Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
Visualizzazione post con etichetta Moderna. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Moderna. Mostra tutti i post

01/12/2021

I brevetti sui vaccini vanno sottratti a Big Pharma

Ieri pomeriggio, in coincidenza con l’inizio dei lavori della riunione della Wto in Svizzera, si sono svolte diverse manifestazioni nelle città italiane per richiedere per l’ennesima volta – dopo la manifestazione nazionale del 22 maggio – che i brevetti sui vaccini ancora di proprietà delle multinazionali farmaceutiche vengano liberalizzati consentendo la vaccinazione di massa anche nei paesi in via di sviluppo. A Roma si è manifestato sotto al Ministero della Salute, a Milano e in altre città sotto le Regioni.

L’arrivo in Europa della variante Omicron dal Sudafrica è la conferma della miopia dei governi e dell’ingordigia delle società del Big Pharma. Se non si vaccina anche il resto del mondo, ritenere che i paesi capitalisti più avanzati possano sentirsi riparati dal virus del Covid è una dolorosa e sanguinosa illusione.

Il vaccino deve essere un bene comune come l’acqua e non l’ennesima occasione per fare profitti. Con il sistema dei brevetti, che l’Unione Europea insiste a voler difendere, resta tagliata fuori dalla vaccinazione la gran parte della popolazione mondiale e questo comporta l’impossibilità di una battaglia efficace contro il virus. In questo modo non basteranno né la 3° né la 4° o la 5° dose per fermare i contagi e debellare il Coronavirus e tutte le sue possibili varianti.

I guadagni delle grandi aziende farmaceutiche finora hanno raggiunto cifre clamorose. Per Pfizer, Biontech e Moderna si parla di 34 miliardi di dollari entro il 2021. Pfizer e Moderna da sole guadagnano 93 milioni di dollari al giorno, mentre soltanto l’1% delle dosi di ciascuna azienda viene inviata ai Paesi più poveri.

Questi dati sono stati diffusi dall’associazione People’s Vaccine Alliance che ha spiegato però di averli tratti dai risultati pubblicati dalle aziende stesse. Le stesse Pfizer e Moderna, che stanno realizzando profitti giganteschi, hanno però ricevuto ben 8 miliardi di dollari di finanziamenti pubblici per realizzare il vaccino ma si rifiutano di trasferire tecnologie e conoscenze ad altri possibili produttori situati in Paesi più poveri, per mantenere il monopolio e garantirsi gli altissimi profitti.

In questi giorni, dal 30 novembre al 3 dicembre, l’Organizzazione Mondiale del commercio – WTO che ha sempre respinto ogni ipotesi di liberalizzazione dei brevetti sui vaccini, torna a riunirsi in Svizzera. Mentre più di 100 Paesi hanno chiesto una moratoria sui brevetti per salvare l’umanità dalla diffusione del virus, l’Unione Europea e lo stesso governo Draghi si rifiutano di sostenere questa richiesta di civiltà.

Basta profitti sulla salute. Per combattere il virus c’è bisogno di più sanità pubblica e meno profitti alle aziende private.

Fonte

18/09/2021

Vaccini, la grande rapina di Big Pharma

di Roberto Cicarelli – il manifesto

Profitti astronomici, tasse irrisorie, nonostante i miliardari investimenti sulla ricerca fatti con i soldi dei contribuenti americani ed europei. È questa la grande rapina dei monopolisti dei vaccini anti-Covid19 Moderna, Pfizer e BioNTech.

Lo denunciano Oxfam ed Emergency, membri della People’s Vaccine Alliance, in vista dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite e del summit virtuale sul Covid che il presidente Usa Joe Biden intende convocare in concomitanza con l’assemblea Onu.

A FRONTE di un investimento pubblico complessivo nel 2020 di oltre 8,3 miliardi di dollari, le tre aziende hanno registrato nel primo semestre dell’anno ricavi per 26 miliardi di dollari.

