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mercoledì 24 ottobre 2018

Il ministro Paolo Savona parla del reddito di cittadinanza in questi termini...

Ieri Paolo Savona, il principale ministro del governo Conte, vera mente pensante della compagine governativa, una vita in Banca d’Italia e Confindustria, ha precisato su Milano Finanza perché ha accettato il reddito di cittandinanza.

Ecco cosa ha scritto: “Circa la definizione sperimentale da me attribuita al reddito di cittadinanza, essa riguarda la mia valutazione che rappresenta uno strumento importante, di cui nel mondo le persone serie già discutono, per affrontare gli effetti della robotizzazione dell’economia che comporta minor bisogno di lavoro umano”.

Un alto esponente dell’establishment fa dunque sua, in piccola parte, l’analisi condotta alla fine degli anni sessanta da diversi settori dell’Autonomia Operaia, che si diffuse poi nel Movimento del ’77, per distribuire il plusprodotto. Quei movimenti affrontavano il tema assieme ad una radicale e forte diminuzione dell’orario di lavoro (“lavorare tutti, lavorare meno”, ecc)...

Che un importante esponente dell’establishment italiano, qual è Paolo Savona, affronti non già la tematica della riduzione dell’orario di lavoro, ma una timida (timidissima) redistribuzione del plusprodotto, dà l’idea di come gli eredi del PCI, fautori oggi di un feroce liberismo, siano fuori dalla storia.

Non a caso furono combattuti dai movimenti degli anni ’70. La storia ritorna.

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