Avete presente quando dai nostri politici sentiamo parlare di paesi autoritari, in cui chi ci vive è controllato costantemente da una sorta di ‘polizia politica’, e in cui ogni azione può farti finire nelle grinfie della repressione? Dal 2 febbraio le “democrature” europee avranno questi tratti, e così finalmente tra la realtà del “giardino” e la narrazione sulla “giungla” non ci saranno più differenze sostanziali. Saremo noi a vivere in quel modo...
All’inizio del prossimo mese, infatti, entreranno in vigore alcune disposizioni stabilite nel regolamento europeo sull’Intelligenza Artificiale. Propagandato come il quadro normativo che, nell’uso delle nuove tecnologie, doveva far rispettare “i diritti fondamentali della persona”, la privacy e la libertà di parola, nella formulazione comunitaria è diventato presto uno strumento repressivo praticamente totalitario.
Nell’ultimo paio d’anni diverse voci si sono levate per garantire varie esenzioni dall’applicazione del regolamento, con particolare riferimento a preoccupazioni sulla “sicurezza nazionale”. È stata la Francia ad aprire la strada, con la scusa di dover assicurare l'“ordine pubblico” in occasione delle Olimpiadi di Parigi svoltesi lo scorso anno.
“L’esclusione delle questioni di sicurezza e difesa deve essere mantenuta a tutti i costi”, avrebbe detto il rappresentante dell’Esagono durante una riunione preparatoria a porte chiuse, il 18 novembre 2022, secondo alcuni documenti visionati da Investigate Europe. E alla fine il principio espresso da Parigi sarebbe stato messo su carta in quegli articoli indicanti i cosiddetti “rischi inaccettabili”.
La Francia si è trovata in buona compagnia, dato che a sostenere la sua proposta nell’autunno 2023 c’erano ormai anche Italia, Ungheria, Romania, Svezia, Repubblica Ceca, Lituania, Finlandia e Bulgaria. E così ora sta per entrare in vigore un AI Act in cui riconoscimento facciale, biometrico ed emotivo possono diventare un’attività discrezionale sulla massa della popolazione.
Per essere concreti, significa che per l’uso di strumenti di sorveglianza negli spazi pubblici non ci sarà bisogno dell’approvazione di una qualche agenzia indipendente o l’iscrizione del prodotto in un registro pubblico, se l’attività viene indicata come rispondente a “motivi di sicurezza nazionale”. Semplice, no?
E ciò non vale unicamente per la forza pubblica. Il testo stabilisce, infatti, che la sorveglianza è consentita “indipendentemente dall’entità che svolge tali attività”. Tale esenzione si estende dunque a paesi terzi, ma anche alle aziende private, nel caso in cui siano esse a fornire le tecnologie in questione.
Gli interessi delle compagnie private in questo affare appaiono evidenti, anche solo per l’affinamento dei propri algoritmi dandogli in pasto una mole di informazioni altrimenti difficile da raccogliere. Macron stesso aveva stigmatizzato una “iper-regolamentazione” europea che poteva danneggiare “innovazione e competitività”.
Plixavra Vogiatzoglou, ricercatore all’Università di Amsterdam, ha già sottolineato come il coinvolgimento privato sia in palese contrasto con due recenti sentenze della Corte di giustizia europea. Secondo tali deliberazioni, “l’eccezione per la sicurezza nazionale va interpretata in modo molto restrittivo: lo Stato deve davvero giustificarla”, non può garantirla arbitrariamente e in automatico.
Perché alla fine di questo si tratta. Sul Fatto Quotidiano, riportando la notizia, vengono fatti due esempi molti inquietanti: i dati biometrici di un manifestante conservati nei database della polizia, pur senza reati contestati, o la decisione di una macchina sulle dichiarazioni di un migrante in base a segni di nervosismo e paura, che è molto facile derivino dalla condizione di stress esistenziale e non da “intenti criminosi”.
