Le conseguenze della transizione verso la mobilità elettrica e il relativo stop alla vendita di nuove auto a benzina o diesel iniziano a manifestarsi concretamente È il caso della Marelli, storica società di componentistica automobilistica (un tempo del gruppo Fiat) oggi controllata dal fondo d'investimento Kkr.
La proprietà ha deciso di chiudere all’inizio del 2024 la fabbrica di Crevalcore (Bologna), e dichiarare come “esuberi” i 230 lavoratori che producono collettori di aspirazione e pressofusi di alluminio per motori a combustione interna. La Marelli è un campione nazionale della componentistica automotive ma, come altre industrie strategiche, è stata acquisita dal fondo Kkr nel 2019 attraverso la controllata giapponese CK Holdings.
È doveroso rammentare che l’arrivo dei fondi di investimento nelle attività produttive è delle principali cause del calvario occupazionale e industriale del nostro paese.
La Marelli in Italia conta 11 stabilimenti produttivi con oltre 7.200 addetti. La decisione di chiudere la fabbrica di Crevalcore, nel bolognese, nasce in un contesto industriale del settore automotive stressato dalla transizione verso la mobilità elettrica. “Chiediamo a Marelli – si legge in una nota congiunta dei sindacati dei metalmeccanici – di rivedere la sua decisione e al governo di convocare immediatamente un tavolo istituzionale di confronto. È da tempo difatti che chiediamo riconversioni per le fabbriche legate al motore termico, senza le quali la chiusura di Crevalcore sarà solo la prima di una lunga serie”.
Per oggi è stato convocato uno sciopero generale di otto ore in tutte le fabbriche del gruppo Marelli. Da due giorni a Crevalcore i lavoratori sono in presidio permanente ai cancelli della fabbrica per impedire che vengano portati via i macchinari.
L’azienda vorrebbe infatti trasferire la produzione dello stabilimento di Crevalcore in quello di Bari (mille addetti), dove si produce anche per Porsche e Maserati. Qui si concentrano le produzioni legate al Powertrain, tradizionale ed elettrico. Ma anche a Bari i lavoratori ritenuti in “esubero” saranno 162 l’anno prossimo. Nello stabilimento di Sulmona sono previsti 90 esuberi nel 2024. Anche nell’impianto di Melfi sono previsti 80 esuberi.
“Le speculazioni finanziare nel settore dell’industria e del manifatturiero non hanno freni a causa dell’assenza di un piano industriale nazionale che metta dei veri paletti a salvaguardia dell’occupazione, dello sviluppo e l’unicità della qualità produttiva e dello stato sociale. Per fare ciò bisogna porre come obiettivo politico la nazionalizzazione dei settori strategici nonché di tutti quei marchi che hanno fatto grande la storia di questo paese, quale appunto la Marelli” scrive l’USB in un comunicato sottolineando che quanto accade alla Marelli e quanto accaduto per Fiac, ex SaGa Coffee, Titan e tante altre realtà sul territorio, accadrà ancora e sempre più spesso e a pagarne le conseguenze saranno sempre e solo le lavoratrici ed i lavoratori.
La decisione di chiudere la fabbrica di Crevalcore, è stata attribuita dalla direzione al risultato economico negativo (per quest’anno è prevista una perdita di 6 milioni di euro a causa dei rincari energetici) e alla dinamica negativa delle attività sui motori endotermici (il tasso di utilizzo della capacità produttiva è al 45% ed è destinato a calare fino al 20% nel 2027). La direzione aziendale della Marelli ha deciso di trasferire la produzione di collettori a Bari e di esternalizzare quella di pressofusi.
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28/03/2020
L'industria automobilistica riapre in ordine sparso
La Fca in Italia e in Europa riapre oggi i suoi stabilimenti. In Italia riaprono: Melfi, Pomigliano, Cassino, Carrozzerie Mirafiori, Grugliasco e Modena, in Serbia: Kragujevac, in Polonia: Tychy
Invece, le fabbriche Fca negli Stati Uniti e in Canada resteranno chiuse fino al 14 aprile per il coronavirus.
Sempre negli Usa, Ford farà ripartire la produzione “in alcuni impianti chiave”. In una nota, la casa automobilistica ha specificato che introdurrà delle misure di sicurezza aggiuntive per proteggere i lavoratori quando queste fabbriche riapriranno: l’intenzione è far ripartire la produzione il 6 aprile nell’impianto di Hermosillo, in Messico, e una settimana dopo, il 14 aprile, in quattro impianti statunitensi. La scorsa settimana, Ford aveva annunciato la chiusura di tutti gli impianti per due settimane, a causa del coronavirus.
Tornando in Italia si segnala che la Magneti Marelli ha esteso al 3 aprile la sospensione della produzione nelle sue fabbriche per l’emergenza coronavirus. Lo comunica la società, sottolineando che “in relazione alla sospensione temporanea delle attività produttive nella maggioranza degli stabilimenti europei, annunciata il 19 marzo, questa misura sarà estesa anche nel corso della prossima settimana, fino al 3 aprile”.
Ferrari prevede invece di riaprire la produzione il 14 aprile, a condizione che sia garantita la continuità della catena di fornitura. A fronte della grande incertezza e dell’imprevedibilità causata dal Covid-19, la società “sta adottando tutte le misure più appropriate per assicurare il benessere e la salute dei suoi dipendenti, nell’interesse di tutti i suoi azionisti”.