Il margine di profitto è superiore al 69% nel caso di Moderna e BioNTech. Per Moderna, a metà del 2021, ci sono stati 4,3 miliardi di dollari di utili e appena 322 milioni di dollari di imposte pagate versate su scala globale (il 7%). Nei rendiconti trimestrali del 2021 la società prevede di realizzare vendite di dosi di vaccino per 20 miliardi di dollari nell’arco dell’intero 2021.

IL MARGINE di profitto di Pfizer non è ancora formalmente verificabile. L’azienda, aggiungono Oxfam e Emergency, fornisce dettagliate informazioni finanziarie solo per i ricavi e non per le spese sostenute per lo sviluppo e la produzione dello stesso, non è possibile validare in modo indipendente tale dichiarazione.

In aggiunta, l’azienda ha venduto solo lo 0,5% delle sue dosi di vaccino ai paesi più poveri. I suoi ricavi sono da capogiro, grazie alla vendita di oltre il 90% delle dosi prodotte al miglior offerente tra i paesi ricchi e rincari del prezzo per dose, fino a 24 volte il costo stimato di produzione.

PER PFIZER i proventi dalle vendite del vaccino anti-Covid, superiori a 11 miliardi di dollari nei primi sei mesi del 2021, rappresentano oggi più di un terzo dei ricavi a bilancio semestrale.

La multinazionale prevede di arrivare a 33,5 miliardi di dollari in vendite totali del proprio vaccino entro la fine del 2021, rendendolo uno dei prodotti farmaceutici più venduti nella storia dell’industria farmaceutica.

Nel caso di BionNTech e Moderna la situazione è diversa. Queste aziende non hanno altri prodotti farmaceutici commerciali significativi. Oxfam ed Emergency sostengono che i loro elevati margini di profitto derivano quasi esclusivamente dalla commercializzazione dei vaccini contro il Covid-19.

Il problema non va visto solo dal lato del biocapitalismo di Big Pharma, ma anche da quello degli stati che, nonostante i peana sull’accordo sul tassa minima globale sui profitti, mantengono aliquote in un sistema fiscale distorto ed iniquo. Non solo dunque hanno usato i soldi dei contribuenti per dare un contributo importante alla ricerca che ha portato al vaccino a tempi di record, per poi ricomprare il prodotto a prezzi di mercato spendendo un’enormità. Ma garantiscono generosi sconti fiscali sugli utili record che loro stessi, garantendo una situazione di monopolio, permettono di realizzare.

Le corporation con ricavi miliardari pagano, in proporzione, molto meno di quanto versano al fisco famiglie che hanno il lavoro come unica fonte di reddito.

«IL MODELLO di business messo in pratica dai colossi farmaceutici è oltremodo redditizio e continua ad essere perfetto per azionisti e top manager che vengono remunerati generosamente, mentre a farne le spese sono i paesi in via di sviluppo che stanno affrontando un nuovo picco di contagi e decessi, senza vaccini, cure e trattamenti. – sostengono Sara Albiani di Oxfam Italia e Rossella Miccio di Emergency – Invece di collaborare con governi e altri produttori qualificati per assicurare una disponibilità di dosi sufficiente a soddisfare la domanda mondiale appaiono più preoccupati a massimizzare i propri utili».

ESERCITANDO un potere monopolistico, non condividendo tecnologie e know-how e applicando cospicui sovrapprezzi, si stima che i tre colossi del farmaco si vedranno corrispondere nel 2021 41 miliardi di dollari in più, rispetto al costo stimato di produzione dei propri vaccini.

LA RICHIESTA della People’s Vaccine Alliance è un immediato intervento dei governi a favore della sospensione dei brevetti ed evitare un ulteriore rialzo dei prezzi applicato anche per la vendita delle terze dosi ai paesi ricchi.

I PAESI RICCHI che iniziano la somministrazione delle terze dosi mentre la maggior parte dei paesi fatica a garantire le prime dosi al proprio personale sanitario, evidenziano la drammatica iniquità nel modo di condurre la nostra battaglia contro il virus – sostengono Albiani e Miccio – Le varianti future potrebbero quindi rimandarci al punto di partenza. Per tenere veramente sotto controllo questo virus, dobbiamo porre fine ai monopoli sui vaccini, condividere tecnologia e know-how, così da poter aumentare la produzione in tutto il mondo e vaccinare quante più persone possibile.

