Il glifosato è il pesticida più utilizzato al mondo. L’esposizione a erbicidi a base di glifosato è stata collegata ad alcuni tipi di cancro, nonché a effetti negativi sullo sviluppo e sul sistema ormonale.
Prima di proprietà della Monsanto e poi della Bayer, in Europa il prodotto è conosciuto come Roundup e ne è stato autorizzato l’uso fino a dicembre 2022. Sulla sua letalità, lo scomparso prof. Roberto Suozzi aveva scritto ampiamente sul nostro giornale.
Nel 2018, un Tribunale di San Francisco condannò la Monsanto a versare ad un giardiniere invalidato dall’uso di glifosato 289 milioni di dollari di risarcimento danni, di cui 250 a titolo di “danni punitivi” (ridotti in appello a 39, per un risarcimento finale di 78 milioni).
La sentenza del sig. Johnson ha creato un precedente, ripreso da altri provvedimenti analoghi in risposta a migliaia di azioni legali di persone in condizioni più o meno simili a quelle del giardiniere californiano. A finire nel mirino dei risarcimenti è stata la multinazionale tedesca Bayer, che nel frattempo aveva acquisito la multinazionale Usa.
La Bayer, acquisendo la Monsanto nel 2018 (pagata 63 miliardi di dollari) pensava di aver fatto l’affare del secolo. Non solo, in qualche modo la Commissione europea che prima aveva stoppato l’uso del glifosato della Monsanto in Europa, “curiosamente” cambiò opinione quando la proprietà passò nelle mani della tedesca Bayer, giungendo ad autorizzarne l’uso per quindici anni, poi ridotti a cinque su pressioni delle associazioni ambientaliste.
La scadenza dell’autorizzazione europea è fissata per dicembre 2022 e già sono in corso le grandi manovre per rinnovarla.
Ma intanto la Bayer ha dovuto raggiungere, con le vittime che avevano denunciato i danni del glifosato, un pagamento risarcitorio tra gli 8,8 e i 9,6 miliardi. Mentre altri 1,25 miliardi sono destinati a un’intesa per coprire future denunce e a finanziare studi sui rischi associati al glifosato.
Nel marzo 2019 una sentenza della Corte di giustizia europea affermava che l’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) avrebbe dovuto pubblicare tutti gli studi (segreti) sui rischi di cancro provocato dal glifosato.
L’Ong SumOfUs ha richiesto all’EFSA 54 studi di genotossicità e ha avviato un’azione di finanziamento pubblico per poter pagare scienziati indipendenti per lo screening di questi studi.
Adesso è stato reso pubblico uno studio denominato “Evaluation of the scientific quality of studies concerning genotoxic properties of glyphosate” condotto da Armen Nersesyan e Siegfried Knasmueller, due noti esperti di genotossicità, dell’Institute of Cancer Research della Medizinische Univerität Wien.
Secondo questo studio “Non meno di 34 dei 53 studi di genotossicità finanziati dall’industria utilizzati per l’attuale autorizzazione dell’Ue del glifosato sono stati identificati come “non affidabili”, a causa di sostanziali deviazioni dalle linee guida per i test dell’OCSE, che potrebbero compromettere la sensibilità e la precisione del sistema di prova. Per quanto riguarda il resto dei 53 studi, 17 erano “parzialmente affidabili” e solo 2 studi “affidabili” da un punto di vista metodologico”.
Sono in molti a chiedere all’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) di tenere conto di queste nuove scoperte nella nuova procedura di autorizzazione del glifosato. I risultati appaiono molto preoccupanti dal punto di vista ambientale e sanitario.
La Commissione Europea e gli Stati membri si stanno preparando per rivedere l’attuale autorizzazione al glifosato, in scadenza il 15 dicembre 2022. E le multinazionali che lo producono e lo vendono stanno premendo pesantemente per rinnovarla.
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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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10/07/2021
26/06/2020
Glifosato. Doppio regime per la Bayer tra Usa e Ue
La multinazionale chimico-farmaceutico tedesca Bayer ha reso noto di aver raggiunto un accordo con i querelanti per chiudere le cause in corso negli Stati Uniti relative all’erbicida glifosato.
La questione del glifosato si è aperta dopo l’acquisizione della statunitense Monsanto da parte della Bayer nel 2018. Il diserbante, noto come Roundup, veniva prodotto e venduto diffusamente dalla multinazionale statunitense ed erano state avviate diverse class action contro di essa.
I querelanti ritengono che l’erbicida sia responsabile dei loro tumori, mentre la Bayer, che nega ogni nesso di causalità, ha già perso diverse cause relative al glifosato.
Secondo quanto riferisce il quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, la Bayer si è impegnata a versare fino a 9,6 miliardi di dollari, mentre altri 1,25 miliardi di dollari saranno resi disponibili a tutti i futuri querelanti.
L’accordo non chiude però tutte le cause in corso negli Usa contro la Bayer per il glifosato. Vi sono ancora 30 mila casi in cui gli avvocati devono ancora concordare un’intesa. Secondo Bayer, l’accordo avrebbe chiuso i tre quarti di tutti i procedimenti relativi al glifosato, mentre vi sono 125 mila azioni legali intentate e non ancora avviate.
Recentemente, l’azienda aveva reso noto che le cause aperte per il glifosato erano 50 mila. Secondo l’amministratore delegato di Bayer, Werner Baumann, l’accordo “risolve la maggior parte delle cause legali in corso e stabilisce un chiaro meccanismo per affrontare i rischi di possibili controversie future”. Inoltre, l’intesa “ha senso dal punto di vista economico, rispetto ai notevoli rischi finanziari di una disputa legale di vecchia data e ai relativi effetti negativi sulla reputazione e l’attività” del conglomerato industriale.