Fca si è dunque sbrigata a far ripartire la produzione in Italia e in Europa, prima ancora che negli Stati Uniti. Vedremo come reagiranno gli operai.
Fonte
Invece, le fabbriche Fca negli Stati Uniti e in Canada resteranno chiuse fino al 14 aprile per il coronavirus.
Sempre negli Usa, Ford farà ripartire la produzione “in alcuni impianti chiave”. In una nota, la casa automobilistica ha specificato che introdurrà delle misure di sicurezza aggiuntive per proteggere i lavoratori quando queste fabbriche riapriranno: l’intenzione è far ripartire la produzione il 6 aprile nell’impianto di Hermosillo, in Messico, e una settimana dopo, il 14 aprile, in quattro impianti statunitensi. La scorsa settimana, Ford aveva annunciato la chiusura di tutti gli impianti per due settimane, a causa del coronavirus.
Tornando in Italia si segnala che la Magneti Marelli ha esteso al 3 aprile la sospensione della produzione nelle sue fabbriche per l’emergenza coronavirus. Lo comunica la società, sottolineando che “in relazione alla sospensione temporanea delle attività produttive nella maggioranza degli stabilimenti europei, annunciata il 19 marzo, questa misura sarà estesa anche nel corso della prossima settimana, fino al 3 aprile”.
Ferrari prevede invece di riaprire la produzione il 14 aprile, a condizione che sia garantita la continuità della catena di fornitura. A fronte della grande incertezza e dell’imprevedibilità causata dal Covid-19, la società “sta adottando tutte le misure più appropriate per assicurare il benessere e la salute dei suoi dipendenti, nell’interesse di tutti i suoi azionisti”.
Fca si è dunque sbrigata a far ripartire la produzione in Italia e in Europa, prima ancora che negli Stati Uniti. Vedremo come reagiranno gli operai.
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28/11/2018
Continua il declino industriale del paese. In vendita anche Comau, gioiello tecnologico della ex Fiat.
La svendita dei gioielli industriali del nostro paese continua senza sosta. A fare da venditore anche in questo caso è la Fca/ex Fiat che, dopo aver ridotto occupazione e produzioni strategiche come Irisbus, ha venduto poco fa la Magneti Marelli ad una multinazionale giapponese ed ora ha messo in vendita la Comau, ossia il gioiello di alta tecnologia dell’ex gruppo Fiat che progetta macchine automatiche e robot.
Secondo quanto sostiene l’agenzia Bloomberg la cessione di Comau potrebbe avvenire per una cifra compresa tra 1,5 e 2 miliardi. Mediobanca aveva valutato il valore della società in circa 800 milioni di euro. “Secondo le nostre stime Comau genera attorno ai 2 miliardi di euro di ricavi e ha un margine di ebit di 70-80 milioni di euro. Sulla base dei nostri modelli di valutazione il valore della società è attorno agli 800 milioni di euro, considerando un multiplo ev/ebit di dieci volte”, aveva affermato il rapporto della banca d’affari milanese. Più lusinghiera la valutazione della Banca Imi che aveva stimato il valore di Comau in un miliardo.
Bisogna dire che non è la prima volta che trapelano indiscrezioni su una possibile cessione di Comau. In marzo era stato l’allora ceo di Fca Sergio Marchionne a sollevare questa ipotesi spiegando che “Comau è una bellissima azienda ed eventualmente potremo considerare uno scorporo, ma non entro il 2018 come avverrà per Magneti Marelli”. I rumors parlano di un acquirente cinese per Comau, ma ci sentiamo di scommettere su un acquirente diverso.
Per avere una idea delle potenzialità e del peso della Comau, è utile riferire lo scenario presentato dal suo amministratore delegato Mauro Fenzi, secondo cui “Forniamo già grandi case automobilistiche come Mercedes e Audi. Gli Stati Uniti sono il nostro mercato più importante, la Cina è al secondo posto come mercato estero. La Germania rappresenta circa il 15% delle nostre vendite ed è al terzo posto”. Ma le applicazioni della robotica guardano ormai anche oltre il settore dell’automotive. Sempre secondo Fenzi c’è “un buon potenziale di crescita nel settore della logistica, ma anche nel settore dei mobili e dell’arredamento, nel settore alimentare e perfino in quello del vino. La robotica non è più dietro le sbarre, ma è presente in tutti i settori industriali – come ad esempio nel settore dei servizi e nella Biorobotica. Industria 4.0 si rivolge anche alle industrie medio-piccole, i cui requisiti sono diversi da quelli del settore automobilistico”.
Insomma nel momento in cui cresce impetuosamente l’automazione industriale, la Fca/ex Fiat prosegue il suo processo di vendita e smantellamento delle sue attività produttive in Italia.
Gli utili degli azionisti privati del gruppo Fca ne beneficeranno sicuramente, ma il sistema industriale del nostro paese viene via via privato sempre più di pezzi strategici. Il fatto che queste aziende siano private non è un argomento accettabile per consentire il perseguimento sistematico del declino industriale dell’Italia al quale sembra essere stata condannata dalla divisione internazionale del lavoro. Eppure si assiste al colpevole silenzio di governo e Cgil Cisl Uil su questa vicenda così come sulla vendita della Magneti Marelli. Le capacità tecnologiche di aziende come la Comau sono troppo importanti per essere lasciate in mano ai privati, è un fatto che mette in tutta evidenza quella “contraddizione tra sviluppo delle forze produttive e rapporti di produzione” ossia la maledizione del capitalismo.