Fonte

05/08/2021

Il monopolio di Big Pharma sui vaccini: costa e discrimina

Un nuovo rapporto, rivela come i vaccini Pfizer/BioNTech e Moderna sarebbero stati venduti a prezzi esorbitanti agli stati, che potrebbero pagare 41 miliardi di dollari in più nel 2021, rispetto al costo di produzione stimato da 1,18 a 2,85 dollari a dose e nonostante 8,2 miliardi di finanziamenti pubblici ricevuti dalle due aziende.

L’Italia avrebbe potuto risparmiare 4,1 miliardi di euro per l’acquisto dei vaccini, sufficienti a garantire oltre 40 mila nuovi posti di terapia intensiva o l’assunzione di 49 mila nuovi medici. La UE nel suo complesso ha speso 31 miliardi di euro in più. I paesi africani li avrebbero pagati quasi 6 volte il costo, il COVAX 5 volte di più: cifra sufficiente a vaccinare già oggi ogni persona nei Paesi a basso-medio reddito.

Appello urgente per un’immediata sospensione dei brevetti, in occasione della riunione dell’Organizzazione Mondiale del Commercio di questa settimana.

*****

Il costo della vaccinazione globale con gli innovativi vaccini a mRNA – sostenuto dall’iniziativa COVAX dell’Organizzazione Mondiale della Sanità – potrebbe essere almeno 5 volte più basso, se i colossi farmaceutici non godessero dei monopoli sui brevetti dei vaccini Covid. Condizione che ha fatto pagare ai Paesi ricchi fino a 24 volte il costo stimato di produzione.

È la denuncia lanciata oggi da Oxfam ed EMERGENCY, membri della People’s Vaccine Alliance (PVA) con UNAIDS e quasi altre 70 organizzazioni, attraverso un nuovo rapporto. Dossier che rivela come solo Pfizer/BioNTech e Moderna nel 2021 potrebbero far pagare agli stati 41 miliardi di dollari in più, rispetto al costo di produzione stimato dei vaccini a tecnologia mRNA (1).

Nonostante che per il loro sviluppo le stesse aziende abbiano ricevuto oltre 8,25 miliardi di finanziamenti pubblici (2). Nuove analisi delle tecniche di produzione dei vaccini di tipo mRNA, messi in commercio da Pfizer/BioNTech e Moderna – realizzate da Public Citizen con ingegneri dell’Imperial College e pubblicate nel rapporto – rivelano infatti che questi vaccini potrebbero essere realizzati in media con un costo che varia da appena 1,18 a 2,85 dollari a dose (3).

Solo l’Italia fino ad oggi per questi due vaccini avrebbe speso 4,1 miliardi di euro in più di denaro dei contribuenti. Risorse che potrebbero essere investite per rafforzare il sistema sanitario nazionale, consentendo, ad esempio:

- di allestire oltre 40 mila nuovi posti di terapia intensiva(ad oggi sono poco più di 8.500);

- oppure di assumere oltre 49 mila nuovi medici (ad oggi sono poco più di 100 mila quelli dipendenti del Sistema Sanitario Nazionale) (4). Anche il Regno Unito avrebbe pagato 1,8 miliardi di sterline in più, sufficienti a garantire un bonus di oltre 1000 sterline a ciascun operatore del Sistema Sanitario Nazionale. La Germania avrebbe potuto risparmiare 5,7 miliardi di euro, che avrebbe consentito di assumere 100.000 nuovi operatori sanitari.

Nel frattempo, mentre meno dell’1% delle persone nei Paesi a basso-medio reddito è stata vaccinata e le varianti corrono, i CEO di Moderna e BioNTech con i profitti realizzati sono diventati miliardari. E le due aziende – nonostante il rapido aumento dei decessi nei Paesi in via di sviluppo – hanno venduto oltre il 90% dei loro vaccini ai paesi ricchi, facendo pagare a tutti i Governi del mondo da 4 fino a 24 volte il potenziale costo di produzione per dose.

