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mercoledì 24 ottobre 2018

Magneti Marelli finisce nelle mani di un gruppo nippo-statunitense

Fca ha venduto la storica Magneti Marelli alla giapponese Calsonic Kansei. L’annuncio è arrivato ieri tramite un comunicato congiunto di Fca, Magneti Marelli e Calsonic Kansei. Quest’ultima è una grande realtà del settore automotive, nata in Giappone, che ha acquisito il 100% della multinazionale italiana tramite un’operazione dal valore di 6,2 miliardi di euro. Sarà KKR, un fondo statunitense che controlla la giapponese Calsonic Kansei, a pagare i 6,2 miliardi per rilevare l’azienda che rappresenta il fiore all’occhiello della storia motoristica italiana fin dal 1919, che progetta e produce sistemi e componenti avanzati per l’industria delle auto.

Il Business Plan 2018-2022 del gruppo Fca presentato lo scorso giugno da Marchionne prevedeva già lo scorporo della Magneti Marelli; una riorganizzazione finalizzata allo sbarco in Borsa della componentistica del gruppo Fca attraverso una girandola di operazioni, pur non venendo nei fatti mai esclusa del tutto l’idea della vendita diretta in presenza di un assegno “importante”, che non avrebbe dovuto scendere sotto i 6 miliardi. Ed è così che la cessione di Magneti Marelli diventa la prima grande mossa di Mike Manley come nuovo amministratore delegato di Fca del dopo Marchionne.

“L’operazione riconosce il pieno valore strategico di Magneti Marelli ed è un altro importante passo nel nostro continuo focus sulla creazione di valore”. Così l’amministratore delegato Mike Manley commenta la vendita dell’azienda e spiega che l’accordo è “un’opportunità ideale per accelerare la crescita futura di Magneti Marelli a beneficio dei suoi clienti e delle sue persone eccezionali”, perché punta “a creare un leader indipendente della componentistica automotive“.

Il neo gruppo, rinominato Magneti Marelli CK Holdings, si appresta ad essere un leader nel mercato globale dei componenti auto in una fase di transizione verso ibrido ed elettrico: settima al mondo per volume d’affari, raggiunge una soglia superiore a 15 miliardi di euro l’anno, controllando quasi 200 fra stabilimenti e centri di sviluppo nelle Americhe, in Asia, Europa e Giappone.

La Magneti Marelli attualmente conta 43.000 dipendenti nel mondo di cui 9.981 in Italia. L’azienda è conosciuta soprattutto per produzione di software, meccatronica, strumentazioni, telematica e navigazione satellitare. Oggi produce componentistica per motori e cambi di automobili, motocicli, e veicoli commerciali leggeri. Progetta e costruisce anche ammortizzatori e sospensioni, sistemi di scarico (dai catalizzatori ai filtri, passando per i terminali) plance, console centrali, paraurti in materiale plastico e sistemi di alimentazione carburante. Non mancano nemmeno centraline ed elettronica per mezzi da corsa, sia a quattro sia a due ruote. E la guida autonoma.

La sede centrale è a Corbetta, in provincia di Milano, dove è ubicata la divisione Electronic System. Gli altri stabilimenti italiani sono in Piemonte: le divisioni Sistemi di Scarico, PCMA, Automotive Lightning e Motorsport a Venaria Reale, la divisione Sospensioni è invece ubicata a Torino e la divisione Body Computer è ubicata ad Orbassano. Nel napoletano sono collocati diversi siti industriali, quelli di Poggioreale e Pomigliano d’Arco appartenenti alla business line PCMA (si occupano dello stampaggio della componentistica auto) mentre la divisione Direzione Sistemi di Scarico è ubicata a Caivano. Infine la divisione Powertrain ha sede a Bologna con due stabilimenti: quello di ricerca e sviluppo per la produzione di prototipi che conta 900 lavoratori e il sito produttivo con sede a Crevalcore con 374 dipendenti.

A partire da quest’estate Magneti Marelli investe sulla guida autonoma, tanto da acquisire la SmartMeUp, una start-up francese attiva nel settore del “perception software”, tecnologia che trova applicazione in ambiti quali vetture robot, “smart cities” e sicurezza. L’acquisizione ha portato in Magneti Marelli un gruppo di scienziati e ingegneri dall’elevato grado di competenza specifica nel settore.

Nell’ambito delle trattative, Fca si è garantito un accordo di durata pluriennale, indispensabile perché d’ora in avanti si trova senza una realtà interna a cui affidare progetti di sviluppo nei rami dei motori elettrici e della guida assistita, due aree che costeranno sempre più denaro alle case automobilistiche. La parte più appetibile di Magneti Marelli è infatti quella del lighting, ma molto avanzata è anche la produzione di sensori, decisivi nella produzione delle auto senza guidatore.

La digitalizzazione che ha investito tutti i settori della produzione negli ultimi decenni ha portato a familiarizzarci con dispositivi di supporto alla guida come la regolazione della velocità, sterzo e parcheggio automatici che sono promossi dalle grandi case automobilistiche per avere un ritorno immediato e stare al passo con le richieste del mercato. Anche grandi colossi come Google e Apple cercano di ricavare una fetta di mercato dell’arrancante industria automobilistica puntando all’introduzione di veicoli totalmente nuovi di self-driving car.

Tutto questo avrà importanti conseguenze a lungo termine sul mondo dei trasporti, della logistica, delle città e non in ultimo dei lavoratori in una fase in cui il livello di automazione della produzione è ormai irreversibile la contraddizione risiede tra chi detiene e controlla questo livello tecnologico e chi ne rimarrà escluso. Veniva infatti facile pensare che il Lingotto intendesse mantenere il controllo della società distribuendola tra i soci come era accaduto per Ferrari. Ma così non è stato.

Di fatto, d’ora in poi, lo sviluppo tecnologico più rilevante all’interno del gruppo è collocato definitivamente fuori del perimetro aziendale. Vero è che Fca ha ormai un rapporto vago e quasi inconsistente con il paese in cui è nata ed è stata nutrita dal “pubblico” per oltre un secolo. Ma non può sfuggire il fatto che questo paese ha perso ogni possibile controllo su un altro pezzo rilevantissimo della propria struttura industriale. Che diventa d’ora in poi indisponibile – a meno di colpi di mano pensabili solo in una situazione davvero rivoluzionaria – per qualsiasi progetto di rilancio.

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