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Secondo quanto sostiene l’agenzia Bloomberg la cessione di Comau potrebbe avvenire per una cifra compresa tra 1,5 e 2 miliardi. Mediobanca aveva valutato il valore della società in circa 800 milioni di euro. “Secondo le nostre stime Comau genera attorno ai 2 miliardi di euro di ricavi e ha un margine di ebit di 70-80 milioni di euro. Sulla base dei nostri modelli di valutazione il valore della società è attorno agli 800 milioni di euro, considerando un multiplo ev/ebit di dieci volte”, aveva affermato il rapporto della banca d’affari milanese. Più lusinghiera la valutazione della Banca Imi che aveva stimato il valore di Comau in un miliardo.
Bisogna dire che non è la prima volta che trapelano indiscrezioni su una possibile cessione di Comau. In marzo era stato l’allora ceo di Fca Sergio Marchionne a sollevare questa ipotesi spiegando che “Comau è una bellissima azienda ed eventualmente potremo considerare uno scorporo, ma non entro il 2018 come avverrà per Magneti Marelli”. I rumors parlano di un acquirente cinese per Comau, ma ci sentiamo di scommettere su un acquirente diverso.
Per avere una idea delle potenzialità e del peso della Comau, è utile riferire lo scenario presentato dal suo amministratore delegato Mauro Fenzi, secondo cui “Forniamo già grandi case automobilistiche come Mercedes e Audi. Gli Stati Uniti sono il nostro mercato più importante, la Cina è al secondo posto come mercato estero. La Germania rappresenta circa il 15% delle nostre vendite ed è al terzo posto”. Ma le applicazioni della robotica guardano ormai anche oltre il settore dell’automotive. Sempre secondo Fenzi c’è “un buon potenziale di crescita nel settore della logistica, ma anche nel settore dei mobili e dell’arredamento, nel settore alimentare e perfino in quello del vino. La robotica non è più dietro le sbarre, ma è presente in tutti i settori industriali – come ad esempio nel settore dei servizi e nella Biorobotica. Industria 4.0 si rivolge anche alle industrie medio-piccole, i cui requisiti sono diversi da quelli del settore automobilistico”.
Insomma nel momento in cui cresce impetuosamente l’automazione industriale, la Fca/ex Fiat prosegue il suo processo di vendita e smantellamento delle sue attività produttive in Italia.
Gli utili degli azionisti privati del gruppo Fca ne beneficeranno sicuramente, ma il sistema industriale del nostro paese viene via via privato sempre più di pezzi strategici. Il fatto che queste aziende siano private non è un argomento accettabile per consentire il perseguimento sistematico del declino industriale dell’Italia al quale sembra essere stata condannata dalla divisione internazionale del lavoro. Eppure si assiste al colpevole silenzio di governo e Cgil Cisl Uil su questa vicenda così come sulla vendita della Magneti Marelli. Le capacità tecnologiche di aziende come la Comau sono troppo importanti per essere lasciate in mano ai privati, è un fatto che mette in tutta evidenza quella “contraddizione tra sviluppo delle forze produttive e rapporti di produzione” ossia la maledizione del capitalismo.
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02/11/2018
FCA vuole andarsene dall’Italia?
Mercoledì 31 ottobre 2018, una delegazione dell’Unione Sindacale di Base è stata convocata al Ministero del Lavoro per discutere sulla preoccupante situazione del settore auto in generale e in particolare di FCA, motore trainante del mercato automobilistico italiano.
Va ricordato che FCA ha attinto per oltre un secolo dalle casse dello stato centinaia di milioni di euro, senza mai darne conto e affrontando i momenti di flessione chiudendo stabilimenti, licenziando lavoratori e prendendo a piene mani dagli ammortizzatori sociali.
USB ha subito denunciato l’assoluto immobilismo di FCA. Sono passati 4 mesi dalla presentazione del piano industriale e fino a oggi nessun nuovo modello è stato lanciato. La proprietà intanto ha venduto un pezzo industriale importante, Magneti Marelli, rafforzando ulteriormente il sospetto di un abbandono, neanche tanto lento, della produzione nel nostro Paese.
USB ha chiesto che al prossimo appuntamento siano presenti le aziende coinvolte dalla crisi, a iniziare proprio da FCA.
USB ha denunciato la mancanza di investimenti di settore rispetto ad altre realtà produttive, che da anni occupano una fetta importante di mercato con ibrido e elettrico, e ritiene importante che anche le aziende italiane intervengano in questo importante processo di trasformazione, garantendo però innanzitutto gli attuali livelli occupazionali.
Nel suo intervento la delegazione USB ha inoltre denunciato lo sfruttamento a cui i lavoratori del gruppo FCA sono sottoposti da anni (carichi e ritmi di lavoro pesantissimi, pause tagliate e conseguenti rischi per la salute e la sicurezza), che diventa ancor più inaccettabile di fronte al continuo utilizzo degli ammortizzatori sociali, con tagli pesanti ai salari.