In Europa la questione del divieto d’utilizzo del glifosato è spaventosamente contraddittoria. Prima – quando era Monsanto – era vietato, poi quando è diventato Bayer, è stato “sdoganato”.
Il primo ottobre del 2019, la Corte di Giustizia Ue ha riaperto il caso sulla base della causa presentata dal Tribunale penale di Foix (Francia) dopo la protesta dei “Mietitori volontari anti ogm dell’Ariège”.
Il gruppo ambientalista era stato accusato di aver danneggiato dei bidoni di Roundup, contenente glifosato, nella città di Pamiers. Da qui è seguita la domanda di chiarimenti alla Corte Ue da parte della giustizia francese sulla validità della normativa europea inerente l’utilizzo dell’erbicida.
Ma il risultato della corte europea è stato quantomeno sconcertante: “Non sussiste alcun elemento capace d’inficiare la liceità dell’uso del glifosato”.
Prodotto dalla Monsanto e introdotto nel 1974, dalla sua immissione nel mercato con il nome di “Roundup”, ne sono state spruzzate sui campi milioni di tonnellate. Si tratta di un prodotto economico e semplice da utilizzare.
Nel 2015, l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc), che fa parte dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), inserisce il glifosato nella lista delle sostanze “probabilmente cancerogene”, quindi nel gruppo 2A.
Ma a novembre del 2015 l’agenzia europea EFSA pubblica una valutazione del glifosato che contrasta con la conclusione della IARC: il glifosato non sarebbe genotossico (vale a dire non danneggerebbe il DNA) e non rappresenterebbe un rischio di indurre nell’uomo il cancro.
Nel 2017, il Guardian ha scoperto che molte pagine del rapporto dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) per la valutazione dei rischi dell’uso del glifosato, erano sono state copiate dalla richiesta di rinnovo dell’autorizzazione da parte delle aziende che lo producono.
Poi nel 2018, la proprietà e la vendita del Roundup passa da Monsanto a Bayer, cioè da una multinazionale statunitense ad una tedesca. E in Europa per la vendita del Roundup si aprono porte prime chiuse o socchiuse.
A poco più di due anni di distanza dalla decisione sul rinnovo dell’autorizzazione Ue all’erbicida più diffuso al mondo – ma sotto accusa per la potenziale cancerogenicità – gli stati europei si sono mossi decisamente in ordine sparso in vista della sua possibile messa al bando nel 2022, quando scadrà il permesso dimezzato a cinque anni per favorire un compromesso l’agricoltura sarebbe rimasta di fatto senza alternative.
In Italia, il Decreto del 9 agosto 2016 del Ministero della Salute non mette al bando i prodotti fitosanitari contenenti la sostanza attiva glifosato. Semplicemente, ne modifica le condizioni d’impiego. Ad oggi, le limitazioni sull’uso dell’erbicida Roundup riguardano:
- l’uso non agricolo su suoli che presentano una percentuale di sabbia superiore all’80%, nelle aree vulnerabili, nelle zone di rispetto e nelle aree frequentate dalla popolazione quali parchi, giardini, campi sportivi e aree ricreative, cortili e aree verdi all’interno di plessi scolastici, aree gioco per bambini e aree adiacenti alle strutture sanitarie;
- l’uso in antecedente la raccolta teso solo a ottimizzare il raccolto o la trebbiatura.
Per tutti gli altri casi, invece, i prodotti fitosanitari contenenti il potente erbicida continuano a essere autorizzati e ampiamente utilizzati.
Fonte
La questione del glifosato si è aperta dopo l’acquisizione della statunitense Monsanto da parte della Bayer nel 2018. Il diserbante, noto come Roundup, veniva prodotto e venduto diffusamente dalla multinazionale statunitense ed erano state avviate diverse class action contro di essa.
I querelanti ritengono che l’erbicida sia responsabile dei loro tumori, mentre la Bayer, che nega ogni nesso di causalità, ha già perso diverse cause relative al glifosato.
Secondo quanto riferisce il quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, la Bayer si è impegnata a versare fino a 9,6 miliardi di dollari, mentre altri 1,25 miliardi di dollari saranno resi disponibili a tutti i futuri querelanti.
L’accordo non chiude però tutte le cause in corso negli Usa contro la Bayer per il glifosato. Vi sono ancora 30 mila casi in cui gli avvocati devono ancora concordare un’intesa. Secondo Bayer, l’accordo avrebbe chiuso i tre quarti di tutti i procedimenti relativi al glifosato, mentre vi sono 125 mila azioni legali intentate e non ancora avviate.
Recentemente, l’azienda aveva reso noto che le cause aperte per il glifosato erano 50 mila. Secondo l’amministratore delegato di Bayer, Werner Baumann, l’accordo “risolve la maggior parte delle cause legali in corso e stabilisce un chiaro meccanismo per affrontare i rischi di possibili controversie future”. Inoltre, l’intesa “ha senso dal punto di vista economico, rispetto ai notevoli rischi finanziari di una disputa legale di vecchia data e ai relativi effetti negativi sulla reputazione e l’attività” del conglomerato industriale.
In Europa la questione del divieto d’utilizzo del glifosato è spaventosamente contraddittoria. Prima – quando era Monsanto – era vietato, poi quando è diventato Bayer, è stato “sdoganato”.
Il primo ottobre del 2019, la Corte di Giustizia Ue ha riaperto il caso sulla base della causa presentata dal Tribunale penale di Foix (Francia) dopo la protesta dei “Mietitori volontari anti ogm dell’Ariège”.
