. La rivista Nature ha pubblicato uno studio scientifico, condotto su ratti, che fa molta chiarezza sul Glifosato (Roundup) il quale provoca un aumento di incidenza di patologie del fegato e del rene in particolare. E’ uno studio molto importante, condotto per molto tempo, che sta provocando nella comunità scientifica grandi discussioni sull’uso dell’erbicida, del diserbante Roundup sulla salute umana. Su questo il nostro giornale ha già documentato ampiamente.
Gli scienziati del King College di Londra hanno dimostrato che, sperimentalmente nei ratti, a un dosaggio bassissimo, il Roundup provocava una steatosi epatica: cioè un fegato grasso su base non-alcolica (NAFLD). Questa situazione non solo può portare alla cirrosi epatica, ma può indurre anche altre patologie tra cui quelle cardiovascolari, come infarti e ictus. Questo è il primo studio che dimostra, in maniera inequivocabile, il collegamento tra Roundup e gravi malattie.
Per l’approvazione è stato determinante il parere positivo della Germania, che ha di fatto spostato l’equilibrio dei paesi della Ue riuniti per decidere. Impossibile non individuare il nesso tra questa posizione del governo tedesco – decisivo per la scelta della Commissione Europea – e il fatto che il maggior produttore mondiale di Glifosato sia adesso la multinazionale tedesca Bayer.
La maggioranza qualificata si espressa con 18 paesi a favore della proroga di cinque anni, 9 i paesi contrari (Italia, Francia, Belgio, Grecia, Ungheria, Cipro, Malta, Lussemburgo e Lettonia), 1 astenuto (Portogallo). La Germania, si era sempre astenuta negli scorsi tentativi nel Comitato permanente Ue di poter applicare il glifosato su piante, cibi e mangimi (Comitato Paff) facendo così mancare la maggioranza qualificata sia pro che contro la proposta della Commissione Europea. Questa volta si è invece espressa a favore. Per altri cinque anni la Monsanto potrà vendere il veleno con cui irrorare le coltivazioni, anche in una Europa dove a fare la differenza sono gli interessi di multinazionali come la tedesca Bayer.
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23/08/2017
Fusione Bayer-Monsanto. L’Unione Europea per ora “indaga”
L’oligopolio già esiste. La preoccupazione degli arbitri attivi nel campionato multinazionale è che si rischi il monopolio. E che dunque finiscano i giochi “virtuosi” della concorrenza.
L’Unione Europea ha deciso di bloccare temporaneamente il progetto di fusione tra Bayer e Monsanto, entrambi attivi in particolare nel settore dell’agrochimica, oltre che nella farmaceutica. Una fusione da 59 miliardi, festeggiata dalle borse, ma con qualche problema di eccessiva concentrazione.
Nel settore la corsa a concentrare è aperta da tempo, tanto che le fusioni tra Dow e Dupont, più quella tra ChemChina e Syngenta, sono già andate in porto. Ma Bayer e Monsanto possono vantare una posizione già pressoché insuperabile in alcuni comparti specifici, come pesticidi, sementi (Monsanto è nota soprattutto per gli Ogm, ufficialmente vietati in Europa e in Germania, “base” del colosso esploso con l’Aspirina) e composti chimici vari per l’agricoltura (fertilizzanti, ecc).
La Commissione si è presa tempo fino all’8 gennaio 2018 per sciogliere i dubbi, a partire da quello relativo all’«accesso dei rivali ai distributori e agli agricoltori», che sarebbe prevedibilmente blindato dalla fusione tra i due gruppi principali.
Stiamo parlando di un mercato fortemente caratterizzato da un oligopolio (i gruppi mondiali si contano sulle dita di una mano), anche se – soprattutto nei paesi “emergenti” – movimenti di agricoltori e società produttrici minori provano a contrastare la rapina delle sementi (com’è noto, i semi Ogm danno frutti senza semi, quindi ad ogni rotazione agricola bisogna ricomprarli di nuovo, rinunciando di fatto all’autonomia della riproduzione).
Ed è chiaro che se l’oligopolio si restringe ad un solo soggetto dominante qualsiasi “normativa” non potrà impedire alcun abuso (sia commerciale che, soprattutto, sulla sicurezza alimentare). Ciò spiega perché un soggetto assolutamente prono al grande capitale multinazionale, come l’Unione Europea, sia costretto ad occuparsi criticamente di una fusione appoggiata fortemente dal governo tedesco.
Nel comunicato che accompagna la decisione, la Commissione esprime infatti «preoccupazioni preliminari» che l’operazione «possa ridurre la concorrenza in una serie di diversi mercati che porterebbero a prezzi più alti, qualità inferiore, meno scelta e meno innovazione».
Dinamiche che, dal nostro punto di vista e per storia del capitalismo, si verificherebbero con assoluta certezza.
Fonte
L’Unione Europea ha deciso di bloccare temporaneamente il progetto di fusione tra Bayer e Monsanto, entrambi attivi in particolare nel settore dell’agrochimica, oltre che nella farmaceutica. Una fusione da 59 miliardi, festeggiata dalle borse, ma con qualche problema di eccessiva concentrazione.
Nel settore la corsa a concentrare è aperta da tempo, tanto che le fusioni tra Dow e Dupont, più quella tra ChemChina e Syngenta, sono già andate in porto. Ma Bayer e Monsanto possono vantare una posizione già pressoché insuperabile in alcuni comparti specifici, come pesticidi, sementi (Monsanto è nota soprattutto per gli Ogm, ufficialmente vietati in Europa e in Germania, “base” del colosso esploso con l’Aspirina) e composti chimici vari per l’agricoltura (fertilizzanti, ecc).