La risposta del ministero è stata innanzitutto l’accoglimento della richiesta di USB di convocare periodicamente le parti e a monitorare costantemente la situazione.
USB continuerà ad essere voce critica in un contesto dove l’ottimismo sempre più ingiustificato sembra farla da padrone.
Nei prossimi giorni riporteremo la discussione avvenuta al ministero in tutte le fabbriche in cui siamo presenti, e raccoglieremo ulteriori denunce di lavoratori da portare al prossimo appuntamento.
Fonte
Va ricordato che FCA ha attinto per oltre un secolo dalle casse dello stato centinaia di milioni di euro, senza mai darne conto e affrontando i momenti di flessione chiudendo stabilimenti, licenziando lavoratori e prendendo a piene mani dagli ammortizzatori sociali.
USB ha subito denunciato l’assoluto immobilismo di FCA. Sono passati 4 mesi dalla presentazione del piano industriale e fino a oggi nessun nuovo modello è stato lanciato. La proprietà intanto ha venduto un pezzo industriale importante, Magneti Marelli, rafforzando ulteriormente il sospetto di un abbandono, neanche tanto lento, della produzione nel nostro Paese.
USB ha chiesto che al prossimo appuntamento siano presenti le aziende coinvolte dalla crisi, a iniziare proprio da FCA.
USB ha denunciato la mancanza di investimenti di settore rispetto ad altre realtà produttive, che da anni occupano una fetta importante di mercato con ibrido e elettrico, e ritiene importante che anche le aziende italiane intervengano in questo importante processo di trasformazione, garantendo però innanzitutto gli attuali livelli occupazionali.
Nel suo intervento la delegazione USB ha inoltre denunciato lo sfruttamento a cui i lavoratori del gruppo FCA sono sottoposti da anni (carichi e ritmi di lavoro pesantissimi, pause tagliate e conseguenti rischi per la salute e la sicurezza), che diventa ancor più inaccettabile di fronte al continuo utilizzo degli ammortizzatori sociali, con tagli pesanti ai salari.
La risposta del ministero è stata innanzitutto l’accoglimento della richiesta di USB di convocare periodicamente le parti e a monitorare costantemente la situazione.
USB continuerà ad essere voce critica in un contesto dove l’ottimismo sempre più ingiustificato sembra farla da padrone.
Nei prossimi giorni riporteremo la discussione avvenuta al ministero in tutte le fabbriche in cui siamo presenti, e raccoglieremo ulteriori denunce di lavoratori da portare al prossimo appuntamento.
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25/10/2018
Svendita di Magneti Marelli. Fermare l’impoverimento del tessuto produttivo, garantire salari e occupazione
La vendita di Magneti Marelli alla Calsonic Kansei per 6,2 miliardi segna una nuova perdita per il patrimonio industriale italiano e si configura come una cessione che serve a FCA per fare cassa per ripianare il debito e dare dividendi agli azionisti piuttosto che avere una ratio industriale.
La Magneti Marelli, con i suoi 40 mila lavoratori divisi in 85 stabilimenti sparsi nel mondo, di cui circa 10 mila nei 33 stabilimenti italiani, sviluppa e produce parti e componenti fortemente innovativi, non solo per FCA ma per l’intero settore automobilistico mondiale. La sua vendita da parte di Fiat Chrysler è un pessimo segnale che non può e non deve passare inosservato.
Il progetto Fabbrica Italia, lanciato da FCA con i 30 miliardi d’investimenti previsti è rimasto lettera morta, stessa fine sembra essere riservata al piano industriale 2018-2022 con 45 miliardi d’investimenti e l’avvio di nuovi prodotti tra cui le auto elettriche.
In questo quadro la vendita di un pezzo determinante come Magneti Marelli, anche per il segmento elettrico, segna un ulteriore elemento d’incertezza per tutta FCA.
Si conferma la politica spregiudicata di FCA, tesa a fare cassa attraverso la capitalizzazione delle sue vendite, lo spostamento della sua sede fiscale all’estero, la de localizzazione delle produzioni e il ricorso contemporaneo alla Cassa integrazione Guadagni e ai Contratti di Solidarietà.
Infatti nonostante il ricorso alla cassa degli ammortizzatori sociali, la direttiva aziendale sulle linee di produzione si traduce in tagli delle pause e ritmi di lavoro logoranti, con un’impennata dei lavoratori oggi classificati RCL (ridotte capacità lavorative), insomma spremuti come limoni.
Una situazione quella degli stabilimenti FCA che riporta l’attualità della riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario e il ripristino delle pause tagliate dal CCSL.
L’acquisizione da parte della Calsonic Kansei anche a fronte di un accordo industriale pluriennale con FCA, mette la Magneti Marelli e i suoi dipendenti fuori da FCA e dentro un nuovo ambito di competizione, con tutto quello che questo può significare.
Sarà con la nuova multinazionale Calsonic Kansei che dovremmo fare i conti, per difendere l’occupazione, le competenze e fare valere gli interessi dei lavoratori a partire dalla necessità di uscire dal CCSL e di riaprire la contrattazione sui livelli nazionale e aziendale.