Il gruppo ambientalista era stato accusato di aver danneggiato dei bidoni di Roundup, contenente glifosato, nella città di Pamiers. Da qui è seguita la domanda di chiarimenti alla Corte Ue da parte della giustizia francese sulla validità della normativa europea inerente l’utilizzo dell’erbicida.
Ma il risultato della corte europea è stato quantomeno sconcertante: “Non sussiste alcun elemento capace d’inficiare la liceità dell’uso del glifosato”.
Prodotto dalla Monsanto e introdotto nel 1974, dalla sua immissione nel mercato con il nome di “Roundup”, ne sono state spruzzate sui campi milioni di tonnellate. Si tratta di un prodotto economico e semplice da utilizzare.
Nel 2015, l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc), che fa parte dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), inserisce il glifosato nella lista delle sostanze “probabilmente cancerogene”, quindi nel gruppo 2A.
Ma a novembre del 2015 l’agenzia europea EFSA pubblica una valutazione del glifosato che contrasta con la conclusione della IARC: il glifosato non sarebbe genotossico (vale a dire non danneggerebbe il DNA) e non rappresenterebbe un rischio di indurre nell’uomo il cancro.
Nel 2017, il Guardian ha scoperto che molte pagine del rapporto dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) per la valutazione dei rischi dell’uso del glifosato, erano sono state copiate dalla richiesta di rinnovo dell’autorizzazione da parte delle aziende che lo producono.
Poi nel 2018, la proprietà e la vendita del Roundup passa da Monsanto a Bayer, cioè da una multinazionale statunitense ad una tedesca. E in Europa per la vendita del Roundup si aprono porte prime chiuse o socchiuse.
A poco più di due anni di distanza dalla decisione sul rinnovo dell’autorizzazione Ue all’erbicida più diffuso al mondo – ma sotto accusa per la potenziale cancerogenicità – gli stati europei si sono mossi decisamente in ordine sparso in vista della sua possibile messa al bando nel 2022, quando scadrà il permesso dimezzato a cinque anni per favorire un compromesso l’agricoltura sarebbe rimasta di fatto senza alternative.
In Italia, il Decreto del 9 agosto 2016 del Ministero della Salute non mette al bando i prodotti fitosanitari contenenti la sostanza attiva glifosato. Semplicemente, ne modifica le condizioni d’impiego. Ad oggi, le limitazioni sull’uso dell’erbicida Roundup riguardano:
- l’uso non agricolo su suoli che presentano una percentuale di sabbia superiore all’80%, nelle aree vulnerabili, nelle zone di rispetto e nelle aree frequentate dalla popolazione quali parchi, giardini, campi sportivi e aree ricreative, cortili e aree verdi all’interno di plessi scolastici, aree gioco per bambini e aree adiacenti alle strutture sanitarie;
- l’uso in antecedente la raccolta teso solo a ottimizzare il raccolto o la trebbiatura.
Per tutti gli altri casi, invece, i prodotti fitosanitari contenenti il potente erbicida continuano a essere autorizzati e ampiamente utilizzati.
Fonte
13/08/2018
Condanna Monsanto: a picco le azioni della Bayer, e potrebbero arrivare altre sentenze
Ogni tanto qualche buona notizia arriva, dal fronte dell’impari lotta tra la tutela dei diritti e l’obbligo di massimizzare il profitto. Una battaglia che è sempre più complicato combattere in un mondo a capitalismo avanzato dove sembrano sul punto di crollare tutti i presidi di welfare e di protezione dei più deboli.
Si può leggere così la sentenza di due giorni fa emessa da un giudice di S.Francisco che condanna la Monsanto – multinazionale di biotecnologie agrarie di recente acquisita dalla Bayer – a risarcire un giardiniere che si è ammalato di cancro in seguito all’esposizione prolungata ad un erbicida.
Il Tribunale ha ordinato un risarcimento di 289 milioni di dollari nei confronti di Dewayne Johnson, il giardiniere quarantaseienne che nel 2014 si è ammalato di linfoma. Resosi conto che la sua malattia poteva essere collegata all’utilizzo dell’erbicida commercializzato dalla Monsanto, l’uomo ha sporto denuncia. Il primo risultato è arrivato due giorni fa: per il tribunale di S. Francisco la causa della malattia è proprio l’utilizzo del prodotto e sopratutto l’assenza di adeguate avvertenze circa la sua pericolosità.
L’elemento di cancerogenicità individuato tra i componenti del prodotto è il glifosato, utilizzato da anni come diserbante e recentemente inserito dallo IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) tra nell’elenco dei “probabili cangerogeni” per l’uomo.
Inutile sottolineare cosa può rappresentare questa sentenza: un incredibile precedente, l’apripista ad una lunga serie di cause e sentenze simili che darebbero il via ad un effetto domino di enormi proporzioni.
Solo negli USA sono circa cinquemila le cause in corso che vertono sulla pericolosità del glifosato, e valutando la quantificazione che il tribunale di S.Francisco ha attribuito al danno prodotto dalla Monsanto (289 milioni di dollari, appunto) è abbastanza facile immaginare cosa potrebbe avvenire se anche solo il 10% dei processi andassero come sta andando quello di S.Francisco.
La questione è di enorme portata, perchè non riguarda solo la Monsanto, già di per sé una importante multinazionale. La reale protagonista della vicenda è la Bayer, ancora più importante colosso farmaceutico tedesco che ha comprato Monsanto, mettendo sul piatto oltre 60 miliardi di dollari.