La Commissione si è presa tempo fino all’8 gennaio 2018 per sciogliere i dubbi, a partire da quello relativo all’«accesso dei rivali ai distributori e agli agricoltori», che sarebbe prevedibilmente blindato dalla fusione tra i due gruppi principali.
Stiamo parlando di un mercato fortemente caratterizzato da un oligopolio (i gruppi mondiali si contano sulle dita di una mano), anche se – soprattutto nei paesi “emergenti” – movimenti di agricoltori e società produttrici minori provano a contrastare la rapina delle sementi (com’è noto, i semi Ogm danno frutti senza semi, quindi ad ogni rotazione agricola bisogna ricomprarli di nuovo, rinunciando di fatto all’autonomia della riproduzione).
Ed è chiaro che se l’oligopolio si restringe ad un solo soggetto dominante qualsiasi “normativa” non potrà impedire alcun abuso (sia commerciale che, soprattutto, sulla sicurezza alimentare). Ciò spiega perché un soggetto assolutamente prono al grande capitale multinazionale, come l’Unione Europea, sia costretto ad occuparsi criticamente di una fusione appoggiata fortemente dal governo tedesco.
Nel comunicato che accompagna la decisione, la Commissione esprime infatti «preoccupazioni preliminari» che l’operazione «possa ridurre la concorrenza in una serie di diversi mercati che porterebbero a prezzi più alti, qualità inferiore, meno scelta e meno innovazione».
Dinamiche che, dal nostro punto di vista e per storia del capitalismo, si verificherebbero con assoluta certezza.
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25/02/2017
Roundup, il glifosato che ci entra in corpo
Ancora oggetto di discussioni scientifiche, in pratica una questione non risolta, è la compromissione della funzionalità del fegato di coloro che si alimentano con cibi i quali, anche a bassi dosaggi, contengono sostanze erbicide a base di Glifosato, cioè di Roundup. La prestigiosa rivista Nature pubblica uno studio scientifico ¹, condotto su ratti, che fa molta chiarezza sul Glifosato (Roundup) che provoca un aumento di incidenza di patologie del fegato e del rene in particolare. E’ uno studio molto importante, condotto per molto tempo, che sta provocando nella comunità scientifica grandi discussioni sull’uso dell’erbicida, del diserbante Roundup sulla salute umana.
Questi scienziati (King College, Londra) hanno dimostrato che, sperimentalmente nei ratti, a un dosaggio bassissimo, il Roundup provocava una steatosi epatica: cioè un fegato grasso su base non-alcolica (NAFLD). Questa situazione non solo può portare alla cirrosi epatica, ma può indurre anche altre patologie tra cui quelle cardiovascolari, come infarti e ictus. Questo è il primo studio che dimostra, in maniera inequivocabile, il collegamento tra Roundup e gravi malattie.
Nel 2005 avevo scritto che “L'epatocita, la cellula epatica, è tutto per il fegato, è la sua struttura più elementare, ma è anche la sua essenza che capta il sangue arterioso e quello venoso. Senza gli epatociti, piccoli e sofisticatissimi laboratori, al tempo stesso, quella unica e fondamentale struttura ghiandolare del nostro organismo, il fegato, sarebbe poca cosa. Insieme «di laboratori» per un peso di 1500 grammi, il fegato gioca un ruolo centrale nei processi metabolici dell'organismo, detossica e produce bile.
Soluzione acquosa prodotta dall'epatocita, la bile, che permette anche l'assorbimento intestinale dei grassi alimentari e delle vitamine liposolubili (A, D, E, K), svolge anche un importante ruolo nella eliminazione del colesterolo, di sostanze tossiche e di farmaci. La ormai antica notizia è che la soya roundup ready, una soya geneticamente modificata, secondo uno studio (pubblicato molti anni fa) sperimentale, condotto dall'istituto di Istologia dell'Università di Urbino e del Dipartimento di Biologia animale dell'università di Pavia, provoca gravi alterazioni delle cellule del fegato, del pancreas e dei testicoli di piccoli animali alimentati con soya roundup ready².
Ricordo che la Francia ha già fortemente limitato l’ utilizzo del Roundup, cioè del Glifosato che è prodotto dalla Monsanto, la stessa azienda che aveva prodotto l’erbicida tristemente famoso chiamato Agent Orange. La Monsanto Company produsse l’Agent Orange, uno dei molti erbicidi utilizzati, dai soldati degli Stati Uniti nella guerra del Vietnam, come sostanza defoliante e definita “Orange” perché sui contenitori dove c’erano le due sostanze erbicide (2,4-D acido diclorofenossiacetico e 2,4,5-T o 2,4,5, triclorofenossiacetico) era dipinta una larga striscia arancione.
L’Agent Orange ancora oggi non smette di colpire sia gli abitanti che risiedono in Vietnam, sia i militari americani reduci dalla guerra, i veterani, che spesso presentano tumore della prostata. E importanti sono le ricerche della National Academy of Sciences che ha effettuato studi e ricerche che hanno permesso di dimostrare l'associazione positiva tra cancro della prostata ed esposizione agli erbicidi utilizzati nella guerra del Vietnam.³ Mi limito semplicemente a dire (per il momento) che molte altre patologie sono connesse all’uso di erbicidi, che sono stati utilizzati anche nella guerra in Vietnam, come a esempio il diabete mellito di tipo 2, l’amiloidosi, la cardiopatia ischemica, la malattia di Parkinson, la neuropatia periferica a esordio precoce, la malattia acneiforme simile o cloracne, tumori quali la malattia di Hodking, il linfoma non-Hodking, il mieloma multiplo, tumori delle ghiandole linfatiche, della laringe delle vie respiratorie (polmone compreso) dei tessuti molli, e altro 4 .