Dopo la riuscita manifestazione del 20 ottobre scorso, che tra i temi poneva anche la deindustrializzazione del paese, l’USB torna a chiedere al Governo un intervento a tutela del tessuto industriale, dell’occupazione e l’avvio di un tavolo di confronto su FCA.
Fonte
La Magneti Marelli, con i suoi 40 mila lavoratori divisi in 85 stabilimenti sparsi nel mondo, di cui circa 10 mila nei 33 stabilimenti italiani, sviluppa e produce parti e componenti fortemente innovativi, non solo per FCA ma per l’intero settore automobilistico mondiale. La sua vendita da parte di Fiat Chrysler è un pessimo segnale che non può e non deve passare inosservato.
Il progetto Fabbrica Italia, lanciato da FCA con i 30 miliardi d’investimenti previsti è rimasto lettera morta, stessa fine sembra essere riservata al piano industriale 2018-2022 con 45 miliardi d’investimenti e l’avvio di nuovi prodotti tra cui le auto elettriche.
In questo quadro la vendita di un pezzo determinante come Magneti Marelli, anche per il segmento elettrico, segna un ulteriore elemento d’incertezza per tutta FCA.
Si conferma la politica spregiudicata di FCA, tesa a fare cassa attraverso la capitalizzazione delle sue vendite, lo spostamento della sua sede fiscale all’estero, la de localizzazione delle produzioni e il ricorso contemporaneo alla Cassa integrazione Guadagni e ai Contratti di Solidarietà.
Infatti nonostante il ricorso alla cassa degli ammortizzatori sociali, la direttiva aziendale sulle linee di produzione si traduce in tagli delle pause e ritmi di lavoro logoranti, con un’impennata dei lavoratori oggi classificati RCL (ridotte capacità lavorative), insomma spremuti come limoni.
Una situazione quella degli stabilimenti FCA che riporta l’attualità della riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario e il ripristino delle pause tagliate dal CCSL.
L’acquisizione da parte della Calsonic Kansei anche a fronte di un accordo industriale pluriennale con FCA, mette la Magneti Marelli e i suoi dipendenti fuori da FCA e dentro un nuovo ambito di competizione, con tutto quello che questo può significare.
Sarà con la nuova multinazionale Calsonic Kansei che dovremmo fare i conti, per difendere l’occupazione, le competenze e fare valere gli interessi dei lavoratori a partire dalla necessità di uscire dal CCSL e di riaprire la contrattazione sui livelli nazionale e aziendale.
Dopo la riuscita manifestazione del 20 ottobre scorso, che tra i temi poneva anche la deindustrializzazione del paese, l’USB torna a chiedere al Governo un intervento a tutela del tessuto industriale, dell’occupazione e l’avvio di un tavolo di confronto su FCA.
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24/10/2018
Magneti Marelli finisce nelle mani di un gruppo nippo-statunitense
Fca ha venduto la storica Magneti Marelli alla giapponese Calsonic Kansei. L’annuncio è arrivato ieri tramite un comunicato congiunto di Fca, Magneti Marelli e Calsonic Kansei. Quest’ultima è una grande realtà del settore automotive, nata in Giappone, che ha acquisito il 100% della multinazionale italiana tramite un’operazione dal valore di 6,2 miliardi di euro. Sarà KKR, un fondo statunitense che controlla la giapponese Calsonic Kansei, a pagare i 6,2 miliardi per rilevare l’azienda che rappresenta il fiore all’occhiello della storia motoristica italiana fin dal 1919, che progetta e produce sistemi e componenti avanzati per l’industria delle auto.
Il Business Plan 2018-2022 del gruppo Fca presentato lo scorso giugno da Marchionne prevedeva già lo scorporo della Magneti Marelli; una riorganizzazione finalizzata allo sbarco in Borsa della componentistica del gruppo Fca attraverso una girandola di operazioni, pur non venendo nei fatti mai esclusa del tutto l’idea della vendita diretta in presenza di un assegno “importante”, che non avrebbe dovuto scendere sotto i 6 miliardi. Ed è così che la cessione di Magneti Marelli diventa la prima grande mossa di Mike Manley come nuovo amministratore delegato di Fca del dopo Marchionne.
“L’operazione riconosce il pieno valore strategico di Magneti Marelli ed è un altro importante passo nel nostro continuo focus sulla creazione di valore”. Così l’amministratore delegato Mike Manley commenta la vendita dell’azienda e spiega che l’accordo è “un’opportunità ideale per accelerare la crescita futura di Magneti Marelli a beneficio dei suoi clienti e delle sue persone eccezionali”, perché punta “a creare un leader indipendente della componentistica automotive“.
Il neo gruppo, rinominato Magneti Marelli CK Holdings, si appresta ad essere un leader nel mercato globale dei componenti auto in una fase di transizione verso ibrido ed elettrico: settima al mondo per volume d’affari, raggiunge una soglia superiore a 15 miliardi di euro l’anno, controllando quasi 200 fra stabilimenti e centri di sviluppo nelle Americhe, in Asia, Europa e Giappone.
La Magneti Marelli attualmente conta 43.000 dipendenti nel mondo di cui 9.981 in Italia. L’azienda è conosciuta soprattutto per produzione di software, meccatronica, strumentazioni, telematica e navigazione satellitare. Oggi produce componentistica per motori e cambi di automobili, motocicli, e veicoli commerciali leggeri. Progetta e costruisce anche ammortizzatori e sospensioni, sistemi di scarico (dai catalizzatori ai filtri, passando per i terminali) plance, console centrali, paraurti in materiale plastico e sistemi di alimentazione carburante. Non mancano nemmeno centraline ed elettronica per mezzi da corsa, sia a quattro sia a due ruote. E la guida autonoma.