“La scarsità mondiale di vaccini è una diretta conseguenza del sostegno dei Paesi ricchi ai monopoli delle aziende farmaceutiche, che ad oggi non hanno fatto nessun reale passo avanti per la condivisione di tecnologie, know-how e brevetti con i tanti produttori che nei Paesi in via di sviluppo potrebbero garantirne l’abbassamento dei prezzi e l’incremento nella produzione mondiale – hanno detto Sara Albiani, policy advisor per la salute globale di Oxfam Italia e Rossella Miccio, Presidente di EMERGENCY –.

L’unico primo, timido ma insufficiente, passo in avanti è stato fatto da Pfizer/BioNTech pochi giorni fa, per consentire la produzione di 100 milioni di dosi in Sud Africa. La prima dose però sarà disponibile solo nel 2022, mentre in Africa si continua a morire”.

“In tanti Paesi gli operatori sanitari in prima linea continuano a perdere la vita. – ha aggiunto Winnie Byanyima, Direttore Esecutivo di UNAIDS – Solo in Uganda ne sono morti più di 50 in appena due settimane. Mi ricorda quando morivano milioni di persone di HIV, perché i prezzi dei farmaci erano troppo alti.

Nei Paesi dove sono state fatte più vaccinazioni, però vengono salvate tantissime vite, anche se la variante Delta si diffonde, e così deve essere ovunque. È criminale che la maggior parte dell’umanità stia ancora affrontando questa crudele malattia senza protezione, perché i monopoli farmaceutici e il profitto vengono messi al primo posto”
.

“Questo è forse il caso di speculazione più grave della storia – aggiungono Albiani e Miccio – Le ingenti risorse che gli stati sono costretti a pagare arricchendo CEO e azionisti potrebbero essere utilizzate per costruire nuove strutture sanitarie nei Paesi poveri, tagliare le liste di attesa per le prestazioni mediche, garantire servizi essenziali dignitosi”.

Il fallimento dell’iniziativa Covax: nel 2021 sarà vaccinata appena il 23% della popolazione dei Paesi in via sviluppo

Anche il COVAX, l’iniziativa che dovrebbe consentire ai Paesi in via di sviluppo l’accesso ai vaccini, ha pagato le dosi di Pfizer/BioNTech in media 5 volte di più del loro potenziale costo di produzione, faticando per avere le forniture necessarie in tempi brevi perché i Paesi più ricchi, disposti a pagare prezzi molto più alti, hanno avuto di fatto la precedenza nell’acquisto e nella contrattazione con le case farmaceutiche produttrici (5).

Un meccanismo perverso che ha portato a un enorme fallimento: secondo le stime della PVA infatti i soldi spesi fino ad oggi dal COVAX sarebbero stati sufficienti a garantire un ciclo di vaccinazione completa ad ogni persona nei Paesi a basso e medio reddito, se i prezzi garantiti fossero stati equi e a fronte di un’offerta sufficiente di dosi. Al contrario, nella migliore delle ipotesi, con il COVAX sarà vaccinato appena il 23% della popolazione dei Paesi in via di sviluppo entro la fine del 2021 (6).

La corsa al rialzo dei prezzi: i richiami per le varianti potrebbero costare fino a 175 dollari a dose, 148 volte il costo stimato di produzione

La corsa al rialzo continuo dei prezzi purtroppo non sembra arrestarsi nemmeno ora, nonostante l’acquisto di un numero senza precedenti di dosi a livello globale, che avrebbe dovuto produrre una progressiva riduzione del costo dei vaccini. L’Unione Europea ha ad esempio pagato ancora di più per gli ultimi ordini da Pfizer/BioNTech.

Un trend che continuerà in assenza di un’azione dei governi, spinto dalla possibilità che siano necessarie dosi di richiamo per gli anni a venire a causa dello sviluppo di nuove varianti. Il CEO di Pfizer ha suggerito che si potrà arrivare fino a 175 dollari per dose, ossia 148 volte il potenziale costo di produzione.