Volete seguire questo “stile di morte”, o iniziare finalmente a seguire uno stile di vita, partendo dall’alimentazione, veramente corretto, con tutto quello che comporta? La scelta riguarda tutti, così come la questione salute; è giunto il momento di parlarne e discutere, pubblicamente, sia con tutte le figure professionali del settore che si occupano di ciò sia con tutti i cittadini. Non è più il momento di aspettare o tergiversare.
Prof. Roberto Suozzi
Medico e Farmacologo Clinico
Suozziroberto.altervista.org
Note
1) Multiomics reveal non-alcoholic fatty liver disease in rats following chronic exposure to an ultra-low dose of Roundup herbicide (09 gennaio 2017)
2) La soya made in Monsanto che spappola il fegato ROBERTO SUOZZI (Il Manifesto 3 Luglio 2005)
3) VA Public Health Home – US Department of Veterans Affairs www.publichealth.va.gov/
4) Agent Orange and Cancer – American Cancer Society https://www.cancer.org/cancer/cancer…/agent–oran… 13 mag 2016 –
Fonte
Questi scienziati (King College, Londra) hanno dimostrato che, sperimentalmente nei ratti, a un dosaggio bassissimo, il Roundup provocava una steatosi epatica: cioè un fegato grasso su base non-alcolica (NAFLD). Questa situazione non solo può portare alla cirrosi epatica, ma può indurre anche altre patologie tra cui quelle cardiovascolari, come infarti e ictus. Questo è il primo studio che dimostra, in maniera inequivocabile, il collegamento tra Roundup e gravi malattie.
Nel 2005 avevo scritto che “L'epatocita, la cellula epatica, è tutto per il fegato, è la sua struttura più elementare, ma è anche la sua essenza che capta il sangue arterioso e quello venoso. Senza gli epatociti, piccoli e sofisticatissimi laboratori, al tempo stesso, quella unica e fondamentale struttura ghiandolare del nostro organismo, il fegato, sarebbe poca cosa. Insieme «di laboratori» per un peso di 1500 grammi, il fegato gioca un ruolo centrale nei processi metabolici dell'organismo, detossica e produce bile.
Soluzione acquosa prodotta dall'epatocita, la bile, che permette anche l'assorbimento intestinale dei grassi alimentari e delle vitamine liposolubili (A, D, E, K), svolge anche un importante ruolo nella eliminazione del colesterolo, di sostanze tossiche e di farmaci. La ormai antica notizia è che la soya roundup ready, una soya geneticamente modificata, secondo uno studio (pubblicato molti anni fa) sperimentale, condotto dall'istituto di Istologia dell'Università di Urbino e del Dipartimento di Biologia animale dell'università di Pavia, provoca gravi alterazioni delle cellule del fegato, del pancreas e dei testicoli di piccoli animali alimentati con soya roundup ready².
Ricordo che la Francia ha già fortemente limitato l’ utilizzo del Roundup, cioè del Glifosato che è prodotto dalla Monsanto, la stessa azienda che aveva prodotto l’erbicida tristemente famoso chiamato Agent Orange. La Monsanto Company produsse l’Agent Orange, uno dei molti erbicidi utilizzati, dai soldati degli Stati Uniti nella guerra del Vietnam, come sostanza defoliante e definita “Orange” perché sui contenitori dove c’erano le due sostanze erbicide (2,4-D acido diclorofenossiacetico e 2,4,5-T o 2,4,5, triclorofenossiacetico) era dipinta una larga striscia arancione.
L’Agent Orange ancora oggi non smette di colpire sia gli abitanti che risiedono in Vietnam, sia i militari americani reduci dalla guerra, i veterani, che spesso presentano tumore della prostata. E importanti sono le ricerche della National Academy of Sciences che ha effettuato studi e ricerche che hanno permesso di dimostrare l'associazione positiva tra cancro della prostata ed esposizione agli erbicidi utilizzati nella guerra del Vietnam.³ Mi limito semplicemente a dire (per il momento) che molte altre patologie sono connesse all’uso di erbicidi, che sono stati utilizzati anche nella guerra in Vietnam, come a esempio il diabete mellito di tipo 2, l’amiloidosi, la cardiopatia ischemica, la malattia di Parkinson, la neuropatia periferica a esordio precoce, la malattia acneiforme simile o cloracne, tumori quali la malattia di Hodking, il linfoma non-Hodking, il mieloma multiplo, tumori delle ghiandole linfatiche, della laringe delle vie respiratorie (polmone compreso) dei tessuti molli, e altro 4 .
Volete seguire questo “stile di morte”, o iniziare finalmente a seguire uno stile di vita, partendo dall’alimentazione, veramente corretto, con tutto quello che comporta? La scelta riguarda tutti, così come la questione salute; è giunto il momento di parlarne e discutere, pubblicamente, sia con tutte le figure professionali del settore che si occupano di ciò sia con tutti i cittadini. Non è più il momento di aspettare o tergiversare.
