Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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06/03/2013

Last Scream Of The Missing Neighbors


Sarà che le mie prospettive si sono clamorosamente ristrette nell'ultimo decennio, ma ora l'approccio con album che mi fanno scappare di testa è divenuto più sporadico mal al contempo (paradossalmente) carico di un'intensità che nemmeno le pene d'amore sanno eguagliare.
A sto giro capita con una delle tante uscite che il fornicatore mi sta facendo conoscere da quando i suoi orizzonti si sono orientati verso il mondo dell'hardcore/punk.
Come intuibile dalla copertina qui sopra, trattasi di una delle tante collaborazioni intrattenuto da Jello Biafra successivamente al suo divorzio dai Dead Kennedys. Ad accompagnarlo in questa occasione ci sono i canadesi D.O.A, pezzi da 90 della biografia hardcore insieme a gente come Bad Brains e Minor Threat - Osso se scrivo cazzate correggimi gentilmente -.
Il disco, che si potrebbe definire un EP data l'esigua quantità di pezzi che contiene, appena 29 minuti di musica, è una dose letale di critica sociale tratteggiata con satira e cattiveria magistrale da Biafra e sostenuta da composizioni granitiche, trascinanti e cariche di groove capaci di far saltare sulla sedia anche i palati avvezzi ai suoni più incisivi. In questo senso è assolutamente sbalorditiva la produzione che conferisce una compattezza alla sezione ritmica dei D.O.A che, mentre l'ascolti, ti porta a domandarti perché anche tu non hai preso in mano un basso o una chitarra come ha fatto sta gente al posto di marcire nel pidocchioso posto di lavoro - se ce l'hai - in cui porti il tuo culo ogni mattina.
Qui siano davanti a veramente tanta, ma proprio tanta roba (!) che però non è per tutti, e non lo scrivo perché sono imbottito della spocchia di chi pensa d'aver capito tutto, ma perché basta gettare un occhio ai titoli dei pezzi e magari perdere tempo a leggere e comprendere le liriche, per rendersi conto che questo è materiale per gente genuinamente contro il sistema, contro lo stile di vita americano, contro il razzismo, contro la politica imperialista occidentale, contro il mito del cazzo della classe media che ha sguazzato stupidamente in un benessere costruito sulle pelle di milioni di derelitti verso cui stiamo deragliando tutti.
Per questi motivi (e per una costruzione sonora che da lezioni d'estremo a tutti) il brano più significativo del disco è la traccia di chiusura, Full Metal Jackoff, che ho già avuto modo d'esaltare su queste pagine.
In chiusura mi prendo la libertà di condividere con voi il momento di giubilo personale che è scattato quando ho sentito la partenza di We gotta get out of this place originariamente degli Animals. Esaltazione quasi commossa per uno dei pezzi che preferisco tra la produzione rock anni '60 e che qui viene interpretata come meglio non si potrebbe sia a livello sonoro - il basso è un orgasmo - sia vocale con un Biafra eccellente soprattutto in apertura.
Non so che altro aggiungere se non che questo è uno dei prodotti migliori dell'America migliore.



Considerato il nefasto avvenimento di cronaca odierna, dedico l'ennesimo ascolto di quest'album al defunto Chávez, sicuro che apprezzerebbe.

15/02/2013

Full Metal Jackoff


Around our nation's capital
There's a freeway 8 lanes wide
White concrete ringed around the city
For those who want inside
Get on get off
Ignore everything to the sides
In your midst I drive
While homeboys in the back of the van make drugs

Wanna hide something like a crack lab
Just put it in plain sight
Only stop to refuel and unload
More poison to tear more lives apart
Gang wars like never before
Better lock your doors, buy some guns
And pray (prey?) for martial law

On the Washington D.C. Beltway
Around and around I go
In the black van with no windows
And a chimney puffing smoke
Bloody headlines in the news each day
Drug "crisis" everywhere
So much comes in so easy
It's as though someone wants it there

It would be a little obvious
To fence off all the slums
Hand out machine guns
to the poor in the projects
And watch 'em kill each other off
A more subtle genocide is when
The only hope for the young
Is to join the Army and slowly die
Wall Street or Crack Dealer Avenue
The last roads left to the American Dream