Per riassumere, sono 16 le deroghe chieste per la polizia dal Consiglio UE durante il negoziato. E nel corso del dibattito l’Italia spingeva per ampliare la casistica in cui il riconoscimento facciale è legittimo. Bisogna tener presente che già così avverrà la categorizzazione delle persone in base a razza, opinioni politiche, affiliazione religiosa o sindacale, orientamento sessuale.
Una ONG francese, La Quadrature du Net, ha parlato di un provvedimento “fatto su misura per l’industria tecnologica e le forze di polizia europee”. Possiamo dire tranquillamente che è una misura fatta per reprimere e intimidire, garantire i profitti e prepararsi a gestire il fronte interno, mentre su quello esterno ci si precipita alla guerra.
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24/01/2025
05/07/2021
Il sapere non è fatto per comprendere, ma per prendere posizione
Una spiccata intelligenza è un’arma nella spinta evolutiva. Più grande è il capoccione, più alte sono le probabilità di sfangarla. Più è aderente la risposta – la verità – al contesto, più è alta la probabilità di scavalcare i diretti competitori nella lotta per la vita.
Anche la bugia, la cazzata, il turpiloquio, la barzelletta, la stronzata sono evidenti segnali di intelligenza e armi da giocarsi nella perenne lotta di posizione tra l’uomo e ciò che lo circonda.
La Bullshit Ability è un modo onesto di sfoggiare la propria intelligenza. Così la pensa il team di ricercatori del Dipartimento di psicologia della Ryerson University, Ontario, Canada, in un recente studio pubblicato su Evolutionary Psychology (doi/10.1177/14747049211000317).
In biologia, si legge nello studio, un «segnale onesto» trasmette informazioni “vere” a un altro organismo. Ad esempio, una rana dai colori vivaci che è velenosa segnala onestamente la sua tossicità ai predatori. La rana sembra pericolosa, e in effetti lo è.
Al contrario, un «segnale disonesto» è un tentativo di indurre un altro organismo a credere che il segnalatore possieda un tratto che non possiede. Ad esempio, un insetto innocuo può avere gli stessi colori di una vespa, segnalando falsamente che è altrettanto pericoloso di una vespa, e ciò per evitare di diventare una preda. L’insetto sembra pericoloso, ma in verità non lo è.
Nel contesto della segnalazione sessuale negli esseri umani, una persona di elevata intelligenza, in grado di comunicarla agli altri, sta dando il «segnale onesto» che possiede questo tratto desiderabile. E l’intelligenza è desiderabile perché è un’arma nella lotta alla sopravvivenza.
L’«onestà» del segnale è indipendente dal contenuto di verità della specifica comunicazione utilizzata per segnalare. Un bugiardo può comunicare la sua intelligenza senza dire nulla di vero. Sapere inventare e raccontare balle e stronzate è un evidente segno di intelligenza.
Un crescente numero di studi accademici, con tanto di ricerche empiriche sul campo, sta mostrando come una persona in grado di produrre buone stronzate è percepita come particolarmente affascinante, convincente o competente.
Sino all’assurdo – questo lo aggiungo io – che non conta più il livello di aderenza della cazzata o l’accordo con la realtà, e nemmeno la consistenza semantica o logica, quanto la capacità di saperla raccontare – il dominio del tempo comico (o drammatico).
Se il nostro cervello si è evoluto allo scopo di manipolare le informazioni sulle relazioni sociali (a esempio, usando l’inganno tattico), allora, si legge nello studio, è plausibile che le persone intelligenti producano stronzate di qualità superiore, come mezzo per navigare in modo efficiente nelle loro attività sociali.
Per dimostrare questa teoria – ovvero che le stronzate manifestano l’intelligenza tanto quanto la verità – e che nel mettere in gioco la propria vita o il proprio appeal sessuale, non conta dire la verità, ma conta conquistare una posizione di controllo; che, insomma, la ragione del più forte è sempre la migliore.