Prof. Roberto Suozzi
Medico e Farmacologo Clinico
Suozziroberto.altervista.org
Note
1) Multiomics reveal non-alcoholic fatty liver disease in rats following chronic exposure to an ultra-low dose of Roundup herbicide (09 gennaio 2017)
2) La soya made in Monsanto che spappola il fegato ROBERTO SUOZZI (Il Manifesto 3 Luglio 2005)
3) VA Public Health Home – US Department of Veterans Affairs www.publichealth.va.gov/
4) Agent Orange and Cancer – American Cancer Society https://www.cancer.org/cancer/cancer…/agent–oran… 13 mag 2016 –
Fonte
21/09/2016
Nutrire il pianeta, da oggi ci pensa Bayer
Che il libero mercato tenda inevitabilmente al monopolio è una legge
economica difficilmente contestabile persino dall’economia politica
borghese neoclassica. Che persino l’alimentazione e i suoi connessi
legati al mondo della produzione agricola vengano governati
esclusivamente dalle logiche privatistiche, è anch’essa un’evidenza
ormai secolare. Nonostante Expo e gli intenti retorici sull’accesso al
cibo e nuove forme di produzione alimentare, a stabilire forme, tempi e
costi dell’agricoltura era, fino al 15 settembre, un ristretto gruppo di
mega aziende multinazionali di sementi e pesticidi. Da quel giorno, di
fatto, l’intero comparto agricolo globale, almeno in Occidente, è
controllato da una sola grande azienda. La recente acquisizione della
monopolista americana degli Ogm Monsanto da parte del colosso chimico
tedesco Bayer si inscrive nella battaglia mondiale in corso tra le
grandi corporation del settore, una guerra che la crisi economica, come
ogni crisi economica, ha incentivato e, in qualche modo, reso
inevitabile.
Un’acquisizione da 66 miliardi di dollari, che era stata preceduta negli ultimi mesi, sempre nel settore agrochimico, da altre due mega acquisizioni: quella tra Dow Chemical e DuPont, e quella avvenuta nelle scorse settimane tra il colosso cinese della chimica ChemCina e la svizzera Syngenta.
Ma ciò avviene in ogni settore. Soltanto in questo primo scorcio di secolo, possiamo verificare che il processo di concentrazione monopolistica e l’ordine di grandezza delle multinazionali ha visto una crescita senza precedenti delle acquisizioni e fusioni delle società nei più svariati campi dell’economia: dall’industria automobilistica alla grande distribuzione, dal mercato dell’energia alla logistica, dalle tecnologie avanzate al settore degli idrocarburi.
L’attuale concentrazione aziendale rappresenta però un salto di qualità: ad essere monopolizzato di fatto è la produzione e l’accesso al cibo. Se la concentrazione nell’Hi-Tech riguarda un campo tutto sommato secondario o comunque non direttamente vitale, il governo della produzione agricola controllato di fatto da un’unica azienda planetaria mina alle fondamenta le possibilità di sviluppo dello stesso genere umano. Sottrae ogni possibile autonomia produttiva individuale o pubblica: da oggi qualsiasi produttore agricolo deve passare per la Bayer per potersi garantire la possibilità di coltivare. Le conseguenze sociali e ambientali di questa operazione sono facilmente intuibili, visto che la Bayer ha un’assoluta posizione di monopolio nel campo della farmaceutica e dei pesticidi, e la Monsanto nel campo dei brevetti Ogm e sulle sementi, sia transgeniche sia convenzionali.
Detto per inciso, Bayer e Monsanto erano, fino al 15 settembre, diretti rivali, come riportato da Linkiesta che linkiamo nella piccola letteratura online in calce: “se si guarda agli erbicidi, Monsanto e Bayer sono concorrenti diretti e molto agguerriti. Dal 1974 la Monsanto ha messo a punto il suo prodotto erbicida a base di glifosato, chiamato Roundup Ready. Negli Usa il principale concorrente è il Liberty Link della Bayer, a base di glufinosato[…]La percentuale di semi utilizzati con brevetto Monsanto la configura come monopolista. Se si guarda ai semi coperti da brevetto utilizzati negli Usa, quelli della Monsanto sono il 97% per la soia, il 75% per il mais e il 95% per il cotone. Parti di questi semi sono venduti da società indipendenti, che però devono fare accordi con la Monsanto.”
Insomma con queste operazioni di “consolidamento”, come asetticamente le chiama Il Sole 24 Ore, il mercato della produzione di cibo e del settore agrochimico nel suo complesso sarà, alla fine di questo processo, in mano a tre colossi multinazionali, mentre solo fino a un anno fa il controllo mondiale di questo settore si spartiva tra 6-7 società multinazionali. Quando crisi fa rima con opportunità, nel mondo della concentrazione finanziaria.
La mega fusione consente anche altre appendici non proprio irrilevanti: è l’escamotage per aggirare il fallimento del TTIP, visto che la Bayer è un’azienda europea, dunque capace di aprire le porte dell’agricoltura continentale ad un’azienda, la Monsanto, che fino ad ora aveva subito forme di controllo capaci quantomeno di “limitare” la sua capacità espansiva e invasiva; ed è lo strumento finale attraverso cui imporre per vie traverse l’utilizzo generalizzato dei fertilizzanti Ogm, vietati in alcuni paesi europei e fortemente limitati in altri, a differenza del mercato americano.
Purtroppo, non solo il dado è ormai tratto, ma le popolazioni europee non hanno al momento alcuno strumento di difesa praticabile, se non quello di rafforzare organi tecnici di controllo continentale che però, paradossalmente, finirebbero per approfondire il problema più che ridurlo, visto che proprio l’ideologia tecnocratica europeista è stata il grimaldello attraverso cui disattivare forme di resistenza politica a processi di concentrazione finanziaria come queste.