Entrambi i management (Monsanto e Bayer) hanno immediatamente annunciato che procederanno ad un ricorso nei confronti della sentenza, affrettandosi a dichiarare che il giudice si è sbagliato e che il glifosato non è realmente pericoloso per la salute umana.
Ma il mercato ha reagito, e questa mattina il titolo Bayer ha registrato una perdita del 10% sulla Borsa di Francoforte.
Vicenda da seguire con attenzione, perchè se regge la sentenza, la questione potrebbe farsi ancora più interessante.
Fonte
Si può leggere così la sentenza di due giorni fa emessa da un giudice di S.Francisco che condanna la Monsanto – multinazionale di biotecnologie agrarie di recente acquisita dalla Bayer – a risarcire un giardiniere che si è ammalato di cancro in seguito all’esposizione prolungata ad un erbicida.
Il Tribunale ha ordinato un risarcimento di 289 milioni di dollari nei confronti di Dewayne Johnson, il giardiniere quarantaseienne che nel 2014 si è ammalato di linfoma. Resosi conto che la sua malattia poteva essere collegata all’utilizzo dell’erbicida commercializzato dalla Monsanto, l’uomo ha sporto denuncia. Il primo risultato è arrivato due giorni fa: per il tribunale di S. Francisco la causa della malattia è proprio l’utilizzo del prodotto e sopratutto l’assenza di adeguate avvertenze circa la sua pericolosità.
L’elemento di cancerogenicità individuato tra i componenti del prodotto è il glifosato, utilizzato da anni come diserbante e recentemente inserito dallo IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) tra nell’elenco dei “probabili cangerogeni” per l’uomo.
Inutile sottolineare cosa può rappresentare questa sentenza: un incredibile precedente, l’apripista ad una lunga serie di cause e sentenze simili che darebbero il via ad un effetto domino di enormi proporzioni.
Solo negli USA sono circa cinquemila le cause in corso che vertono sulla pericolosità del glifosato, e valutando la quantificazione che il tribunale di S.Francisco ha attribuito al danno prodotto dalla Monsanto (289 milioni di dollari, appunto) è abbastanza facile immaginare cosa potrebbe avvenire se anche solo il 10% dei processi andassero come sta andando quello di S.Francisco.
La questione è di enorme portata, perchè non riguarda solo la Monsanto, già di per sé una importante multinazionale. La reale protagonista della vicenda è la Bayer, ancora più importante colosso farmaceutico tedesco che ha comprato Monsanto, mettendo sul piatto oltre 60 miliardi di dollari.
Entrambi i management (Monsanto e Bayer) hanno immediatamente annunciato che procederanno ad un ricorso nei confronti della sentenza, affrettandosi a dichiarare che il giudice si è sbagliato e che il glifosato non è realmente pericoloso per la salute umana.
Ma il mercato ha reagito, e questa mattina il titolo Bayer ha registrato una perdita del 10% sulla Borsa di Francoforte.
Vicenda da seguire con attenzione, perchè se regge la sentenza, la questione potrebbe farsi ancora più interessante.
Fonte
08/12/2017
L’Unione Europea dei veleni e delle multinazionali. Il caso del glifosato
Alla fine di novembre, la multinazionale tedesca Bayer, che nel 2016 si era fusa con la statunitense Monsanto e che produce il glifosato, è riuscita ad ottenerne l’autorizzazione all’uso in agricoltura ed in altri settori da parte della #CommissioneEuropea per altri cinque lunghi anni.
Ma già a settembre l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), competente a valutare i rischi per la salute, aveva dato il proprio assenso all’uso del glifosato copiando pari pari il dossier presentato da Monsanto. Dal confronto tra la richiesta di rinnovo dell’autorizzazione che Monsanto aveva presentato nel maggio 2012 per conto della Glyphosate Task Force (un consorzio di oltre 20 aziende che commercializzano prodotti a base di glifosato in Europa) e la relazione dell’EFSA è emerso, infatti, che le sezioni del rapporto dell’EFSA che riesaminavano gli studi pubblicati sul potenziale impatto del glifosato sulla salute umana sono stati copiati di sana pianta dal dossier presentato da Monsanto. Peraltro, le 100 pagine copiate di peso sono proprio quelle relative alle sezioni più controverse: quelle sulla potenziale genotossicità, la cancerogenicità e la tossicità riproduttiva del glifosato.
La stessa Commissione Europea, tuttavia, ad agosto di quest’anno era stata costretta ad aprire un’indagine su quella repentina fusione tra la tedesca Bayer e la statunitense Monsanto a seguito del parere negativo dell’Antitrust comunitario che aveva ritenuto il nuovo colosso, nato in seguito ad una maxifusione da 59 miliardi di dollari, “dannoso per la concorrenza” nei settori interessati.
Ecco, è questo il punto che merita tutta la nostra attenzione: la Commissione interviene puntualmente se solo esiste il sospetto di una minima lesione di uno dei princìpi cardini della UE, cioè , la “concorrenza”, ovvero, il cosiddetto “libero mercato”. Quando invece c’è in gioco la tutela ed il diritto alla salute delle persone, in ambito comunitario, le cose vanno assai diversamente.
Ma innanzitutto, cos’è il glifosato? È un diserbante non selettivo, cioè, una molecola che elimina tutte le erbe infestanti, in uso dal 1974, e che è oggi l’erbicida più utilizzato in agricoltura, al mondo, perchè molto economico ed il più semplice da utilizzare. La Monsanto ha scoperto la sua azione come erbicida ad ampio spettro nel 1994 e lo ha, pertanto, brevettato e commercializzato con il nome di “Roundup”. Da allora l’uso del glifosato è aumentato globalmente di 15 volte. Dal 2001 il brevetto è scaduto, e il glifosato viene utilizzato da molte aziende nella formulazione di diserbanti utilizzati soprattutto in agricoltura.