Wall Street or Crack Dealer Avenue
Wall Street or Crack Dealer Avenue
Only on road leads to this neighborhood
Little kids wanna sell drugs when they grow up

The folks might get just a little upset
If they knew where that dope comes from
From Columbia to the Contras
To our Air Force bases, where we trade it for guns
The moral equivalent of a serial killer
And his CIA friends
Call the shots from the White House
But now that we own the media too
Those stories just aren't run

On the Washington D.C. Beltway, 'round and 'round I go
In a black van with no windows, and a chimney puffing smoke
Some gang that ran smack in Viet Nam
Ain't got no reason to fear
Just get a Vice President so dumb
The crook at the top never gets impeached

That sure was easy wasn't it?
That sure was easy wasn't it?
More crack-more panic-moe cops-more jails

You see emergency-total war
You see emergency-total war
You see a black face-you see a crackhead
You see a black face-you see a crackhead
You see a black face-you see Willie Horton with a knife
You see Willie Horton with a knife

You see one Willie Horton you've seen them all
They're everywhere, I know
You asked for it, you've got it
Drug suspects have no rights at all
Property seized and sold before trial
Labor camps-on American soil?!?
Neo-Nazi bootboys
That the cops never seem to arrest
Prowl neighborhoods with baseball bats
Why now? Why do they get so much press...?

Mein Kampf-the mini series
Ollie North-"patriotic" hero
The leader for tomorrow is yours today
Finally gotcha psyched for a police state

On the Washington D.C. Beltway
Around and around I go
In a black van with no windows
And a chimney puffing smoke
My van's a mobile oven now
That burns the bodies you never see
Just like in Chile or Guatemala
People just seem to disappear

Just like Rome
We fell asleep when we got spoiled
Ignore human rights in the rest of the world
Ya might just lose your own

As the noose of narco-militarism
Tightens 'round your necks

We worry about burning flags
And pee in jars at work
To keep our jobs

But if someone came for you one night
And dragged you away
do you really think your neighbors
Would even care....

Ollie for president, he'll get things done!!!
Ollie for president, he'll get things done!!!
Ollie for president, he'll get things done!!!


Forse il pezzo più distruttivo e incazzato che abbia mai ascoltato.
Grazie osso per la segnalazione!

15/05/2011

Allegramente verso il baratro.

Perché la Grecia uscirà dall’euro (non subito).
Atene ha solo due alternative davanti a sé: uscire adesso prima di esaurire tutte le riserve valutarie in cassa, oppure quando in cassa non ci sarà più niente. Dall'Europa un piano di aiuti pasticciato. Germania, Francia e Olanda non hanno salvato il popolo greco: hanno salvato i propri banchieri dall'insolvenza greca.

Di fronte al diniego tedesco, finlandese ed olandese di allargare i cordoni della Borsa e accettare di farsi carico in toto del debito pubblico greco, Atene ha solo due alternative davanti a sé: uscire dall’euro subito prima di esaurire tutte le riserve valutarie in cassa, oppure uscire dall’euro quando non ci sarà più niente in cassa. Quando il settimanale tedesco “Der Spiegel” ha raccontato, venerdì, che i negoziati sull’uscita dall’euro sarebbero già in atto, è scoppiato un comprensibile panico, nonostante le smentite del governo di Atene. Il Pil greco, sceso del 4,2 per cento lo scorso anno, nel 2011 si contrarrà di un ulteriore 3 per cento, mentre l’inflazione salirà di almeno 2 punti. La Banca centrale greca ha detto che l’inflazione risultante dall’aumento dell’Iva e dall’aumento del prezzo della benzina ha ridotto i salari reali del 9 per cento lo scorso anno e nel 2011 si aggiungerà una contrazione del 5 per cento.