Mai come in casi come questo appariamo disarmati di fronte all’esistente, ai macro-processi che determinano il nostro sviluppo, che avviene sopra (e contro) le nostre teste. Come col TTIP, dovremmo sperare che fusioni monopolistiche come queste entrino in conflitto con altri interessi di altri pezzi di borghesia europea, tali da rallentare o magari bloccare un processo altrimenti non arginabile.
Un’immagine decisamente poco rosea del nostro futuro.
Di seguito una sintetica letteratura online utile a capire i passaggi economici, finanziari, produttivi, ambientali e sociali della fusione monstre tra Bayer e Monsanto:
Il Sole 24 Ore:
http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2016-09-15/bayer-conquista-monsanto-063845.shtml?uuid=AD5HTkKB&fromSearch
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2016-09-15/bayer-monsanto-puo-cambiare-storia-ogm-europa-in-italia-chissa-150236.shtml?uuid=AD09GzKB&fromSearch
http://www.econopoly.ilsole24ore.com/2016/09/15/bayer-monsanto-puo-cambiare-la-storia-degli-ogm-in-europa-in-italia-chissa/
http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2016-09-15/con-monsanto-bayer-compra-controversi-ogm-e-diserbanti-071049.shtml?uuid=ADoMekKB&fromSearch
http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2016-08-29/la-febbre-fusioni-tocca-quota-2200-miliardi-105445.shtml?uuid=ADBpQ1AB
Contropiano:
http://contropiano.org/news/internazionale-news/2016/09/15/bayer-si-pappa-monsanto-vuol-padrone-della-vita-083475
Linkiesta:
http://www.linkiesta.it/it/article/2016/08/19/fusione-bayer-monsanto-un-disastro-da-evitare-per-lagricoltura-mondial/31514/
Fonte
Un’acquisizione da 66 miliardi di dollari, che era stata preceduta negli ultimi mesi, sempre nel settore agrochimico, da altre due mega acquisizioni: quella tra Dow Chemical e DuPont, e quella avvenuta nelle scorse settimane tra il colosso cinese della chimica ChemCina e la svizzera Syngenta.
Ma ciò avviene in ogni settore. Soltanto in questo primo scorcio di secolo, possiamo verificare che il processo di concentrazione monopolistica e l’ordine di grandezza delle multinazionali ha visto una crescita senza precedenti delle acquisizioni e fusioni delle società nei più svariati campi dell’economia: dall’industria automobilistica alla grande distribuzione, dal mercato dell’energia alla logistica, dalle tecnologie avanzate al settore degli idrocarburi.
L’attuale concentrazione aziendale rappresenta però un salto di qualità: ad essere monopolizzato di fatto è la produzione e l’accesso al cibo. Se la concentrazione nell’Hi-Tech riguarda un campo tutto sommato secondario o comunque non direttamente vitale, il governo della produzione agricola controllato di fatto da un’unica azienda planetaria mina alle fondamenta le possibilità di sviluppo dello stesso genere umano. Sottrae ogni possibile autonomia produttiva individuale o pubblica: da oggi qualsiasi produttore agricolo deve passare per la Bayer per potersi garantire la possibilità di coltivare. Le conseguenze sociali e ambientali di questa operazione sono facilmente intuibili, visto che la Bayer ha un’assoluta posizione di monopolio nel campo della farmaceutica e dei pesticidi, e la Monsanto nel campo dei brevetti Ogm e sulle sementi, sia transgeniche sia convenzionali.
Detto per inciso, Bayer e Monsanto erano, fino al 15 settembre, diretti rivali, come riportato da Linkiesta che linkiamo nella piccola letteratura online in calce: “se si guarda agli erbicidi, Monsanto e Bayer sono concorrenti diretti e molto agguerriti. Dal 1974 la Monsanto ha messo a punto il suo prodotto erbicida a base di glifosato, chiamato Roundup Ready. Negli Usa il principale concorrente è il Liberty Link della Bayer, a base di glufinosato[…]La percentuale di semi utilizzati con brevetto Monsanto la configura come monopolista. Se si guarda ai semi coperti da brevetto utilizzati negli Usa, quelli della Monsanto sono il 97% per la soia, il 75% per il mais e il 95% per il cotone. Parti di questi semi sono venduti da società indipendenti, che però devono fare accordi con la Monsanto.”
Insomma con queste operazioni di “consolidamento”, come asetticamente le chiama Il Sole 24 Ore, il mercato della produzione di cibo e del settore agrochimico nel suo complesso sarà, alla fine di questo processo, in mano a tre colossi multinazionali, mentre solo fino a un anno fa il controllo mondiale di questo settore si spartiva tra 6-7 società multinazionali. Quando crisi fa rima con opportunità, nel mondo della concentrazione finanziaria.
La mega fusione consente anche altre appendici non proprio irrilevanti: è l’escamotage per aggirare il fallimento del TTIP, visto che la Bayer è un’azienda europea, dunque capace di aprire le porte dell’agricoltura continentale ad un’azienda, la Monsanto, che fino ad ora aveva subito forme di controllo capaci quantomeno di “limitare” la sua capacità espansiva e invasiva; ed è lo strumento finale attraverso cui imporre per vie traverse l’utilizzo generalizzato dei fertilizzanti Ogm, vietati in alcuni paesi europei e fortemente limitati in altri, a differenza del mercato americano.