Nel 2015, un gruppo di esperti dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) di Lione ha reso pubblici i risultati dell’indagine sugli effetti che il glifosato produce sugli esseri umani e sugli animali. In esito a quell’analisi, lo IARC ha deciso di inserire il glifosato nella lista delle sostanze “probabilmente cancerogene” (categoria 2A). Inoltre, gli studi epidemiologici sulla possibile attività del glifosato negli esseri umani hanno segnalato un aumento del rischio di linfomi non-Hodgkin tra gli agricoltori che ne fanno uso e gli studi di laboratorio in cellule isolate hanno dimostrato che la sostanza provoca danni genetici e stress ossidativo.
Come ampiamente documentato in un articolo del Prof. Roberto Suozzi, pubblicato su questo giornale il 16 febbraio 2017, un recentissimo studio condotto dagli scienziati del King College di Londra, i cui esiti sono stati resi noti il 9 gennaio 2017, ha dimostrato che, sperimentalmente nei ratti, a un dosaggio bassissimo, il glifosato provoca una steatosi epatica: cioè un fegato grasso su base non-alcolica (NAFLD). Questa situazione non solo può portare alla cirrosi epatica, ma può indurre anche altre patologie tra cui quelle cardiovascolari, come infarti e ictus. Si tratta del primo studio che dimostra, in maniera inequivocabile, il collegamento tra glifosato e gravi malattie.
Eppure sul glifosato, lo scorso settembre l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) non ci ha pensato due volte ad approvarne l’uso copiando pari pari il dossier presentato da Monsanto proprio sulle questioni più controverse. E non è bastato nemmeno quell’importante studio degli scienziati del King College di Londra a fermare la #CommissioneEuropea che a fine novembre ha votato a favore dell’autorizzazione all’uso del glifosato con il voto decisivo della Germania. Quella stessa Germania che nelle precedenti votazioni si era sempre astenuta ma che, a dicembre, per mezzo del suo ministro Schmdit, ha dato il suo voto positivo risultato determinante al rinnovo dell’autorizzazione. Certo, la cancelliera Angela Merkel si è subito affrettata a smentire l’operato del suo ministro dichiarando che “questa non era la decisione del governo” e, tuttavia, si è ben guardata dal chiederne le dimissioni.
E la salute dei cittadini comunitari? Se ne riparla fra 5 anni. Manco fosse la “concorrenza”.
Fonte
Ma già a settembre l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), competente a valutare i rischi per la salute, aveva dato il proprio assenso all’uso del glifosato copiando pari pari il dossier presentato da Monsanto. Dal confronto tra la richiesta di rinnovo dell’autorizzazione che Monsanto aveva presentato nel maggio 2012 per conto della Glyphosate Task Force (un consorzio di oltre 20 aziende che commercializzano prodotti a base di glifosato in Europa) e la relazione dell’EFSA è emerso, infatti, che le sezioni del rapporto dell’EFSA che riesaminavano gli studi pubblicati sul potenziale impatto del glifosato sulla salute umana sono stati copiati di sana pianta dal dossier presentato da Monsanto. Peraltro, le 100 pagine copiate di peso sono proprio quelle relative alle sezioni più controverse: quelle sulla potenziale genotossicità, la cancerogenicità e la tossicità riproduttiva del glifosato.
La stessa Commissione Europea, tuttavia, ad agosto di quest’anno era stata costretta ad aprire un’indagine su quella repentina fusione tra la tedesca Bayer e la statunitense Monsanto a seguito del parere negativo dell’Antitrust comunitario che aveva ritenuto il nuovo colosso, nato in seguito ad una maxifusione da 59 miliardi di dollari, “dannoso per la concorrenza” nei settori interessati.
Ecco, è questo il punto che merita tutta la nostra attenzione: la Commissione interviene puntualmente se solo esiste il sospetto di una minima lesione di uno dei princìpi cardini della UE, cioè , la “concorrenza”, ovvero, il cosiddetto “libero mercato”. Quando invece c’è in gioco la tutela ed il diritto alla salute delle persone, in ambito comunitario, le cose vanno assai diversamente.
Ma innanzitutto, cos’è il glifosato? È un diserbante non selettivo, cioè, una molecola che elimina tutte le erbe infestanti, in uso dal 1974, e che è oggi l’erbicida più utilizzato in agricoltura, al mondo, perchè molto economico ed il più semplice da utilizzare. La Monsanto ha scoperto la sua azione come erbicida ad ampio spettro nel 1994 e lo ha, pertanto, brevettato e commercializzato con il nome di “Roundup”. Da allora l’uso del glifosato è aumentato globalmente di 15 volte. Dal 2001 il brevetto è scaduto, e il glifosato viene utilizzato da molte aziende nella formulazione di diserbanti utilizzati soprattutto in agricoltura.
Nel 2015, un gruppo di esperti dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) di Lione ha reso pubblici i risultati dell’indagine sugli effetti che il glifosato produce sugli esseri umani e sugli animali. In esito a quell’analisi, lo IARC ha deciso di inserire il glifosato nella lista delle sostanze “probabilmente cancerogene” (categoria 2A). Inoltre, gli studi epidemiologici sulla possibile attività del glifosato negli esseri umani hanno segnalato un aumento del rischio di linfomi non-Hodgkin tra gli agricoltori che ne fanno uso e gli studi di laboratorio in cellule isolate hanno dimostrato che la sostanza provoca danni genetici e stress ossidativo.