La sede centrale è a Corbetta, in provincia di Milano, dove è ubicata la divisione Electronic System. Gli altri stabilimenti italiani sono in Piemonte: le divisioni Sistemi di Scarico, PCMA, Automotive Lightning e Motorsport a Venaria Reale, la divisione Sospensioni è invece ubicata a Torino e la divisione Body Computer è ubicata ad Orbassano. Nel napoletano sono collocati diversi siti industriali, quelli di Poggioreale e Pomigliano d’Arco appartenenti alla business line PCMA (si occupano dello stampaggio della componentistica auto) mentre la divisione Direzione Sistemi di Scarico è ubicata a Caivano. Infine la divisione Powertrain ha sede a Bologna con due stabilimenti: quello di ricerca e sviluppo per la produzione di prototipi che conta 900 lavoratori e il sito produttivo con sede a Crevalcore con 374 dipendenti.
A partire da quest’estate Magneti Marelli investe sulla guida autonoma, tanto da acquisire la SmartMeUp, una start-up francese attiva nel settore del “perception software”, tecnologia che trova applicazione in ambiti quali vetture robot, “smart cities” e sicurezza. L’acquisizione ha portato in Magneti Marelli un gruppo di scienziati e ingegneri dall’elevato grado di competenza specifica nel settore.
Nell’ambito delle trattative, Fca si è garantito un accordo di durata pluriennale, indispensabile perché d’ora in avanti si trova senza una realtà interna a cui affidare progetti di sviluppo nei rami dei motori elettrici e della guida assistita, due aree che costeranno sempre più denaro alle case automobilistiche. La parte più appetibile di Magneti Marelli è infatti quella del lighting, ma molto avanzata è anche la produzione di sensori, decisivi nella produzione delle auto senza guidatore.
La digitalizzazione che ha investito tutti i settori della produzione negli ultimi decenni ha portato a familiarizzarci con dispositivi di supporto alla guida come la regolazione della velocità, sterzo e parcheggio automatici che sono promossi dalle grandi case automobilistiche per avere un ritorno immediato e stare al passo con le richieste del mercato. Anche grandi colossi come Google e Apple cercano di ricavare una fetta di mercato dell’arrancante industria automobilistica puntando all’introduzione di veicoli totalmente nuovi di self-driving car.
Tutto questo avrà importanti conseguenze a lungo termine sul mondo dei trasporti, della logistica, delle città e non in ultimo dei lavoratori in una fase in cui il livello di automazione della produzione è ormai irreversibile la contraddizione risiede tra chi detiene e controlla questo livello tecnologico e chi ne rimarrà escluso. Veniva infatti facile pensare che il Lingotto intendesse mantenere il controllo della società distribuendola tra i soci come era accaduto per Ferrari. Ma così non è stato.
Di fatto, d’ora in poi, lo sviluppo tecnologico più rilevante all’interno del gruppo è collocato definitivamente fuori del perimetro aziendale. Vero è che Fca ha ormai un rapporto vago e quasi inconsistente con il paese in cui è nata ed è stata nutrita dal “pubblico” per oltre un secolo. Ma non può sfuggire il fatto che questo paese ha perso ogni possibile controllo su un altro pezzo rilevantissimo della propria struttura industriale. Che diventa d’ora in poi indisponibile – a meno di colpi di mano pensabili solo in una situazione davvero rivoluzionaria – per qualsiasi progetto di rilancio.
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Il Business Plan 2018-2022 del gruppo Fca presentato lo scorso giugno da Marchionne prevedeva già lo scorporo della Magneti Marelli; una riorganizzazione finalizzata allo sbarco in Borsa della componentistica del gruppo Fca attraverso una girandola di operazioni, pur non venendo nei fatti mai esclusa del tutto l’idea della vendita diretta in presenza di un assegno “importante”, che non avrebbe dovuto scendere sotto i 6 miliardi. Ed è così che la cessione di Magneti Marelli diventa la prima grande mossa di Mike Manley come nuovo amministratore delegato di Fca del dopo Marchionne.
“L’operazione riconosce il pieno valore strategico di Magneti Marelli ed è un altro importante passo nel nostro continuo focus sulla creazione di valore”. Così l’amministratore delegato Mike Manley commenta la vendita dell’azienda e spiega che l’accordo è “un’opportunità ideale per accelerare la crescita futura di Magneti Marelli a beneficio dei suoi clienti e delle sue persone eccezionali”, perché punta “a creare un leader indipendente della componentistica automotive“.
Il neo gruppo, rinominato Magneti Marelli CK Holdings, si appresta ad essere un leader nel mercato globale dei componenti auto in una fase di transizione verso ibrido ed elettrico: settima al mondo per volume d’affari, raggiunge una soglia superiore a 15 miliardi di euro l’anno, controllando quasi 200 fra stabilimenti e centri di sviluppo nelle Americhe, in Asia, Europa e Giappone.