Purtroppo, non solo il dado è ormai tratto, ma le popolazioni europee non hanno al momento alcuno strumento di difesa praticabile, se non quello di rafforzare organi tecnici di controllo continentale che però, paradossalmente, finirebbero per approfondire il problema più che ridurlo, visto che proprio l’ideologia tecnocratica europeista è stata il grimaldello attraverso cui disattivare forme di resistenza politica a processi di concentrazione finanziaria come queste.
Mai come in casi come questo appariamo disarmati di fronte all’esistente, ai macro-processi che determinano il nostro sviluppo, che avviene sopra (e contro) le nostre teste. Come col TTIP, dovremmo sperare che fusioni monopolistiche come queste entrino in conflitto con altri interessi di altri pezzi di borghesia europea, tali da rallentare o magari bloccare un processo altrimenti non arginabile.
Un’immagine decisamente poco rosea del nostro futuro.
Di seguito una sintetica letteratura online utile a capire i passaggi economici, finanziari, produttivi, ambientali e sociali della fusione monstre tra Bayer e Monsanto:
Il Sole 24 Ore:
http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2016-09-15/bayer-conquista-monsanto-063845.shtml?uuid=AD5HTkKB&fromSearch
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2016-09-15/bayer-monsanto-puo-cambiare-storia-ogm-europa-in-italia-chissa-150236.shtml?uuid=AD09GzKB&fromSearch
http://www.econopoly.ilsole24ore.com/2016/09/15/bayer-monsanto-puo-cambiare-la-storia-degli-ogm-in-europa-in-italia-chissa/
http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2016-09-15/con-monsanto-bayer-compra-controversi-ogm-e-diserbanti-071049.shtml?uuid=ADoMekKB&fromSearch
http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2016-08-29/la-febbre-fusioni-tocca-quota-2200-miliardi-105445.shtml?uuid=ADBpQ1AB
Contropiano:
http://contropiano.org/news/internazionale-news/2016/09/15/bayer-si-pappa-monsanto-vuol-padrone-della-vita-083475
Linkiesta:
http://www.linkiesta.it/it/article/2016/08/19/fusione-bayer-monsanto-un-disastro-da-evitare-per-lagricoltura-mondial/31514/
Fonte
31/05/2016
Majdan per Monsanto & Co.
Petro Poroshenko ha chiesto alla Rada di approvare le modifiche alla Costituzione relative alla legislazione giudiziaria, sostenute (ma davvero?!), ha specificato il presidente, da USA, Commissione Europea e Commissione di Venezia, UE e Consiglio d’Europa.
A rischio di apparire pedissequi ripetitori di una storia a noi ben nota, la riforma suggerita a Poroshenko ipotizza un cambiamento del sistema di immunità dei giudici, che permetterà di “perseguire efficacemente i giudici corrotti, che distorcono il sistema giudiziario”. Previste “misure decisive per depoliticizzare il sistema giudiziario” e ridurre l’influenza del Presidente su di esso. In particolare, verrebbe eliminata la nomina dei giudici per la durata di cinque anni da parte del presidente e quest’ultimo potrà solo controfirmare la candidatura presentata al Consiglio Supremo di Giustizia. Saranno eliminati anche i cosiddetti tribunali superiori specializzati, si creerà la Corte di cassazione e nel Consiglio Supremo di Giustizia verrà aggiunto un Consiglio popolare, che dovrebbe garantire una reale influenza pubblica sulla trasparenza delle candidature.
“Riforme” europeiste e “antigiustizialismo” a parte, ieri l’ex primo ministro ucraino e regina del gas, Julja Timoshenko, ha tirato un affondo sul cosiddetto “nuovo memorandum di collaborazione” che si starebbe mettendo a punto tra Kiev e FMI, definendolo antisociale. Gli interessi della bionda oligarca vanno certamente in direzione opposta ai “sentimenti sociali” da lei compianti, ma in ogni caso la denuncia è indicativa del ruolo assegnato a Kiev dai centri dell’imperialismo occidentale. Timoshenko ha detto che il documento sarebbe stato preparato in segreto da presidente e governo, alle spalle del parlamento, dopo di che il fatto è stato ammesso dal Ministero delle finanze, dal Ministro per lo sviluppo economico Stepan Kubiv e dal presidente del consiglio Vladimir Grojsman, salvo essere semi smentito qualche ora dopo.
Il memorandum prevede innanzitutto l’eliminazione della moratoria sulla privatizzazione dei terreni agricoli, la fine delle agevolazioni per l’agricoltura nazionale ucraina, l’aumento delle tariffe comunali su energia elettrica e gas, l’abrogazione delle agevolazioni per l’andata in pensione di insegnanti e medici e, in definitiva, il taglio di queste categorie professionali. Già dal 1 maggio sono state eliminate le cosiddette tariffe energetiche sociali, unificandole in una tariffa unica, praticamente doppia e dal 1 luglio aumenterà il costo dell’acqua calda e del 90% quello del riscaldamento.
Non si tratta solamente di nuove condizioni dettate a Kiev per ricevere l’ultima tranche di “prestiti”, per 1,7 miliardi di $, congelata da fine 2015; come appare evidente soprattutto dalla questione dell’eliminazione della moratoria sulla privatizzazione dei terreni agricoli, si sta istituzionalizzando la vittoria dei grandi monopoli agroalimentari internazionali (Cargill, Monsanto, Dupont, AgroGeneration, ecc.) che già prima del golpe del febbraio 2014 (!!) avevano puntato i propri appetiti sulle fertili terre nere dell’Ucraina occidentale e meridionale. Il cerchio di majdan si chiude sui suoi “romantici estimatori”.