Come ampiamente documentato in un articolo del Prof. Roberto Suozzi, pubblicato su questo giornale il 16 febbraio 2017, un recentissimo studio condotto dagli scienziati del King College di Londra, i cui esiti sono stati resi noti il 9 gennaio 2017, ha dimostrato che, sperimentalmente nei ratti, a un dosaggio bassissimo, il glifosato provoca una steatosi epatica: cioè un fegato grasso su base non-alcolica (NAFLD). Questa situazione non solo può portare alla cirrosi epatica, ma può indurre anche altre patologie tra cui quelle cardiovascolari, come infarti e ictus. Si tratta del primo studio che dimostra, in maniera inequivocabile, il collegamento tra glifosato e gravi malattie.
Eppure sul glifosato, lo scorso settembre l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) non ci ha pensato due volte ad approvarne l’uso copiando pari pari il dossier presentato da Monsanto proprio sulle questioni più controverse. E non è bastato nemmeno quell’importante studio degli scienziati del King College di Londra a fermare la #CommissioneEuropea che a fine novembre ha votato a favore dell’autorizzazione all’uso del glifosato con il voto decisivo della Germania. Quella stessa Germania che nelle precedenti votazioni si era sempre astenuta ma che, a dicembre, per mezzo del suo ministro Schmdit, ha dato il suo voto positivo risultato determinante al rinnovo dell’autorizzazione. Certo, la cancelliera Angela Merkel si è subito affrettata a smentire l’operato del suo ministro dichiarando che “questa non era la decisione del governo” e, tuttavia, si è ben guardata dal chiederne le dimissioni.
E la salute dei cittadini comunitari? Se ne riparla fra 5 anni. Manco fosse la “concorrenza”.
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30/11/2017
Veleni: Germania decisiva in Commissione Europea per autorizzare il Glifosato. La Bayer ringrazia
La Commissione Europea ha approvato l’autorizzazione all’uso del glifosato. Altri cinque anni, dunque, prima della messa al bando a partire dal 2022. Il Glifosato (in sigla C3H8NO5P) più correttamente definito Roundup, viene considerato un erbicida totale. Il maggiore produttore mondiale è la multinazionale statunitense Monsanto che però nel settembre 2016 è stata acquisita dalla multinazionale tedesca Bayer.
In Italia c’è il divieto di usarlo sul grano in pre-raccolta, diversamente da quanto avviene per quello straniero proveniente da Usa e Canada, dove – nella stessa fase produttiva – viene invece intensivamente impiegato per seccare e garantire artificialmente un livello proteico elevato. La rivista Nature ha pubblicato uno studio scientifico, condotto su ratti, che fa molta chiarezza sul Glifosato (Roundup) il quale provoca un aumento di incidenza di patologie del fegato e del rene in particolare. E’ uno studio molto importante, condotto per molto tempo, che sta provocando nella comunità scientifica grandi discussioni sull’uso dell’erbicida, del diserbante Roundup sulla salute umana. Su questo il nostro giornale ha già documentato ampiamente.
Gli scienziati del King College di Londra hanno dimostrato che, sperimentalmente nei ratti, a un dosaggio bassissimo, il Roundup provocava una steatosi epatica: cioè un fegato grasso su base non-alcolica (NAFLD). Questa situazione non solo può portare alla cirrosi epatica, ma può indurre anche altre patologie tra cui quelle cardiovascolari, come infarti e ictus. Questo è il primo studio che dimostra, in maniera inequivocabile, il collegamento tra Roundup e gravi malattie.
Per l’approvazione è stato determinante il parere positivo della Germania, che ha di fatto spostato l’equilibrio dei paesi della Ue riuniti per decidere. Impossibile non individuare il nesso tra questa posizione del governo tedesco – decisivo per la scelta della Commissione Europea – e il fatto che il maggior produttore mondiale di Glifosato sia adesso la multinazionale tedesca Bayer.
La maggioranza qualificata si espressa con 18 paesi a favore della proroga di cinque anni, 9 i paesi contrari (Italia, Francia, Belgio, Grecia, Ungheria, Cipro, Malta, Lussemburgo e Lettonia), 1 astenuto (Portogallo). La Germania, si era sempre astenuta negli scorsi tentativi nel Comitato permanente Ue di poter applicare il glifosato su piante, cibi e mangimi (Comitato Paff) facendo così mancare la maggioranza qualificata sia pro che contro la proposta della Commissione Europea. Questa volta si è invece espressa a favore. Per altri cinque anni la Monsanto potrà vendere il veleno con cui irrorare le coltivazioni, anche in una Europa dove a fare la differenza sono gli interessi di multinazionali come la tedesca Bayer.
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In Italia c’è il divieto di usarlo sul grano in pre-raccolta, diversamente da quanto avviene per quello straniero proveniente da Usa e Canada, dove – nella stessa fase produttiva – viene invece intensivamente impiegato per seccare e garantire artificialmente un livello proteico elevato. La rivista Nature ha pubblicato uno studio scientifico, condotto su ratti, che fa molta chiarezza sul Glifosato (Roundup) il quale provoca un aumento di incidenza di patologie del fegato e del rene in particolare. E’ uno studio molto importante, condotto per molto tempo, che sta provocando nella comunità scientifica grandi discussioni sull’uso dell’erbicida, del diserbante Roundup sulla salute umana. Su questo il nostro giornale ha già documentato ampiamente.