La Magneti Marelli attualmente conta 43.000 dipendenti nel mondo di cui 9.981 in Italia. L’azienda è conosciuta soprattutto per produzione di software, meccatronica, strumentazioni, telematica e navigazione satellitare. Oggi produce componentistica per motori e cambi di automobili, motocicli, e veicoli commerciali leggeri. Progetta e costruisce anche ammortizzatori e sospensioni, sistemi di scarico (dai catalizzatori ai filtri, passando per i terminali) plance, console centrali, paraurti in materiale plastico e sistemi di alimentazione carburante. Non mancano nemmeno centraline ed elettronica per mezzi da corsa, sia a quattro sia a due ruote. E la guida autonoma.
La sede centrale è a Corbetta, in provincia di Milano, dove è ubicata la divisione Electronic System. Gli altri stabilimenti italiani sono in Piemonte: le divisioni Sistemi di Scarico, PCMA, Automotive Lightning e Motorsport a Venaria Reale, la divisione Sospensioni è invece ubicata a Torino e la divisione Body Computer è ubicata ad Orbassano. Nel napoletano sono collocati diversi siti industriali, quelli di Poggioreale e Pomigliano d’Arco appartenenti alla business line PCMA (si occupano dello stampaggio della componentistica auto) mentre la divisione Direzione Sistemi di Scarico è ubicata a Caivano. Infine la divisione Powertrain ha sede a Bologna con due stabilimenti: quello di ricerca e sviluppo per la produzione di prototipi che conta 900 lavoratori e il sito produttivo con sede a Crevalcore con 374 dipendenti.
A partire da quest’estate Magneti Marelli investe sulla guida autonoma, tanto da acquisire la SmartMeUp, una start-up francese attiva nel settore del “perception software”, tecnologia che trova applicazione in ambiti quali vetture robot, “smart cities” e sicurezza. L’acquisizione ha portato in Magneti Marelli un gruppo di scienziati e ingegneri dall’elevato grado di competenza specifica nel settore.
Nell’ambito delle trattative, Fca si è garantito un accordo di durata pluriennale, indispensabile perché d’ora in avanti si trova senza una realtà interna a cui affidare progetti di sviluppo nei rami dei motori elettrici e della guida assistita, due aree che costeranno sempre più denaro alle case automobilistiche. La parte più appetibile di Magneti Marelli è infatti quella del lighting, ma molto avanzata è anche la produzione di sensori, decisivi nella produzione delle auto senza guidatore.
La digitalizzazione che ha investito tutti i settori della produzione negli ultimi decenni ha portato a familiarizzarci con dispositivi di supporto alla guida come la regolazione della velocità, sterzo e parcheggio automatici che sono promossi dalle grandi case automobilistiche per avere un ritorno immediato e stare al passo con le richieste del mercato. Anche grandi colossi come Google e Apple cercano di ricavare una fetta di mercato dell’arrancante industria automobilistica puntando all’introduzione di veicoli totalmente nuovi di self-driving car.
Tutto questo avrà importanti conseguenze a lungo termine sul mondo dei trasporti, della logistica, delle città e non in ultimo dei lavoratori in una fase in cui il livello di automazione della produzione è ormai irreversibile la contraddizione risiede tra chi detiene e controlla questo livello tecnologico e chi ne rimarrà escluso. Veniva infatti facile pensare che il Lingotto intendesse mantenere il controllo della società distribuendola tra i soci come era accaduto per Ferrari. Ma così non è stato.
Di fatto, d’ora in poi, lo sviluppo tecnologico più rilevante all’interno del gruppo è collocato definitivamente fuori del perimetro aziendale. Vero è che Fca ha ormai un rapporto vago e quasi inconsistente con il paese in cui è nata ed è stata nutrita dal “pubblico” per oltre un secolo. Ma non può sfuggire il fatto che questo paese ha perso ogni possibile controllo su un altro pezzo rilevantissimo della propria struttura industriale. Che diventa d’ora in poi indisponibile – a meno di colpi di mano pensabili solo in una situazione davvero rivoluzionaria – per qualsiasi progetto di rilancio.
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03/09/2016
Ex Fiat. Gli squali spiegano perché cambiano aria (e regime fiscale)
A Torino oggi è il giorno dell’assemblea degli azionisti della Exor, la finanziaria che contiene l’ex gruppo Fiat diventato FCA. Uno dei temi sullo sfondo è lo spostamento della sede legale (e soprattutto fiscale) della multinazionale che fu italiana. Una decisione che ha provocato legittime polemiche per un gruppo industriale e finanziario che per decenni ha beneficiato di enormi aiuti statali ed ha condizionato la vita economica e sindacale del paese. Ma, come è noto, gli squali che guidano multinazionali come la Fca ex Fiat, sono anime candide.