Il report di PVA riporta anche altri esempi dei prezzi eccessivi pagati fino ad ora:

- l’Unione Africana per il vaccino Pfizer/BioNTech sta pagando 6,75 dollari a dose che – per quanto risulti essere il prezzo più basso dichiarato dalle aziende produttrici – è ancora quasi 6 volte il potenziale costo di produzione. In altre parole, una dose costa più di quanto l’Uganda spenda per la salute di ogni cittadino in un anno intero;

- il prezzo più alto per i vaccini Pfizer/BioNTech è stato pagato da Israele con 28 dollari a dose, quasi 24 volte il potenziale costo di produzione;

-l’Unione Europea potrebbe aver pagato, per 1,96 miliardi di dosi, ben 31 miliardi di euro in più rispetto ai potenziali costi di produzione;

- Moderna ha praticato prezzi da 4 a 13 volte superiori rispetto ai costi di produzione stimati, facendo pagare al Sud Africa un prezzo tra 30 e 42 dollari a dose;

- la Colombia, che è stata gravemente colpita dal Covid, ha pagato il doppio del prezzo pagato dagli USA per i vaccini Moderna. Per l’acquisto dei vaccini Pfizer/BioNtech e Moderna si stima abbia pagato 375 milioni di dollari in eccesso.

L’appello ai Governi per un’azione urgente

“Se tutti i governi non spingeranno per la condivisione dei brevetti e il trasferimento delle tecnologie necessarie a consentire di aumentare la produzione mondiale di vaccini, ancora innumerevoli vite andranno perse. – concludono Albiani e Miccio – Consentire ai Paesi in via di sviluppo di produrre i propri vaccini è il modo più rapido e sicuro per aumentare l’offerta e ridurre drasticamente i prezzi. Quando questo è stato fatto per il trattamento dell’HIV, i prezzi sono diminuiti del 99%(7). Una proposta per arrivarci esiste ed è sostenuta da oltre 100 Paesi tra cui Stati Uniti, Francia, India e Sud Africa; mentre Germania, Regno Unito e Unione Europea si sono più volte opposti, con l’Italia che continua a non assumere una posizione chiara e si accoda alle decisioni dell’UE.

Per questo rilanciamo ancora una volta con forza un appello urgente perché si arrivi il prima possibile ad una sua approvazione in seno all’Organizzazione Mondiale del Commercio, che si sta riunendo proprio questa settimana per discuterne”.

Note:

1) Pfizer prevede un fatturato di 26 miliardi di dollari dalla vendita di 1,6 miliardi di dosi di vaccino, con un costo medio per dose di 16,25 dollari (contro un costo stimato di produzione di 1,18 dollari per dose). Moderna prevede vendite comprese tra 800 milioni e 1 miliardo di dosi, quindi a un costo medio compreso tra 19,20 e 24 dollari per dose (a fronte di un costo di produzione stimato di 2,85 dollari per dose). Il totale combinato delle entrate previste dalle vendite delle due aziende è quindi di 41 miliardi di dollari al di sopra del costo di produzione stimato.

2) Pfizer/BioNTech e Moderna hanno ricevuto 8,25 miliardi di dollari di finanziamenti pubblici per sviluppare i loro vaccini: 5,75 miliardi di dollari per Moderna e 2,5 miliardi di dollari per Pfizer/BioNTech. Ciò include finanziamenti pubblici e preordini governativi garantiti.

3) A causa di mancanza di trasparenza, i costi esatti di sviluppo, ricerca e produzione dei vaccini non sono noti. Le stime utilizzate nel rapporto pubblicato oggi si basano su studi sulle tecniche di produzione di vaccini a mRNA, condotti da Public Citizen con ingegneri dell’Imperial College. Un’analisi che stima che produrre 8 miliardi di dosi del vaccino Pfizer/BioNTech potrebbe costare 9,4 miliardi di dollari – 1,18 dollari a dose. Nel caso del vaccino prodotto da Moderna costerebbe 22,8 miliardi di dollari produrre 8 miliardi di dosi – 2,85 dollari a dose.