Gli scienziati del King College di Londra hanno dimostrato che, sperimentalmente nei ratti, a un dosaggio bassissimo, il Roundup provocava una steatosi epatica: cioè un fegato grasso su base non-alcolica (NAFLD). Questa situazione non solo può portare alla cirrosi epatica, ma può indurre anche altre patologie tra cui quelle cardiovascolari, come infarti e ictus. Questo è il primo studio che dimostra, in maniera inequivocabile, il collegamento tra Roundup e gravi malattie.
Per l’approvazione è stato determinante il parere positivo della Germania, che ha di fatto spostato l’equilibrio dei paesi della Ue riuniti per decidere. Impossibile non individuare il nesso tra questa posizione del governo tedesco – decisivo per la scelta della Commissione Europea – e il fatto che il maggior produttore mondiale di Glifosato sia adesso la multinazionale tedesca Bayer.
La maggioranza qualificata si espressa con 18 paesi a favore della proroga di cinque anni, 9 i paesi contrari (Italia, Francia, Belgio, Grecia, Ungheria, Cipro, Malta, Lussemburgo e Lettonia), 1 astenuto (Portogallo). La Germania, si era sempre astenuta negli scorsi tentativi nel Comitato permanente Ue di poter applicare il glifosato su piante, cibi e mangimi (Comitato Paff) facendo così mancare la maggioranza qualificata sia pro che contro la proposta della Commissione Europea. Questa volta si è invece espressa a favore. Per altri cinque anni la Monsanto potrà vendere il veleno con cui irrorare le coltivazioni, anche in una Europa dove a fare la differenza sono gli interessi di multinazionali come la tedesca Bayer.
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25/02/2017
Roundup, il glifosato che ci entra in corpo
Ancora oggetto di discussioni scientifiche, in pratica una questione non risolta, è la compromissione della funzionalità del fegato di coloro che si alimentano con cibi i quali, anche a bassi dosaggi, contengono sostanze erbicide a base di Glifosato, cioè di Roundup. La prestigiosa rivista Nature pubblica uno studio scientifico ¹, condotto su ratti, che fa molta chiarezza sul Glifosato (Roundup) che provoca un aumento di incidenza di patologie del fegato e del rene in particolare. E’ uno studio molto importante, condotto per molto tempo, che sta provocando nella comunità scientifica grandi discussioni sull’uso dell’erbicida, del diserbante Roundup sulla salute umana.
Questi scienziati (King College, Londra) hanno dimostrato che, sperimentalmente nei ratti, a un dosaggio bassissimo, il Roundup provocava una steatosi epatica: cioè un fegato grasso su base non-alcolica (NAFLD). Questa situazione non solo può portare alla cirrosi epatica, ma può indurre anche altre patologie tra cui quelle cardiovascolari, come infarti e ictus. Questo è il primo studio che dimostra, in maniera inequivocabile, il collegamento tra Roundup e gravi malattie.
Nel 2005 avevo scritto che “L'epatocita, la cellula epatica, è tutto per il fegato, è la sua struttura più elementare, ma è anche la sua essenza che capta il sangue arterioso e quello venoso. Senza gli epatociti, piccoli e sofisticatissimi laboratori, al tempo stesso, quella unica e fondamentale struttura ghiandolare del nostro organismo, il fegato, sarebbe poca cosa. Insieme «di laboratori» per un peso di 1500 grammi, il fegato gioca un ruolo centrale nei processi metabolici dell'organismo, detossica e produce bile.
Soluzione acquosa prodotta dall'epatocita, la bile, che permette anche l'assorbimento intestinale dei grassi alimentari e delle vitamine liposolubili (A, D, E, K), svolge anche un importante ruolo nella eliminazione del colesterolo, di sostanze tossiche e di farmaci. La ormai antica notizia è che la soya roundup ready, una soya geneticamente modificata, secondo uno studio (pubblicato molti anni fa) sperimentale, condotto dall'istituto di Istologia dell'Università di Urbino e del Dipartimento di Biologia animale dell'università di Pavia, provoca gravi alterazioni delle cellule del fegato, del pancreas e dei testicoli di piccoli animali alimentati con soya roundup ready².
Ricordo che la Francia ha già fortemente limitato l’ utilizzo del Roundup, cioè del Glifosato che è prodotto dalla Monsanto, la stessa azienda che aveva prodotto l’erbicida tristemente famoso chiamato Agent Orange. La Monsanto Company produsse l’Agent Orange, uno dei molti erbicidi utilizzati, dai soldati degli Stati Uniti nella guerra del Vietnam, come sostanza defoliante e definita “Orange” perché sui contenitori dove c’erano le due sostanze erbicide (2,4-D acido diclorofenossiacetico e 2,4,5-T o 2,4,5, triclorofenossiacetico) era dipinta una larga striscia arancione.
L’Agent Orange ancora oggi non smette di colpire sia gli abitanti che risiedono in Vietnam, sia i militari americani reduci dalla guerra, i veterani, che spesso presentano tumore della prostata. E importanti sono le ricerche della National Academy of Sciences che ha effettuato studi e ricerche che hanno permesso di dimostrare l'associazione positiva tra cancro della prostata ed esposizione agli erbicidi utilizzati nella guerra del Vietnam.³ Mi limito semplicemente a dire (per il momento) che molte altre patologie sono connesse all’uso di erbicidi, che sono stati utilizzati anche nella guerra in Vietnam, come a esempio il diabete mellito di tipo 2, l’amiloidosi, la cardiopatia ischemica, la malattia di Parkinson, la neuropatia periferica a esordio precoce, la malattia acneiforme simile o cloracne, tumori quali la malattia di Hodking, il linfoma non-Hodking, il mieloma multiplo, tumori delle ghiandole linfatiche, della laringe delle vie respiratorie (polmone compreso) dei tessuti molli, e altro 4 .