Per dimostrare questi assunti polemologici, i ricercatori canadesi hanno rinchiuso in una stanza un campione di 1.017 studenti dell’Università di Waterloo, ai quali hanno somministrato una buona dose di stronzate frammiste ad alcune verità di fatto, frasi dal tono profondo ma vacue o lapalissiane, tipo «La totalità calma i fenomeni infiniti», «L’offerta crea sempre la domanda corrispondente», «Traiettoria orbitale descritta da un corpo in movimento attorno a un punto ideal-tipico», «Ci vogliono più investimenti», «Dove trovate i soldi?», «I lavori che gli stanziali non vogliono più fare», «È un proxy delle differenze di rendimento dei benchmark», «Se una cosa deve andare in vacca andrà sicuramente in vacca», «Non ci sono fatti ma solo interpretazioni», «Mio cugino è un gastroenterologo», «Chi controlla il passato controlla il futuro», «Non c’è memoria senza controllo», «I pronomi sono i pidocchi del pensiero», «L’uomo sarà cancellato, come sull’orlo del mare un volto di sabbia», etc.
Che ci piaccia o no, dire stronzate è un «segnale onesto» della nostra intelligenza. Se sei cretino non sai nemmeno dire stronzate o balle megagalattiche ricevibili. È raro, si legge nella ricerca, trovare persone che ottengono un punteggio basso nelle misure di intelligenza e allo stesso tempo dimostrano un’elevata capacità di dire stronzate.
Interpretiamo questo come una dimostrazione che l’abilità di dire stronzate è un indicatore affidabile di quanto qualcuno è intelligente, ma che avere una bassa capacità di dire stronzate non significa necessariamente che uno sia poco intelligente.
Per sovrammercato, la produzione di spiegazioni soddisfacenti e apparentemente accurate di concetti totalmente inventati e falsi è positivamente associata all’intelligenza verbale. Se la racconti bene sei considerato anche una persona intelligente.
Coloro che sono in grado di generare stronzate convincenti sono visti come più intelligenti di quelli meno capaci di generare stronzate convincenti.
Lo stronzo, “piace”.
Infine, e qui arriviamo al cortocircuito, coloro che sono più disposti a dire stronzate e balle hanno anche maggiori probabilità di essere ricettivi alle stronzate pseudo-profonde.
Quindi, contrariamente all’esperienza comune, potrebbe davvero essere possibile «rimpinzare di cazzate un cazzaro», e che tanta intelligenza polemologica può convertirsi in un incubo, o in una funhouse che tiene prigioniero propizio il Machiavelli che l’ha costruita.
In Italia ne sappiamo qualcosa.
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Anche la bugia, la cazzata, il turpiloquio, la barzelletta, la stronzata sono evidenti segnali di intelligenza e armi da giocarsi nella perenne lotta di posizione tra l’uomo e ciò che lo circonda.
La Bullshit Ability è un modo onesto di sfoggiare la propria intelligenza. Così la pensa il team di ricercatori del Dipartimento di psicologia della Ryerson University, Ontario, Canada, in un recente studio pubblicato su Evolutionary Psychology (doi/10.1177/14747049211000317).
In biologia, si legge nello studio, un «segnale onesto» trasmette informazioni “vere” a un altro organismo. Ad esempio, una rana dai colori vivaci che è velenosa segnala onestamente la sua tossicità ai predatori. La rana sembra pericolosa, e in effetti lo è.
Al contrario, un «segnale disonesto» è un tentativo di indurre un altro organismo a credere che il segnalatore possieda un tratto che non possiede. Ad esempio, un insetto innocuo può avere gli stessi colori di una vespa, segnalando falsamente che è altrettanto pericoloso di una vespa, e ciò per evitare di diventare una preda. L’insetto sembra pericoloso, ma in verità non lo è.
Nel contesto della segnalazione sessuale negli esseri umani, una persona di elevata intelligenza, in grado di comunicarla agli altri, sta dando il «segnale onesto» che possiede questo tratto desiderabile. E l’intelligenza è desiderabile perché è un’arma nella lotta alla sopravvivenza.