Fonte
A rischio di apparire pedissequi ripetitori di una storia a noi ben nota, la riforma suggerita a Poroshenko ipotizza un cambiamento del sistema di immunità dei giudici, che permetterà di “perseguire efficacemente i giudici corrotti, che distorcono il sistema giudiziario”. Previste “misure decisive per depoliticizzare il sistema giudiziario” e ridurre l’influenza del Presidente su di esso. In particolare, verrebbe eliminata la nomina dei giudici per la durata di cinque anni da parte del presidente e quest’ultimo potrà solo controfirmare la candidatura presentata al Consiglio Supremo di Giustizia. Saranno eliminati anche i cosiddetti tribunali superiori specializzati, si creerà la Corte di cassazione e nel Consiglio Supremo di Giustizia verrà aggiunto un Consiglio popolare, che dovrebbe garantire una reale influenza pubblica sulla trasparenza delle candidature.
“Riforme” europeiste e “antigiustizialismo” a parte, ieri l’ex primo ministro ucraino e regina del gas, Julja Timoshenko, ha tirato un affondo sul cosiddetto “nuovo memorandum di collaborazione” che si starebbe mettendo a punto tra Kiev e FMI, definendolo antisociale. Gli interessi della bionda oligarca vanno certamente in direzione opposta ai “sentimenti sociali” da lei compianti, ma in ogni caso la denuncia è indicativa del ruolo assegnato a Kiev dai centri dell’imperialismo occidentale. Timoshenko ha detto che il documento sarebbe stato preparato in segreto da presidente e governo, alle spalle del parlamento, dopo di che il fatto è stato ammesso dal Ministero delle finanze, dal Ministro per lo sviluppo economico Stepan Kubiv e dal presidente del consiglio Vladimir Grojsman, salvo essere semi smentito qualche ora dopo.
Il memorandum prevede innanzitutto l’eliminazione della moratoria sulla privatizzazione dei terreni agricoli, la fine delle agevolazioni per l’agricoltura nazionale ucraina, l’aumento delle tariffe comunali su energia elettrica e gas, l’abrogazione delle agevolazioni per l’andata in pensione di insegnanti e medici e, in definitiva, il taglio di queste categorie professionali. Già dal 1 maggio sono state eliminate le cosiddette tariffe energetiche sociali, unificandole in una tariffa unica, praticamente doppia e dal 1 luglio aumenterà il costo dell’acqua calda e del 90% quello del riscaldamento.
Non si tratta solamente di nuove condizioni dettate a Kiev per ricevere l’ultima tranche di “prestiti”, per 1,7 miliardi di $, congelata da fine 2015; come appare evidente soprattutto dalla questione dell’eliminazione della moratoria sulla privatizzazione dei terreni agricoli, si sta istituzionalizzando la vittoria dei grandi monopoli agroalimentari internazionali (Cargill, Monsanto, Dupont, AgroGeneration, ecc.) che già prima del golpe del febbraio 2014 (!!) avevano puntato i propri appetiti sulle fertili terre nere dell’Ucraina occidentale e meridionale. Il cerchio di majdan si chiude sui suoi “romantici estimatori”.
Fonte
28/08/2014
Paraguay: gli ogm strangolano i contadini e uccidono i bambini
Per la terza volta negli ultimi mesi è avvenuto un decesso all’interno dell’insediamento di Hubert Dure in Paraguay, a causa delle intensive fumigazioni dei campi di soia transgenica che circondano l'area. L'asentamiento – cioè l’occupazione di terre detenute da latifondisti da parte di contadini "sin tierra" – di Hubert Dure raggruppa circa 400 nuclei familiari organizzati nella Federaciòn Nacional Campesina (FNC), ha una superficie di 5000 ettari e si trova completamente circondato da coltivazioni di soja transgenica targata Monsanto e Syngenta. Nel mese di luglio erano decedute nella stessa località due bambine: Adela di 6 mesi e la sorella Adelaida di 3 anni, sempre a causa di gravi disfunzioni respiratorie. Lo scorso mercoledì 20 agosto è toccato invece a William Verdùn, neonato di solo 10 mesi, nato con una rara malattia che gli impediva ogni movimento e una normale crescita degli organi vitali.
L'introduzione delle sementi transgeniche è avvenuta nel paese illegalmente per mano dei grandi latifondisti già negli anni '90, fino ad ottenere in seguito riconoscimento istituzionale. Attualmente il Paraguay è il quarto produttore di soja transgenica al mondo, prodotto destinato all'esportazione e controllato dalle multinazionali per mano dei grandi latifondisti. Si è andata così progressivamente accrescendo la già forte concentrazione della proprietà della terra con la conseguente espulsione verso le città dei piccoli produttori, nonché la marginalizzazione dell'agricoltura destinata all'alimentazione, la deforestazione di regioni intere e l'inquinamento delle falde acquifere.
I semi geneticamente modificati prodotti da Monsanto e altre multinazionali sono creati con la capacità di resistere a potenti erbicidi quali il glifosato, che non solo elimina le piante infestanti ma debilita e uccide altre forme vegetali incluse quelle coltivate dai contadini nei loro piccoli appezzamenti. E' stato provato che l'utilizzo intensivo di questi prodotti chimici è causa dell'aumento di malattie quali il cancro, difetti congeniti e infertilità per le popolazioni che ne vengono esposte.
