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22/10/2018

Il mai spento mercantilismo deflazionista del PD

L’altro giorno alla Leopolda, Renzi e l’ex ministro dell’economia Padoan hanno presentato una contromanovra per abbattere lo spread.

Innanzitutto c’è da dire che sconfessano il Def presentato dal governo Gentiloni-Padoan ad aprile, che prevedeva un deficit tendenziale per il 2019 pari allo 0,8%.

Ora Padoan lo porta al 2.1%, quasi lo stesso del tendenziale della manovra di Tria.

Il piatto forte è l’abolizione dell’imposta di registro per le compravendite immobiliari per 4,8 miliardi, buona per gli speculatori immobiliari, ma soprattutto l’abolizione dell’Irap alle imprese per 13,8 miliardi, superiore al reddito di cittadinanza che è pari a 10 miliardi.

Sia l’imposta di registro che l’Irap sono misure di protezionismo fiscale a carico dello Stato, simile alla flat tax per le partite Iva, le micro imprese e i lavoratori autonomi del governo Conte. Ma mentre quest’ultima misura è pari a 2 miliardi, rivolta principalmente ad operatori del mercato interno, l’abolizione dell’Irap proposta da Renzi Padoan va (andrebbe) in grazia degli esportatori italiani, che abbatterebbero il costo del lavoro rendendosi più competitivi rispetto ai concorrenti europei.

Se fossero al governo quelli del PD gli industriali esportatori si ritroverebbero con 13.8 miliardi di benefici fiscali tramite l’abolizione dell’Irap, un tasso di inflazione strutturalmente ormai più basso di quello tedesco per via di salari in diminuzione del 2% nell’ultimo decennio, quando in Germania sono aumentati del 12% e regole contrattuali – vedi quelle firmati dalla Fiom – che strutturalmente portano alla stagnazione se non alla diminuzione reale dei salari dei metalmeccanici.

Il sogno dei mercantilisti. Il modello tedesco, adottato nel 2011 in Italia, ha superato quello originario della Germania.

Ci credo che i salariati non votano più PD.

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