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27/10/2018

Il ministro Lezzi a Bagnoli. Il grido del Sud ancora non va oltre “l’attesa” che qualcosa cambi

Bagnoli. Quartiere ovest di Napoli. Ieri era qui il ministro (senza portafoglio) per il Sud. La salentina Barbara Lezzi. Una delle poche voci flebilmente critiche dei 5stelle di governo contro le politiche salviniane. D’altronde non deve essere cosa facile fare il ministro del meridione in uno dei governi più a trazione settentrionale che la storia della repubblica ricordi. Governo, ricordiamolo, nato simbolicamente proprio a Milano, infatti la Lega pretese che le trattative si svolgessero presso la sede del Pirellone, la casa della Regione Lombardia.

E’ invitata per un dibattito pubblico presso il parlamentino della circoscrizione. Arriva in leggero ritardo quando la sala è completamente piena. Parecchi c’erano arrivati in corteo, partendo dalla fermata metro di Bagnoli. Un breve giro per le vie del quartiere ad invitare le persone ad unirsi, ad andare nella sede circoscrizionale a porre questioni al ministro.

Alla presidenza con il ministro il “padrone di casa” il presidente circoscrizionale Diego Civitillo e l’assessore ai beni comuni e all’urbanistica della giunta De Magistris, Carmine Piscopo.

Mettiamo subito in chiaro una cosa: è veramente difficile fare la cronaca di un dibattito del genere. Non perché ci fosse confusione o caos o sia successo qualcosa di eclatante o strano. Non so, per il clima generale, per gli interessi disomogenei che scaturiscono dalle varie voci.

Bagnoli in questi anni è stato il quartiere simbolo delle lotte napoletane che trovarono l’apice nell’opposizione al commissariamento del quartiere ed allo SbloccaItalia imposti da Renzi. E’ qui che prese forma l’anomalia napoletana con i movimenti di lotta che venivano sostenuti dall’amministrazione comunale. Sembra passata un’era geologica. L’amministrazione De Magistris è in forte difficoltà (la questione trasporti a Napoli è drammatica), l’anomalia sembra un ricordo lontano e al governo ci sono i 5s. Che qui a Bagnoli hanno fatto crack. 54% di voti. In un quartiere ex operaio ed ex comunista. Qui il lavoro si trova poco, l’Italsider è chiusa, le ideologie sono post e le strade pullulano di sale giochi a riscuotere la tassa sulla povertà e sopratutto il suolo è ancora non bonificato. Su questa disperazione i 5s hanno fatto il pieno di speranza. Che per alcuni si sta già trasformando in odio. Rubo voci da un gruppetto di disoccupati che si lamentano anche loro degli stranieri. Sono elettori dei 5stelle che qui a Bagnoli erano un meetup che aveva sostenuto le lotte del quartiere contro il governo Renzi. Per dire.

Il dibattito in realtà è una serie di interventi di associazioni, collettivi, gruppi di quartieri, esperti a cui risponde poi alla fine il ministro. Apre però Salvatore Cosentino, già candidato di Potere al Popolo alle ultime elezioni che qui prende la parola come Bagnoli Libera. Mette subito sul tavolo la questione centrale: qui a Bagnoli avevate detto no al commissariamento e una volta al governo invece fate un commissario proprio come gli altri. Commissario, aggiungiamo noi con malizia, che però è ben visto da sindaco e amministrazione comunale.

Poi interventi tutti interessanti ma evidentemente anche molto vari. Dai disoccupati del comitato 7 novembre che chiedono che per i lavori di bonifica del territorio vengano tenute conto le liste dei disoccupati, all’associazione degli imprenditori che chiede che gli appalti siano concessi a imprenditori locali.

Insomma un dibattito molto vertenziale a tratti. Vengono fatte richieste specifiche per interessi particolari. Il ministro anche sugli interventi più duri, più “incazzati” non sembra mai rischiare la contestazione. Il clima per lei è sempre disteso.

Solo gli interventi di Massimo Di Dato dell’Assise di Bagnoli e Eddy Sorge di Iskra, mettono a dura prova l’idillio generale facendo la cronistoria degli eventi e delle contraddizioni a 5stelle nel corso di questi anni. Prendendosi anche una caterva di applausi.

Il ministro alla fine fa parziali promesse sul commissariamento, ovvero la bonifica, dice, rimane del commissario, il resto va per vie ordinarie e amministrative. Ci si rivede a gennaio 2019 per fare il punto e l’impegno a prendersi carico dei problemi posti. Addirittura arriva a chiedere il numero di telefono di una disoccupata che era prima intervenuta per poterla poi contattare.

Insomma alla ministra gli va in fondo di lusso. Ascolta, prende appunti, si impegna. Qui non è uno sputtanamento completo come con i No tap in Puglia. Qui c’è molto da promettere ancora. Sbadiglia anche un paio di volte.

Che dire? Ricordavamo una Bagnoli completamente diversa che gridava addosso a De Magistris per far ritirare l’accordo con Renzi su Bagnoli, riuscendoci, e invece ora anche qui regna un incanto strano. Una fiducia ancora riposta verso ciò che si è votato misto a un disincanto che sembra lì per scoppiare ma non scoppia. I movimenti di lotta pongono ancora obbiettivi concreti ma devono muoversi in un acquario sociale che è oggettivamente cambiato.

Nessuno la contesta perché è ministro del Sud in un governo con Salvini, nessuno nomina l’autonomia colonialista prossima ventura che distruggerà in primis la sanità meridionale, già in stato vergognoso. In fondo tutti sembrano sapere che è solo un ministro per finta. Una copertura. Che può distribuire qualche prebenda ma nulla più. Un ministero per propaganda insomma. Lei è brava, se la cava bene, non arriva mai allo scontro ma questo è. Però su Bagnoli effettivamente qualche potere lo ha e lo distende completamente sull’uditorio. Lo dice chiaramente a un certo punto: in questa storia qualcosa posso contare e qui sta il succo di tutto il suo discorso.

Anche per i movimenti di lotta di Bagnoli sembra sia venuto il momento delle contraddizioni. Una base sociale votante 5S che aspetta speranzosa qualcosa che neanche sa bene, che non risponde come prima alle sollecitazioni esterne ma appunto da non abbandonare.

Il tempo delle delusioni sembra prossimo a venire e delle lotte invece ci sarà sempre bisogno.

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