4) I dati per l’Italia sono consultabili qui (salute.gov.it) (tabella pag.5) e qui. Le stime sono realizzate considerando il costo di 100.000 euro per allestire un posto letto in terapia intensiva, escluso il costo del personale dedicato. Per il calcolo dello stipendio annuale di un dirigente medico dipendente del Sistema Sanitario Nazionale, si considera a titolo esemplificativo la Retribuzione lorda annuale secondo l’Istat, pari a 88.995 euro. Quanti sono e quanto guadagnano i medici e il personale sanitario – Info Data (ilsole24ore.com).

5) COVAX ha riferito che per le prime 1,3 miliardi di vaccini ha pagato un prezzo medio di 5,20 dollari a dose. Dati i prezzi riportati disponibili nel portafoglio di COVAX, è ragionevole presumere che abbia pagato meno di 5,20 dollari per il vaccino Oxford/AstraZeneca (riducendo il prezzo medio della dose) e probabilmente abbia pagato di più per Pfizer/BioNTech (aumentando il prezzo medio della dose). La mancanza di trasparenza dei regimi impedisce un controllo adeguato.

6) Gavi.

7) La concorrenza ha ridotto i prezzi dei farmaci per l’HIV del 99% in 10 anni: da 10.000 dollari ad a 67 dollari all’anno per paziente.

Fonte

30/05/2020

Il vaccino anti-Covid che ti ammazza prima di averlo assunto

Dieci anni fa, un Professore di chimica biologica e farmacologia molecolare ad Harvard, un tale Timothy Springer, decise di investire una parte del suo patrimonio in Moderna Incorporated, una start up di biotecnologia fondata a Cambridge, nel Massachusetts.

Quando pensiamo alla biotecnologia ci vengono in mente Blade Runner e Star Wars, ci vengono in mente l’occhio protesico di Roy Batty, coltivato come cipolle, o il braccio di Skywalker, composto da chip e metallo, e innestato su carne viva.

La biotecnologia di cui si occupa Moderna è molto più sfuggente. La missione aziendale è creare medicine a partire dall’mRNA. Questo acronimo (mRNA) sta per RNA messaggero, e in biologia indica l’acido ribonucleico messaggero.

L’obiettivo di Moderna è sintetizzare un mRNA a partire dalle informazioni genetiche ricavate dal COVID, e realizzare un vaccino capace di scatenare nel corpo in cui è iniettato una reazione immunitaria (focus.it), addestrando così il sistema immunitario sano a produrre anticorpi per combattere l’infezione da Covid.

Il vaccino è stato brevettato come mRNA-1273, e la Food and Drug Administration (l’Agenzia del Farmaco americana) ha autorizzato la sperimentazione clinica su circa 600 persone.

Ciò che in questa notizia colpisce è, senza dubbio, la possibilità di poter bloccare il virus. Ma ciò che davvero lascia a bocca aperta è che, da tutta questa faccenda, il Professor Springer ha guadagnato il 17.000 % (bloomberg.com).

La mia mente fatica a rappresentarsi un numero con più di 5 zeri, figurarsi calcolare il Diciassettemila per cento.

Nel 2018 Moderna si è quotata al NASDAQ piazzando 27 milioni di azioni a 23 dollari per azione, raccogliendo dunque 621 milioni. Supponendo che le azioni siano state piazzate al loro valore nominale, e supponendo che gli advisor (i soliti 4 gatti: Morgan Stanley, Merrill Lynch, Goldman Sachs, J.P. Morgan, Barclays, etc) non abbiano fatto la cresta – il che non è, perché hanno chiesto $ 1,265 ad azione – dando per acquisite queste supposizioni, Moderna ha potuto scrivere sul conto cassa 621 milioni di dollari, e sul conto debiti verso soci una identica cifra.

Supponendo che questi soldi siano stati investiti in stipendi, macchinari e materie prime, la cifra sarà arrivata alla cosiddetta economia reale. Anche se qualche dubbio rimane, visto che sul prospetto informativo di collocazione, Moderna dice di aver subito perdite nette in ogni anno dal loro inizio nel 2009, e di aver accumulato, al 30 settembre 2018, un deficit di 865,2 milioni di dollari.

