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sabato 27 ottobre 2018

L’India, il mercato del lavoro, la disoccupazione di massa. Come stanno le cose?

Tutte le rivendicazioni del Primo Ministro Modi e del suo governo sul numero di posti di lavoro creati sono risultate infondate. La dura realtà della crescente disoccupazione è ogni giorno sotto gli occhi di tutti.

Recentemente, il 17 settembre, 19 milioni di persone si sono presentate all’ufficio di selezione delle Ferrovie per il concorso volto a coprire 62.907 posti vacanti per impieghi di Livello I (equivalente al Gruppo D). Si tratta di impieghi come addetti al controllo e manutenzione binari, casellanti, aiutanti nei reparti elettrotecnici e meccanici ecc. Un gran numero di quelli che si sono presentati erano laureati.

In precedenza, nell’Uttar Pradesh, in 2.300.000 hanno fatto domanda per circa 400 posti di lavoro di IV classe, di questi 50.000 erano laureati. Analogamente, nel Bengala occidentale, nel 2017, per 6.000 posti di lavoro di classe IV, o categoria del gruppo D, si sono presentati 2.500.000 candidati per l’esame, molti dei quali laureati o in possesso di un titolo post laurea. Più di 230.000 candidati sono comparsi per 1.137 posti vacanti per agenti di polizia a Mumbai. La qualifica di base richiesta era il dodicesimo standard (ultimo anno della scuola secondaria), ma tra quelli che hanno fatto domanda c’erano 543 laureati e 425 laureati in ingegneria.

Ciò che colpisce di queste cifre è l’enorme numero di persone in cerca di lavoro e, in secondo luogo, che un grande numero di coloro che hanno fatto domanda sono eccessivamente qualificati per quei posti. Questo dimostra la vastità della disoccupazione tra i possessori di alti titoli di studio.

Si tratta di un fatto confermato da uno studio condotto dall’Università di Premim Azim nel suo rapporto “Stato dell’India lavorativa”. Lo studio ha rilevato che il tasso di disoccupazione tra i laureati è tre volte la media nazionale di tutti i disoccupati. Ha anche scoperto che la disoccupazione tra gli indiani giovani e altamente istruiti è la più alta degli ultimi vent’anni. Il rapporto ha quantificato che dei 23 milioni di disoccupati totali, 9 milioni sono laureati o soggetti in possesso dei livelli più alti di istruzione.

L’altra caratteristica è che un numero crescente di persone in cerca di lavoro preferisce l’impiego pubblico. Secondo un’indagine nazionale sulla gioventù condotta dal Centro per lo studio delle società in via di sviluppo, tra il 2007 e il 2016, il numero di intervistati che hanno preferito lavori pubblici è aumentato dal 62 al 65%.

La ragione di ciò è che attualmente i posti di lavoro disponibili sono nel settore senza regole, in cui non vi è sicurezza del posto di lavoro, redditi bassi e scarsa qualità del lavoro. Questo è ciò che costringe persino i laureati e gli ingegneri a candidarsi per i lavori di Classe IV nelle ferrovie o in altri settori legati al governo. Almeno sperano di ottenere un lavoro permanente e vari benefici per la sicurezza sociale.

Contrariamente alle rivendicazioni del governo Modi per cui si stanno creando impieghi in vari settori, sono proprio le politiche del governo che hanno portato alla distruzione dei posti di lavoro. Il principale tra questi era la demonetizzazione delle banconote da 500 e 1000 Rupie, nel novembre 2016. Secondo uno studio ampiamente citato dal Centro per il monitoraggio dell’economia indiana (CMIE), 35 milioni di posti di lavoro sono andati persi a causa dell’impatto di tale demonetizzazione.

Il rapporto del CMIE mostra anche come la partecipazione femminile al lavoro sia diminuita drasticamente a causa dell’impatto della demonetizzazione. L’India ha uno dei tassi di partecipazione al lavoro femminili più bassi al mondo.

Dopo quattro anni e mezzo di governo Modi, i dati sull’occupazione confermano un fatto fondamentale: la crescita neoliberista non genera occupazione. Secondo le statistiche del governo, il PIL dell’India è cresciuto dell’8,2 per cento nel primo trimestre di questo esercizio finanziario, vale a dire da aprile a giugno 2018. Tuttavia, durante lo stesso trimestre, l’occupazione è diminuita dell’1 per cento.

Mentre il tasso di crescita del PIL appare roseo, il tasso di disoccupazione è salito al 6,4 per cento nell’agosto di quest’anno. Questo è superiore del 5,6% di luglio e molto più alto del 4,1% di disoccupazione registrato nell’agosto 2017.

Ciò attesta il generale fallimento del governo Modi nel generare un numero sufficiente di posti di lavoro per soddisfare i requisiti dei nuovi ingressi nel mondo del lavoro di ogni anno, stimati in 12 milioni.

Le politiche del governo Modi hanno perpetuato la crisi agraria con conseguente alta disoccupazione rurale; Il 50% della forza lavoro in India è in agricoltura. Le politiche di privatizzazione e l’apertura di tutti i servizi di base al mercato hanno comportato che la maggior parte dell’occupazione nel settore sia deregolamentato. È qui che esiste il massimo sfruttamento senza salari minimi, sicurezza del posto di lavoro e benefici per la sicurezza sociale.

L’unica altra opzione possibile è quella di diventare lavoratori “autonomi” – un eufemismo per quelli che non possono trovare altri mezzi di sostentamento –. È a queste persone disperate che Modi ha fatto balenare la prospettiva di mettersi a friggere le “pakodas” (cibo di strada consistente in anelli di cipolle fritte n.d.t.) per ricavarne decenti mezzi di sussistenza.

Se l’India dovesse fornire ai suoi giovani ed alla crescente forza lavoro composta da uomini e donne produttivi posti di lavoro adeguati ed idonei mezzi di sussistenza, ciò richiederebbe un’inversione delle politiche economiche neo-liberiste. Quello che invece dovrebbe essere messo in atto, è un insieme di politiche alternative, con la generazione di occupazione come elemento centrale.

Fonte

Le contraddizioni del modo di produzione capitalista ormai ammorbano anche i paesi "in via di sviluppo". 

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