In molti casi l'esposizione alle fumigazioni non è solo indiretta (per quanto possa esserlo una pioggia tossica diffusa a pochi metri dalla propria abitazione e del proprio terreno...): come più volte denunciato dalle organizzazioni contadine, i latifondisti arrivano perfino a fumigare i villaggi contadini per distruggerne le coltivazioni e costringerli ad abbandonare le proprie terre.
Nello stesso asentamiento, si legge in un comunicato, più di 33 persone denunciano gli stessi sintomi delle precedenti vittime e molte si trovano ricoverate negli ospedali della zona che sono comunque carenti della strumentazione e dei farmaci che devono essere reperiti nelle città con ingenti costi a carico dei ricoverati.
Gli abitanti avevano inoltre denunciato nelle scorse settimane la morte e la presenza di strani sintomi in centinaia di animali che fanno parte dell'economia e dell'alimentazione domestica.
La FNC ha inoltrato una richiesta alla Commissione dei Diritti Umani della Camera dei Deputati di Asunciòn chiedendo un’inchiesta urgente sul caso della morte delle due bambine e una lettera al Presidente della Repubblica dei genitori di William, senza ottenere risposta, come ricordato in una conferenza stampa nella capitale tenuta il 22 agosto scorso. Il tutto nel silenzio o in un clima di depistaggio aperto da parte dei media nazionali, complici di un sistema orientato all’esportazione della produzione agricola. Un sistema criminale che il capitale multinazionale ha imposto al paese e la classe dirigente di Asunciòn ha accettato di buon grado in cambio del mantenimento dei propri privilegi storici.
Il paese latinoamericano ha visto in questo primo anno di governo golpista un aumento della repressione dei movimenti sociali e dell'applicazione delle controriforme neoliberiste appoggiate dai padroni di casa nordamericani, al quale le varie organizzazioni popolari hanno dato una prima risposta chiara con le mobilitazioni unitarie del 15 agosto che hanno visto migliaia di persone mobilitarsi nella capitale e lanciare la costituzione del Congresso democratico del popolo, in cui si andrà a discutere una piattaforma unitaria di rivendicazioni e mobilitazioni.
Fonte
L'introduzione delle sementi transgeniche è avvenuta nel paese illegalmente per mano dei grandi latifondisti già negli anni '90, fino ad ottenere in seguito riconoscimento istituzionale. Attualmente il Paraguay è il quarto produttore di soja transgenica al mondo, prodotto destinato all'esportazione e controllato dalle multinazionali per mano dei grandi latifondisti. Si è andata così progressivamente accrescendo la già forte concentrazione della proprietà della terra con la conseguente espulsione verso le città dei piccoli produttori, nonché la marginalizzazione dell'agricoltura destinata all'alimentazione, la deforestazione di regioni intere e l'inquinamento delle falde acquifere.
I semi geneticamente modificati prodotti da Monsanto e altre multinazionali sono creati con la capacità di resistere a potenti erbicidi quali il glifosato, che non solo elimina le piante infestanti ma debilita e uccide altre forme vegetali incluse quelle coltivate dai contadini nei loro piccoli appezzamenti. E' stato provato che l'utilizzo intensivo di questi prodotti chimici è causa dell'aumento di malattie quali il cancro, difetti congeniti e infertilità per le popolazioni che ne vengono esposte.
In molti casi l'esposizione alle fumigazioni non è solo indiretta (per quanto possa esserlo una pioggia tossica diffusa a pochi metri dalla propria abitazione e del proprio terreno...): come più volte denunciato dalle organizzazioni contadine, i latifondisti arrivano perfino a fumigare i villaggi contadini per distruggerne le coltivazioni e costringerli ad abbandonare le proprie terre.
Nello stesso asentamiento, si legge in un comunicato, più di 33 persone denunciano gli stessi sintomi delle precedenti vittime e molte si trovano ricoverate negli ospedali della zona che sono comunque carenti della strumentazione e dei farmaci che devono essere reperiti nelle città con ingenti costi a carico dei ricoverati.
Gli abitanti avevano inoltre denunciato nelle scorse settimane la morte e la presenza di strani sintomi in centinaia di animali che fanno parte dell'economia e dell'alimentazione domestica.
La FNC ha inoltrato una richiesta alla Commissione dei Diritti Umani della Camera dei Deputati di Asunciòn chiedendo un’inchiesta urgente sul caso della morte delle due bambine e una lettera al Presidente della Repubblica dei genitori di William, senza ottenere risposta, come ricordato in una conferenza stampa nella capitale tenuta il 22 agosto scorso. Il tutto nel silenzio o in un clima di depistaggio aperto da parte dei media nazionali, complici di un sistema orientato all’esportazione della produzione agricola. Un sistema criminale che il capitale multinazionale ha imposto al paese e la classe dirigente di Asunciòn ha accettato di buon grado in cambio del mantenimento dei propri privilegi storici.
Il paese latinoamericano ha visto in questo primo anno di governo golpista un aumento della repressione dei movimenti sociali e dell'applicazione delle controriforme neoliberiste appoggiate dai padroni di casa nordamericani, al quale le varie organizzazioni popolari hanno dato una prima risposta chiara con le mobilitazioni unitarie del 15 agosto che hanno visto migliaia di persone mobilitarsi nella capitale e lanciare la costituzione del Congresso democratico del popolo, in cui si andrà a discutere una piattaforma unitaria di rivendicazioni e mobilitazioni.
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