Nel 2019 i conti di Moderna, comprese le prospettive future, non dovevano essere migliorati, visto che il mercato era disposto a comprare una sua azione per soli 12,73 dollari. In questi casi si dice che la borsa ha bruciato capitali. Nel caso di Moderna ha bruciato 277 milioni.

La distruzione vera e propria dei capitali avviene quando le banche che hanno anticipato i soldi per l’acquisto delle azioni chiedono di rientrare delle somme prestate. Quando ciò avviene, e si comunica la propria parziale insolvenza, e la banca comunica la sua insolvenza alla zecca, il denaro viene cancellato, bruciato.

Il 18 maggio 2020, alla chiusura delle contrattazione del NASDAQ, un’azione Moderna valeva 69 dollari. Il volume delle azioni in circolazione era rimasto il medesimo del piazzamento iniziale. Ciò significa che, per ciò che riguarda il piano industriale dell’azienda, ovvero acquisto di macchinari, materie prime e stipendi, non era cambiato assolutamente nulla. In cassa c’erano ancora solo 621 miseri milioni, sui quali gravavano passività per 862 milioni.

Dove sta il business, da dove proviene la gioia che promana delle facce dei giornalisti dei telegiornali della sera?

La gioia sta nel fatto che gli acquirenti iniziali delle azioni ora hanno un capitale teorico che si è triplicato. In due anni il valore del loro patrimonio è aumentato del 300%.

Mentre quello del Prof Springer è aumentato del 17.000%.

Il Prof non fa una piega, quando Forbes gli chiede se questa montagna di soldi ha cambiato la sua vita, lui dice che dei soldi non gli frega niente, che farà una donazione all’università, e che a lui piace fare giardinaggio e collezionare pietre, che non ha bisogno di soldi, che ha uno stile di vita da uomo di scienza, che sta nel suo laboratorio, e che non gli importa una mazza di quelle cose che la gente comune (quelli come me) crede che facciano i ricchi con i soldi guadagnati in borsa, ovvero comprare una mega barca e andare a infilarsi in ogni buco misterioso.

Sia come sia, fintanto che le azioni non vengono vendute (semplifico) il guadagno del 300% rimane sulla carta. Solo quando un altro investitore, che ha chiesto in prestito soldi ad una banca, la quale ha chiesto soldi alla zecca, comprerà le mie azioni, io potrò realizzare il mio guadagno.

Un aumento del 300%, con prospettive al rialzo, attira capitali come una calamita, da tutto il mondo. Anche dall’economia cosiddetta reale.

Chi me lo fa fare di investire nella produzione di automobili e macchinari, sperando in un guadagno del 10% (se va bene), quando, comprando azioni, posso realizzare un guadagno del 300%?

Si arriva al punto che anche a Moderna converrebbe investire i suoi 621 milioni nelle proprie azioni (buy-back) realizzando un guadagno con il quale saldare i debiti, piuttosto che spendere i propri soldi in stipendi e macchinari.

A questo punto la domanda si impone spontanea: cosa producono queste aziende nella cosiddetta economia reale? Ha ancora senso finanziare questi cosiddetti investimenti? Quando si dice che Apple ha una capitalizzazione pari al Pil della Svizzera, cosa si intende? Che paga macchinari, dipendenti, materie prime eccetera, per un pari importo, oppure che la sua carta, vale tanta carta, quanto vale il Pil della Svizzera?

Economisti, se ci siete, battete un colpo, aiutatemi a capire.

Tutto questo giro di carta, giro che si auto-alimenta, perché tutti i soggetti coinvolti hanno interesse a che la spirale sia crescente, giro che si mangia quasi tutti i soldi stampati dalle banche centrali... tutto questo giro cosa lascia sul campo?

Lascia i conti di chi ha accesso al credito, dei paperoni come il prof. Springer, gonfi di denaro. Si tratta pur sempre di carta, perché la cosiddetta economia reale non si è mossa di una virgola. Tutto è rimasto come prima, compresa l’inflazione, che, contrariamente alle aspettative, è rimasta al palo, realizzando il miracolo economico di far transitare la ricchezza dall’industria alla finanza, e dalle tasche dei poveri a quelle dei ricchi.

Fonte