Prima Marchionne che parla contro gli eccessi di avidità (sic!), adesso è il turno di Jhon Ellkann, il rampollo sopravvissuto alla morìa degli Agnelli e che ha ereditato la presidenza della Exor. “Il trasloco della sede legale e fiscale di Exor in Olanda non è assolutamente un escamotage fiscale. E' un grande errore guardare ai simboli per estrapolare storie fantasiose. Se si guarda alla nostra evoluzione si vede che abbiamo una presenza in più mercati nel mondo", ha enunciato il presidente John Elkann, al termine dell'assemblea degli azionisti di Exor, che oggi ha approvato a larga maggioranza il progetto di fusione per incorporazione della holding torinese in Exor Holding N.v., che avrà sede in Olanda. "Non abbiamo scelto un mercato, ma un paese che è aperto al mondo. Abbiamo scelto un paese che ha regole di giurisdizione che sono positive per aziende che hanno attività in diversi paesi. L'85% del valore delle nostre società ha sede in Olanda, semplicemente il contenitore ora segue il contenuto" ha aggiunto Elkann. Gli utili della Exor nel 2015 sono stati pari a 744,5 milioni di euro contro i 323,1 milioni dell’esercizio 2014. La variazione positiva di 421,4 milioni è derivata principalmente dall’incremento delle plusvalenze nette per 632,1 milioni. 42,5 milioni di questi utili sono andati direttamente alla famiglia Agnelli, o meglio ai suoi eredi.
La decisione della Exxor di trasferirsi in Olanda, era stata legittimata dalla vicepresidente della stessa Confindustria (da cui la ex Fiat di Marchionne se n’era andata) che ha rovesciato la responsabilità sullo Stato: "il fisco sta continuando a impoverire il paese. Questo è un fatto su cui c'è da riflettere e il governo dovrebbe occuparsene, perché è un tema troppo importante per lasciarlo andare così", aveva affermato questa estate la dirigente confindustriale. Capito come stanno le cose nel mondo visto dai padroni?
Ma la ex Fiat ha pronto anche il contentino per i cuori semplici. "A Torino resta una presenza importante" ha detto Elkann riferendosi alla… Juventus e agli investimenti su Juventus Stadium, J Medical, ma anche "all'operazione per creare un grande gruppo editoriale" dopo la fusione tra Itedi e Gruppo Espresso, "con investimenti importanti nelle rotative".
Nell’assemblea degli azionisti a Torino si è discusso anche della vendita di un altro pezzo pregiato dell’industria italiana: la Magneti Marelli. "Ad oggi abbiamo discussioni, ma non c'è niente di fatto e formalizzato", ha detto Elkann senza fare riferimenti all'acquirente di cui più si parla, ovvero la coreana Samsung. "Magneti Marelli è una società importante nel mondo della componentistica che ha una grande capacità tecnologica e storica. Questo spiega il grande interesse che c'è attorno alla società" ha aggiunto parlando agli azionisti.
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Prima Marchionne che parla contro gli eccessi di avidità (sic!), adesso è il turno di Jhon Ellkann, il rampollo sopravvissuto alla morìa degli Agnelli e che ha ereditato la presidenza della Exor. “Il trasloco della sede legale e fiscale di Exor in Olanda non è assolutamente un escamotage fiscale. E' un grande errore guardare ai simboli per estrapolare storie fantasiose. Se si guarda alla nostra evoluzione si vede che abbiamo una presenza in più mercati nel mondo", ha enunciato il presidente John Elkann, al termine dell'assemblea degli azionisti di Exor, che oggi ha approvato a larga maggioranza il progetto di fusione per incorporazione della holding torinese in Exor Holding N.v., che avrà sede in Olanda. "Non abbiamo scelto un mercato, ma un paese che è aperto al mondo. Abbiamo scelto un paese che ha regole di giurisdizione che sono positive per aziende che hanno attività in diversi paesi. L'85% del valore delle nostre società ha sede in Olanda, semplicemente il contenitore ora segue il contenuto" ha aggiunto Elkann. Gli utili della Exor nel 2015 sono stati pari a 744,5 milioni di euro contro i 323,1 milioni dell’esercizio 2014. La variazione positiva di 421,4 milioni è derivata principalmente dall’incremento delle plusvalenze nette per 632,1 milioni. 42,5 milioni di questi utili sono andati direttamente alla famiglia Agnelli, o meglio ai suoi eredi.
La decisione della Exxor di trasferirsi in Olanda, era stata legittimata dalla vicepresidente della stessa Confindustria (da cui la ex Fiat di Marchionne se n’era andata) che ha rovesciato la responsabilità sullo Stato: "il fisco sta continuando a impoverire il paese. Questo è un fatto su cui c'è da riflettere e il governo dovrebbe occuparsene, perché è un tema troppo importante per lasciarlo andare così", aveva affermato questa estate la dirigente confindustriale. Capito come stanno le cose nel mondo visto dai padroni?
Ma la ex Fiat ha pronto anche il contentino per i cuori semplici. "A Torino resta una presenza importante" ha detto Elkann riferendosi alla… Juventus e agli investimenti su Juventus Stadium, J Medical, ma anche "all'operazione per creare un grande gruppo editoriale" dopo la fusione tra Itedi e Gruppo Espresso, "con investimenti importanti nelle rotative".
Nell’assemblea degli azionisti a Torino si è discusso anche della vendita di un altro pezzo pregiato dell’industria italiana: la Magneti Marelli. "Ad oggi abbiamo discussioni, ma non c'è niente di fatto e formalizzato", ha detto Elkann senza fare riferimenti all'acquirente di cui più si parla, ovvero la coreana Samsung. "Magneti Marelli è una società importante nel mondo della componentistica che ha una grande capacità tecnologica e storica. Questo spiega il grande interesse che c'è attorno alla società" ha aggiunto parlando agli azionisti.
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