Tutte le banche sono virtualmente in solventi e sono mantenute in vita solo dalla generosa liquidità erogata dalla Bce, unica istituzione finanziaria del mondo che continua ad accettare i titoli di Stato greci a garanzia dei prestiti erogati. Il sistema finanziario interno è bloccato, i crediti erogati sono inevitabilmente in rapido deterioramento. La desertificazione economica è stata accelerata dalle misure draconiane imposte dall’Europa nel maggio 2010 quando è stato erogato un prestito di 110 miliardi di euro per “salvare” la Grecia. La salvezza di Atene sarebbe stata quella di non essere entrata nell’euro, di non aver avuto accesso a prestiti facili con bassi tassi d’interesse che hanno fatto raggiungere al paese l’apogeo della bolla finanziaria con le spese faraoniche fatte per le Olimpiadi del 2004. Grazie alla bolla olimpica i cittadini greci hanno conosciuto una crescita economica del 4 per cento annuo dal 2003 al 2007. I governi alla ricerca di facile consenso hanno aumentato la spesa e il numero di dipendenti pubblici fino a far diventare il settore statale responsabile per il 40 per cento del Pil, cioè su ogni euro che circola in Grecia 40 centesimi provengono dalle casse statali. L’Europa ha tentato di mascherare questi dati con un piano di aiuti pasticciato, fatto di un prestito emergenziale che è servito solo a ripagare le banche straniere dei crediti verso Atene: la maggior parte dei 110 miliardi sono finiti nelle casse delle banche di quei Paesi che avevano erogato il prestito. Germania, Francia ed Olanda non hanno salvato il popolo greco hanno salvato i propri banchieri da perdite miliardarie in caso di insolvenza greca.

E lo hanno fatto con il concorso di tutti anche di chi, come l’Italia, non aveva una esposizione considerevole al rischio greco. La stessa cosa è stata fatta con l’Irlanda e sarà fatta con il Portogallo. Ma quanto può durare? Sempre più investitori ed economisti pensano che le istituzioni europee abbiano messo in piedi un gigantesco schema Ponzi: come nella vicenda Madoff i primi a tirare fuori i soldi (le banche private europee ed americane) riporteranno a casa i capitali con dignitosi profitti, gli ultimi rimarranno con il cerino in mano e subiranno le conseguenze di perdite disastrose.

Nella piramide messa in piedi dall’Ecofin e dalla Banca centrale europea alla base ci sono i cittadini dell’Unione e ai vertici i banchieri. Le finanze pubbliche sostengono il pagamento dei debiti dei paesi in difficoltà, le banche creditrici incassano e poi non erogano più credito e il gioco è fatto gli unici creditori rimangono gli stessi Stati europei che hanno la scelta o di trasferire i costi tramite la fiscalità generale o di non pagare a loro volta i propri debiti. Tutti sanno che lo schema non regge che prima o poi crollerà, ma i politici non pensano a lungo termine, come tanti Madoff spostano in avanti il problema. Si troverà un compromesso sulla Grecia, si erogherà un prestito ponte al Portogallo e si consentirà all’Irlanda di pagare meno interessi sul prestito europeo, fino a quando i mercati consentiranno alla Catena di San’Antonio europea di stare in piedi poi ognuno per sé e Dio per tutti.

Fonte.

Davanti a un UE totalmente incapace d'intavolare delle politiche economiche che vadano a sostenere quella che dovrebbe essere la naturale base del continente, io mi auguro seriamente che la Grecia esca dall'Euro, interpreti a sua maniera il debito che ha contratto con l'estero e inneschi un effetto domino (Irlando, Portogallo, Spagna e Italia) che mandi completamente gambe all'aria l'unione, sfasciandola politicamente ed azzerandola a livello economico.
Per come la vedo io è l'unico modo per tornare a discutere e costruire  della "sostanza", chiudendo i conti coi miti finanziari che ci portiamo dietro dall'ingresso di Reagan alla Casa Bianca.



Che bello è sto pezzo???

22/04/2011

"Mostrati superiore... saremo superiori"

Ecco la risposta a tutti quei coglionazzi (compresi ovviamente gli alcolizzati pettegoli metallari, che eroicamente spiano sempre questo blog di nascosto) i quali pensano che il punk sia soltanto un vergognoso genere per bambini:



Un video che vale più di mille parole...