Volete seguire questo “stile di morte”, o iniziare finalmente a seguire uno stile di vita, partendo dall’alimentazione, veramente corretto, con tutto quello che comporta? La scelta riguarda tutti, così come la questione salute; è giunto il momento di parlarne e discutere, pubblicamente, sia con tutte le figure professionali del settore che si occupano di ciò sia con tutti i cittadini. Non è più il momento di aspettare o tergiversare.
Prof. Roberto Suozzi
Medico e Farmacologo Clinico
Suozziroberto.altervista.org
Note
1) Multiomics reveal non-alcoholic fatty liver disease in rats following chronic exposure to an ultra-low dose of Roundup herbicide (09 gennaio 2017)
2) La soya made in Monsanto che spappola il fegato ROBERTO SUOZZI (Il Manifesto 3 Luglio 2005)
3) VA Public Health Home – US Department of Veterans Affairs www.publichealth.va.gov/
4) Agent Orange and Cancer – American Cancer Society https://www.cancer.org/cancer/cancer…/agent–oran… 13 mag 2016 –
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Questi scienziati (King College, Londra) hanno dimostrato che, sperimentalmente nei ratti, a un dosaggio bassissimo, il Roundup provocava una steatosi epatica: cioè un fegato grasso su base non-alcolica (NAFLD). Questa situazione non solo può portare alla cirrosi epatica, ma può indurre anche altre patologie tra cui quelle cardiovascolari, come infarti e ictus. Questo è il primo studio che dimostra, in maniera inequivocabile, il collegamento tra Roundup e gravi malattie.
Nel 2005 avevo scritto che “L'epatocita, la cellula epatica, è tutto per il fegato, è la sua struttura più elementare, ma è anche la sua essenza che capta il sangue arterioso e quello venoso. Senza gli epatociti, piccoli e sofisticatissimi laboratori, al tempo stesso, quella unica e fondamentale struttura ghiandolare del nostro organismo, il fegato, sarebbe poca cosa. Insieme «di laboratori» per un peso di 1500 grammi, il fegato gioca un ruolo centrale nei processi metabolici dell'organismo, detossica e produce bile.
Soluzione acquosa prodotta dall'epatocita, la bile, che permette anche l'assorbimento intestinale dei grassi alimentari e delle vitamine liposolubili (A, D, E, K), svolge anche un importante ruolo nella eliminazione del colesterolo, di sostanze tossiche e di farmaci. La ormai antica notizia è che la soya roundup ready, una soya geneticamente modificata, secondo uno studio (pubblicato molti anni fa) sperimentale, condotto dall'istituto di Istologia dell'Università di Urbino e del Dipartimento di Biologia animale dell'università di Pavia, provoca gravi alterazioni delle cellule del fegato, del pancreas e dei testicoli di piccoli animali alimentati con soya roundup ready².
Ricordo che la Francia ha già fortemente limitato l’ utilizzo del Roundup, cioè del Glifosato che è prodotto dalla Monsanto, la stessa azienda che aveva prodotto l’erbicida tristemente famoso chiamato Agent Orange. La Monsanto Company produsse l’Agent Orange, uno dei molti erbicidi utilizzati, dai soldati degli Stati Uniti nella guerra del Vietnam, come sostanza defoliante e definita “Orange” perché sui contenitori dove c’erano le due sostanze erbicide (2,4-D acido diclorofenossiacetico e 2,4,5-T o 2,4,5, triclorofenossiacetico) era dipinta una larga striscia arancione.
L’Agent Orange ancora oggi non smette di colpire sia gli abitanti che risiedono in Vietnam, sia i militari americani reduci dalla guerra, i veterani, che spesso presentano tumore della prostata. E importanti sono le ricerche della National Academy of Sciences che ha effettuato studi e ricerche che hanno permesso di dimostrare l'associazione positiva tra cancro della prostata ed esposizione agli erbicidi utilizzati nella guerra del Vietnam.³ Mi limito semplicemente a dire (per il momento) che molte altre patologie sono connesse all’uso di erbicidi, che sono stati utilizzati anche nella guerra in Vietnam, come a esempio il diabete mellito di tipo 2, l’amiloidosi, la cardiopatia ischemica, la malattia di Parkinson, la neuropatia periferica a esordio precoce, la malattia acneiforme simile o cloracne, tumori quali la malattia di Hodking, il linfoma non-Hodking, il mieloma multiplo, tumori delle ghiandole linfatiche, della laringe delle vie respiratorie (polmone compreso) dei tessuti molli, e altro 4 .
Volete seguire questo “stile di morte”, o iniziare finalmente a seguire uno stile di vita, partendo dall’alimentazione, veramente corretto, con tutto quello che comporta? La scelta riguarda tutti, così come la questione salute; è giunto il momento di parlarne e discutere, pubblicamente, sia con tutte le figure professionali del settore che si occupano di ciò sia con tutti i cittadini. Non è più il momento di aspettare o tergiversare.
Prof. Roberto Suozzi
Medico e Farmacologo Clinico
Suozziroberto.altervista.org
Note
1) Multiomics reveal non-alcoholic fatty liver disease in rats following chronic exposure to an ultra-low dose of Roundup herbicide (09 gennaio 2017)
2) La soya made in Monsanto che spappola il fegato ROBERTO SUOZZI (Il Manifesto 3 Luglio 2005)
3) VA Public Health Home – US Department of Veterans Affairs www.publichealth.va.gov/
4) Agent Orange and Cancer – American Cancer Society https://www.cancer.org/cancer/cancer…/agent–oran… 13 mag 2016 –
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