L’«onestà» del segnale è indipendente dal contenuto di verità della specifica comunicazione utilizzata per segnalare. Un bugiardo può comunicare la sua intelligenza senza dire nulla di vero. Sapere inventare e raccontare balle e stronzate è un evidente segno di intelligenza.
Un crescente numero di studi accademici, con tanto di ricerche empiriche sul campo, sta mostrando come una persona in grado di produrre buone stronzate è percepita come particolarmente affascinante, convincente o competente.
Sino all’assurdo – questo lo aggiungo io – che non conta più il livello di aderenza della cazzata o l’accordo con la realtà, e nemmeno la consistenza semantica o logica, quanto la capacità di saperla raccontare – il dominio del tempo comico (o drammatico).
Se il nostro cervello si è evoluto allo scopo di manipolare le informazioni sulle relazioni sociali (a esempio, usando l’inganno tattico), allora, si legge nello studio, è plausibile che le persone intelligenti producano stronzate di qualità superiore, come mezzo per navigare in modo efficiente nelle loro attività sociali.
Per dimostrare questa teoria – ovvero che le stronzate manifestano l’intelligenza tanto quanto la verità – e che nel mettere in gioco la propria vita o il proprio appeal sessuale, non conta dire la verità, ma conta conquistare una posizione di controllo; che, insomma, la ragione del più forte è sempre la migliore.
Per dimostrare questi assunti polemologici, i ricercatori canadesi hanno rinchiuso in una stanza un campione di 1.017 studenti dell’Università di Waterloo, ai quali hanno somministrato una buona dose di stronzate frammiste ad alcune verità di fatto, frasi dal tono profondo ma vacue o lapalissiane, tipo «La totalità calma i fenomeni infiniti», «L’offerta crea sempre la domanda corrispondente», «Traiettoria orbitale descritta da un corpo in movimento attorno a un punto ideal-tipico», «Ci vogliono più investimenti», «Dove trovate i soldi?», «I lavori che gli stanziali non vogliono più fare», «È un proxy delle differenze di rendimento dei benchmark», «Se una cosa deve andare in vacca andrà sicuramente in vacca», «Non ci sono fatti ma solo interpretazioni», «Mio cugino è un gastroenterologo», «Chi controlla il passato controlla il futuro», «Non c’è memoria senza controllo», «I pronomi sono i pidocchi del pensiero», «L’uomo sarà cancellato, come sull’orlo del mare un volto di sabbia», etc.
Che ci piaccia o no, dire stronzate è un «segnale onesto» della nostra intelligenza. Se sei cretino non sai nemmeno dire stronzate o balle megagalattiche ricevibili. È raro, si legge nella ricerca, trovare persone che ottengono un punteggio basso nelle misure di intelligenza e allo stesso tempo dimostrano un’elevata capacità di dire stronzate.
Interpretiamo questo come una dimostrazione che l’abilità di dire stronzate è un indicatore affidabile di quanto qualcuno è intelligente, ma che avere una bassa capacità di dire stronzate non significa necessariamente che uno sia poco intelligente.
Per sovrammercato, la produzione di spiegazioni soddisfacenti e apparentemente accurate di concetti totalmente inventati e falsi è positivamente associata all’intelligenza verbale. Se la racconti bene sei considerato anche una persona intelligente.
Coloro che sono in grado di generare stronzate convincenti sono visti come più intelligenti di quelli meno capaci di generare stronzate convincenti.
Lo stronzo, “piace”.
Infine, e qui arriviamo al cortocircuito, coloro che sono più disposti a dire stronzate e balle hanno anche maggiori probabilità di essere ricettivi alle stronzate pseudo-profonde.
Quindi, contrariamente all’esperienza comune, potrebbe davvero essere possibile «rimpinzare di cazzate un cazzaro», e che tanta intelligenza polemologica può convertirsi in un incubo, o in una funhouse che tiene prigioniero propizio il Machiavelli che l’ha costruita.
In Italia ne sappiamo qualcosa.
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